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mercoledì 23 novembre 2016

Le Origini dei Superiori Incogniti



In una riunione di studio tra pari, quale é quella in questa occasione é anche permesso di divergere nella interpretazione di quello che é il deposito tramandatoci dai  Maestri Passati, e tale divergenza non altera in alcun modo il ruolo gerarchico nell’Ordine ne quantomeno il livello del Fratello o dei Fratelli con cui si discute.

Questa é una promessa necessaria alla quale ovviamente dobbiamo farne seguire un'altra e cioé che il Martinismo sia esso proveniente dagli insegnamenti di Luis Claude de Saint Martin, da quelli di Willermotz, da quelli di Papus, Cham­boseau, de Guaita, Ambelain ecc..  ha per unico primo agente vivificante un solo nome e cioé Martinez de Pasqually. Se noi desideriamo pertanto porre delle discussioni dobbiamo rifarci al suo insegnamento ed alle interpretazioni che successivamente sono state date a tale insegnamento da coloro che direttamente o indirettamente sono partiti da lui.

Ma Martinez de Pasqually che sicuramente non dava un insegnamento cristiano anche se lo “tingeva” di cristianesimo, era costretto ad agire ed a parlare in termini comprensibili al suo uditorio (che era già per quei tempi un uditorio scelto!) ed in termini comprensibili parlava di una caduta, di una reintegrazione, di angeli, di profeti, di santi e via dicendo.. .. con questo intendendosi non degli esseri ma delle forze che venivano antropomorfizzate per necessità.

Sostenere tale tesi significa non dare una interpretazione letterale, ma nel nostro ambiente, questo é normale. Noi dovremmo essere capaci di vedere dietro i simboli, dietro le personificazioni, dietro gli adattamenti letterali e simbolici quella verità che é sempre una, comunque la si voglia rigirare.

Orbene la REINTEGRAZIONE non deve essere interpretata exotericamente in senso giudeo-cristiano, ma nel senso er­metico tradizionale (in senso iniziatico direi) allora si profilerebbe la validità di un lavoro di ridivinizzazione di una essenza degradata attraverso dei "piani" o delle "sfere" di coscienza che deve risalire necessariamente. Che questo avvenga attraverso delle operazioni rituali o senza di queste, il fatto poco importa, ciò che importa e ciò che é condizione sine qua non, é che questa essenza deve progres­sivamente raggiungere degli "stati" - sempre più differenti da quelli in cui vive la attuale umanità.  E questo é tutto. Ovviamente secondo me é più facile ottenere la visione di un evento a New York attraverso una apparecchiatura captante, che non attraverso il solo sforzo del soggetto che resta seduto (in tutti e due i casi) per esempio a Perugia.  E' quindi una pura questione di tecnica che naturalmente richiede dall'operatore in tutti e due i casi delle doti particolari senza lo sviluppo delle quali, indipendentemente dai mezzi, non si riuscirà a veder niente!

Per tali ragioni già dissi ed affermai che parlare di via umida o via secca in senso assoluto è semplicemente risibile, mentre non lo é parlando relativamente.

E ce lo dice Saint Martin secondo quanto scrive Amadou, il maggiore storico saintmartiniano (I) "In effetti Saint Martin non si é mai proposto, né mai ha proposto agli uomini altro fine che quello della reintegrazione di cui Martinez gli aveva precisato la nozione, fornito i termini, affinato il gusto ed eccitato il desiderio, per Saint Martin come per Martinez de Pasqually il metodo é quello teurgico. Anche Saint Martin fa largo posto alle virtù ed alle potenze intermediare, ma Saint Martin ritiene che il lavoro su queste virtù e su queste potenze si compie meglio nel nostro intimo: operazione del cuore quindi in un triplice senso: lavoro di conoscenza (l'occhio del  cuore é l'organo della scienza spirituale); lavoro d'amore (il cuore è l'or­gano del sentimento); lavoro delle forze vitali interiori legate al sangue: immaginazione, parole, gesti. Ecco il senso per cui la via tracciata dal Filosofo Incognito é detta "interiore" (Saint Martin) e "cardiaca" da Papus.

E' così chiaramente percepibile da queste parole come il metodo tanto discusso non é altro che una interiorizzazione del metodo indicato da Martinez de Pasqually.  Tutto qui !

E queste sono le messe a punto dovute e doverose, affatto polemiche, ma che necessariamente debbono essere dette onde evitare equivoci presenti e futuri. Da ciò scende che un Superiore Incognito, quando realmente ha conseguito quello "stato" può indifferentemente adoperare l'una o l'altra tecnica maggiormente confacentesi ai suoi gusti, alle sue necessità ed ai suoi bisogni del momento. Non é importante la tecnica, é importante il conseguimento “dello "stato” che avviene attraverso un lavoro interiore e non, per conferimento, in quanto attraverso l’iniziazione passa una potenzialità, che deve essere poi sviluppata. Discorsi soliti questi su cui non é il caso di intrattenersi maggiormente.

Veniamo dunque ai Superiori Incogniti.

Altri diranno ed han detto dei doveri di questi, io desidero limitare il campo della discussione andando alla ricerca dell'origine delle lettere S.I. perché é dalle origini che si può intendere ciò ch'esse rappresentano in realtà, quale é il ruolo di coloro che ne sono insigniti e quali sono i loro doveri.

Se é vero che l'Ordine Martinista attuale é stato ex novo ricostruito da Papus, non é men vero che in esso sono confluite differenti filiazioni preesistenti rifacentesi tutte a Martinez de Pasqually ed ai suoi discepoli. Il Martinismo di Lione é una realtà, il Martinismo di Strasburgo é un'altra realtà, la storia non é ancora stata scritta interamente e non si debbono dare giudizi definitivi su tale assunto considerando il carattere "riservato" delle iniziazioni e delle loro trasmissioni.

Il Martinismo fu rivivificato da Papus é vero nel 1891, ma Papus che cosa aveva realmente in mano? La trasmissione del sacramento dell'Ordine nei piani sottili e "un povero deposito costituito da due lettere e qualche punto".  (2)

Allora la tradizione martinista da chi venne portata ? E' a tutti noto che collaboratore intimo di Papus fu Agostino Chamboseau, questi aveva ricevuto un'altra trasmissione martinista più sostanziosa, mettendo insieme le comuni conoscenze ed i comuni depositi, Papus ha potuto dare un vestito alle lettere ed ai punti ricevuti in eredità e cioé alla ben nota sigla S:: I:: (3).

I quaderni dell'Ordine stabiliti con l'aiuto di Stanislao de Guaita danno a queste due lettere un seguito e cioè quello di SUPERIORE INCOGNITO con il significato ormai a tutti i martinisti noto.  E rifacendosi solo al 1891 vanno bene tutte le citazioni ed i significati che si vogliono e si danno a tale qualifica,  che, dichiaro subito, di accettare e condividere.

In realtà tanto Papus che Chamboseau possiedono una filiazione derivante in linea diretta da Luis de Saint Martin, il Philosofo Incognito come amava chiamarsi.

Allora dovremo sapere per avere la piena coscienza di ciò che in realtà siamo o dovremo essere, anche Saint Martin attribuiva una simile significazione alle due lettere S. I. o se gliene attribuiva un'altra.

E da Saint Martin necessariamente ritengo che dovremo procedere a ritroso sino a Martinez de Pasqually.

A questo punto mi sembra opportuno riferire una tradizione scritta da Jean Chaboseau (figlio) e pubblicata nel volume di Philippe Encausse consacrato alla memoria di suo padre Papus. (4)  

<<Quale é dunque la filiazione cui si può reclamare Papus? E' da sola sufficiente per giustificare l'origine dell'Ordine Martinista tale quale fu fondato da Papus? Questa filiazione che rimonta a Saint Martin ... non ha alcun rapporto con l'Ordine dei Cohen bensì alla “Società dei Filosofi Incogniti” di cui il barone Tachoudy ci dà gli statuti nella sua “Stella Fiammeggiante” (1784). E' a questo ordine o fratellanza mistica che conta Khunradt, Gichtel, Salzmann, Boheme tra i suoi membri,  a cui si collega Saint Martin quando si dimise dai Cohen. E' a questo Ordine, che si ricollega ai "Fratelli d'Oriente" e che é ancora più antico... che appartengono i simboli fondamentali ed unici del Martinismo e le lettere che accompagnano il ”Crismon” i sei punti misteriosi.... E' da questa Società che egli trasmette il deposito nella sua "Società degli Intimi" di cui l’esistenza é attestata dalla lettera del Prof. Koester nel 1795 e quella indirizzata a Von Meyer da J.Pont, di cui parla Clichten.>>

E' dunque tutto chiaro? No.

Jean Chaboseau non era semplicemente aggiornato quando scrisse tale nota.

Se avesse letto il Soro (5) o se avesse condotto delle serie ricerche come quelle pubblicate da Amadou (6) nella Tour S.Jacques si sarebbe accorto che dietro la Società dei Filosofi Incogniti da lui citati c'era semplicemente un grado del Rito Massonico dei Filaleti tra i quali Saint Martin non venne mai accolto.

Tutto quì, un pò di confusione, scarsa documentazione ed il gioco è fatto. Forse non basta essere figlio di tanto padre per dettare storie e sentenze.

Nella rivista l'Initiation (7) J. de la C. (S.I.) sotto il titolo “Il Martinismo e la Tradizione dei Superiori Incogniti”, sostiene che “l'Ordine Martinista, malgrado il suo titolo ufficiale e la sua invocazione permanente a Luis Claude de Saint Martin non é affatto il vero nome di questa organizzazione, come l'Ordine degli Eletti Cohen che lo ha preceduto. Si possono considerare come periodi di risveglio più conosciuti quelli che hanno lasciato traccia nella storia: La Società dei Superiori Incogniti nel I646,  l'Ordine degli Eletti Cohen nel 1754, la Società degli Intimi  o degli Amici a Strasburgo verso la fine del 18° secolo, l'Ordine di Papus nel 1891."

Questo AA. riferendo delle tradizioni orali sostiene che esiste una occulta Fratellanza avente come compito principale quello di insegnare e di perpetuare ad un piccolo numero di persone scelte la tradizione esoterica universale, che il canale donde deriva questo branca manifestantesi con periodi di risveglio aveva verso il III° secolo il suo centro a Bisanzio.  E' inutile quì che riferisca i particolari dello studio citato, veramente  interessanti che meriterebbero la pena di un vaglio storico, non tanto per essere provati, che nel nostro campo le cosiddette "prove" hanno un valore relativo, ma per avere delle conferme e delle chiavi.

Indipendentemente da ciò e da quanto si può continuare a scrivere su questo argomento, ritengo che dato per risolto il problema delle iniziazioni individuali di Luis Claude de Saint Martin, si possa accettare che le due lettere trasmesse quelle di S.I. abbiano per lui avuto effettivamente il valore di un grado o di una carica se così ci si può esprimere creata da Martinez e precisamente “Superiore Incognito o di Sovrano giudice (Souverain Juge) dell'Ordine degli eletti Cohen (tutti Reux + Croise)” .

In effetti Saint Martin è sempre rimasto fedele alle dottrine del suo Maestro Martinez, ma spirito semplificatore per eccellenza, é concepibile ch'egli abbia voluto trasmettere, al di fuori di ogni ritualità il massimo grado dell'Ordine (così come quasi parallelamente fece Willermotz).

“A questo Ordine degli Eletti Cohen”, scrive Robert Amadou (I) "Saint Martin si può dire, ha appartenuto per tutta la sua vita, Coen fu e Coen resta?  Intendo Coen di spirito e di cuore, Coen di intelligenza e di fede - anche se non di metodo. Per maggiore esattezza posso dire che egli non rigetta affatto il metodo Coen ma, molto presto, lo transpose".

Molte ombre permangono ancora sulla trasmissione delle due lettere e soprattutto sul loro significato iniziale, almeno se andiamo alla ricerca di documenti storici così difficile da trovare quando ci si muove in campo iniziatico ove la trasmissione orale gioca un ruolo preminente. Ed  é appunto di questa tradizione che dobbiamo avere un debito conto quando esponiamo la nostra interpretazione.

Concluderò riassumendo da Van Rijnberk una validissima interpretazione simbolica.

Papus dice che le lettere S.I.  già si trovano sull'ultima figura del libro di Kunrath ”L'anfiteatro della saggezza eterna” pubblicato nel 1609.

Al centro una collina rocciosa rappresentante la sua opera, intorno i suoi detrattori che vomitano invettive. Al di sopra la stella fiammeggiante che tra i suoi raggi porta il none IOD HE SCHIN VAU HE, all'interno una sigla composta da un S attorcigliata intorno ad una I .

E' il serpente di bronzo di Mosé prototipo del Cristo, é il simbolo dello spirito inchiodato al palo della materia.

Ora la S simbolo del serpente di bronzo, simbolo dello spirito, prototipo del Cristo simboleggia altresì l'iniziato qui sulla terra posto anch'esso sulla croce della materia. Il Rijnberk conclude (3 ) – Nelle due sentenze che attorniano la stella fiammeggiante: “Durans veritatis astrum hoc fulget et monstrat iter” (questo astro eterno di verità illumina e mostra la via) e “Pone me ut sigillum super cor tuum” (ponimi come sigillo sul tuo cuore), vi sono due parole principali SIGILLUM ed ITER le cui iniziali sono ancora S. I. L'iniziazione é il sigillo che permette l’accesso alla via e contemporaneamente indica il sentiero....

Per chi ha ricevuto nella sua anima il sigillo indelebile della iniziazione, se queste due lettere gli ricordano sempre che lo spirito dell'uomo é inchiodato alla materia, gli ricordano pure che per la liberazione dai legami della carne, è in essa, per essa, attraverso essa che deve purificarsi .

E ricordano ancora l'arcano 13 del Taro: come il serpente crocifisso di Mosé, l'iniziato deve sacrificarsi per la salute dei suoi simili, legato al palo hilico, deve effondere tutti i tesori ch'egli ha avuto la fortuna d'acquistare.

Che la pace, la gioia e la carità siano sui nostri cuori e sulle nostre labbra ora e sempre.



BIBLIOGRAFIA

1- R. Amadou: L'Initiation 40,N.2,I966 pag 68

2- Papus : Martinezisme, Willermozisme, Martinisme et  Franc-Maconnerie,1899, 44-45

3- Van Rijnberk: Martines de Pasqually 1938, II° vol.

4- Encausse: Sciences Occultes 1949:66-69

5- Soro: Il gran libro della natura. Ed.Atanor

6- Amadou: La Tour Saint Jacques

7- lnitiation: 30° N.1 1956:21-25


www.martinismo.net

venerdì 6 maggio 2016

I Gradi e i Frutti nel Martinismo


Matteo 7,16-20

16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

 


Il Martinismo è un Ordine Iniziatico strutturato, tradizionalmente, in tre gradi.

I gradi martinisti sono: Associato Incognito, Iniziato Incognito, e Superiore Incognito.

A taluni Superiori Incogniti, che ne fanno richiesta e che sono ritenuti idonei, viene conferita la "funzione" di trasmettere l'iniziazione martinista.

Erroneamente si potrebbe pensare che non essendo il Superiore Incognito Iniziatore un "grado" ma una funzione, questo sia scevro da particolari valutazioni attorno ai requisiti sostanziali della persona. Errore diabolico, che è la radice di tanti guai del martinismo contemporaneo.

Il Superiore Incognito Iniziatore trasmettere al profano l'iniziazione martinista, la quale trova compimento nel grado di Superiore Incognito, ed è responsabile della sua formazione e progressione rituale. Ciò è possibile attraverso la testimonianza che esso offre della sua vita da martinista: dei suoi studi, della sua pratica, e di come questa ha modificato il livello de suo essere intimo. Tutto ciò è reale solamente se il Superiore Incognito Iniziatore provenire da un percorso formativo lineare. Questo percorso, che si snoda per anni, lo investe sotto il profilo psicologico, filosofico, ed operativo. Il S.I.I è un servitore, capace di mettersi a completa disposizione dei suoi figlioletti spirituali, del martinismo universale, e dei fondamenti che regolano il N.V.O. Non possiamo che interrogarci innanzi a  certi salti quantici iniziatici o sincretistiche operazioni di novelli riformatori. I quali, a prescindere la loro età (tavolta avanzata), dimostrano un profondo disorientamento spazio temporale e la necessità di trovare linimento ad una vita di frustrazioni all’interno del nostro ambiente. Portando a confondere depositi, a frammischiare metodi, a ritenere che tutto sia indistintamente eguale e sostituibile. Esso non conoscono il valore intimo della S di Superiore: SERVITORE.

Il martinismo non è una teosofica sofisticata, e neppure una massoneria povera. Il martinismo non è una scuola di morale, e neppure un laboratorio per nuove espressioni spirituali. Il martinismo è un sistema iniziatico tradizionale, che mira a formare uomini e donne liberi: liberi di servire gli altri all'interno della REGOLA MARTINISTA.

Ai cicli di purificazione seguono le operazioni rituali giornaliere, le quali sono propedeutiche per le operazioni lunari, che a loro volta sono passo necessario per giungere a quelle solstiziali. Si apprende, nelle realtà tradizionali, il valore del lavoro interiore, tramite strumenti cardiaci, terugici e sacerdotali. Si apprende la forza di un Eggregore Reale, in virtù della coesione dei fratelli, i quali devono corrispondere a determiante caratteristiche. Si apprende come la via della Reintegrazione, che noi seguiamo, non è legata a dogmatismo, a ideologia, a senili ed atoni pensieri permutati da una vita di frustrazione iniziatica, a imposture iniziatiche, e neppure a certe ciurmerie prezzolate. Bensì al servizio verso la regola martinisti, e verso i fratelli.

Ecco quindi che innanzi a colui che pretende di essere vostro Superiore Incognito Iniziatore, chiedetevi, osservando i suoi comportamenti/modi/espressioni, cosa mai ha conseguito durante il suo presunto lavoro interiore.




eremitadaisettenodi@gmail.com

giovedì 19 marzo 2015

Attorno alla Natura del Rapporto Iniziatico Martinista

"Il termine greco che sta ad indicare il fato, moira, significa parte assegnata, porzione. Così come il fato ha solo una parte in ciò che succede, allo stesso modo il daimon, l'aspetto personale, interiorizzato della moira, occupa solo una porzione della nostra vita, la chiama, ma non la possiede." (James Hillman)

La natura del rapporto iniziatico martinista differisce da quella di altre strutture iniziatiche occidentali. Il Superiore Incognito Iniziatore quando impone le mani sulla testa del recipiendario non agisce in virtù di un potere delegato da un'assemblea di suoi pari, e non inizia in nome e per conto di una qualche universalità, ma esercita pienamente, ed arbitrariamente, un potere che coincide con la sua persona.

L'essere egli stato regolarmente e tradizionalmente inserito in una catena martinista, il percorso formativo che egli ha esperito nel corso degli anni, la sensibilità che ha maturato nel raffrontarsi con i fratelli attorno al corretto impiego degli strumenti dell'Opera, lo rendono detentore di un reale potere iniziatico. Potere che egli amministra e impartisce in funzione e nei modi previsti dalla struttura a cui appartiene. Ecco perchè è da biasimare una certa tendenza, che dovrebbe essere estranea ad un reale contesto iniziatico, che vuole che la luce sia comunque concessa a chiunque la richieda. Possiamo capire una tale inclinazione, comunque degenerata, in quei contesti dove il martinismo è ridotto a mero discorso, dove gruppi di amici si riuniscono attorno a tre lumicini accesi a parlare dandosi il tono di esoteristi, in attesa dell’agape susseguente. E’ assolutamente biasimevole in quelle realtà dove il martinismo è ancora, correttamente inteso, come operativo. Dove si pretende di erudire all’arte e agli strumenti dell’arte, ed è quindi richiesto al neofita il possedere determinate qualifiche. L’evidenza porta a considerare che l’assenza di esse equivale a trattare il diverso da eguale, e l’eguale da diverso, recando doppio danno alla persona e alla comunità.

L’iniziatore è tale grazie alla costanza nella pratica dei rituali individuali (giornaliero, di purificazione mensile, di luna piena, e successivamente equinoziali e solstiziali), che hanno permesso la progressione nel lavoro di rettificazione e reintegrazione. La doverosa attesa immerso nelle tenebre, il disvelamento della luce, e il colmare il vuoto separativo con essa, lo hanno reso sacerdote di se stesso e forte anello della catena eggregorica giammai interrotta. In virtù di questa profonda comprensione, dell'aver trasmutato tali accadimenti in esperienza, può egli stesso aggiungere nuovi anelli alla catena martinista. L'assenza di tali requisiti sostanziali e formali impediscono ogni passaggio spirituale ed energetico, e relegano egli, così gli sventurati da lui associati, ad un mondo di illusione e basso psichismo. In altri termini si depone una maschera profana, solamente per calarsi sul volto una maschera ancora più terribile ed insidiosa: quella della falsa iniziazione.

Dobbiamo quindi guardare con sospetto certi impetuosi avanzamenti, o il fiorire improvviso, similare alla generazione spontanea, di iniziatori. In quanto spesso mancanti delle qualifiche sostanziali, se non addirittura di quelle formali, necessarie alla coincidenza fra funzione e ruolo che tanto hanno la pretesa di assumere ed esercitare. Vorrebbe la tradizione martinista che vi sia un certo lasso di tempo che deve intercorrere fra un grado e l'altro, e questo non per punire i meritevoli, del resto nei recessi dell'ego il mediocre sempre si ritiene più qualificato degli altri, ma solamente per dare modo che la giusta maturazione proceda rispettosa del ciclo lunisolare interiore. Alla Luna Nuova segue la Luna Piena, e tutto è compreso nel grande ciclo solare. Eppure osserviamo che molti non hanno atteso il tempo dovuto: vuoi per superficialità di taluni che hanno trasmesso quanto non dovevano trasmettere, vuoi a causa del commercio di patenti che è estraneo ad ogni cultura iniziatica degna di tale nome. Tale stato delle cose partorisce simulacri di iniziatori, privi di ogni qualifica sostanziale, impotenti nel trasmettere la reale iniziazione martinista. Privi del flusso spirituale ed iniziatico, essi legheranno in base al potere di fascinazione del proprio ego, e alla risonanza che esercita negli altri: dando inesorabilmente vita ad un rapporto più prossimo alla psicopatologia che all’iniziazione. E’ utile sottolineare che questa condizione è a loro ben nota, in quanto nessuno può mentire a se stesso, come è ben nota nel cuore e nella mente, se non completamente ottusi e sprovveduti, dei loro figlioletti. Purtroppo raramente gli uni e gli altri trovano le risorse morali e psicologiche per invertire la spirale del vuoto e dell’effimero in cui sono precipitati. Regola vuole che in ambito iniziatico ciò che è acquisito senza merito è inerte, quando non mortifero. Inerte perchè non collega alla fonte suprema da cui tutto ciò che è reale promana, mortifero in quanto tali personaggi sono succubi delle proprie peggiori porzioni psicologiche: la superbia, la gola, l’accidia, e l’invidia.

Tralasciando di scendere troppo in profondità nella melma dell'effimera apparenza, mutuata da altri ambiti inziatici, è necessario sottolineare che l'Iniziatore martinista è colui che pienamente si riconosce nel Servire e nel Sacrificare se stesso per la comunità fraterna. In ogni istante l'iniziatore si pone al servizio, come meglio crede ed in guisa della reale crescita dei suoi figli spirituali, delle esigenze della catena fraterna che egli stesso ha creato. Egli sacrifica il proprio ego, frapponendosi ad ogni profana istanza, cercando di condurre il fratello lungo la via del buono spesso costellata di rinunce, e di sofferenza, in quanto nessuna reale conquista è scevra dal sacrificio personale. Questa la sua missione, questo il suo dovere, questo il suo obbligo assunto con le sacre profferte durante l'elevazione. Altro non vi è, e non è possibile per nessun motivo uscire da tale perimetro.

Il reale iniziatore è colui che testimonia se stesso, in quanto egli stesso è il risultato del suo operare attraverso gli strumenti cardiaci, teurgici e sacerdotali che amministra e ha ricevuto.

Ovviamente se quanto sopra indicato è il percorso e il gravame del Superiore Incognito Iniziatore, parimenti l'associato deve essere in possesso di quei requisiti di minima in assenza dei quali non è possibile che il seme dell'iniziazione martinista possa sbocciare.

Riservando lo studio di questi elementi sostanziali ad un prossimo lavoro sull'identità martinista, mi limiterò a ricordare che il martinismo è un Ordine Iniziatico Cristiano, e quindi sarebbe necessario che il martinista fosse scevro da odio verso tale corrente spirituale. Duole nei fatti riscontrare in sedicenti martinisti, che afferiscono alla schiera dei fuori luogo, tanto livore per il Cristo che pure ha centralità nei nostri lavori. Ancora è doveroso sottolineare che deve esistere, nel recipiendario, una reale volontà di rettificazione interiore, volta alla reintegrazione. Nel martinismo non vi deve essere posto per colui che ritiene di aver già conquistato la vetta, per il solo convincimento psichico di essere ciò che non è. In conclusione in colui che si associa al martinismo vi devono essere, in potenza, tutte quelle qualità che fioriranno nei gradi superiori. Non vi è senso alcuno ad associare colui che sia privo di questi semi spirituali, visto che non possiamo agire su ciò che è assente o radicalmente dissonante. Collezionisti di medagliette, grembiuli, gioielli di loggia, farebbero bene a perseverare nei loro ambiti naturali, onde evitare di recare ulteriore danno al mondo iniziatico occidentale. Il quale ha avuto, e tanto ha, da soffrire proprio a causa di commistioni perpetrate da coloro che vivono l’iniziazione in un ambito esclusivamente psicologico.

Solamente con la presenza di elementi sostanziali e formali, nella giusta ed armonica misura, da parte dell'Iniziatore e del recipiendario si determina, e permette di essere fruttifero per entrambi, il rapporto iniziatico. Il quale non può essere il frutto di un costrutto mentale, effimero, stabilito a priori, ma, come tutte le relazioni umane, un qualcosa di dinamico, vitale, in perenne mutamento. Iniziatore e recipiendario mutano, e con essi muta il rapporto iniziatico. Il non avverarsi di ciò è indicativo di una situazione stagnante, di blocco, che il più delle volte degenera perdendo sostanza spirituale.

Ecco quindi che l'Iniziatore si riconosce nell'iniziato, e l'iniziato si riconosce nell'iniziatore. Tanto maggiore è questo rapporto, tanto più evidente sarà l'impronta dell'iniziatore che permetterà al meglio di sviluppare quelle qualità che in potenza sono insite nell'associato.

Da queste poche parole si evince che l'iniziazione martinista non è universale, ma ha in se elementi di peculiarità che afferiscono a due diversi punti di origine.

Il primo è rappresentato dalle specificità della struttura in cui il Superiore Incognito Iniziatore opera. La struttura rappresenta l’aspetto formale, teso a raccogliere l’eredità docetica ed operativa martinista, ed evidentemente ogni struttura articola in modo funzionale alle proprie esigenze questo insieme iniziatico. E’ necessario comprendere che ogni struttura inevitabilmente differisce dalle altre, in virtù delle linee iniziatiche detenute, della trasmissione rituale di cui è stata investita e di cui è punto di irradiazione, del governo eggregorico della Grande Maestranza, e dei rapporti e deleghe che legano i vari Superiori Incogniti Iniziatori ad essa. Incidentalmente sarebbe utile che il bussante si interrogasse a priori attorno agli elementi evidenti della struttura in cui desidera essere accolto, onde evitare, vista la varianza che sussiste, di trovarsi poi inserito in un percorso a lui dissonante. Come del resto colui che è sulla soglia dovrebbe ben valutare il bussante, onde preservare lui e l’Ordine da disarmonici rapporti, che spesso tracimano per sconfinare nell’umana recriminazione.

L’altro elemento è rappresentato dalla prospettiva e dalle sensibilità dell’iniziatore, dal modo con cui questi attualizza il corpus filosofico ed operativo che ha ricevuto, dal suo comunicare (avvicinare al sacro) ai figli spirituali. Per quanto possa sembrare ovvio, in genere si tende a dimenticare che il martinismo è un perimetro operativo e non una scuola psicologica invasiva, la formazione che vi si riceve verte sugli strumenti d’opera. E’ quindi perfettamente ovvio che ogni Iniziatore differirà in virtù dello snodarsi della propria vita, e dei talenti da esso detenuti. Questa è la vita, profana o iniziatica che sia, e non possiamo sfuggire all'azione plasmante delle forze interne ed esterne che tendono a fare di noi un qualcosa di unico. Possiamo indirizzare queste forze, schermarle, rettificare i nostri elementi, e tutto questo si traduce nel forgiare un uomo nuovo, ma comunque unico. Ricordiamoci come il Maestro Michelangelo vedeva la scultura nel blocco grezzo di marmo. Ogni blocco è qualcosa di unico, così come unica è la scultura. L’iniziato è colui che opera su stesso, con gli strumenti e l’arte che gli sono stati conferiti. Il genio è individuale e sempre difforme.

L’insieme di questi fattori, assommati alle qualità del recipiendario, rendono l’iniziazione martinista cosa unica. La quale si estrinseca in un rapporto biunivoco e dinamico fra iniziatore ed iniziato.

Ecco quindi, in conclusione, che il martinismo, o almeno ciò che io intendo con tale parola, non ha come obiettivo quello di fare identico meraviglioso fiore da ogni seme, ma permette che da ogni diverso seme, nella pluralità che è ricchezza, splenda il miglior fiore possibile.
Per ottenere ciò l’iniziatore non deve prevaricare, ma assecondare. Così come l’associato non deve seguire stoltamente l’altrui passo, ma comprenderne la direzione. 



lunedì 24 giugno 2013

Istruzioni Concernenti l'Iniziazione martinista del S.G.M. C. Chevillon




In linea di principio, l'iniziazione martinista deve essere concessa in una sola volta. In pratica, si consiglia di farla in tre gradi, non per perpetuare le innovazioni di Papus, ma per garantire che i destinatari siano veri uomini di desiderio e non semplici curiosi. Il tempo che separa le iniziazioni è variabile, dipende dal grado di sviluppo del nuovo Martinista, dal suo lavoro, ecc. Non c'è mai l'interesse a ravvicinare queste iniziazioni.

Solo il SI può dire veramente martinista, ma l'insegnamento martinista può, dal primo grado, essere comunicato nella sua interezza.
Il SI, che ha dimostrato una reale comprensione dello spirito del Martinismo, e che sarà considerato in grado di trasmettere a sua volta l'iniziazione, può essere insignito del grado amministrativo di S I iniziatore (detto S I IV o ancora Libero Iniziatore).
I martinisti devono sempre riunirsi intorno (o davanti) ad un altare coperto da tre tappeti, bianco in alto, rosso in mezzo, nero sotto, e con sopra il Pentacolo come pure i Tre Luminari. I partecipanti possono avere una tunica bianca con cordone, la maschera viene utilizzata solo durante le iniziazioni.
Si raccomanda di studiare le opere del Fil. Inc., gli esoterismi, le dottrine tradizionali, il lato esoterico e mistico dei vari sistemi religiosi, con l'esclusione di qualsiasi pratica occulta.
Non dimenticate mai che il Martinismo è un cristianesimo trascendente, e che coloro che non si richiamano alla tradizione cristiana, non possono dirsi martinisti.
Segni di riconoscimento in genere adottati dai Martinisti: ...
Richiesta: ... Risposta: ...
Quando più liberi martinisti si incontrano per lavorare insieme, si incontrano a casa di uno di loro. Essi non costituiscono un raggruppamento permanente, al contrario, il loro gruppo cessa di esistere una volta che l'incontro si è concluso. Durante l'incontro, uno di loro, libero iniziatore, se del caso, altrimenti il martinista più anziano, svolge funzione di presidente, un altro, che dovrà stargli di fronte nella sala, le funzioni di Sostituto.
Ci devono essere sul tavolo: tre luminari, tre tappetini, il tradizionale Pentacolo Martinista. Si raccomanda di bruciare incenso, almeno all'inizio della riunione.
All'inizio e alla fine della sessione i partecipanti formano la catena di unione, senza incrociare le braccia, ponendo la mano destra sulla mano sinistra del loro fratello o sorella di destra. Durante la catena di unione, i Fratelli evocano col pensiero il Filosofo Ignoto ed i Maestri Passati del Martinismo.
Per segnare l'inizio e la fine delle sessioni, al fine di isolare il gruppo dal mondo laico, si tiene un breve dialogo tra il presidente e il sostituto, i termini non sono fissi "ne varietur"...
E' preferibile l'iniziazione individuale "da uomo a uomo". Inoltre, non vi è un (vero e proprio) rituale di iniziazione. E' sufficiente esporre al recipiendiario il simbolismo dei luminari, della maschera, del mantello, come pure i principi e gli obiettivi del Martinismo.
Il giuramento e la consacrazione sono obbligatori, il giuramento non deve includere alcun obbligo di obbedienza.

mercoledì 10 aprile 2013

Discorso Iniziatico 3° Grado - Stanislas De Guaita


Sei stato successivamente rivestito dei tre gradi gerarchici del nostro Ordine: ti salutiamo S:::I.::: e quando avrai trascritto e meditato i nostri quaderni, diventerai Iniziatore a tua volta. Nelle tue mani fedeli verrà affidata un'importante missione: ti incomberà l'incarico, ma anche l'onore, di formare un gruppo, di cui sarai davanti alla tua coscienza e davanti all'umanità Divina, il Padre intellettuale e all'occorrenza il Tutore morale.
Purché infiammato di un autentico amore per i fratelli umani tu non cerchi mai di dissolvere i legami di solidarietà che ti collegano strettamente al Regno Umano considerato nella sua sintesi; sei di una religione suprema e veramente universale, in quanto è lei che si manifesta e s'impone (multiforme, è vero, ma essenzialmente identica a se stessa), sotto i veli di tutti i culti exoterici d'Occidente come d'Oriente. Psicologo, dai a questo sentimento il nome che vorrai: Amore, Solidarietà, Altruismo, Fratellanza, Carità. Economista o Filosofo, chiamalo tendenza al Socialismo, se vuoi, o Collettivismo o Comunismo... Le parole non sono nulla. Onoralo, Mistico, sotto il nome di Madre Divina o di Spirito Santo.
Ma chiunque tu sia, non dimenticare che in tutte le religioni realmente vere e profonde, ossia basate sull'Esoterismo, la messa in opera di questo sentimento è il primo insegnamento, capitale, essenziale di questo stesso Essoterismo.
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Perseguimento sincero e disinteressato del Vero, ecco ciò che il tuo Spirito deve a se stesso fraterna mansuetudine verso gli altri uomini, ecco cosa il tuo Cuore deve al prossimo. Accettati questi due doveri, il nostro Ordine non pretende di prescrivertene altri, quantomeno in modo imperativo. Nessun ulteriore dogma filosofico o religioso è imposto alla tua fede. In quanto alla dottrina di cui abbiamo riassunto per te i principi essenziali, ti preghiamo soltanto di meditarla a volontà e senza partito preso. E’ soltanto con la persuasione che la Verità tradizionale vuole conquistarti alla sua causa. Abbiamo aperto ai tuoi occhi i sigilli del Libro; ma spetta a te compitare prima la Lettera, poi penetrare lo Spirito dei misteri che questo libro racchiude.
Ti abbiamo iniziato: il ruolo dei tuoi Iniziatori deve limitarsi a questo. Se perverrai per conto tuo alla comprensione degli Arcani, meriterai il titolo di adepto; ma tieni ben presente questo: è invano che i più grandi maestri potranno rivelarti le supreme formule della scienza e del potere magico; la Verità Occulta non la si potrebbe trasmettere a parole: ciascuno deve evocarla, crearla e svilupparla in se. Tu sei Initiatus: colui che altri hanno messo sulla via; sforzati di diventare Adeptus: colui che ha conquistato la Scienza attraverso se stesso; in sostanza il figlio delle proprie opere.
Il nostro Ordine, come ti ho detto, limita le sue pretese alla speranza di fecondare i terreni fertili, seminando ovunque il buon seme: gli insegnamenti dei S:::I::: sono precisi, ma elementari. Sia che il programma ulteriore basti alla tua ambizione, sia che il tuo destino ti spinga un giorno alla soglia del tempio misterioso dove splende da secoli il luminoso deposito dell'Esoterismo Occidentale, ascolta le ultime parole dei tuoi fratelli incogniti: possano esse germogliare nel tuo spirito e fruttificare nella tua anima.
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Ti assicuro che puoi trovarvi il criterium infallibile dell'occultismo e che la Chiave di volta della sintesi esoterica è proprio là, e non altrove. Ma a cosa serve insistere, se puoi capire e vuoi credere? In caso contrario, perché insistere ancora? Sei assolutamente libero di prendere quello che mi rimane da dire come un'allegoria mistica o come una favola letteraria priva di importanza, o anche come un'audace impostura. Tu sei libero, ma Ascolta. Germogli o imputridisca il seme, seminerò!
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In principio, alla radice dell'Essere, c'è l'Assoluto. L'Assoluto - che le religioni chiamano Dio - non si può concepire, e chi pretende di definirlo snatura la sua nozione, assegnandogli dei limiti: “Un Dio definito è un Dio finito” ha detto Eliphas Levi. Ma da questo insondabile Assoluto emana eternamente la Diade androgina, costituita da due principi indissolubilmente uniti: lo spirito e Vivificatore ZOLFO e l'Anima vivente universale MERCURIO. Il mistero della loro unione costituisce il Grande Arcano del Verbo. Ebbene, il Verbo è l'uomo collettivo considerato nella sua sintesi divina, prima della sua disintegrazione. E’ l'Adamo Celeste prima della Caduta, prima che questo Essere Universale si sia modalizzato, passando dall'Unità al Numero; dall'Assoluto al Relativo; dalla collettività all'Individualismo; dall'Infinito allo Spazio e dall'Eternità al Tempo.
Circa la caduta di Adamo, ecco qualche nozione dell'insegnamento tradizionale: Incitati da un impulso interiore di cui dobbiamo qui tacere la natura essenziale, impulso che Mosè chiama NAHASH, e che definiremo, se vuoi, la sete egoistica dell'esistenza individuale, un gran numero di Verbi frammentari, coscienze potenziali vagamente risvegliate a guisa di emanazione in seno al Verbo Assoluto, si separarono da quel Verbo che li conteneva.
Si distaccarono infimi sottomultipli dall'Unità-madre che li aveva generati. Semplici raggi di quel sole occulto, dardeggiarono all'infinito nelle tenebre della loro individualità, che desideravano indipendente da qualsiasi principio anteriore, in una parola, autonomo. Ma siccome il raggio luminoso non esiste che di un'esistenza relativa, rispetto alla fonte che l'ha prodotto, questi verbi egualmente relativi, spogli del principio autodivino e spogli di luce propria si oscuravano man mano che si allontanavano dal Verbo assoluto. Caddero nella materia, menzogna della sostanza in delirio di obiettività, nella materia, che è al Non-Essere ciò che lo spirito è all'Essere; scesero fino all'esistenza elementare, fino all'animalità, fino al vegetale, fino al minerale. Così nacque la materia che fu ben presto elaborata dallo Spirito e l'Universo concreto prese una vita ascendente che risale dalla pietra fino alla cristallizzazione, fino all'uomo suscettibile di pensare, di pregare, di assentire all'intelligenza e di consacrarsi al suo simile! Questa ripercussione sensibile dello Spirito prigioniero, sublimando le forme progressive della Materia e della Vita per tentare di uscire dalla sua prigione - la Scienza contemporanea lo constata e lo studia sotto il nome di Evoluzione. L'Evoluzione è l'universale Redenzione dello Spirito. Evolvendo, lo Spirito risale. Ma prima di risalire, essendo lo Spirito è disceso; è quella che chiamiamo l'Involuzione. Come il sottomultiplo verbale si è fermato ad un certo punto della sua caduta? Quale forza gli ha permesso di ritornare sui propri passi? Come la coscienza intorpidita dalla sua divinità collettiva si è infine risvegliata in lui sotto il nome ancora imperfetto della Socialità? Tanti altri misteri che non possiamo neppure affrontare qui, e di cui saprai acquisire la conoscenza, se la Provvidenza è con te. Mi fermo, Ma ti abbiamo portato piuttosto lontano sulla via; eccoti munito di una bussola occulta che ti permetterà se non di non smarrirti mai, quantomeno di ritrovare sempre la dritta via.
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Questi pochi dati sono precisi circa la "grande questione" del destino umano, a te la cura di dedurne il resto e dare al problema la sua soluzione. Ma comprendi bene, fratello mio, che l'Altruismo è la sola via che conduca alla meta unica e finale - voglio dire alla reintegrazione dei sottomultipli nell'Unità Divina-; la sola dottrina che ne fornisca il mezzo, che è la lacerazione delle pastoie materiali, per l'ascensione, attraverso le gerarchie superiori, verso l'astro centrale della rigenerazione e della pace.
Non dimenticare mai che l'Universale Adamo è un Tutto omogeneo, un Essere vivente di cui siamo gli atomi organici e le cellule costitutive. Viviamo tutti gli uni negli altri, gli uni attraverso gli altri; e quand'anche fossimo individualmente salvati (per parlare il linguaggio cristiano), non cesseremmo di soffrire e di lottare fino a quando tutti i nostri fratelli non saranno salvati come noi!
L'Egoismo intelligente conclude dunque come ha concluso la scienza tradizionale: la fratellanza universale non è un'illusione: è un dato di fatto. Chi lavora per gli altri lavora per se. Chi uccide o ferisce il suo prossimo si ferisce o si uccide; chi lo oltraggia, insulta se stesso.
Che questi termini mistici non ti spaventino; l'alta dottrina non ha nulla di arbitrario: siamo i matematici dell'ontologia, gli algebrici della metafisica.
Ricordati figlio della Terra, che la grande ambizione deve essere quella di riconquistare l'Eden zodiacale da cui non avresti mai dovuto discendere, e di rientrare infine nell'Ineffabile Unità, al di fuori della quale non sei niente, ed in seno alla quale troverai dopo tanto operare e tanti tormenti quella pace celeste, quel sonno cosciente che gli Indù conoscono con il nome di Nirvana: la suprema beatitudine dell'Onniscienza in Dio.