sabato 25 ottobre 2014

Ecce Quam Bonum 25 Ottobre 2014 - Rivista di Studi Martinisti



E' liberamente scaricabile, in formato pdf, al seguente indirizzo internet
La Rivista di studi martinisti
ECCE QUAM BONUM – 25 OTTOBRE 2014-
Ecce Quam Bonum pag.2
La Formula Pentagrammatica pag.3
Purificare la Luna pag.6
Considerazioni sul Trattato della Reintegrazione degli Esseri pag.7
I Quattro Elementi pag.10
Convivium Gnostico Martinista 15
Il Simbolismo nell’Esperienza Iniziatica pag.19
Relazione del Sovrano Reggente del C:::G:::M pag.21
La Malattia e i Corpi dell’Uomo nell’Antico Egitto pag.23
L’Antica Tradizione in Grecia e India dell’Eros e della Natura pag.25
Maschera Mantello e Cordone pag.31
Esagramma o Simbolo dello Spirito Separato pag.34
Il Rito Aspetti Magici, Inziatici ed Esoterici pag.34

per informazioni eremitadaisettenodi@gmail.com


lunedì 29 settembre 2014

Il Martinismo del Dr. P. Encausse



Creato nel 1881 dal Dr. Gerard Encausse (Papus) l'Ordine Martinista moderno ha avuto, fino alla morte fisica del rimpianto volgarizzatore dell'Occultismo, avvenuta nel 1916, uno sviluppo considerevole. L'Ordine Martinista di Papus era, infatti, rappresentato tanto nella vecchia Europa, che nelle colonie, agli Stati Uniti e nell'America del Sud.  La sua influenza si esercitava sia fra gli umili che sui gradini di certi troni e non dei minori.

Grazie a lui le idee spiritualistiche guadagnarono un terreno prezioso in un'epoca in cui il Materialismo stava per trionfare.
In tutti i cuori nei quali è penetrato, il Martinismo papusiano ha permesso di realizzare le possibilità d'altruismo in essi contenuti. Ha salvato dal dubbio, dalla disperazione e talvolta perfino dal suicidio molte persone, tanto è vero che la Luce traversa i vetri anche quando sono appannati e che essa illumina tutte le tenebre fisiche, morali o intellettuali.
Nel suo insieme, l'Ordine Martinista di Papus era soprattutto una scuola di cavalleria morale sforzantesi di sviluppare la spiritualità dei suoi membri tanto con lo studio di un mondo ancora sconosciuto, di cui la Scienza positiva non ha finora determinato tutte le leggi, che con l'esercizio della devozione e dell'assistenza intellettuale, e con la creazione, in ogni spirito, di una fede tanto più solida in quanto era basata sull'osservazione e sulla scienza.
Il Martinismo di Papus costituiva dunque una cavalleria dell'altruismo opposto alla lega egoista degli appetiti materiali, una Scuola dove si apprendeva a ricondurre il denaro al suo giusto valore di sangue sociale e a non considerarlo come un influsso divino, infine un Centro nel quale ci si sforzava di restare impassibile dinnanzi ai turbini positivi o negativi che sconvolgono la Società.
Accessibile agli uomini, come alle donne, non chiedendo ai suoi membri nessun giuramento di obbedienza passiva, e non imponendo loro alcun dogma, accogliendo senza distinzione alcuna tatti quelli che avevano in cuore l'amore del prossimo e che desideravano lottare pel bene comune, il Martinismo papusiano ha dato a dozzine dì migliaia d'uomini e donne la possibilità di trovare un rifugio nell'esperienza e la filosofia degli Antichi, e, come lo ha precisato il rimpianto Teder : " In presenza di questo ritorno fatale verso la Saggezza dell'antichità che ha prodotto Rama, Krisna, Ermete, Mosè, Pitagora, Platone e Gesù, il Martinismo, depositario delle tradizioni sacre, è uscito dalla sua volontaria oscurità e ha aperto i suoi Santuari di Scienza agli Uomini di Desiderio capaci di comprendere i suoi simboli, incoraggiando gli ardenti, allontanando i deboli, fino a che la selezione speciale dei suoi Inferiori Incogniti fu completa … "
Formando il nocciuolo reale di questa università che rifarà un giorno il matrimonio della Conoscenza senza divisione con la fede senza epiteti, il Martinismo Papusiano si è sforzato di rendersi degno del suo nome stabilendo gruppi di studio di quelle Scienze metafisiche e metapsichiche sdegnosamente scartate dall' insegnamento classico sotto il protesto che esse sono occulte.
Dalla sparizione fisica di Papus, e della sua azione creatrice, in tutti gli ambiti di particolare interesse il movimento Martinista in generale ha perduto la sua unità, come forse d'altronde una parte della sua efficienza, a prescindere dalla personalità dei "Grandi Maestri" che si sono succeduti alla testa dei differenti Raggruppamenti, sortì dopo la morte del Creatore dell'Ordine.
Infatti, pel profano, una penosa impressione si sprigiona talvolta da tutte queste discussioni ed altre messe a punto venute sia da Lione, sia da Parigi in rapporto alla " regolarità"  dei successori di Luis Cloude de Saint-Martin e dei gruppi da essi creati.
Ma non possiamo fare a meno di riconoscere qui e rendere imparziale omaggio a quelli che, dopo Papus, in tutta buona fede e col desiderio di onorare, anche loro, la memoria di L. C. Saint-Martin, il " filosofo ignoto" , non hanno risparmiato nè il loro tempo, nè fatiche e nemmeno la loro salute sotto l'egida sia dell' Ordine Martinista Sinarchico sia dell' Ordine Martinista Tradizionale, sia infine dell'Ordine Martinista Rettificato, di creazione assai recente (1948).
Circondato da amici ed ammiratori di Papus, ho voluto riprendere la fiaccola, e ridare una nuova vita al Martinismo Papusiano le cui grandi linee sono state tracciate qui sopra e a creare un movimento appoggiantesi sulla tradizione senza trascurare la scienza contemporanea.
Questo è lo scopo che ci siamo imposti io e i miei amici, augurandoci che alla nuova organizzazione arrida, grazie all'aiuto dei nostri cari estinti e a quelli dei viventi, lo stesso successo ottenuto dai suoi precursori nelle battaglie che si debbono ingaggiare perchè trionfi la causa dell' Amore, del Bello e del Buono.

Dr. P. Encausse, giugno 1952

lunedì 22 settembre 2014

Lex Aurea 55 - Convivium Gnostico Martinista




E' disponibile il numero 55 di Lex Aurea, dedicato al Martinismo e al Convento di Padova del 27 Settembre.
lo potete trovare a questo indirizzo:

Articoli:

Ecce Quam Bonum
Paracelso
I Colori nel Martinismo
La Loggia Martinista
Il Ruolo della Donna
Il Rituale Giornaliero
L.C.d.S.M e la Via Cardiaca
Manifesto del C:::G:::M:::
Il Convento di Padova
L’Ordine Martinista
Il Quattre de Chiffre
La Dottrina di Martinez
Iter Operativo Martinista

sabato 30 agosto 2014

Nasce a Bari (Puglia) il Gruppo Martinista Cassiel






28 Agosto 2014.

Nasce a Bari il Gruppo Gnostico Martinista Cassiel. 
Auguriamo ai fratelli e alle sorelle proficui lavori interiori per l'eterna lode dell'Essere Supremo Immanifesto.

" Che cosa è l'uomo se non ha la chiave della sua prigione?
Louis-Claude de Saint-Martin

per informazioni eremitadaisettenodi@gmail.com

www.martinismo.net

lunedì 11 agosto 2014

Nasce a Taranto (Puglia) il Gruppo Martinista Melchisedec




11 Agosto 2014.


Nasce a Taranto il Gruppo Martinista Melchisedec. 

Auguriamo ai fratelli e alle sorelle proficui lavori interiori per l'eterna lode dell'Essere Supremo Immanifesto.

www.martinismo.net



17 Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sodoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. 18 Intanto Melchisedec, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo 19 e benedisse Abramo con queste parole: Sia benedetto Abramo dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, 20 e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici". Abramo gli diede la decima di tutto.



Abramo, antenato degli Ebrei, rispettava Melchisedec come suo superiore. Melchisedec non apparteneva al popolo ebraico.


per informazioni eremitadaisettenodi@gmail.com

sabato 2 agosto 2014

Martinismo 2014



Carissimi amici ha ancora senso nel 2014 determinare la ragion d'essere delle varie articolazioni del martinismo italiano, in cagione della scissione del 1971 fra Gastone Ventura (“Aldebaran”, 1906-1981), e Francesco Brunelli (“Nebo”, 1927-1982) ?!
Vi è, in alcune grandi maestranze e nei fratelli e nelle sorelle che da esse trovano sostegno per il loro apparire, un continuo richiamarsi al deposito iniziatico ed operativo lasciato da questi due Maestri Passati, in ciò non vi è niente di male.
Assume però aspetti poco comprensibili quando questa voglia di identità, che comunque si basa su fantasmi ed ombre del passato, e a sua volta ha dato vita ad ulteriori scissioni interne, si declina in un isolazionismo ombroso e rancoroso.
Adducendo, per giustificare tale stato di cose, questioni eggregoriche. Ho però l'impressione che spesso dietro a tali parole, si nascondano ben altre motivazioni riassumibili in paura di perdere associati, paura del confronto in quanto poveri di sostanza reale, vecchi rancori per motivi legati al collare di Grande Maestro, e non reali questioni iniziatiche.
Rimango però convinto che l'Eggregore martinista universale, sappia ben scegliere dove indirizzare la sua benevolenza , e la sua capacità vivificante. Infatti osservo una certa erosione di alcuni gruppi, il cui eggregore è più simile a quello di pensionati al circolo della bocciofila, piuttosto che ad uno scalpitante puledro in perenne corsa. Parlare di Eggregore stabile, a me ricorda tanto il parlare di economia stabile: l'anticamera della stagnazione e del declino. 

lunedì 7 luglio 2014

Martinismo Italiano . Verso il Congresso di Padova



07 LUGLIO 2014. E' uscito il numero speciale 54 della rivista di diffusione del pensiero esoterico occidentale LEX AUREA. Numero interamente dedicto al Convento Martinista di Padova 27 Settembre 2014.

Per scaricare liberamente la rivista utilizzate questo link:

http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm

ARTICOLI PROPOSTI:

Il Filosofo Incognito

La via dell’Autorealizzazione

La Loggia del Convivium Gnostico Martinista

Cosa si Chiede al Martinismo

Il Percorso di Ritorno alla Casa del Padre

Una Testimonianza

Attualità del Messaggio Martinista nella Società Contemporanea

La Vita

Aforismi L.C.D.SM

Iniziazione Martinista

Dove Porta il Martinismo

per informazioni eremitadaisettenodi@gmail.com

venerdì 13 giugno 2014

Riflessioni Incompiute sulla formula Tetragrammatica

La Formula Tetragrammatica ha valenza alchemica, teurgica e sacerdotale in funzione del contesto operativo e rituale in cui è inserita.

Riportiamo il seguente schema:

All'interno della nostra operatività dobbiamo evidenziare come la successione degli elementi risulta essere difforme da quanto sopra evidenziato.

La Iod rappresenta l'elemento Aria
La Vau l'elemento fuoco
e le due He gli elementi terra ed acqua.

La Iod è il seme spirituale, il punto di divina azione che protende verso il basso, ma anche principio di movimento, di turbolenza, di azione che viene compreso nel ventre delle due He, trasformandosi in Vau che rappresenta, anche visivamente, un suo prolungamento. Infatti il valore numerico delle due HE (5+5) ci dona il numero 10, che rappresenta il valore numerico di Iod. Al contempo la fecondazione di He tramite Iod porta a 15 la cui somma teosofica offre la cifra 6 che corrisponde a Vau.

Dunque l'unione del seme pneumatico con l'elemento acqua, raccolto nel ventre della terra, determina il fuoco (vau). Fuoco la cui azione è capace di determinare il cambiamento di stato degli elementi su questo piano (l'acqua sotto l'azione del fuoco diviene aria, in assenza di calore ghiaccio, ecc... ecc...)

Elenandro XI°
C:::G:::M:::

mercoledì 11 giugno 2014

Martinismo Loggia Martinista Silentium, Pescara (Abruzzo)

martinismo a Pescara


In data 15 Giugno 2014, alle ore 10.00 si riunirà la Loggia Silentium di Pescara.
" L'uomo sarà veramente rigenerato, quando non lo sarà in un solo pensiero, ma nel suo pensiero in generale, nelle sue parola, nelle sue opere, quando lo Spirito penetrerà ogni goccia del suo sangue, e l'uomo si rivestirà di LUI, si trasformerà in sostanza spirituale ed angelica. Soltanto allora l'uomo sarà, in spirito e verità, un Sacerdote del Signore."
Louis-Claude de Saint-Martin

www.martinismo.net

Convento Martinista 27 Settembre 2014 - Padova

In data 27 Settembre 2014, in Padova, si terrà il Convento Martinista 


Attualità del Messaggio Martinista nella Società Contemporanea

Il convento è aperto ai tutti i fratelli e le sorelle degli Ordini partecipanti, così come ai fratelli e sorelle di provenienza da altri Ordini ma egualmente accreditati ed ammessi.

E' data la possibilità per tutti i fratelli e le sorelle "isolati" di essere reinseriti all'interno di una catena reale ed operativa.

Per informazioni: eremitadaisettenodi@gmail.com


In data 27 Settembre 2014 si terrà in Padova il Convento riservato agli Ordini Martinisti aderenti:
 L'UNIONE MARTINISTA - ORDINE MARTINISTA EGIZIO ISIACO OSIRIDEO - ORDINE MARTINISTA  - ORDINE MARTINISTA MEDITERRANEO - CONVIVIUM GNOSTICO MARTINISTA – ANTICO ORDINE MARTINISTA - ORDINE MARTINISTA UNIVERSALE  - ORDINE MARTINSITA DI ROMANIA  - O.M.S. DI FRANCIA – ORDINE MARTINISTA DEI CAVALIERI DI CRISTO -
I fratelli e le sorelle affiliati a questi ordini hanno la possibilità di partecipare ai lavori, mentre i fratelli e le sorelle che non si riconoscono in tali strutture devono essere necessariamente accreditati per poter essere ammessi al Convento.  L’accreditamento si può ottenere solamente attraverso la Segreteria del Convento, la quale è costituita dai fratelli Agostino GiacomazzoFabrizio Fiorini, e Filippo Goti ai cui indirizzi email dovranno essere inviate le richieste. In alternativa è possibile inoltre la richiesta afuocosacroinforma@fuocosacro.com .
PROGRAMMA
Ore 10.00 apertura dei Lavori e saluto ai partecipanti
Ore 10.30 relazioni
Ore 13.00 pausa pranzo
Ore 15.00 ripresa dei lavori (relazioni)
Ore 17.00 coffee break
Ore 17.30 ripresa dei lavori (relazioni)
Ore 18.30 dibattito
Ore 19.30 conclusione-termine dei lavori
Ore 19.45: Tornata Rituale in grado di Associato Incognito
Ore 22.00 agape bianca fraterna (non Rituale).

giovedì 22 maggio 2014

PSALMUS 25 (24)



1 ALEPH. Ad te, Domine, levavi animam meam,

2 BETH. Deus meus, in te confido; non erubescam.
Neque exsultent super me inimici mei,

3 GHIMEL. etenim universi, qui sustinent te, non confundentur.
Confundantur infideliter agentes propter vanitatem.

4 DALETH. Vias tuas, Domine, demonstra mihi
et semitas tuas edoce me.

5 HE. Dirige me in veritate tua et doce me,
quia tu es Deus salutis meae,  et te sustinui tota die.

6 ZAIN. Reminiscere miserationum tuarum, Domine,
et misericordiarum tuarum, quoniam a saeculo sunt.

7 HETH. Peccata iuventutis meae et delicta mea ne memineris;
secundum misericordiam tuam memento mei tu,
propter bonitatem tuam, Domine.

8 TETH. Dulcis et rectus Dominus,
propter hoc peccatores viam docebit;

9 IOD. diriget mansuetos in iudicio,
docebit mites vias suas.

10 CAPH. Universae viae Domini misericordia et veritas
custodientibus testamentum eius et testimonia eius.

11 LAMED. Propter nomen tuum, Domine,
propitiaberis peccato meo: multum est enim.

12 MEM. Quis est homo, qui timet Dominum?
Docebit eum viam, quam eligat.

13 NUN. Anima eius in bonis demorabitur,
et semen eius hereditabit terram.

14 SAMECH. Familiariter aget Dominus cum timentibus eum,
ut testamentum suum manifestet illis.

15 AIN. Oculi mei semper ad Dominum,
quoniam ipse evellet de laqueo pedes meos.

16 PHE. Respice in me et miserere mei,
quia unicus et pauper sum ego.

17 SADE. Dilata angustias cordis mei
et de necessitatibus meis erue me.

18 VAU. Vide humilitatem meam et laborem meum
et dimitte universa delicta mea.

19 RES. Respice inimicos meos, quoniam multiplicati sunt
et odio crudeli oderunt me.

20 SIN. Custodi animam meam et erue me;
non erubescam, quoniam speravi in te.

21 TAU. Innocentia et aequitas custodiant me,
quia sustinui te.

22 PHE. Libera, Deus, Israel
ex omnibus tribulationibus suis.

lunedì 24 marzo 2014

PREGHIERA DELL'ARDENTE AMORE DI DIO JAKOB BÖHME

O tu, Iddio santo, che dimori nella Luce a cui nessuno può giungere se non l'amore del tuo Figlio Gesù Cristo, l'amore che per pura grazia versasti per suo mezzo all'umanità, con cui tu amasti noi poveri uomini prima ancora della creazione del mondo e per cui tu ci liberasti dall'angoscia e dal potere della morte; tu ci offri questo amore attraverso tuo figlio Gesù Cristo, nell'ardente fiammeggiare del tuo spirito, noi ti preghiamo, concedilo a noi.
Io povero uomo indegno, mi riconosco senza meriti per tali benefici; ma poiché tu hai rivelato il tuo amore nella nostra umanità che tu hai assunto, e chiami a te i miseri peccatori perduti, e ti sei fatto carne, per cercarli nelle loro stesse colpe e nella loro miseria e liberarli dal peccato e renderli beati, come dice la tua parola; ecco io vengo a te, o Padre pieno di amore, chiamato dalla tua parola e prendo la tua parola e la tua verità nel mio cuore, nell'anima mia e la stringo a me come tuo dono, e ti prego, o fiammante amore di Dio, donato a noi, povere anime assetate, in Gesù Cristo, accendi anche la mia povera anima con questo amore, perché io riceva nuova vita e nuovo volere e sia fatto libero dal carcere della tua ira e dalla vendetta della morte.
O ardente amore di Dio, che infrangesti nella nostra Umanità la morte e distruggesti l'Abisso e ci conducesti attraverso la morte alla vittoria in Cristo, tu che scendesti sulla bocca e nel cuore degli Apostoli in fiamma splendente, e infiammasti tutti i tuoi Santi, e compisti per opera loro i tuoi miracoli, tu che ami e sorreggi il mondo intero e tutte le creature, a te io vengo e in te tutto io mi abbandono.
O divina fonte infinita, sgorga nel profondo mio spirito, accendi anche in me il fuoco del tuo amore, perché il mio spirito arda tutto del tuo amore, e in esso io ti riconosca e ti lodi.
O santità infinita, per i meriti del nostro Salvatore Gesù Cristo, per il suo sangue e la sua morte, io mi volgo a Te, mi getto nella tua fiamma. Per la sua resurrezione e la sua ascensione io elevo il mio volere a Te e lo abbandono interamente in Te, perché tu faccia di lui ciò che tu vuoi. Liberalo dal falso piacere, spezzagli le catene, perché egli aspiri solo a Te.
O forza santa di Dio, che stai nel cielo e sulla terra, e sei tanto vicina ad ogni cosa, versati anche in me, perché io rinasca nuovamente in Te, ed in Te rinverdisca e produca buoni frutti, come un tralcio della vite del mio Salvatore Gesù Cristo, a tua lode ed eterna potenza.
O porta di santità di Dio, risplendi nel tuo tempio del mio spirito, perché io cammini nel tuo amore, e in ogni tempo ti celebri, e ti serva in Santità e in giustizia, come tu vuoi, perché tu sei l'unico Dio, Padre, Figlio e Santo Spirito, lodato e celebrato nell'eternità. Amen.
 
 

venerdì 21 marzo 2014

Etz Chaim HaShalem di Isaac Luria

Etz Chaim HaShalem di Isaac Luria 

Sappi
Prima dell'inizio della creazione era solo
L'Altissimo
Tutto era luce
Libero compimento
Non vuoto
Solo infinità, luce infinita
Avvolgeva il tutto

Poi Egli decise di creare i mondi e le creature
Cosicché rivelò la Sua perfezione
Ragione per generare mondi

Si restrinse nel Suo fulcro
Costrinse la luce in se stessa e si limitò
Luogo libero esistette nel riversamento, spazio vuoto pieno di infinito
Intorno al centro
Condensato in modo uguale
Così questo spazio vuoto divenne un punto
Perché la luce si ripiegasse in Lui

E vedi
Dopo la compressione
Nell'istante dello spazio colmo di luce infinita
Forma Se Stesso in vuoto circolare
Poi
Una vastità apparve
Dove la creazione e le creature potessero esistere

E vedi
Un raggio diretto si forma dalla luce infinita
Dall'alto verso l'inferiore discese Egli nel luogo vacuo
Si estese da Sé, discese in raggio nel primordiale
Luce senza fine
Tutti i mondi furono perfezionati
In questo spazio vuoto

Per i mondi l'Infinità fu
Nella Sua perfezione eccelsa
Nessuna creatura ha la forza di cogliere la Sua
Ineffabile perfezione
Forma concreta non Lo può raggiungere
Per Lui non c'è luogo, nessun confine, nessun tempo

E tramite il raggio la luce discese
Ai mondi
Nello spazio vuoto oscuro dove tutto è

Ogni cerchio
Di ogni mondo
Vicino alla luce - ha valore
Per il nostro universo di materia nel centro
Entro tutti i cerchi nel cuore del vuoto infinito

"Espulsi" dall'eterno - al di là di tutti i mondi
La materia così eternamente inferiore -
Egli è in tutti i cerchi -
Nel centro mediano del vuoto infinito...

I SETTE SALMI PENITENZIALI


A seguire i sette salmi penitenziali il cui utilizzo è consigliato all'interno di un processo di purificazione e spoliazione, necessario prima di poter porre in essere ogni altra forma di operatività luni-solare.
PSALMUS 6 – 1° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. Fidibus. Super octavam. PSALMUS. David.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me.
3 Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum;
sana me, Domine, quoniam conturbata sunt ossa mea.
4 Et anima mea turbata est valde,
sed tu, Domine, usquequo?
5 Convertere, Domine, eripe animam meam;
salvum me fac propter misericordiam tuam.
6 Quoniam non est in morte, qui memor sit tui;
in inferno autem quis confitebitur tibi?
7 Laboravi in gemitu meo,
lavabam per singulas noctes lectum meum;
lacrimis meis stratum meum rigabam.
8 Turbatus est a maerore oculus meus,
inveteravi inter omnes inimicos meos.
9 Discedite a me, omnes, qui operamini iniquitatem,
quoniam exaudivit Dominus vocem fletus mei.
10 Exaudivit Dominus deprecationem meam,
Dominus orationem meam suscepit.
11 Erubescant et conturbentur vehementer omnes inimici mei;
convertantur et erubescant valde velociter.
PSALMUS 32 (31) – 2° Salmo penitenziale
1 David. Maskil.
Beatus, cui remissa est iniquitas,
et obtectum est peccatum.
2 Beatus vir, cui non imputavit Dominus delictum,
nec est in spiritu eius dolus.
3 Quoniam tacui, inveteraverunt ossa mea,
dum rugirem tota die.
4 Quoniam die ac nocte gravata est super me manus tua,
immutatus est vigor meus in ardoribus aestatis.
5 Peccatum meum cognitum tibi feci
et delictum meum non abscondi.
Dixi: " Confitebor adversum me iniquitatem meam Domino ".
Et tu remisisti impietatem peccati mei.
6 Propter hoc orabit ad te omnis sanctus in tempore opportuno.
Et in diluvio aquarum multarum
ad eum non approximabunt.
7 Tu es refugium meum, a tribulatione conservabis me;
exsultationibus salutis circumdabis me.
8 Intellectum tibi dabo et instruam te in via, qua gradieris;
firmabo super te oculos meos.
9 Nolite fieri sicut equus et mulus,
quibus non est intellectus;
in camo et freno si accedis ad constringendum,
non approximant ad te.
10 Multi dolores impii,
sperantem autem in Domino misericordia circumdabit.
11 Laetamini in Domino et exsultate, iusti;
et gloriamini, omnes recti corde.
PSALMUS 38 (37) – 3° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David. Ad commemorandum.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me,
3 quoniam sagittae tuae infixae sunt mihi,
et descendit super me manus tua.
4 Non est sanitas in carne mea a facie indignationis tuae,
non est pax ossibus meis a facie peccatorum meorum.
5 Quoniam iniquitates meae supergressae sunt caput meum
et sicut onus grave gravant me nimis. -
6 Putruerunt et corrupti sunt livores mei
a facie insipientiae meae.
7 Inclinatus sum et incurvatus nimis;
tota die contristatus ingrediebar.
8 Quoniam lumbi mei impleti sunt ardoribus,
et non est sanitas in carne mea.
9 Afflictus sum et humiliatus sum nimis,
rugiebam a gemitu cordis mei.
10 Domine, ante te omne desiderium meum,
et gemitus meus a te non est absconditus.
11 Palpitavit cor meum, dereliquit me virtus mea,
et lumen oculorum meorum, et ipsum non est mecum.
12 Amici mei et proximi mei
procul a plaga mea steterunt,
et propinqui mei de longe steterunt.
13 Et laqueos posuerunt, qui quaerebant animam meam;
et, qui requirebant mala mihi, locuti sunt insidias
et dolos tota die meditabantur.
14 Ego autem tamquam surdus non audiebam
et sicut mutus non aperiens os suum;
15 et factus sum sicut homo non audiens
et non habens in ore suo redargutiones.
16 Quoniam in te, Domine, speravi,
tu exaudies, Domine Deus meus.
17 Quia dixi: "Ne quando supergaudeant mihi;
dum commoventur pedes mei,
magnificantur super me ".
18 Quoniam ego in lapsum paratus sum,
et dolor meus in conspectu meo semper.
19 Quoniam iniquitatem meam annuntiabo
et sollicitus sum de peccato meo.
20 Inimici autem mei vivunt et confirmati sunt;
et multiplicati sunt, qui oderunt me inique.
21 Retribuentes mala pro bonis detrahebant mihi,
pro eo quod sequebar bonitatem.
22 Ne derelinquas me, Domine;
Deus meus, ne discesseris a me.
23 Festina in adiutorium meum,
Domine, salus mea.
PSALMUS 51 (50) – 4° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. PSALMUS. David,
2 cum venit ad eum Nathan propheta,
postquam cum Bethsabee peccavit.
3 Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam;
et secundum multitudinem miserationum tuarum
dele iniquitatem meam.
4 Amplius lava me ab iniquitate mea
et a peccato meo munda me.
5 Quoniam iniquitatem meam ego cognosco,
et peccatum meum contra me est semper.
6 Tibi, tibi soli peccavi et malum coram te feci,
ut iustus inveniaris in sententia tua et aequus in iudicio tuo.
7 Ecce enim in iniquitate generatus sum,
et in peccato concepit me mater mea.
8 Ecce enim veritatem in corde dilexisti
et in occulto sapientiam manifestasti mihi.
9 Asperges me hyssopo, et mundabor;
lavabis me, et super nivem dealbabor.
10 Audire me facies gaudium et laetitiam,
et exsultabunt ossa, quae contrivisti.
11 Averte faciem tuam a peccatis meis
et omnes iniquitates meas dele.
12 Cor mundum crea in me, Deus,
et spiritum firmum innova in visceribus meis.
13 Ne proicias me a facie tua
et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
14 Redde mihi laetitiam salutaris tui
et spiritu promptissimo confirma me.
15 Docebo iniquos vias tuas,
et impii ad te convertentur.
16 Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae,
et exsultabit lingua mea iustitiam tuam.
17 Domine, labia mea aperies,
et os meum annuntiabit laudem tuam.
18 Non enim sacrificio delectaris;
holocaustum, si offeram, non placebit.
19 Sacrificium Deo spiritus contribulatus;
cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.
20 Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion,
ut aedificentur muri Ierusalem.
21 Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes et holocausta;
tunc imponent super altare tuum vitulos.
PSALMUS 102 (101) – 5° Salmo penitenziale
1 Preces afflicti, qui defessus
angorem suum ante Dominum profundit.
2 Domine, exaudi orationem meam,
et clamor meus ad te veniat.
3 Non abscondas faciem tuam a me;
in quacumque die tribulor,
inclina ad me aurem tuam.
In quacumque die invocavero te,
velociter exaudi me.
4 Quia defecerunt sicut fumus dies mei,
et ossa mea sicut cremium aruerunt.
5 Percussum est ut fenum et aruit cor meum,
etenim oblitus sum comedere panem meum.
6 A voce gemitus mei
adhaesit os meum carni meae.
7 Similis factus sum pellicano solitudinis,
factus sum sicut nycticorax in ruinis.
8 Vigilavi et factus sum sicut passer solitarius in tecto.
9 Tota die exprobrabant mihi inimici mei,
exardescentes in me per me iurabant.
10 Quia cinerem tamquam panem manducabam
et potum meum cum fletu miscebam,
11 a facie irae et increpationis tuae,
quia elevans allisisti me.
12 Dies mei sicut umbra declinaverunt,
et ego sicut fenum arui.
13 Tu autem, Domine, in aeternum permanes,
et memoriale tuum in generationem et generationem.
14 Tu exsurgens misereberis Sion,
quia tempus miserendi eius,
quia venit tempus,
15 quoniam placuerunt servis tuis lapides eius,
et pulveris eius miserentur.
16 Et timebunt gentes nomen tuum, Domine,
et omnes reges terrae gloriam tuam,
17 quia aedificavit Dominus Sion
et apparuit in gloria sua.
18 Respexit in orationem inopum
et non sprevit precem eorum.
19 Scribantur haec pro generatione altera,
et populus, qui creabitur, laudabit Dominum.
20 Quia prospexit de excelso sanctuario suo,
Dominus de caelo in terram aspexit,
21 ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret filios mortis;
22 ut annuntient in Sion nomen Domini
et laudem eius in Ierusalem,
23 cum congregati fuerint populi in unum
et regna, ut serviant Domino.
24 Humiliavit in via virtutem meam,
abbreviavit dies meos.
Dicam: " Deus meus,
25 ne auferas me in dimidio dierum meorum;
in generationem et generationem sunt anni tui.
26 Initio terram fundasti;
et opera manuum tuarum sunt caeli.
27 Ipsi peribunt, tu autem permanes;
et omnes sicut vestimentum veterascent,
et sicut opertorium mutabis eos, et mutabuntur.
28 Tu autem idem ipse es, et anni tui non deficient.
29 Filii servorum tuorum habitabunt,
et semen eorum in conspectu tuo firmabitur ".
 
 
PSALMUS 130 (129) – 6° Salmo penitenziale
1 Canticum ascensionum.
De profundis clamavi ad te, Domine;
2 Domine, exaudi vocem meam.
Fiant aures tuae intendentes
in vocem deprecationis meae.
3 Si iniquitates observaveris, Domine,
Domine, quis sustinebit?
4 Quia apud te propitiatio est,
ut timeamus te.
5 Sustinui te, Domine,
sustinuit anima mea in verbo eius;
speravit 6 anima mea in Domino
magis quam custodes auroram.
Magis quam custodes auroram
7 speret Israel in Domino,
quia apud Dominum misericordia,
et copiosa apud eum redemptio.
8 Et ipse redimet Israel
ex omnibus iniquitatibus eius.
 
PSALMUS 143 (142) – 7° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David.
Domine, exaudi orationem meam, auribus percipe obsecrationem meam in veritate tua;
exaudi me in tua iustitia.
2 Et non intres in iudicium cum servo tuo,
quia non iustificabitur in conspectu tuo omnis vivens.
3 Quia persecutus est inimicus animam meam,
contrivit in terra vitam meam,
collocavit me in obscuris sicut mortuos a saeculo.
4 Et anxiatus est in me spiritus meus,
in medio mei obriguit cor meum.
5 Memor fui dierum antiquorum,
meditatus sum in omnibus operibus tuis,
in factis manuum tuarum recogitabam.
6 Expandi manus meas ad te,
anima mea sicut terra sine aqua tibi.
7 Velociter exaudi me, Domine;
defecit spiritus meus.
Non abscondas faciem tuam a me,
ne similis fiam descendentibus in lacum.
8 Auditam fac mihi mane misericordiam tuam,
quia in te speravi.
Notam fac mihi viam, in qua ambulem,
quia ad te levavi animam meam.
9 Eripe me de inimicis meis,
Domine, ad te confugi.
10 Doce me facere voluntatem tuam,
quia Deus meus es tu.
Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam;
11 propter nomen tuum, Domine, vivificabis me.
In iustitia tua educes de tribulatione animam meam
12 et in misericordia tua disperdes inimicos meos;
et perdes omnes, qui tribulant animam meam,
quoniam ego servus tuus sum.
 
 


mercoledì 19 febbraio 2014

Pietro d'Abano: Heptameron, successione ore magiche




Di seguito riportiamo la tabella della successione delle ore magiche inserita nel testo del XVI° secolo l'Heptameron. Testo a cura del padovano Pietro d'Abano (Abano, 1257  Padova, prima del 1318[), è stato un filosofo, medico e astrologo italiano, insegnante di medicina, filosofia e astrologia all'Università di Parigi e dal 1306 all'Università di Padova, è considerato il primo rappresentante dell'aristotelismo padovano.


lunedì 17 febbraio 2014

L’Androgino Alchemico - di Elémire Zolla


Il brano che segue di Elemire ZOLLA, "The Androgyne reconciliation of male and female", New York, Crossroad, Thames and Hudson ltd, Londra 1981, è stato tratto da "ANDROGINO" a cura di A. Faivre e F. Tristan, editrice ECIG, a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti.

L’Androgino Alchemico


di Elémire Zolla


Ermete Trismegisto, il leggendario fondatore dell’alchimia, addita il mistero primordiale della natura, il principio del fuoco, che avvolge nella sua quadruplice fiamma gli opposti essenziali: sole e luna, maschio e femmina, zolfo e mercurio , che danno luogo all’unità androgina in ogni atto di concezione e nascita in natura. Essi circondano la terra  concentrando su di essa le influenze astrali, e nel centro della terra si combinano in un triangolo, o piuttosto, tridimensionalmente, in una piramide, che è la forma del cristallo di sale (sia dei sali marini, sia degli allumi minerali, femminili). Il lato destro del triangolo corrisponde al principio sulfureo maschile, il lato sinistro al principio mercuriale femminile e la base del triangolo al principio salino. La figura contenuta all’interno allude alla quadratura del cerchio, simbolo dell’androginia. La progressione va perciò dal triangolo al quadrato e infine al cerchio. La natura opera nello stesso modo in tutti e tre i regni, quello aereo, quello vegetale e animale, e quello minerale, perché in ciascuno di essi l’armonia deriva dallo stesso accoppiamento di opposti, dalla stessa congiunzione dei principi solare e lunare . La congiunzione può essere raffigurata da un serpente (la natura) con la testa di leone (che divora il fuoco e la putrefazione) e la coda a forma di testa d’aquila (volatilità), nell’atto di estrarre da se stesso l’invisibile e impalpabile rugiada interna che dà compattezza agli elementi più sottili del corpo. In essa è racchiuso il potere del sole e della luna, che il serpente stringe fra le sue spire .
Il processo è triplice. Esso inizia con una fase androgina embrionale che, nel caso dei metalli, corrisponde all’impregnazione di un terreno nitroso e salino da una parte di un vapore corrosivo e acre (Zolfo e Mercurio). I due principi vengono raccolti insieme dalla luce solare che penetra nel terreno sotto forma di rugiada. La stessa rugiada che nutre la vita delle piante attiva questo processo di volatilità sotterranea. Il prodotto è detto "materia prima", o "Rebis", o "Androgino di Fuoco" (poiché entrambi i principi sono acri e brucianti), o "Adamo" (poiché entrambi sono il principio primo della generazione nel mondo minerale).
Isaac Newton preferiva chiamarlo "Caos". Paracelso, scherzando, lo chiamava l’"Albero-con-la-Mela" o "Seme Ragazza (sale) e Polpa Ragazzo (zolfo)" (il re e la regina accanto all’albero). La polpa col tempo marcirà o brucerà, per essere infine ricreata della sostanza della Ragazza (le lune). La radice di questo processo viene spesso indicata come il Drago Velenoso. Nell’Androgino vediamo una nuvola di teste caprine, dalle cui barbe si innalzano un ragazzo e una ragazza che si avvolgono a spirale intorno alle gambe dello stesso. Tale significato simbolico viene associato alla capra in India, dove la parola aja ("capra" in sanscrito) significa anche "non ancora nato" e dunque "natura" (che sottoterra è fetida e ribollente).
Perché non è possibile identificare questa sostanza con un unico nome? Perché essa non è necessariamente cinabro, o antimonio solforato, o alcun’altra sostanza in quanto tale. Cercare l’equivalente chimico dell’Androgino di Fuoco è dar la caccia ai fantasmi. L’androgino è una situazione globale, che "accade" quando il principio della luce, del sole e della luna, viene catturato da un terreno aspro e velenoso e comincia a fermentare. Nella seconda fase entrano in opera i vapori di salnitro, che corrodono e affinano l’androgino. L’androgino ora gonfia la terra e soffia via i vapori che l’hanno penetrata, purificandoli nel corso del processo e rendendoli fluidi. Questa fase viene detta il "bagno dell’androgino" o della coppia regale. Essa è seguita dalla terza e ultima fase, in cui dal marasma emerge una pasta vitrea e viscosa, detta la "Pietra dei Filosofi", o la "Perla", o l’"Occhio del Pesce", o il "Primo Magnete", perché attrae dal terreno circostante tutto ciò di cui abbisogna.

Gli alchimisti danno alla sostanza che compatta i principi femminile e maschile in natura il nome di "resina", e ritengono che essa sia la forma energizzata del principio sulfureo. August Strindberg, nel suo trattato Antibarbarus (Berlino, 1894), descrive come individuare la resina nella trementina, nella guttaperca, nello zolfo comune riscaldato in una padella, e nell’oro nascente. La resina è semplicemente la dimostrazione di una perfetta amalgamazione dell’androgino, che dà luogo alla pura essenza fluida dell’oro (non si tratta dell’oro comune, che non è altro che la traccia nella materia inerte di una perfetta amalgamazione resinosa androgina). La figura tratta da Urbigerus  mostra la sostanza androgina a sinistra nella sua prima fase, e a destra nella sua seconda fase dopo un bagno in quella che sembra essere resina che cola da un buco dell’albero (l’analogo dell’albero della vita nel mondo dei metalli). Il buco dell’albero può essere rappresentato anche come un leone verde che morde il sole, specialmente quando l’opera di trasformazione è compiuta sul regulus di antimonio. I vapori dell’androgino vengono raccolti allo stato fluido da una fornace in cui sono riprodotte le condizioni della seconda fase. Il processo è raffigurato da un uomo fiammeggiante (il minerale) e da una donna che addita il leone e il sole simbolici, e paragona l’estrazione dei fluidi all’ascesa della linfa in un albero.
La terza fase può essere rappresentata dalla nuova sostanza che riposa in grembo alla madre, da un embrione che gonfia il ventre dell’androgino dopo le abluzioni della seconda fase , o da un figlio androgino .
Si fornisce un’immagine globale della visione alchemica dell’operato della natura, sotto forma di due processi principali: a sinistra la calcinazione dei corpi e a destra la distillazione delle essenze (anime e spiriti). Ciò vale per tutti i regni naturali, ma è particolarmente facile da illustrare nel caso di una pianta. Gli oli eterici sono l’anima solare (zolfo) della pianta, l’alcol ne è lo spirito lunare (Mercurius). Questi due principi sono mostrati come maschio e femmina che entrano nella caverna di Ermes accompagnati dai loro leoni. La pianta viene schiacciata, gli oli vengono separati e gli spiriti vengono distillati in una storta (il pellicano). I vapori che s’innalzano sono rappresentati da un’aquila in volo verso il cielo, che li porta negli artigli come mondo dell’anima e mondo dello spirito. Nell’alto dei cieli, nella fase finale dell’opera, essi si fondono e formano la Colomba dell’amore perfetto.
Alla sinistra dell’albero della vita, il residuo oscuro della pianta, che resta sul fondo dell’alambicco (il corvo), viene cotto dal fuoco di marte, U, finché perde il proprio carattere plumbeo (il segno di Saturno W) e acquista una sfumatura di stagno (il segno di Giove Vil colore argenteo della cenere (il cigno bianco). Le ceneri sono trattate con resine e fuoco, finché il loro sale libera la propria "umidità radicale" (come avviene per le ceneri usate nella produzione del vetro). Questa è rappresentata dal pavone con la coda costellata di occhi, e in maniera ancor più appropriata dalla Fenice, che si nutre di resine e si brucia per poter rinascere. La Fenice risorge dalle proprie ceneri portando negli artigli due mondi (la terra e il fuoco del processo) e, nella fase finale che ha luogo nell’alto dei cieli, diviene il puro agnello del sacrificio. Qui il corpo calcinato (la Fenice morta) viene saturato dalla tintura fluida (la Colomba morta), finché le due essenze si fondono nella Pietra della Pianta (la Pietra Filosofale), che è la pianta nella sua forma più pura ed essenziale. Shakespeare scrisse una poesia su questo tema, The Phoenix and the Turtle (La Fenice e la Colomba), in onore dei due uccelli morti e divenuti un’unica essenza.
Un disegno indiano allude all’eterno processo di androginizzazione vivificante che avviene nell’atmosfera, mostrandoci il congiungimento a mezz’aria dell’acqua e del fuoco. Secondo l’alchimia, l’umidità terrestre, sospesa nell’aria e impregnata dei raggi della luna, si scioglie nei raggi del sole dando vita a due essenze androgine sottili: Mercurius, l’essenza delle trasmutazioni, e il sale, agente della fissazione. Insieme, dopo aver dato vita alle piante sotto forma di rugiada, esse penetrano nella terra, dove diventano il seme dei metalli. Vale la pena di notare che il fuoco e l’acqua nel disegno hanno otto braccia: la fusione può avvenire solo tramite un doppio incrocio. In una società stabile i matrimoni incrociati fra cugini tendono ad essere istituzionalizzati, e corrispondono al passaggio di un’affermazione superficiale dell’androginia a una più radicale e totale. Ciò spiega forse anche perché l’anomalia dei gemelli siamesi ermafroditi, con i loro doppi organi sessuali in ordine scambiato, non è del tutto sgradevole all’occhio.
Anche l’immagine rinascimentale dell’androginizzazione c’insegna la fusione tramite incrocio . La reciproca bramosia dei due opposti (simboleggiata dal cane) genera una spirale (rappresentata dalle spire del serpente, dalla catena tirata in direzioni opposte dai due cupidi e dal motivo delle viti avvolte sui loro sostegni nello sfondo). Ciò è possibile perché, mentre la spinta solare, raffigurata dai piedi alati dell’uomo, mantiene il maschio contratto nello sforzo (a ciò allude l’uccello con le ali chiuse che la donna innalza sopra la sua testa), la donna diviene volatile (com’è indicato dall’uccello con le ali spiegate che l’uomo regge sopra la testa di lei). La fusione androgina s’innalza a spirale solo in presenza di correnti incrociate, proprio come avviene per l’effettivo chiasma dei nervi ottici nel cervello. C. G. Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l’uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall’altra.
La Brhadaranyaka Upanishad (IV.3.21) dice che "come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l’esterno e l’interno, così l’essere umano (purusha) abbracciato dall’assoluto onniscente (prajnatmana) è soddisfatto in ogni suo desiderio (kama); solo il desiderio dell’assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore".
La rappresentazione simbolica del matrimonio in Picta poesis di Barthélemy Aneau  ci mostra quanto queste idee fossero vive nel Rinascimento europeo. Il marito e la moglie sono uniti da un nodo d’amore e si fondono nell’albero della vita, che è rappresentato anche dalla croce che essi formano con le braccia (Mosè e il satiro, sullo sfondo, rappresentano forse il controllo e gli impulsi, la Legge e la Natura). D. Cheney ha notato che la scena assomiglia all’incontro fra Amoret e il marito (che ci ricordano Salmacide ed Ermafrodito) in La regina delle fate di Edmund Spenser (libro III, ed. 1590). Britomart li osserva, "per metà invidioso della loro beatitudine" e "molto toccato dai loro spiriti gentili": per metà Mosè approvante, per metà satiro adocchiante, ovvero, nel linguaggio di Spenser, in parte devoto di Diana, in parte donna tentata da Venere.
La fusione perfetta era simboleggiata dall’amore fra Ermes e Afrodite , dal quale nacque Ermafrodito. Michael Mayer commenta la stampa dicendo che Ermafrodito corrisponde al Parnaso, la montagna dalla doppia vetta dove Apollo soggiorna con le Muse e attraverso la quale passa l’asse del mondo. Ciò suggerisce la colonna vertebrale dell’Uomo Cosmico e il serpente Kundalini che snoda in essa le sue spire. Queste correlazioni fra unione sessuale ed essenza del cosmo in Occidente sono evocate solo tramite velate allusioni in trattati alchemici, come appunto quello di Mayer, ma nei templi dell’induismo esse erano insegnate apertamente.
Su un’incisione , Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, indica un androgino che regge una Y. Alberto, ci dice il testo, rappresenta qui la suprema autorità sia spirituale sia temporale. La Y, come insegna Filone, è simbolo del Verbo che penetra l’essenza di tutti gli esseri. Gli gnostici Naasseni insegnarono che esso rappresenta l’intima natura dell’essere, che è insieme maschile e femminile e, in quanto tale, eterna.
Il globo di Khunrath  rappresenta simbolicamente gli insegnamenti fondamentali dell’alchimia. Centro ed essenza della terra è il Caos, che qui appare come androgino (Rebis) che combina contrazione ed espansione, femminile e maschile in una spirale unificata. Esso è la forza creatrice della realtà. Gli opposti vengono agganciati e messi in movimento dall’essenza della luce, che prende la forma del principio della Salinità, di una bruciante acredine nelle viscere della terra. La spirale dell’androgino attivato produce la "Coda di Pavone" o "Arcobaleno": materia fecondata ed energizzata, pronta a generare il seme dei corpi minerali e vegetali.
L’applicazione pratica di questa teoria viene suggerita dall’immagine dell’androgino sul fuoco . La materia prima androgina del regno minerale giace in uno stato di latenza, sotto un sole eclissato e una luna nuova. Per risvegliarsi e crescere, per ricevere i raggi invisibili del sole e della luna, e per trasformarsi in un seme minerale, l’androgino richiede il fuoco della fermentazione. Questo è il precetto generale. Nell’effettiva preparazione dei farmaci alchemici ciò significa che due sostanze opposte, come il mercurio e lo zolfo, devono venir saturate con certi succhi e poi macinate fino a formare una polvere nera e fine. Tale polvere viene racchiusa in un vaso sigillato e riscaldata a fuoco lento finché fermenta. In questa stampa i corpi congiunti rappresentano le due sostanze, l’oscurità che li circonda è il vaso alchemico, la graticola il "calore di fermentazione" necessario perché la trasformazione possa avvenire. Ancora oggi è possibile vedere questo processo in atto in ogni laboratorio per la produzione di medicine ayurvediche in India. Gli addetti praticano di quando in quando un’apertura nel recipiente per esaminare il grado di trasformazione delle sostanze in esso contenute, indicato dai cambiamenti di colore. Nei testi alchemici occidentali questa fase del processo è simboleggiata dalla Coda di Pavone che si dispiega sopra l’androgino. Per il mistico, ciò che accade nel recipiente sigillato è la Genesi stessa in scala ridotta. Il processo fu visualizzato in questi termini da Jacob Boehmen in Von der Gnadenwahl (1623): "Adamo, rivestito della suprema Gloria, né uomo né donna, bensì entrambi, temperato con entrambe le tinture, sia come Matrice Celeste nel fuoco procreatore dell’amore, sia come Mascolinità affine al fuoco essenziale" (5:35).Il processo alchemico di fusione tramite fermentazione è qui rappresentato da un re e una regina che giacciono fianco a fianco, con le loro anime che si librano sopra i corpi nudi . Il fine del processo è lo stesso che si proponevano le coppie di asceti del cristianesimo primitivo: liberare i principi che animano l’essere umano tramite fermentazione e fusione dei corpi sottili.
La materia prima androgina è  rappresentata sopra un’urna, le cui quattro sezioni rappresentano i quattro elementi. Le ali ne denotano l’incipiente volatilità, dovuta alla reazione che coinvolge l’energia solare, centripeta, e l’energia lunare, centrifuga (il re e la regina), in un processo spirale di fermentazione. Riassumendo il simbolismo del disegno: i principi solare Q e lunare R, compenetrandosi sopra la croce degli elementi , formano il segno di Mercurio S con le ali della volatilità rivolte verso l’alto.
Le illustrazioni dei testi alchemici ci indicano come gli alchimisti interpretassero l’operato segreto della natura. Questo va dalla fase di ingiallimento (citrinitas) della materia prima alchemica o Uovo Filosofico al regulus ("reuccio") di antimonio. Il regulus è il metallo purificato per riduzione, che si deposita sul fondo del crogiolo. Il regulus stellare di antimonio è noto per la facilità con cui si combina con l’oro. Il disegno alchemico ne riproduce la struttura, associandola allo spirito dell’oro che anima il regulus a livello sottile, rappresentato dai movimenti del serpente. La forma a stella del regulus di antimonio evoca la stella Regulus, situata nel cuore della costellazione del Leone. È perciò forse l’antimonio il leone, il re dei metalli?
Isaac Newton lavorò con il regulus di antimonio, confidando che esso contenesse un forte principio sulfureo, lo Zolfo Filosofico. Lo mescolò con l’argento, ottenendo una massa plumbea che egli ritenne essere una materia prima androgina. A questa massa aggiunse mercurio, affinché estraesse dall’aria Mercurius, lo spirito liberamente fluttuante di ogni trasmutazione.
Newton si attenne scrupolosamente alle criptiche istruzioni dei testi: "dovrai passare attraverso il ferro", "il ferro era presente nel minerale grezzo originario", "dovrai usare un magnete". Mediante una coppa di antimonio è possibile preparare un farmaco in quantità illimitata, semplicemente versando acqua nella coppa: l’antimonio, come un magnete, s’impregna delle influenze libere, vivificanti dell’aria. "Dovrai usare del piombo": Newton ottenne un Piombo Filosofico. Quando alla fine mescolò dell’oro al suo preparato, all’interno dei vasi sigillati posti sulla fiamma vide alberi ramificarsi, apparire e scomparire, e divampare colori iridescenti, che nel disegno alchemico sono rappresentati dai movimenti circolari del serpente.
B.J.T. Dobbs (The Foundations of Newton’s Alchemy, or the Hunting of the Greene Lyon, Cambridge/New York, 1975) spiega l’esperienza di Newton dicendo che egli vide formarsi e dissolversi "composti intermetallici instabili". Gli alchimisti invece avrebbero descritto la stessa esperienza dicendo che Newton aveva lavato l’Androgino di Fuoco, il quale dispiegò quindi il suo "arcobaleno" o "Coda di Pavone".


Unità: la nascita e il serpente
William Blake diede voce a una tradizione diffusa e particolarmente viva presso gli alchimisti, immaginando che la materia visibile sia preceduta da una fermentazione invisibile, nel corso della quale il principio maschile della luce e del tempo ruota come una "spada fiammeggiante" entro il velo di neve e ghiaccio del principio femminile, che rappresenta l’essenza dello spazio. Il gelido velo o la solida crosta dell’aspetto femminile della materia primordiale costituisce l’aspetto visibile del reale, l’illusione cosmica o maya. Tutto ciò può essere rappresentato come un uovo, il cui tuorlo corrisponde al principio maschile del sole e del tempo (che altro non è che l’ombra gettata dal sole su un quadrante), mentre l’albume e il guscio visibile corrispondono al principio femminile dello spazio. Nel disegno alchemico l’uovo diventa il globo, l’albume la polpa vegetale, il tuorlo il sole, raffigurato qui come la testa maschile dell’androgino, i cui piedi femminili sono immersi nell’elemento acqua, in fondo alla valle, o utero, situata fra le due colline del fuoco (la salamandra) e dell’aria (le aquile). L’Uomo Cosmico appare come il bambino, replica del globo androgino .
La stampa di Blake tratta da For the Children: The Gates of Paradise (Per i bambini: le Porte del Paradiso), ci mostra l’Uomo Cosmico o Uomo Eterno come Eros alato che esce dal guscio dell’uovo, riecheggiando la tradizione greca che vede in Eros il dio dell’origine della vita . Blake gli mette in bocca queste parole:

"I rent the Veil where the Dead dwell:
When weary Man enters his Cave
He meets his Savior in the Grave.
Some find a Female Garment there,
And some a Male, woven with care".
"Io squarcio il Velo che avvolge i Morti:
lo stanco Uomo, entrando nella sua Caverna
incontra il suo Salvatore nella Tomba.
Colà alcuni trovano un Abito Femminile,
altri un Abito Maschile, tessuti con cura".

L’incontro con due serpenti accoppiati è presso molti popoli il più favorevole degli auguri. Nel mito di Tiresia un tale incontro segna l’inizio del destino di androgino e veggente del protagonista. Nello yoga e nel tantrismo il motivo dei serpenti allacciati rappresenta il perfetto equilibrio delle energie interne. Formicolii della spina dorsale, serpenti eretti e falli in erezione sono fenomeni imparentati fra di loro. Una nota acuta produce un brivido lungo la spina dorsale; e una melodia che si snoda a spirale, suonata da un flauto, ritmata da un tamburo o ballata da agili e leggiadre membra, fa alzare sia i serpenti sia i falli. La particolare e completa estasi dell’androginia è simboleggiata dal caduceo che, in quanto rappresentazione dell’accoppiamento di serpenti, denota la corrispondenza, sezione per sezione, dell’essere androgino con il cosmo.
Nella tradizione occidentale, Giordano Bruno, in De immenso et innumerabili (VI,5), descrive la compenetrazione di serpenti accoppiati come emblema dell’amplesso fra il Sole-Dioniso e la Terra-Cerere. I raggi solari, egli dice, penetrano nell’utero dell’umidità terrestre per raggiungere eternamente il femore stesso della madre cosmica. Il femore è l’osso con cui si fanno i flauti.
Entrare in rapporto con questo nucleo della vita cosmica è il fine dell’adepto, sia come alchimista sia come mistico. L’adepto s’identifica con Mercurio, il fluido principio androgino della realtà. Mercurio dapprima è assopito e si astrae dal mondo della veglia per sognare i giusti sogni . Il suo corpo sottile emerge dal suo inguine come un caduceo (indicazione anche del sonno REM, in cui si producono erezioni). Sopra di lui aleggia il principio della luce e del calore. Nella fase successiva  lo vediamo incoronato, con il caduceo perpendicolarmente eretto che va a toccare il centro del cuore, dove il sole e la luna si congiungono androginamente. Un piede poggia sulla terra, l’altro sul fuoco. Nella terza immagine  la trasformazione è compiuta: Mercurio è ora il perfetto androgino e regge il globo imperiale nella mano sinistra e il caduceo nella destra. Il caduceo è ora esternato e conferisce armonia non solo all’uomo interiore, ma anche al mondo esterno. Saturno e la Luna, Giove e Mercurio, Marte e Venere si fondono finalmente l’uno nell’altro e tutti insieme in un’unità, e Mercurio li porta, come un mazzo di fiori, dentro le viscere della terra, dove diverranno le anime rispettivamente del piombo e dell’argento, dello stagno e del mercurio, del ferro e del rame, formando una spirale che culmina nell’oro solare .
Il Mercurio di Agostino di Duccio ci appare all’apice del suo potere. I dettagli di questa immagine devono essere stati suggeriti dagli ermetici che si erano raccolti alla corte di Sigismondo Malatesta. Le stelle sullo sfondo alludono all’armonia delle sfere; il bastone magico guida le anime nella discesa e nella risalita dalle profondità della terra; il gallo della vigilanza è appollaiato sul piede sinistro; il cappello conico della magia s’innalza verso il cielo sul capo dell’androgino, e le nubi che gli fluttuano intorno alle ginocchia suggeriscono, come ha osservato Adrian Stokes (The Stones of Rimini) il moto elicoidale di un vortice che s’innalza. Il piede destro, maschile, poggia sulla roccia con cui è possibile accendere il fuoco, mentre il piede sinistro, femminile, è immerso nelle femminili acque.
La saggezza, in greco sophia, rappresenta il legame fra l’Unità Divina e gli archetipi ideali della Creazione. Certi teologi russi hanno ravvisato in Santa Sofia la Quarta Persona di Dio. Come esperienza di vita, in tutta la storia del cristianesimo, dai primi gnostici ai recenti sofianisti russi, Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà. Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini. Essa è femmina in rapporto a Dio, ma androgino in rapporto all’umanità. Vladimir Solovev, il grande sofianista russo dell’Ottocento che evocò Sofia come sfida allo Spirito dell’Umanità del pensiero positivista, vedeva la mascolinità di Sofia manifestarsi in Gesù e la sua femminilità in Maria.
L’immagine di Sofia compare a Novgorod nel Mille, ma può forse provenire da Bisanzio. Il suo aspetto infuocato deriva forse dalle descrizioni dell’Arcangelo Purpureo della Suprema Illuminazione contenute negli scritti dei neoplatonici persiani. Nella mano sinistra tiene il caduceo e con la mano destra si stringe al seno una pergamena contenente i segreti esoterici. Alla sua destra è la Vergine incinta del Bambino, alla sua sinistra san Giovanni Battista. Questi due assistenti, i due canali che trasmettono la sua influenza al livello della effettiva manifestazione, sottolineano entrambi la trascendenza delle divisioni sessuali .
L’androgino, o Rebis alchemica, è alato come Sofia ed è in tal senso una personificazione della saggezza cosmica. Un’ala è rossa e l’altra bianca, a indicare gli spiriti dell’oro e dell’argento, del sole e della luna, del sangue e del latte del corpo vivente della natura. Indossa un abito nero bordato di giallo, che suggerisce il nero della materia prima androgina in cui tuttavia sono presenti in potenza le correnti della vita metallica aurea. Il verde del paesaggio è il prodotto della mescolanza dei colori di Rebis. Egli/ella regge con la mano destra un cristallo, in cui i suoi colori appaiono in successione convergente al centro, dove va collocato l’uovo o seme minerale che l’Androgino porta nella mano sinistra, lunare. Secondo la teoria alchemica, lo spirito lunare agirà nell’uovo, provocando la putrefazione della calce spenta della terra, fino ad attivare in essa il nucleo solare latente che risorgerà allora in un corpo cristallino vivo e capace di crescita, così come l’acredine del fuoco provoca la putrefazione delle morte ceneri e della sabbia in un fluido vivente che diviene infine vetro .