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mercoledì 8 maggio 2013

NOTE STORICHE SUL MARTINISMO 3 - di Aldebaran

IL MARTINISMO IN FRANCIA DOPO LA MORTE DI PAPUS

Alla morte di Papus la successione rimase aperta non avendo egli indicatone alcuno. Fu nominato Detré e ciò mentre Bricaud aveva già lasciato a Lione, mentre Papus si trovava al fronte come maggiore medico, il movimento martinista-gnostico a lui caro, reclutando i massoni. Come ha scritto Chevillon che fu successore di Bricaud, questi, con l’appoggio di Teder che aveva convinto Papus a “sostenere il Martinismo con la Gnosi”, si trovò da allora attivamente “ mêlé” alla direzione dell’Ordine. Morto Teder due anni dopo (nel 1918) anch’egli senza aver indicato un successore (Bricaud asserì senza prove di aver avuto la successione verbale), il Patriarca gnostico ereditò il Gran Magistero.
È in questo periodo che iniziano le scissioni già cominciate dopo la morte di Papus, e che i potentati stranieri non riconoscono più il Gran Magistero francese proprio a causa del fatto che i Gran Maestri si moltiplicano. Si giunge così all’aberrazione già detta, cioè all’intervento di una società americana autoproclamantesi superiore alle altre, che “riconosce” e “manda” senza averne alcun diritto ma trovando persone che sottoscrivono quando in buona fede e quando per riceverne “riconoscimenti”… sui quali è meglio tacere che pronunciarsi.
Scriveva Jean Chaboseau, figlio di Augustin, che fu Gran Maestro di uno di questi numerosi Ordini Martinisti, forse il maggiormente legittimo, (quello detto Tradizionale) e che, peraltro, lo sciolse dichiarandolo irregolare come tutti gli altri sorti dalla scissione: “Dopo la morte di Papus non esiste più alcuna continuità per la presidenza dell’Ordine Martinista; Papus non aveva designato un successore e se certi membri elessero Teder, una gran parte non l’accettò. Victor Blanchard, allora segretario generale, che aveva firmato la successione di Teder come secondo Gran Maestro, rifiutò di seguire la sua organizzazione, veramente nuova, tanto per i riti che per la composizione e gli obblighi che imponeva ai suoi membri. A sua volta egli costituì un Ordine Martinista di cui fu riconosciuto Gran Maestro. Teder avrebbe designato Bricaud – ma altre persone pretendono che si sia proclamato egli stesso – e Bricaud ebbe per successore Chevillon. Assassinato questi, l’Ordine Martinista alla nuova maniera (dato che le tendenze massoniche si erano accentuate ed un’ibrida fusione si era costituita con varie organizzazioni) ebbe per continuatori i fratelli Dupont e Dabeauvais. Oggi, non si sa esattamente di chi essi siano i successori, malgrado le loro affermazioni di sole regolarità martiniste”.
Lo stesso Jean Chaboseau (pare sia stato aspramente criticato da Robert Ambelain per questa messa a punto) scriveva, nel 1945: “Alla morte di Papus si assiste ad una fioritura di membri del Supremo Consiglio Martinista che si proclamarono Gran Maestri, e si fecero riconoscere da frazioni di membri. Chi pubblica un rituale, chi intende mantenere il sistema delle libere iniziazioni, infine, non si accontenta della tradizione vecchia di un quarto di secolo ma vi apporta tali modifiche che si assiste veramente alla nascita di un nuovo Ordine. Riprendendo per suo conto le affermazioni di Papus, e pretendendo di essere il legittimo successore, costui pretende anche la filiazione regolare da Martines de Pasqually attraverso Iniziatori Liberi, che gliel’avrebbero trasmessa. Chiude, poi, l’Ordine così rinnovato, ai non massoni, esigendo dei gradi massonici per l’ammissione, escludendo le donne, fabbricando un rituale”.
È chiaro che Chaboseau intende parlare di Bricaud il quale, per la realtà storica, era stato ricevuto martinista soltanto nel 1901 per opera di Papus e Superiore Incognito nel 1903, e Martines de Pasqually non c’entrava per nulla.
Questa la realtà. Sorgono così l’Ordine Martinista (di Lione) con Gran Maestro Bricaud; l’Ordine Martinista e Sinarchico con Gran Maestro Blanchard; l’Ordine Martinista Tradizionale con Gran Maestro Augustin Chaboseau (padre di Jean); l’Ordine Martinista Rettificato con Gran Maestro Boucher; l’Ordine Martinista Martinesista con Gran Maestro Dupont, tanto per citare solo i principali sorti in Francia nell’arco fra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda, e senza citare le scissioni americane, svizzere, olandesi, belghe e sudamericane. Di quelle italiane parleremo poi.
Cominciano ovviamente le polemiche e le ricerche di “riconoscimenti” anche da parte di organizzazioni che non posseggono alcun potere tradizionale, e tutti si rincorrono nella costruzione di genealogie che partono da Martines de Pasqually o dai suoi diretti successori (ne sorgono a diecine) ma che si riallacciano, tutte, rivendicandole, alla contemporanea discendenza da Papus. Tutti si richiamano ad organizzazioni estinte da almeno un secolo o due (ovviamente per apparire ancora più autentici di Papus) però sono tutti legittimi successori di Gérard Encausse!!!
Soltanto a titolo di curiosità, perché non è possibile ad uno storico che si ritenga obiettivo e non voglia avallare fantasiose per quanto nobili (almeno nelle intenzioni) e giustificabili invenzioni presentare ciò come credibile, riportiamo qui le principali genealogie apparse in quell’epoca e dopo l’ultima guerra e che tuttora circolano come autentiche. Resta invece ferma la realtà storica che il
capostipite del Martinismo moderno, inteso come Ordine organizzato, così come è concepito ed organizzato, con le sue nomenclature da tutti adottate, è Papus e che la sua successione non può essere che unica se si vuol rispettare la tradizione.

    Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
    Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus,Teder, Bricaud, Chevillon.
    Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
    Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
    Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
    Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
    Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe
    (con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).

È da tener presente che tutti coloro che appartenevano alle diaspore di Papus e di A. Chaboseau, fino alla morte di Papus avevano sempre riconosciuta come legittima ed unica valida discendenza quella facente capo a lui (e da lui indicata fino agli Intimi di Saint-Martin) e convalidata dallo scambio di iniziazioni avvenuto nel 1888 tra lui ed Augustin Chaboseau. Genealogia che si può tracciare così:

Saint.Martin                                               Saint-Martin

Chaptal                                                      La Noue

Barnois (??)                                             Hannequin

Delaage                                                    La Touche

                                                                 Desbarolles

                                                                Boisse de Mortemart

Papus A.                                                 Chaboseau

                          Papus - A. Chaboseau

                          A. Chaboseau - Papus

                                       P a p u s

Alla morte di Papus tutti si ritrovano a rivendicare genealogie che risalgono addirittura a Martines de Pasqually e, contemporaneamente rivendicano l’iniziazione di Papus o della sua diaspora. Tutti, salvo Augustin Chaboseau che rivendica una discendenza diretta da Saint-Martin attraverso l’iniziazione ricevuta da sua zia Amélie de Boisse-Mortemart, e da Papus attraverso le scambiate iniziazioni.
Mentre rivediamo questi appunti (tracciati nel 1960) la gran parte degli Ordini fioriti dal tronco papusiano non esistono più o conducono vita stentata in Europa, mentre alcuni hanno preso piede e forza in America latina e negli Stati Uniti ma con indirizzo eterogeneo. Attualmente l’unico Martinismo che dovrebbe esistere in Francia è quello facente capo a Philippe Encausse che ha forti
propaggini in numerosissimi paesi. Segue un indirizzo mistico richiamandosi oltre che alla tradizione papusiana all’opera e all’indirizzo del Maestro Philippe (Maître Philippe di Lione).
Ed è quello che nel 1960, appunto, noi prevedevamo, augurandoci che tutto confluisse, almeno in Europa verso un unico indirizzo o anche su indirizzi non precisi ma simili, in una catena d’unione anche filiforme ma reale. Ecco quanto scrivevamo: “Attualmente dovrebbero esistere in Francia, vivendo piuttosto isolati e con un modesto numero di adepti l’Ordine Martinista, detto di Papus, che rivendicherebbe la sua discendenza da quello Tradizionale sciolto nel 1947 da Jean Chaboseau. Ne è Gran Maestro il figlio di Papus, Philippe Encausse, che conserva l’importantissimo archivio del padre. L’Ordine sarebbe stato “risvegliato” nel 1952; L’Ordine
Martinista Martinesista, che si ricollega ad una trasmissione fra Chevillon e Dupont (pare della Chiesa gnostica). Ne è Gran Maestro lo stesso Dupont; l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, Gran Maestro Robert Ambelain (Aurifer) “risvegliato” nel 1942 da Georges Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi – a loro avviso – di Jean-Baptiste Willermoz, attraverso la successione dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (Aurifer dixit). Quale che sia la loro legittimità, è tuttavia certo che sul piano dell’iniziazione martinista individuale tutti sono in regola, per cui in base alla regolamentazione stabilita nel 1891, dal Supremo Consiglio presieduto da Papus, non vi può esser dubbio sulla validità di ognuno di questi gruppi. Una cosa è l’iniziazione, un’altra l’organizzazione: questa è una distinzione sulla quale non vi possono essere dubbi. Ma è per lo meno riprovevole che ogni tanto ci sia qualcuno che abbia l’uzza di proclamarsi il Gran Maestro di questa o quella “sezione” martinista, commettendo, in definitiva, un attentato al mantenimento della catena iniziatica e ciò, purtroppo, porta danno anno anche alla iniziazione. Comunque ogni gruppo martinista purché sia iniziaticamente legittimo (e cioè che ogni suo membro abbia avuto regolari e tradizionali iniziazioni tramite chi ne aveva i poteri) si può organizzare come meglio vuole purché – come disgraziatamente succede – non si creino nuovi rituali e non vi si introducano elementi estranei anche se ritenuti – e chi può dirlo? – più vicini ad una presente ortodossia, tale perché riferentesi a sistemi e nomenclature sulle quali non si hanno né si potranno avere precise documentazioni, come del resto ci sembra di aver obiettivamente dimostrato. A nostro avviso sarebbe preferibile che, almeno teoricamente o su un piano di relazioni anche filiformi, tutto facesse capo ad un solo organo direttivo e disciplinare. Non entriamo nel merito perché il nostro compito dev’essere quello imparziale di storici. Ma se ci è peraltro permesso una parola di speranza, essa è quella che si possa ritornare, in un tempo non lontano, a quell’unione che per tanti anni rappresentò l’autentica catena di pensiero e di forza che Papus ed i suoi Martinisti si erano preposti”.
La situazione creatasi in Francia alla fine del secondo conflitto mondiale era quella che abbiamo esposto. Vari gruppi i cui capi – come diceva Jean Chaboseau – “oggi non si sa esattamente di chi siano i successori” rivendicavano Gran Magisteri di genere diverso. Fa testo, in proposito, una frase di Umberto Gorel Porciatti, che dopo aver tentato di prendere contatti in Francia con qualcuno, affermava che la confusione era tale e tanta da non capirci niente e quel poco che pareva ci fosse non dava alcun affidamento.
Il 4 aprile 1942 (scrive Robert Ambelain nel suo “Le Martinisme” pubblicato a Parigi, nel 1946 da Niclaus) un Superiore Incognito, Aurifer (cioè lo stesso Ambelain), dopo aver iniziato secondo la tradizione dei Liberi Iniziatori di Louis-Claude de Saint-Martin due altri occultisti (detto, pagina 162) formò un triangolo martinista che aveva per scopo “di risvegliare la tradizione
dell’Ordine degli Eletti Cohen, e di riprendere tutti i suoi lavori, compresi quelli teurgici”. Al triangolo fu imposto il nome di Bethelios che, secondo Ambelain avrebbe significato, oltre che “Betel, in ebraico la Casa divina”, anche “Beth, la luna e Hé (Helios), il Sole”.
Da questo inizio sarebbe sorto mediante la trasmissione ottenuta al “centro del Cerchio segreto di due nomi e dello Schin e circondato da otto nomi e otto lumi” (ibid. pag, 166) il potere sui diritti e doveri e sulle cariche “dei Cavalieri Eletti Cohen e Reau-Croix”. Non è il caso di discutere sulla legittimità di tale trasmissione dei poteri e gradi di un Ordine posto in sonno nel 1778 da Sebastiano de Las Casas successore di Martines de Pasqually, il quale Las Casas avrebbe dato ordine di consegnare i documenti ai Filateti di Savalette de Langes. Ma, rifacendoci sempre all’Ambelain (opera citata, pag, 149) dobbiamo constatare che “l’insegnamento occulto di Martines conseguentemente trasmesso nella corrente del XIX° secolo, da una parte attraverso gli areopaghi cabalistici composti di Eletti Cohen che non si erano conformati all’ordine di deposito degli archivi nelle mani dei Filateti e, dall’altra per qualche massone del Rito scozzese rettificato detentore delle istruzioni segrete di J.B. Willermoz e Cavaliere beneficente della Città Santa; infine per i Superiori Incogniti affiliati alla scuola di Louis-Claude de Saint-Martin, Questi ultimi diffusero in Francia, Germania, Danimarca e soprattutto in Russia la dottrina del Filosofo sconosciuto.
Erano questi i famosi iniziatori liberi che trasmettevano il “sacramento” dell’Ordine sotto la loro personale responsabilità, e senza dipendere da alcun gruppo. Ma lo stesso Ambelain, qualche anno dopo cambiò opinione. Nel marzo 1948 in un opuscolo da lui definito “complementare” a “Le Martinisme”, intitolato “Le Martinisme contemporain et ses véritables origines” concludeva: “Noi abbiamo dunque eliminato successivamente: a) – La filiazione di L.C. de Saint-Martin; b) – la filiazione di J.B. Willermoz, di cui nessuna testimonianza o documento storico ci sono pervenuti. Peggio ancora, non abbiamo incontrato tra questi che delle conclusioni contrarie. Ciò è grave per gli Ordini martinisti i quali, organizzazioni non massoniche, non possiedono più da allora, alcuna filiazione. Ecco il problema: che rimane del movimento lasciato da Martines de Pasqually e dove si può trovare una filiazione ritualistica indiscutibile ed ininterrotta? La risposta è precisa: in seno al regime scozzese rettificato”. Ambelain, dopo aver indicato sommariamente i documenti studiati, affermava: “Che il martinismo teorico sia ignorato dalla maggior parte dei massoni del regime scozzese rettificato; che quello pratico (cioè teurgico) lo sia egualmente dagli alti dignitari dell’Ordine interiore (scudieri o cavalieri beneficenti della Città Santa) è altrettanto indiscutibile.
Non è men vero che i martinisti contemporanei desiderosi di riattaccarsi realmente, nel senso iniziatico della parola, al vero martinismo storico, dovranno recarsi a ricevere la “luce” nel seno delle logge scozzesi rettificate. Ambelain, insomma, Gran Maestro dell’Ordine “risvegliato” appunto il 4 aprile 1942 con le operazioni di cui abbiamo detto, praticamente dichiarava che l’Ordine non esisteva per mancanza di filiazione ed esprimeva chiaramente la sua vocazione massonica. Ma dopo qualche tempo, la sua opinione cambiava ancora. Il 2 ottobre 1958, data questa che ha un’importanza storica in quanto è l’anniversario della morte di Papus, e contemporaneamente ha importanza cronachistica per i reciproci riconoscimenti fra gli Ordini Martinisti francesi e la creazione di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti, Robert Ambelain pubblicava, sotto il suo nome iniziatico di Aurifer, un quaderno ciclostilato dal titolo: “Il martinismo contemporaneo e la sua filiazione”, nella cui prefazione scriveva: “in unaplaquette pubblicata nel 1948 ed intitolata “Il Martinismo contemporaneo e le sue veritiere origini” abbiamo tentato di dimostrare che la filiazione martinista attribuita a L.C. de Saint-Martin era, storicamente, più che dubbia. Crediamo di esserci pervenuti e, oggi, è ancora senza alcuna esitazione che ne rivendichiamo, in gran parte, le argomentazioni. Tuttavia, c’è un punto che la continuazione dei nostri studi e delle nostre ricerche storiche in materia di illuminismo ci ha permesso di studiare più particolareggiatamente e che è necessario a sua volta precisare, si tratta di quello dei rapporti fra la Massoneria rettificata e gli Eletti Cohen, nelle similitudini fra i Cavalieri beneficenti della Città Santa e dei dignitari del secondo Ordine”. Secondo il testo del quaderno, l’Ordine degli Eletti Cohen sarebbe stato perpetuato da Willermoz, nell’Ordine interiore della Stretta Osservanza (C.B.C.S.) i cui due gradi interiori
sarebbero stati in possesso per via di obbedienza massonica regolare alla massoneria scozzese rettificata la quale, peraltro, non possiederebbe i gradi segreti dell’Ordine interiore (Professi e Gran Professi) e, di conseguenza, le mancherebbe la trasmissione del martinismo di tradizione. Ma i Professi e i Gran Professi (sempre secondo l’Ambelain che con questi continui ripensamenti stava
ponendo in atto quanto vedremo poi) sono degli affiliati che hanno pronunciato dei voti in una religione e, alla sua origine, l’Ordine interiore di Willermoz era aperto soltanto ai cristiani. Ed ecco la soluzione data da Ambelain a questa sua nuova “scoperta”: “È dunque la Chiesa gnostica che può, perché incontestabilmente detentrice della filiazione apostolica, dare ai Cavalieri beneficenti della Città Santa la possibilità di ristabilire questa professione, scomparsa ai nostri giorni”. E concludeva: “Noi pensiamo dunque, che se la regolarità massonica amministrativa manca (e ciò si può facilmente ammettere) all’organizzazione martinista operativa moderna, ricreata nel 1943, essa possiede almeno una filiazione iniziatica regolare e incontestabile, che può provare, dopo J.B. Willermoz e prima di lui da M. de Pasqually, lungo il canale dei C.B.C.S. e possiede, in più, per i poteri d’ordine conferiti ad alcuni suoi alti dignitari della Chiesa gnostica, cioè di ordinare, in virtù della successione apostolica, altrettanto regolarmente di coloro che lo furono nel XVIII° secolo, e di farne dei Teurghi perché, non dobbiamo dimenticarci che questa successione (la gnostica) unisce il sacerdozio secondo Melkisedec a quello secondo Aronne” (E scusate se è poco. Nota di Aldebaran).
Di conseguenza, lungo un discorso di questo genere – nel quale si intrometteva la Chiesa gnostica della quale Ambelain rivendicava il Patriarcato proclamandosene il Primate, cioè il Papa – i neo templari della Stretta Osservanza sarebbero stati dei martinisti grazie a Willermoz, ed oggi quelli irregolari dal 1945 (risvegliati dallo stesso Ambelain, a suo dire) lo divenivano grazie ad Aronne e a Melkisedec.
Senza voler per questo, da parte nostra, calcare la mano in merito all’ignoranza in questioni martiniste degli Scudieri e Cavalieri beneficenti della Città Santa (come affermava lo stesso Ambelain nel suo “Le Martinisme contemporain…”) e alla già negata filiazione martinista di Willermoz. Restava, invece, perentoriamente negata quella di Saint-Martin del quale, però, Aurifer
e cioè Ambelain) traeva i suoi poteri di libero iniziatore, in virtù dei quali era sorto nell’aprile del 1942 il famoso triangolo Bethelios dal quale discendeva tutta la faccenda.
Qui è necessario inquadrare queste “rettifiche” di Ambelain nelle contingenze di quel periodo del 1958: si era alle porte della costituzione, in Francia, di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti (pare che la promozione provenisse proprio dall’Ambelain) e, di conseguenza, si trattava di presentarsi come meglio si poteva per conquistare un posto di rilievo e, forse, quello di rilievo maggiore. Così, con l’ultima precisazione, il triangolo Bethelios passava in seconda linea e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen (di cui Aurifer si era proclamato Gran Maestro) risultava risvegliato, con lo studio dei documenti fatto in più riprese, il che è saggio, da Georgess Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi di J.B. Willermoz l’uno la successione dei C.B.C.S., con le nuove investiture, però, dei Professi e Gran Professi da parte della Chiesa gnostica del Patriarca Jean II (cioè Ambelain). Il gioco era fatto. Tuttavia, parrebbe che Lagrèze non fosse completamente d’accordo (almeno se si deve prestar fede a Jean Chaboseau) se nel 1945 fu proprio Lagrèze a convincere Augustin Chaboseau a risvegliare l’Ordine Martinista Tradizionale di cui era Gran Maestro fin dal 1939. Se non andiamo errati, proprio nel 1958, il giorno anniversario della morte di Papus, o qualche giorno intorno, fu costituita a Parigi la già citata Camera di Direzione degli Ordini Martinisti, nella quale entrarono a far parte lo stesso Ambelain come Gran Maestro dell’Ordine Martinista degli E.C., Philippe Encausse come Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale
(risvegliato nel 1951) e Henry Dupont quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista Martinesista che si ricollegava ad una discendenza che Dupont affermava risalire direttamente a Chevillon. Successivamente, morto Dupont, Encausse ereditò la successione martinesista e così, nella Camera di Direzione rimasero lui e Ambelain. Nel 1962, infine, la Camera decise la fusione dei due Ordini e
ne risultò l’Ordine Martinista composto dei primi quattro gradi (linea cosiddetta cardiaca) con Gran Maestro Encausse, e dei gradi Cohen (linea teurgica) con Sovrano Gran Commendatore Ambelain. Si era praticamente giunti, contro ogni tradizione martinista al Grand’Oriente martinista e al Supremo Consiglio Cohen, rito dei Martinisti.
Tale particolare formazione martinista ebbe i suoi rituali altrettanto particolari che, tuttavia – almeno per quanto appare dai documenti in nostro possesso e che in parte riproduciamo – furono ritenuti poco martinisti da una gran parte degli appartenenti ai primi tre gradi.
Non si conoscono, poi – almeno da parte nostra – i motivi per i quali Robert Ambelain (Aurifer Sup, Incognito) il 29 giugno 1967 abdicò dalla carica di Sovrano Gran Commendatore (Cerchio interiore: Cohen) in favore di Hermete Sup. Incognito (Ivan Mosca) fin allora suo sostituto. Quali ne siano stati i motivi non ha qui alcuna importanza. Importante è che tale abdicazione sia avvenuta regolarmente come risulta da una lettera circolare dello stesso Ambelain, in data 21 luglio 1967, in cui si dice: “Firmo per l’ultima volta come Aurifer, Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine Martinista. Da tale fatto la promozione del Molto Rispettabile Fratello
Ivan Mosca diviene effettiva ed egli assume la responsabilità di Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine che raggruppa gli Eletti Cohen”.
In conseguenza di questa nuova situazione e delle fondamentali differenze esistenti fra le vie impropriamente dette cardiaca e operativa, Philippe Encausse ed Ivan Mosca decisero, a far data dal 14 agosto 1967, di sopprimere l’ibrida unione posta in atto nel 1962 ridando così alle due vie la loro libertà come Ordine Martinista (non massonico come risulta dalla sua stessa natura oltre che dai suoi Costituti nonché dalle dottrine di Louis-Claude de Saint-Martin e dalle regole enunciate da
Papus, suo fondatore) e come ordine massonico dei Cavalieri Eletti Cohen dell’Universo. Di qui una revisione dei rituali del 1962 ed una circolare di Philippe Encausse, in data 5 aprile 1968, in cui egli quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista affermava che: “l’appartenenza all’Ordine Martinista e la qualità di martinista implicano la credenza nella divinità di N.S. Gesù Cristo”.
Indubbiamente tale affermazione era un po’ troppo perentoria, forzando essa la libertà religiosa dei martinisti. Ma, a ben osservare, se la Chiesa gnostica – come si andava affermando in Francia – era la chiesa ufficiale del Martinismo, la divinità del Cristo (cioè dell’Inviato di Dio, dell’Unto, del Messaggero, del Salvatore) era indubbia e dogmatica. Visto, poi, che il Cristo dei
cristiani si identifica con Gesù (e il Martinismo tale identificazione confermava identificando il Pentagrammato – Iod, Hé, Schin, Vau, Hé – che, erroneamente si ritiene debba pronunciarsi Jeshouàh, che significherebbe Gesù, mentre non è pronunciabile), l’affermazione si poteva anche ritenere più che legittima almeno da parte del Gran Maestro.
Non la ritenne legittima Robert Ambelain, non si sa con quale diritto dato che aveva dimissionato dalle sue cariche da quasi un anno. Con una sua circolare – del tutto noncurante che Hermete ed Encausse, in piena sovranità, avessero dichiarato decaduto il protocollo del 1962 e che i due Ordini, diversi per spirito, nomenclatura, tipo di Iniziazione, caratteristiche associative, avessero ripreso la loro libertà di azione e che, di conseguenza i rituali del 1962 non avevano più alcuna ragione di esistere – Ambelain, indirizzandosi “A tous les Grands-Maitres, Grands Officiers, Maitres des Loges, Frères et Soeurs, des divers Ordres Martinistes Nationaux, aussi bien qu’aux Martinistes de l’initiation Libre, et démeurés indépendents” riproduceva parte (gli articoli 12 e 14) dei protocolli del ’62 e affermava fra l’altro:

    che l’Ordine degli Eletti Cohen, come si poteva facilmente constatare, aveva fatto importanti concessioni senza essere in grado di controllare la reciprocità;
    che, visto che la maggioranza dei membri del Supremo Consiglio aveva continuamente svolto una campagna contro il Marinismo operativo e la teurgia martinista, qualificando e lasciando qualificare nei suoi gruppi, tanto a Parigi che in provincia, questi studi e operazioni, di satanismo e di magia nera (…);
    che in questa maniera, e durante cinque anni detto Supremo Consiglio aveva deliberatamente violato l’impegno preso il 28 ottobre 1972;

per questi motivi, egli, Ambelain, decideva di creare in Francia con tutte le estensioni all’estero, l’Ordine martinista Iniziatico, dichiarando testualmente: “… le quel rassemblera désormais tous les Martinistes et Impétrants éventuels désireux de rejoindre, étudier, continuer, l’oeuvre de la pléiade dont Papus fut le conducteur incontesté”

Come si vede, dopo 26 anni (dal 1962 al 1968) e dopo aver scoperto e riscoperto discendenze e controdiscendenze, aver modificato e adottato vecchi e nuovi rituali, Robert Ambelain si accorgeva che la fonte del Martinismo era la libera iniziazione (e cioè la regola di Saint-Martin) e che la guida incontestata dell’ordine e quindi colui che lo aveva fondato, era stato Gérard Encausse, detto Papus.

Lasciamo perdere, perché non si tratta più di storia ma di polemica (e anche grossolana) la presa di posizione del 2 maggio 1968 dal gruppo “Eliphas Levi” di Parigi, e la lettera dello stesso Ambelain indirizzata il 26 giugno 1968 al Presidente ed ai componenti del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista a Parigi (a noi inviata in copia “bien affectueusement”). Non possiamo, peraltro, passar sotto silenzio – senza per questo emetter giudizi – che il cosiddetto ordine Martinista Iniziatico ha cessato – almeno in Francia – la sua attività essendo stato sciolto il 26 agosto 1974 con lettera del “Molto Illustre fratello Robert Ambelain” dalla quale risulta anche che tale Ordine continuerebbe “a perpetuare – sotto la guida di un nuovo Gran Maestro che risiederebbe
nell’America del Sud – la filiazione martinista russa”.

Non sappiamo quanti aderenti raggruppasse questa associazione sorta da un ritorno di fiamma di Aurifer e denominata “Ordine Marinista Iniziatico” quasicché gli altri non lo fossero: un gruppo, tuttavia, ne era stato il primo nucleo e, probabilmente, l’unico. Si tratta di quello al quale abbiamo già accennato, l’”Eliphas Levi” di Parigi, presieduto dalla signora Cristiane Buisset e composto, all’epoca – cioè nel 1968 – di altre sei o sette persone.

Non è però improbabile che tale gruppo, o alcuni suoi componenti, abbiano dato la loro adesione, o siano addirittura i fondatori di un nuovo Ordine che è sorto il 24 luglio 1974 a Parigi, con sede in Boulevard Bassières 31: l’Ordine Martinista Martinesista indipendente (!!!).

Note
19 Arturo Reghini, in “Atanor” nr. 4, aprile 1924, affermava che “Teder si fece eleggere all’unanimità da un Comitato direttivo che comprendeva tre membri di cui uno era lo stesso Teder”.
20 Il verbo mêler francese si presta a parecchie interpretazioni, la più frequente e generale è quella di “mischiare”, mescolare, ma si usa anche come “intrigare”, avviluppare, imbrogliare, arruffare, e “ficcare il naso”. Non abbiamo volute tradurre il termine usato da Chevillon (che certo voleva dire “a far parte indiretta”, ma che, certo, si è espresso in modo piuttosto ambiguo).
21 Sempre Arturo Reghini, nello stesso numero di Atanor del 1924, riferendo sulla successione di Teder scriveva: “Due anni dopo lo stesso Gran Maestro (Teder) moriva a sua volta in un ospedale di Clermont Ferrand, dove il signor Bricaud, come per caso, si trovava allora mobilitato in qualità di infermiere, il che gli permise di raccogliere la sua successione e di aggiungere un nuovo titolo a tutti quelli di cui già si fregiava”.
22 Le critiche di Ambelain non potevano mancare ma bisogna dargli atto ch’egli ha pubblicato le lettere di Jean Chaboseau, per intero (pagine da 172 a 175) nel suo “Le Martinisme”, Niclaus, Paris, 1946.
23 L’Ordine dei Cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, fondato da Martines non ha mai dato l’iniziazione diretta. In quanto Ordine massonico la trasmissione doveva essere effettuata per cooptazione, in nome dell’associazione.
24 Quando, dopo la costituzione dell’Ordine Martinista e Sinarchico da parte di Blanchard si parlò di prendere in esame un eventuale incontro fra i vecchi martinisti contrari alle linee assunte da Bricaud e lo stesso Blanchard, Augustin Chaboseau che doveva ricostituire l’Ordine di Papus (Martinismo tradizionale) nel 1931, rifiutò con la seguente frase: “Comment reconnaitrais-je Blanchard pour “Grand.Maître”, moi qui ai initié Papus en 1888?”. Tuttavia anche questa frase di Chaboseau non risponde esattamente al vero perché egli e Papus si scambiarono reciprocamente le iniziazioni ricevute.
25 Questo è anche il caso di Philippe Encausse. Attuale Gran Maestro del Martinismo in Francia, che rivendica l’iniziazione diretta da suo padre (imposizione delle mani).
26 Come Gruppo, ma, ovviamente, non come Ordine.
27 Lettera di Umberto Gorel Porciatti a Artephius (Archivio Ordine Martinista, Fondo Convento di Napoli.
28 A proposito della Chiesa gnostica cfr. G. Ventura: I Riti massonici di Misraïm e Memphis, capitolo III della seconda parte: “Dalle Piramidi alla Chiesa gnostica” e cap, I della terza parte, “Dalla Chiesa gnostica all’ateismo?
29 Le sottolineature sono di Aldebaran.
30 Come si vedrà poi, Ambelain abdicherà la Chiesa gnostica ed affermerà che il Cristianesimo ha fatto il suo tempo e così anche il Martinismo. Non si capisce come mai un uomo che si proclamerà – si vedrà poi – l’iniziatore di “tutti” i martinisti (non si sa su quali basi) possa aver cambiato tanto e continuamente di opinioni. E perché?
31 Lettera di J. Chaboseau, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (datata settembre 1947) con la quale poneva in sonno l’Ordine e dava le dimissioni da Gran Maestro. Apud: Ph. Encausse: “Sciences Occultes” Ocia Paris, 1949, pag, 76.
32 R. Ambelain, con la stessa data, come Jean III (cioè Patriarca della Chiesa gnostica) abdicò al patriarcato in favore del vescovo André Mau…., primate della France Contée, che assume il nome di T. Andreas.
33 Con la stessa data del 14 agosto 1968, Ivan Mosca, firmando Hermete, avvalendosi dei suoi poteri poneva in sonno l’Ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, scioglieva il Sovrano tribunale dell’Ordine ed il suo segretariato generale, aboliva tutte le cariche e funzioni gerarchiche e amministrative da lui concesse o dal suo predecessore R. Ambelain, bloccava tutti i lavori collettivi, annunciava lo studio di tutti i documenti posseduti e la convocazione avvenire di un Convento mondiale dopo che una speciale Commissione avrà emesso parere favorevole e che sarà stata verificata la presenza dell’Energia Primaria nei cerchi sacri ecc. ecc. (cfr.: “L’Initiation” n° 4, ott.-nov.- dic. 1968, pagine 230-231, e Archivio Ordine Martinista, Fondo Scissione 1971).
34 Precisiamo che i martinisti italiani non hanno mai riconosciuto alcuna chiesa ufficiale del Martinismo.
35 In effetti i cinque segni Jod Hé Schin Vau Hé non si leggono Gesù bensì (ammettendo che si possano leggere) Giosué. Gesù si scrive Jod Schin Vau e si legge Jeshua.
36 A scanso di equivoci si tratta dell’Ordine martinista scaturito dall’unione dell’Ordine Martinista Tradizionale e dall’Ordine Martinista Martinesista (facenti capo a Ph. Encausse) con l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen fondato da Ambelain, e dall’ordine dei cavalieri massoni eletti Cohen dell’Universo.
37 Circolare del 29 aprile 1968 firmata da Ambelain come Gran Maestro della R+C kabbalistica (??) e da G. Buisset, come Gran Maestro Aggiunto dell’Ordine Martinista iniziatico (sic!).
38 Non si capisce perché tale campagna sia stata tollerata per cinque anni (dal 1962 al ’67) senza che R. Ambelain, allora Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine, intervenisse.
39 Lettere circolari sono pervenute anche al Gran Magistero italiano, inviate dallo stesso Aurifer, e sono conservate nell’Archivio dell’Ordine sulla Grande Montagna.
40 Cfr.: “L’Initiation” nr. 3 (luglio-agosto-settembre 1974) rubrica “Informations martinistes et autres”.
41 Vedi nota nr. 8 e anche “Bollettino dell’Ordine Martinista nr. 12 (ott.-nov.-dic. 1974) rubrica documenti, pagine 5, 6, 7. Vedi anche Journal Officiel (Francia) del 13/X/74, dichiarazione alla Sottoprefettura di Mantes-la Joilie: “L’Associazione Ordre Martiniste Initiatique, decide la sua cessazione”.
42 Cfr. Réponse du Groupe E. Levi à la circulaire du 5 avril 1968, au président de la Chambre de direction (Arch. Ordine Martinista, Fondo Francia).

martedì 9 aprile 2013

Dottrina Generale di Martinez de Pasqually - Ambelain

Come tutti gli esoterismi, la dottrina martinista, così come è stata definita da Martinez de Pasqually nel suo “Trattato della Reintegrazione degli Esseri”, fa necessariamente ricorso all’essoterismo per esprimere delle verità metafisiche, poco percepibili e poco esprimibili per loro natura. E’ così che è integralmente legata alla Tradizione Occidentale, ed in particolare giudeo-cristiana.
In quanto al problema della Causa Prima (Dio), il Martinismo fa sue le conclusioni alle quali giungono i teologi cristiani ed i cabalisti ebrei, quantomeno ai principi sui quali le diverse scuole sono d’accordo da sempre: ternario divino, “persone” divine, emanazione, ecc.. In quanto al resto, è più specificatamente gnostico (pur presentando questa tesi sotto una forma diversa dalle scuole collegate a questa parola), perchè pone in principio l’eguale necessità della Conoscenza e della Fede, ed il fatto che la Grazia debba, per incidere effettivamente, essere completata dall’azione, intelligente, comprensiva e libera, dell’Uomo. E’ per questi diversi motivi che Martinez de Pasqually ha presentato l’esoterismo della sua scuola sotto l’aspetto della tradizione giudeo-cristiana. Questa leggenda, che ha avuto certissimamente come autore il Maestro, deriva da documenti tradizionali che sarebbero stati di proprietà della sua famiglia da quando un antenato, membro del Tribunale dell’Inquisizione, li avrebbe presi a degli eretici arabi o ebrei, in Spagna. Questi documenti sarebbero costituiti da manoscritti latini, copie degli originali arabi, a loro volta derivati da clavicole ebraiche.
Comunque sia, ecco un riassunto del “Trattato della Reintegrazione degli Esseri”, opera tanto rara quanto poco chiara per chi non sia al corrente delle tradizioni generali che l’hanno ispirata.
 
Il Mondo, considerato come “sfera materiale”, sottoposto ai nostri sensi, e “regioni spirituali” dell’Aldilà, non è l’opera di Dio stesso, considerato in quanto Assoluto. E’ il Vangelo di San Giovanni ad insegnarcelo:
“In principio (ossia quando debuttano “i tempi”, periodi in cui si manifestano degli esseri relativi), era il Verbo” (il Logos, la Parola Divina).
“Il Verbo era presso Dio...” (espressione letterale, esprimente il testo greco meglio che “con Dio” delle normali versioni).
“Il Verbo era dio...” (e non Dio, maiuscolo. Il testo greco non ha l’articolo; il Verbo è dunque uno degli “elohim” o figlio di Dio; questa parola elohim significando, in ebraico, “Egli-gli dei”).
“Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui, e nulla è stato fatto senza di lui...”.
Questo Logos è quello che la Cabala chiama Adam Kadmon, colui che (in tutte le tradizioni religiose antiche) crea gli esseri inferiori attraverso la sua parola, chiamandoli (sottinteso “alla Vita reale, manifestata”): “E Adamo diede dei nomi a tutti gli animali ed agli uccelli dei Cieli, a tutti gli animali dei campi, ma per l’Uomo, non trovò alcun aiuto simile a lui...”.
 Questi “animali dei campi”, questi “uccelli dei Cieli”, non sono gli esseri comuni a questo nome. Il senso esoterico designa le creature inferiori all’Uomo-Archetipo, abitante i “piani” o mondi dell’Aldilà, “regioni spirituali” a cui facevamo allusione poc’anzi.
Durante questa creazione, Dio si avvale dunque di un intermediario. Cosa che viene confermata dal Capitolo 1 della Genesi (1-2,3): “La Terra (la Materia primordiale, il Caos) era informe e vuota, e lo Spirito di Dio aleggiava sulle Acque” (il nou egiziano, l’elemento più sottile di questa Materia). Il termine “Spirito di Dio” porta la maiuscola, designando così uno Spirito, distinto da Dio, e affatto lo spirito di quest’ultimo; cosa che sarebbe un non senso, essendo Dio necessariamente lo spirito di Se-stesso. E la Genesi non ci dice che “Dio aleggiava sulle Acque”. Ecco perché poco oltre ci insegna: “L’Eterno Dio prese dunque l’Uomo e lo mise nel Giardino dell’Eden, per custodirlo e coltivarlo...” (Genesi 11,15).
Questo giardino è un simbolo, che significa la Conoscenza divina, accessibile agli esseri relativi. In effetti, la Cabala, tradizione segreta, è frequentemente designata come “Frutteto” mistico. In ebraico, frutteto si dice ghineth, parola formata da tre lettere (ghimel, noun, tau) iniziali delle tre scienze secondarie, chiavi della Cabala: la Ghematria, il Notarikon, la Temurah.
L’Uomo primitivo di cui parla la Genesi, nel suo racconto puramente simbolico, non è un essere di carne, di forma come noi ma uno Spirito, emanato da Dio, composto di una “forma” (che la Genesi chiama il corpo), analoga al “corpo glorioso” definito dai teologi, creato dall’Eterno Dio, e da una scintilla animatrice che è integralmente divina, poiché la Genesi ci dice che fu il “soffio” stesso di Dio. Il nostro Uomo-Archetipo è dunque semi-divino. E’ sorto dalla Materia primordiale (dal Caos, composto di Terra ed Acqua - simbolici), per la sua “forma”, ed è sorto da Dio per quel soffio divino che l’anima, soffio sorto da Dio stesso.
 
Adamo ed il Verbo Creatore sono simili, poiché l’Uomo-Archetipo continua, nel simbolico “giardino” dell’Eden, l’opera iniziata dallo Spirito di Dio. Eppure, questo Verbo Creatore ed il Verbo Redentore sono diversi.
Certo, è indiscutibile che il Cristo (che Martinez chiama il Riparatore) è contemporaneamente dio (per la sua origine) e uomo (per la sua incarnazione). La Teologia lo ha dimostrato. Ma, allo stesso modo che un bambino di dieci anni ed il vecchio che sarà in seguito sono un solo e stesso essere (sotto caratteristiche ed aspetti diversi)! C’è tra loro continuità di coscienza assoluta, se non c’è più somiglianza d’aspetto o di reazioni inferiori. Ad un livello simile, l’anima che ha animato un corpo umano comune, animandone poi un altro, venti secoli dopo, sarà sempre identicamente se stessa nelle sue due diverse manifestazioni, benché dette manifestazioni siano potute essere apparentemente diametralmente opposte, per effetto del “ruolo” oscillatorio definito con la nota espressione di “karma”.
Parallelamente all’Adam-Kadmon (l’Uomo-Archetipo o Cosmico), esistevano altri Esseri, sorti da una Creazione anteriore, diversa di natura e di “piano”, senza legami con quella che ci espone dettagliatamente la Tradizione della Genesi. Questa creazione è quella detta degli “Angeli”, che altre tradizioni ci riportano e che tutte le teologie analizzano. Sono queste due diverse creazioni che la Genesi sottintende nel suo primo versetto: “In principio, Dio creò il Cielo e la Terra”. Subito, la Genesi tralascia la prima Creazione (sulla quale pare che Mosé non possedesse alcuna informazione) e passa alla seconda: “La Terra era informe e vuota, le Tenebre aleggiavano sulla superficie dell’Abisso...” (Genesi 1 ,2).
Altri elementi della Tradizione giudeo-cristiana ci insegnano che gli esseri di quella Creazione primitiva (simboleggiata dal “Cielo”), ossia gli Angeli, si scissero in due categorie, gli Angeli fedeli e gli Angeli ribelli, in seguito ad una prova voluta da Dio.
Questo è stato capito male. Dio, principio di infinita perfezione, non ha potuto tentare gli Angeli dopo la loro emanazione, né espellerli, dopo la loro involuzione. Al contrario, certe entità, giunte al termine della Missione per la quale Dio le aveva emanate (ossia liberate, dotate così necessariamente del libero arbitrio), si sono rifiutate di reintegrare l’Assoluto, il Piano Divino, fonte del Sovrano Bene. Hanno allora preferito l’io, momentaneo, perituro, illusorio, al Sé, eterno, reale, imperituro. Hanno preferito vivere “al di fuori” di Dio, piuttosto che assorbirvisi, e beneficiare così delle sue infinite perfezioni.
Sono dunque loro che si sono momentaneamente allontanati da Dio, con un atto libero, per quanto sbagliato. Non è l’Assoluto che li ha rigettati ingiustamente, né ad essere la causa del loro esilio. Di conseguenza, il ritorno indietro, e la redenzione, rimangono possibili, quando l’Entità celeste consentirà di riprendere la strada del Divino.
Ma in attesa di questo ritorno verso la Luce e la Verità immanenti, rimangono, con il loro atteggiamento egoico: ribelli (all’offerta divina primitiva e permanente); smarriti, (poiché al di fuori del loro legittimo destino); perversi, (poiché viventi “al di fuori” del Sovrano Bene, e dunque “nel Male”).
Ebbene, ogni cosa corrotta tende, per sua natura, a corrompere ciò che è sano. E nel campo degli esseri spirituali, ancor più che in quello dei corpi materiali, in quanto vi si mescolano: l’invidia o la gelosia (coscienza, malgrado tutto, di una inferiorità reale), l’orgoglio (volontà di avere l’ultima parola!), e l’intelligenza (rimasta la stessa, ma per la massima attivazione di questi difetti).
Ecco perché la Tradizione ci dice che l’insieme degli Esseri spirituali perversi (l’eggregore del Male), indicato con l’immagine del Serpente, fu geloso di questo essere, superiore a loro, e “immagine” del Dio al quale queste Entità decadute pretendevano di sottrarsi.
Hanno dunque agito (senza dubbio telepaticamente), su Adam-Kadmon, incitandolo a varcare i limiti delle sue possibilità naturali.
Essere misto per sua natura, a metà spirituale e a metà formale, androgino dove la Forma e lo Spirito si compenetravano mutuamente, l’Uomo-Archetipo doveva mantenere una certa armonia, un equilibrio necessario, in quel Campo dove Dio lo aveva posto. Doveva vegliare sulle sue disposizioni, operarvi, continuare il lavoro di quello “Spirito di Dio” di cui era il riflesso, l’intendente, il celeste “maitre-Jacques” immediato.... Era a questo ruolo di Architetto dell’Universo che l’Adam-Kadmon era preposto, ma di un Universo più sottile del nostro, il “Regno” che non è di questo mondo, di cui parlano i Vangeli.
Sotto l’impulso delle entità metafisiche perverse, l’Uomo-Archetipo si è mutato in Demiurgo indipendente. Rinnovando il suo errore, ha modificato e perturbato le Leggi che aveva per compito di far osservare. Ha tentato, audace e ribelle, di farsi creatore a sua volta, e di eguagliare con le sue opere Dio stesso. Non è riuscito che a modificare il suo primitivo Destino.
E’ quanto le due identiche leggende, quella di Lucifero, primo degli Angeli, e quella di Adamo, primo degli Uomini, ci riportano nel loro svolgimento parallelo. E’ forse da questa tradizione che deriva l’uso di consacrare, agli dei o a Dio, le primizie del raccolto o il primo nato del gregge. Sta di fatto che, nel simbolismo della storia dell’umanità che ci racconta la Genesi, tutti i primogeniti: Caino, Cam, lsraele, Esaù, ecc., sono misteriosamente segnati da un destino avverso.
Ma mentre Dio, nelle sue infinite possibilità, può trarre qualcosa dal Nulla, l’Uomo, creatura dalle possibilità limitate, non può che modificare ciò che già c’è, senza nulla estrarre da quello stesso Nulla.
L’Uomo-Archetipo, volendo creare degli esseri spirituali, come Dio aveva creato gli Angeli, non ha fatto che oggettivare i propri concetti. Desideroso di dar loro dei corpi, non ha potuto che integrarli nella Materia più grossolana. Volendo animare il Caos (le “Tenebre esterne”), come Dio aveva animato il Mondo metafisico che gli era stato primitivamente affidato, non ha fatto che impantanarsi.
Infatti, Dio “essendo”, nel senso più assoluto della parola (“lo sono colui che è” dice a Mosé, sul Sinai), alcun Nulla preliminare può esistere. Per creare la Materia primitiva, Dio ha semplicemente contratto una parte delle sue infinite perfezioni di una porzione della sua essenza infinita. Questa contrazione parziale della Perfezione spirituale più assoluta è inevitabilmente sfociata nella creazione dell’Imperfezione materiale relativa. Questo giustifica che la Creazione, qualunque essa sia, non può mai essere perfetta. E’ necessariamente imperfetta per il fatto che non è Dio!
Ad imitazione dell’Assoluto, Adam-Kadmon tenterà dunque di crearsi una “materia prima”. Alchimista inesperto, sarà all’origine della sua Caduta.
L’Uomo-Archetipo è un essere androgino. La Genesi (Cap. 1 27,28), ci dice che: “Dio creò l’Uomo a sua immagine, maschio e femmina lo creò....”. E’ questo elemento negativo, femminile, che Adamo oggettiverà, fuori da se stesso. E’ questo “lato” sinistro, femminile, passivo, lunare, tenebroso, materiale, che darà vita - separandosi dal “lato” destro, maschile, attivo, solare, luminoso, spirituale ad Eva. La Donna-Archetipo è dunque tratta da uno dei due “lati” dell’Androgino, e non da una delle sue “costole” (Tutte le religioni antiche hanno conosciuto un essere divino, originale, che era contemporaneamente maschio e femmina).
La Genesi ce lo dice (Cap. II - 23,24):
“E Adamo disse: questa è ossa delle mie ossa, carne della mia carne (lui, conserva quindi lo spirito, l’anima), sarà chiamata Donna - in ebraico Isha -, in quanto è stata tratta dall’Uomo, - in ebraico Ish”.
E’ questa nuova Materia, l’Eva della Genesi, la Donna simbolica, che Adamo “penetra” per crearvi la Vita. L’Uomo-Archetipo si è dunque degradato tentando di eguagliarsi a Dio. Il suo nuovo campo è il Mondo iliaco della Gnosi, il nostro Universo materiale, mondo pieno di imperfezioni e di mali. Il poco bene che vi risiede, viene dalle antiche perfezioni dell’Uomo-Archetipo. In quanto, scisse in due esseri diversi, la somma di dette perfezioni originali non può essere totale in ciascuno di loro.... Vi è dunque una caduta.
E’ anche per questo che la Natura era stata deificata dai culti antichi. Era dunque proprio la Madre di tutto ciò che è, ma di ciò che è “sotto i Cieli”, semplicemente... lside, Eva, Demetra, Rhea, Cibele non sono che simboli della Natura materiale, emanata dall’Adam-Kadmon, personificata dalle Vergini Nere, simboli della Prima Materia.
 
L’essenza superiore di Adam-Kadmon, integrata in seno alla Materia nuova, è diventata lo Zolfo, espressione alchemica designante l’anima del mondo. L’essenza seconda, il mediatore plastico, ciò che costituiva la “forma” di Adamo, il suo doppio superiore, è diventato il Mercurio, altra espressione alchemica designante l’Astrale degli occultisti, il piano intermedio. La Materia sorta dal Caos secondo, è il Sale alchemico, il supporto, il ricettacolo, la prigione.
Parallelamente possiamo dire che Adamo è diventato lo Zolfo, che Eva ha dato il Sale, e che il Caino della Genesi è il Mercurio di questa simbolica triade. Termini che l’Alchimia conosce anche sotto quelli di Re, di Regina, e di Servitore dei saggi....
Si concepisce allora perché, in tutti i suoi gradi, la Materia Universale sia vivente, come ammette l’antica alchimia e la moderna chimica, e come, nelle sue manifestazioni, può essere più o meno cosciente ed intelligente. Attraverso i quattro regni della Natura, minerale, vegetale, animale, umano (tra i quali non c’è peraltro alcuna soluzione di continuità), è l’Uomo-Archetipo, l’Adam-Kadmon, l’Intelligenza demiurgica primitiva, che si manifesta, dispersa, sparpagliata, imprigionata. E’ questo, quel rivestimento di “pelli di animali” che ci racconta la Genesi: “E Dio fece all’Uomo e alla Donna degli “abiti di pelle” e li rivestì...” (Cap. III, 21). Questo Universo nuovo è anche diventato il rifugio delle entità decadute. Vi si sono rifugiate per allontanarsi ancora di più dall’Assoluto, nella chimerica speranza di sfuggire alle Leggi eterne, ovunque presenti.
Gli Esseri malefici hanno dunque un interesse primordiale perché l’Uomo, disperso ma ovunque presente in seno alla Materia costituente l’Universo visibile, continui ad organizzare ed animare questo ambito, ormai il loro.
Come l’anima dell’Uomo-Archetipo è prigioniero della Materia universale, l’anima dell’uomo-individuo è prigioniera del suo corpo materiale. E la morte fisica (il solo effetto significativo che vi abbia guadagnato, ci dice la Genesi...) e le reincarnazioni che vi susseguono, sono i mezzi attraverso cui le entità decadute manifestano la loro influenza sull’Uomo. Si capisce allora meglio la parola del Redentore, “sentita” dai Profeti, come lsaia: “O Morte, dov’è la tua Vittoria? O Morte dov’è il tuo pungolo...” (il pungolo dei sensi, che sollecitano l’anima separata a reincarnarsi in un corpo materiale).
La Potestà, la Saggezza, la Bellezza che si manifestano ancora in questo Universo materiale, sono questi gli sforzi dell’Uomo-Archetipo per ridiventare ciò che era prima della sua Caduta. Le qualità contrarie, sono le entità decadute che ve le manifestano, al fine di conservarvi il “clima” che hanno sperato di fargli creare, per sussistervi così come lo hanno voluto al tempo che fu, quando hanno deliberatamente interrotto il loro ritorno verso l’ Assoluto.
L’Uomo-Archetipo non riprenderà possesso del suo primitivo Splendore e della sua Libertà, che separandosi da questa materia che lo invischia da ogni parte. Per questo, occorre che tutte le cellule che lo compongono (gli uomini-individui), possano dopo la loro morte naturale, ricostituire l’Archetipo integrandovisi definitivamente, sfuggendo così ai cicli delle reincarnazioni.
Allora, i microcosmi rifaranno il Macrocosmo. Gli uomini individui, riflessi materiali dell’Archetipo, sono dunque anche (qualche gradino al di sotto), dei riflessi divini. Come l’Archetipo è, anch’esso, il riflesso di Dio, del primitivo Verbo Creatore o Logos, dello Spirito di Dio di cui parla la Genesi.
E’ dunque proprio lui, il “Grande Architetto dell’Universo”. Qualsiasi culto di adorazione reso a quest’ultimo è dunque un culto satanico perché reso all’Uomo e non all’Assoluto. Ecco perché la Massoneria lo INVOCA senza adorarlo.
 
Per sfuggire ai cicli delle reincarnazioni successive in questo mondo infernale (inferno: luoghi bassi), occorre che l’uomo-individuo si stacchi da tutto ciò che lo attrae verso la Materia, e si liberi così dalla schiavitù delle sensazioni materiali. Deve anche elevarsi moralmente. Contro questa tendenza verso la Perfezione, le Entità decadute lottano senza tregua, tentandolo in mille modi, al fine di attirarlo in seno al Mondo invisibile, e conservare su di lui la loro influenza occulta.
Contro di loro, l’uomo-individuo deve lottare smascherandoli e rigettandoli fuori dal suo campo. Vi perverrà, da una parte con l’Iniziazione - che lo ricollega agli elementi dell’Archetipo già riuniti e costituenti l’essoterica “Comunione dei Santi”, dall’altra con la Conoscenza liberatrice che gli insegna i mezzi per accelerare, per il resto dell’Umanità accecata, e attraverso il suo lavoro personale, l’affrancamento definitivo.
In quest’ultime possibilità, entrano in particolare le grandi Operazioni equinoziali che tendono a purificare l’Aura terrestre per mezzo di esorcismi e di scongiuri, specifici dei riti di Alta Magia, e che gli Eletti Cohen chiamavano i “Lavori” o il “Culto”.
Soltanto allora, da questa definitiva liberazione individuale, sorgerà infine la grande liberazione collettiva, che sola permetterà la ricostituzione dell’Archetipo, poi la sua reintegrazione nel Divino che a suo tempo lo emanò. Abbandonato a se stesso dal suo animatore, il Mondo di materia si dissolverà, non essendo più vivificato, armonizzato, condotto, dall’Archetipo. Sotto l’impulso, naturalmente anarchico, delle entità decadute, questa disaggregazione delle parti del Tutto si accelererà. L’Universo allora finirà e sarà la “fine del Mondo” annunciata dalle tradizioni universali.
“Come un libro che si scorre, il Cielo e la Terra passeranno”! L’Essenza Divina rioccuperà allora gradualmente quelle “regioni” della sua essenza da cui si era primitivamente ritratta. Le illusioni momentanee, battezzate col nome di creature, di esseri, di mondi, scompariranno. In quanto Dio è Tutto, e Tutto è in Dio, benché Tutto non sia Dio! L’Assoluto non ha tratto niente da un Nulla illusorio, che non potrebbe esistere al di fuori di Lui, senza essere Lui stesso.
Nient’altro che questa ritrazione della divina essenza, ha permesso la Creazione dei Mondi, angelici, materiali, ecc. Come è anche la ritrazione di quella stessa essenza che ha permesso l’emanazione degli Esseri spirituali.
E così si effettuerà la simbolica “vittoria” del Bene sul Male, della Luce sulle Tenebre, con un semplice ritorno delle cose nel Divino, con una riassimilazione degli esseri, purificati e rigenerati.
Tale è l’esoterico svolgimento della Grande Opera Universale.

La Dottrina dI Martinez De Pasqually e L'Esoterismo Massonico - Ambelain

Come ci siamo sforzati di dimostrare, Jean Baptiste Willermoz ha tentato di far esprimere al massimo, all’abituale ritualismo massonico, e creando una Obbedienza spiritualista dal clima eminentemente favorevole, l’essenziale della dottrina ricevuta fra gli Eletti Coen. Senza contestazione possibile, egli ha dimostrato in ciò la fede indiscutibile che provava per gli insegnamenti del suo maestro Martinez de Pasqually e per la fondatezza della sua azione. In questo, senza dubbio, ha dovuto mettere in esecuzione le istruzioni che aveva ricevuto probabilmente come membro del Tribunale Sovrano e “S.J.”.
Il lato massonico del Martinismo costituisce dunque l’opera personale di Jean Baptiste Willermoz, che continua quella di Martinez de Pasqually. Infatti nessuno poteva entrare negli Eletti Coen (Classe del Portico) se non era già in possesso della “pienezza dei diritti massonici”; cioè titolare del 3° grado: Maestro. Allo scopo di facilitare questa prima iniziazione Martinez de Pasqually aveva creato, prima della “Classe del Portico”, la “Classe Simbolica”, comprendente le tradizionali “Logge di San Giovanni”, che lavoravano nei tre soliti gradi di Apprendista, Compagno e Maestro. Del resto, una lettera di Louis-Claude de Saint-Martin lo conferma, i tre gradi vi erano conferiti in una volta sola, mentre non avveniva la stessa cosa nei diversi gradi della gerarchia degli Eletti Coen.
Questo sistema aveva parecchi vantaggi: 
- Svegliava nel Recipiendario, con il suo ragguardevole simbolismo, i primissimi fattori psichici necessari alla buona comprensione futura della Dottrina e delle Operazioni magiche; era il necessario spiraglio delle “Porte” interiori sull’immediato Aldilà.
- Permetteva all’Ordine di penetrare in un centro eminentemente ricco di “uomini di desiderio”. Infatti, l’occultismo (e tutte le scienze che vi si ricollegano) formava il grande programma della maggior parte delle Obbedienze massoniche del sec. XVIII. La Massoneria Azzurra ordinaria era dunque il setaccio necessario tra l’Ordine degli Eletti Coen ed il mondo profano.
- Consentiva all’Ordine di accogliere tutti i fratelli visitatori delle innumerevoli Obbedienze secondo la regola massonica ed i principi stessi della sua Fratellanza. Ma queste stesse “logge di S. Giovanni” permettevano all’Ordine di velare accuratamente agli occhi della Massoneria ordinaria la sua vera attualità ed i suoi Scopi segreti, incompatibili in realtà con l’eclettismo filosofico e con la neutralità religiosa che la Massoneria Azzurra imponeva ai suoi “Figli”.
Quindi è assolutamente necessario comprendere, il lato segreto di questo vero “dramma” simbolico che è il ricevimento alla Maestria, di liberarne le analogie con l’insegnamento dottrinale di Martinez de Pasqually, di sottolinearne il profondo esoterismo, per comprendere infine i rapporti che possono esistere tra il Martinismo e la Massoneria. Ecco dunque il “Rituale del Grado di Maestro”, delucidato e commentato alla luce dell’esoterismo tradizionale...
Che cosa concludere dall’insieme di questo “mistero” (nel senso medievale della parola), quale insegnamento esoterico può esserne dedotto, non solo dal suo lato leggendario, ma dal minuto ragguaglio stesso del suo ritualismo? ... Questo.
Tutto si svolge (o è creduto svolgersi) prima nel Tempio di Gerusalemme, poi negli immediati dintorni della Città Santa. Ora la Tradizione biblica ci dice che il Golgota (in ebraico: cranio...) fu il monte che servì da sepoltura ad Adamo, dopo la sua morte terrestre. Hiram, discendente dagli dei, figlio degli Elohim (secondo la bellissima leggenda portata dall’Etiopia da Gerard de Nerval), è dunque assassinato e sepolto nel luogo ove riposa il corpo di Adamo Kadmon, l’Uomo-Archetipo, l’Androgino primitivo incaricato di custodire e coltivare il mitico “giardino” di Eden...
L’Acacia, con il facile gioco di parole (cabala fonetica) che si può fare dall’ebraico al sanscrito, ci precisa che egli è dunque, l’eterno Presente, colui che è da per tutto...
I suoi ramoscelli posseggono da 28 a 30 foglie, numero del ciclo lunare regolante il nostro Mondo. I suoi fiori, in Oriente, si aprono e si chiudono con il Sole (vedi: Dupuis: Origine dei culti).
Conseguenza di questa doppia morte (che non è che una), il Tempio massonico, immagine e riduzione dell’Universo, è allora immerso nell’oscurità, le Tenebre regnano, la Stella Fiammeggiante si spegne tra le due Colonne d’Occidente, così il Sole ogni sera...
Giunge allora il Recipiendario (l’Uomo di desiderio...) che accetta di morire, come il suo maestro, l’Architetto Hiram. Egli allora rivive, microcosmo, il dramma che ha vissuto Hiram, Macrocosmo, Grazie al sapere degli Iniziati (I Maestri di Loggia), il Recipiendario penetra nel Regno dei Morti, nella tenebrosa “Camera di Mezzo”, si incorpora in Hiram e tale Orfeo che strappa Euridice agli Inferi, rianima con la sua carne il Maestro morto e gli serve da veicolo psichico. Hiram rinasce dunque e rivive attraverso tutti gli Iniziati, che lo portano in sé e vi si sono integrati...
Allora, conseguenza ultima della risurrezione del Maestro Architetto, le Tenebre spariscono, le pesanti tende nere, simbolo delle Tenebre, palpabili, esteriori, spariscono, la Luce sgorga, gloriosa, fuori del Debhir, illuminato, inondante il Tempio del Mondo...
E all’Oriente, la Stella Fiammeggiante scintilla di nuovo, tale il Sole ogni mattino...
I profani ed i massoni materialisti o ignoranti non hanno visto in questo simbolismo splendido che la rinascita, quotidiana o annuale, dell’astro del giorno, padre della vita, e il trionfo dell’istruzione sulla ignoranza!
Non è piuttosto un riassunto completo della Dottrina detta della Reintegrazione attribuita a Martinez de Pasqually il quale in realtà non ne fu che il divulgatore? Certamente.
E allora una conclusione logica si impone subito allo spirito. Adamo (il factotum d’Elohim), Atem o Atum (il Demiurgo egizio), Helios (il Demiurgo greco, conduttore del Mondo, il “protettore degli iniziati” secondo gli Orfici), Hiram (il “maestro di bottega” del Tempio celeste), in una parola il Grande Architetto dell’Universo e l’entità metafisica, principio permanente della Conoscenza intellettuale e della Luce Occulta, non sarebbero che un solo personaggio...
Il che dimostra l’identità assoluta del Lucifero tale e quale lo concepisce il cattolicesimo e dell’Adamo Kadmon della cabala ebraica!
Del resto questo punto era già stato considerato frequentemente dagli Occultisti cabalisti.
La particolare importanza di questo risultato sarà apprezzata in modo particolare studiando qualche capitolo dello Zohar e dei diversi autori cabalisti, trattanti la rottura dei “vasi” dei re d’Edom... e in generale dell’origine del Male e della sua ripercussione sulla Natura Naturanda.
Saremmo incompleti se omettessimo di segnalare il carattere comune delle rappresentazioni bafometiche cioè l’Androgino ermetico abituale (viso maschile, barbuto, cornuto, petto femminile, fallo eretto) e la lama XV del Tarocco di Marsiglia detta “il Diavolo” che ci offre una effigie equivalente.
Ora, a proposito di Bafometto, Eliphas Levy ci dà questo significato (francese) dello stesso nome, cabalizzato in latino: “Il Padre del Tempio, Pace Universale degli Uomini”... (Templi Omnium...).
Il Padre del Tempio può chiamarsi indifferentemente Hiram, Adamo Kadmon, il Demiurgo... Inevitabilmente è il Grande Architetto! 
 

Il Teurgo - Ambelain


Per la verità, una discriminazione tra i due sessi, in relazione alla pratica della Teurgia, sembra malagevole; e pare che nulla possa opporsi all'ipotesi di una donna che segua l'ascesa cabalistica applicandone gli insegnamenti. Tuttavia, dobbiamo far osservare che l'uomo è più attratto dalle pratiche attive di queste scienze della donna la quale si dedica solamente agli esercizi passivi. La medianità e suoi derivati (chiarudienza, chiaroveggenza) è più riservata alla donna mentre l'evocazione e lo scongiuro sono per l'uomo.
La credenza nella inferiorità dell'anima femminile in rapporto all'anima maschile, deriva dalla Simbolica tradizionale, chiave e regola della stessa Teurgia. Infatti, la Donna rappresenta per analogia la Vergine-Madre, cioè la Natura Eterna, naturata come naturanda. L'Uomo esprime piuttosto l'immagine del Logos, del Verbo Creatore, emanatore e fecondatore di questa stessa Natura.
Come la Vergine-Madre è l'uguale del Figlio e del Padre della Divina Trinità, la Donna spiritualmente è l'uguale dell'Uomo. Ma, come la Natura rimane sottomessa al Creatore, così la Donna corporalmente è inferiore all'Uomo.
Aggiungiamo ancora che la sua impurezza mensile, che un tempo rischiava sempre di contaminare il suolo degli Oratori o degli Occulta (per la quasi totale assenza di biancheria intima) e che per più giorni al mese, fa del corpo femminile un condensatore di fluidi puramente magici, per questo stesso ritmo, ne fa l'elemento lunare della Coppia Umana. Infatti, la Donna è, per questo stesso ruolo, analoga alla Notte, al Silenzio, all'Acqua, mentre l'Uomo è l'elemento solare della suddetta Coppia, analogo al Giorno, alla Luce, al Verbo ed al Fuoco.
La locuzione popolare « triste il pollaio dove canta la gallina e tace il gallo... » sembra volerci segnalare l'importanza della Parola maschile, riservando alla donna il ruolo di sostegno fecondo ma passivo, del Verbo creatore.

CONOSCENZE NECESSARIE
Colui che vuol diventare un Teurgo deve possedere un'istruzione generale equivalente almeno a quella di maturità. Nulla è chiaro nelle opere moderne come negli autori antichi. Sono indicate solide nozioni di latino, greco e soprattutto di ebraico!
Aggiungiamo sufficienti rudimenti di filosofia classica, metafisica ed anche di teologia ed avremo soddisfatto le esigenze del bagaglio ordinario. Ma non è ancora tutto, poiché l'antico Teurgo era sapiente, prete e mago contemporaneamente...
Nel campo delle conoscenze ermetiche sarà lo stesso. Dovrà aver letto i classici antici (Cornelio Agrippa, Paracelso, Roberto Fludd, Enrico Kunrath, Jacob Boehme, ecc.), dovrà possedere solide nozioni di Astrologia, sia giudiziaria che cabalistica, conoscere le leggi generali, i principi ed il vocabolario della Alchimia, possedere a fondo le leggi e le applicazioni della Magia. Infine, e soprattutto, essere un approfondito Cabalista. La Cabala è il fondamento stesso della Teurgia. Non intendiamo dire che altri esercizi spirituali che poggiano su usi diversi, sebbene tendenti allo stesso scopo, ma che derivano da filosofie estranee all'Europa, non conducano agli stessi risultati. Ma in questa Opera destinata ad Europei, trattiamo solo la Teurgia che si basa da una parte su un fondo documentale e mistico ebraico-cristiano e dall'altra su un fondo magico celtico-mistico. Il « clima » medievale e faustiano sarà il piano di fondo sul quale sfileranno gli esercizi spirituali che riveliamo per la prima volta. Agendo così non commettiamo alcun spergiuro, in quanto non siamo legati ad alcun giuramento. Poiché queste cose ci sono pervenute per la stessa via teurgica, esse sono il risultato delle nostre meditazioni, delle nostre Operazioni e solamente queste ultime — nel loro Ritualismo — costituiscono un «deposito» tradizionale. Infine, egli dovrà conoscere rudimenti di lingua ebraica e sono necessari una grammatica ed un dizionario.

DEL GENERE DI VITA

Scapolo o sposato, non importa. L'essenziale consiste, tanto in un caso come nell'altro, nel non esagerare l'importanza della vita sessuale.
Una costante repressione, penosa da sopportare in un giovane organismo, è una palla al piede. D'altra parte, la ripetizione troppo frequente dell'atto sessuale, i « giochi » voluttuosi, troppo snervanti ed allettanti, sono nocivi all'equilibrio psichico ed alla elevazione spirituale e morale.
Repressione o esagerazione dell'atto venereo e della sua frequenza, determinano, sia nell'una che nell'altra, delle ossessioni assolutamente contrarie all'ascesi del Teurgo.
Lo stesso dicasi della nutrizione. L'eccesso di ogni cosa è un difetto, occorre assolutamente riservare i periodi di continenza assoluta e di digiuno (parziale o integrale), ai periodi che precedono le grandi Operazioni. Non abusare della carne e delle spezie nel regime ordinario. Le loro proprietà psichiche spesso sono opposte a certi lavori.
Il solo campo in cui non è ammesso alcun limite è quello della lettura e della meditazione che ne deriva. Ci si dedicherà alle opere tradizionali: Sepher Jezirah, Sepher-ha-Zohar, e a tutti i classici della Cabala: Kircher, von Rosenroth, Drach, Luria, ecc. (cfr. la bibliografia della Cabala nell'opera di Papus: « La Cabale»).
Occorre vivere « in spirito » ed al massimo.

La Teurgia di Ambelain


La Teurgia (dal greco theos = dio e ergon = opera) è l’aspetto più elevato, più puro ed anche più sapiente, di ciò che l’uomo qualunque chiama Magia. Definire la seconda, per poi prenderne in considerazione solo l’essenza e l’aspetto più puri, vuol dire conseguire la prima.
Ora, secondo Charles Barlet «La Magia Cerimoniale è una operazione con la quale l’Uomo cerca di costringere, con il gioco stesso delle Forze Naturali, le Potenze invisibili dei diversi Ordini ad agire secondo ciò che da esse richiede. A questo scopo, le afferra, le sorprende, per così dire, proiettando (con l’effetto delle “corrispondenze” analogiche che implica l’Unità della Creazione) delle Forze di cui egli stesso non è padrone, ma alle quali può aprire delle vie straordinarie, in seno stesso della Natura. Donde Pentacoli, sostanze speciali, condizioni rigorose di Tempo e di Luogo che occorre osservare pena i più gravi pericoli. Poiché, se la direzione ricercata è un pochino imperfetta, l’audace è esposto all’azione delle “Potenze” nei cui confronti non è che un granellino di polvere... » (Charles Barlet: l’«Initiation», numero di Gennaio 1897).
Dunque, la Magia, come abbiamo visto, non è che una Fisica trascendente.
Di questa definizione, la Teurgia considera solamente una applicazione pratica: quella della legge delle «corrispondenze» analogiche, che sottintendono:

1° l’unità del Mondo, in tutti i suoi componenti;
2° l’identità analogica del Piano Divino e dell’Universo materiale, il secondo creato «a immagine» del primo e suo riflesso, inferiore e imperfetto;
3° un rapporto permanente tra i due, rapporto che deriva da questa identità analogica e che può essere espresso, e contemporaneamente stabilito, da una scienza secondaria, detta Simbologia.

In quanto al «dominio» nel quale si esercitano questi principi secondari, la Teurgia si distingue nettamente dalla Magia.
Questa non mette in azione che delle Forze Naturali, terrestri o cosmiche, in quanto si esercita solo in quel dominio puramente materiale che è l’Universo e, di conseguenza, non sono neanche Cause Secondarie, tutt’al più «intermediari» delle «Cause terze». Di conseguenza, l’azione della Magia perturba l’intenzione delle Cause Seconde, che esprimono, a loro volta, quella della Causa Prima, esercitandosi con uno dei suoi «possibili». Da ciò il ristabilirsi inevitabile dell’equilibrio spezzato, detto «choc di ritorno», che segue ogni realizzazione magica; la violenza di questo effetto contrario è proporzionale all’ampiezza ed alla durata della realizzazione ottenuta. Poiché è legge imprescrittibile che il Mago debba pagare nel dolore le gioie che la sua Arte avrà strappato alle «Immagini Eterne», uscite dall’ASSOLUTO, poi orientate e fissate dalle Cause Seconde.
Altra cosa è il dominio della Teurgia e dei fattori che mette in gioco, fattori puramente metafisici del resto, e mai cosmici o iperfisici. Poiché in seno all’Archetipo, nei «possibili» che passano — immagini fuggitive — nella INTELLIGENZA PRIMORDIALE, la Teurgia opera. Definiamo, dunque, questo campo.

Il Mago crede necessariamente nell’esistenza di un solo ESSERE, Unico, Eterno, Onnipotente, infinitamente Saggio, infinitamente Buono, Fonte e Conservazione di tutti gli Esseri emanati e di tutte le Creature passeggere. Egli designerà questo ESSERE unico, con molteplici NOMI, esprimenti ogni volta uno dei «Raggi» della Sua Gloria e che chiamiamo qui semplicemente Dio.
Perché Dio è infinito in potenza e in possibilità, il Bene e il Male coesistono e si equilibrano eternamente in Lui. Ma, poiché Egli è pure infinitamente Saggio ed è il Bene Assoluto, considera eternamente, nella Sua Onniscienza, tutti i possibili futuri, opera tra noi, in eterno, e con la Sua Onniscienza, una Discriminazione, anch’essa eterna. Questa eterna Discriminazione dispone, quindi, l’uno di fronte all’altro, il Bene e il Male.
Ciò che Dio ammette, ritiene, desidera, realizza e conserva, costituisce un Universo Ideale, o Archetipale. È il «Mondo dell’Alto», il Cielo. Ciò che Egli rifiuta, rigetta, riprova e tende a cancellare, costituisce il «Mondo di Quaggiù», l’Inferno. E l’Inferno è eterno come il Male che esprime, ora lo comprendiamo.
Poiché Dio è eterno e contiene in Sé tutti i «possibili», anche il Male è Eterno ed Egli non può distruggerlo. E poiché è infinitamente Buono, Egli non lo vuole.
Allora, poiché è anche infinitamente Saggio, Dio lo trasforma in Bene...
Ma, poiché anche il Male è eterno in quanto «principio», eterna è anche l’Opera di Redenzione degli elementi respinti, come è eterno il Bene che essa manifesta e realizza.
L’UOMO, come ogni creatura, porta in sé una scintilla divina, senza la quale non potrebbe esistere. Questa scintilla, è la VITA stessa. Questo «Fuoco» divino porta in sé tutti i possibili, come il Fuoco INIZIALE da cui emana. I buoni come i cattivi. Poiché non ne è che il riflesso; e tra il braciere e la scintilla, non esiste differenza alcuna in natura!
Questo «fuoco» è, dunque, suscettibile di «riflettere» il Bene o di «riflettere» il Male. Quando l’Uomo tende ad avvicinarsi a Dio, soffia e anima in lui il «fuoco chiaro», il fuoco divino, il «fuoco di gioia». Quando tende ad allontanarsi da Dio, soffia e accende in lui il «fuoco scuro», il fuoco infernale, il «fuoco della collera». Così, egli genera in se stesso, come fa Dio nel grande TUTTO, il Bene o il Male, il Cielo o l’Inferno. In noi portiamo la radice dei nostri dolori e delle nostre gioie.
A questa Opera della Redenzione Universale e comune, che fa dell’Uomo il collaboratore di DIO, la Teurgia avvia l’Adepto.
Forse non farà miracoli apparenti e forse ignorerà sempre il Bene che avrà realizzato. Ma, in questa stessa ignoranza, la sua opera sarà cento volte più grande di quella del mago nero, anche se quest’ultimo riesce a realizzare stupefacenti prestigi.
Poiché questi ultimi non esprimeranno che la realtà del Male archetipo collaborandovi. Nessuno dubita di questa realtà; e questa collaborazione gli è del tutto inutile...
La Magia ci mostra che niente va perduto, che tutto si ritrova e riprende il proprio posto. «Ciascuno semina ciò che raccoglierà e raccoglie quel che ha seminato» ci dice la Sacra Scrittura.
In definitiva, il mago nero è un ignorante che recita la parte dello zimbello!
I suoi desideri o i suoi odi gli avveleneranno i giorni che saranno tempo perso ai fini della Vera Conoscenza. Al tramonto della vita, tirerà le somme. Amore, Fortuna, Gioventù, Bellezza, non saranno al suo capezzale per giustificare le ore sprecate. Non gli resterà che una sola cosa: un debito da pagare, in questa o in un’altra vita, che nessuna creatura al mondo potrà saldare in sua vece.
Poiché, volendo piegare delle «Forze», così potenti e sconosciute come misteriose e temibili, ai suoi desideri ed alle sue fantasie effimere, si sarà fatto loro schiavo incosciente, mai loro maestro! Senza volerlo, le avrà servite...
«Quando mentiamo ed inganniamo, dice Mefistofele, diamo ciò che è nostro!...». Attraverso la voce di Goethe, la folla anonima degli Iniziati d’ogni tempo ci avverte!

Quei «principi» che Dio custodisce, perché li desidera, eternamente, Egli li emana. Essi si individualizzano, poi si esprimono, a loro volta, secondo la propria natura che è l’Idea Iniziale divina. L’insieme di queste «Emanazioni» costituisce il Piano Divino o Aziluth. Ciascuna di esse è un Attributo Metafisico. Così si hanno la «Giustizia», il «Regno», la «Misericordia», la «Dolcezza», la «Forza», la «Saggezza», ecc..
Poiché sono di essenza divina, si capisce perché i metafisici orientali, dopo di averle elencate e dotate di nome proprio, vi abbiano aggiunto i suffissi «El» o «Iah», che significa Dio, femminile o maschile. Si hanno in tal modo le denominazioni convenzionali: «Giustizia di Dio», «Rigore di Dio», «Misericordia di Dio», ecc..
Ciascuna di queste Emanazioni essendo parte costituente della DIVINITÀ UNA, emana a sua volta delle modalità secondarie della sua essenza. E così via.
Si costituiscono in tal modo degli esseri particolari che chiamiamo Angeli, Geni o Dei, esseri che la teodicea ha raggruppato in dieci divisioni convenzionali. Sono i nove cori angelici a cui va aggiunto quello delle «anime glorificate» della Teologia ebraico-cristiana e della Cabala.
Nel «Mondo inferiore» che Dio respinge (le Quliphoth o «scorze» della Cabala), ciascuno di essi ha la propria antitesi, un essere del tutto opposto, emanato da uno degli Attributi-Contrari, che Dio tende a far evolvere verso il Meglio ed il Bene.
Si hanno perciò l’«Ingiustizia», la «Debolezza», la «Crudeltà», la «Durata» e l’«Errore» e aggiungendovi i suffissi complementari El o Iah, otteniamo i Nomi Demoniaci: «Ingiustizia Suprema», «Debolezza Suprema», «Crudeltà Suprema», ecc..

Tutti i «possibili», respinti «in basso», sono destinati a diventare «creature» e, emergendo dall’Abisso per Grazia ed Amore di Dio, costituiscono il Mondo della Prova e della Necessità, la «Terra», in ebraico Aretz, solo riflesso superiore dell’Abisso.
Tutti gli Esseri che non sono gli «Dei-Attributi» dell’ASSOLUTO, nascono in seno all’Abisso, complesso di ciò che l’Eterna Saggezza respinge eternamente. Similmente, gli esseri venuti dal Basso devono pervenire, infine, tutti «in alto», nel «Palazzo del Re», collegati ad una delle Dieci Sfere precipitate, ma migliorate, evolute, diventate infine tali e quali Dio eternamente desiderava, ricche della totalità dei ricordi e delle esperienze passate.
Tutti questi esseri si innalzano, dunque, prima attraverso tutte le «forme» possibili e immaginabili della Vita, in questo vasto caleidoscopio che è la NATURA ETERNA; forme successive visibili o invisibili, minerali o vegetali, animali o ominali. Giunti a questo ultimo stadio, luogo di incontro in cui li attendono la Libertà morale e la sua Responsabilità, essi costituiscono quel Mondo di Prova e di Fatalità che è la «Terra», precursore dei «Cieli» simbolici.
In virtù di questa Libertà e di questa Scelta, finché si trovano nel piano di Aretz («Terra»), sottomessi all’Esperienza, dunque alla sofferenza ed alla morte trasmutatile, gli Uomini possono, con l’accettazione o con il rifiuto, con la scelta intelligente o sragionevole, elevarsi o discendere sulla Scala, la scala del «divenire».
Si osservi che la Cabala da lo stesso valore numerico alla parola Sinai come alla parola Sulam, che vuoi dire scala (130). La Gematria ci rivela in ciò una delle chiavi principali della metafisica cabalistica. Infatti, questa «scala» è legata alla leggenda del patriarca Giacobbe, parola che significa «colui che soppianta». Ciò che per un’anima è salire, per un’altra è discendere (cfr. nei «Mabinoggion» o «Racconti per il Discepolo» l’insegnamento bardico a questo proposito, nel racconto di Peredur a Ewrach). Sulla Ruota Eterna, tutte le anime passano successivamente per tutti gli stati (vedi la «Rivoluzione delle Anime» del rabbino Isacco Luria). In questa salita sulla scala, un’anima è il «soppiantatore», un’altra è lo scalino...
Poiché, giunto una prima volta, nel «Palazzo Celeste», mondo della Pienezza, dove ritrova infine l’insieme dei suoi ricordi e delle sue facoltà, l’Essere può ridiscendere volontariamente sulla «Terra», in Aretz, reincarnandosi, sia per nuove esperienze a beneficio proprio, sia per lo scopo alchemico di aiutare gli altri esseri a liberarsi dall’Abisso, a uscire dallo Sheol («Sepolcro»). E ciò ogni volta che lo desidera, protetto dall’Oblio.
Possiamo concepire l’inferno mentale che sarebbe la nostra vita se potessimo ricordarci di tutto quel che siamo stati? Possiamo immaginare il nostro sé immortale che anima, per esempio, un ragno? Ci vediamo, grossi come un ragno, nascosti in un buco infetto, danzare sulla tela, ricettacolo di marciume e di polvere, mordendo a quattro ganasce i cadaveri decomposti delle mosche?... «L’Oblio delle precedenti vite è un beneficio di Dio...» ci dice la tradizione lamaista!
Poiché l’Eternità e l’Infinità divine fanno sì che l’ASSOLUTO resti sempre inaccessibile all’Essere, sia pure pervenuto nel «Palazzo dei Cieli», eterne in durata, infinite in possibilità, sono le «esperienze» della Creatura, e così la Saggezza e l’Amore divini la fanno partecipe d’una eternità e d’una infinità relative, immagini e riflessi dell’eternità e dell’infinità divine e in tal modo generatrici d’un eterno divenire.

Ma, in ogni caso, non si dovrebbe mai confondere gli Esseri in corso di evoluzione verso il Piano Celeste e gli Attributi del Divino, parti costituenti di DIO.
Grazie all’onnipotenza del Verbo, che si esprime attraverso la Preghiera e le sante Orazioni, con una vita che si avvicina, nella misura consentita all’Uomo, alle loro perfezioni, il Teurgo risveglia e mette in azionegli Attributi divini e ciò elevando gli occhi ad essi...
Con la Simbolica che permette di canalizzare e di condurre questa azione, «ponendola» nel Tempo e nello Spazio, il Teurgo agisce, allora, indirettamente sugli Esseri dell’Universo materiale.
Dato che, partendo dal principio iniziatico universale che la «parte» equivale al «Tutto», e che «ciò che è in basso è come ciò che è in alto», questa Simbolica gli consente di realizzare un microcosmo realmente in rapporto di Identità analogica con il Macrocosmo. Ritroviamo questa teoria, degradata, nel principio del Sortilegio e della fissazione del suo «voult».
Con la Simbolica, il Teurgo realizza, sul suo altare, sui suoi pentacoli o nei Cerchi operatori, veri «voult» del Mondo Celeste, dell’Universo materiale, degli Esseri che in essi risiedono, delle Forze che vi sono racchiuse.
Ma, al contrario del praticante della comune Magia, realmente legato alle particolari virtù dei suoi oggetti, dei suoi ingredienti, ai riti (diventati formule superstiziose) del suo Sacramentario, proprio come il Fisico o il Chimico sono legati agli apparecchi di laboratorio, ai corpi che usano, alle formule del loro codice, il Teurgo non ha tale servitù superstiziosa. Utilizza la Simbolica solo come mezzo di espressione, complementare del suo verbo, esso stesso espressivo del suo pensiero.
Poiché la Simbolica completa (nel dominio delle cose inanimate) il Gesto del Teurgo, il suo Gesto completa la Parola, la sua Parola esprime il Pensiero e il suo Pensiero esprime la sua Anima. E questo è il segreto delle «Nozze feconde del Cielo e della Terra».
Così, nella Trinità Divina e nella Trinità Umana:

DIO - UNO
Padre
Figlio
Spirito Santo
ANIMA - UNA
Pensiero
Parola
Gesto

Infine, il Teurgo non pretende di sottomettere, bensì di ottenere: il che è molto diverso! Per il Mago, il rito piega inesorabilmente le Forze alle quali si rivolge. Possedere il «nome», conoscere gli «incantamenti» è poter incatenare gli Invisibili, affermano le tradizioni magiche universali.
La logica non ammette, a questa pretesa, che tre ipotesi giustificative:

a) o le Forze assoggettate lo sono solo perché inferiori in potenza allo stesso Mago. Allora, non c’è merito alcuno nell’asservirle e nessun beneficio da ottenere. Poiché la Scienza ufficiale con la pazienza e il tempo, vi arriva ugualmente...

b) oppure si prestano per un momento al gioco, accettando solo in apparenza una servitù momentanea, nell’attesa di una fatale conseguenza che sfugge all’uomo, ma che deve logicamente essere utile ad esse. In questo caso, il Mago è ingannato, la Magia è pericolosa e come tale deve essere combattuta...

c) queste Forze sono incoscienti, dunque inintelligenti e di conseguenza naturali. In questo caso, la pretesa del Magista di sottomettere le «potenze» dell’Aldilà è solo una chimera. Il suo rituale, noioso, irregolare negli effetti, imprevedibile. Nelle conseguenze ultime, deve essere sostituito da uno studio scientifico di questi fenomeni, nell’attesa di incorporarle nel campo delle Arti e delle Scienze profane. Da questo momento non c’è più Magia...

In quanto al Teurgo non ha da temere alcuna «spiegazione» che diminuisca i suoi poteri poiché egli scarta di primo acchito ogni fattore materiale dotato di una qualsiasi virtù occulta, ogni forza racchiusa o infusa con dei riti nei suoi supporti materiali. Solo la Simbolica deve unirlo al Divino con lo slancio della sua anima, per veicolo. Subito si pone il problema: rivolgendosi a Dio attraverso il canale dello Spirito e del Cuore, non v’è da temere alcuna deflorazione del grande arcano, e, qualsiasi cosa accada nelle varie realizzazioni, il Mistero di queste ultime rimane integro.
Ciò che il Mago pagherà alla fine con dolore, il Teurgo lo completerà in gioia. Come dice la Sacra Scrittura, il Teurgo ammassa inalterabili tesori, mentre il Mago fa un cattivo investimento.