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martedì 3 gennaio 2017

L'Unione Martinista

"I poteri divini dell'Azione vivente in noi, tendono niente meno che ad aprire il nostro centro interiore della nostra anima a tutti i "fratelli" passati, presenti e futuri, per stringere, tutti insieme, il Patto col Divino, e finalmente schiuderci tutti i tesori spirituali e naturali sparsi in ogni regione; e restituirci, per così dire, l'Azione delle cose. In questo mondo ci sono tanti uomini senza intelligenza, proprio perché ce n'è sono pochi che lavorano a diventare realmente capaci d'Azione. Con l'irrompere dello Spirito Universale in noi, e con lo slancio del nostro Spirito, che possiamo arrivare ad essere capaci d'Azione. Con questo slancio abbandoniamo ogni principio dei gusci, quelli che ci permettono di manifestare le sue proprietà, slancio che opera in noi quello che il 'soffio' opera negli animali, o quello che l'aria opera nella natura." Louis-Claude de Saint-Martin

In queste parole del Filosofo Incognito intuiamo L’ARCHITRAVE su cui si imposta e progredisce l'Opera Martinista.
Questo è rappresentato dall'eterna UNIONE SPIRITUALE, travalicante il tempo e lo spazio, fra tutti i fratelli e le sorelle. Questa Unione nasce in virtù dell'iniziazione che il martinista riceve dal proprio Iniziatore e che sua volta è stato regolarmente e tradizionalmente elevato al grado di Superiore Incognito Iniziatore.
Eppure, come amo ripetere, l'iniziazione martinista non trova singolarità nella formale accettazione e trasmissione iniziatica. Essa è antecedente a tale apicale momento e al contempo è susseguente ad esso.

E' antecedente in quanto, come nel Nostro Ordine, trova inizio nella "meditazione dei 28 giorni". La quale è necessaria pratica di spogliazione e di riflessione da parte del bussante. Attraverso questo silente strumento esso ha la possibilità, cosa rara al giorno d'oggi, di testare la propria volontà nel sottoporsi ad un lavoro cadenzato lungo il processionare dei giorni della settimana. Al contempo può, in forza delle riflessioni attorno al proprio stato dell'essere, avere chiara misura degli impedimenti, lacci e disfunzionalismi su cui successivamente operare.

Essa è susseguente alla formale iniziazione in quanto attraverso il lavoro rituale individuale (luni-solare) attivamente il fratello scava nella grezza pietra, modella se stesso e si rende catalizzatore di quelle influenze sottili che successivamente, in grado di Superiore Incognito, avrà forza, volontà ed opportunità di canalizzare. Questo, fratelli miei, è un punto essenziale dell’opera martinista. Il rituale di Luna Piena, strumento in uso dal grado di Iniziato Incognito, è chiamato anche di consolidamento eggregorico. In realtà tutto i lavoro dal grado di Associato è di consolidamento eggregorico. Dove il martinista trova sempre maggiore affinità con la forza eggregorica, grazie agli strumenti dell’opera laboriosa. Forza eggregorica che non è solamente la semplice sommatoria delle volontà dei singoli fratelli, ma è anche l’aspetto sensibile di cui si riveste ed agisce, su questo nostro piano, l’influenza spirituale a cui noi ci richiamiamo.

Ecco quindi che l'unione spirituale viene ogni mese ravvivata tramite il rituale di luna piena, ogni giorno edificata grazie al rituale giornaliero di catena. Ecco perché è necessario un regolare progredire lungo la scala martinista e ogni tentativo di affrettare i tempi, altro non è che un vuoto errore che a niente conduce.


L’Opera Martinista si basa su di una regola molto semplice, i nostri strumenti sono cadenzati per la costante ripetizione, in base al volgere delle stagioni, del transito del Sole e della Luna. Questi reali strumenti, per colui che li possiede, danno ritmo ed armonia. Essi creano un connubio fra le forze della natura esterne ed interne all’operatore, ponendo il martinista al centro di uno spazio sacro dove Egli è Maestro e Sacedote di se stesso..

Concludo lasciando ad altri discorrere di formali unioni, di scelta a freddo di rituali, di minimi comun denominatori di riconoscimento.
Purtroppo non ho mai amato i compromessi, non certo nella vita iniziatica. Gli accordi al ribasso sono vantaggiosi per colui o coloro che niente hanno, non certo per coloro che qualcosa possiedono.
Fratelli miei la reale unione deriva dall'effettivo lavoro nella fucina interiore e non da vuote parole che hanno sapore di postume captatio benevolentiae per un pubblico sognante ma non praticante.

Una domanda pongo e nella semplice risposta vi è lo stato dell'arte: "La vostra Opera è favellare, fantasticare o ogni giorno incidere la mente e l'anima attraverso strumenti ? La vostra fratellanza è reale, sentita e riconosciuta durante il rituale giornaliero, oppure siete soli con voi stessi?"

In forza della risposta, saprete se siete o meno nella sostanza martinisti.

Elenandro XI

www.martinismo.net
eremitadaisettenodi@gmail.com

giovedì 22 dicembre 2016

La Purificazione

"Purificati, chiedi, ricevi, agisci: tutta l'opera è in questi quattro tempi".
(Louis Claude de Saint-Martin)

La "questione" della purificazione è uno degli elementi centrali dell'operatività Martinista, questione di cui non si sottolinea mai abbastanza l'importanza.
Nella nostra ritualità la purificazione acquista particolare importanza sia in quanto elemento di contatto diretto con l'eggregore di catena (insieme al rito giornaliero), sia in quanto cardine attorno al quale ruotano tutte le nostre operazioni, condizionandone l'andamento e,  invariabilmente, i risultati.
Sappiamo che il compito primo ed irrinunciabile di ogni Martinista è la cosiddetta "purificazione della luna". È un errore grossolano ed ingenuo ritenere che l'operazione purificatoria novilunare sia di per sè sufficiente al raggiungimento di questo scopo. La necessità della purificazione, perché di necessità si tratta, riguarda l'iniziato a 360 gradi, e investe certamente la sfera sottile dell'individuo, ma anche quella emotiva e psicologica,  oltre naturalmente , a quella fisica.
La totalità del nostro essere , con ogni sua porzione , vive , opera ed agisce nel quaternario e pertanto non possiamo considerare soltanto una frazione di noi stessi come l'oggetto della purificazione .
In questa prospettiva possiamo quindi osservare che, per quanto concerne la connessione con il nostro eggregore,  il rituale di purificazione è unico e necessario strumento d'opera; per quanto concerne il fine ultimo del Martinista  (che, lo ricordo,  dovrebbe essere quello della Reintegrazione) esso costituisce il primo ed indispensabile passo lungo la via del Ritorno.
Un primo passo che tuttavia può, da solo, fornirci un quadro generale del nostro stato, purché si abbia il desiderio e la capacità di osservare con la dovuta attenzione ed obiettività!
Osserviamo. E se non sappiamo farlo, impariamo.
Osserviamo come stiamo, come ci sentiamo, prima e dopo aver effettuato la purificazione.
Osserviamo le nostre azioni e reazioni, i nostri pensieri, le nostre abitudini e annotiamo con distacco quanto vediamo.
Osserviamo come alimentiamo la nostra mente, i nostri sensi, la nostra anima.
E troviamo la forza (volontà) di apportare dei cambiamenti, sperimentiamo!
Noi siamo sia l'alchimista che il laboratorio, non dimentichiamolo mai.
Così facendo otterremo preziose informazioni su come, e in quale direzione stiamo procedendo. Ma otterremo anche risposte a molte nostre domande...
Dunque il rituale è in sè e per sè elemento imprescindibile alla nostra opera, ma ricordiamo anche che, in fondo, rappresenta un modello, uno schema di riferimento a cui attenersi per giungere a quel perfezionamento così profondamente agognato.
Teniamo in debito conto che l'impegno profuso nelle nostre opere, e l'intenzione che le accompagna, hanno frequentemente il potere di determinarne il successo o il fallimento.
Dobbiamo puntare alla profondità, se vogliamo che i nostri sforzi non diano risultati effimeri ed estemporanei; dobbiamo essere pronti al sacrificio: l'essere superficiali e il respingere il sacrificio sono aspetti che parlano di noi, dicendoci con chiarezza e in assoluta trasparenza una qualche verità su noi stessi, che forse non è sempre agevole accogliere.
Ma tant'è. Questo è quanto siamo chiamati a compiere, affinché le nostre tradizioni possano continuare ad avere spessore, significato ed efficacia.
Soltanto così altri, dopo di noi, potranno trarne beneficio.


"Purificati, chiedi, ricevi, agisci: tutta l'opera è in questi quattro tempi".  (Louis Claude de Saint-Martin) 

Artemide Superiore Incognito

WWW.MARTINISMO.NET

martedì 19 luglio 2016

IL LAVORO MARTINISTA IMMANUEL I:::I::: GRUPPO LONGINO-LUCE (Mantova) SOVRANO ORDINE GNOSTICO MARTINISTA

Nel Martinismo vi è la possibilità di compere un'opera realmente iniziatica avvalendosi in primo luogo dei mezzi a nostra disposizione, i quali però assumono significato solo all'interno della catena in cui si opera e solo se si ha chiaro l'obiettivo, che è quello della Reintegrazione. Ecco perché bisogna essere sempre lucidi e spietati nel discernere e nel filtrare il superfluo dall'utile nel nostro lavoro. La cultura dell'esoterismo è un'acquisizione abbastanza recente della civiltà occidentale e per noi uomini del nostro tempo è abbastanza facile cadere nell'illusione dell'intellettualismo; la speculazione sul simbolismo è uno strumento utile nella misura in cui funge da propulsore alla curiosità della ricerca, ma deve esserci un limite pena il rischio di perdersi nella selva dei cerebralismi e dei sincretismi. Il simbolismo e la terminologia del Martinismo sono specifici e vanno in primis utilizzati dal Martinista, tutto il resto può aiutare ma bisogna stare attenti perché ogni sistema iniziatico ha le sue regole e le sue terminologie, inoltre non è detto che tutte le dottrine spirituali abbiano necessariamente lo stesso obiettivo, può essere che vi siano mete comuni, ma fino a prova contraria non lo darei per scontato.


Il Martinismo opera su tre livelli, cardiacoteurgico-sacerdotale. Fin dall'inizio del grado di Associato, sia nel lavoro individuale sia in quello collettivo, si può notare che l'invocazione e la presenza delle Entità spirituali chiamate Arcangeli è una presenza costante, magari più modesta per un Associato, sicuramente via via preponderante quando ci si addentra più in profondità nel lavoro teurgico. La tradizione prima ebraica, poi cristiana, da cui vengono le figure angeliche, ci insegna che queste Entità divine sono suddivise in una gerarchia, della quale gli Arcangeli, partendo dal basso, occupano il secondo livello. Prima di essi ci sono gli Angeli e nel lavoro individuale essi occupano un posto preponderante perché il loro ruolo è quello di messaggeri sul piano verticale tra il Divino e le profondità dell'anima di ogni individuo. La tradizione parla dell'Angelo Custode che funge da nume tutelare di una persona e lo aiuta ad aprire il proprio cuore all'influsso divino. La ricerca costante, attraverso la pratica cardiaca e la meditazione, del contatto col proprio Santo Angelo Custode, è una pratica fondamentale per ogni Associato e per tutti. Con la Meditazione dei 28 giorni, con le meditazioni di Sédir e con le pratiche descritte in "Uomo Ente Magico" del nostro Fr. Elenandro XI abbiamo una trilogia "chiavi in mano" che permette di rendere fluida la barriera che separa il piano sensibile addormentato dal piano spirituale, dal grado di Associato entriamo nella catena ininterrotta dell'Eggregore martinista, posta sotto la protezione dei 7 Arcangeli, e veniamo dotati di ulteriori strumenti che ci permettono di approfondire il nostro contatto con L'Angelo Custode, Colui che come Virgilio con Dante nell'Inferno ci guida nel buio e nella risalita verticale, sorreggendo insieme a noi la lampada dell'Eremita, immagine del Fuoco Vivificante pentagrammatico. La conoscenza intima e la comunicazione col Santo Angelo Custode (scusate la citazione dalla Golden Dawn :) ) saranno necessarie per concederci di iniziare il lavoro, quando sarà il momento, per chi lo vorrà, nella Via Teurgica, dove la confidenza andrà invece presa oltre il Velo con la gerarchia degli Arcangeli i quali non proteggono e guidano più l'individuo singolo e solitario, ma l'Eggregore e il futuro Sacerdote, cioè l'Iniziato che in forza dei nuovi carismi che egli stesso ha cercato, vede ora le cose da una prospettiva diversa, non più solo dal basso verso l'alto, ma da un punto in cui vede dall'alto al basso e al tempo stesso scruta sempre più in alto. - Alla base del lavoro Martinista c'è la purificazione. 
Quando si inizia a lavorare dalla Meditazione dei 28 giorni in poi, avrete notato che cambiano tante cose nella propria vita, a volte in positivo, altre volte e più spesso in negativo. È segno che il nostro lavoro non solo interiore, ma profondamente interiore al punto di essere microcosmico e macrocosmico al tempo stesso, sta avendo effetti, le acque sono torbide perché sono state rimescolate e il lavoro più difficile è filtrarle per renderle sempre più limpide e calme allo scopo di vedere in esse gli astri che si riflettono. Non bisogna mai demordere nei momenti difficili della propria vita da Martinisti, bisogna invece farsi coraggio e sfruttare al meglio tutte le nostre capacità di giudizio e discernimento per separare le scorie e riunificare i frammenti di Luce in noi presenti. Forse sarà proprio peculiarità del grado Sacerdotale restituire al microcosmo quella Luce condensata e vivificata come Fuoco consacratore. Ripeto: mai mollare la presa, i demoni se la ridono quando si accorgono che un Martinista è al lavoro e accorrono come orde di scimmie per incasinare ancora di più il caos che il Martinista sta faticosamente cercando di riordinare.

martedì 9 aprile 2013

La Purificazione - Elenandro




Non di rado incontriamo persone desiderose di mondarsi attraverso rituali di purificazione, e non di rado le identiche persone sono alla ricerca di nuovi rituali, quasi che la quantità di ciò che è appreso, possa migliorare la qualità di ciò che si è.
Sarebbe lecito interrogarsi se questa istanza di purificazione derivi da autentica volontà di rendersi sacri e santi, oppure se invece si ricerca solamente un'espiazione a ciò che la coscienza o la morale ritiene nocivo. Comprendere il perchè ci avviciniamo alla purificazione, e in generale ad un rituale, non è semplice sofismo, ma bensì utile metro per comprendere se siamo all'interno di un ambito devozionale, o di una reale volontà di prepararsi a successivi impegni teurgici.
La purificazione di cui noi andiamo parlando non è ascrivibile all'ambito religioso, non risponde alla necessità di fare ammenda in virtù di comandamenti infranti, non è spronata da sensi di colpa, e neppure da precetti morali, ma bensì da un atto preparatorio ed indispensabile per poter operare correttamente e proficuamente. E' però utile trattare brevemente della purificazione nella sfera religiosa, o mesoterica, in quanto tramite il segno da essa lasciato, possiamo risalire alla sostanza di tale rito.
In ambito religioso la purificazione è l'atto con cui un uomo si monda, o viene mondato da un sacerdote, da ciò che corrompe la propria anima, da ciò che è considerato peccato o nocivo all'interno del rapporto di fede. In ogni religione il concetto di purificazione è di primaria importanza, in quanto riporta il fedele nella grazia divina. La mia esperienza mi porta ad individuare  almeno sei tipi di purificazione.
La prima è quella ammissiva, attraverso la quale colui che vuole entrare nella nuova comunità si sottopone a purificazione, tesa a liberarlo del retaggio della vita precedente, in modo tale non solo di essere accettabile nella nuova fratellanza (o figliolanza), ma impedire che questa venga corrotta da qualcosa di esterno.
Luca 2:22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
Segue poi la purificazione delle cose che devono servire al compimento di un rituale, o dei luoghi del rituale, in modo da liberarle da ciò che è stato raccolto nel loro maneggio da parti di impuri, oppure esorcizzare la loro parte materiale, e renderle così utili e gradite nel rito.
1Cronache 23:28 Dipendevano dai figli di Aronne per il servizio del tempio; presiedevano ai cortili, alle stanze, alla purificazione di ogni cosa sacra e all'attività per il servizio del tempio,
2Maccabei 1:18 Stando noi per celebrare la purificazione del tempio il venticinque di Casleu, abbiamo creduto necessario darvi qualche spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offrì i sacrifici dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare.
Abbiamo poi una purificazione espiatoria attraverso la quale il fedele offre un sacrificio o tiene un comportamento onde equilibrare quanto compiuto in precedenza e contrario ai dettami della comunità religiosa di cui fa parte.
Ezechiele 43:22 Il secondo giorno offrirai, per il peccato, un capro senza difetto e farai la purificazione dell'altare come hai fatto con il giovenco.

Ezechiele 43:23 Terminato il rito della purificazione, offrirai un giovenco senza difetti e un montone del gregge senza difetti.
Numeri 19:13 Chiunque avrà toccato un cadavere, cioè il corpo di una persona umana morta, e non si sarà purificato, avrà profanato la Dimora del Signore e sarà sterminato da Israele. Siccome l'acqua di purificazione non è stata spruzzata su di lui, egli è in stato di immondezza; ha ancora addosso l'immondezza.

Numeri 19:20 Ma colui che, divenuto immondo, non si purificherà, sarà eliminato dalla comunità, perché ha contaminato il santuario del Signore e l'acqua della purificazione non è stata spruzzata su di lui; è immondo.
Altra forma di purificazione è quella preventiva (a cui si sottoponevano i crociati), di colui che sa che per perseguire un fine di gloria, deve comunque operare un male relativo.
Ancora vi è la purificazione consacrativa, rivolta a colui che dal corpo dei fedeli viene compreso nella gerarchia sacerdotale.
Ultimo esempio è la purificazione sacerdotale, che è propria del sacerdote che si deve apprestare a compiere un rito.
Ovviamente vi sono poi rituali di purificazioni strettamente connessi al succedersi delle stagioni, in quanto in concomitanza con ricorrenze religiose, o lunazioni, equinozi e solstizi (per le realtà legate ad operatività luni-solare) vi è l'esigenza di riallinearsi al mutamento astrale, o prepararsi ad altri rituali di cui la purificazione è atto precedente e necessario.
Esaminati velocemente i vari tipi di purificazione, riflessione che dovrebbe sempre accompagnare colui che opera onde poter determinare i giusti strumenti necessari al rito, mi preme scendere nella sfera più profonda del nostro oggetto di indagine. Onde procedere a riflettere di ciò che è, e non attorno a ciò che dovrebbe essere. Onde evitare le ipocrisie, i veli, le illusioni di cui abbiamo trattato in apertura di questo lavoro. Per ottenere tale risultato trovo utile l'analisi dell'etimo, di ciò che sta alla radice del nostro disquisire.
Purificazione è un termine che deriva dal Latino purificationem (rendere puro). Da cui deduciamo che viene reso puro ciò che in precedenza non era puro. L'etimo della parola puro (purus:rendere netto) ci pone come riflessione che la purificazione è riportare ad uno stato di essenzialità, di semplicità, nettezza, ciò che in precedenza aveva perduto questo stato. Degno di interesse, per la nostra riflessione, è notare come la radice di puro ha decisa attinenza con quella di fuoco pyr, suggerendo che l'esser puro deriva da un'azione ignea. A tal proposito ricordo gli illuminati pensieri di Jacob Bohme: " Tutte le cose hanno origine dalla radice del fuoco, come in un duplice parto, nella luce e nelle tenebre " Ancora sull'affinità fra fuoco e purificazione riporto questi passi di Fulcanelli:" In effetti, il crogiolo, è il luogo in cui la materia prima soffra la sua passione come Cristo. Ma essa muore per poi rinascere, purificarsi, divenire spirito e trasformarsi"


Se è quindi intuitivamente chiaro che la purificazione può essere vista come la liberazione di ciò che è estraneo alla natura di quanto viene purificato, rendendolo quindi diversa da ciò che è in natura, non vorrei che l'afferare in modo così "semplice" la questione, portasse a sottovalutare l'essenzialità della stessa. La purificazione, la reale purificazione nell'opera, non tende e non può tendere a far diventare buoni e giusti, espressioni psicologiche ed imitative, quanto piuttosto a rendere puro e netto (radicale) ciò che puro e netto non è. Onde render ancor più chiaro il concetto la Purificazione è come lo scavare nella sabbia alla ricerca di cosa ivi è occultato. Solamente quando ciò sarà completato sapremo quanto era celato dalla sabbia (che rappresenta gli elementi mobili e molteplici raccolti attorno all'essenza), e quanto anderemo trovando può anche non piacere.
Quanto fino adesso esposto non è una particolare lettura della purificazione, o un particolare tipo di purificazione, ma è il concetto antico e tradizionale della stessa, non mediato nè dalla sfera religiosa e nè da quella sociale e psicologica. E' sommamente giusto comprendere che molto di ciò che oggi viene proposto è solamente l'ombra di quanto era in passato, e molti di coloro che oggi propongono non sono altro che ombre dei maestri del passato.

Quanto sopra esposto in alchimia è chiamato Calcinazione, l'azione di purificazione attraverso il fuoco che fa evaporare, deumidificare, polverizzare, tutto ciò che è inclusione, estraneità all'essenzialità dell'elemento che desideriamo purificare da ciò che è impuro.
Fino a quando non conosceremo noi stessi, ogni riflessione su noi stessi e ogni movimento su noi stessi altro non sarà che illusorio. Ed è su questa semplice verità, su questo principio di indeterminazione essenziale, che naufragano non solo le scuole di stampo morale ed illuministico come la massoneria, ma anche quelle scuole che ritengono di offrire una visione integralista dell'uomo facendolo ritenere libero, solamente perchè segue dei precetti di figure avatariche. Le prime hanno la pretesa di portare l'uomo a conformarsi a degli ideali preventivamente fissati, imponendo quindi dei comportamenti che come tali sono afferenti al mondo esteriore, e puramente di facciata. Le seconde non mirano certo a rendere gli uomini liberi, ma condannati a conformarsi alla visione parziale del fondatore della scuola, stabilendo dei significanti a degli accadimenti, e funzioni in grado di pervenire a tali accadimenti. Creando così un vizioso ed illusorio circolo, che assomiglia ad un circo di campagna.

Vorrei adesso, in conclusione, spendere una riflessione attorno agli strumenti, o meglio agenti di purificazione.

Ben sappiamo come la tradizione religiosa e magica indichi nei profumi, nelle abluzioni, nell'opera dell'incenso e di particolari piante un'azione purificatrice. Ed è altrettanto ovvio che ognuno di questi agenti ha proprie peculiari caratteristiche, che comportano un suo più idoneo impiego in certi frangenti, in virtù dell'intendimento su cosa e perchè purificare, e sulla durata della purificazione. Ad esempio l'azione dell'incenso è notevolmente inferiore a quella delle acque, ma è maggiormente utile nel momento in cui si rende necessaria una purificazione concomitante all'esercizio di un rito quale quello equinoziale o solstiziale. Il lettore non avrà immagino difficoltà nell'erudirsi attorno a simili informazioni, ogni buon libro di magia cerimoniale riporta la propria ricetta di impiego. Banale ricetta, oso aggiungere, se non è chiaro che esistono varie forme di purificazione, e che ognuna di essa altro non è che una versione parziale dell'autentica purificazione di cui abbiamo parlato fino ad ora.
Se abbiamo indicato la radice comune o prossima fra purificazione e fuoco, se abbiamo ricordato come l'azione di questo elemento, o calcinazione alchemica, siano il vettore da sempre deputato ad una certa azione di purificazione, vogliamo qui suggerire un elemento che ben si adatta ai nostri tempi caotici, dove molti si agisce per magica simpatia, e in misura eccedente presente in noi: l'acqua.
Il battesimo rituale di purificazione e ammissione trova nell'acqua l'agente, il mezzo attraverso cui l'uomo viene mondato dei suoi peccati, viene risvegliato a nuova vita: riportando alla mente la nascita (il feto è immerso nel liquido all'interno dell'utero materno,e l'approssimarsi della nascita viene anticipato dalla rottura delle acque.)
Nell'intenzione di riportare alla luce, tramite un'azione rapida ed uniforme, quanto si cela sotto il velo del mondano, occultato dalla nostra struttura psicologica, dalle sicumere, dalle ipocrisie morale, dai bisogni sociali, niente come l'azione delle acque corrosive è maggiormente indicata per il conseguimento di tale opera. La meraviglia di queste acque, di un liquido che agisce contro altro liquido, di un'acqua che arde violentemente, ed in virtù delle qualità proprie di questo elemento si mostra invasiva di tutto ciò che offre arrendevolezza e permeabilità ad essa. Infiltrandosi nelle profondità del nostro essere con una doppia azione esterna ed interna, le acque sono in grado in uno spasmodico momento di rettificare il nostro essere, permettendoci di cogliere l'essenziale verità su noi stessi.
Non potendo qui altro aggiungere lascio a voi, che fin troppo pazientemente mi avete seguito, riflettere attorno alla natura di queste acque.

Concludo tornando alla purificazione intesa come atto indispensabile e precedente al compimento di particolari riti. Sarebbe veramente nocivo ed illusorio che l'animo dell'operatore, che il suo agire trovi movimento da sensi di colpa, o dalla volontà di essere persona più buona. Ciò che intendiamo essere il male e il bene, sarà sempre espressione dell'uomo stesso, che è portato a dare significato morale agli accadimenti. In quanto la morale è spesso il surrogato della conoscenza, un sostituto, una traccia di guida per chi non è guida, e neppure ha la particolare ambizione di affrontare un percorso di libertà.

Ciò che deve esser sostegno in questa azione, deve esser piuttosto la volontà, attraverso atti simbolici e simpatici che devono essere poi interiorizzati, di portare alla luce da un lato il pensiero vergine indispensabile per officiare un rito, e dall'altro di rettificare le energie interne e liberare i canali attraverso cui esse dovrebbero fluire. Questo in un'ottica di lavoro integrale. Altro senso non può motivarle, e neppure può spronare l'operatore.
Le abluzioni permettono di rimuovere tutto ciò che si è avviluppato sul nostro corpo fisico, mentale ed eterico, drenando da essi energia, impedendo la corretta interazioni di questi parti egualmente necessarie ad operare sui vari piani in cui l'uomo si staglia. Le fumigazioni, simbolo dell'azione delle fiamme, permettono di essiccare ciò è sovrabbondante, e che ostruisce. Ma come ricordato questi accadimenti, questi simboli esteriori, devono essere riportati al nostro interno, altrimenti la loro opera simpatica non potrà sussistere, e tutto il lavoro sarà solamente psicologico.


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