martedì 19 settembre 2017

LA MALDICENZA DI IGNEUS


Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.
Socrate





In questi giorni stiamo assistendo alla pubblicazione di un post, su diverse pagine Facebook, ad opera di tale Igneus che sebbene manifesti, almeno a parole, la sua avversità al web, quasi per porsi al riparo dal suo stesso agire, proprio del web se ne serve, per mettere al riparo, ovviamente a suo dire, il “ricercatore sincero, ingenuo ed inesperto” da “Maldestri tentativi di clonazione da parte di alcuni ambiti pseudo martinisti, favoriti dalla attuale diffusione sul web di documenti di ogni tipo […]”. Ma guarda un po'! Tutti maldestri, a suo dire, meno che lui che fra ordini martinisti, massonici, chiese gnostiche e ambienti pseudo kremmerziani non ne ha trascurato alcuno. O forse sì. Uno. Quell’Ordine che da qualche tempo tormenta le sue paranoie di confinato in casa, che ha come unica finestra sul mondo la tremolante luce di un monitor.
Qualche mese fa ha pubblicato, sempre su web, si noti bene, una emerita sciocchezza in merito alla vendita di corredi iniziatici o quant’altro sempre da parte di quell’Ordine che evidentemente gli produce quel pruriginoso problema irrisolto di cui sopra, notizia risultata menzognera in quanto sconfessata non tanto da chi di tale Ordine fa parte, ma anche e soprattutto da coloro che di tale struttura non erano più parte attiva.
Ma veniamo ai fatti odierni. Questo signore ha recentemente pubblicato un post allegando un format di una domanda di associazione annotando che i suoi “Iniziatori e Maestri, iniziando da Aldebaran S:::I:::I:::, sarebbero inorriditi leggendo un documento come quello qui riportato”. Per quanto mi riguarda, in quanto non posso che far riferimento alla mia esperienza martinista, il 27.12.1998, data della mia iniziazione quale A:::I::: nell’Ordine Martinista Universale (OMU), anch’io compilai e sottoscrissi una domanda di ammissione IDENTICA a quella che questo signore riporta, in calce al suo articolo, e la consegnai nelle mani del mio iniziatore Nicolaus SII, allora Gran Maestro Aggiunto dell’OMU di cui era Gran Maestro Giovanni Aniel SII. Mi risulta che la IDENTICA domanda è in uso in diversi Ordini di derivazione brunelliana in cui anche questo signore pare abbia debuttato. Vuole quindi dire questo personaggio che si erge a giudice della regolarità martinista nazionale e sovranazionale che Aldebaran SII inorridirebbe di questi Iniziatori e Maestri appena citati? Sarebbe interessante capire anche se francamente …… quanto sappiamo è che i suoi Maestri furono talmente inorriditi dal suo modo di vivere il martinismo che a più riprese fu accompagnato oltre la soglia dell'Ordine. Certo Igneus potrà urlare, con il suo modo rozzo e malevolo, che ciò non risponde a verità. Basterebbe, per l'ingenuo viandante o per i membri della sua irregolare filiazione, chiedere lumi a coloro che detengono memoria ed archivi dell'Ordine che fu di Gastone Ventura e Sebastiano Caracciolo. Porre loro una semplice domanda: “Igneus si è messo da parte di sua volontà oppure fu messo fuori catena da deliberazioni della Grande Maestranza o del Collegio degli Iniziatori?”. Il silenzio alle volte vale mille parole.
Molto altro vi sarebbe da dire su questo personaggio come ad esempio la Loggia Abraxas all'Oriente di Firenze, i suoi rapporti nella Chiesa Gnostica, nel mondo pseudo kremmerziano e tanto tanto ancora, fortunatamente più che le parole fanno fede i comportamenti. Mi chiedo che percorso di reintegrazione abbia mai compiuto un personaggio che getta ingiurie, fango e falsità sui fratelli?! L'albero si riconosce dai frutti, e questo basta.



La realtà, e concludo, è ben altra. La ricerca di un ruolo e di una centralità che non si è mai avuta non si conquista diffondendo via web (ma non è il mezzo che questo signore demonizza?) notizie non veritiere con il velato intento di salvare gli ingenui ricercatori. Ma davvero crede che i ricercatori di vie iniziatiche e del martinismo in particolare vadano in giro col prosciutto sugli occhi o con l’anello al naso? Mi dispiace. Il suo è un errore di valutazione. Mai sminuire l’intelligenza e l’arguzia di chi ci legge, perché, suo malgrado, la verità viene a galla e quando la nostra misura sarà colma ogni oltre limite non vi sarà più fraterno consiglio che ci impedirà di tratteggiare un reale ritratto di questo crepuscolare personaggio e i suoi ruoli svolti sempre a discapito di fratelli.
In conclusione di questo mio intervento, mi permetto di far notare a questo signore, che chi in una “fratellanza” semina gratuitamente odio non so bene cosa possa raccogliere, ma nel suo caso, ahimè, è facilmente intuibile!


IPERION 
Superiore Incognito Iniziatore
Maestro Aggiunto Sovrano Ordine Gnostico Martinista

lunedì 28 agosto 2017

CABALA, GNOSTICISMO E MARTINISMO (Le conferenze pubbliche del Convento Martinista 2017)


In data 20, 21 e 22 Ottobre 2017 si terrà a Montecatini Terme il Convento del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Il tema trattato è :

"L'ALBERO DELLA VITA E I SUOI RIFLESSI NEI RITUALI IN GRADO DI ASSOCIATO INCOGNITO"


Nei vari gradi di appartenenza, saranno analizzati gli strumenti e i simboli che compongono il viatico di reintegrazione proposto dal martinismo.

A lato del Convento, riservato ai fratelli e alle sorelle martinisti che si accrediteranno presso la segreteria, sono previste le seguenti pubbliche conferenze ad accesso libero:



Venerdì 20 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di FILIPPO GOTI che parlerà sul tema:

IL MITO GNOSTICO: ABISSI E VETTE DEL RITORNO AL PLEROMA”.

Sabato 21 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di PINO FERRI che parlerà sul tema:

STORIA E METASTORIA DEL MARTINISMO.


Domenica 22 0TTOBRE e.v. alle ore 10.00 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima mattinataLA CABALA DAL MACROCOSMO AL MICROCOSMO”.







Per informazioni: eremitadaisettenodi@gmail.com

venerdì 21 luglio 2017

MARTINISMI E MARTINISTI - Algol S.I.I.



Molte volte in passato si è tentato, in Italia, senza, peraltro, mai riuscirvi, di trovare un punto di coesione fra diversi Ordini Martinisti. Il più noto, sulla spinta di quello che fu stipulato in Francia fra Papus (Encosse) e Aurifer (Ambelain), è stato quello che avvenne, immediatamente dopo, quando, al Convento di Ancona del 1962, l’Ordine Martinista e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, nelle persone, rispettivamente, di Artephius (Zasio) e Nebo (Brunelli), sottoscrissero un protocollo, dei princìpi da rispettare, per la riunione dei due Ordini. Un secondo tentativo fu espletato, nel 1983, fra Libertus (Comin) G.M. dell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale, successore di Nebo, e Vergilius (Caracciolo) G.M. dell’Ordine Martinista, successore di Aldebaran. Entrambi i tentativi fallirono, ufficialmente, per diversità insanabili di impostazione: una visione mistica, quella di Aldebaran (Ventura), successore di Artephius (Zasio), ed una teurgica, quella degli Eletti Cohen di cui era G.M. Nebo (Brunelli).
Quello che sta accadendo, all’indomani del Convento di Ancona, ripropone una certa riflessione, anche se molta acqua è passata sotto i ponti e, fortunatamente, oggi tutti sembrano pervasi dalla opportunità, se non dalla necessità, di creare un qualche cosa di comune che superi le diverse visioni di impostazione tradizionale, per riconoscersi in alcuni principi comuni a tutti i Martinismi di qualsiasi scuola.
Vi sono diversi modi di disporsi, per approcciarsi al mondo iniziatico. L’atteggiamento di coloro che vi si avvicinano con un atteggiamento completamente passivo e che reputano principalmente gratificante sentirsi parte integrante di un circolo, di una associazione, iniziatica, parainiziatica, esoterica o paraesoterica che sia.
Prendere parte, alle vicende dell’associazione, gli consente di sentirsi partecipi di un mondo esclusivo e misterioso, e ciò è sufficiente a farli sentire realizzati. Costoro realizzano il proprio obiettivo, nel far parte del mondo iniziatico, con il porsi in attesa, nella convinzione che otterranno la propria affermazione personale confidando nel destino, rivelando, in ciò, un atteggiamento completamente passivo.
Poi ci sono quelli che, sono convinti di dover fare qualcosa, sanno che, per ottenere una trasmutazione di se stessi, debbono costruire qualcosa. Costoro, avendo chiaro lo scopo, per cui hanno cercato l’appartenenza al mondo dell’iniziazione, pensano di raggiungerlo facendo ricorso alle più svariate tecniche che, al di la delle singole particolarità, possono essere identificate, nella loro generalità, secondo l’accezione più comune, usata dagli studiosi di esoterismo, come tecniche attive o passive.
Di questi, tuttavia, soltanto una piccola parte prende coscienza di come si deve attivare. Nasce allora, nell’affrontare il problema del come attivarsi, la necessità di considerare che non esistono particolari tecniche. In realtà, non esistono tecniche che possono essere definite attive o passive; ma, piuttosto, dobbiamo soltanto considerare che esistono, semplicemente, due atteggiamenti, uno è l’atteggiamento completamente passivo, l’altro è l’atteggiamento attivo, che dovrebbe essere favorito e dinamizzato.
Qualsiasi tecnica, si voglia seguire, sia essa una tecnica passiva od attiva, assume una valenza attiva, soltanto in forza della attività che si pone nel dinamizzarla e nel renderla viva, tanto da farla diventare operante.
Tuttavia, forse, è bene chiarire che tutte le dispute, sulla attività o sulla passività delle tecniche o degli atteggiamenti, come tutte le diatribe, su quale sia la scuola di pensiero più valida, se la corrente mistica, o la corrente solare, sono dispute, tanto ridicole quanto inutili.
Anche in relazione alla tecnica più attiva di questo mondo, come anche in relazione all’atteggiamento più attivo, fintanto che si continua a dissertare, su quale tecnica di realizzazione privilegiare in un futuro, che non si sa bene quando, e se, verrà, si resta sempre in un atteggiamento passivo.
Allora, è, forse, il caso di chiarire che tutte le tecniche di realizzazione, qualsiasi tecnica, diventa attiva, quando viene applicata, ed è inesorabilmente passiva quando non si utilizza.
Anche un atteggiamento attivo, relativo ad una tecnica tradizionale, se non è seguito da una consapevole attuazione, resta a livello di una mera espressione filosofica. E dunque, siccome, di queste discussioni, si sente sempre parlare, diremo, per coloro che vogliono approfondire il problema, dal punto di vista filosofico, che ci sono interi libri scritti, a questo proposito, cui è possibile rifarsi.
Ed allora, schierarsi per l’attività o per la passività o dibattere sulla via attiva, via passiva, via solare, via mistica, via umida, come si voglia chiamarla, non serve a niente. È l’attività del comportamento che, rendendole indistinguibili, determina la identificazione delle vie.
Tutto diventa attivo, quando lo si applica concretamente. Anche la contemplazione del proprio ombelico può essere attiva, se è realmente perseguita con continuità e serietà. Se non ci si applica concretamente, si otterrà soltanto una contemplazione di tipo orientale, che porta, tutt’al più, alla concentrazione.
Né si può fare discorso diverso, anche in relazione al massimo concetto dell’attività, rappresentata proprio dall’atteggiamento alla teurgia. Del tutto inutili si presentano le discussioni, sulla natura stessa della reintegrazione, di cui parla Martinez de Pasquallis; non vale certo la pena discutere, se dobbiamo integrarci o se dobbiamo reintegrarci, su cui si dividono molte scuole di pensiero. Per taluni non possiamo parlare di reintegrazione perché non è mai esistita una caduta, mentre altri naturalmente dicono l’opposto
Che cosa volete che importi, a colui che desidera veramente progredire, nel cammino della propria reintegrazione od integrazione, stabilire se siamo caduti da uno stato edenico primitivo ovvero se sorgiamo con la terra e vediamo maturare, piano piano, dentro di noi, il fiore d’oro.
In realtà il problema è uno solo. Quello della costruzione della propria personalità, del proprio Sé o della rivelazione del proprio Sé, già esistente.
Ma, dico! Per stabilire se costruirlo, ovvero per farlo risplendere se c’è già, c’è forse bisogno di discutere? C’è, soltanto, da operare una decantazione delle cose che opprimono o che impediscono la manifestazione di questo Sé, e basta.
E però, quando uno ha capito che deve assolutamente fare qualcosa, se vuole avviarsi verso la sua integrazione - o verso la sua reintegrazione, non importa – deve, anche, assolutamente, stabilire dei punti fermi da cui partire.
Prima, dobbiamo metterci di fronte allo specchio e studiare il nostro essere, qual è, in questo momento, e quale dovrebbe essere. Qual è il nostro essere, con i nostri misteri, i nostri istinti, i nostri desideri; tutta la nostra personalità, tutta insieme, così come è, e come dovrebbe essere, secondo modelli ideali, che ci siamo creati, facendo riferimento a coloro che ci hanno preceduto, o che si sono affacciati nella nostra vita.
Il secondo punto è studiare com’è il mondo in cui noi siamo - e ci accorgeremo, magari, che il mondo non è che una semplice rappresentazione - e poi stabilire quali sono i rapporti tra noi e il mondo, tra il microcosmo ed il macrocosmo.
È chiaro che ognuno di noi ambisce a divenire qualcosa di diverso da quello che è attualmente. Si debbono, quindi, studiare i mezzi per trasformarci, da come siamo a come desideriamo diventare; per studiare questi mezzi, bisogna cominciare con il valutare noi stessi, dove siamo in questo momento.
Si capisce, così, che gli atteggiamenti, da tenere, sono l’uno in funzione dell’altro; il momento della attività passiva non si disgiunge da quella attiva. È abbastanza noto che esiste un legame segreto, che ci unisce al mondo, che lega il microcosmo al macrocosmo.
Quando vogliamo intraprendere un iter iniziatico, quale esso sia, dobbiamo prendere coscienza di tre basi fondamentali: noi stessi, quali siamo; ciò che ci circonda ed i rapporti che intercorrono, tra noi e quello che ci circonda.
Superare la soglia dell’evidente, immergersi nell’esame delle nostre emozioni, fino alla contemplazione della soglia, in cui si fissano i pensieri, fino ad arrivare a riconoscere le varie forze che ci animano. Prendere coscienza delle forze che animano l’universo, la natura e la consistenza della manifestazione, per giungere ad una conferma, più o meno consapevole, che le forze, che ci animano, sono analoghe a quelle che pervadono la manifestazione.
Questo percorso, se effettivamente intrapreso, è, in linea di principio, lo stesso, sia che si affronti con una tecnica meditativa, sia che si affronti ricorrendo ad una qualunque tecnica teurgica.
La conseguenza è che si manifesta, come del tutto inutile, stabilire quale delle due vie sia migliore, e che non ha senso voler convincere qualcuno, sulla prevalenza dell’una sull’altra. Quello che conta è operare secondo la Tradizione.
Solo così potremo lavorare proficuamente per la nostra reintegrazione e, secondo l’indirizzo di Martinez de Pasquallis, per la reintegrazione di tutti gli esseri nelle loro primitive proprietà, virtù e potenza spirituali e divine.

Algol Superiore Incognito Iniziatore e decano del martinismo italiano

pubblicato sulla rivista martinista "ECCE QUAM BONUM"


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martedì 18 luglio 2017

FORMA DEL MARTINISMO



Immagino che sia già emerso, dalla semplice lettura di quanto fino adesso scritto, che il martinismo contemporaneo si è caratterizzato per una serie di fratture e gemmazioni. Queste, dettate dalle più varie motivazioni, hanno determinato una frammentazione del movimento in una miriade di strutture fra loro variamente diversificate. Tali difformità riguardano la strutturazione, i corpi rituali, i depositi docetici, e le filiazioni. Alcune di essi mi inducono a ritenere che neppure siamo in presenza di fratellanze che raccolgono la forma e la sostanza martinista, bensì di vettori al cui interno è veicolato altro, oppure di involucri privi della legittimazione iniziatica. Altrettanto fonte di dubbio attorno alla regolarità iniziatica, è la constatazione, per colui che desidera constatare, che alcune strutture trovano nascita in figure umanamente rispettabili, ma che presentano nella loro vita marinista qualche discontinuità. Ad esempio l’aver conseguito in modo eterogeneo i gradi, oppure l’espulsione per gravi motivi da altra struttura martinista, oppure l’aver concesso, ad un Maestro ancora vivente, delega dei propri poteri iniziatici, da cui discenderebbe l’ovvia considerazione che non hanno il potere di formare nuovi Superiori Incogniti Iniziatori.
Senza attardarmi in siffatte osservazioni, che ritengo ci spingerebbero troppo lontano, mi permetto in questo breve paragrafo di descrivere la forma strutturale, in cui viene raccolta l’iniziazione martinista.
Abbiamo visto, caro e paziente lettore, come la piramide martinista sia per sua natura poco elevata nel suo insieme di gradi. Abbiamo l’Associato Incognito, grado probatorio, l’Iniziato Incognito, grado in cui si lavora sul piano ciclo lunare, il Superiore Incognito, grado di opera Luni-Solare, e il grado di Superiore Incognito Iniziatore, colui che trasmette l’iniziazione martinista. Ogni grado è caratterizzato da un sistema rituale e filosofico rituale che gli è proprio, e al contempo ogni grado trova fondamento nel precedente e completamento nei seguenti. Questo in ottemperanza della natura del Nostro Venerabile Ordine che vuole, o vorrebbe, i propri iniziati impegnati in un lavoro giornaliero, rituale e meditativo, volto alla reintegrazione dell’Uomo nel Divino. A tale insieme rituale, si aggiunge il lavoro collettivo di loggia,articolata nei tre gradi, ed eventuali corpi rituali collaterali. Quanto sopra, è in breve sintesi, l’articolazione del lavoro martinista. Devo però adesso indicare come l’iniziazione martinista è raccolta e trasmessa, o in altre parole quale forma visibile e tangibile caratterizza il Nostro Venerabile Ordine.



Superiore Incognito Libero Iniziatore. E’ un martinista che elevato al quarto grado, all’interno di una struttura, o da parte di un Superiore Incognito Libero Iniziatore, decide di non affiliarsi a nessuna struttura martinista. Egli quindi si organizzerà autonomamente, si spera all’interno di quella che è la docetica fondamentale del martinismo, per quanto concerne i lavori individuali e i lavori di loggia. In genere il Superiore Incognito Libero Iniziatore farà propri i rituali e i vademecum, l’insieme delle informazioni filosofiche e storiche sul martinismo, a lui consegnati dal proprio Iniziatore. Taluni S.I.L.I. hanno manifestato la tendenza, in parte poco comprensibile, di riunirsi in federazioni onde godere di un contatto con altri fratelli, e di una certa rappresentanza. In genere siffatte strutturazioni trovano espressione apicale in un Grande Maestro soggetto a termine, con conseguente nuova elezione, o in una qualche figura carismatica da cui tutti i Superiori Incogniti Liberi Iniziatori dipendono. Tale strutturazione, almeno qui in Italia, sembra non aver dato frutti durevoli. In genere si riscontra una notevole movimentazione, in entrata ed in uscita, di S.I.L.I. dettata da almeno due motivazioni. La prima consiste nella proliferazione di innalzamenti al quarto grado immediatamente a ridosso dell’elezione del Grande Maestro, ed una volta esaurita la funzione di elettori, con conseguente insoddisfazione per alcuni, si assiste ad un rompete le righe generale. La seconda è da ricercarsi in una docetica e ritualia fin troppo libera, che comporta inevitabilmente una discrepanza profonda di orientamenti filosofici ed operativi, tanto da rendere nei fatti i vari Filosofi/Iniziatori fra loro estranei. Nel momento in cui si prende coscienza di ciò, accade che le strade tendono a separarsi.

Ordini Martinisti. I maggiori ordini marinisti italiani sono: l’Ordine Martinista Universale, Ordine Martinista degli Eletti Cohen, Ordine Martinista filiazione Aldebaran-Vergilius-Arturus, Ordine Martinista filiazione Aldebaran-Vergilius-Gabriel, Ordine Martinista Antico e Tradizionale, Sovrano Ordine Gnostico Martinista, e Ordine Esoterico Martinista. A ciò si aggiungono due ordini di filiazione non italiana, i quali sono: l’Ordine Martinista Tradizionale (Amorc), e l'Ordine Martinista Isidiaco Osirideo (filiazione francese). Questi ordini per diffusione territoriale, presenza di logge in almeno tre regioni, e numero di affiliati, almeno 40 per Ordine, rappresentano la parte maggiormente consistente del movimento martinista italiano. Ad essi andrebbero sommati, se proprio lo desideriamo, una serie di altre realtà dalla genesi spesso variegata e misteriosa: frutto di scissioni, filiazioni di non chiara origine, ed espulsioni.
Un Ordine martinista che sia tale presenta in alcuni elementi caratteristici, di cui vado a dare traccia:
1. La presenza di un Grande Maestro in genere eletto a vita che, coadiuvato da una grande maestranza, rappresenta e governa pienamente l’Ordine. In genere al Grande Maestro è delegato il potere di elevare al quarto grado, seppur con difformità riscontrate tra i vari ordini.
2. L’esistenza di un corpo rituale e docetico pressoché eguale fra le varie logge che compongono l’Ordine.
3. Una certa stabilità eggregorica, almeno per quelle strutture sedimentate nel tempo e sufficientemente consistenti.
4. L’esistenza di una rete di rapporti formali ed informali con le altre strutture.

Mi preme, giunto a questo punto della narrazione, che molti degli Ordini sopra menzionati sono figli delle varie fratture, che nel tempo si sono verificate all'interno delle due grandi famiglie del martinismo italiano: quella riconducibile a Ventura e a Brunelli. I Venturiani, molto amanti degli intonsi documenti e vademecum, hanno la tendenza di spaccarsi, alle volte in modo assai colorito come nel caso del fratello Arjuna, al momento della lettura dei testamenti. Lanciarsi vicendevoli scomuniche, separarsi, e mantenere identico nome fino a consunzione di uno dei presunti Grande Maestro. I Brunelliani sono in genere dotati di maggiore fantasia. Non solo hanno la tendenza a spaccarsi al rinnovo della Grande Maestranza, ma essendo le loro strutture meno ancorate al tempo dei graffiti, e quindi maggiormente mutevoli, hanno la tendenza a separarsi per ogni questione docetica che assuma, ai loro occhi, una certa rilevanza: poteri del Grande Maestro, questione delle sorelle al quarto grado, ritualia, ecc. In entrambi i casi sono rare le strutture che presentano un proprio manifesto (una carata rappresentativa ed identificativa dell’Ordine), richiamandosi, piuttosto, alla presunta fedeltà verso il proprio fondatore, o hai, cosiddetti, intonsi rituali. Quasi che un lume tutelare o una carta siano in grado di sopperire a mancanze di carisma, e di quei requisiti essenziali che rendono un iniziato degno di tale nome.



Vorrebbe la tradizione che un Ordine Martinista trovi fondazione nell’atto di volontà di almeno tre iniziatori. Vorrebbe, dico io, la logica delle cose, che questi S.I.I., riuniti in Gran Consiglio, non fossero elevati al bisogno per insediare sullo scranno un qualche grande maestro. E’ triste pensare che la nascita di un ordine martinista sia dettata da logiche legate al personalismo, e dalla contingenza del momento. Purtroppo è dato di conoscere che spesso non è così. Rari sono i casi in cui un Ordine è tradizionalmente costituito, e ancora più rari sono i casi in cui un Ordine trovi in bolla di fondazione crogiolo di intendimenti, linee iniziatiche, ed idee di volontà. Detto ciò è sempre il tempo il grande giudice delle cose degli uomini, ma a noi non rimane che guardare con una certa curiosità quelle strutture rette da Grandi Maestri espulsi da altri ordini, o gemmate da altre strutture di cui mantengono eguali depositi docetici e rituali, o sorte dalla sera alla mattina con carte provenienti da qualche occulto circuito. Qualcuno potrà, certo, invocare la buona volontà, l’amore fraterno,  e la libertà fra pari. Indubbiamente belle e giuste parole, in bocca ad un associato od ad un estraneo. Purtroppo stonate agli orecchi di un divulgatore, il quale si permette di far notare che una realtà iniziatica è tale, solamente se ha in se quei requisiti iniziatici, e non illuministici ideali o democratiche aspirazioni, indispensabili per renderla tale. Questi sono la continuazione tradizionale all’interno di una chiara filiazione, la peculiarità docetica e rituale, e una ricchezza iniziatica non riconducibile ad unica radice. Qualora siamo in presenza di tali requisiti, allora sicuramente l’Ordine Martinista ha ragione d’essere e può ambire ad un futuro ricco di soddisfazioni spirituali. Qualora questi requisiti abbiamo a mancare, siamo innanzi ad una questione umana. Ogni tanto si leggono proclami, esternazioni, di fantasiose riunificazioni, vi sarebbe da chiedere e da chiedersi su quali basi e a che pro. Qualora siamo in presenza di Ordini senza i necessari fondamentali, ovviamente non possiamo, serenamente, neppure parlare di ordini. Qualora questi presentino identità docetica e rituale con altri strutture, dovrebbe semplicemente sciogliersi gli uni con gli altri. E’ possibile ipotizzare che una struttura che prevede un progressivo lavoro rituale, una peculiare docetica, e una ricchezza iniziatica, proceda la proprio scioglimento per perseguire i sogni di qualche visionario, che spesso neppure sa di cosa sta parlando ? Quale omogeneità spirituale ed energetica, quali qualificazioni spirituali saranno ottenute e richieste?

Le strutture sono necessarie in quanto offrono per le persone accorte la possibilità di riflettere, di porre domande, e di scegliere quanto maggiormente affine. Al contempo permettono che la trasmissione iniziatica martinista sopravviva, nella sostanza e non solo nella forma, al sovvertimento che sempre può insinuarsi in talune di esse.


Indubbiamente il panorama odierno non è fra quelli maggiormente edificanti. Nel volgere di pochi anni ben due Federazioni di Ordini Martinisti (La federazione ordini marinisti, e la fratellanza martinista italiana) hanno provato a raccogliere i martinisti italiani attorno ad una casa comune. I risultati sono stati a dir poco sconfortanti. Questo perché sussistono troppe differenze di genesi e di sviluppo nei vari ordini, e perché, aggiungo io, alcune strutture con molta difficoltà possono dichiararsi autenticamente martiniste. Ecco perché è auspicabile che vi siano si contatti, ma riservati, in questa fase, ai soli Grandi Maestri.


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La Costituzione di un Ordine Martinista





Distrattamente ho letto in questi giorni delle "buffe" osservazioni attorno al modo di costituire un Ordine Martinista. Le quali  sarebbero trascurabili se proferite da un "profano", ma essendo una divagazione da parte di un SII, di altra struttura, segnano fortemente il livello di impreparazione, che serpeggia in taluni.

Lo strabordante personaggio affermava, rivolgendosi a un profano e dimostrando così la propria statura ideale e morale, che un tale Ordine si era "autocostituito". 

Ora è bene precisare quanto segue: "ogni Ordine Martinista è autocostituito". 

Prendiamo ad esempio la notoria spaccatura che si è verificata nel 1923 fra il martinismo francese, al cui governo vi era Bricaud, e il martinismo italiano. Questa spaccatura legata ad una serie di innovazioni iniziatiche introdotte dal Grande Maestro Bricaud, portò la quasi totalità dei martinisti italiani, fino a quel momento governati dalla Francia, a staccarsi. Tale azione condusse i medesimi a costituire un nuovo Ordine Martinista, che nelle loro intenzioni doveva raccogliere la legittima docetica del Papus. 

In Italia, a seguito di ciò, si ebbe, per un numero imprecisato di anni, un delegato magistrale facente riferimento a Bricaud e un "nuovo" Ordine Martinista Italiano. Ordine che noi di radice Brunelliana chiamiamo di Venezia.

Sempre citando la storia, che è sana Maestra e non come le curiosità che sono insane pettegole, come non ricordare alla morte del Papus la costituzione dei seguenti Ordini Martinisti:

–  Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
–  Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus, Teder, Bricaud, Chevillon.
–  Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
–  Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
–  Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
–  Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
– Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe (con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).

Tornando in Italia, chi mi conosce sa che non amo molto parlare di quanto accade oltre i nostri confini, dobbiamo ricordare come nel 1971 il Maestro Francesco Brunelli, uscendo dall'Ordine Martinista di Venezia assieme ad altri fratelli, costituì l'Ordine Martinista di Lingua Italica che poi prese il nome di Ordine Martinista Antico e Tradizionale (OMAT ancora oggi esistente). Da tale Ordine, per motivi non sempre lineari, sono gemmati (attraverso costituzione) molteplici altre strutture. Fra cui cito a memoria: OMEC, OMU, UNIONE MARTINISTA, ecc.. ecc...

Avendo ampiamente dimostrato, con la storia e non le barzellette, come tutti gli Ordini Martinisti presenti in Italia siano autocostituiti, vediamo adesso quali sono, o sarebbero, i requisiti per fondare un Ordine Martinista. 



Vorrebbe la Tradizione Martinista che fossero necessaria almeno TRE Superiori Incogni Iniziatori per costituire/fondare un Ordine Martinista. Quello che la nostra Tradizione omette esplicitamente, in quanto essendo essa Pura è Ingenua rispetto alle cose degli Uomini, è quanto segue: La fondazione di un Ordine Martinista dovrebbe avvenire in forza di reali motivazioni iniziatiche e docetiche, e non per il semplice trastullo di qualche isolato/scontento/ambizioso, che in virtù di impuntature varie secta l'Eggregore Martinsita. 

Ora, vorrei ben sperare come l'attuale panorama italiano, sia caratterizzato da strutture che hanno questi due semplici requisiti. Celiando posso affermare che formalmente tutto è spesso, non sempre, rispettato, ma sostanzialmente qualche osservazione si potrebbe pure avanzare attorno a situazioni di assoluta "MANCANZA DI OPPORTUNITA'". 

Nelle quali qualche frettoloso Iniziatore, che aveva prestato solenne giuramento al proprio Magistero, ha elevato al quarto due suoi fidati secondi ed assieme a loro ha costituito il proprio Ordine. Il quale è specularmente eguale, sotto il profilo docetico e rituale, rispetto a quello da cui si è "fratturato". Purtroppo coloro che causano siffatte azioni, hanno ben presto la dovuta ricompensa. La quale è spesso rappresentata dalla confusione generata proprio dall'impuntatura stessa (ad esempio: esco perchè un mio secondo non viene fatto terzo ? Questo novello terzo elevato quarto troverà modo di uscire, confondere e fare altrettanto).

Venendo adesso alla storia del Sovrano Ordine Gnostico Martinista, esso si costituisce il 26 Ottobre 2015 attraverso la sottoscrizione di una bolla di fondazione da parte di 11, cifra magica, Superiori Incogniti Iniziatori di varie linee italiane e non italiane. Alcuni di essi trovano posto nel nostro Supremo Consiglio, altri per spirito di fratellanza, e condividendo la bolla, posero di buon grado la loro firma alla bolla o consegnarono delega. Attualmente, che io sappia, solamente il Nostro Ordine nasce attraverso la sottoscrizione di una bolla fondativa, capace di raccogliere le diverse anime del martinismo. 

Auspico una maggiore capacità da parte di taluni di erudirsi, specie quando questi hanno, non si sa in forza di quali conquiste, compiti formativi.


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domenica 9 luglio 2017

Lettera ai Grandi Maestri: Le quattro criticità

Il 28 Aprile 2017, a seguito dì attenta analisi attorno allo stato dei nostri perimetri, il Sovrano Ordine Gnostico Martinista ha inviato la lettera che segue ai vari Grandi Maestri del martinismo italiano. In questa lettera venivano evidenziate quattro criticità tali da compromettere la trasmissione dell'iniziazione martinista. 

A tale lettera hanno risposto solamente due Ordini. 

Abbiamo, in virtù di tale fatto, ritenuto necessario investire l'intera fratellanza con queste modeste riflessioni. Le quali hanno come unico obiettivo quello di preservare la "Casa Comune", fin troppo funestata da passati rancori.



Amatissimo Fratello, 

Perdona questo modo non tradizionale attraverso cui ti contatto e perdona anche il disturbo che forse ti arrecherò con questa mia missiva. Ritengo, ma ciò che è importante ai miei occhi può non esserlo ai tuoi, che sia utile a livello di Grandi Maestri mantenere, specie in tempi confusi come quelli attuali, una qualche forma di dialogo. 

Il cuore di questa mia lettera è per esporti alcune riflessioni, attorno al panorama in cui i Nostri Venerabili Ordini sono necessariamente chiamati ad operare, onde preservare la testimonianza e la trasmissione dell’iniziazione martinista. Vi sono quattro fattori potenzialmente disastrosi per l’intero Nostro Movimento, ed essi devono essere oggetto delle nostre preoccupazioni e dialoghi, onde non dissipare l’integrità iniziatica e tradizionale del “martinismo italiano”. 

1. Il primo elemento è dato dall'irruzione massiccia, nel panorama virtuale e sul territorio, di strutture martiniste o sedicenti tali. Queste strutture si avvolgano di pittoresche linee iniziatiche della più esotica provenienza e fornite dai ben noti mercanti dell’iniziazione. Attraverso composite strutturazioni rituali, che niente hanno a che vedere con i nostri sacri perimetri, gettano confusione attorno a quella via di Conoscenza e Purificazione rappresenta dal martinismo. Purtroppo tale stato di cose è aggravato dal fenomeno social ed internet, su cui tornerò nei prossimi punti, che tutto mortalmente livella. 

2. Il secondo elemento è dato da una certa confusione, sempre in ambito social e internet, fra martinismo e Libera Muratoria. Ovviamente le difformità fra queste due Nobili Scuole di Formazione è per Noi ben chiara, purtroppo non lo è per molti. I quali, sovente, sono gettati in confusione proprio da comportamenti non lineari, a livello divulgativo, di certi personaggi. I quali, per me in modo incomprensibile, godono di un qualche richiamo nei nostri perimetri. Ho la sensazione, grazie alla presenza territoriale del Mio Ordine, che taluni utilizzino il martinismo, come una sorta di reclutamento ed avviamento alla Libera Muratoria; oppure come un luogo dove raccogliere Fratelli Liberi Muratori per finalità estranee alle nostre Prospettive Spirituali ed Iniziatiche. 

3. La presenza di sedicenti fratelli che, a corrente alternata, gettono discredito su tale Ordine o tale Grande Maestro. Fratelli dal percorso iniziatico non lineare, che hanno varcato la soglia di più Ordini, fino poi a dare vita a strutture, nominalmente e sostanzialmente, fuori da ogni REGOLARITA’ martinista e associativa profana. 

4. L’incapacità di impedire l’accesso ai perimetri dei nostri Templi a soggetti evidentemente disturbati e inadeguati, per qualifiche spirituali e psicologiche, al lavoro interiore che proponiamo. 
Ben comprendo, come per taluni, la necessità di dare sostanza alla propria Loggia sia impellente. Desidero però attestare, sapendo di avere la tua fraterna comprensione, che il martinismo non trova apparenza nei numeri, ma essenza nella qualità dei suoi devoti. Possibile che persone espulse da una struttura, o che ben sappiamo avere profondi disturbi psicologici, o instabilità profana siano accolte, a modo di TRANSUMANZA INIZIATICA, in altri ORDINI?! Mi chiedo cosa avverrà nel momento in cui tali individui, per l’ennesima volta si scaglieranno contro la Nuova, o Vecchia Casa? Quando metteranno alla berlina il proprio Iniziatore o Grande Maestro? Come sta accadendo in questo momento, e come è già accaduto, nei confronti di un Nostro Pari (che incidentalmente non è il sottoscritto)?! 

Amatissimo Fratello, ritengo che certi ragionamenti siano prerogativa solamente di coloro che, essendo al Governo di Ordini, abbiano sviluppato quelle determinate caratteristiche psicologiche e spirituali di Servizio per i Fratelli e Amore per la Nostra Via; ovviamente tutto ciò nel rispetto dell’autonomia docetica, rituale ed organizzativa delle Varie Strutture. Purtroppo, Amato Fratello, dobbiamo ben comprendere come il danno arrecato ad Uno di Noi o ad Un Ordine, inevitabilmente si ripercuote su tutte le altre strutture. Al contempo la perniciosa percezione, spesso frutto di disonesta divulgazione, attorno al martinismo, può causare un nocumento a tutta la fraterna collegialità. Infine ritengo, concludendo, profondamente deleterio, e miope, dare spazio e voce a personaggi ambigui e anarcoidi, che per loro intrinseca NATURA, ben conosciuti dagli annali dei Nostri Ordini, sono più portati al Danno che all’Amore. Nutro la speranza che sia possibile assieme alla Tua Amata Persona, come con agli Altri Grandi Maestri che dimostrino sensibilità a questo mio scritto, di prevedere azioni concrete o almeno concertazione per salvaguardare il deposito e i perimetri del Martinismo Italiano. 

Ti Saluto Innanzi alle Nostre Sacre Luci. Elenandro XI Grande Maestro Sovrano Ordine Gnostico Martinista


martedì 27 giugno 2017

Editoriale Ecce Quam Bonum - 24 Giugno 2017




“Una notte apparve a Bruto, nella sua tenda, un’ombra gigantesca che gli disse: “Io sono il tuo demone del Male, o Bruto, e tu mi rivedrai a Filippi”. Arditamente, Bruto replicò che non sarebbe mancato all’appuntamento, e l’ombra disparve. Proprio nella piana di Filippi, presso Cavalla, sull’Egeo, gli eserciti rivali si affrontarono, nel 42 a.C., per la battaglia decisiva. I primi scontri volsero a favore di Bruto, ma per la seconda volta il gigante riapparve, muto, all’assassino di Cesare. L’indomani si riaccese la mischia, che si concluse con la disfatta dei repubblicani e col suicidio di Bruto.
(Plutarco)
Amato Fratello e Carissimo Amico, ho sempre ritenuto che la parola iniziato non debba giammai rappresentare il corrispettivo di qualche  patacca o lustrino, bensì uno stato di progressiva realizzazione dell’Essere a prescindere da contingenze di vita (mancanza di lavoro, impedimenti fisici, sedia a rotelle, solitudine sentimentale, assenza di conforto materiale e sentimentale, ecc..). Ecco quindi che in tale ottica la parola iniziato assume una nuova, e vera valenza, quasi ad identificare un tipo d’uomo diverso da quello comune. Diverso non perché automaticamente perfetto, ma perché perfettibile e attivamente sulla via della perfezione.

Vi sono molteplici motivazioni per cui si giunge alle soglie dell’Ordine Martinista. Alcune di queste sono dettate da pulsioni sociali, da necessità di essere accolti, dal bisogno di essere compresi, altre da autentico Desiderio di percorrere una via iniziatica tradizionale. Ovviamente le prime, per quanto umane e comprensibili, sono in se e per se non adeguate e, auspicherei, non ricevibili. Un Superiore Incognito Iniziatore esperto cercherà, per quanto possibile, di portare all’evidenza del bussante la reale motivazione che lo spinge alla soglia del Tempio. Sottilmente cercherà di farlo desistere quand’essa risulta essere inadeguata o insufficiente rispetto al duro cammino che l’iniziazione comporta. Attraverso l’attesa si provvederà a far maturare e sedimentare la domanda, attraverso il rimandare si cercherà di saggiarne la volontà iniziatica, oppure si valuteranno gli adempimenti e gli inadempimenti, nel completare le fasi preparatorie all’associazione.  Amo sempre ricordare che non siamo qui per fare beneficienza, e neppure per sostituirci a qualche gruppo di supporto terapeutico o psicologico, quanto piuttosto per trovare uomini e donne meritevoli di ricevere l’iniziazione martinista, ed essere a loro volta i cuori pulsanti e vivificanti della nostra tradizione. Ecco quindi che dobbiamo valutare colui che desidera divenire nostro fratello, e ciò è fattibile grazie all’analisi delle motivazioni che lo spingono, in quanto sintomi del tipo di uomo che sotto tali agiti si cela.

Norbeto Bobbio ebbe a scrivere:” Il dato di fatto è questo: gli uomini sono tra loro tanto uguali quanto diseguali. Sono uguali per certi aspetti, diseguali per altri. Volendo fare l’esempio più familiare: sono eguali di fronte alla morte perché sono tutti mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di morire perché ognuno muore in modo diverso.”
Parole vere, ed applicabili anche al contesto iniziatico. In quanto nelle nostre Logge operano fratelli che non sono astrattamente iniziati avulsi dalle contingenze del mondo, bensì vivono, come tutti gli altri, in una società che detta tempi e regole.

Ecco quindi, carissimo fratello, che il percorso martinista, così come ogni reale percorso iniziatico, dovrebbe essere rivolto sostanzialmente ad un reale e progressivo lavoro interiore. Il quale inevitabilmente, proprio perché reale, dovrebbe portare alla costituzione di un Nuovo Uomo. Il quale è diverso, non necessariamente migliore nell’accezione profana del termine, in quanto consapevole di se stesso, dei pesi e delle misure che regolano il proprio microcosmo.

Questo tipo d’uomo non cerca giustificazione dei propri difetti e mancanze dalle contingenze della vita. Egli si assume responsabilità di servizio verso l’Ideale e verso la comunità dei fratelli di cui è parte attiva.

Così come un albero si giudica dai frutti, così un iniziato si giudica dalle proprie azioni a tutela della TRADIZIONE e della CONOSCENZA.

Colui o Colei che sono chiamati a servire, in forza dell’Onore e dell’Onere del grado, dovrebbero sempre ricordarsi che saranno ripagati dai propri associati, nell'identico
 modo e misura con cui essi stessi si comportano nei confronti dell’ORDINE.

In quanto per l’iniziato i tempi e i meccanismi con cui la grande legge della compensazione universale agisce sono estremamente ravvicinati.


Vi rivolgo il mio consueto saluto, nell’attesa di abbracciarvi al nostro convento nazionale di Montecatini Terme.

Elenandro XI


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Il Fratello Senza Giudizio


“L’ostilità di un profano è nociva, ma è peggiore la confusione che deriva dalle colpe e dagli errori di un Fratello senza giudizio.” George Oliver.

Molti, alcuni, qualcuno si scagliano con veemenza contro strutture religiose, istituzioni politiche o l’operato di qualche “pazzo” che per qualche interesse minaccia i nostri sacri perimetri iniziatici. Indubbiamente la confusione, o se preferiamo il polverone, innalzato da tali opere può anche essere notevole, il canglore assorde e il fumo di disturbo alla vista. Tutto ciò, vorrei auspicare, non dovrebbe recare nessun danno all’autentico iniziato. A quel tipo di “uomo” consapevole della scelta compiuta, capace di aver sempre presente a se stesso i motivi per cui è giunto a bussare alle porte di un Tempio e accedere alla Vera Luce dell’Iniziazione. Anzi a ben pensare un Ordine Iniziatico sano avrà solamente da beneficiare da tali “attacchi” esterni. Troverà, esso, motivo di esporre ai suoi confratelli le becere ragioni che hanno portato gli esterni e gli estranei a muovere voci da mercato nei suoi confronti. Potrà evidenziare quanto Tutto è Giusto e Perfetto nel rituale e quanto è Ingiusto e Rozzo nel mondo profano.
Perchè il mondo profano si scaglia contro il mondo iniziatico? Per una serie di motivazioni risibili: necessità di distogliere l’attenzione della plebe da reali problemi, necessità di imputare ad altro i propri fallimenti o inadeguatezze e necessità di trovare attraverso la polemica visibilità. Come è facile intuire, mio buon fratello, tutti elementi che non dovrebbero indurci a preoccupazione ma solamente a compassione e sorriso per queste tristi meccaniche sociali.

Quanto piuttosto mi duole è l’osservare non già quanto è corrotto, e quindi irreparabile, quanto l’azione di corruzione e prevaricazione portata avanti dai cosiddetti “fratelli senza giudizio”. I quali assolutamente inconsapevoli di ciò che un INIZIATO deve rappresentare, privi delle qualificazioni spirituali necessarie e sprovvisti di ogni amore fraterno inevitabilmente, cercando vantaggio, causeranno danno all’interno movimento. Il comportamento grossolano, la vanagloria e l’assenza di ogni discernimento porranno altri fratelli in difficoltà e offriranno un esempio orrido agli occhi di coloro che sono in cerca di un eremo di conoscenza e spiritualità. Quest’ultimi si allontaneranno inorriditi, in quanto, e a ragione, si convinceranno che l’iniziazione è solo apparenza e facciata.
Purtroppo va affermato che un cattivo apprendista e un pessimo associato sono frutto di “errori” di valutazione da parte di coloro che dovevano vigilare, selezionare e separare il grano dalla gramigna. Questi eterni fuori posto dell’iniziazione, vecchi ciurmatori dai mille aneddoti, che sono giunti per stanchezza, inerzia e inganno a presiedere posizioni immeritate, come potevano riconoscere l’inadeguatezza altrui se a loro volta sommamente inadeguati? Anzi il circondarsi di figliocci spirituali mattarelli, capaci di confondere un colpo di ventaglio con la brezza dello Spirito, privi di sestante e direzione nella vita e in definitiva plasmabili come una piccola palla di creta (cretina) non può che arrecar loro soddisfazione, tranquillità ed agio. Così male operando le catene iniziatiche si allungano e giungono ad inevitabile consunzione. La linfa spirituale non scorre, il processo di rettificazione viene sostituito da effimera saccenza e tutto sarà mosso da invidia ed ignoranza.
Doverosamente dobbiamo aggiungere il danno arrecato da coloro che, pur in buona fede, ricoprono un ruolo per cui sono largamente non qualificati. I quali confondo la formazione dei fratelli con un’informazione basata su lezioncine aventi carattere morale o pseudo storico. Crogiolandosi attorno a questi ruoli da maestrina di edmondiana memoria, non comprenderanno, e quindi non faranno comprendere, che l’iniziazione è ricerca individuale, sofferenza nella mente ed erudizione agli strumenti d’opera. In assenza di ciò siamo innanzi ad una toccante e commovente parodia di fratellanza. Assistiamo, in tal caso, ad un isolarsi dalla confusione esterna, non tanto per edificare uno spazio sacro, quanto piuttosto per cercare sollievo e ruolo in un’effimera bolla di sapone.
Il Nostro Venerabile Ordine, ed auspico ogni altri struttura iniziatica degna di tale nome, offre degli strumenti d’Opera. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che questi strumenti siano impiegati dai fratelli e dalle sorelle che intraprendono il percorso di reintegrazione. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che i nostri Iniziatori e i nostri Fratelli Maggiori siano i primi a dare esempio attivo e fattivo di tale armonioso e continuo lavoro interiore. Onde evitare che la nostra sia solamente illusione di fratellanza, e che in essa, in mancanza di sostanza, si insinuino i germi della pigrizia, della malevolenza e della profanità. E’ necessario comprendere che non è un Ordine ad essere automaticamente operativo, ma sono i fratelli che ne sono parte a renderlo tale. Ecco quindi che è necessario che gli Iniziatori si interroghino attorno alle qualifiche psicologiche ed iniziatiche del bussante. Si interroghino attorno a come queste persona possa o debba essere inserita all’interno delle nostre catene, nell’ottica di un proficuo lavoro individuale e collettivo. In quanto niente di più errato è il pretendere che il diseguale sia eguale. Così male pensando si commette un doppio errore. Il primo nei confronti del diseguale, il quale sarà costretto a misurarsi con un ambiente a lui estraneo e con strumenti non calibrati sulla sua persona. Il secondo nei confronti dei fratelli presenti, i quali dovranno accollarsi le disarmonie di una persona sprovvista della loro tensione ideale.

Ecco perché è sbagliato sostenere che LA LUCE DEVE ESSERE DATA A CHIUNQUE LA RICHIEDA. Dobbiamo ricordare che compito di un Ordine Iniziato non è trasmettere l’iniziazione, ma è custodire la fiamma iniziatica affinché essa possa essere luce per coloro che muovono fra le tenebre di questo nostro mondo.

Elenandro XI

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EVOCAZIONE - INVOCAZIONE



Amato Fratello purtroppo viviamo in un contesto culturale e sociale dove il potere della parola, la sua capacità di declinazione in guisa del contesto in cui viene scandita, si è oramai quasi del tutto perduto. Sia in ambito religioso, che in ambito iniziatico, quella che un tempo era la Parola Sacra sembra essere stata sostituita da inutile e soffocante verbosità. Dove al vibrare della parola divina capace di portare mutamento in virtù della sua rivelazione, si è sostituita una cacofonia di pensieri, di espressioni che non sottintendono al sacro, bensì all’ego di chi le pronuncia o a questioni che trovano radice nella morale, e nello spirito dei tempi.
Eppure non sempre è stato così, la stessa cultura popolare rimanda, nei suoi proverbi ed espressioni, ad un tempo, non tanto remoto, dove le persone impegnavano se stesse in virtù di una parola, nei testi religiosi troviamo come il nome di Dio poteva scatenare tempeste, distruzioni o essere balsamo per gli uomini. Ancora nei testi iniziatici di ogni tradizione troviamo il potere di certe parole, in grado di agire sul piano manifestativo e sull’uomo stesso. Parole necessarie per accedere ai sacri templi, per scandire i tempi e gli effetti dei rituali e per porre il Magister in comunione, e attraverso di lui tutti i fratelli, con la manifestazione divina.
Tutte le tradizioni rimandano alla parola, al verbo, al suono, come il momento in cui ha avuto germoglio e luce la creazione delle cose tutte. Del resto riflettiamo come in assenza di parola, di suono, i nostri pensieri rimangono celati al mondo. Certo alle volte sarebbe bene sposare con maggior convincimento la regola del silenzio, onde preservare la parola stessa dal degrado e dall’eccesso.
Riflettiamo su come sussista un altro elemento fondamentale che associato alla parola le dona valore di imperio, di semplice enunciazione, o di altro che andremo a vedere. Questo elemento è la volontà che implica sempre un grado di consapevolezza, in quanto chi non è consapevole di ciò che è e di ciò che desidera non ha volontà, e la volontà stessa è misura della consapevolezza di noi stessi, e delle cose tutte.
In virtù di quanto sopra detto la preghiera, che come ho sottolineato è elemento neutro, può assumere, in relazione all‘inflessione dell‘operatore, carattere devozionale, invocativo o evocativo.
Attorno all’aspetto devozionale è possibile affermare che è in genere l’aspetto che i più colgono nell’atto dell’atto di pregare. Dove l’uomo cerca attraverso la preghiera soluzione ad uno stato d’animo o di bisogno in cui versa. Richiedendo, in modo interessato, l’aiuto e il conforto divino, riconoscendo alla preghiera stessa funzione di corretto strumento di collegamento fra se stesso e il sacro. Evidentemente il fedele riconosce l’esistenza di una Potenza esterna con cui è capace di comunicare e che al contempo è in grado di dare soluzione alla sua afflizione. Questo è l’atto devozionale compiutamente inteso. Personalmente provo enorme tristezza per certi grassi affabulatori di cose esoteriche ed iniziatiche, che non hanno di meglio da fare, invece di misurare i propri insuccessi, che denigrare coloro che ardentemente ed umilmente pregano. Incapaci di comprendere che forse la signora anziana che tutte le mattine con devozione recita il rosario, è assai più vicina alla tradizione che loro con le astrazioni fetide nelle quali sono immersi.
Terminata la breve disanima sotto l’aspetto devozionale, affrontiamo adesso i due aspetti della preghiera che maggiormente rientrano nella nostra sfera di interesse. Benchè identica sia la radice, invocazione ed evocazione sono atti e fatti, aventi natura che attiene a sfere diverse sia dell‘agire che delle capacità dell‘adepto.  Ovviamente la preghiera, minimo comun denominatore ad entrambi, qui intesa e posta in opera, non riveste quel significato devozionale che abbiamo in precedenza visto, ma bensì di attivo e consapevole dialogo e comunione con il divino che vive in noi. Un dialogo teso alla manifestazione nella Potenza-Intelligenza interpellata tramite un’irruzione diretta su questo piano o l’influsso ed attribuzione di una sua qualità.  
La parola invocazione deriva dal latino, e il suo significato è un rafforzamento della parola vocare che esprime il concetto di chiamare a sé. Ecco quindi che invocare ha come significato quello di chiamare con forza e volontà a noi un qualcosa. Nella ritualità cristiana, rappresenta un genere di preghiera che si recita durante il canone della messa. In tale occasione si richiede l‘assistenza della divinità, nelle forme di potenza, saggezza e benevolenza, affinchè essa sia favorevole al nostro operato. L‘uomo si rimette quindi ad una qualità o funzione del divino, o ad una intercessione di una potenza minore, che sia da tramite con una maggiore, oppure che permetta il passo in regioni altrimenti precluse. Troviamo l’invocazione in numerosi rituali di loggia o individuali, dove si richiede la benedizione divina sui fratelli e le sorelle, a conclusione del rituale. In genere lo stesso rituale è congegnato in modo da rappresentare un percorso di riconoscimento e purificazione, in modo da poter essere degni di raccogliere l’influsso superiore.
Riporto, a titolo di esempio, due invocazioni presenti nella rituali degli Eletti Cohen[1]:

1. O Saggezza, che è uscita dalla bocca dell'Altissimo; che giunge con forza da un'estremità all'altra, e che dispone di tutte le cose con meravigliosa dolcezza, vieni ad insegnarci la strada della Verità. 2. O Capo della casa d'Israele, che sei apparso a Mosé sotto le apparenze di un roveto ardente; e che gli hai dato la fede sul monte Sinai, vieni a dispiegare la potenza del tuo braccio, per liberarci. 3. O virgulto di Jesse, o Tu che sei esposto come oggetto di ammirazione all'attenzione di tutti i popoli! Tu, che sarai visto con stupore e silenzio dai Re; e che riceverai le preghiere ed i voti delle Nazioni; vieni a liberarci, e non tardare oltre! 4. O chiave di Davide, o scettro della casa d'Israele! O Tu, che apri e che chiudi tale sorta di porta, che quando tu la apri, nessuno la può chiudere; e quando la chiudi, nessuno la può aprire; vieni a liberare dei prigionieri e porre in libertà i prigionieri che si trovano nelle tenebre. 5. O Oriente! O splendore della luce eterna! O Sole di giustizia! Vieni ad illuminare coloro che si trovano nelle tenebre e nell'ombra della morte! 6. O Re di gloria! O Desiderato dalle nazioni! O pietra angolare che unisce insieme le due nature; vieni a salvare l'uomo che è stato formato dal limo della terra. 7. O nostro Re e nostro legislatore! O attesa e Salvatore delle Nazioni! Vieni o Dio nostro Signore, vieni a salvarci. 8. O Croce di Gesù-Cristo mia unica speranza! Fa che in questo cuore elementare una fede ferma, una speranza incrollabile ed una carità ardente mi preparino al godimento delle Tue ineffabili dolcezze. Amen. Amen. Amen. Amen.
Invocazione del Santo Nome di Gesù-Cristo O Gesù, sii l'oggetto di tutta la mia tenerezza! Gesù, sii il mio sapere, la mia forza e la mia saggezza! Gesù, sii il mio soccorso, la mia difesa ed il mio re! Gesù, sii la mia grandezza, il mio esempio e la mia legge! Gesù, sii la mia speranza! Gesù, sii la mia condivisione! Gesù, sii il mio tesoro, la mia pace, la mia eredità! Gesù, sii la mia dolcezza, il mio sapore ed i miei desideri! Gesù, sii il mio riposo, la mia fortuna, i miei piaceri! Gesù, sii nel mio cuore! Gesù, sii la mia bocca! Gesù, sii il mio sentiero! Gesù, guida i miei passi! Gesù, sii me, Gesù, il giorno del mio trapasso! Amen. Amen. Amen. Amen.

La parola evocazione deriva anch‘essa dal latino e significa chiamare fuori. Essa fa direttamente riferimento a quei rituali dove venivano “direttamente“ invocate le divinità, creando quindi un passaggio fra il nostro piano manifestativo e piani più sottili ed incorporei. Attraverso l’evocazione si richiede non tanto un influsso superiore, quanto piuttosto la presenta dell’entità con cui si intende operare. All’interno della liturgia cattolica possiamo vedere nel messale eucaristico tale atto, dove in virtù del potere del rituale il vino e il pane divengono il sangue e il corpo del Cristo. I quali successivamente verranno assimilati dal sacerdote e dai fedeli.
Riportiamo a titolo di esempio due preghiere evocative presenti all’interno dei rituali del Sovrano Ordine Gnostico Martinista.
Ego sacerdos sum in aeternum secundum ordinem Melchisedech.

Veni Eon Christe hoc in mundo, Dux noster es

Come è possibile notare l’operatore/sacerdote, in forza di un suo reale potere, chiede la manifestazione su questo piano della Potenza invocata. Oppure è Egli stesso il luogo dove essa si manifesta. Nel primo caso egli svolge funzione di canalizzatore e nel secondo caso di catalizzatore.

A rafforzare quanto sopra indicata, desidero riportare questa pregnante frase estratta dai testi dei nostri maestri gnostici alessandrini:

“«Per la salvezza dell’Uomo Originario mandami, Padre.  In possesso dei sigilli io scenderò,  attraverso gli Eoni mi aprirò la via,  aprirò tutti i misteri,  renderò manifeste le forme dei falsi dèi,  i segreti della Via sacra, conosciuti come Gnosi, io trasmetterò.»

Siamo innanzi ad una invocazione? Ad una preghiera? Ad una evocazione? Oppure questo breve e pregnante scritto raccoglie ognuno di questi elementi dando forza e vitalità all’intento magico in esso raccolto? L’orante (l’Eone Cristo) prega il Padre (Il Dio Occulto degli Gnostici) di essere inviato sulla Terra (nel mondo di luce ed ombra governanto dagli arconti), al fine di salvare l’Uomo Originario (lo gnostico) dall’azione degli spiriti di prevaricazione. Tale proposito salvifico trova attuazione nel possesso dei sigilli, dei nomi dei falsi dei e della conoscenza (che nello gnosticismo è forma e veicolo di salvezza). Siamo quindi in presenza, in poche righe, di una perfetta composizione di ogni espressione legata alla preghiera.

E’ sempre utile ricordare come qualsiasi rituale tradizionale è composto dalla progressione di queste tre inflessioni della preghiera. In quanto l’operatore inizialmente darà vita ad una preghiera tesa alla soppressione del pensiero passivo e reattivo, in modo che possa affiorare il pensiero del Sé che dimora nelle nostre profondità. Successivamente, adegutamente purificato[2], egli invocherà attributi divini di perfezione o l’amorevole influsso divino nei confronti dei fratelli. Infine, debitamente purificato e resosi canale del divino, egli ne acquisirà personalmente qualità o cercherà l’irruzione del medesimo all’interno del perimetro manifestativo. Nel Martinismo, ad esempio, l’irruzione divina nel quaternario inferiore è rappresentata dall’Ignea Shin. Essa è lo Spirito che tutto purifica e vivifica. Rossa gemma incastonata nella nigredo dei quattro elementi inferiori.
Caro Fratello il nostro sussistere in questa effimera manifestazione e la sottomissione alla sua legge, non comprende interamente la nostra natura. La quale oscilla su più piani, e come una rete sinaptica si estende in un intreccio di relazioni sottili e multidimensionali. Partendo quindi dal presupposto che tutto è dentro di noi e che quanto è posto al nostro interno si estende ben oltre i limiti della nostra carnalità e della nostra mente, possiamo richiamare, per assonanza e volontà, quelle forze e potenze in grado di estendere il loro influsso sul nostro lavoro interiore. Ovviamente tutto ciò deve accadere in accordo con la tradizione di riferimento, cercando di evitare dannosi sincretismi in grado di rendere sterile il nostro lavoro. Invocazione ed Evocazione assumono quindi un nuovo significato che è quello di far emergere alla nostra presenza, alla nostra vigile attenzione, in forme immaginifiche, poteri ed attributi ad esse associate, enti che sussistono negli strati più profondi del nostro essere. Enti che compongono la nostra variegata e composita struttura psichica ed animica, e che senza adeguati strumenti, fra cui la preghiera, non ne riusciamo a percepire presenza, intelligenza e vitalità. In un iniziato, in una persona integrata e presente a se stessa, chi comanda e chi ubbidisce si ritrovano in un medesimo soggetto. Ecco quindi che gli elementi divini o demoniaci non sono altro che aspetti scissori, o particolari, o settari di noi stessi, e tramite la nostra attiva azione cerchiamo di ottenere benefico influsso dai primi, reintegrazione dei secondi, ed infine composizione in un Uno Assoluto di ognuno di essi. Ecco quindi come nel nostro lavoro giornaliero qualora dobbiamo agire per contrastare un particolare aspetto della nostra natura, che riteniamo disfunzionale è necessario invocare quella manifestazione divina che grazie al proprio influsso è in grado di contenere ed annullare la manifestazione di tale elemento. Oppure ricorreremo all‘evocazione qualora dobbiamo agire non tanto sulla manifestazione dell’elemento, quanto piuttosto sulla propria radice. In alcune scuole iniziatiche sono insegnate particolari tecniche di mantralizzazione da associare durante il lavoro interiore, per dissolvere determinate strutture scissorie o disfunzionali interiori. Tutto ciò ha però sempre fondamento nella preghiera, nelle sue varie inflessioni (devozionale, evocativa, invocativa) e nella consapevolezza di chi la pone in essere. E’ con la preghiera che entriamo in contatto con le varie articolazioni del nostro essere.

Elenandro XI S:::I:::I:::



[1] L’ ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell'universo fu fondato da Martinez de Pasqually (1727-1774), dove ai consueti gradi di apprendista-compagno-maestro venivano innestate ulteriori classi di grado. Le quali dovevano portare l’iniziato ad essere coadiuvatore dell’opera divina attraverso lo strumento teurgico. Erano necessari, per conseguire tale mirabile risultato, periodi di profonda purificazione, preghiera e meditazione. In quanto ciò che è impuro genererà sempre impurità.
[2] Purificato significa essere reso netto. La radice di puro (pyr) è identica a quella di fuoco. Il fuoco riduce tutto all’essenza di ciò che è, oltre ogni apparenza.


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