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martedì 3 gennaio 2017

L'Unione Martinista

"I poteri divini dell'Azione vivente in noi, tendono niente meno che ad aprire il nostro centro interiore della nostra anima a tutti i "fratelli" passati, presenti e futuri, per stringere, tutti insieme, il Patto col Divino, e finalmente schiuderci tutti i tesori spirituali e naturali sparsi in ogni regione; e restituirci, per così dire, l'Azione delle cose. In questo mondo ci sono tanti uomini senza intelligenza, proprio perché ce n'è sono pochi che lavorano a diventare realmente capaci d'Azione. Con l'irrompere dello Spirito Universale in noi, e con lo slancio del nostro Spirito, che possiamo arrivare ad essere capaci d'Azione. Con questo slancio abbandoniamo ogni principio dei gusci, quelli che ci permettono di manifestare le sue proprietà, slancio che opera in noi quello che il 'soffio' opera negli animali, o quello che l'aria opera nella natura." Louis-Claude de Saint-Martin

In queste parole del Filosofo Incognito intuiamo L’ARCHITRAVE su cui si imposta e progredisce l'Opera Martinista.
Questo è rappresentato dall'eterna UNIONE SPIRITUALE, travalicante il tempo e lo spazio, fra tutti i fratelli e le sorelle. Questa Unione nasce in virtù dell'iniziazione che il martinista riceve dal proprio Iniziatore e che sua volta è stato regolarmente e tradizionalmente elevato al grado di Superiore Incognito Iniziatore.
Eppure, come amo ripetere, l'iniziazione martinista non trova singolarità nella formale accettazione e trasmissione iniziatica. Essa è antecedente a tale apicale momento e al contempo è susseguente ad esso.

E' antecedente in quanto, come nel Nostro Ordine, trova inizio nella "meditazione dei 28 giorni". La quale è necessaria pratica di spogliazione e di riflessione da parte del bussante. Attraverso questo silente strumento esso ha la possibilità, cosa rara al giorno d'oggi, di testare la propria volontà nel sottoporsi ad un lavoro cadenzato lungo il processionare dei giorni della settimana. Al contempo può, in forza delle riflessioni attorno al proprio stato dell'essere, avere chiara misura degli impedimenti, lacci e disfunzionalismi su cui successivamente operare.

Essa è susseguente alla formale iniziazione in quanto attraverso il lavoro rituale individuale (luni-solare) attivamente il fratello scava nella grezza pietra, modella se stesso e si rende catalizzatore di quelle influenze sottili che successivamente, in grado di Superiore Incognito, avrà forza, volontà ed opportunità di canalizzare. Questo, fratelli miei, è un punto essenziale dell’opera martinista. Il rituale di Luna Piena, strumento in uso dal grado di Iniziato Incognito, è chiamato anche di consolidamento eggregorico. In realtà tutto i lavoro dal grado di Associato è di consolidamento eggregorico. Dove il martinista trova sempre maggiore affinità con la forza eggregorica, grazie agli strumenti dell’opera laboriosa. Forza eggregorica che non è solamente la semplice sommatoria delle volontà dei singoli fratelli, ma è anche l’aspetto sensibile di cui si riveste ed agisce, su questo nostro piano, l’influenza spirituale a cui noi ci richiamiamo.

Ecco quindi che l'unione spirituale viene ogni mese ravvivata tramite il rituale di luna piena, ogni giorno edificata grazie al rituale giornaliero di catena. Ecco perché è necessario un regolare progredire lungo la scala martinista e ogni tentativo di affrettare i tempi, altro non è che un vuoto errore che a niente conduce.


L’Opera Martinista si basa su di una regola molto semplice, i nostri strumenti sono cadenzati per la costante ripetizione, in base al volgere delle stagioni, del transito del Sole e della Luna. Questi reali strumenti, per colui che li possiede, danno ritmo ed armonia. Essi creano un connubio fra le forze della natura esterne ed interne all’operatore, ponendo il martinista al centro di uno spazio sacro dove Egli è Maestro e Sacedote di se stesso..

Concludo lasciando ad altri discorrere di formali unioni, di scelta a freddo di rituali, di minimi comun denominatori di riconoscimento.
Purtroppo non ho mai amato i compromessi, non certo nella vita iniziatica. Gli accordi al ribasso sono vantaggiosi per colui o coloro che niente hanno, non certo per coloro che qualcosa possiedono.
Fratelli miei la reale unione deriva dall'effettivo lavoro nella fucina interiore e non da vuote parole che hanno sapore di postume captatio benevolentiae per un pubblico sognante ma non praticante.

Una domanda pongo e nella semplice risposta vi è lo stato dell'arte: "La vostra Opera è favellare, fantasticare o ogni giorno incidere la mente e l'anima attraverso strumenti ? La vostra fratellanza è reale, sentita e riconosciuta durante il rituale giornaliero, oppure siete soli con voi stessi?"

In forza della risposta, saprete se siete o meno nella sostanza martinisti.

Elenandro XI

www.martinismo.net
eremitadaisettenodi@gmail.com

giovedì 24 novembre 2016

Le Dieci Preghiere di Louis Claude de Saint-Martin (nuova traduzione)



Introduzione
Altopascio, 20 Novembre 2016
Carissimo e paziente lettore giunto a te nel presentarti questa nuova traduzione delle “Dieci Preghiere” di Louis Claude de Saint-Martin. Tralascio in questo momento una qualsiasi nota biografica attorno all’importanza dell’autore, rimandando all’appendice di questo piccolo libro, per soffermarmi attorno ad alcune semplici ed umili riflessioni in merito a questo testo.
Sovente l’importanza della preghiera all’interno di un percorso realizzativo dell’Essere, che nel martinismo assume la forma di reintegrazione dell’uomo nell’uomo e dell’uomo nel divino, viene sminuita, quando addirittura rimossa con frettolosa superficialità. Tale atteggiamento in molti è frutto di un riflesso condizionato, di un antagonismo, nei confronti del fenomeno religioso. Quando non si tratta, e spesso lo è, di un autentico sentimento di superiorità nei confronti di un atto ritenuto di sottomissione e popolare.
Andrebbe però considerato come la preghiera, così come qualsiasi strumento spirituale, non è vivo in quanto tale, ma bensì in guisa della prospettiva e della forza ad essa impressa. Colui che lo riterrà meccanismo d’opera, capace di porlo in contatto con stati dell’essere profondi e canale di influenze sottili, certamente si pone fuori da un contesto meramente devozionale. Egli tenderà a vedere la preghiera come uno strumento avente finalità invocative ed evocative. Del resto amo sovente ricordare come lo stesso rituale Teurgico è composto di numerosi e significativi atti configurabili, se osservati singolarmente, come preghiere. Sono la capacità, il genio e la volontà operativa del Teurgo che, fondendo i vari elementi ritualistici in un unicum, determinano un viatico fra l’uomo immerso nel quaternario e l’uomo coagente della divina volontà (che è in Lui). Amico mio, via teurgica e via cardiaca non sono altro che i due risvolti della medesima medaglia: la ricerca da parte dell’uomo di una manifestazione, di uno stato, del divino.
Portando adesso l’attenzione a questo lavoro di Louis Claude de Saint-Maritn, vorrei evidenziare alcuni elementi che sono fondamentali per comprenderne, e spero implementare in un atto di opera, la fatica filosofica. Il mito fondativo di riferimento del Filosofo Incognito consiste in una caduta da uno stato edenico dell’uomo, a causa di un atto di ribellione, di superbia nei confronti del suo Creatore. A differenza di altre creature in precedente condannate a medesima sorte, è però riservata all’uomo, tramite il pentimento per quanto commesso e il riconoscimento della volontà divina, la possibilità di riconquistare il ruolo di creatura prediletta.
E’ la reintegrazione che permette all’uomo di riabilitarsi e riconquistare quanto un tempo era sua prerogativa e potenza. Tale processo trova, per il Filosofo Incognito, inizio con una presa di conoscenza attorno alla propria misera condizione di essere transeunte e sottoposto alla mercè di forze a lui superiori. Forze che lo hanno infettato, e reso a sua volta elemento di contaminazione. Tale rivelazione interiore spinge l’Uomo di Desiderio a chiedere, strappando il Dio Inneffabile dalla sua incuranza per le sorti della creature, l’invio di uno spirito, di un agente sostanziale, di verità e di luce.
Il Dio che Louis Claude de Saint-Martin ci offre è ineffabile, estraneo a questa “terra di prova” (così come indicato proprio in queste preghiere dal Filosofo). Terra in cui l’uomo inconsapevole, cieco innanzi all’errore, è ghermito, schernito e abusato dai “Prevaricatori”. I quali sono le creature spirituali cadute prima dell’uomo stesso, e a cui è stata negata la possibilità di essere riammesse alla condizione originaria, per esse inesorabilmente perduta. Ecco quindi che l’uomo stesso non è altro che un campo di battaglia fra l’azione di questi spiriti di separazione, la forza della potenze naturali e la medesima volontà spirituale umana di riconciliarsi con il proprio Creatore. “Sorgente eterna di tutto ciò che è, Tu che invii ai prevaricatori degli spiriti di errore e di tenebre che li separano dal Tuo amore, invia a colui che Ti cerca uno spirito di verità, che lo riconcili a Te per sempre” E’ significativo, come sopra proposto, che la prima preghiera si apra proprio con tale “supplica”, la quale altro non è che la CHOSE, la manifestazione divina tanto ricercata nella pratica degli Eletti Cohen di cui lo stesso Louis Claude de Saint-Martin era stato esponente di indubbio rango e spessore.
E’ quindi inevitabile che il “semplice messaggio” di cui è portatore il Filosofo Incognito, non possa che essere raccolto in tali elementi e simboli formali. Non sarebbe stato possibile, non sarebbe stato concepibile altrimenti. Un messaggio spirituale è elemento sottile per eccellenza, impalpabile e in se stesso incomunicabile; necessita di elemento grossolano comunicativo per essere seminato, prima nella mente e poi nel cuore, di colui che è meritevole di riceverlo. Come tutti i semi, esso necessita poi dell’opera del buono e solerte contadino, capace di cogliere le necessità della terra e l’azione degli elementi, affinchè il seme possa fruttare ed essere nutrimento supersostanziale.
Procedendo lungo la sofferta via della presa di coscienza interiore, comprendendo l’errore ancestrale commesso, l’uomo, con il sostegno del Padre, da succube diviene campione del divino, opponendosi all’azione degli agenti di prevaricazione. Tale titanica lotta trova espressione nell’arrendersi alla volontà divina, la quale colma l’uomo nel momento in cui, e solamente in tale istante, l’uomo rinuncia alla propria volontà contingente ed impermanente. Come mi permettevo di far notare ad una cara persona, dobbiamo comprendere, quando siamo innanzi ad un testo a carattere spirituale, che il messaggio in esso raccolto è custodito all’interno di una forma comunicativa. La quale risente, ovviamente e non potrebbe essere altrimenti, del linguaggio tipico del tempo, della formazione culturale dell’estensore e di coloro che ne dovrebbero beneficiare. Il Filosofo Incognito vive ed opera in una Francia stravolta dalla rivoluzione e dal regno del terrore che segue a tale epocale evento. Una Francia ancora intrisa della narrazione e dei simboli cattolici, i quali erano, e sono, patrimonio comune, substrato immaginifico e culturale degli “amici” da cui è circondato e di cui è imbevuto egli stesso.
Edizioni Lulu http://www.lulu.com/spotlight/lachimera70
In estrema conclusione, ti porgo, caro amico, due ulteriori pensieri in merito a quest’opera del Filosofo Incognito. La mia sensibilità, il mio studio, ed infine la pratica che da tutto ciò è derivata mi porta a riconoscere negli scritti di Louis Claude de Saint-Martin una profonda venatura gnostica. La quale vede l’uomo, nella sua condizione di caducità, profondamente e mortalmente lontano dalla sua radice spirituale: il Pleroma Gnostico. Sottoposto all'azione di questi terribili ed invasivi agenti di separazione che sono i Prevaricatori e che nello gnosticismo assumono la denominazione degli Arconti. Lo stesso “spirito di verità” trova rimembranza nell'azione salvifica della Gnosi la quale è forma e veicolo di redenzione. Concludo poi soffermando sul numero 10, il numero di queste preghiere, il quale non solo rappresenta la completezza e la perfezione divina, ma anche l’eterno nuovo inizio di colui che è consapevole. Oltre ovviamente ad essere la somma dei primi quattro numeri, che alchemicamente possiamo leggere, e giustamente comprendere, come i quattro elementi. Questa semplice premessa ha avuto come unico obiettivo quello di sottoporti sotto una diversa valenza non solo l’opera del Filosofo Incognito, ma la stessa preghiera quale valido e formidabile strumento di opera interiore. Introduzione al testo "Le Dieci Preghiere di Louis Claude de Saint-Martin"


martedì 18 ottobre 2016

L'ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO




§ XL – Complément du grand nom
La loi et l'élection des Juifs ont été dirigées par le grand nom divin composé de 4 lettres et ces lettres sont toutes des voyelles.
Or, les voyelles ne sont que l'expression des sensations. Voilà pourquoi la loi des Hébreux fut toute sensible, et pourquoi le peuple fut si souvent sans intelligence et d'une tête dure.
Cependant ce grand nom était composé de quatre lettres parce qu'il était tout spirituel divin et qu'il influait sur le sensible méta-physique et moral, et non sur le sensible matériel qui a ses agents particuliers.
Mais lorsque le temps de l'intelligence arriva, alors une lettre puissante descendit et vint s'incorporer au grand nom pour en compléter le prix et la valeur.
Cette lettre porte 21 dans les alphabets elle est triple dans sa forme.
On pourrait même lui trouver une sorte de ressemblance avec une langue et sentir pourquoi l'Esprit-Saint descendit comme en forme de langue de feu sur les apôtres. Elle est sifflante. Aussi se fit-il alors un grand bruit comme d'un vent violent et impétueux qui venait du ciel.
Voilà bien des caractères qui la rendent importante.
Le nombre 21 divisible par 3, offre les trois actions spirituelles universelles.
La forme ternaire de la lettre présente les trois unités éternelles.
Elle est sifflante comme ROUACH ou l'esprit.
Elle est donc venue joindre l'intelligence supérieure à la loi sensible dont avait joui les Hébreux, et par là elle a fait le complément de toutes choses et elle a tout spiritualisé, parce que soit qu'on la considère comme 21, soit qu'on la considère comme 3, elle a manifesté pleinement la puissance septenaire en s'unissant doublement au quartenaire.
 (scritto del Filosofo Incognito: Louis Claude de Saint-Martin)

Traduzione:

La legge e l'elezione degli ebrei erano governate per mezzo del grande nome di Dio composto da quattro lettere, e queste lettere sono tutte le vocali.
Ma le vocali sono solo l'espressione dei sentimenti. Ecco perché la legge degli Ebrei era tutta sensibile, e perché le persone erano sovente senza intelligenza, e di testa dura.
Tuttavia questo grande nome era composto da quattro lettere perché era tutto spirituale divino e influenzava l’aspetto sensibile e morale del metafisico, e non il sensibile materiale che ha i suoi specifici agenti.
Ma quando venne il momento dell’intellegenza, un potente lettera è discesa per incorporarsi nel grande nome, completandone sostanza e valore.


Questa lettera è la 21° dell’alfabeto, ed è tripla nella forma  .
Potremmo trovare una sorta di somiglianza con una lingua, e comprendere perché lo Spirito Santo scese come lingua a forma di di fuoco sugli apostoli.
Essa è sibilante; perciò, si fece allora un gran rombo come di un vento violento ed impetuoso che veniva dal cielo (cfr. Atti 2: 1-3).
Esistono molte caratteristiche che la rendono importante.
Il numero 21 è divisibile per 3, dispone di tre azioni spirituali universali.
Forma ternaria della lettera presenta le tre unità eterne.
 E’ il respiro sibilante come Rouach o spirito.
Così lei è venuta per unire l’intelligenza superiore alla legge sensibile di cui avevano beneficiato gli Ebrei, e quindi ha determinato il complemento di tutte le cose e ha tutto spiritualizzato. Perché sia considerata come 21, o sia considerata 3, essa manifesta pienamente il potere settenario unendosi doppiamente al quaternario.
Dopo la lettura di questo estratto del pensiero del Filosofo Incognito, ritengo conclusa ogni questione attorno al significato e centralità della Scin, e quindi della Formula Pentagrammatica, all’interno dei rituali e della docetica martinista. La SHIN rappresenta il completamento del Nome Divino, il quale in sua assenza non sarebbe tale, e non permetterebbe ai suoi adepti di procedere lungo la via della rettificazione/reintegrazione/trascendenza. Filosofo incognito che chiamava, il  Nome Sacro, RIPARATORE.
Seppur possiamo mostrare compassione vero i profani che hanno livore verso questa nostra radice, non possiamo che chiederci se quei fratelli ottusi, nei confronti di quanto sopra esposto hanno ben compreso la natura spirituale del martinismo. In appendice, senza sviluppare eccessivamente tale pensiero, mi permetto di far notare come uno dei significati attribuiti alla lettera SCHIN è שינוי cambiamento. La sua inclusione all’interno della Formula Tetragrammatica porta un cambiamento sul piano del dispiegamento polare della manifestazione: la spiritualizzazione degli elementi che compongono il nostro piano di azione.


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sabato 1 ottobre 2016

I Due Padri del Martinismo


Alla domanda chi è il padre dell’Ordine Martinista, noi rispondiamo, senza timore di smentita che questo è stato Papus.
Alla domanda da quale filosofia trae origine il complesso docetico e rituale del martinismo, senza timore di smentita rispondiamo da Louis Claude de Saint-Martin.
Alla domanda vi è contraddizione in ciò, senza timore di smentita rispondiamo che non vi è nessuna conflittualità in questa duplice genesi. Essa investe due momenti diversi e due forme necessarie l’una all’altra.
La via della Tradizione è una via spesso misteriosa, e il suo decorso fra gli uomini non è similare ad un corso d’acqua carsico: continua a scorrere, ed appare in determinate condizioni.
Louis Claude de Saint-Martin  nasce ad Amboise il 18 gennaio 1743, e lascia questo piano dell’esistenza ad Aulnay-sous-Bois il 13 ottobre 1803. La sua estrazione sociale è riconducibile alla piccola nobiltà di campagna francese, un’esistenza tranquilla ed agiata ma non immersa negli sfarzi e nell’immobilismo della corte parigina. Ciò porta il nostro Filosofo Incognito, con tale nome è passato alla storia dell’esoterismo, ad essere in contatto con tutti i problemi spirituali e materiali, le contraddizioni, e le aspettative del tempo in cui è vissuto. Un’epoca tragica e dinamica al contempo, che ha profondamente influenzato sia l’evoluzione della storia politica del vecchio continente, sia l’evoluzione del pensiero esoterico, che pienamente si compirà nel secolo successivo.
Destinato a divenire avvocato frequenta il Collegio di Pontlevoy. Durante gli studi si reca assiduamente nella ricca biblioteca della scuola, dove incontra la lettura dei mistici cristiani, del pensiero filosofico greco, e della religione. Una volta terminati gli studi si scopre non attratto alla professione di notabile, decidendo quindi di arruolarsi come sottotenente dell’esercito a Bordeaux incontrando, in tale contesto, la libera muratoria. Nell’ambito delle Logge Massoniche Militari si avvicina agli studi dello scibile esoterico, e in breve viene notato dal teurgo e massone Martines de Pasqually, diventando suo allievo. Ammesso all’Ordine degli Eletti Cohen ne diviene segretario, sviluppando una profonda ammirazione per il suo Maestro, ma coltivando in sé il desiderio di praticare la via della reintegrazione senza le sovrastrutture rituali massoniche.
Nel 1771 rassegna le proprie dimissioni dall’esercito per dedicarsi completamente allo studio della religione, della filosofia e dell’esoterismo. Lo vediamo tra il 1773 ed il 1774 ospite a Lione del ricco borghese Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824), con il quale divideva l’affiliazione agli Eletti Cohen. Willermoz darà vita nel 1778 al Rito Scozzese Rettificato che ancora oggi è uno dei principali, e maggiormente diffusi, riti della libera muratoria mondiale. Durante la permanenza a Lione Il Filosofo Incognito scrive “Des erreurs et de la vérité”, che è la sua prima opera. Inquieto, assetato di conoscenza, e desideroso di uscire dagli ambiti della vita francese decide di viaggiare per l’Europa entrando in contatto con ambienti nobiliari dediti allo studio dell’esoterismo. Giunto a  Strasburgo (1788-1791) è ospite di Madame de Böcklin che lo introduce allo studio delle opere del mistico tedesco luterano Jacob Bohme (Alt Seidenberg, 24 aprile 1575 – Görlitz, 17 novembre 1624).
Rimane affascinato dalla ricchezza simbolica e dalle allegorie presenti nelle sue opere. Le quali disegnano un percorso di comprensione delle leggi divine, che si snoda attraverso l’intuizione che il microcosmo uomo, è intimamente connesso al macrocosmo.
«Non acquisisco la mia conoscenza dalle lettere e dai libri, ma la posseggo entro me stesso, poiché il cielo e la terra con tutti i loro abitanti, e inoltre Dio stesso, sono nell'uomo».
L’Opera del filosofo tedesco raffigura una divinità che è un complesso equilibrio dinamico di forze fra loro contrapposte. L’Ente, la causa prima, da un lato è un Nulla senza forma, abissale silenzio di indeterminazione e non forma, e dall’altro è fonte di vita e di ogni forma della Creazione. Tale affresco teologico è molto vicino al pensiero neoplatonico che individua nell’Ente un insieme di opposti complementari. Al contempo Bohme assegnando all’uomo la possibilità individuale di comprensione e redenzione, si pone fuori dalla riforma protestante che vede nella Bibbia l’unico viatico per ricongiungersi a Dio. 
«Il Padre, che governa il primo principio, il fuoco, genera eternamente il Figlio, la luce, mediante le sette forme della natura eterna; e il Figlio, rivelandosi nel secondo principio come luce, per sempre glorifica il Padre. La volontà eterna, il Padre, conduce il Suo cuore, il Suo Figlio Eterno, mediante il fuoco fino al grande trionfo nel suo regno di gioia. Quando il Padre pronuncia la Sua Parola, cioè quando genera il Figlio, il che viene compiuto eternamente e continuamente, tale Parola prima di tutto assume la sua origine nella prima e aspra qualità, dove diviene concepita. Nella seconda o dolce qualità riceve la sua attività; nella terza si muove; nel calore sorge e accende il dolce flusso del potere e del fuoco. Ora tutte le qualità sono fatte ardere dal fuoco acceso, e il fuoco viene alimentato da esse; ma questo fuoco è uno solo e non molti. Questo fuoco è il vero Figlio di Dio Stesso, che continua a nascere dall'eternità all'eternità. Il Padre è il primo di tutti gli esseri concepibili, ma se il secondo principio non divenisse manifesto nella nascita del Figlio, Egli non verrebbe rivelato. Lo Spirito Santo, manifestando Se stesso nel terzo principio, deriva eternamente dal Padre e dal Figlio, e in Lui e con Lui emana lo splendore della maestà di Dio».
Louis Claude de Saint-Martin  è affascinato da questo ricco e sfaccettato pensiero, che abbraccia la filosofia platonica, la mistica cristiana, e depone nelle capacità individuali la via della riconciliazione. Questo profondo DESIDERIO contrastato di reintegrazione lo legge sia a livello di Uomo, sia a livello di intero Cosmo.
“Sorgente eterna di tutto ciò che è, Tu che invii ai prevaricatori gli spiriti di errore e di tenebre che li separano dal Tuo amore, invia a colui che ti cerca uno spirito di verità che lo avvicini a Te per sempre. Che il fuoco di questo spirito consumi in me perfino le più piccole tracce del vecchio uomo e che dopo averlo consumato, faccia nascere da questo ammasso di ceneri un nuovo uomo sul quale la Tua mano sacra non disdegni di versare più l'unzione santa.”( dalle 10 Preghiere di Louis Claude de Saint-Martin) 
Tale tensione spirituale verso il divino si tradusse, nel Filosofo Incognito, da un lato nella critica verso le sovrastrutture rituali, che lo portarono ad abbandonare la massoneria e gli Eletti Cohen, e dall’altro in una febbrile opera di divulgazione. I suoi libri più famosi sono: «La Tavola Naturale dei rapporti esistenti tra Dio, l’Uomo e l’Universo»; «L’Uomo di Desiderio»; «Ecce Homo»; «L’Uomo Nuovo»; «Lo Spirito delle Cose»; «Il Ministero dell’Uomo-Spirito».  Oltre alle traduzioni degli scritti dell’amatissimo Jacob Bohme: «L’Aurora Nascente»; «I Tre Principi dell’Essenza Divina»; «Quaranta Domande sull’Anima»; «La Tripla Vita dell’Uomo»; «Sei Punti e Nove Testi».
Tornato in Francia, è sempre più angustiato, nel 1790 decide di uscire da tutti gli Ordini esoterici ai quali era iniziato, convinto che solamente la via individuale, la reintegrazione dell’uomo nell’uomo poteva condurre alla definitiva comunione con Dio. Riuscito a passare indenne dalla rivoluzione francese, grazie all’intercessione di amici liberi muratori, continuò a dedicarsi alla scrittura e alla divulgazione . Nella sua dimora si ritrovavano i cosiddetti amici di Saint-Martin. Questi uomini e donne, in ciò fu innovatore, studiavano gli scritti del Filosofo Incognito e di Bohme, e venivano eruditi sulla sua filosofia della reintegrazione, della preghiera, e della purificazione. 
“Uniamoci, uomini di pace, uomini di desiderio: uniamoci per contemplare in un santo tremore l’estensione delle misericordie del nostro Dio, e diciamogli in comune, che tutti i pensieri degli uomini, tutti i loro desideri più puri, tutte le loro azioni più regolari, non potrebbero insieme accostarsi al più piccolo atto del Suo amore” 
Questi selezionati discepoli, accolti tramite l’imposizione della mani rappresentano il cosiddetto Sanmartinismo, a cui Papus cercherà di ricollegarsi nella fondazione dell’Ordine Martinista.
Celebre la frase, che oggi molti pare abbiano scordato, del Filosofo Incognito:“La sola iniziazione che predico e che ricerco con tutto l’ardore della mia anima è quella attraverso cui noi possiamo entrare nel cuore di Dio e far entrare il cuore di Dio in noi, per compiervi un matrimonio indissolubile, che ci renda l’amico, il fratello e la sposa del nostro divino Riparatore. Non vi è altro mistero per giungere a questa santa iniziazione che sprofondarci sempre più sin nelle profondità del nostro essere e di non mollare la presa, fin quando non siamo pervenuti a sentirne la viva e vivificante radice, in quanto allora tutti i frutti che dovremmo portare secondo la nostra specie si produrranno naturalmente in noi e al di fuori di noi, come vediamo accadere ai nostri alberi terrestri, in quanto aderiscono alla loro relativa radice e non cessano di estrarne i succhi” (Lettere a Kirchberger, 19 giugno 1797)”
Louis Claude de Saint-Martin, uno dei padri della moderna lingua francese, lascia questo piano dell’esistenza il 13 ottobre ad Aulnay. 
A.Faivre scrive:“La corrispondenza e i libri di Saint-Martin dimostrano come egli non abbia mai cessato di rimanere fedele agli insegnamenti di Martinès e come non abbia mai negato né il valore né l'efficacia della teurgia cohen: piuttosto, a un certo punto, egli ha semplicemente ritenuto di non averne più bisogno. La filosofia di Saint-Martin, molto vicina a quella di Böhme, non deve nulla in pratica a quella di Swedenborg. Nell'esprimere in modo esauriente e preciso i temi essenziali di qualsiasi esoterismo, il Filosofo sconosciuto appare veramente come l'erede del pensiero tradizionale dell'Occidente. Saint-Martin sviluppa una sofiologia e un'aritmosofia salde, mai astratte, inscindibili dall'idea di rigenerazione espressa con il fervore di una altissima elevazione spirituale. Egli descrive a lungo le conseguenze della caduta, ne deduce la parte fondamentale della sua cosmologia, indica i rimedi mediante i quali l'uomo e la natura intera potrebbero rigenerarsi; questa è la preoccupazione costante di Saint-Martin, che vuole «spiegare le cose mediante l'uomo, e non l'uomo mediante le cose». Le sue idee sulla Rivoluzione francese, analoghe a quelle di Joseph de Maistre che le esprime quasi contemporaneamente, sono quelle di un convinto teocrate; egli però vede in questo cataclisma un castigo provvisorio, mandato dalla Provvidenza e ben meritato a causa della decadenza dei troni e degli altari. Il suo stile originale, solido, melodioso, gli consente di ben figurare tra i migliori prosatori francesi; sotto questo profilo, l'Uomo di desiderio (1790) rimane il capolavoro di un genere di cui la lingua francese offre rari esempi; bisognerà attendere prima Lamennais e poi Paul Claudel per ritrovarne la forza, il sapore, la qualità. Inoltre, l'influenza di Saint-Martin sulla filosofia romantica tedesca fu profonda e durevole. Tale è l'uomo nel quale Joseph de Maistre scorgeva «il più istruito, il più saggio e il più elegante dei teosofi».


Gérard Encausse o Papus (Papus era il suo appellativo iniziatico, riconducibile al Nuctéméron di Apollonio da Tiana) nasce a La Coruña il 13 luglio 1865.
Venuto alla luce all’interno di un contesto borghese, e aperto allo studio della tradizione esoterica, il padre è cultore di testi alchemici, viene cresciuto ed educato secondo i precetti cattolici. Intraprende gli studi presso il collegio Rollin (dal 1888 al 1891), durante  il servizio militare, dove diverrà ufficiale medico, e successivamente  maestro di scienze. Irrequieto, leonino, carismatico, si dedica agli studi dell’ipnosi quale strumento di guarigione e terapia. Residente a Montmartre, esercita la professione di medico in numerosi studi, il più famoso ed avviato dei quali era a Parigi. Nella vorticosa città si divide fra la fortunata attività di medico, quella di assiduo frequentatore delle biblioteche alla ricerca della tradizione occidentale, ed animatore dei salotti esoterici ed occultistici. Nel poliedrico e mercuriale panorama culturale ed esoterico parigino incontra personaggi quali Stanislao de Guaita, Josephin Peladan, Maurice Barres, Augustin Chaboseau, Paul Julien Lejay, Charles Barret, Lalande (Marc Haven), Yvon Leloup (Sedir), Georges Montieres, Lucien Chamuel, e Delaage.  Viene iniziato alla Libera Muratoria da Delaage, frequenta ambiti legati allo spiritismo, aderisce alla società teosofica,  e nell'ottobre del 1888 fonda la rivista “l'Iniziazione”, e sarà co-fondatore della rivista teosofica Hermes.  Non sempre il suo carattere istrionico gli attira simpatie, infatti per motivi personali si allontana dalla società teosofica di cui non gradisce gli atteggiamenti e l’insegnamento orientaleggianti, non viene accettato dal Grande Oriente di Francia per i suoi trascorsi da spiritista e l’essere un occultista dichiarato. Ciò lo porta alla ricerca di una via innovativa ed originale all’iniziazione e alla tradizione occidentale.
Papus partecipò sempre in posizioni apicali alla nascita di numerosi ordini iniziatici o iniziative esoteriche, secondo lo spirito di reciproca convivialità e riconoscimento formale dei tempi. Spirito che spesso portava a dare vita alle più bizzarre iniziative, come ad esempio la Chiesa Gnostica risvegliata tramite una goliardica seduta spiritica, a cui seguivano riconoscimenti iniziatici squisitamente formali.
Detto ciò Papus è stato sicuramente un grande animatore sul palcoscenico esoterico del tempo, e la sua influenza è giunta fino ad oggi. Grazie a coloro che hanno poi saputo raccoglierne l’eredità e la vitalità, ed inserire contenuti alla sua iniziativa.
E’ nel 1888 che abbiamo la svolta nell’attività esoterica di Gerard Encausse. A Parigi conosce Augustin Chamboseau, ed entrambi si confidano di detenere  un'iniziazione riconducibile a Louis Claude de Saint-Martin.
Scrive Papus in merito alla propria linea iniziatica ” Estratti da «Martinezismo, willermozismo, martinismo e massoneria» di PAPUS (Ed. Chamuel, Parigi, 1899). «Il passaggio del Martinismo ai gruppi che dovevano dargli una tale estensione all’epoca attuale si è effettuato con la mediazione di un modesto occultista che fu sempre attaccato a due grandi principi, la conservazione della tradizione iniziatica dello spiritualismo caratterizzata dalla Trinità e la difesa del Cristo al di fuori di ogni setta. Sono questi i caratteri dello “sconosciuto” al quale venne affidato il sacro deposito, ed Enrico Delaage, poiché è di lui che stiamo parlando, preferì essere fedele alla sua iniziazione anziché fondare una nuova setta... Delaage spinse il rispetto del segreto sino a tacere l’origine della sua iniziazione nei suoi libri, ed è solo con gli intimi che amava parlare a cuore aperto del Martinismo, la tradizione del quale gli era stata trasmessa per mezzo di suo nonno M. de Chaptal, iniziato lui stesso da Saint Martin... Qualche mese prima della sua morte Delaage volle dare ad un altro la semente che gli era stata confidata... Povera eredità costituita da due lettere e qualche brano, riassunto di quella dottrina della iniziazione e della trinità che aveva illuminato tutte le sue opere. Ma l’invisibile era là e lui stesso si incaricò di ricollegare le opere alla vera origine loro e di permettere a Delaage di affidare la sua semente ad una terra ove avrebbe potuto svilupparsi...».” 
Nel 1890 (altre fonti indicano il 1891) sempre a Parigi fu costituito il primo Supremo Consiglio dei S:::I::: (a quel tempo i gradi erano tre, senza  esclusione per nessuno dei Superiori Incogniti della funzione di trasmissione iniziatica). I membri del primo Supremo Consiglio erano: Chaboseau, Papus, Adam, Burget, Barlet, S. De Guaita, Chamuel, Sedir, Peladan e Barres. Peladan e Barres, essendo di religione cattolica e subendo la pressione delle famiglie, ben presto si dimisero e furono sostituiti da Marc Haven e V. E. Michelet.
Quest’Ordine era articolato inizialmente in tre gradi (Associato-Iniziato e Superiore), e strutturato in logge dove il filosofo rappresentava la guida dei fratelli e delle sorelle attorno a lui raccolti. Piena era la sua capacità di scegliere e gestire la docetica, come pochi e poveri erano i simboli dell’Ordine Martinista. Una struttura essenzialmente flessibile, inclusiva, che ne ha caratterizzato la vita e la feconda espansione. Sopra alle singole logge troviamo il governo dell’Ordine, Papus e i suoi aiutanti, che dovevano verificare la regolarità delle varie associazioni, e che niente fosse disarmonico nel procedere della vita della fratellanza.
 Giustamente dobbiamo distiungere fra il corpus filosofico che anima il martinismo, la sua Gnosi, e la struttura creata da Papus. La quale, anche se non è questo il luogo adatto per un’attenta disamina, ha subito molteplici cambiamenti attraversando varie fasi (estrema semplicità, similare ad una struttura massonica, elemento di insieme ad altri depositi iniziatici, ecc…), anche quando era ancora in vita il suo fondatore. Correttamente possiamo paralre di martinismo papussiano per indicare questo insieme strutturato di gradi e riti, che ovviamente non è coincidente con le forme in cui il messaggio della reintegrazione degli esseri è stato raccolto sia dal Martinez che dal Filosofo Incognito. Ovviamente tempi diversi, temperamenti diversi, e prospettive diverse: la tradizione nel suo aspetto esteriore si modella in guisa dei suoi amanti.  

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martedì 5 gennaio 2016

Strane Polemiche attorno alla Natura del Martinismo

30 Dicembre 2015


Nella giornata del 27 Dicembre 2015, tramite una forma non consona alla nostra Tradizione, ed utilizzando non  strumento non idoneo, la figura apicale di una struttura martinista, ha commentato un editoriale del Nostro Venerabile Ordine, apparso su Ecce Quam Bonum 8. Riportiamo qui le parole del fratello Aton, in modo che sia chiara la questione:
" Il Natale è già passato e quindi si può non essere del tutto buoni. Ciò mi consente di assumere una veste meno buona di quella che bisogna usare in periodo natalizio e di esaminare e di rispondere, con tale veste, ad un articolo di enorme spessore pubblicato nel numero 8 della rivista di studi Martinisti "Ecce Quam Bonum" e firmato "eremitadaisettenodi" (Il fratello qui si confonde,eremitadaisettenodi@gmail.com è il mio indirizzo postale. Non essendo la nostra docetica e i nostri strumenti divulgativi nella mani di Associati Digitali, ma della Grande Maestranza) e che si trova pubblicata in qualche parte di questo gruppo. In detto articolo si afferma che il Martinismo è un Ordine Iniziatico Cristiano e che niente è possibile rimuovere dal siffatto trinomio. Molto dotta e completa è la spiegazione del perchè il Martinismo sia un Ordine e del perchè sia anche Esoterico; mi permetto quindi di esprimere la mia opinione solo sulla qualifica "cristiano" attribuita al Martinismo. A mio parere gli Ordini Esoterici non possono dirsi legati ad una determinata religione che, per natura, non può essere che essoterica. La religione non è altro che l'applicazione, in un dato territorio e in una data epoca, delle regole apprese attraverso la pratica esoterica. Il cristianesimo è intriso di regole che, attinte dall'ordine cosmico, vengono adattate al popolo in cui tale religione si è diffusa. La maniera di attingere alle regole del cosmo, ovvero alle regole esoteriche valide per tutto il cosmo, è codificata negli strumenti operativi propri dell'Ordine Esoterico che si sceglie di frequentare, nel nostro caso negli strumenti che il Martinismo mette a disposizione. Ciò non toglie però che strumenti necessariamente diversi, pur essi adatti a conoscere l'ordine cosmico, possano essere posseduti dagli altri Ordini Esoterici comprese le religioni rivelate. Fra le religioni rivelate il cristianesimo, del quale vogliamo occuparci in queste osservazioni, ha una parte esoterica riservata solo ai sacerdoti e, nel caso specifico, inizia con il trasferimento dell'ordine sacro, vera e propria Iniziazione riservata ai sacerdoti cristiani. Consta anche di una parte essoterica, riservata ai "fedeli" ai quali si impartiscono, da parte dei religiosi cristiani, quei sacramenti, quali il battesimo, la cresima, ecc. che non conducono ad alcuna conoscenza diretta ma servono solo a trasformare la massa in "fedeli" cioè in esecutori di ordini impartiti dai sacerdoti cristiani e per la loro salvezza. Gli ordini impartiti ai fedeli dovrebbero esser tratti dalla conoscenza, ottenuta dai sacerdoti, delle regole dell'intero cosmo, adattate al popolo cui sono dirette ed in quel preciso momento storico. Dico dovrebbero in quanto spesso si verifica che dette norme vengono "completate" con altre che le gerarchie cristiane, specie quelle che dalla primitiva religiosità si sono allontanati come per esempio i cattolici, impartiscono solo perchè utili alla diffusione o alla conservazione del potere materiale che l'organizzazione religiosa ha senza dubbio dato loro.  Torniamo adesso a ciò che ha provocato questo intervento; alla etichettatura cristiana dell'Ordine Martinista. Se ammettessimo l'essenza cristiana del Martinismo dovremmo ritenere gli strumenti operativi martinisti tratti da rituali e dalla simbologia cristiana, ovvero dalla parte esoterica della simbologia cristiana. Ma gli strumenti operativi cristiani, cioè gli strumenti che portano alla conoscenza i sacerdoti cristiani, noi non li conosciamo. Conosciamo solo il risultato che, con detti strumenti, le gerarchie cristiane dicono di aver conseguito. Tali strumenti non possono essere conosciuti da chi non è stato iniziato, cioè ha ricevuto l'ordine sacro, al cristianesimo così come gli strumenti martinisti sono conosciuti solo dai Martinisti e gli strumenti Massonici solo dai Massoni. E dico questo in quanto, come tutti coloro che percorrono la via esoterica, mi è stato detto che, tranne gli strumenti di base utili per liberare l'uomo dalle scorie accumulate dopo la nascita, operazione essenziale per giungere alla conoscenza, gli strumenti........si ricevono, e non dagli uomini. Tali strumenti, fra l'altro, sono specifici della via che si percorre. Sarebbe inutile e forse anche dannoso, avvalersi del sincretismo nell'uso di strumenti operativi. Ed allora? Se considerassimo il Martinismo esoterismo cristiano dovremmo ammettere di adoperare solo gli strumenti che i cristiani voglio farci conoscere, ovvero strumenti non operativi, buoni solo ( e non sempre) a pervenire al significato letterale o morale del simbolo. Faremmo cioè come dice Giacomo Tallone; resteremmo fermi al primo passo sulla via iniziatica. Ed allora, più che di Ordine Esoterico Cristiano io mi permetto di definire il Martinismo un Ordine Esoterico che manifesta i suoi benefici influssi su tutti gli uomini, compresi i Cristiani. In sostanza lo rende cosciente del beneficio che la conoscenza ottenuta con strumenti martinisti apporta alla sostanza delle norme relative anche cristiane e si attiene a norme essoteriche cristiane modificate, o meglio adattate, con il frutto della conoscenza esoterica acquisita con strumenti Martinisti. Trascura, naturalmente non condividendole o ritenendole superflue, le norme dai sacerdoti aggiunte per la diffusione o la conservazione del loro potere. mi sia consentito, per finire, aggiungere che mi lasciano molto perplesso due affermazioni contenute nell'articolo della rivista "Ecce Quam Bonum". La prima è relativa al libro sacro. Intanto vi è da dire che non in tutte le Logge Martiniste esso è presente. In ogni caso ritengo di poter dire che se tale libro è presente in una Loggia di un Ordine Esoterico, lo stesso deve richiamare la parte del libro riconducibile all'esoterismo e non quella riconducibile all'essoterismo. Che quest'ultima si diversa per i vari popoli e nei diversi tempi non solo è giusto ma è anche necessario altrimenti avremmo norme valide per orientali, africani, occidentali ecc. E ciò, se si tiene conto della morfologia dell'individuo adatta al luogo in cui vive, sarebbe impossibile. Come sarebbe impossibile se le stesse norme fossero vigenti nelle varie epoche. Ciò che bisogna accuratamente evitare, e ciò il vero Iniziato lo sa fare bene, è ciò che divide fra le varie religioni, ciò che uomini, anche religiosi che non hanno conosciuto, pretendono di imporre ai propri simili solo per favorire il loro potere le proprie necessità. Altra piccola osservazione che credo però sia frutto di un "lapsus calami" dell'estensore dell'articolo nella rivista Ecce Quam Bonum", è opportuno farla in quanto nello stesso articolo si dice che il Martinista non Cristiano non può essere accolto fra le fila dell'Ordine, o almeno del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Non mi permetto di entrare nel merito del criterio di selezione di altri Ordini Martinisti. È solo che questa norma non riesco a comprenderla essendo io un credente e non un religioso"
Terminata l'analisi dell'aspetto formale, che già basterebbe per inquadrare dipinto e pittore, scendiamo adesso nella sostanza della cosa. La quale, tenuto conto dell'evidenza pubblica e social conferita, assume risvolti decisamente perniciosi in quanto gettono grave confusione fra gli associati al N.V.O e sui profani.
La questione che ha dato "uggia" al fratello è inerente alla radice cristiana del martinismo. Cosa in se e per se universalmente acclarata e consolidata (nota1). Chiara anche per lo stesso fratello, che nel lontanissimo 27 Settembre 2014, ebbe a firmare un Protocollo del Martinismo Italianohttp://www.fuocosacro.com/pagine/maestri/protocollo%20fratellanza%20martinista%20italiana.htm . Protocollo che ben conosciamo, essendo stati noi a contribuirne alla forma e alla sostanza del medesimo, mentre altri si sono solamente accodati, dimostrabile tramite documento con data certa.
dove si ribadivano alcuni punti estremamente semplici:
1. l'Ordine Martinista è stato fondato da Papus
2. E' centrale, nel martinismo, la Tradizione Cristiana, senza però escludere (ovviamente se la prima è centrale le altre sono collaterali) ogni altra tradizione religiosa o spirituale.
Sul punto primo, immagino, che il fratello potrebbe dire, in quanto lo ha già detto, che sa bene che il fondatore del moderno Ordine Martinista è stato Papus, ma che gli strumenti sono del Filosofo Incognito e di Martinez. Peccato che per quanto concerne il secondo gli strumenti sono raccolti, in modo variegato ed articolato, nel deposito rituale degli Eletti Cohen, che niente a che confondersi con quello martinista. L’Ordine del Martinez lavora su due piani diversi. La parte esteriore opera nei primi tre gradi della Libera Muratoria Azzurra (apprendista, compagno, e maestro) da cui sono attinti gli elementi ritenuti maggiormente qualificati per le operazioni degli altri gradi. Questi sono poi ammessi ai quattro gradi della Classe del Portico (Apprendista Cohen, Compagno Cohen,  Maestro Cohen, Maestro Speciale Cohen), ed infine alla terza classe detta “Classe del Tempio” (Maestro Eletto Cohen, Grande Maestro Cohen, Grande Architetto, Grande Eletto di Zorobabele). Terminate le classi rituali, chi deteneva determinate qualifiche, accedeva ad una classe segreta detta “Réau-Croix”. Dove l’Adepto, a seguito di complessi riti di purificazione e preghiera che culminavano in un grande rituale teurgico, doveva essere investito dalla Chose (la manifestazione divina) delle chiavi di passo che ne certificassero la preparazione e la finalizzazione spirituale ed iniziatica di tutto il suo percorso massonico e teurgico. Il martinismo lavora su tre gradi, che da un lato non si innestano sopra i gradi della massoneria azzurra, e dall'altro non poggiano su nessun Capitolo o Corpo Rituale. Lo stesso Willermoz, allievo anch'esso di Martinez, diede vita ad un corpo rituale massonico, e non ad una fratellanza o Ordine disgiunto dal perimetro libero muratorio. Oggi, in Francia come in Italia, gruppi qualificati di Eletti Cohen stanno rileggendo e reinterpretando la dottrina del Martinez non tanto in chiave cabalistica, quanto piuttosto gnostica. Del resto i rituali che provengono dal Martinez che tipologia e che natura hanno ? Quale il quadro di riferimento ? Riporto per meglio chiarire due questioni. La prima riconducibile all'esigenza degli Eletti Cohen del Martinez (sposato con rito cattolico romano, e non protestante come qualcuno ha da dire) pretendeva che i suoi "Liberi Muratori Cohen" partecipassero alla funzioni religiose e prendessero l'eucarestia prima di ogni operazione. La seconda relativa alla sostanza della loro ritualità, dove riporto una preghiera in uso in tale Ordine :Nel Nome dell'Eterno: Amen, Amen, Amen, Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo! mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli Spiriti della Creazione che compongono la Tua celeste Corte; ed in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'Universo, per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tua misericordia, rinnovano con ammirevole armonia questo Cantico: "Santo! Santo! Santo il Signore,Dio degli eserciti! I cieli e la terra sono pieni della Tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli!Che nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel Cielo, sulla terra e negli inferi; e che ogni lingua professi che Nostro Signore Gesù-Cristo è nella gloria di Dio suo Padre. Amen!Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà le Tue lodi.O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, affrettati a soccorrermi. Sia gloria al Padre, al Figlio ed alloSpirito Santo, com'era in principio, com'è ora e sempre sarà nei secoli dei secoli. Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo, mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli spiriti della creazione che compongono la Tua celeste corte; e che in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'universo per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tuamisericordia, ripetono con ammirevole armonia questo Cantico:SANTO! SANTO! SANTO IL SIGNORE, IL DIO DEGLI ESERCITI: I CIELI E LA TERRA SONO PIENI DELLA TUA GLORIA: OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI." Mi fermo per spirito di fratellanza, non volendo ancora insistere su tali evidenze, per colui che desiderasse ulteriori approfondimenti può visionare questaraccolta di cristianissime preghiere Cohen.
Per quanto riguarda il Filosofo Incognito gli strumenti utilizzati erano la riflessione filosofica e la preghiera. Da ciò chiaramente si desume dalla lettura di Chaptal  (praticamente contemporaneo del Filosofo Incognito). Inoltre invito anche a leggere il Trattato sul Ministero dell'Uomo di Spirito, sempre del Filosofo Incognito, dov'è magistralmente affrontata la questione della differenza fra cristianesimo e cattolicesimo. Inoltre lo stesso Louis Claude de Saint-Martin ebbe notevoli perplessità all'utilizzo del sistema teurgico del Martinez, prediligendo diversa strada. Solamente la persona più sprovveduta, o in malafede, potrebbe sostenere che il Filosofo Incognito non trovasse nella centralità della figura del Cristo, l'elemento necessario ed indispensabile per operare la reintegrazione. Purtroppo il Filosofo Incognito è spesso trascurato proprio da coloro che pretendono di essere martinisti. 
Quindi dobbiamo concludere che nel caso gli strumenti martinisti abbiano radice nel Teurgo di Lione o nel FIlosofo Incognito, questi hanno forma e sostanza cristiana.  Purtroppo queste non sono opinioni, dettate da una volontà di mettersi in evidenza, questa è verità storica, facilmente acquisibile per colui che antepone la Tradizione al proprio Ego. Vogliamo qui offrire alcune biografie, che meglio permettono di comprendere la natura dei due Maestri, al lettore estraneo al nostro perimetro, come a coloro, che pur facendone parte, non sono eruditi nei fondamentali storici del nostro Ordine.
Il fratello fa poi una strana confusione fra Cristianesimo e Religione Cristiana, sostenendo che non ci appartengono gli strumenti della classe sacerdotale. Fermo restando che ormai dall'ottocento tutti hanno ben chiaro, o dovrebbero avere ben chiaro, cosa differenzia una forma spirituale da una forma religiosa (semplicemente diremo che il rapporto fra i due fenomeni è equiparabile alla differenza fra contenuto e contenitore. Comprendo che anche questo è concetto piuttosto difficile da far comprendere agli anticristiani militanti, ai cercatori di patenti e prebende, e a chi sostituisce la docetica con raccolte di affermazioni). Visto che noi ci richiamiamo alla prima e non alla seconda, basti dire che da una semplice lettura dei Vangeli, scaturisce la dimensione di infusione spirituale ed apostolica che noi martinisti richiamiamo. Buffo poi che nel perseverare di tale errore, il fratello, o chi per lui, narra:" a proposito: di quale cristianesimo si parlerebbe? cattolico? ortodosso alla Amadou? protestante alla Martinez? rosacrociano alla Bohme? " A prescindere ancora l'infantile errore fra cristianesimo e cattolicesimo, il fatto che ognuno di questi personaggi che hanno interpretato il martinismo si dichiarassero cristiani, assieme ai due Papus, al Martinez, al Bricaud, al Sacchi, ecc.. ecc.., dovrebbe suggerire che essi riconoscevano nella funzione Archica del Cristianesimo, il vettore e la linfa vitale del martinismo. Ovviamente il fratello, o chi per lui, si chiede a quale cristianesimo ci riferiamo. Ci riferiamo a quel cristianesimo che precede, come ogni forma spirituale precede, ogni forma religiosa. La cui narrazione il Sacrificio, il Dio che diviene Uomo, i suoi simboli e nomi(la croce, il nome del Cristo, INRI, ecc.. ecc..) vivono all'interno dei nostri rituali, e da cui traiamo comunione verticale. Ovviamente questiono difficili da far comprendere a colui o coloro, che offrono chiavi di lettura tese a giustificare a posteriori, la propria vita, o a priori tesi con cui costruirsi palchi di gloria effimera.
Tralasciando però siffatte argomentazioni, che potrebbe risultare indigeste per taluni, la conclusione del fratello è che i nostri strumenti sono  di derivazione ebraica . Buffo non sono cristiani perchè non abbiamo la possibilità di accedere a tali strumenti, ma sono ebraici perchè a tali strumenti accediamo ? Sa il fratello il percorso che dovrebbe fare in ambito ebraico ortodosso solamente per vedere dallo spioncino la Torah? Sai che i sacerdoti nel Tempio ufficiavano lontano dagli occhi del popolo ? No non lo sa, forse qualche grado di altro corpo rituale fa credere ai più di essere Sacerdoti in grado dell'Unità. Provi a spendere tale titolo all'interno di altri consensi iniziatici, e vediamo se questi comprendono tale unità. Comunque  quali sono questi strumenti di derivazione ebraica ?! Mistero..... Mi risulta, invece, che gli strumenti martinisti sono: un rituale giornaliero variamente articolato con Salmi tratti dalla Bibbia in latino. Una purificazione mensile ( con rimandi alla tradizione ermetica rinascimentale e cristiana), un rituale di luna piena (che nel nostro ordine è un percorso di quattro rituali) con una strutturazione ampiamente variegata nella forma, ed infine un solstiziale ed un equinoziale che affondano nella tradizione teurgica salomonica, e nella matrice gnostica eucaristica. Altro non mi è dato di sapere, si vede che il fratello ha dei rituali a noi sconosciuti. Ancora dati esatti sono qui riportati, e non fantastiche affermazioni. Se volessimo procedere lungo la china, sbagliata, imboccata dal fratello attorno alla confusione religiosa, possiamo certamente affermare che alcuni di noi possiedono delle qualificazioni sacerdotali apostoliche, in virtù dei rami collaterali provenienti dalle chiese minori apostoliche ed erranti. Questione questa assai diversa da quella della Chiesa fantasmagorica del Doniel. Tali rami, innestati al tempo del Bricaud, ci permettono in potenza di attivare il patrimonio sacramentale. Ovviamente bisogna avere le qualificazioni formali e sostanziali per poter procedere lungo tale via. Purtroppo, per lui, mentre è evidente la continuità nella forma e nella sostanza del cristianesimo, niente della contiguità spirituale e religiosa dell'ebraismo abbiamo. Dimentica forse l'erudito fratello che proprio nel rituale di loggia, della sua struttura, vi è menzione al fatto che (cito in modo volutamente non sincrono) i nostri rituali niente avranno a che fare con quelli degli ebrei, ecc... ecc... ? (parole del Filosofo Incognito). Cos'è ? Ci dimentichiamo per far polemica, quanto ogni giorno si dovrebbe interpretare a livello rituale? Chiaramente suggeriscano, anche al più ottuso, una verità fondamentale, che lo stesso Louis Claude de Saint-Martin più volte richiama, anche nel suo scritto, PER COLORO CHE LO HANNO LETTO, l'ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO. Questa verità è di un tralasciare alle spalle proprio una determinata dimensione rituale e spirituale, e di completarla reintegrandola e trasformandola completamente.
Se quanto sopra non bastasse va ricordata la sua firma in CALCE, sempre nel lontano 17-18 Ottobre 2015, alla bolla di fondazione del N:::V:::O:::: In cui si recita testualmente il SOVRANO ORDINE GNOSTICO MARTINISTA è ORDINE CRISTIANO ED INIZIATICO, senza se, senza ma, senza però. Bolla consultabile a questo indirizzo, che riportiamo privata dei nomi degli 11 firmatari. Dove come secondo nominativo risulta proprio il nostro Caro Fratello. Posso assicurare che nessuna costrizione è stata fatta al fratello in sede di firma, anzi ricordo come gentilmente abbia invitato i suoi fratelli presenti a firmare in retro la bolla. Aveva letto? Avevano letto? Oppure si è lasciato trasportare dall'aria del momento?
Ora il fratello potrà dire che la firma è stata un gesto di cortesia, e sostenere che è opinione che il martinismo sia cristiano. Purtroppo un Ordine Iniziatico non vive di Opinioni, ma di docetica. Al contempo un Ordine che si definisce martinista significa che ha scelto le forme, gli statuti e i regolamenti tipici del martinismo. Infine un iniziato, quando appone la firma "magica" non compie gesti di cortesia, ma gesti di volontà. Ecco forse il problema è proprio questo, un diverso modo di intendere cosa è e cosa non è iniziatico e docetico.
Quanto sopra riportato basterebbe a tratteggiare lo stato delle cose, ma volendo offrire qualche spunto di riflessione ,  mi permetto alcune osservazioni:
Nella sua perseveranza successiva, egli cita le costituzioni di Flamelicus dell'Ordine Martinista. Purtroppo si ignora,o si fa finta di ignorare, che tali costituzioni,variamente poi rivedute dai successivi Gran Maestri di quella Filiazione Martinista, postulano come elemento centrale, in ossequio alla totale convergenza dell'Ordine Martinista Italiano nei confronti del martinismo papusiano, che "L'Ordine Martinista è un Ordine CRISTIANO (che ovviamente NON vuol dire minimamente "cattolico", anche se purtroppo a molti non è ben chiara la difformità fra Forma Spirituale e Forma Religiosa, e per amore di tali persone riporto una breve nota finale(2) ). L'elemento centrale, dell'Opera Martinista, è costituito dal Riparatore (ovvero Nostro Signore Gesù Cristo,visto che è, appunto, con il nome di "Riparatore" che lo appella L.C.d.S.M.). Tale centralità è raccolta nella formula pentagrammatica, o nome pentagrammatico, che vedo ancora essere utilizzato dal caro estensore dell'articolo in oggetto, e di cui rimando a nota margine (3).
La professione di armoniosa risonanza verso il Martinismo papussiano fu poi definitivamente pronunciata nel 1965 allorquando l'Ordine Martinista,nella persona del Suo G.M.O. U.Zasio (Artephius) firmò un Fraterno Trattato di Amicizia con il CRISTIANISSIMO Ordre Martiniste Universel di Philippe Encausse il quale,lo precisiamo,fu chiamato Philippe dal padre (ovvero Papus) in ossequio al mistico e taumaturgo CRISTIANO Maitre Philippe Maestro spirituale non solo di Papus ma anche di Teder,Sedir,Haven,Adam,ovvero i più importanti membri del primo Supremo Consiglio dell'Ordre Martiniste.
Davvero un autogol, di rara perizia, risulta essere la seguente affermazione: "Tutte queste ragioni espresse in breve necessariamente ci portano a sottoscrivere in pieno quanto il Gran Maestro del Martinismo svizzero, Tripet, ebbe a rispondere ad una circolare di Papus (figlio) del 5 aprile 1968 con la quale si obbligavano i Martinisti: 1. alla credenza nella divinità di Gesù Cristo; 2. alla recita del "Pater" nelle riunioni di gruppo. Nella lettera (in risposta a detta circolare) del 14 aprile 1968 il F. Tripet dava una esauriente risposta delle ragioni che lo portavano a non accettare tali imposizioni."Forse coloro che sparano tali notizie,maldestramente ricopiate dagli scritti di Brunelli ignorano che a seguito di tali dichiarazioni il Tripet fu escluso dalla Federazione Martinista di Filiazione Papussiana (che raccoglie circa l'80% dei Martinisti del mondo) e ciò determinò la quasi completa scomparsa del Martinismo in Svizzera! Ignorano i "tifosi"dell'"anticristianesimo martinista" che la maggior parte degli Ordini Martinisti che operano in Italia sono costituiti da 4 gatti e che in Francia l'Ordine Martinista vanta migliaia di affiliati la maggior parte dei quali sono cattolici praticanti e che per il Martinismo francese, "un Ordine Martinista che non sia cristiano NON è un Ordine Martinista". Infine ignorano che la diffidenza di buona parte del Martinismo francese e di molti altri paesi verso il martinismo italiano è proprio dovuto ad alcune derive"pitagorico-pagan-evoliane"di certi ambienti di frangia. Degli eterni fuori posto dell'iniziazione, che vagheggiano il ricollegamento con eggregori morti e sepolti da millenni, che in forza della loro genesi eterodossa ed eterogenea tendono a frammischiare continuamente depositi, concetti, simboli e strumenti. La benchè minima conoscenza della storia recente del martinismo italiano, dovrebbe inoltre invitare a riflettere sul come e sul perchè il successore del Fratello Nebo, al momento di scegliere il nome del nuovo Ordine, lo individuò nel nome dell'Ordine di Philippe Encausse (E CERTO NON PER SVISTA, ATTRIBUENDOSI NOME DI ORDINE MARTINISTA GIA' ESISTENTE E GIA' OPERANTE), ed ancora come mai procedette ad una revisione e sfrondamento dei rituali facenti parte del corpo docetico di tale Ordine ?! Questioni che andrebbero affrontate con maggiore formazione ed attenzione specifica, e non attraverso lo sventolamento di asserzioni di massima atte a raccogliere il plauso di un volgo estraneo alle nostre forme e sostanze.
Del resto nei rituali di loggia del caro fratello non sono fortemente presenti richiami alla sola tradizione ermetico o esoterica cristiana ? Misteri della ragione, la quale può essere bestia più bizzarra della fede. Del resto il caro fratello conclude dicendo che è uomo di credo e non di religione. Belle parole, peccato che non sappiamo a chi si riferisca quando parla di religione. Io preferisco essere uomo di conoscenza e non di credenza (specie quando mal riposta) .
Un fantasioso fratello ha scritto della necessità di ricercare aperture internazionali. Mi permetto di far notare al fratello che in base ai miei rapporti, pregressi e odierni con la realtà martinista internazionale (Romania/Francia/Brasile/Venezuela) sussiste sempre e comunque, nel martinismo regolare, un duplice comun denominatore: l'Ordine Martinista è stato creato da Papus (raccogliendo la forma e la sostanza di un pregresso che trova ed affonda le proprie radici in mistici ed esoteristi cristiani), e l'Ordine Martinista è Ordine Cristiano Iniziatico (come potrà evincere dalla lettura dei manifesti delle varie strutture operanti all'Estero). Concludo con tre osservazioni:
(a) Se la maggioranza delle strutture martiniste concordano su alcuni punti immodificabili attorno alla nostra genesi un motivo ci sarà. E tale motivo non risiede in qualche ottusità generale, ma nella cagione stessa della nostra iniziazione e progressione. Il martinismo non ha fine in un rituale, che qualcuno costantemente mendica, bensì in una radice, che trova amplificazione in un corpo rituale e docetico, tesa ad una progressione. Questa radice è cristiana.
(b) Dove sono finiti i vari assertori di una non centralità della tradizione cristiana del martinismo ? Cosa ci hanno lasciato ? Dove sono le loro strutture? Come sono stati accolti nella tanto ricercata comunità martinista ? Silenzio. Pure i loro figli spirituali hanno provveduto a riformare i loro lasciti, e sfrondarne i depositi.
(c) Volendo e dovendo scegliere come Luce dei Maestri Passati da un lato Martinez, Louis Claude de Saint-Martin, Bohme, Papus padre e Papus figlio, Maitre Philippe, Sacchi, ecc ecc... e le elucubrazioni sospese fra il relativismo di una certa libera muratoria, e la fantasia di una certa teosofia, di cui alcuni sono impregnati, posso assicurare, che nella vita decisione più facile giammai ho preso. Per cui essere definiti da questi confusi maestri "parrocchia di periferia", mi procura un gran sorriso, ed al contempo è indicativo del livello di comprensione delle cose maturato in certi ambiti. Del resto non mi stancherò mai di dirlo. Quando ci indirizziamo verso una struttura iniziatica, sarebbe necessario chiedersi da dove essa nasce. E' portatrice di una reale continuità iniziatica, è espressione di un peculiare e armonico deposito docetico e rituale, oppure è frutto dell'EGO di separazione e frattura, di espulsioni, o genesi capziose ?! Nel caso che niente vi sia di peculiare, o in assenza di reale continuità, forse sarebbe meglio sciogliersi e confluire, se ammessi (ovviamente) verso strutture similari sotto un profilo docetico e rituale. Ovviamente questo non verrà mai fatto... ma anche ciò dovrebbe far suonare un campanello di allarme.
Il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano la nostra non è opinione è docetica. Chiunque abbia diversa idea, è ben libero di esprimerla, ma è pregato di non usare la nostra immagine per dare lustro e risalto alle proprie opinioni. Al contempo il martinismo non è una teosofia ricca o una massoneria ricca: un luogo dove dissertare fra uomini di dubbio. Bensì un luogo di opera per uomini di desiderio. Del resto so bene che anche quanto scritto sarà opportunamente portato a suo vantaggio onde cercare una qualche forma di maestosa autocelebrazione (così come per la questione delle donne al quarto, le quali in molti ordini sono presenti già da prima dell'associazione al martinismo del fratello: quindi difficilmente se ne può prendere merito filosofico o ideologico), ma tanto dovevamo dire. Perchè gli assertori di idea diversa, invece di proporre nei modi e nei tempi, un dialogo docetico con TUTTE le strutture presenti, ricorrono al social per aggredire le altrui posizioni, e poi come vittime corrono a cercare sostegno ? Semplicemente perchè non sono interessati a convergenze, o elaborazioni docetiche, ma solamente al lustro personale, e al plauso occasionale.
Purtroppo a genesi eterogenea, fa seguito una formazione eterodossa.
Note:
(1) il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano
(2) La forma religiosa rappresenta la contingenza storica e culturale in cui si è incarnato, per rendere divulgabile in forma essoterica un messaggio spirituale che affonda la propria sostanza nella radice metafisica.  La forma spirituale rappresenta l'elemento concettuale e vivificante della forma religiosa: l'elemento metastorico e sottile a cui tramite i nostri RITUALI intendiamo verticalmente ricollegarci. Il concetto è per sua natura uno e metastorico, e le ‘rappresentazioni’ sono i tentativi storici, culturali di rendere sensibile quello che sensibile non è. 
(3)L'elevazione del Nome Divino 

(4) La formula pentagrammatica

giovedì 26 novembre 2015

Ambiguità sul Martinismo



Non comprendo bene coloro che a vario titolo, in genere quando fa loro comodo, si richiamano al martinismo del Papus. Professano l'autenticità dei propri metodi, anche se poi ben si guardano dal spiegare quali essi siano, la tradizionalità dei propri allestimenti, orbene frequentando questi ambienti non ne ho trovato uno eguale all'altro, e sapientemente ci illustrano come il martinismo sia un ordine illuminista che niente ha a che vedere con forme spirituali ed operazioni teurgiche. Del resto potrei ben concludere qui ogni discussione, osservando come la loro semenza sia sia dispersa in sterili rivoli, o migrata altrove, oppure si contraddistingua per tutto fuorchè per il martinismo. Amo però argomentare.

Chiunque desideri impegnarsi nella storia del martinismo può osservare che, anche quando era in vita il Papus , ha subito una progressiva mutazione strutturale/rituale/docetica. Ciò è stato determinato da vari fattori.

Il primo è sicuramente da ricercarsi in un mutato rapporto fra Papus, Joséphin Péladan, e Stanislas de Guaita. Il quale ha portato il Papus a dare sostanza rituale al suo Ordine Martinista, in modo da svincolarsi e rendersi autonomo da altre sovrastrutture. Il secondo fattore fu la consapevolezza del Papus della necessità di dare vita ad una organizzazione in grado di raccogliere quanto di buono si poteva ancora preservare dell'operatività e della trasmissione iniziatica occidentale. Il terzo fattore è stato il progressivo impoverimento delle altre strutture iniziatiche francesi, unite all'avanzata della tesofia. Ecco quindi, e ciò è evidente anche dalla genesi a macchia di leopardo del martinismo italico, che abbiamo avuto difformi architetture, ma anche ampliamenti del corpo docetico e rituale. Tutto ciò con Papus ancora vivente.

Ecco quindi che è ben difficile invocare una qualche forma di primogenitura, una qualche forma di tradizionalità e fedeltà. Certamente non saremo noi a farlo, che ci limitiamo, con la tranquillità della rettezza che ci è propria, a considerare come la maggioranza delle strutture martiniste convergono attorno ad una progressione rituale individuale e collegiale, salvo poi le ovvie sfumature e caratterizzazioni. Del resto mi si spieghi quale significato può avere una suddivisione dei fratelli in associato incognito/iniziato incognito/superiore incognito in assenza di un piano di studi e di una ritualità Luni/Solare (nei sui tre cicli), a cui segue un'attenta verifica dell'Iniziatore? Siamo forse in presenza di un qualche forma di avanzamento per anzianità o per simpatia ( o peggio per altro) ? Oppure nella creazione di circoli di amici con interessi esoterici?

Da ciò consegue un'evidenza molto semplice. Noi non disconosciamo l'altrui iniziazione martinista, giochetto in voga specie fra coloro che di carte in regola ne hanno ben poche, ma non possiamo riconsocere il grado ricevuto in strutture che non adempiano a questa progressione rituale, ed ovviamente non possiamo riconoscere QUALI MARTINISTI coloro che non hanno debitamente atteso, coloro che hanno compiuto atti simoniaci di compravendita di patenti e brevetti, coloro che hanno infranto i propri voti solenni al momento dell'elevazione, coloro che hanno frammischiato i nostri depositi con barbarie pestilenziali, gli espulsi per indegnità, o coloro che subordinano il martinismo ad altri corpi rituali. Ecco perchè le Grandi Maestranze sono in fraterni rapporti, perchè si riconoscono attorno ad una comune prospettiva, ed a comuni strumenti di lavoro, e ben diffidano di certe pretese che paiano unire giovanotti di belle speranze, a senili imbonitori.

Il martinismo è per noi centrale nel processo di perfezionamento, e non succube e non soggetto all'opportunismo del momento.


Ancora non ci capacitiamo di come qualche personaggio abbia a negare come il martinismo sia Ordine Cristiano. In tale distorta ottica, frutto di derive illuministiche e teosofiche, si finisce inevitabilmente per condurre il martinismo nelle acque del relativismo e del qualunquismo. I cui marci frutti sono ben evidenti attorno a noi: dove qualcuno gioca a fare il pagano avvinghiato a simboli chiaramenti cristiani, altri si profesano sapienti illiministi sbrodolando sempre i soliti concetti triti e ritriti, ed ancora strani ordini che parlano di eoni vecchi e nuovi e poi trovano centralità nella solita Chiesa Gnostica. Il Filosofo Incognito, che qualche affabulatore in affanno tira fuori al momento del bisogno per darsi parvenza veritiera, era un INIZIATO CRISTIANO, Willermoz lo era, e Papus lo era. Le loro strutturazioni rituali ed organizzative sono state imbevute di simboli e concetti tratti, i nostri rituali li affondano le radici, ogni Grande Maestro ha sempre solennemente dichiarato come il Martinismo è un Ordine Cristiano.

Coloro che a vuoto citano il Filosofo Incognito, o attentano alla centralità della formula pentagrammatica, posso affermare che NIENTE hanno capito di tradizione e di martinismo. Basterebbe che questi signori impiegassero cinque minuti del loro tempo per leggere IL COMPIMENTO O ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO DEL FILOSOFO INCOGNITO, per comprendere quanto le loro parole sono inutili e l'esatta natura del martinismo.

Oggi il martinismo non può che essere articolato su di un piano di lavori filosofici ed operativi individuali, e oggi come ieri il martinismo è ORDINE CRISTIANO.