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martedì 22 novembre 2016

Note Storiche sul Rito Antico e Primitivo di Memphis e Misraïm e sul Martinismo



Introduzione

Altopascio, 06 Novembre 2016

E’ con molta soddisfazione che presento questa nuova traduzione, a cura dell’amica Valeria Noli, delle due opere divulgative di Jean Bricaud. Personaggio dotato di una grande capacità organizzativa, di mente e volontà non comuni, che ha saputo raccogliere l’eredità lasciata da Papus. Un compito non facile il suo, tenuto conto anche della grande livella rappresentata dalla prima guerra mondiale, ma che ha adempiuto, seppur commettendo inevitabilmente degli errori di valutazione, con vigore ed abilità. Bricaud nel suo transito terreno, (lo vedremo ampiamente in appendice) è stato Grande Maestro del Martinismo, Ierofante del Memphis e Misraïm e, soprattutto, Primate della Chiesa Gnostica francese. La sua visione, in seguito ripresa dallo stesso Ambelain[1], era quella di una piramide di ordini e riti, dove l’apice fosse rappresentato dalla Chiesa Gnostica e dalla funzione sacerdotale. Difatti, nella visione di Bricaud, solamente la consacrazione sacerdotale e la teurgia, che ricordiamo essere tradizionalmente riservata ai sacerdoti, hanno la possibilità di rendere gli strumenti dell’iniziato attivi e capaci di essere tramite fra il medesimo e le influenze sottili. Ecco quindi che tale impostazione prevedeva la necessaria conditio sine qua non che il fratello che desiderasse accedere a tale strutturazione operativa, fosse Maestro Libero Muratore. Per Bricaud, soltanto così sarebbe stata garantita una precedente formazione “morale” e “filosofica” in grado di scremare i curiosi e gli indisciplinati. La sua azione di riforma non fu accettata universalmente, così come la sua successione a Papus-Téder. A fronte dei suoi successi, è necessario registrare fratture e spaccature all'interno del mondo martinista e dei riti egizi. Spaccature ancora oggi vive e pulsanti. E’ indubbio come i Riti Egizi e il Martinismo, anche se sarebbe necessario parlare di “martinismi”, rappresentino, ieri come oggi, degli approdi operativi capaci di animare il percorso iniziatico di coloro che, delusi dalla Libera Muratoria simbolica e scozzese e che rifuggano dalle sirene della New Age, ricercano una formazione tradizionale che non rinunci al significato profondo della parola esoterismo. Entrambi, Riti Egizi e Martinismo, sembrano raccogliere oltre ai precetti morali, allo studio del simbolo e alla formazione filosofica, anche, e soprattutto, quella dimensione di formazione individuale, di laboriosa Opera sulla Pietra Grezza, tanto anelata e tanto necessaria per un reale processo di reintegrazione e nobilitazione dell’individuo. Difficile dire chi, fra le due realtà rituali, abbia maggiormente influenzato l’altra. E’, però, utile ricordare che malgrado le indubbie similitudini e la sovente presenza di entrambe nella disponibilità delle Grandi Maestranze, ognuna di esse presenta una propria irrinunciabile individualità. Il Rito di Memphis e Misraïm è comunque un rito massonico e come tale risponde a determinate cadenze rituali, formali e simboliche tipiche di tale contesto. Il Martinismo, quando correttamente inteso e pratico, vuole invece calibrare il carico informativo e formativo all'interno di una dinamica Superiore Incognito Iniziatore ed Iniziato. Tale rapporto si estrinseca non solo in una formazione filosofica e storica attorno alla storia e alla docetica del martinismo, ma, e piuttosto, nella trasmissione di strumenti operativi e della facoltà di utilizzo dei medesimi. Osservando la stato del mondo iniziatico e profano moderno è, a mio avviso, preferibile avere delle Grandi Maestranze erudite e capaci su di un arte ed un mestiere, piuttosto dei tuttologi che spesso trovano compensazione ad un Ego ferito con mille fumosi riconoscimenti. Nel riproporre questo testo, completato da una ricca appendice da me curata, spero di poter fornire ulteriori spunti di riflessione e di indagine a coloro che trovano nella tradizione iniziatica e nell'esoterismo, luogo di ristoro e nutrimento in questo folle mondo di oggi.

Un fraterno saluto. Filippo Goti

il libro può essere reperito a:

http://www.lulu.com/shop/jean-bricaud/note-storiche-sul-rito-antico-e-primitivo-di-memphis-e-misra%C3%AFm-e-sul-martinismo/paperback/product-22956180.html



[1] Robert Ambelain, è stato un Massone ed occultista francese. Gran Gerofante del Rito di Memphis e Misraim, Gran Maestro Onorario del Grande Oriente del Brasile. Venne consacrato vescovo nella Chiesa Gnostica Universale sotto il nome di "Robert Tau" da Roger Ménard "Tau Eon II". Nel 1944 ricostituì l'Ordine Martinista degli Eletti Cohen, il quale rivendicava una discendenza, tramite il Martinismo e i C.B.C.S, con l'Ordine degli Eletti Cohen di Martinez de Pasqually. Il suo referente italiano, per l'intero deposito iniziatoco, è stato il compianto Francesco Brunelli.

venerdì 6 febbraio 2015

Manifesto dell'Ordine Martinista



"Il Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista, depositario della Tradizione, è pienamente edotto delle cause prime che determinarono le presenti perturbazioni politiche e sociali, considera suo imperioso dovere il ricordare quanto, in circostanze analoghe, fu rivelato dai Predecessori, e ciò che l'illustre Wronski nel suo Apocalittico Messianico confermò e dimostrò senza timore: - Una sola catena abbraccia tutta l'estesa rete di tutti i Grandi Segreti e di tutti i sistemi dell'Universo. 
Gradi e sistemi, si riuniscono tutti nel Punto Centrale dell'Onni-Potere. Non c'è che un Ordine solo: ed i suoi segreti sono due; l'uno è il suo Scopo, l'altro la sua Esistenza ed i Mezzi di cui dispone. 
Quel che vediamo oggi sul piano fisico, non è se non la conseguenza delle guerre che da oltre settantacinque anni si svolgono nell'invisibile tra l'Armata della Luce e l'Armata delle Tenebre. 
Nel 1914 suonò l'ora della confragazione generale sul Piano Terrestre. Le lotte che si sono svolte nell'invisibile ebbero così la loro sanguinaria ripercussione sul piano fisico: e da quel momento, l'Odio, figlio dell'Egoismo, ha sostituito quell'amore del Prossimo di cui si parla con tanto fervore nei Vangeli di tutte le religioni. 
Sembra inoltre che, per colpa di certi uomini imperfettamente iniziati, la Catena Iniziatica sia stata in alcuni punti spezzata, poiché in parecchie contrade le forze morali si sono divise; e là dove l'Unione doveva ripercuotersi sul Piano Fisico, non resta ormai altro che la più pericolosa discordia Bisogna a tutti i costi far cessar questa situazione che potrebbe far capo a catastrofi incalcolabili. 
Perciò il Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista, ispirandosi alle parole citate più sopra, raccomanda a tutti i Fratelli sparsi nel mondo di unirsi più strettamente che mai per raggiungere lo Scopo: il quale scopo, come ha ben detto il grande MAZZINI è unico, quali che siano le diverse apparenze. 
Lavorare a questo SCOPO UNICO è, per tutti gli Adepti, un impegno sacro; e questo impegno è per loro tanto più preciso in quanto essi sanno che l'oggetto, i limiti e la misura dell'opera variano secondo i bisogni dei tempi, progrediscono in proporzione diretta all'evoluzione della verità, e si modificano gradualmente nel corso degli evi. 
Riflesso del Tempio Mistico, la Società Umana non riposa soltanto su la colonna del DIRITTO, ma si appoggia anche su quella del DOVERE. D'altronde non c'è manifestazione religiosa, o sociale, o morale, che possa sfuggire alla legge fatale dell'evoluzione. Ogni epoca - la quale non è che un istante nell'universale evoluzione - deve venir a riunirsi in uno stesso Pensiero e convergere verso lo stesso SCOPO tutte le parti vitali del Corpo Sociale. 
Il presente Manifesto vuole dunque dimostrare a tutti i Nostri Fratelli, preposti alla costruzione del Gran Tempio Simbolico, che bisogna non lasciarsi fuorviare, come pure bisogna fare in modo che lo Scopo non venga oltrepassato, cosa troppo spesso accaduta in diverse epoche della storia umana. 
Non dimentichiamo che la verità è contenuta nel Sacro Monogramma hvshy che decora i nostri Templi. Oggi si può veder chiaramente che il Nome Ineffabile hvhy è stato spezzato in due: si può veder chiaramente che il Sublime Quaternario è stato violentemente separato in due binari opposti; rotto l'Equilibrio, distrutto in parte il Tempio, minacciati d'inanità gli sforzi che gli iniziati fanno da secoli e secoli per ristabilire l'Armonia fra le Diadi in contesa. 
Ebbene, consideriamo gli avvenimenti attuali della luce dell'iniziazione. Ricordiamoci che il CRISTO è rappresentato dalla lettera S (s) e che questo S, simbolo cristico, è e deve restare per noi il Termine d'Equilibrio, il termine conciliatore ricongiungente i due Binari opposti: il Bene ed il Male, la Materia e lo Spirito, l'Ombra e la Luce... 
Segnato è dunque il posto per Noi: esso è in cima e tra le Colonne Opposte del Tempio. Noi siamo i Figli della Luce. 
Abbiano tutti i Fratelli coscienza del Dovere che loro s'impone di continuare in mezzo al Mondo illico l'Opera Sacra. Dobbiamo ad ogni istante tenere presente di fronte allo spirito il Simbolo della FENICE. 
Su le tenebre che avvolgono il Mondo, brilli alfine la STELLA FIAMMEGGIANTE; e sia il Simbolo di quella PACE che fu annunziata a tutti gli uomini di buona volontà. 
E ricordino sempre i nostri Fratelli che il dovere d'ogni Martinista - dovere nettamente fissato dai nostri Rituali - è diffondere oltre ogni possibilità gli insegnamenti morali, sociali e religiosi del Martinismo per contribuire così alla Rigenerazione della Famiglia Umana ed instaurare sopra la Terra l'Associazione di tutti gli interessi, la Federazione di tutte le Nazioni, l'Alleanza di tutti i culti, e la Solidarietà universale." 

Il Gran Maestro Jean Bricaud.

Dato dalla Sede del Magistero Universale (Lione) il 10 gennaio 1921.

sabato 11 maggio 2013

Note Storiche sul Martinismo 4 - Aldebaran

IL MARTINISMO IN ITALIA

Mancano dati precisi per stabilire esattamente quando e come si stabilì in Italia il primo gruppo martinista, salvo due date, riferite da Philippe Encausse 43, quella del 1898, anno in cui sarebbero esistite in Italia otto logge dell’Ordine, e quella del 1911 quando – scrive Encausse – vi fu “un considerevole sviluppo in Italia con l’ammissione dei martinisti che possedevano il secondo grado dell’Ordine, in tutte le logge e le camere superiori del Grande Oriente d’Italia. Dalle annate della rivista “Mysteria”, diretta da Papus (1912-1913) si apprende, poi, che numerose nuove logge erano sorte nella nostra penisola. Queste notizie sono confermate da un documento sulla cui autenticità non possono esistere dubbi, cioè la Patente per la costituzione di una loggia martinista, firmata da Papus e rilasciata nel 1910 a Dunstano Cancellieri, uno dei luminari della Massoneria italiana, allora 18 (Principe R+C) del Rito Scozzese Antico Accettato 44.
Sembra, poi, da notizie provenienti da varie fonti che la prima loggia sia sorta a Follonica, in provincia di Grosseto, piccolo centro che è stato spesso all’avanguardia nel settore occultistico. Altre notizie si ricavano da quanto riferisce Edoardo Frosini 45 che, praticamente, ebbe da Papus la rappresentanza dell’Ordine, almeno a quanto ne scriveva Adolfo Banti nel 1922 46.
Il Frosini, a dir il vero non molto esatto, dopo il Congresso internazionale spiritualista di Parigi del 1908 47 scrive che “l’Ordine Martinista ha recentemente costituito una Gran Loggia (sic) martinista d’Italia (…) che di comune accordo con la Federazione Massonica Universale e con la sua legittima rappresentanza italiana ha assunto un carattere speciale di integratrice delle varie scuole occultistiche in nome dei VERI del comune esoterismo e delle scienze ermetiche”.
Scriveva pure – tuttavia sempre con parole da orecchiante: “Né è da adesso che noi siamo in quell’Ordine martinista che coi suoi Supérieurs Inconnus prende agli occhi dell’ignaro gli aspetti di tenebrosa setta, mentre è semplicemente una Università occulta di scienze massoniche ed ermetiche (K). Noi fummo felici di ricevere, sia pure a titolo onorifico, l’iniziazione all’Ordine Martinista e, malgrado le non poche diversità di vedute personali tra noi ed i martinisti francesi, ci sentimmo felici di stringere fraterni vincoli con questo movimento iniziatico che tanto bene ha fatto e tante ire ha suscitato, non solo, ma ci sentiamo, checché avvenga, ci sentiremo sempre orgogliosi della qualifica di martinisti che non significa, come si vuole insinuare, dedizione ad un uomo o ad una chiesuola, ma sanzione di una gran fede in un grande ideale: quello della divina sapienza e della umana rigenerazione”.
Il Frosini, come tutti gli scrittori di questioni occultistiche o ritenute tali, esagerava. Certo, per un massone imbevuto di idee “risorgimentali” e di questioni di libertà, uguaglianza e fratellanza in funzione di idee profane che, poi, non si realizzano mai, il trilume, la maschera ed il mantello martinisti erano simboli “universitari” e mete irraggiungibili anche nella loro più modesta espressione. Tuttavia, egli esprimeva un nobile concetto e sottolineava le “ire” che il Martinismo aveva fin allora suscitato e sofferto (e che, purtroppo, doveva ancora suscitare e soffrire).
In quegli anni, prima della “grande guerra” del 1914-18, risultano ricoprire il massimo grado martinista, cioè Superiore Incognito libero iniziatore i fratelli Fulgenzio Bruni, Giovanni Saba, Angelino Corrias, Michele de Vincenzo Maciulli il quale ultimo fu anche membro del Supremo Consiglio di Parigi, assieme a Frosini che fu chiamato a tale carica nel 1912. Alla fine della guerra, con la ripresa delle attività iniziatiche rimaste paralizzate a causa del richiamo alle armi di quasi tutti coloro che si potevano qualificare “capi”, dopo un periodo di incertezza a causa della successione di Papus, passato all’Oriente Eterno nel 1916, nel Gran Magistero (dalla Francia le notizie erano giunte quanto mai frammentarie; la nomina di Teder da parte di tre persone fra cui lui
stesso e Blanchard che poi si era rimangiato il voto favorevole e doveva fondare l’Ordine Martinista Sinarchico, e la successiva proclamazione di Bricaud che si diceva si fosse autonominato dato che non esisteva alcun documento comprovante che Teder gli aveva dato la successione sembravano piuttosto dubbie) l’avvocato Alessandro Sacchi (Sinesio) assumeva la presidenza del Gran
Consiglio Italico dell’Ordine Martinista 48.
La questione della Chiesa gnostica di Jean Bricaud, di cui abbiamo scritto in precedenza, e la pretesa che per esser ricevuto in Martinismo fosse indispensabile esser di sesso maschile e di possedere il grado di Maestro massone, provocarono notevoli perplessità circa la tradizionalità di questo nuovo Martinismo rafforzando le incertezze di cui si è scritto. Un viaggio di Sinesio a Parigi ed uno di Bricaud in Italia non migliorarono le rispettive posizioni dei due Ordini: Bricaud fisso sulle sue disposizioni che avevano modificato costituzioni, dottrina e forma di iniziazione dell’Ordine; Sacchi deciso a non accettare le nuove linee e a far rispettare la tradizione papusiana. Si giunse così al 1923 e alla proclamazione del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista che, sulla
rivista “O Thanatos”, organo ufficiale dell’Ordine, era stata preceduta (Nr. 6, giugno 1923) dal seguente comunicato: “Il Governo dell’Ordine Martinista comunica ancora una volta di non avere rapporto d’obbedienza, e finora nemmeno di alleanza col Gran Maestro Bricaud e, a scanso di equivoci presenti e futuri, dichiara di non aver mai aderito e di non poter aderire ad alcun trattato tra Martinismo e qualsivoglia Chiesa, la gnostica compresa”.
Già nel suo numero 2 del febbraio 1923, a pagina 42, la rivista, in un comunicato Martinista, purtroppo non molto esatto in fatto di date storiche e poco preciso anche su altri punti, dovuto al Filosofo Incognito dello Zenith di Ancona, aveva scritto – a suo dire su incarico del Gran Maestro Sinesio – che i martinisti italiani “pur dichiarandosi rispettosi e tolleranti di qualunque opinione religiosa, si erano distaccati dal Supremo Consiglio di Francia e dal suo Sovrano Patriarca e Gran Maestro, non volendo appartenere a nessuna chiesa, rispettandole tutte, e avevano costituito il Gran Consiglio italico allo Zenith di Roma”.
Delle scissioni del Gran Consiglio italico fu data notizia sulla rivista dell’Ordine, notizia poi ripresa, a scopo polemico da Arturo Reghini, sulla rivista “Atanor” del gennaio 1924 e successivi numeri.
Della proclamazione del nuovo Gran Consiglio Universale il Gran Maestro Sinesio dava notizia in una sua lettera 49 scrivendo che questo consesso aveva deliberato “di troncare l’ultimo filo che avrebbe potuto ravvicinare la Nostra eventuale unanimità collettiva, meno il Nostro individuo (poiché Noi saremmo stati sempre refrattari ad una tal fusione, anche a patto di rimanere eternamente isolati, ma considerammo piuttosto gli altrui individuali, anziché i Nostri pareri o
desideri) al Gran Maestro Bricaud, alias Sua Beatitudine Giovanni II patriarca della chiesa gnostica o sedicente Chiesa gnostica. Si è dunque deliberato di emanciparci da ogni limitazione territoriale, di costituirsi in Ordine a completa universalità e in pieno contrapposto al francese, di trasformare il Gran Consiglio Italico in Supremo Consiglio senz’altro (…). Ritenemmo però superflua una nuova investitura solenne al Gran Maestro Sinesio; bastando a conferirgli il carattere connesso alla Gran Maestranza, l’imposizione delle mani, fattagli, le sette solenni promissioni da lui prestate e le conseguenti obbedienze promessegli dai suoi Elettori in nome di tutto l’Ordine”.
È di questi tempi, esattamente dall’agosto 1922 l’incontro di Adolfo Banti, membro del Supremo Consiglio dei 33 di Palazzo Giustiniani, con Marco Egidio Allegri, componente del Gran Consiglio Martinista e suo Delegato generale per le Venezie; 50 e l’iniziazione del primo al martinismo. L’Allegri che, nella storia del Martinismo italiano detiene una parte di primissimo piano, era stato iniziato nel 1918 dall’avvocato Sacchi quando già ricopriva un altissimo grado nel Rito scozzese. Dopo il suo rientro dall’impresa di Fiume, alla quale aveva partecipato assieme ad Ottavio Ulderico Zasio, allora sedicenne, che lo aveva seguito come suo “attendente”, era ritornato a Venezia, sua città natale, fondandovi i gruppi “Il Veneziano”, “Poseidonia”, “Saint-Martin” e, a Montagnana in provincia di Padova il “Hoané Wronscki” 51.
Risale al 1925, invece, la rottura fra Arturo Reghini e l’Ordine Martinista. Lo spirito polemico di questo Maestro ebbe ragione del suo animo di esoterista ed egli non risparmiò, prima su Atanòr e poi su Ignis (la rivista da lui diretta) gli errori di carattere organizzativo commessi allora, al vertice dell’Ordine, anche a causa della tendenza dell’avv. Sacchi e di altri, compreso il
Banti, di considerare il Martinismo una specie di rito massonico sulla falsariga di quanto era stato emanato da Parigi dopo la morte di Papus. Di questa rottura si ha una eco in una lettera di Sinesio (Sacchi) a Flamelicus (Allegri) del giugno 1923, in risposta ad una di quest’ultimo che prendeva le difese del Reghini prospettando le sue qualità di studioso e di esoterista nonché le sue alte
qualitificazioni massoniche: “Come Gran Maestro dell’Ordine – scriveva Sinesio – per lo spirito delle solenni promissioni prestate ai nostri Elettori e alla nostra Istituzione, non possiamo lasciarci influenzare da informazioni o da interpretazioni di altri Riti iniziatici e proseguiamo a procedere – come abbiamo cominciato – per la nostra martinistica strada (che è quella indicataci dal nostro preciso dovere di salvaguardare e rafforzare la nostra catena iniziatica) nei riguardi del nostro fratello Massimo 52. Se l’isolamento nel quale dovrebbe essere tenuto dai fratelli della nostra Obbedienza durante l’espiazione della sua condanna, potrà indurlo a qualche proiezione che trasformi il suo elemento quaternario, per riduzione teosofica, al quinario, egli provocherebbe la sua stessa caduta finale: la qual cosa non auguriamo né a lui né a noi. Egli è tuttavia refrattario a qualsivoglia spirito di disciplina e soffre di scompenso tra le alte doti di intelletto e quelle non corrispondenti del cuore o dell’animo che dir vogliasi. Non crediamo pertanto che il suo vigile orgoglio consenta a chicchessia la potestà di sfruttarlo contro 666: egli è fuori di tono e risponde malissimo al nostro diapason colle sue vibrazioni anarcoidi. Se ne accorgeranno anche quei pochissimi che ancora lo venerano come un dio irresponsabile” 53.
Le cause che provocano l’uscita del Reghini dal Martinismo e la sua feroce polemica contro l’Ordine ed i suoi uomini, da Papus a Bricaud e da questi al Soro; dal Sacchi al Banti e al ???? non sono note. Ma è da ritenersi che ciò sia da attribuire ad un attrito tra lui e il Sacchi su questioni organizzative (e, forse’anche per l’indirizzo cristiano del martinismo papusiano che il Reghini avrebbe voluto fosse strettamente pitagorico e pagano) e col Banti in funzione della lotta sempre in atto fra Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù (le due principali organizzazioni massoniche italiane del tempo) alla quale ultima il Reghini apparteneva.
L’Ordine continuò a lavorare apertamente fino al 1926 nonostante che, fin dalla metà del 1923 fossero state adottate misure di prudenza e la corrispondenza fra i gruppi e il centro fosse stata ridotta 54. Poi dovette lavorare clandestinamente avendo accolto, davanti al suo trilume, numerosi fratelli di altre associazioni iniziatiche (Ordine del Tempio e Rito di Memphis) e anche della Massoneria scozzese 55. Questa attività è stata riassunta da Artephius (Zasio) in un sintetico promemoria esistente, di suo pugno, nell’Archivio dell’Ordine 56 e che qui si riporta per la parte riguardante il periodo clandestino:

    1925 - Il Martinismo, l’Ordine del Tempio e l’Ordine di Memphis continuano i loro lavori nonostante si inaspriscano le violenze contro le società cosiddette segrete.
    1926 – Polemiche giornalistiche in difesa del principio iniziatico, massimamente sostenute dal Filosofo Incognito contro il conte Piero Bon.
    1927 – Flamelicus (Allegri) va in Egitto dove prende contatto col Rito scozzese, logge “Garibaldi” e “Matteotti”, col Rito egiziano nella formazione sufica “El Siufi”, logge di lingua araba del Cairo. Artephius gli succede nella direzione dei lavori.
    1928 – Di ritorno dall’Egitto Flamelicus è arrestato per propaganda iniziatica e “sovversivismo”. Dopo circa un anno tra prigione e confino è liberato ma, fatto segno a nuove persecuzioni, è costretto a rifugiarsi nel convento patriarcale di San Domenico dove rimane otto mesi. Artephius prende contatti con Alembroth (Banti) e svolge lavori con i superstiti martinisti e templari.
    1929 – Flamelicus si rifugia a Napoli e poi a Capo Miseno dove prosegue la sua opera iniziatica. Artephius va in Svizzera, Indra (N. Quarti) in America, Tekeo in Giappone, Nareus in India.
    1930-32 - Artephius prosegue i lavori a Venezia in casa sua. Ritorna Flamelicus che li dirige; e si dedica soprattutto verso la raccolta di documenti dell’Ordine e loro messa in salvo.
    1933 –Nuovi apporti da parte del gruppo del fratello Phores (G. Bolpin) permettono di intensificare gli studi ermetici e di diffonderli in strette cerchie. Alla fine dell’anno Flamelicus si trasferisce in provincia di Belluno dove allarga la catena iniziatica. Artephius immette, a Venezia, nuovi elementi.
    1934 – Prosegue a Venezia il lavoro in riunioni saltuarie.
    1935 – Flamelicus ritorna in Africa: in un primo tempo segue le operazioni in Africa Orientale, successivamente, con una missione astronomica, esplora la zona dei grandi laghi fino al Margherite.
    1936 – Artephius è in Francia dove sperimenta la forza del pensiero iniziatico confortando i fratelli esuli.
    1937 – Ritorna Flamelicus a Venezia. Con Phores, per circa un anno si intrattiene nello studio del taoismo. Artephius, sotto forma di conferenza, scrive una storia esoterica di Venezia che sarà poi diffusa in Polonia.
    1938 – Continuano in casa di Artephius i lavori Martinisti con la partecipazione di Flamelicus. Sul Daily Mail, fa pubblicare un manifesto templare.
    1939 – Flamelicus e Phores tentano di infiltrare nel mondo dello spettacolo idee iniziatiche con il film “Cardano” e “La famiglia qualunque”. Flamelicus è richiamato alle armi.
    1940-42 - Ad opera di Artephius il trilume resta acceso in casa sua.
    1942 - Ritorno di Flamelicus. Si tengono varie riunioni in casa Rueck con nuove iniziazioni.
    1943 - luglio – Riunione regolare all’albergo Saturnia di Venezia in cui prevede che, purtroppo, lo Zenith sarebbe rimasto ancora clandestino per chissà quanto tempo.
    1945 - Ripresa dei lavori il primo maggio e riorganizzazione degli Ordini e dei Riti.

    NOTE
    43 - Encausse Ph. Opere citate, pagine 81 e 82 (Notizie riprese dall’autore nell’archivio paterno).
    44 - La Patente è conservata nel Tesoro dell’Ordine, unitamente alla copia in francese dei quaderni iniziatici del 1891, alla disposizione del Supremo Consiglio di Parigi (Rue de Treviso) e per i presidenti di loggia, e al registro dei verbali del gruppo “Il Veneziano”.
    45 - Frosini E.: Massoneria italiana e tradizione iniziatica, a cura dei Triedelli-F. Croce Pescara, 1911 (pag. 227/230).
    46 - Archivio O.M. – Lettera Banti del 24/VIII/1922 a M.E. Allegri in cui scriveva: “fin dal 1909 mi ero rivolto al Potentissimo Fratello Gerardo Encausse (Papus) per esservi accolto, ed egli gentilmente mi rispose che potevo rivolgermi a Edoardo Frosini, a Firenze”.
    47 - Lettera del settembre 1947 del Gran Maestro Jean Chaboseau dell’Ordine Martinista Tradizionale (cfr. Encausse, opere citate, pagine 74/75).
    48 - Nell’Archivio del N V O esiste un brevetto – uguale a quelli ancora in uso in Italia da parte nostra – rilasciato il 27 settembre 1920 al fr. Francesco Asaro dal S.I. Alessandro Sacchi E,T,S XLI M.G.C. d’Italia, registrato a Roma alla Matricola generale col numero 55018.
    49 - Lettera di Sinesio al Membro Supremo Consiglio Flamelicus, datata Roma 7 gennaio 1924 (conservata nel Tesoro dell’Ordine).
    50 - Il Banti fu incaricato dalla Collina di Ancona dove sorse l’importante gruppo “O Tanatos” e si stampò per circa tre anni la rivista dallo stesso titolo che divenne organo ufficiale dell’Ordine.
    51 - Interessante al riguardo, per il suo contenuto, la lettera del 21 agosto 1922 indirizzata ad Allegri dal S.I. Mokelé, filosofo inc. della “Wronscki” su carta intestata all’ordine e al gruppo il Mokelé scriveva: “Abbiamo ricevuto la tua carissima tavola virgiliana: pugneremo sempre con “virtute et amore” per l’Alma Mater. A Padova, dunque, è avvenuta una defezione: ti prego dirmi se si può mettere in contatto col pot.mo fratello Sommer il carissimo fr. Realdon; se nulla vi è in contrario, ti prego di darmi l’indirizzo se dei tuoi piani: è veramente cosa dolorosa vedere queste defezioni stimolate da sciarpe o da monete ma io credo faranno poco male. Ieri abbiamo scritto al pot.mo Reghini e per mezzo suo abbiamo inviato i saluti al fr. Soro. Oggi stesso informerò il Gran Maestro dei nostri lavori. Col più fraterno affetto e devozione – Mokelé, Sup. Inc.
    La lettera porta una richiesta ed una postilla. Il richiamo dice: “Ho pensato esser meglio attendere ancora prima di scrivere a Roma. A chi debbo spedire la lettera perché venga recapitata al Gran Maestro? MKL’”. La postilla, riferentesi a Gabriele d’Annunzio dice: “Hai sentito della disgrazia toccata al pot.mo fratello S.I. Ariel? Ora però sta meglio. Speriamo bene: speriamo che venga conservato a noi e alla Patria – MKL’ (Archivio Ordine Martinista, Fondo Esordio 1898-1925).
    52 - Nome iniziatico (Maximus Sup. Inc.) del Reghini.
    53 - Archivio Ordine Martinista, Fondo citato.
    54 - Ibidem, circolare ris. Di Sinesio ai membri del Gran Consiglio martinista.
    55 - Cfr. G. Parise: Prefazione e: A. Reghini: Considerazioni sul rituale dell’Appr. L.M. (Napoli 1948) e U.G. Porciatti: Il Martinismo e la sua essenza, Quaderni dell’Ardenza, 1946.
    56 - Archivio O.M., Fondo citato.

giovedì 11 aprile 2013

Bisogna portare la Luce




"Per salvare questa umanità bisogna dunque farle comprendere che la vita dispersa , e con essa l'egoismo,padre di tutti i mali, provengono dall'errore e dall'ignoranza. Bisogna persuaderla della necessità dell'unione, dell'amore scambievole,della fratellanza universale, della devozione di ciascuno per tutti e di tutti per uno, della carità. Bisogna portare la Luce in mezzo alle tenebre intellettuali,correggere gli errori, far detestare l'egoismo, l'orgoglio, l'invidia, e fare amare la devozione e il sacrificio".
( BRICAUD-FUGAIRON)

martedì 9 aprile 2013

Il Martinismo - Ovidio La Pera

Il Martinismo è un sistema iniziatico che si richiama agli insegnamenti ed alle dottrine di Martinès de Pasqually (1727-1774), Jean-Baptiste Wi lllermoz (1730-1824) e Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), tutti e tre operanti in Francia, in ambito massonico. In effetti il vero fondatore fu Martinès de P a s q u a l l y, uno tra i personaggi che maggiormente hanno incuriosito l’Europa alla fine del XVIII° secolo, ma allo stesso tempo dei meno conosciuti e dei più misteriosi. Coinvolto nei diversi sistemi degli “alti gradi” della Massoneria settecentesca, egli, in possesso di una bolla o patente massonica ereditaria che suo padre aveva avuto da Carlo Eduardo Stuart, nel 1738, che gli consentiva di iniziare “a vista” massoni e fondare Logge e Capitoli, e in seguito riconosciuta valida anche in Francia, creò nel 1754 circa, l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen (dal vocabolo ebraico cohanim che significa “sacerdoti”)dell’Universo; cioè un sistema in cui dopo i tre classici gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, si inseriscono  una classe del “Portico”, una del “ Tempio” ed una “Segreta”, corrispondente al grado di Rosa-Croce. Ma già fin dalla classe del Portico vengono introdotti i primi fondamenti della dottrina di Martinès, e cioè della Reintegrazione di ogni essere in senso universale. Questa dottrina è derivante forse dalla religiosità marrana, da cui egli probabilmente discende, o da quella degli ebrei sefarditi, nonché da reminiscenze di certi gruppi gnostici o da lontani echi della tradizione esoterica islamica; ma anche, da insegnamenti di impronta cabalistica. Con operazioni di tipo teurgico sempre più complesse e via via più segrete nell’avanzare dei gradi, e comunque il tutto espresso attraverso una terminologia cristiana, questa dottrina veniva impartita all’adepto a cui spettava il compito di apprendere quale fu la sua origine e qual è la sua destinazione e quali sono le vie comuni della sua caduta e della sua risalita. La sua rigenerazione dopo la caduta di Adamo passa attraverso la faticosa ascesi che permette di raggiungere un Sacerdozio Cohen, durante il quale egli impara ad avere il dominio di se stesso e, preparato nel silenzio, con la preghiera, il digiuno ed altre particolari pratiche, ottiene in determinati giorni la rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine C h o s e, ossia la “Cosa”. E ciò era possibile in quanto, secondo uno dei princìpi di Martinès, ogni uomo è nato profeta e, per conseguenza, egli è obbligato a coltivare in sè il dono della visione e perciò della conoscenza, cultura questa alla quale doveva servire la sua scuola.  Quest’Ordine degli Eletti Cohen ebbe il suo massimo sviluppo dopo il 1770; molte furono le Logge all’obbedienza della Gran Loggia di Francia che vi aderirono; Bordeaux ne fu uno dei maggiori centri, ma altre se ne ebbero a Montpellier, ad Av i g n one, a Foix, a Libourne, a La Rochelle, a Eu, a Parigi ed in altre località ancora.  A  P a r i g i aveva pure la sua sede il Tribunale Sovrano e cioè il supremo organo amministrativo, formato da vari Rosa-Croce con l’appellativo di Sovrani giudici, tra cui Bacon de La Chevalerie e J.B. Willermoz ed altri. Nel 1772 Martinès, per una complessa questione ereditaria, parte per San Domingo, dove per i due anni successivi cerca di completare le istruzioni per l’Ordine. Qui però muore nel 1774. E dopo varie successioni, verificatosi l’attenuarsi delle “manifestazioni” nell’operatività delle Logge a seguito della scomparsa dal piano fisico del Maestro, viene presa la decisione di chiudere lavori e Templi, consegnando gli archivi all’Ordine dei Filaleti ( L’Ordine dei Filateti, presieduto da Savalette de Lange costituiva un gruppo massonico dedicato alla storia ed alla archiviazione di tutto ciò che riguardava l’esoterismo della sua epoca).  Dal Martinismo di Pasqually, o meglio dal Martinezismo, si distingue il sistema di Willermoz che, allievo di Martinès come Louis-Claude de Saint-Martin, riconduce le idee del maestro in un ambito più rigorosamente massonico, seppure con una forte accentuazione cristianeggiante, dando luogo all’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa o Rito Scozzese Rettificato. Per quanto riguarda Louis-Claude de Saint- Martin, dopo aver avuto i primi gradi massonici a partire dal 1765, nell’autunno del 1768 è ricevuto da Martinès tra gli Eletti Cohen col grado di Commendatore d’Oriente e nel 1772 è ordinato Rosa-Croce. Presto diviene il segretario di Martinès e collaborerà alla stesura del Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri, opera fondamentale e primaria della tradizione martinista del suo maestro, che poco e male conosceva la lingua francese. Dopo la morte di Martinès, Saint-Martin seguirà a Lione l’amico Willermoz partecipando all’educazione e formazione dei componenti le logge di Willermoz, e scrivendo in questo periodo, oltre alla sua famosa opera Degli Errori e della Verità varie opere contenenti istruzioni di carattere massonico. Saint-Martin però, avendo maturato, ancora vivente Martinès, l’intenzione di abbandonare i cerimoniali teurgici, si distaccherà, fermo restando il concetto di Reintegrazione, dagli insegnamenti ricevuti dal maestro e al di là di ogni i t e r iniziatico che prevede la manifestazione esteriore delle forze angeliche ultraterrene, prevista dalla ritualità degli Eletti Cohen, si dedicherà alla solitaria ricerca di una via interiore che possa permettere al divino di manifestarsi nell’uomo come scintilla all’interno del sé che anela a trasformarsi in fuoco. Lasciata Lione e l’amico Wi l l e r m o z , Saint-Martin comincia il suo percorso personale ed individuale viaggiando a lungo in Italia, in Inghilterra, in Germania dove conoscerà, grazie all’amica Carlotta de Boecklin gli scritti di colui che sarà il suo secondo grande maestro: Jacob Böhme, scritti che gli rivelarono quanto, nei documenti di Martinès, aveva soltanto intravisto. Molte sono le opere che Saint-Martin scriverà durante la sua vita e da esse emerge che lo spiritualismo, di cui la via gli era stata prima aperta da Martinès de Pasqually e poi appianata da Jacob Böhme non è più la “scienza degli spiriti”, ma quella di Dio; e a differenza dei mistici che si uniscono attraverso la contemplazione al loro Principio, non è, per Saint-Martin, solamente la facoltà affettiva che conosce in sé il proprio principio divino, ma la facoltà intellettuale, attraverso un’operazione attiva che è il germe della conoscenza.
Per distinguere il Martinismo moderno dovuto all’insegnamento di Louis-Claude de Saint-Martin da quello di Martinès, quest’ultimo è stato chiamato Martinezismo. Sempre dalle sue opere si evidenzia come le tre facoltà animiche dell’uomo, Pensare, Sentire e Volere siano lo strumento attraverso il quale “l’Uomo di desiderio” (così lo chiama Saint-Martin) può penetrare nei suoi più intimi recessi per conoscere se stesso, ovvero il suo io, così come con i suoi sensi egli perviene alla conoscenza della sua corporeità. Queste tre facoltà devono però necessariamente essere educate affinché possano riacquistare, come dice Saint-Martin, i “diritti della loro destinazione originale”, e pertanto essere poste nella condizione di riacquistare quella verginità necessaria perché la concezione e la nascita del “nuovo uomo” possa avvenire in noi sostituendo così l’uomo antico. Vi è perché ciò possa avvenire una grande difficoltà, a causa della perenne contraddizione in cui l’uomo vive: egli infatti evita di essere l’io che sostanzialmente è, pur facendo uso delle forze del proprio io per le sue necessità esistenziali. Ma se guardando ciò che esiste, egli non sa darsi una spiegazione; se osservando le proprie idee, i propri pensieri che produce muovendosi incontro alle cose per conoscerle, sente che essi giungono da una zona ignota, egli deve sapere che questa zona ignota può essere scoperta. Essa è nell’uomo e sta a lui giungervi indagando in se stesso, compiendo cioè la vera opera al nero della tradizione ermetica, senza paura di superare con la forza del volere e la bellezza del pensare, i limiti del pensiero stesso, per aprirsi, una volta pervenuto al sentire del cuore a ciò che è oltre i limiti, bruciando al fuoco ridestato nell’Atanor le scorie della sua personalità, del sé individuato, volendo donarsi oltre esso per amore del proprio essere, che è essere il mondo, le cose, gli altri, il proprio io, la Saggezza fluente, la Luce, la Vita, il Logos solare, l’Amore, per adempiere così il suo ministero. Saint-Martin esponendo nelle sue opere le necessità dell’uomo di desiderio ci espone in più occasioni le sue perplessità, oltre che per la via teurgica , anche per tutte le altre vie tradizionali quali l’ermetismo, la cabala, l’alchimia, ed altre ancora, che vari circoli nel suo tempo praticavano, al fine di stabilire un rapporto tra l’uomo, Dio e l’universo. Da quanto finora detto vediamo che la via che Saint-Martin indica è in alternativa alle antiche vie; in una lettera all’amico Kirchberger del 19 giugno 1797, egli afferma di avere da molto tempo abbandonato quelle iniziazioni attraverso cui era passato nella sua prima scuola […] per darsi alla sola che sia secondo il suo cuore. Nel suo romanzo Il Coccodrillo, scritto tra il 1791 e l’agosto del 1792, Saint-Martin ci dà una perfetta immagine della nuova via e del modo di operare. Nel Canto 81 l’autore ci narra come ad Eleazar, personaggio principale di tutta la storia e che simbolicamente raffigura il suo primo maestro Martinès de   P a s q u a l l y, venga sottratta dai cattivi geni del Coccodrillo la sua polvere magica ottenuta dalla radice, dal fusto e dalle foglie della “viola doppia”, ossia dalla pansée o viola del pensiero, e con la quale era sempre riuscito a sconfiggere il male, per cui, privatone, viene a perdere la sua “forza elementale”; ma gli rimane il “desiderio” intorno al quale ruota tutta l’azione. Privato perciò dei poteri che gli conferiva la polvere della “viola doppia”, il desiderio denudato da ogni egoismo lo eleva al grado di un’altissima concentrazione da cui domina i suoi nemici, essendo così rientrato in possesso delle forze delle sue tre facoltà dell’anima, ossia del pensare, del sentire e del volere. In questo modo ci viene rivelato che queste tre facoltà sono il vero modello delle tre sostanze che compongono la polvere; ma che, come Saint-Martin afferma , l’effluvio dei suoi desideri, fortificato dalla “concentrazione” è più attivo ancora della polvere salina racchiusa nella scatola. Ecco allora il nuovo prodigio, all’uomo antico, E l e a z a r, subentra l’uomo nuovo, l’uomo del pensiero, ovvero, simbolicamente, L.C. de Saint-Martin stesso, cioè l’uomo che aveva abbandonato le antiche iniziazioni per quella secondo il suo cuore …; e che pertanto sostituiva le vie antiche, ormai prive di poteri, con la via nuova, la via dei tempi moderni, ovvero la via del pensiero puro, del pensiero vivente. Quest’ultima affermazione secondo il suo cuore ha indotto molti a considerare la sua via, in quanto cardiaca, una via umida; niente di più sbagliato, poiché dalla descrizione fatta risulta che si tratta di una via cardiaca secca, giacché essa mediante la “concentrazione”, passa per la testa dovendo, con le forze delle facoltà dell’anima pervenire all’elevazione del pensiero. In tutte le sue opere L.C. de Saint-Martin ha sempre insistito sulla necessità dell’elevazione del pensiero per conquistare lo spirito, ed infatti ha sempre provato una forte ripugnanza a conquistarlo con delle “operazioni fisiche” e ciò è provato dal fatto che ancor prima della morte del suo primo maestro, per il quale conserverà sempre una grande venerazione avendogli egli aperto la carriera, ossia l’accesso alle verità sovrannaturali, egli riprenderà la sua libertà per darsi alla sola via che sia vera - mente secondo il suo cuore. Parlando del pensiero nella sua opera Degli Errori e della Verità, cap. “Delle affinità degli esseri pensanti”, l’autore afferma quanto segue: Quando l’uomo al contrario, cessando di fissare gli occhi sugli esseri sensibili e corporei, li riconduce sul suo proprio essere, e nell’intento di conoscerlo fa uso con cura della sua facoltà intellettuale, la sua vista acquista un’estensione immensa, concepisce e tocca, per così dire, dei raggi di luce che sente essere fuori di lui, ma di cui sente pure tutta l’analogia con se stesso; delle idee nuove discendono in lui, ma è sorpreso, ammirandole, di non trovarle estranee. Ora, vi vedrebbe egli tanti rapporti con se stesso, se la loro sorgente e la sua non fossero simili? Si troverebbe così bene e così soddisfatto alla vista dei barlumi di verità che gli si trasmettono, se il loro principio ed il suo non avessero la stessa essenza? È questo che ci fa riconoscere che, essendo il pensiero dell’uomo simile a quello dell’Essere Primo e a quello della causa attiva ed intelligente, deve esservi stato tra essi una corrispondenza perfetta fin dal momento dell’esistenza dell’uomo. Ma come operare per pervenire a questo pensiero che ci accomuna all’essere primo? La chiave sta nell’uso che si fa del ternario pensiero, volontà e azione a cui spesso fa riferimento il nostro filosofo; con la concentrazione, in effetti, si sviluppa l’azione generata dalla volontà e dal pensiero che si muovono incontro all’oggetto del sentire nella zona cardiaca, determinando la possibilità da parte nostra di varcare quella soglia del mentale che ci separa dal mondo dell’ intuizione,del pensiero puro, del pensiero vivente. (Incidentalmente faccio notare che la parola intuizione viene da intuire, che a sua volta deriva dal latino inter ire cioè andare dentro, ovvero essere nella cosa e pertanto essere nella verità. Da ciò la differenza che vi è tra l’iniziato e lo scienziato, il primo, varcando la soglia del mentale entra direttamente nel mondo della conoscenza, il secondo invece, giunto sul limite della soglia coglie qualche bagliore del mondo dell’intuizione, ma come se ne fosse spaventato si ritrae al di qua della soglia stessa e cerca di verificare mediante il pensiero razionale la giustezza dell’intuizione colta). Come vediamo si ripete l’eterno conflitto tra pensiero razionale e pensiero vivente come se i due tipi di pensiero si annullassero a vicenda. Non dimentichiamo la battaglia condotta da L.C. de Saint-Martin contro la scienza del suo tempo che già allora minacciava con il materialismo che portava con sé, ogni forma di rapporto con il mondo divino. Oggi noi che viviamo totalmente in un mondo reso artificiale dal pensiero razionale e in un tempo scandito da congegni elettronici, avvertiamo in modo particolare la necessità di ristabilire quell’equilibrio dato dal mondo dello spirito a queste due forme di pensiero. Non a caso nell’albero sefirotico della tradizione cabalistica, le forze che agiscono sulla testa, Chokmah, ovvero la saggezza o piano dell’intuizione e Binah cioè intelligenza o piano della razionalità, nate nell’universo ed ivi diffuse, si equilibrano in essa, una proveniente da destra ed una da sinistra, creando la base del triangolo che ha per vertice Keter ovvero ciò che per gli antichi era l’incarnazione di tutto ciò che doveva discendere negli uomini dal mondo spirituale. Per concludere, una volta rigenerato il pensiero attraverso la concentrazione e la meditazione, l’uomo di desiderio potrà operare su di sé quel risveglio che gli farà ritrovare il più sublime dei suoi diritti che consiste, come dice il nostro filosofo, nel far uscire Dio dalla sua propria contemplazione, realizzando così quanto egli stesso afferma nel cantico 202 della sua opera L’Uomo di desiderio: Non è affatto all’uomo debole che la gloria del Signore è promessa; prima di goderne bisogna che il pensiero dell’uomo abbia riacquistato la sua elevazione. Perché è nel pensiero dell’uomo che si trova la gloria del Signore. I cieli l’annunciano pure questa gloria, e Davide ce l’ha detto nei suoi cantici; ma essi non fanno che annunciarla, mentre il pensiero dell’uomo la giustifica, la prova e la dimostra. Un giorno i cieli, la terra e l’universo cesseranno di essere e non potranno più annunciare la gloria di Dio. Quando questo giorno sarà giunto il pensiero dell’uomo potrà ancora giustificarla, provarla, dimostrarla, e ciò per la durata di tutte le eternità. Pensate che, se voi non abbandonaste un pensiero puro e vero che fosse stato condotto ad un fine vivo ed efficace, vi ristabilireste, in modo impercettibile ai sensi, nella vostra legge e diverreste fin da quaggiù i rappresentanti del vostro Dio. Vorrei far notare qui, a voi tutti, l’estrema importanza di quest’ultimo passo, in quanto esso ci dice chiaramente quanto sia rilevante operare mediante il pensiero vivente nel vivere di tutti i giorni, perché solo così si diverrebbe capaci di far vivere nel cuore di ogni uomo quella forza che ci renderebbe artefici del regno di Dio in Terra, compiendo in questo modo il proprio Ministero. Per completare il quadro relativo al Martinismo, ricordiamo che dopo la chiusura dei lavori e dei templi avvenuta nel 1780 ad opera di Sebastiano de Las Casas, ultimo successore di Martinès, continuò a circolare in Europa per tutto il XIX° secolo, ma particolarmente in Francia, Germania e Russia il termine Martinista, col quale venivano indicati gli amici e i seguaci del pensiero di L.C. de Saint-Martin. Soltanto alla fine del secolo e precisamente nel 1891, Gérard Encausse detto Papus ed Augustin  Chaboseau in virtù di una pretesa catena iniziatica (non provata) che li legava a Saint-Martin fondano il cosiddetto “Ordine Martinista”. Dopo la morte di Papus avvenuta nel 1916, si succedono vari Gran Maestri tra cui Jean Bricaud (1881-1934) che stabilì la non ammissione all’Ordine per i non massoni e per le donne. Questa norma è poi decaduta. Attualmente l’Ordine Martinista è diffuso in tutto il mondo, ed ogni Ordine è sovrano ed indipendente; in genere quasi tutti hanno un indirizzo che segue tendenzialmente la linea di Saint-Martin, qualcun altro ha forse una maggiore propensione per il Martinezismo. Alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo. 

Il Martinismo in Francia dopo la Morte di Papus - Gastone Ventura (Aldebaran S.I.I.)

Alla morte di Papus la successione rimase aperta non avendo egli indicatone alcuno. Fu nominato Detré19 e ciò mentre Bricaud aveva già lasciato a Lione, mentre Papus si trovava al fronte come maggiore medico, il movimento martinista-gnostico a lui caro, reclutando i massoni. Come ha scritto Chevillon che fu successore di Bricaud, questi, con l’appoggio di Teder che aveva convinto Papus a “sostenere il Martinismo con la Gnosi”, si trovò da allora attivamente “mêlé”20 alla direzione dell’Ordine. Morto Teder due anni dopo (nel 1918) anch’egli senza aver indicato un successore (Bricaud asserì senza prove di aver avuto la successione verbale), il Patriarca gnostico21 ereditò il Gran Magistero.
È in questo periodo che iniziano le scissioni già cominciate dopo la morte di Papus, e che i potentati stranieri non riconoscono più il Gran Magistero francese proprio a causa del fatto che i Gran Maestri si moltiplicano. Si giunge così all’aberrazione già detta, cioè all’intervento di una società americana autoproclamantesi superiore alle altre, che “riconosce” e “manda” senza averne alcun diritto ma trovando persone che sottoscrivono  quando in buona fede e quando per riceverne “riconoscimenti”… sui quali è meglio tacere che pronunciarsi.
Scriveva Jean Chaboseau, figlio di Augustin, che fu Gran Maestro di uno di questi numerosi Ordini Martinisti, forse il maggiormente legittimo, (quello detto Tradizionale) e che, peraltro, lo sciolse dichiarandolo irregolare come tutti gli altri sorti dalla scissione: “Dopo la morte di Papus non esiste più alcuna continuità per la presidenza dell’Ordine Martinista; Papus non aveva designato un successore e se certi membri elessero Teder, una gran parte non l’accettò. Victor Blanchard, allora segretario generale, che aveva firmato la successione di Teder come secondo Gran Maestro, rifiutò di seguire la sua organizzazione, veramente nuova, tanto per i riti che per la composizione e gli obblighi che imponeva ai suoi membri. A sua volta egli costituì un Ordine Martinista di cui fu riconosciuto Gran Maestro. Teder avrebbe designato Bricaud – ma altre persone pretendono che si sia proclamato egli stesso – e Bricaud ebbe per successore Chevillon. Assassinato questi, l’Ordine Martinista alla nuova maniera (dato che le tendenze massoniche si erano accentuate ed un’ibrida fusione si era costituita con varie organizzazioni) ebbe per continuatori i fratelli Dupont e Dabeauvais. Oggi, non si sa esattamente di chi essi siano i successori, malgrado le loro affermazioni di sole regolarità martiniste”.
Lo stesso Jean Chaboseau (pare sia stato aspramente criticato da Robert Ambelain per questa messa a punto) scriveva, nel 194522: “Alla morte di Papus si assiste ad una fioritura di membri del Supremo Consiglio Martinista che si proclamarono Gran Maestri, e si fecero riconoscere da frazioni di membri. Chi pubblica un rituale, chi intende mantenere il sistema delle libere iniziazioni, infine, non si accontenta della tradizione vecchia di un quarto di secolo ma vi apporta tali modifiche che si assiste veramente alla nascita di un nuovo Ordine. Riprendendo per suo conto le affermazioni di Papus, e pretendendo di essere il legittimo successore, costui pretende anche la filiazione regolare da Martines de Pasqually attraverso Iniziatori Liberi23, che gliel’avrebbero trasmessa. Chiude, poi, l’Ordine così rinnovato, ai non massoni, esigendo dei gradi massonici per l’ammissione, escludendo le donne, fabbricando un rituale”.
È chiaro che Chaboseau intende parlare di Bricaud il quale, per la realtà storica, era stato ricevuto martinista soltanto nel 1901 per opera di Papus e Superiore Incognito nel 1903, e Martines de Pasqually non c’entrava per nulla.
Questa la realtà. Sorgono così l’Ordine Martinista (di Lione) con Gran Maestro Bricaud; l’Ordine Martinista e Sinarchico con Gran Maestro Blanchard; l’Ordine Martinista Tradizionale con Gran Maestro Augustin Chaboseau (padre di Jean)24; l’Ordine Martinista Rettificato con Gran Maestro Boucher; l’Ordine Martinista Martinesista con Gran Maestro Dupont, tanto per citare solo i principali sorti in Francia nell’arco fra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda, e senza citare le scissioni americane, svizzere, olandesi, belghe e sudamericane. Di quelle italiane parleremo poi.
Cominciano ovviamente le polemiche e le ricerche di “riconoscimenti” anche da parte di organizzazioni che non posseggono alcun potere tradizionale, e tutti si rincorrono nella costruzione di genealogie che partono da Martines de Pasqually o dai suoi diretti successori (ne sorgono a diecine) ma che si riallacciano, tutte, rivendicandole, alla contemporanea discendenza da Papus. Tutti si richiamano ad organizzazioni estinte da almeno un secolo o due (ovviamente per apparire ancora più autentici di Papus) però sono tutti legittimi successori di Gérard Encausse!!!
Soltanto a titolo di curiosità, perché non è possibile ad uno storico che si ritenga obiettivo e non voglia avallare fantasiose per quanto nobili (almeno nelle intenzioni) e giustificabili invenzioni presentare ciò come credibile, riportiamo qui le principali genealogie apparse in quell’epoca e dopo l’ultima guerra e che tuttora circolano come autentiche. Resta invece ferma la realtà storica che il capostipite del Martinismo moderno, inteso come Ordine organizzato, così come è concepito ed organizzato, con le sue nomenclature da tutti adottate, è Papus e che la sua successione non può essere che unica se si vuol rispettare la tradizione.
          - Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
          - Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus, Teder, Bricaud, Chevillon.
          - Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
          - Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
          - Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
          - Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
          - Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe (con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).
È da tener presente che tutti coloro che appartenevano alle diaspore di Papus e di A. Chaboseau, fino alla morte di Papus avevano sempre riconosciuta come legittima ed unica valida discendenza quella facente capo a lui (e da lui indicata fino agli Intimi di Saint-Martin) e convalidata dallo scambio di iniziazioni avvenuto nel 1888 tra lui ed Augustin Chaboseau. Genealogia che si può tracciare così:
 Saint.Martin     Saint-Martin
 Chaptal     La Noue
 Barnois (??)     Hannequin
Delaage     La Touche
      Desbarolles
      Boisse de Mortemart
Papus      A. Chaboseau
  Papus -  A. Chaboseau
          A. Chaboseau  -  Papus
                       P a p u s
Alla morte di Papus tutti si ritrovano a rivendicare genealogie che risalgono addirittura a Martines de Pasqually e, contemporaneamente rivendicano l’iniziazione di Papus o della sua diaspora. Tutti, salvo Augustin Chaboseau che rivendica una discendenza diretta da Saint-Martin attraverso l’iniziazione ricevuta da sua zia Amélie de Boisse-Mortemart, e da Papus attraverso le scambiate iniziazioni25.
Mentre rivediamo questi appunti (tracciati nel 1960) la gran parte degli Ordini fioriti dal tronco papusiano non esistono più o conducono vita stentata in Europa, mentre alcuni hanno preso piede e forza in America latina e negli Stati Uniti ma con indirizzo eterogeneo. Attualmente l’unico Martinismo che dovrebbe esistere in Francia è quello facente capo a Philippe Encausse che ha forti propaggini in numerosissimi paesi. Segue un indirizzo mistico richiamandosi oltre che alla tradizione papusiana all’opera e all’indirizzo del Maestro Philippe (Maître Philippe di Lione).
Ed è quello che nel 1960, appunto, noi prevedevamo, augurandoci che tutto confluisse, almeno in Europa verso un unico indirizzo o anche su indirizzi non precisi ma simili, in una catena d’unione anche filiforme ma reale. Ecco quanto scrivevamo: “Attualmente dovrebbero esistere in Francia, vivendo piuttosto isolati e con un modesto numero di adepti l’Ordine Martinista, detto di Papus, che rivendicherebbe la sua discendenza da quello Tradizionale sciolto nel 1947 da Jean Chaboseau. Ne è Gran Maestro il figlio di Papus, Philippe Encausse, che conserva l’importantissimo archivio del padre. L’Ordine sarebbe stato “risvegliato” nel 1952; L’Ordine Martinista Martinesista, che si ricollega ad una trasmissione fra Chevillon e Dupont (pare della Chiesa gnostica). Ne è Gran Maestro lo stesso Dupont; l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, Gran Maestro Robert Ambelain (Aurifer) “risvegliato” nel 1942 da Georges Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi – a loro avviso – di Jean-Baptiste Willermoz, attraverso la successione dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (Aurifer dixit). Quale che sia la loro legittimità, è tuttavia certo che sul piano dell’iniziazione martinista individuale tutti sono in regola, per cui in base alla regolamentazione stabilita nel 1891, dal Supremo Consiglio presieduto da Papus, non vi può esser dubbio sulla validità di ognuno di questi gruppi26. Una cosa è l’iniziazione, un’altra l’organizzazione: questa è una distinzione sulla quale non vi possono essere dubbi. Ma è per lo meno riprovevole che ogni tanto ci sia qualcuno che abbia l’uzza di proclamarsi il Gran Maestro di questa o quella “sezione” martinista, commettendo, in definitiva, un attentato al mantenimento della catena iniziatica e ciò, purtroppo, porta danno anno anche alla iniziazione. Comunque ogni gruppo martinista purché sia iniziaticamente legittimo (e cioè che ogni suo membro abbia avuto regolari e tradizionali iniziazioni tramite chi ne aveva i poteri) si può organizzare come meglio vuole purché – come disgraziatamente succede – non si creino nuovi rituali e non vi si introducano elementi estranei anche se ritenuti – e chi può dirlo? – più vicini ad una presente ortodossia, tale perché riferentesi a sistemi e nomenclature sulle quali non si hanno né si potranno avere precise documentazioni, come del resto ci sembra di aver obiettivamente dimostrato. A nostro avviso sarebbe preferibile che, almeno teoricamente o su un piano di relazioni anche filiformi, tutto facesse capo ad un solo organo direttivo e disciplinare. Non entriamo nel merito perché il nostro compito dev’essere quello imparziale di storici. Ma se ci è peraltro permesso una parola di speranza, essa è quella che si possa ritornare, in un tempo non lontano, a quell’unione che per tanti anni rappresentò l’autentica catena di pensiero e di forza che Papus ed i suoi Martinisti si erano preposti”.
La situazione creatasi in Francia alla fine del secondo conflitto mondiale era quella che abbiamo esposto. Vari gruppi i cui capi – come diceva Jean Chaboseau – “oggi non si sa esattamente di chi siano i successori” rivendicavano Gran Magisteri di genere diverso. Fa testo, in proposito, una frase di Umberto Gorel Porciatti, che dopo aver tentato di prendere contatti in Francia con qualcuno, affermava che la confusione era tale e tanta da non capirci niente e quel poco che pareva ci fosse non dava alcun affidamento27.
Il 4 aprile 1942 (scrive Robert Ambelain nel suo “Le Martinisme” pubblicato a Parigi, nel 1946 da Niclaus) un Superiore Incognito, Aurifer (cioè lo stesso Ambelain), dopo aver iniziato secondo la tradizione dei Liberi Iniziatori di Louis-Claude de Saint-Martin due altri occultisti (detto, pagina 162) formò un triangolo martinista che aveva per scopo “di risvegliare la tradizione dell’Ordine degli Eletti Cohen, e di riprendere tutti i suoi lavori, compresi quelli teurgici”. Al triangolo fu imposto il nome di Bethelios che, secondo Ambelain avrebbe significato, oltre che “Betel, in ebraico la Casa divina”, anche “Beth, la luna e Hé (Helios), il Sole”.
Da questo inizio sarebbe sorto mediante la trasmissione ottenuta al “centro del Cerchio segreto di due nomi e dello Schin e circondato da otto nomi e otto lumi” (ibid. pag, 166) il potere sui diritti e doveri e sulle cariche “dei Cavalieri Eletti Cohen e Reau-Croix”. Non è il caso di discutere sulla legittimità di tale trasmissione dei poteri e gradi di un Ordine posto in sonno nel 1778 da Sebastiano de Las Casas successore di Martines de Pasqually, il quale Las Casas avrebbe dato ordine di consegnare i documenti ai Filateti di Savalette de Langes. Ma, rifacendoci sempre all’Ambelain (opera citata, pag, 149) dobbiamo constatare che “l’insegnamento occulto di Martines conseguentemente trasmesso nella corrente del XIX° secolo, da una parte attraverso gli areopaghi cabalistici composti di Eletti Cohen che non si erano conformati all’ordine di deposito degli archivi nelle mani dei Filateti e, dall’altra per qualche massone del Rito scozzese rettificato detentore delle istruzioni segrete di J.B. Willermoz e Cavaliere beneficente della Città Santa; infine per i Superiori Incogniti affiliati alla scuola di Louis-Claude de Saint-Martin, Questi ultimi diffusero in Francia, Germania, Danimarca e soprattutto in Russia la dottrina del Filosofo sconosciuto. Erano questi i famosi iniziatori liberi che trasmettevano il “sacramento” dell’Ordine sotto la loro personale responsabilità, e senza dipendere da alcun gruppo. Ma lo stesso Ambelain, qualche anno dopo cambiò opinione. Nel marzo 1948 in un opuscolo da lui definito “complementare” a “Le Martinisme”, intitolato “Le Martinisme contemporain et ses véritables origines” concludeva: “Noi abbiamo dunque eliminato successivamente: a) – La filiazione di L.C. de Saint-Martin; b) – la filiazione di J.B. Willermoz, di cui nessuna testimonianza o documento storico ci sono pervenuti. Peggio ancora, non abbiamo incontrato tra questi che delle conclusioni contrarie. Ciò è grave per gli Ordini martinisti i quali, organizzazioni non massoniche, non possiedono più da allora, alcuna filiazione. Ecco il problema: che rimane del movimento lasciato da Martines de Pasqually e dove si può trovare una filiazione ritualistica indiscutibile ed ininterrotta? La risposta è precisa: in seno al regime scozzese rettificato”. Ambelain, dopo aver indicato sommariamente i documenti studiati, affermava: “Che il martinismo teorico sia ignorato dalla maggior parte dei massoni del regime scozzese rettificato; che quello pratico (cioè teurgico) lo sia egualmente dagli alti dignitari dell’Ordine interiore (scudieri o cavalieri beneficenti della Città Santa) è altrettanto indiscutibile. Non è men vero che i martinisti contemporanei desiderosi di riattaccarsi realmente, nel senso iniziatico della parola, al vero martinismo storico, dovranno recarsi a ricevere la “luce” nel seno delle logge scozzesi rettificate. Ambelain, insomma, Gran Maestro dell’Ordine “risvegliato” appunto il 4 aprile 1942 con le operazioni di cui abbiamo detto, praticamente dichiarava che l’Ordine non esisteva per mancanza di filiazione ed esprimeva chiaramente la sua vocazione massonica. Ma dopo qualche tempo, la sua opinione cambiava ancora. Il 2 ottobre 1958, data questa che ha un’importanza storica in quanto è l’anniversario della morte di Papus, e contemporaneamente ha importanza cronachistica per i reciproci riconoscimenti fra gli Ordini Martinisti francesi e la creazione di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti, Robert Ambelain pubblicava, sotto il suo nome iniziatico di Aurifer, un quaderno ciclostilato dal titolo: “Il martinismo contemporaneo e la sua filiazione”, nella cui prefazione scriveva: “in una plaquette pubblicata nel 1948 ed intitolata “Il Martinismo contemporaneo e le sue veritiere origini” abbiamo tentato di dimostrare che la filiazione martinista attribuita a L.C. de Saint-Martin era, storicamente, più che dubbia. Crediamo di esserci pervenuti e, oggi, è ancora senza alcuna esitazione che ne rivendichiamo, in gran parte, le argomentazioni. Tuttavia, c’è un punto che la continuazione dei nostri studi e delle nostre ricerche storiche in materia di illuminismo ci ha permesso di studiare più particolareggiatamente e che è necessario a sua volta precisare, si tratta di quello dei rapporti fra la Massoneria rettificata e gli Eletti Cohen, nelle similitudini fra i Cavalieri beneficenti della Città Santa e dei dignitari del secondo Ordine”.
Secondo il testo del quaderno, l’Ordine degli Eletti Cohen sarebbe stato perpetuato da Willermoz, nell’Ordine interiore della Stretta Osservanza (C.B.C.S.) i cui due gradi interiori sarebbero stati in possesso per via di obbedienza massonica regolare alla massoneria scozzese rettificata la quale, peraltro, non possiederebbe i gradi segreti dell’Ordine interiore (Professi e Gran Professi) e, di conseguenza, le mancherebbe la trasmissione del martinismo di tradizione. Ma i Professi e i Gran Professi (sempre secondo l’Ambelain che con questi continui ripensamenti stava ponendo in atto quanto vedremo poi) sono degli affiliati che hanno pronunciato dei voti in una religione e, alla sua origine, l’Ordine interiore di Willermoz era aperto soltanto ai cristiani. Ed ecco la soluzione data da Ambelain a questa sua nuova “scoperta”: “È dunque la Chiesa gnostica che può, perché incontestabilmente detentrice della filiazione apostolica28, dare ai Cavalieri beneficenti della Città Santa la possibilità di ristabilire29 questa professione, scomparsa ai nostri giorni”. E concludeva: “Noi pensiamo dunque, che se la regolarità massonica amministrativa manca (e ciò si può facilmente ammettere) all’organizzazione martinista operativa moderna, ricreata nel 1943, essa possiede almeno una filiazione iniziatica regolare e incontestabile, che può provare, dopo J.B. Willermoz e prima di lui da M. de Pasqually, lungo il canale dei C.B.C.S. e possiede, in più, per i poteri d’ordine conferiti ad alcuni suoi alti dignitari della Chiesa gnostica, cioè di ordinare, in virtù della successione apostolica30, altrettanto regolarmente di coloro che lo furono nel XVIII° secolo, e di farne dei Teurghi perché, non dobbiamo dimenticarci che questa successione (la gnostica) unisce il sacerdozio secondo Melkisedec a quello secondo Aronne” (E scusate se è poco. Nota di Aldebaran).
Di conseguenza, lungo un discorso di questo genere – nel quale si intrometteva la Chiesa gnostica della quale Ambelain rivendicava il Patriarcato proclamandosene il Primate, cioè il Papa – i neo templari della Stretta Osservanza sarebbero stati dei martinisti grazie a Willermoz, ed oggi quelli irregolari dal 1945 (risvegliati dallo stesso Ambelain, a suo dire) lo divenivano grazie ad Aronne e a Melkisedec. 
Senza voler per questo, da parte nostra, calcare la mano in merito all’ignoranza in questioni martiniste degli Scudieri e Cavalieri beneficenti della Città Santa (come affermava lo stesso Ambelain nel suo “Le Martinisme contemporain…”) e alla già negata filiazione martinista di Willermoz. Restava, invece, perentoriamente negata quella di Saint-Martin del quale, però, Aurifer e cioè Ambelain) traeva i suoi poteri di libero iniziatore, in virtù dei quali era sorto nell’aprile del 1942 il famoso triangolo Bethelios dal quale discendeva tutta la faccenda.
Qui è necessario inquadrare queste “rettifiche” di Ambelain nelle contingenze di quel periodo del 1958: si era alle porte della costituzione, in Francia, di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti (pare che la promozione provenisse proprio dall’Ambelain) e, di conseguenza, si trattava di presentarsi come meglio si poteva per conquistare un posto di rilievo e, forse, quello di rilievo maggiore. Così, con l’ultima precisazione, il triangolo Bethelios passava in seconda linea e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen (di cui Aurifer si era proclamato Gran Maestro) risultava risvegliato, con lo studio dei documenti fatto in più riprese, il che è saggio, da Georgess Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi di J.B. Willermoz l’uno la successione dei C.B.C.S., con le nuove investiture, però, dei Professi e Gran Professi da parte della Chiesa gnostica del Patriarca Jean II (cioè Ambelain). Il gioco era fatto.
Tuttavia, parrebbe che Lagrèze non fosse completamente d’accordo (almeno se si deve prestar fede a Jean Chaboseau)31 se nel 1945 fu proprio Lagrèze a convincere Augustin Chaboseau a risvegliare l’Ordine Martinista Tradizionale di cui era Gran Maestro fin dal 1939.
Se non andiamo errati, proprio nel 1958, il giorno anniversario della morte di Papus, o qualche giorno intorno, fu costituita a Parigi la già citata Camera di Direzione degli Ordini Martinisti, nella quale entrarono a far parte lo stesso Ambelain come Gran Maestro dell’Ordine Martinista degli E.C., Philippe Encausse come Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (risvegliato nel 1951) e Henry Dupont quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista Martinesista che si ricollegava ad una discendenza che Dupont affermava risalire direttamente a Chevillon. Successivamente, morto Dupont, Encausse ereditò la successione martinesista e così, nella Camera di Direzione rimasero lui e Ambelain. Nel 1962, infine, la Camera decise la fusione dei due Ordini e ne risultò l’Ordine Martinista composto dei primi quattro gradi (linea cosiddetta cardiaca) con Gran Maestro Encausse, e dei gradi Cohen (linea teurgica) con Sovrano Gran Commendatore Ambelain. Si era praticamente giunti, contro ogni tradizione martinista al Grand’Oriente martinista e al Supremo Consiglio Cohen, rito dei Martinisti.
Tale particolare formazione martinista ebbe i suoi rituali altrettanto particolari che, tuttavia – almeno per quanto appare dai documenti in nostro possesso e che in parte riproduciamo – furono ritenuti poco martinisti da una gran parte degli appartenenti ai primi tre gradi.
Non si conoscono, poi – almeno da parte nostra – i motivi per i quali Robert Ambelain (Aurifer Sup, Incognito) il 29 giugno 1967 abdicò dalla carica di Sovrano Gran Commendatore (Cerchio interiore: Cohen) in favore di Hermete Sup. Incognito (Ivan Mosca) fin allora suo sostituto. Quali ne siano stati i motivi non ha qui alcuna importanza. Importante è che tale abdicazione sia avvenuta regolarmente come risulta da una lettera circolare dello stesso Ambelain, in data 21 luglio 1967, in cui si dice: “Firmo per l’ultima volta come Aurifer, Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine Martinista. Da tale fatto la promozione del Molto Rispettabile Fratello Ivan Mosca diviene effettiva ed egli assume la responsabilità di Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine che raggruppa gli Eletti Cohen”32.
In conseguenza di questa nuova situazione e delle fondamentali differenze esistenti fra le vie impropriamente dette cardiaca e operativa, Philippe Encausse ed Ivan Mosca decisero, a far data dal 14 agosto 1967, di sopprimere l’ibrida unione posta in atto nel 1962 ridando così alle due vie la loro libertà come Ordine Martinista (non massonico come risulta dalla sua stessa natura oltre che dai suoi Costituti nonché dalle dottrine di Louis-Claude de Saint-Martin e dalle regole enunciate da Papus, suo fondatore) e come ordine massonico dei Cavalieri Eletti Cohen dell’Universo. Di qui una revisione dei rituali del 1962 ed una circolare di Philippe Encausse, in data 5 aprile 1968, in cui egli quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista affermava che: “l’appartenenza all’Ordine Martinista e la qualità di martinista implicano la credenza nella divinità di N.S. Gesù Cristo”33.
Indubbiamente tale affermazione era un po’ troppo perentoria, forzando essa la libertà religiosa dei martinisti. Ma, a ben osservare, se la Chiesa gnostica – come si andava affermando in Francia – era la chiesa ufficiale del Marinismo34, la divinità del Cristo (cioè dell’Inviato di Dio, dell’Unto, del Messaggero, del Salvatore) era indubbia e dogmatica. Visto, poi, che il Cristo dei cristiani si identifica con Gesù (e il Martinismo tale identificazione confermava identificando il Pentagrammato – Iod, Hé, Schin, Vau, Hé – che, erroneamente si ritiene debba pronunciarsi Jeshouàh, che significherebbe Gesù, mentre non è pronunciabile)35, l’affermazione si poteva anche ritenere più che legittima almeno da parte del Gran Maestro.
Non la ritenne legittima Robert Ambelain, non si sa con quale diritto dato che aveva dimissionato dalle sue cariche da quasi un anno. Con una sua circolare – del tutto noncurante che Hermete ed Encausse, in piena sovranità, avessero dichiarato decaduto il protocollo del 1962 e che i due Ordini36, diversi per spirito, nomenclatura, tipo di Iniziazione, caratteristiche associative, avessero ripreso la loro libertà di azione e che, di conseguenza i rituali del 1962 non avevano più alcuna ragione di esistere – Ambelain, indirizzandosi “A tous les Grands-Maitres, Grands Officiers, Maitres des Loges, Frères et Soeurs, des divers Ordres Martinistes Nationaux, aussi bien qu’aux Martinistes de l’initiation Libre, et démeurés indépendents”37 riproduceva parte (gli articoli 12 e 14) dei protocolli del ’62 e affermava fra l’altro:
          - che l’Ordine degli Eletti Cohen, come si poteva facilmente constatare, aveva fatto importanti concessioni senza essere in grado di controllare la reciprocità;
          - che, visto che la maggioranza dei membri del Supremo Consiglio aveva continuamente svolto una campagna contro il Marinismo operativo e la teurgia martinista, qualificando e lasciando qualificare nei suoi gruppi, tanto a Parigi che in provincia, questi studi e operazioni, di satanismo e di magia nera (…);
          - che in questa maniera, e durante cinque anni38 detto Supremo Consiglio aveva deliberatamente violato l’impegno preso il 28 ottobre 1972;
per questi motivi, egli, Ambelain, decideva di creare in Francia  con tutte le estensioni all’estero, l’Ordine martinista Iniziatico, dichiarando testualmente: “… le quel rassemblera désormais tous les Martinistes et Impétrants éventuels désireux de rejoindre, étudier, continuer, l’oeuvre de la pléiade dont Papus fut le conducteur incontesté”39
Come si vede, dopo 26 anni (dal 1962 al 1968) e dopo aver scoperto e riscoperto discendenze e controdiscendenze, aver modificato e adottato vecchi e nuovi rituali, Robert Ambelain si accorgeva che la fonte del Martinismo era la libera iniziazione (e cioè la regola di Saint-Martin) e che la guida incontestata dell’ordine e quindi colui che lo aveva fondato, era stato Gérard Encausse, detto Papus.
Lasciamo perdere, perché non si tratta più di storia ma di polemica (e anche grossolana) la presa di posizione del 2 maggio 1968 dal gruppo “Eliphas Levi” di Parigi, e la lettera dello stesso Ambelain indirizzata il 26 giugno 1968 al Presidente ed ai componenti del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista a Parigi (a noi inviata in copia “bien affectueusement”). Non possiamo, peraltro, passar sotto silenzio – senza per questo emetter giudizi – che il cosiddetto ordine Martinista Iniziatico ha cessato – almeno in Francia – la sua attività essendo stato sciolto il 26 agosto 1974 con lettera del “Molto Illustre fratello Robert Ambelain”40 dalla quale risulta anche che tale Ordine continuerebbe “a perpetuare – sotto la guida di un nuovo Gran Maestro che risiederebbe nell’America del Sud – la filiazione martinista russa”41.
Non sappiamo quanti aderenti raggruppasse questa associazione sorta da un ritorno di fiamma di Aurifer e denominata “Ordine Marinista Iniziatico” quasicché gli altri non lo fossero: un gruppo, tuttavia, ne era stato il primo nucleo e, probabilmente, l’unico. Si tratta di quello al quale abbiamo già accennato, l’”Eliphas Levi” di Parigi, presieduto dalla signora Cristiane Buisset e composto, all’epoca – cioè nel 1968 – di altre sei o sette persone42.
Non è però improbabile che tale gruppo, o alcuni suoi componenti, abbiano dato la loro adesione, o siano addirittura i fondatori di un nuovo Ordine che è sorto il 24 luglio 1974 a Parigi, con sede in Boulevard Bassières 31: l’Ordine Martinista Martinesista indipendente (!!!).



19 - Arturo Reghini, in “Atanor” nr. 4, aprile 1924, affermava che “Teder si fece eleggere all’unanimità da un Comitato direttivo  che comprendeva tre membri di cui uno era lo stesso Teder”.
20 - Il verbo mêler  francese si presta a parecchie interpretazioni, la più frequente e generale è quella di “mischiare”, mescolare, ma si usa anche come “intrigare”, avviluppare, imbrogliare, arruffare, e “ficcare il naso”. Non abbiamo volute tradurre il termine usato da Chevillon (che certo voleva dire “a far parte indiretta”, ma che, certo, si è espresso in modo piuttosto ambiguo).
21 - Sempre Arturo Reghini, nello stesso numero di Atanor del 1924, riferendo sulla successione di Teder scriveva: “Due anni dopo lo stesso Gran Maestro (Teder) moriva a sua volta in un ospedale di Clermont Ferrand, dove il signor Bricaud, come per caso, si trovava allora mobilitato in qualità di infermiere, il che gli permise di raccogliere la sua successione e di aggiungere un nuovo titolo a tutti quelli di cui già si fregiava”.
22 - Le critiche di Ambelain non potevano mancare ma bisogna dargli atto ch’egli ha pubblicato le lettere di Jean Chaboseau, per intero (pagine da 172 a 175) nel suo “Le Martinisme”, Niclaus, Paris, 1946.
23 - L’Ordine dei Cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, fondato da Martines non ha mai dato l’iniziazione diretta. In quanto Ordine massonico la trasmissione doveva essere effettuata per cooptazione, in nome dell’associazione.
24 - Quando, dopo la costituzione dell’Ordine Martinista e Sinarchico da parte di Blanchard si parlò di prendere in esame un eventuale incontro fra i vecchi martinisti contrari alle linee assunte da Bricaud e lo stesso Blanchard, Augustin Chaboseau che doveva ricostituire l’Ordine di Papus (Martinismo tradizionale) nel 1931, rifiutò con la seguente frase: “Comment reconnaitrais-je Blanchard pour “Grand.Maître”, moi qui ai initié Papus en 1888?”. Tuttavia anche questa frase di Chaboseau non risponde esattamente al vero perché egli e Papus si scambiarono reciprocamente le iniziazioni ricevute.
25 - Questo è anche il caso di Philippe Encausse. Attuale Gran Maestro del Martinismo in Francia, che rivendica l’iniziazione diretta da suo padre (imposizione delle mani).
26 - Come Gruppo, ma, ovviamente, non come Ordine.
27 - Lettera di Umberto Gorel Porciatti a Artephius (Archivio Ordine Martinista, Fondo Convento di Napoli.
28 - A proposito della Chiesa gnostica cfr. G. Ventura: I Riti massonici di Misraïm e Memphis, capitolo III della seconda parte: “Dalle Piramidi alla Chiesa gnostica” e cap, I della terza parte, “Dalla Chiesa gnostica all’ateismo?
29 - Le sottolineature sono di Aldebaran.
30 - Come si vedrà poi, Ambelain abdicherà la Chiesa gnostica ed affermerà che il Cristianesimo ha fatto il suo tempo e così anche il Martinismo. Non si capisce come mai un uomo che si proclamerà – si vedrà poi – l’iniziatore di “tutti” i martinisti (non si sa su quali basi) possa aver cambiato tanto e continuamente di opinioni. E perché?
31 - Lettera di J. Chaboseau, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (datata settembre 1947) con la quale poneva in sonno l’Ordine e dava le dimissioni da Gran Maestro. Apud: Ph. Encausse: “Sciences Occultes” Ocia Paris, 1949, pag, 76.
32 - R. Ambelain, con la stessa data, come Jean III (cioè Patriarca della Chiesa gnostica) abdicò al patriarcato in favore del vescovo André Mau…., primate della France Contée, che assume il nome di T. Andreas. 
33 - Con la stessa data del 14 agosto 1968, Ivan Mosca, firmando Hermete, avvalendosi dei suoi poteri poneva in sonno l’Ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, scioglieva il Sovrano tribunale dell’Ordine ed il suo segretariato generale, aboliva tutte le cariche e funzioni gerarchiche e amministrative da lui concesse o dal suo predecessore R. Ambelain, bloccava tutti i lavori collettivi, annunciava lo studio di tutti i documenti posseduti e la convocazione avvenire di un Convento mondiale dopo che una speciale Commissione avrà emesso parere favorevole e che sarà stata verificata la presenza dell’Energia Primaria nei cerchi sacri ecc. ecc. (cfr.: “L’Initiation” n° 4, ott.-nov.-dic. 1968, pagine 230-231, e Archivio Ordine Martinista, Fondo Scissione 1971).
34 - Precisiamo che i martinisti italiani non hanno mai riconosciuto alcuna chiesa ufficiale del Martinismo.
35 - In effetti i cinque segni Jod Hé Schin Vau Hé non si leggono Gesù bensì (ammettendo che si possano leggere) Giosué. Gesù si scrive Jod Schin Vau e si legge Jeshua.
36 - A scanso di equivoci si tratta dell’Ordine martinista scaturito dall’unione dell’Ordine Martinista Tradizionale e dall’Ordine Martinista Martinesista (facenti capo a Ph. Encausse) con l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen fondato da Ambelain, e dall’ordine dei cavalieri massoni eletti Cohen dell’Universo.
37 - Circolare del 29 aprile 1968 firmata da Ambelain come Gran Maestro della R+C kabbalistica (??) e da G. Buisset, come Gran Maestro Aggiunto dell’Ordine Martinista iniziatico (sic!).
38 - Non si capisce perché tale campagna sia stata tollerata per cinque anni (dal 1962 al ’67) senza che R. Ambelain, allora Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine, intervenisse.
39 - Lettere circolari sono pervenute anche al Gran Magistero italiano, inviate dallo stesso Aurifer, e sono conservate nell’Archivio dell’Ordine sulla Grande Montagna.
40 - Cfr.: “L’Initiation” nr. 3 (luglio-agosto-settembre 1974) rubrica “Informations martinistes et autres”.
41 - Vedi nota nr. 8 e anche “Bollettino dell’Ordine Martinista nr. 12 (ott.-nov.-dic. 1974) rubrica documenti, pagine 5, 6, 7. Vedi anche Journal Officiel (Francia) del 13/X/74, dichiarazione alla Sottoprefettura di Mantes-la Joilie: “L’Associazione Ordre Martiniste Initiatique, decide la sua cessazione”.
42 - Cfr. Réponse du Groupe E. Levi à la circulaire du 5 avril 1968, au président de la Chambre de direction (Arch. Ordine Martinista, Fondo Francia).