martedì 27 giugno 2017

Editoriale Ecce Quam Bonum - 24 Giugno 2017




“Una notte apparve a Bruto, nella sua tenda, un’ombra gigantesca che gli disse: “Io sono il tuo demone del Male, o Bruto, e tu mi rivedrai a Filippi”. Arditamente, Bruto replicò che non sarebbe mancato all’appuntamento, e l’ombra disparve. Proprio nella piana di Filippi, presso Cavalla, sull’Egeo, gli eserciti rivali si affrontarono, nel 42 a.C., per la battaglia decisiva. I primi scontri volsero a favore di Bruto, ma per la seconda volta il gigante riapparve, muto, all’assassino di Cesare. L’indomani si riaccese la mischia, che si concluse con la disfatta dei repubblicani e col suicidio di Bruto.
(Plutarco)
Amato Fratello e Carissimo Amico, ho sempre ritenuto che la parola iniziato non debba giammai rappresentare il corrispettivo di qualche  patacca o lustrino, bensì uno stato di progressiva realizzazione dell’Essere a prescindere da contingenze di vita (mancanza di lavoro, impedimenti fisici, sedia a rotelle, solitudine sentimentale, assenza di conforto materiale e sentimentale, ecc..). Ecco quindi che in tale ottica la parola iniziato assume una nuova, e vera valenza, quasi ad identificare un tipo d’uomo diverso da quello comune. Diverso non perché automaticamente perfetto, ma perché perfettibile e attivamente sulla via della perfezione.

Vi sono molteplici motivazioni per cui si giunge alle soglie dell’Ordine Martinista. Alcune di queste sono dettate da pulsioni sociali, da necessità di essere accolti, dal bisogno di essere compresi, altre da autentico Desiderio di percorrere una via iniziatica tradizionale. Ovviamente le prime, per quanto umane e comprensibili, sono in se e per se non adeguate e, auspicherei, non ricevibili. Un Superiore Incognito Iniziatore esperto cercherà, per quanto possibile, di portare all’evidenza del bussante la reale motivazione che lo spinge alla soglia del Tempio. Sottilmente cercherà di farlo desistere quand’essa risulta essere inadeguata o insufficiente rispetto al duro cammino che l’iniziazione comporta. Attraverso l’attesa si provvederà a far maturare e sedimentare la domanda, attraverso il rimandare si cercherà di saggiarne la volontà iniziatica, oppure si valuteranno gli adempimenti e gli inadempimenti, nel completare le fasi preparatorie all’associazione.  Amo sempre ricordare che non siamo qui per fare beneficienza, e neppure per sostituirci a qualche gruppo di supporto terapeutico o psicologico, quanto piuttosto per trovare uomini e donne meritevoli di ricevere l’iniziazione martinista, ed essere a loro volta i cuori pulsanti e vivificanti della nostra tradizione. Ecco quindi che dobbiamo valutare colui che desidera divenire nostro fratello, e ciò è fattibile grazie all’analisi delle motivazioni che lo spingono, in quanto sintomi del tipo di uomo che sotto tali agiti si cela.

Norbeto Bobbio ebbe a scrivere:” Il dato di fatto è questo: gli uomini sono tra loro tanto uguali quanto diseguali. Sono uguali per certi aspetti, diseguali per altri. Volendo fare l’esempio più familiare: sono eguali di fronte alla morte perché sono tutti mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di morire perché ognuno muore in modo diverso.”
Parole vere, ed applicabili anche al contesto iniziatico. In quanto nelle nostre Logge operano fratelli che non sono astrattamente iniziati avulsi dalle contingenze del mondo, bensì vivono, come tutti gli altri, in una società che detta tempi e regole.

Ecco quindi, carissimo fratello, che il percorso martinista, così come ogni reale percorso iniziatico, dovrebbe essere rivolto sostanzialmente ad un reale e progressivo lavoro interiore. Il quale inevitabilmente, proprio perché reale, dovrebbe portare alla costituzione di un Nuovo Uomo. Il quale è diverso, non necessariamente migliore nell’accezione profana del termine, in quanto consapevole di se stesso, dei pesi e delle misure che regolano il proprio microcosmo.

Questo tipo d’uomo non cerca giustificazione dei propri difetti e mancanze dalle contingenze della vita. Egli si assume responsabilità di servizio verso l’Ideale e verso la comunità dei fratelli di cui è parte attiva.

Così come un albero si giudica dai frutti, così un iniziato si giudica dalle proprie azioni a tutela della TRADIZIONE e della CONOSCENZA.

Colui o Colei che sono chiamati a servire, in forza dell’Onore e dell’Onere del grado, dovrebbero sempre ricordarsi che saranno ripagati dai propri associati, nell'identico
 modo e misura con cui essi stessi si comportano nei confronti dell’ORDINE.

In quanto per l’iniziato i tempi e i meccanismi con cui la grande legge della compensazione universale agisce sono estremamente ravvicinati.


Vi rivolgo il mio consueto saluto, nell’attesa di abbracciarvi al nostro convento nazionale di Montecatini Terme.

Elenandro XI


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Il Fratello Senza Giudizio


“L’ostilità di un profano è nociva, ma è peggiore la confusione che deriva dalle colpe e dagli errori di un Fratello senza giudizio.” George Oliver.

Molti, alcuni, qualcuno si scagliano con veemenza contro strutture religiose, istituzioni politiche o l’operato di qualche “pazzo” che per qualche interesse minaccia i nostri sacri perimetri iniziatici. Indubbiamente la confusione, o se preferiamo il polverone, innalzato da tali opere può anche essere notevole, il canglore assorde e il fumo di disturbo alla vista. Tutto ciò, vorrei auspicare, non dovrebbe recare nessun danno all’autentico iniziato. A quel tipo di “uomo” consapevole della scelta compiuta, capace di aver sempre presente a se stesso i motivi per cui è giunto a bussare alle porte di un Tempio e accedere alla Vera Luce dell’Iniziazione. Anzi a ben pensare un Ordine Iniziatico sano avrà solamente da beneficiare da tali “attacchi” esterni. Troverà, esso, motivo di esporre ai suoi confratelli le becere ragioni che hanno portato gli esterni e gli estranei a muovere voci da mercato nei suoi confronti. Potrà evidenziare quanto Tutto è Giusto e Perfetto nel rituale e quanto è Ingiusto e Rozzo nel mondo profano.
Perchè il mondo profano si scaglia contro il mondo iniziatico? Per una serie di motivazioni risibili: necessità di distogliere l’attenzione della plebe da reali problemi, necessità di imputare ad altro i propri fallimenti o inadeguatezze e necessità di trovare attraverso la polemica visibilità. Come è facile intuire, mio buon fratello, tutti elementi che non dovrebbero indurci a preoccupazione ma solamente a compassione e sorriso per queste tristi meccaniche sociali.

Quanto piuttosto mi duole è l’osservare non già quanto è corrotto, e quindi irreparabile, quanto l’azione di corruzione e prevaricazione portata avanti dai cosiddetti “fratelli senza giudizio”. I quali assolutamente inconsapevoli di ciò che un INIZIATO deve rappresentare, privi delle qualificazioni spirituali necessarie e sprovvisti di ogni amore fraterno inevitabilmente, cercando vantaggio, causeranno danno all’interno movimento. Il comportamento grossolano, la vanagloria e l’assenza di ogni discernimento porranno altri fratelli in difficoltà e offriranno un esempio orrido agli occhi di coloro che sono in cerca di un eremo di conoscenza e spiritualità. Quest’ultimi si allontaneranno inorriditi, in quanto, e a ragione, si convinceranno che l’iniziazione è solo apparenza e facciata.
Purtroppo va affermato che un cattivo apprendista e un pessimo associato sono frutto di “errori” di valutazione da parte di coloro che dovevano vigilare, selezionare e separare il grano dalla gramigna. Questi eterni fuori posto dell’iniziazione, vecchi ciurmatori dai mille aneddoti, che sono giunti per stanchezza, inerzia e inganno a presiedere posizioni immeritate, come potevano riconoscere l’inadeguatezza altrui se a loro volta sommamente inadeguati? Anzi il circondarsi di figliocci spirituali mattarelli, capaci di confondere un colpo di ventaglio con la brezza dello Spirito, privi di sestante e direzione nella vita e in definitiva plasmabili come una piccola palla di creta (cretina) non può che arrecar loro soddisfazione, tranquillità ed agio. Così male operando le catene iniziatiche si allungano e giungono ad inevitabile consunzione. La linfa spirituale non scorre, il processo di rettificazione viene sostituito da effimera saccenza e tutto sarà mosso da invidia ed ignoranza.
Doverosamente dobbiamo aggiungere il danno arrecato da coloro che, pur in buona fede, ricoprono un ruolo per cui sono largamente non qualificati. I quali confondo la formazione dei fratelli con un’informazione basata su lezioncine aventi carattere morale o pseudo storico. Crogiolandosi attorno a questi ruoli da maestrina di edmondiana memoria, non comprenderanno, e quindi non faranno comprendere, che l’iniziazione è ricerca individuale, sofferenza nella mente ed erudizione agli strumenti d’opera. In assenza di ciò siamo innanzi ad una toccante e commovente parodia di fratellanza. Assistiamo, in tal caso, ad un isolarsi dalla confusione esterna, non tanto per edificare uno spazio sacro, quanto piuttosto per cercare sollievo e ruolo in un’effimera bolla di sapone.
Il Nostro Venerabile Ordine, ed auspico ogni altri struttura iniziatica degna di tale nome, offre degli strumenti d’Opera. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che questi strumenti siano impiegati dai fratelli e dalle sorelle che intraprendono il percorso di reintegrazione. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che i nostri Iniziatori e i nostri Fratelli Maggiori siano i primi a dare esempio attivo e fattivo di tale armonioso e continuo lavoro interiore. Onde evitare che la nostra sia solamente illusione di fratellanza, e che in essa, in mancanza di sostanza, si insinuino i germi della pigrizia, della malevolenza e della profanità. E’ necessario comprendere che non è un Ordine ad essere automaticamente operativo, ma sono i fratelli che ne sono parte a renderlo tale. Ecco quindi che è necessario che gli Iniziatori si interroghino attorno alle qualifiche psicologiche ed iniziatiche del bussante. Si interroghino attorno a come queste persona possa o debba essere inserita all’interno delle nostre catene, nell’ottica di un proficuo lavoro individuale e collettivo. In quanto niente di più errato è il pretendere che il diseguale sia eguale. Così male pensando si commette un doppio errore. Il primo nei confronti del diseguale, il quale sarà costretto a misurarsi con un ambiente a lui estraneo e con strumenti non calibrati sulla sua persona. Il secondo nei confronti dei fratelli presenti, i quali dovranno accollarsi le disarmonie di una persona sprovvista della loro tensione ideale.

Ecco perché è sbagliato sostenere che LA LUCE DEVE ESSERE DATA A CHIUNQUE LA RICHIEDA. Dobbiamo ricordare che compito di un Ordine Iniziato non è trasmettere l’iniziazione, ma è custodire la fiamma iniziatica affinché essa possa essere luce per coloro che muovono fra le tenebre di questo nostro mondo.

Elenandro XI

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EVOCAZIONE - INVOCAZIONE



Amato Fratello purtroppo viviamo in un contesto culturale e sociale dove il potere della parola, la sua capacità di declinazione in guisa del contesto in cui viene scandita, si è oramai quasi del tutto perduto. Sia in ambito religioso, che in ambito iniziatico, quella che un tempo era la Parola Sacra sembra essere stata sostituita da inutile e soffocante verbosità. Dove al vibrare della parola divina capace di portare mutamento in virtù della sua rivelazione, si è sostituita una cacofonia di pensieri, di espressioni che non sottintendono al sacro, bensì all’ego di chi le pronuncia o a questioni che trovano radice nella morale, e nello spirito dei tempi.
Eppure non sempre è stato così, la stessa cultura popolare rimanda, nei suoi proverbi ed espressioni, ad un tempo, non tanto remoto, dove le persone impegnavano se stesse in virtù di una parola, nei testi religiosi troviamo come il nome di Dio poteva scatenare tempeste, distruzioni o essere balsamo per gli uomini. Ancora nei testi iniziatici di ogni tradizione troviamo il potere di certe parole, in grado di agire sul piano manifestativo e sull’uomo stesso. Parole necessarie per accedere ai sacri templi, per scandire i tempi e gli effetti dei rituali e per porre il Magister in comunione, e attraverso di lui tutti i fratelli, con la manifestazione divina.
Tutte le tradizioni rimandano alla parola, al verbo, al suono, come il momento in cui ha avuto germoglio e luce la creazione delle cose tutte. Del resto riflettiamo come in assenza di parola, di suono, i nostri pensieri rimangono celati al mondo. Certo alle volte sarebbe bene sposare con maggior convincimento la regola del silenzio, onde preservare la parola stessa dal degrado e dall’eccesso.
Riflettiamo su come sussista un altro elemento fondamentale che associato alla parola le dona valore di imperio, di semplice enunciazione, o di altro che andremo a vedere. Questo elemento è la volontà che implica sempre un grado di consapevolezza, in quanto chi non è consapevole di ciò che è e di ciò che desidera non ha volontà, e la volontà stessa è misura della consapevolezza di noi stessi, e delle cose tutte.
In virtù di quanto sopra detto la preghiera, che come ho sottolineato è elemento neutro, può assumere, in relazione all‘inflessione dell‘operatore, carattere devozionale, invocativo o evocativo.
Attorno all’aspetto devozionale è possibile affermare che è in genere l’aspetto che i più colgono nell’atto dell’atto di pregare. Dove l’uomo cerca attraverso la preghiera soluzione ad uno stato d’animo o di bisogno in cui versa. Richiedendo, in modo interessato, l’aiuto e il conforto divino, riconoscendo alla preghiera stessa funzione di corretto strumento di collegamento fra se stesso e il sacro. Evidentemente il fedele riconosce l’esistenza di una Potenza esterna con cui è capace di comunicare e che al contempo è in grado di dare soluzione alla sua afflizione. Questo è l’atto devozionale compiutamente inteso. Personalmente provo enorme tristezza per certi grassi affabulatori di cose esoteriche ed iniziatiche, che non hanno di meglio da fare, invece di misurare i propri insuccessi, che denigrare coloro che ardentemente ed umilmente pregano. Incapaci di comprendere che forse la signora anziana che tutte le mattine con devozione recita il rosario, è assai più vicina alla tradizione che loro con le astrazioni fetide nelle quali sono immersi.
Terminata la breve disanima sotto l’aspetto devozionale, affrontiamo adesso i due aspetti della preghiera che maggiormente rientrano nella nostra sfera di interesse. Benchè identica sia la radice, invocazione ed evocazione sono atti e fatti, aventi natura che attiene a sfere diverse sia dell‘agire che delle capacità dell‘adepto.  Ovviamente la preghiera, minimo comun denominatore ad entrambi, qui intesa e posta in opera, non riveste quel significato devozionale che abbiamo in precedenza visto, ma bensì di attivo e consapevole dialogo e comunione con il divino che vive in noi. Un dialogo teso alla manifestazione nella Potenza-Intelligenza interpellata tramite un’irruzione diretta su questo piano o l’influsso ed attribuzione di una sua qualità.  
La parola invocazione deriva dal latino, e il suo significato è un rafforzamento della parola vocare che esprime il concetto di chiamare a sé. Ecco quindi che invocare ha come significato quello di chiamare con forza e volontà a noi un qualcosa. Nella ritualità cristiana, rappresenta un genere di preghiera che si recita durante il canone della messa. In tale occasione si richiede l‘assistenza della divinità, nelle forme di potenza, saggezza e benevolenza, affinchè essa sia favorevole al nostro operato. L‘uomo si rimette quindi ad una qualità o funzione del divino, o ad una intercessione di una potenza minore, che sia da tramite con una maggiore, oppure che permetta il passo in regioni altrimenti precluse. Troviamo l’invocazione in numerosi rituali di loggia o individuali, dove si richiede la benedizione divina sui fratelli e le sorelle, a conclusione del rituale. In genere lo stesso rituale è congegnato in modo da rappresentare un percorso di riconoscimento e purificazione, in modo da poter essere degni di raccogliere l’influsso superiore.
Riporto, a titolo di esempio, due invocazioni presenti nella rituali degli Eletti Cohen[1]:

1. O Saggezza, che è uscita dalla bocca dell'Altissimo; che giunge con forza da un'estremità all'altra, e che dispone di tutte le cose con meravigliosa dolcezza, vieni ad insegnarci la strada della Verità. 2. O Capo della casa d'Israele, che sei apparso a Mosé sotto le apparenze di un roveto ardente; e che gli hai dato la fede sul monte Sinai, vieni a dispiegare la potenza del tuo braccio, per liberarci. 3. O virgulto di Jesse, o Tu che sei esposto come oggetto di ammirazione all'attenzione di tutti i popoli! Tu, che sarai visto con stupore e silenzio dai Re; e che riceverai le preghiere ed i voti delle Nazioni; vieni a liberarci, e non tardare oltre! 4. O chiave di Davide, o scettro della casa d'Israele! O Tu, che apri e che chiudi tale sorta di porta, che quando tu la apri, nessuno la può chiudere; e quando la chiudi, nessuno la può aprire; vieni a liberare dei prigionieri e porre in libertà i prigionieri che si trovano nelle tenebre. 5. O Oriente! O splendore della luce eterna! O Sole di giustizia! Vieni ad illuminare coloro che si trovano nelle tenebre e nell'ombra della morte! 6. O Re di gloria! O Desiderato dalle nazioni! O pietra angolare che unisce insieme le due nature; vieni a salvare l'uomo che è stato formato dal limo della terra. 7. O nostro Re e nostro legislatore! O attesa e Salvatore delle Nazioni! Vieni o Dio nostro Signore, vieni a salvarci. 8. O Croce di Gesù-Cristo mia unica speranza! Fa che in questo cuore elementare una fede ferma, una speranza incrollabile ed una carità ardente mi preparino al godimento delle Tue ineffabili dolcezze. Amen. Amen. Amen. Amen.
Invocazione del Santo Nome di Gesù-Cristo O Gesù, sii l'oggetto di tutta la mia tenerezza! Gesù, sii il mio sapere, la mia forza e la mia saggezza! Gesù, sii il mio soccorso, la mia difesa ed il mio re! Gesù, sii la mia grandezza, il mio esempio e la mia legge! Gesù, sii la mia speranza! Gesù, sii la mia condivisione! Gesù, sii il mio tesoro, la mia pace, la mia eredità! Gesù, sii la mia dolcezza, il mio sapore ed i miei desideri! Gesù, sii il mio riposo, la mia fortuna, i miei piaceri! Gesù, sii nel mio cuore! Gesù, sii la mia bocca! Gesù, sii il mio sentiero! Gesù, guida i miei passi! Gesù, sii me, Gesù, il giorno del mio trapasso! Amen. Amen. Amen. Amen.

La parola evocazione deriva anch‘essa dal latino e significa chiamare fuori. Essa fa direttamente riferimento a quei rituali dove venivano “direttamente“ invocate le divinità, creando quindi un passaggio fra il nostro piano manifestativo e piani più sottili ed incorporei. Attraverso l’evocazione si richiede non tanto un influsso superiore, quanto piuttosto la presenta dell’entità con cui si intende operare. All’interno della liturgia cattolica possiamo vedere nel messale eucaristico tale atto, dove in virtù del potere del rituale il vino e il pane divengono il sangue e il corpo del Cristo. I quali successivamente verranno assimilati dal sacerdote e dai fedeli.
Riportiamo a titolo di esempio due preghiere evocative presenti all’interno dei rituali del Sovrano Ordine Gnostico Martinista.
Ego sacerdos sum in aeternum secundum ordinem Melchisedech.

Veni Eon Christe hoc in mundo, Dux noster es

Come è possibile notare l’operatore/sacerdote, in forza di un suo reale potere, chiede la manifestazione su questo piano della Potenza invocata. Oppure è Egli stesso il luogo dove essa si manifesta. Nel primo caso egli svolge funzione di canalizzatore e nel secondo caso di catalizzatore.

A rafforzare quanto sopra indicata, desidero riportare questa pregnante frase estratta dai testi dei nostri maestri gnostici alessandrini:

“«Per la salvezza dell’Uomo Originario mandami, Padre.  In possesso dei sigilli io scenderò,  attraverso gli Eoni mi aprirò la via,  aprirò tutti i misteri,  renderò manifeste le forme dei falsi dèi,  i segreti della Via sacra, conosciuti come Gnosi, io trasmetterò.»

Siamo innanzi ad una invocazione? Ad una preghiera? Ad una evocazione? Oppure questo breve e pregnante scritto raccoglie ognuno di questi elementi dando forza e vitalità all’intento magico in esso raccolto? L’orante (l’Eone Cristo) prega il Padre (Il Dio Occulto degli Gnostici) di essere inviato sulla Terra (nel mondo di luce ed ombra governanto dagli arconti), al fine di salvare l’Uomo Originario (lo gnostico) dall’azione degli spiriti di prevaricazione. Tale proposito salvifico trova attuazione nel possesso dei sigilli, dei nomi dei falsi dei e della conoscenza (che nello gnosticismo è forma e veicolo di salvezza). Siamo quindi in presenza, in poche righe, di una perfetta composizione di ogni espressione legata alla preghiera.

E’ sempre utile ricordare come qualsiasi rituale tradizionale è composto dalla progressione di queste tre inflessioni della preghiera. In quanto l’operatore inizialmente darà vita ad una preghiera tesa alla soppressione del pensiero passivo e reattivo, in modo che possa affiorare il pensiero del Sé che dimora nelle nostre profondità. Successivamente, adegutamente purificato[2], egli invocherà attributi divini di perfezione o l’amorevole influsso divino nei confronti dei fratelli. Infine, debitamente purificato e resosi canale del divino, egli ne acquisirà personalmente qualità o cercherà l’irruzione del medesimo all’interno del perimetro manifestativo. Nel Martinismo, ad esempio, l’irruzione divina nel quaternario inferiore è rappresentata dall’Ignea Shin. Essa è lo Spirito che tutto purifica e vivifica. Rossa gemma incastonata nella nigredo dei quattro elementi inferiori.
Caro Fratello il nostro sussistere in questa effimera manifestazione e la sottomissione alla sua legge, non comprende interamente la nostra natura. La quale oscilla su più piani, e come una rete sinaptica si estende in un intreccio di relazioni sottili e multidimensionali. Partendo quindi dal presupposto che tutto è dentro di noi e che quanto è posto al nostro interno si estende ben oltre i limiti della nostra carnalità e della nostra mente, possiamo richiamare, per assonanza e volontà, quelle forze e potenze in grado di estendere il loro influsso sul nostro lavoro interiore. Ovviamente tutto ciò deve accadere in accordo con la tradizione di riferimento, cercando di evitare dannosi sincretismi in grado di rendere sterile il nostro lavoro. Invocazione ed Evocazione assumono quindi un nuovo significato che è quello di far emergere alla nostra presenza, alla nostra vigile attenzione, in forme immaginifiche, poteri ed attributi ad esse associate, enti che sussistono negli strati più profondi del nostro essere. Enti che compongono la nostra variegata e composita struttura psichica ed animica, e che senza adeguati strumenti, fra cui la preghiera, non ne riusciamo a percepire presenza, intelligenza e vitalità. In un iniziato, in una persona integrata e presente a se stessa, chi comanda e chi ubbidisce si ritrovano in un medesimo soggetto. Ecco quindi che gli elementi divini o demoniaci non sono altro che aspetti scissori, o particolari, o settari di noi stessi, e tramite la nostra attiva azione cerchiamo di ottenere benefico influsso dai primi, reintegrazione dei secondi, ed infine composizione in un Uno Assoluto di ognuno di essi. Ecco quindi come nel nostro lavoro giornaliero qualora dobbiamo agire per contrastare un particolare aspetto della nostra natura, che riteniamo disfunzionale è necessario invocare quella manifestazione divina che grazie al proprio influsso è in grado di contenere ed annullare la manifestazione di tale elemento. Oppure ricorreremo all‘evocazione qualora dobbiamo agire non tanto sulla manifestazione dell’elemento, quanto piuttosto sulla propria radice. In alcune scuole iniziatiche sono insegnate particolari tecniche di mantralizzazione da associare durante il lavoro interiore, per dissolvere determinate strutture scissorie o disfunzionali interiori. Tutto ciò ha però sempre fondamento nella preghiera, nelle sue varie inflessioni (devozionale, evocativa, invocativa) e nella consapevolezza di chi la pone in essere. E’ con la preghiera che entriamo in contatto con le varie articolazioni del nostro essere.

Elenandro XI S:::I:::I:::



[1] L’ ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell'universo fu fondato da Martinez de Pasqually (1727-1774), dove ai consueti gradi di apprendista-compagno-maestro venivano innestate ulteriori classi di grado. Le quali dovevano portare l’iniziato ad essere coadiuvatore dell’opera divina attraverso lo strumento teurgico. Erano necessari, per conseguire tale mirabile risultato, periodi di profonda purificazione, preghiera e meditazione. In quanto ciò che è impuro genererà sempre impurità.
[2] Purificato significa essere reso netto. La radice di puro (pyr) è identica a quella di fuoco. Il fuoco riduce tutto all’essenza di ciò che è, oltre ogni apparenza.


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“A PROPOSITO DEGLI SCRITTI RISERVATI MARTINISTI”




Quando si vuole affrontare il fenomeno della presenza di diversi Ordini martinisti sia in Italia sia all’estero, si giunge sempre ad affermare, fra l’altro, che ognuno di essi ha una propria peculiarità e ogni Gran Maestro, autonomamente o sentiti gli organi appropriati (a seconda delle disposizioni vigenti nella struttura di appartenenza), ha la possibilità di meglio definire il deposito iniziatico-operativo del proprio Ordine con strumenti e pratiche rituarie. Quindi, pur mantenendo invariata la rituaria di base, definita dal lascito tradizionale e, in quanto tale, accumunante i diversi Ordini, ognuno dei Gran Maestri può adottare, oltre ad una specifica docetica, anche delle rituarie e pratiche aggiungendole e integrandole a quelle di base. Ed è questo, per l’appunto, che connota ogni singolo Ordine martinista, rendendolo un unicum rispetto agli altri.
Fatta questa premessa al fine di escludere ogni malevolo pensiero di arbitrarietà da imputare al Gran Maestro di turno, chi più ha caratterizzato il proprio Ordine, anche perché considerava i tempi ormai maturi, è stato Francesco Brunelli (Nebo SII) Gran Maestro dell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale, già Ordine Martinista di Lingua Italica (fino al 13.09.1974).
Il Gran Maestro Nebo, già dagli anni ’70, predispone e consegna i rituali giornalieri, lunari (novilunio e plenilunio) e solari (equinoziali e solstiziali), come oggi li conosciamo. Contestualmente stila un programma di meditazioni progressive, di disidentificazione-identificazione (Solve et Coagula), contenute nei 12 fascicoli costituenti il “Libro Alfa”. A tal proposito, nel Messaggio ai pronti (“Libro Alfa”, fascicolo 8) scrive: “Con questa nota esaurirò ciò che in questo periodo dovevo comunicare. Nella prima ho indicato l’urgenza e preminenza di un determinato o eccezionale orientamento per il lavoro da compiersi in questa fine del tempo; nel secondo, sollevando quasi completamento il Velo all’Iside, ho indicato ciò che è essenziale comprendere e far comprendere, ai discepoli pronti e vagliati, per l’acceleramento conclusivo; con il terzo scendo alla precisazione della via esercitativa che è il mezzo concreto per raggiungere lo scopo, senza indugi e senza pericolo. [omissis] La chiave d’oro vi è stata data ancora e questa volta senza tema di rimanere incompresa, ma dare la chiave non vuol dire dare la forza: la forza di volontà non può essere mossa che da voi [omissis] Prima di ogni altra cosa e sopra ogni altra cosa bisogna “unirsi a Dio” e solo quando tutto il processo sarà stato completato, quando tutto sarà veramente pronto e sarà giunto il momento della ridiscesa, allora … [omissis]”. Questo passaggio è stato riportato per rendere il senso e la portata del messaggio di Nebo, molte volte mal compreso e distorto, forse proprio da quei discepoli, non pronti e, conseguentemente, non vagliati.



È in quegli stessi anni ’70 che Nebo, in stretta collaborazione con Luigi Petriccione (Caliel), altro nome importante del milieu esoterico italiano, elabora il “Sacramentario Segreto delle Fratellanze Ermetiche. Riti, Preghiere e Formule della Tradizione Ermetico Gnostica”, una vera summa di rituali che contiene formule di consacrazione di strumenti operativi, orazioni agli spiriti dei quattro elementi, formule di consacrazione dei luoghi, inni e laudi dell’ermetismo alessandrino e preghiere gnostico-cristiane. Successivamente, Caliel darà vita a tre diversi eggregori, Hermes-El per la Massoneria, Leonia per il Martinismo e Ilaria come eggregoro di contatto fra i due precedenti. Tali eggregori sono agganciabili con apposite cifre, ad esempio, la cifra di Ilaria ricorda, per chi ne ha conoscenza, una serie di lune disposte a raggiera con delle corone. E qui è bene non andare oltre.
Ma la collaborazione con Caliel è solo l’inizio. Nebo è un instancabile ricercatore, sempre disposto ad offrire quanto possa servire a meglio connotare il suo Ordine, e in esso, ad offrire ai più pronti un’operatività di tipo attiva, a cui non tutti, senza alcun discrimine, possono essere propensi.
Il 1981, a Città della Pieve (Pg), durante il Collegio dei SII, Nebo esordisce: “Dopo aver fatto presente che gravi sono i momenti e grossi sono i problemi che il prossimo futuro riserva all’umanità e che è compito delle tradizionali Assemblee Invisibili e delle Associazioni Iniziatiche di svolgere un’opera di purificazione dell’aura del nostro Paese affinché i futuri avvenimenti di progresso umano possano svolgersi in un’atmosfera di minore tensione sul piano esoterico, credo giunto il momento di porre al Consiglio Nazionale dei SII l’interrogativo se sia il caso di ricercare la via per adire, nella più stretta osservanza della Tradizione, ad una forma di operatività superiore. I tempi sono maturi affinché ad una operatività esoterica nel quaternario si accompagni un’operatività sul piano eonico“.
In effetti, erano già stati redatti i libri “P” e “T” relativi, rispettivamente, ai processi di purificazione lunari e solari e di trasmutazione. Era stato completato anche il fascicolo “Ghimel 5”, dai più erroneamente ritenuto come derivante da una riedizione dei primi quattro “Ghimel”, riproposti ciascuno con un numero inferiore di pagine, dando così origine a un quinto fascicolo. Inoltre, già da qualche anno prima, Francesco Brunelli aveva individuato un c.d. “Gruppo Interiore” a cui aveva cominciato a dettare, ritualmente, i tre volumi del “Corpus Philosophicum totius Magiae Restititum a I.M. Kremmerz aegiptiaco” (così come riportato sul frontespizio), testo riservato interno all’Ordine Osirideo Egizio. Senza entrare nei dettagli, quanto contenuto nel “Ghimel 5”, cioè i riti trasmutatori geniali, il rito solstiziale di 2° grado, i riti equinoziali di 2° e 3° grado, il rito dei tre giorni, nonché le tecniche di “solarizzazione interiore”, simili ad analoghe operatività di alchimia interna taoiste, è intimamente propedeutico all’operatività dei libri “P”, e del “T” in particolare, visto che in quest’ultimo tali tecniche sono richiamate. Come è semplice immaginare, la presenza di scritti riservati, relativi ad una docetica e ad operazioni rituali non a tutti consegnati, creò, all’interno dell’OMAT motivo di dissapore interno al Collegio dei SII dell’Ordine, specialmente nei “collezionisti”, ai quali “manca sempre l’ultima figurina per completare la raccolta”. Con buona pace di tutti, alla morte di Francesco Brunelli, il nuovo Gran Maestro dell’OMAT, Renato Comin (Libertus), nella sua brevissima gestione dell’Ordine, dispose il ritiro dei libri “P” e “T”, considerandoli troppo impegnativi. Degli altri scritti riservati, forse, c’è da supporre che Renato Comin non ne avesse avuto conoscenza, visto il breve periodo di reggenza e solo per questo, non ebbe il tempo di cassarli.
Questo passaggio fra Gran Maestranze ha reso certo difficile cercare di rimettere insieme il patrimonio docetico e operativo Martinista; molti hanno inteso mantenersi ben distanti da siffatta operatività, ritenendola non consona al proprio modo di recepire il percorso spirituale martinista, sia proprio sia di coloro di cui si è responsabili in qualità di iniziatori, posizione questa altrettanto rispettabile rispetto a chi offre (non obbliga) una operatività più articolata mantenendo comunque inalterata la rituaria di base. Ma certo non possiamo fare a meno di raccontare la storia, non fosse solo che per cogliere e rispettare l’esortazione del Maestro Passato Nebo: “Fate che queste parole non vadano perdute”.

Hic et nunc.

Iperion S:::I:::I:::
Grande Maestro Aggiunto Sovrano Ordine Gnostico Martinista
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domenica 11 giugno 2017

Sovrano Ordine Gnostico Martinista e Ordine Esoterico Martinista




11 Giugno 2017,

Il Sovrano Ordine Gnostico Martinista e l'Ordine Esoterico Martinista, nel quadro di una maggiore collaborazione volta all'accrescimento filosofico e spirituale dei fratelli impegnati lungo la difficile via della Reintegrazione, hanno sottoscritto una rinnovata lettera di amicizia.

E' importante ricordare, e questo messaggio vuole orientare verso tale direzione, che la pratica spirituale non dipende da chissà quali, e chissà come raccolti, corpi rituali fantasiosi. Essa trova unico fondamento nella disciplina, nella volontà e nell'intuizione del fratello e della sorella.



Riconoscendo come l’azione di governo e divulgazione delle reciproche strutture e persone sia rivolta ad una sana formazione intellettuale e spirituale dei fratelli e delle sorelle.

Avendo ben chiara quella necessaria distinzione che separa il retto agire per il benessere e l’accrescimento del movimento martinista, dal malsano intellettualismo.

Comprendendo la necessaria e utile differenziazione docetica nel rispetto della tradizione operativa Martinista che ogni reale struttura deve possedere e proporre, onde evitare inutili duplicazioni animate solamente dal protagonismo e dell’orgoglio.

Verificando la fattiva amicizia e la collaborazione che ha da sempre costituito il rapporto fra i due Grandi Maestri.

Auspicando una sempre maggiore integrazione e sinergia iniziatica e divulgativa.

Rinnovano oggi il rapporto di laboriosa opera iniziatica tesa alla reintegrazione della collettività dei fratelli martinisti.





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