martedì 12 aprile 2016

UT UNUM SINT - Iperion S:::I:::I:::

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;
perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
(Giovanni, XVII, 20-21)



Ut unum sint, letteralmente può tradursi: “perché tutti siano una sola cosa”. Questo appello si trova citato, per la prima volta, nel Vangelo di Giovanni, cap. XVII, vv. 20-21, e si presta a diverse interpretazioni, ognuna delle quali rispecchia lo stato evolutivo di colui che si accinge a trovare una propria risposta.
Nella fase iniziale della mia riflessione ho pensato che si trattasse di un’esortazione affinché qualcosa potesse realizzarsi. Ma questo qualcosa non è vago, è ben definito, ha un nome, è l’UNITÀ, sia “fuori di noi” sia “in noi”.
Ecco allora delinearsi una via da seguire: dallo stato di moltitudine, di confusione, di caos, che caratterizza il vivere quotidiano attento a dare delle immediate risposte ad ogni nostro minimo bisogno, occorre, invece, tendere all’ordine (Ordo ab Chao[1]), alla sintesi, all’UNO. A tal proposito, il Filosofo Incognito, Louis-Claude de Saint-Martin, ci ricorda “…la causa finale della nostra esistenza non può essere concentrata su di noi, ma deve essere relativa alla fonte che ci genera come pensiero, ed avere in essa il termine e il fine”.
Ut unum sint, non come motto, quindi, ma come traccia di un percorso che permetta all’uomo di raggiungere l’UNO, traguardo finalea cui si perviene mediante sintesi successive o integrazioni, in ragione del proprio progresso e in sintonia con la legge di evoluzione universale. La prima sintesi che l’uomo è chiamato a realizzare riguarda il suo essere. Tutte le religioni e le scuole esoteriche, che vedono nel rapporto unitivo con la Divinità il fine dell’esistenza umana, partono dall’uomo. L’uomo è chiamato prima a conoscere se stesso, ad analizzarsi (SOLVE) per poi procedere a ricomporre il suo universo interiore in modo nuovo e armonico (COAGULA): è la RIGENERAZIONE.

In campo psicologico, un analogo itinerario interiore viene affrontato dalla PSICOSINTESI. Ancora una volta è il Filosofo di Amboise che col suo inconfondibile trasporto, scrive: “La principale unità che noi dobbiamo cercare di stabilire in noi è l’unità di desiderio per la quale l’ardore della nostra rigenerazione diventa per noi una così dominante passione che assorbe tutti i nostri effetti e ci prende come a nostro malgrado, in modo che tutti i nostri pensieri, tutti i nostri atti, tutti i nostri moti siano costantemente subordinati a questa dominante passione.
Questa prima sintesi che coinvolge il singolo non può fare a meno di focalizzare l’attenzione dell’uomo sulla parte di creazione a lui più vicina: i suoi simili, il suo prossimo. La legge che presiede questo atteggiamento, capace di infrangere le barriere di pregiudizi che dividono uomini e nazioni tra loro, è la stessa legge che pervade l’intero Universo, è l’Amore. In questa seconda sintesi l’uomo si riconosce fratello al suo simile e con lui realizza, ancora una volta, un’UNITÀ.
Tutti gli esseri emanati, e a maggior ragione gli uomini, soggiacciono alla stessa legge di riunione, che è Amore, incisa dalla Divinità nella profondità di ognuno. Pertanto, l’uomo, la natura, l’universo tutto, operano incessantemente affinché essi siano uno, “ut unum sint”, con la sorgente da cui ogni cosa è scaturita: è la REINTEGRAZIONE degli esseri, tanto auspicata nel “Trattato sulla reintegrazione degli esseri nella loro primitiva proprietà, virtù e potenza spirituale e divina”di Martinez de Pasqually.
È questa la terza sintesi che ci para innanzi la inscindibilità dell’uomo con la natura e di questi con l’Assoluto, o Unità Divina: “… Dio è uno, il segreto di Dio è Uno, tutti i mondi di sotto e di sopra sono misteriosamente Uno[2]”.
“Ut unum sint”: uno con se stessi, uno con gli altri, uno con Dio. Questa TRI-UNITA’ deve essere il fulcro delle nostre richieste perché come sostiene Louis-Claude de Saint-Martin, il Nostro Venerato Maestro, sotto i cui auspici sono aperti i nostri lavori, “questa è la via che ci conduce ad essere veramente l’immagine e la somiglianza di Dio”.
Hic et nunc.

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[1]Ordo ab Chao,ordine dal caos, è il motto universale riconosciuto alla Massoneria e, in particolare, sovrasta l’emblema che contraddistingue il Supremo Consiglio del 33° e ultimo gradodel RSAA. Questa massima esprime il percorso che l’adepto è chiamato a porre in atto, ossia la ricerca della perfezione interiore partendo dalla naturale confusione fino a raggiungere l’ordine alla conclusione del cammino. Tale espressione trova origine nel Timeo di Platone, dove è descritta l'azione divina che interviene nel mondo,originariamente governato dal caos, trasformandolo poi in un sistema ordinato.
[2]Sefer ha-Rimmon, Moshe de Leon.

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