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giovedì 24 novembre 2016

Le Dieci Preghiere di Louis Claude de Saint-Martin (nuova traduzione)



Introduzione
Altopascio, 20 Novembre 2016
Carissimo e paziente lettore giunto a te nel presentarti questa nuova traduzione delle “Dieci Preghiere” di Louis Claude de Saint-Martin. Tralascio in questo momento una qualsiasi nota biografica attorno all’importanza dell’autore, rimandando all’appendice di questo piccolo libro, per soffermarmi attorno ad alcune semplici ed umili riflessioni in merito a questo testo.
Sovente l’importanza della preghiera all’interno di un percorso realizzativo dell’Essere, che nel martinismo assume la forma di reintegrazione dell’uomo nell’uomo e dell’uomo nel divino, viene sminuita, quando addirittura rimossa con frettolosa superficialità. Tale atteggiamento in molti è frutto di un riflesso condizionato, di un antagonismo, nei confronti del fenomeno religioso. Quando non si tratta, e spesso lo è, di un autentico sentimento di superiorità nei confronti di un atto ritenuto di sottomissione e popolare.
Andrebbe però considerato come la preghiera, così come qualsiasi strumento spirituale, non è vivo in quanto tale, ma bensì in guisa della prospettiva e della forza ad essa impressa. Colui che lo riterrà meccanismo d’opera, capace di porlo in contatto con stati dell’essere profondi e canale di influenze sottili, certamente si pone fuori da un contesto meramente devozionale. Egli tenderà a vedere la preghiera come uno strumento avente finalità invocative ed evocative. Del resto amo sovente ricordare come lo stesso rituale Teurgico è composto di numerosi e significativi atti configurabili, se osservati singolarmente, come preghiere. Sono la capacità, il genio e la volontà operativa del Teurgo che, fondendo i vari elementi ritualistici in un unicum, determinano un viatico fra l’uomo immerso nel quaternario e l’uomo coagente della divina volontà (che è in Lui). Amico mio, via teurgica e via cardiaca non sono altro che i due risvolti della medesima medaglia: la ricerca da parte dell’uomo di una manifestazione, di uno stato, del divino.
Portando adesso l’attenzione a questo lavoro di Louis Claude de Saint-Maritn, vorrei evidenziare alcuni elementi che sono fondamentali per comprenderne, e spero implementare in un atto di opera, la fatica filosofica. Il mito fondativo di riferimento del Filosofo Incognito consiste in una caduta da uno stato edenico dell’uomo, a causa di un atto di ribellione, di superbia nei confronti del suo Creatore. A differenza di altre creature in precedente condannate a medesima sorte, è però riservata all’uomo, tramite il pentimento per quanto commesso e il riconoscimento della volontà divina, la possibilità di riconquistare il ruolo di creatura prediletta.
E’ la reintegrazione che permette all’uomo di riabilitarsi e riconquistare quanto un tempo era sua prerogativa e potenza. Tale processo trova, per il Filosofo Incognito, inizio con una presa di conoscenza attorno alla propria misera condizione di essere transeunte e sottoposto alla mercè di forze a lui superiori. Forze che lo hanno infettato, e reso a sua volta elemento di contaminazione. Tale rivelazione interiore spinge l’Uomo di Desiderio a chiedere, strappando il Dio Inneffabile dalla sua incuranza per le sorti della creature, l’invio di uno spirito, di un agente sostanziale, di verità e di luce.
Il Dio che Louis Claude de Saint-Martin ci offre è ineffabile, estraneo a questa “terra di prova” (così come indicato proprio in queste preghiere dal Filosofo). Terra in cui l’uomo inconsapevole, cieco innanzi all’errore, è ghermito, schernito e abusato dai “Prevaricatori”. I quali sono le creature spirituali cadute prima dell’uomo stesso, e a cui è stata negata la possibilità di essere riammesse alla condizione originaria, per esse inesorabilmente perduta. Ecco quindi che l’uomo stesso non è altro che un campo di battaglia fra l’azione di questi spiriti di separazione, la forza della potenze naturali e la medesima volontà spirituale umana di riconciliarsi con il proprio Creatore. “Sorgente eterna di tutto ciò che è, Tu che invii ai prevaricatori degli spiriti di errore e di tenebre che li separano dal Tuo amore, invia a colui che Ti cerca uno spirito di verità, che lo riconcili a Te per sempre” E’ significativo, come sopra proposto, che la prima preghiera si apra proprio con tale “supplica”, la quale altro non è che la CHOSE, la manifestazione divina tanto ricercata nella pratica degli Eletti Cohen di cui lo stesso Louis Claude de Saint-Martin era stato esponente di indubbio rango e spessore.
E’ quindi inevitabile che il “semplice messaggio” di cui è portatore il Filosofo Incognito, non possa che essere raccolto in tali elementi e simboli formali. Non sarebbe stato possibile, non sarebbe stato concepibile altrimenti. Un messaggio spirituale è elemento sottile per eccellenza, impalpabile e in se stesso incomunicabile; necessita di elemento grossolano comunicativo per essere seminato, prima nella mente e poi nel cuore, di colui che è meritevole di riceverlo. Come tutti i semi, esso necessita poi dell’opera del buono e solerte contadino, capace di cogliere le necessità della terra e l’azione degli elementi, affinchè il seme possa fruttare ed essere nutrimento supersostanziale.
Procedendo lungo la sofferta via della presa di coscienza interiore, comprendendo l’errore ancestrale commesso, l’uomo, con il sostegno del Padre, da succube diviene campione del divino, opponendosi all’azione degli agenti di prevaricazione. Tale titanica lotta trova espressione nell’arrendersi alla volontà divina, la quale colma l’uomo nel momento in cui, e solamente in tale istante, l’uomo rinuncia alla propria volontà contingente ed impermanente. Come mi permettevo di far notare ad una cara persona, dobbiamo comprendere, quando siamo innanzi ad un testo a carattere spirituale, che il messaggio in esso raccolto è custodito all’interno di una forma comunicativa. La quale risente, ovviamente e non potrebbe essere altrimenti, del linguaggio tipico del tempo, della formazione culturale dell’estensore e di coloro che ne dovrebbero beneficiare. Il Filosofo Incognito vive ed opera in una Francia stravolta dalla rivoluzione e dal regno del terrore che segue a tale epocale evento. Una Francia ancora intrisa della narrazione e dei simboli cattolici, i quali erano, e sono, patrimonio comune, substrato immaginifico e culturale degli “amici” da cui è circondato e di cui è imbevuto egli stesso.
Edizioni Lulu http://www.lulu.com/spotlight/lachimera70
In estrema conclusione, ti porgo, caro amico, due ulteriori pensieri in merito a quest’opera del Filosofo Incognito. La mia sensibilità, il mio studio, ed infine la pratica che da tutto ciò è derivata mi porta a riconoscere negli scritti di Louis Claude de Saint-Martin una profonda venatura gnostica. La quale vede l’uomo, nella sua condizione di caducità, profondamente e mortalmente lontano dalla sua radice spirituale: il Pleroma Gnostico. Sottoposto all'azione di questi terribili ed invasivi agenti di separazione che sono i Prevaricatori e che nello gnosticismo assumono la denominazione degli Arconti. Lo stesso “spirito di verità” trova rimembranza nell'azione salvifica della Gnosi la quale è forma e veicolo di redenzione. Concludo poi soffermando sul numero 10, il numero di queste preghiere, il quale non solo rappresenta la completezza e la perfezione divina, ma anche l’eterno nuovo inizio di colui che è consapevole. Oltre ovviamente ad essere la somma dei primi quattro numeri, che alchemicamente possiamo leggere, e giustamente comprendere, come i quattro elementi. Questa semplice premessa ha avuto come unico obiettivo quello di sottoporti sotto una diversa valenza non solo l’opera del Filosofo Incognito, ma la stessa preghiera quale valido e formidabile strumento di opera interiore. Introduzione al testo "Le Dieci Preghiere di Louis Claude de Saint-Martin"


lunedì 29 agosto 2016

LA PREGHIERA CONSAPEVOLE

Dobbiamo adesso chiederci quale prospettiva dare alla preghiera, se vogliamo che questa non rimanga una semplice, per quanto legittima, espressione di un rapporto devozionale fra noi e qualcosa di esterno a noi.

La risposta è quella di rendere noi stessi consapevoli delle enormi potenzialità operative che ha questo sublime strumento. Solamente cambiando il nostro tratto di unione percettivo-cognitivo, possiamo modificare lo spazio circostante e gli strumenti che ci permettono di relazionarci con esso. Questa rivoluzione interiore ruota attorno alla grande verità che è Sacro ciò che rendiamo Sacro, e che solamente noi siamo i sacerdoti di noi stessi e del divino che in noi dimora. E' una questione di consapevolezza interiore, che si ripercuote come un'onda irresistibile su ogni nostro pensiero ed azione.

Dobbiamo interrompere il processo attributivo rivolto verso l'esterno, che vede da parte nostra consegnare ad una divinità antropomorfa qualità e possibilità che sono insite nella nostra natura spirituale.
Dobbiamo recedere dal pensiero ostativo  che ci sussurra che non siamo in grado di edificare in noi stessi un luogo sacro, ed essere in tale modo sacerdoti in eterno.
Dobbiamo vincere l'inerzia che ci impedisce di sperimentare, di svegliare ed affinare le qualità sacrali insite in ognuno di noi.
Dobbiamo convincerci che siamo, per Essere realmente.

Compiuta tale rivoluzione interiore ci renderemo conto che la preghiera è anche, ed è sopratutto, uno strumento che agendo congiuntamente su mente e corpo, conduce alla realizzazione di nuovi stati dell'Essere. I quali risulteranno liberi da quelle costrizioni, da quelle ristrettezze e vincoli propri del mondo quaternario reattivo. Attraverso la preghiera consapevole la nostra mente crolla nella ripetizione, dalle profondità interiori emerge un novello pensiero. Il quale avrà caratteristiche di immediatezza ed attività. Esso non subirà nessun condizionamento dal mondo circostante e non suggerirà nessun compromesso fra ciò che è buono e ciò che è utile. Esso è il Logos Divino che riecheggia in tutta la figliolanza spirituale.

Nelle lame degli arcani maggiori  è la carta degli Amanti che simboleggia la preghiera. In essa l'iniziato è immobile in una buca, che rappresenta l'ostacolo che si apre innanzi ed improvviso lungo il cammino. Egli è immobile, apparentemente incapace di compiere un passo, di riprendere il sentiero iniziatico.  Alla sua destra e alla sua sinistra troviamo due figure femminili diversamente adornate. Una di esse rappresenta il desiderio materiale, che lega alle cose di questo mondo, l'altra simboleggia  ciò che è sacro, che libera da questo nostro angusto contenitore. Tale condizione per l'uomo profano si traduce nelle scelte fra ciò che conduce ad una qualche, in genere effimera utilità, e quanto permette di valicare la soglia dell'imperitura sacralità. Per l'iniziato, tale scena, rappresenta  anche il dovere di scegliere fra il potere fine a se stesso, che deriva dalla comprensione dei meccanismi sottili che tutto determinano, e il lavoro di perfezionamento interiore. Una scelta spesso non chiara, dove l’eventuale confusione è sicuramente determinata dall'assenza di quelle doverose purificazioni interiori, le quali sono la premessa per ogni Opera Reale.
L'iniziato, innanzi a tale scelta, prega, e se è giusto il suo intendimento un angelo discenderà dal cielo per preservarlo da ciò che è fatuo e ingannevole. Ecco quindi che  la preghiera rappresenta il primo ed ultimo rifugio per colui che comprendere il potere che in essa si cela. Per colui che conosce le concatenazioni fra ciò che è evidente e ciò che è celato, ed è in grado di superare ogni apparente dualismo fra l'orante e colui che viene orato.
L'importanza della preghiera è nota in numerosi rituali di iniziazione: 
"E tu quando sarai fra Scilla e Cariddi cosa farai? Pregherai ed un angelo inviato dal signore scenderà su di te". Purtroppo colui che accede a tale evento apicale della propria vita, spesso non pone la dovuta attenzione ai moniti che gli sono rivolti, e neppure sedimenta, perduto in altre congetture, interiormente quanto ha vissuto.
 Oltremodo la preghiera è resa viva dagli insegnamenti di tutti i veri maestri, che suggeriscono di ardere sovente in essa, per determinare la sottrazione di noi stessi al mondo impuro e prevaricatore che ci circonda.
Solamente comprendendo che la preghiera è un vero e proprio atto magico, possiamo godere di tutti i benefici che questo strumento è in grado di offrirci.  Per ottenere tale risultato dobbiamo affrancarci da quanto instillato in noi dalla nostra pigrizia e dalla cultura in cui siamo immersi. Una formazione che  vuole la preghiera un freddo omaggio ad una realtà intangibile e posta fuori di noi, e al contempo ridurre l'orante a soggetto passivo, statico e piatto, completamente privo di genio e volontà rispetto all'azione del preghiera. L'iniziato deve superare il dualismo separativo fra chi prega e chi è il beneficiario della preghiera, e diventare cosa unica con essa.
Attraverso la preghiera ognuno degli elementi del quaternario trova composizione armonica l'uno con l'altro, sviluppando una sinergia in grado di annullare ogni peso e misura legati al nostro piano spazio temporale.  L'orante (elemento terra)  da forma al proprio desiderio (elemento acqua) in pensiero (elemento fuoco), per mezzo della preghiera (elemento aria). Nel caso in cui le purificazioni sono state adempiute, e il pensiero creativo è sorretto da un desiderio puro e da una volontà sacra, il fuoco pneumatico non tarderà ad investire l'operatore, coronando di successo l'Opera prefissata. Ovviamente ognuno degli elementi di questa alchemica composizione deve essere stato in precedenza rettificato, sottoposto ad interrogativo e giudizio, in quanto il crollo della Torre è sempre in agguato, e l'ombra è tanto maggiore quanto più forte è la luce. 
Nel nostro caso l’ombra è rappresenta dalle pieghe della nostra poliedrica composizione psicologica, dove il favore personale, il desiderio di apparire e l'essere in virtù di ciò che compiamo, sono i tre baratri capaci di far sprofondare nelle tenebre ogni nostra azione.
Tale verità ci è narrata dalla tradizione, quando racconta di mistici e santi che combattano furiosamente contro Satana e i demoni. All'interno delle loro celle di preghiera e meditazione, nelle stesse chiese, nei campi e nei giardini uomini e donne devoti affrontano l'avversario in una battaglia i cui confini si perdono fra il fisico e la psiche.
Cos'altro è questo abile e potente duellante se non la nostra ombra, nelle sue infinite sfumature e propaggini ? E' pur vero che dobbiamo temere l'avversario, nelle sue infinite forme, ma è però doveroso ricordarsi che il successo non ci è mai precluso a priori in nessuna prova, in quanto ognuna di esse nasce da noi stessi.  Ecco quindi che il combattimento spirituale è il necessario valico da superare, in quanto solo attraverso di esso saremo in grado di comprendere quanto ancora vi è da rettificare e purificare in noi al fine di essere sacerdoti del vero e della conoscenza. Il praticante deve essere in grado di alimentare le proprie impressioni, il proprio centro intellettivo, con pensieri, suoni ed immagini sacri ed elevati. In grado di sostituire, di svelenire, la massa putrida di quanto comunemente invade la nostra mente, grazie ai messaggi pubblicitari, la televisione, l'irruzione del mediocre e del miserevole  quotidiano. La preghiera è un prodotto della nostra azione magica e di noi stessi, e noi siamo costituiti da ciò che elaboriamo a seguito dell'alimentazione. Quest'ultima, in un'ottica integrale dell'individuo, investe ogni elemento che dall'esterno di noi viene assimilato. Così come poniamo attenzione a quanto nutre il nostro fisico, noi che ambiamo a comprendere i sottili meccanismi che tutto animano, dobbiamo porre egualmente attenzione a quanto sfama il nostro intelletto e le nostre emozioni.
La preghiera consapevole stessa diviene alimento, in quanto essa nutrirà il nostro corpo lunare di elementi sacri ed immaginifici, in grado di poter avviare il processo di fioritura dei nostri centri sottili. L'armonica che essa sviluppa nella sua costante ripetizione, come al contempo il carico di immagini e la narrazione mitologica e spirituale in essa contenuto, sono effettivi elementi di potere in grado di modificare la struttura del nostro intero essere. La prima agisce inesorabilmente sul corpo fisico, grazie al potere vibratorio del suono, i secondi invece si radicano nella nostra mente contribuendo a fornire la base associativa per il logos divino.


Ovviamente questo edificio sacro deve trovare fondamenta solide e non improvvisate. Queste sono rappresentate dalla giusta tecnica della nota interiore, così come da una intera vita governata dalla ricerca del perfezionamento interiore. L'improvvisazione, e lo sporadicità nell'azione, la caduta di tono, sono elementi ostativi, al pari della mancanza delle purificazioni necessarie. 

Elenandro XI Superiore Incognito Iniziatore 

www.martinismo.net

martedì 5 gennaio 2016

Strane Polemiche attorno alla Natura del Martinismo

30 Dicembre 2015


Nella giornata del 27 Dicembre 2015, tramite una forma non consona alla nostra Tradizione, ed utilizzando non  strumento non idoneo, la figura apicale di una struttura martinista, ha commentato un editoriale del Nostro Venerabile Ordine, apparso su Ecce Quam Bonum 8. Riportiamo qui le parole del fratello Aton, in modo che sia chiara la questione:
" Il Natale è già passato e quindi si può non essere del tutto buoni. Ciò mi consente di assumere una veste meno buona di quella che bisogna usare in periodo natalizio e di esaminare e di rispondere, con tale veste, ad un articolo di enorme spessore pubblicato nel numero 8 della rivista di studi Martinisti "Ecce Quam Bonum" e firmato "eremitadaisettenodi" (Il fratello qui si confonde,eremitadaisettenodi@gmail.com è il mio indirizzo postale. Non essendo la nostra docetica e i nostri strumenti divulgativi nella mani di Associati Digitali, ma della Grande Maestranza) e che si trova pubblicata in qualche parte di questo gruppo. In detto articolo si afferma che il Martinismo è un Ordine Iniziatico Cristiano e che niente è possibile rimuovere dal siffatto trinomio. Molto dotta e completa è la spiegazione del perchè il Martinismo sia un Ordine e del perchè sia anche Esoterico; mi permetto quindi di esprimere la mia opinione solo sulla qualifica "cristiano" attribuita al Martinismo. A mio parere gli Ordini Esoterici non possono dirsi legati ad una determinata religione che, per natura, non può essere che essoterica. La religione non è altro che l'applicazione, in un dato territorio e in una data epoca, delle regole apprese attraverso la pratica esoterica. Il cristianesimo è intriso di regole che, attinte dall'ordine cosmico, vengono adattate al popolo in cui tale religione si è diffusa. La maniera di attingere alle regole del cosmo, ovvero alle regole esoteriche valide per tutto il cosmo, è codificata negli strumenti operativi propri dell'Ordine Esoterico che si sceglie di frequentare, nel nostro caso negli strumenti che il Martinismo mette a disposizione. Ciò non toglie però che strumenti necessariamente diversi, pur essi adatti a conoscere l'ordine cosmico, possano essere posseduti dagli altri Ordini Esoterici comprese le religioni rivelate. Fra le religioni rivelate il cristianesimo, del quale vogliamo occuparci in queste osservazioni, ha una parte esoterica riservata solo ai sacerdoti e, nel caso specifico, inizia con il trasferimento dell'ordine sacro, vera e propria Iniziazione riservata ai sacerdoti cristiani. Consta anche di una parte essoterica, riservata ai "fedeli" ai quali si impartiscono, da parte dei religiosi cristiani, quei sacramenti, quali il battesimo, la cresima, ecc. che non conducono ad alcuna conoscenza diretta ma servono solo a trasformare la massa in "fedeli" cioè in esecutori di ordini impartiti dai sacerdoti cristiani e per la loro salvezza. Gli ordini impartiti ai fedeli dovrebbero esser tratti dalla conoscenza, ottenuta dai sacerdoti, delle regole dell'intero cosmo, adattate al popolo cui sono dirette ed in quel preciso momento storico. Dico dovrebbero in quanto spesso si verifica che dette norme vengono "completate" con altre che le gerarchie cristiane, specie quelle che dalla primitiva religiosità si sono allontanati come per esempio i cattolici, impartiscono solo perchè utili alla diffusione o alla conservazione del potere materiale che l'organizzazione religiosa ha senza dubbio dato loro.  Torniamo adesso a ciò che ha provocato questo intervento; alla etichettatura cristiana dell'Ordine Martinista. Se ammettessimo l'essenza cristiana del Martinismo dovremmo ritenere gli strumenti operativi martinisti tratti da rituali e dalla simbologia cristiana, ovvero dalla parte esoterica della simbologia cristiana. Ma gli strumenti operativi cristiani, cioè gli strumenti che portano alla conoscenza i sacerdoti cristiani, noi non li conosciamo. Conosciamo solo il risultato che, con detti strumenti, le gerarchie cristiane dicono di aver conseguito. Tali strumenti non possono essere conosciuti da chi non è stato iniziato, cioè ha ricevuto l'ordine sacro, al cristianesimo così come gli strumenti martinisti sono conosciuti solo dai Martinisti e gli strumenti Massonici solo dai Massoni. E dico questo in quanto, come tutti coloro che percorrono la via esoterica, mi è stato detto che, tranne gli strumenti di base utili per liberare l'uomo dalle scorie accumulate dopo la nascita, operazione essenziale per giungere alla conoscenza, gli strumenti........si ricevono, e non dagli uomini. Tali strumenti, fra l'altro, sono specifici della via che si percorre. Sarebbe inutile e forse anche dannoso, avvalersi del sincretismo nell'uso di strumenti operativi. Ed allora? Se considerassimo il Martinismo esoterismo cristiano dovremmo ammettere di adoperare solo gli strumenti che i cristiani voglio farci conoscere, ovvero strumenti non operativi, buoni solo ( e non sempre) a pervenire al significato letterale o morale del simbolo. Faremmo cioè come dice Giacomo Tallone; resteremmo fermi al primo passo sulla via iniziatica. Ed allora, più che di Ordine Esoterico Cristiano io mi permetto di definire il Martinismo un Ordine Esoterico che manifesta i suoi benefici influssi su tutti gli uomini, compresi i Cristiani. In sostanza lo rende cosciente del beneficio che la conoscenza ottenuta con strumenti martinisti apporta alla sostanza delle norme relative anche cristiane e si attiene a norme essoteriche cristiane modificate, o meglio adattate, con il frutto della conoscenza esoterica acquisita con strumenti Martinisti. Trascura, naturalmente non condividendole o ritenendole superflue, le norme dai sacerdoti aggiunte per la diffusione o la conservazione del loro potere. mi sia consentito, per finire, aggiungere che mi lasciano molto perplesso due affermazioni contenute nell'articolo della rivista "Ecce Quam Bonum". La prima è relativa al libro sacro. Intanto vi è da dire che non in tutte le Logge Martiniste esso è presente. In ogni caso ritengo di poter dire che se tale libro è presente in una Loggia di un Ordine Esoterico, lo stesso deve richiamare la parte del libro riconducibile all'esoterismo e non quella riconducibile all'essoterismo. Che quest'ultima si diversa per i vari popoli e nei diversi tempi non solo è giusto ma è anche necessario altrimenti avremmo norme valide per orientali, africani, occidentali ecc. E ciò, se si tiene conto della morfologia dell'individuo adatta al luogo in cui vive, sarebbe impossibile. Come sarebbe impossibile se le stesse norme fossero vigenti nelle varie epoche. Ciò che bisogna accuratamente evitare, e ciò il vero Iniziato lo sa fare bene, è ciò che divide fra le varie religioni, ciò che uomini, anche religiosi che non hanno conosciuto, pretendono di imporre ai propri simili solo per favorire il loro potere le proprie necessità. Altra piccola osservazione che credo però sia frutto di un "lapsus calami" dell'estensore dell'articolo nella rivista Ecce Quam Bonum", è opportuno farla in quanto nello stesso articolo si dice che il Martinista non Cristiano non può essere accolto fra le fila dell'Ordine, o almeno del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Non mi permetto di entrare nel merito del criterio di selezione di altri Ordini Martinisti. È solo che questa norma non riesco a comprenderla essendo io un credente e non un religioso"
Terminata l'analisi dell'aspetto formale, che già basterebbe per inquadrare dipinto e pittore, scendiamo adesso nella sostanza della cosa. La quale, tenuto conto dell'evidenza pubblica e social conferita, assume risvolti decisamente perniciosi in quanto gettono grave confusione fra gli associati al N.V.O e sui profani.
La questione che ha dato "uggia" al fratello è inerente alla radice cristiana del martinismo. Cosa in se e per se universalmente acclarata e consolidata (nota1). Chiara anche per lo stesso fratello, che nel lontanissimo 27 Settembre 2014, ebbe a firmare un Protocollo del Martinismo Italianohttp://www.fuocosacro.com/pagine/maestri/protocollo%20fratellanza%20martinista%20italiana.htm . Protocollo che ben conosciamo, essendo stati noi a contribuirne alla forma e alla sostanza del medesimo, mentre altri si sono solamente accodati, dimostrabile tramite documento con data certa.
dove si ribadivano alcuni punti estremamente semplici:
1. l'Ordine Martinista è stato fondato da Papus
2. E' centrale, nel martinismo, la Tradizione Cristiana, senza però escludere (ovviamente se la prima è centrale le altre sono collaterali) ogni altra tradizione religiosa o spirituale.
Sul punto primo, immagino, che il fratello potrebbe dire, in quanto lo ha già detto, che sa bene che il fondatore del moderno Ordine Martinista è stato Papus, ma che gli strumenti sono del Filosofo Incognito e di Martinez. Peccato che per quanto concerne il secondo gli strumenti sono raccolti, in modo variegato ed articolato, nel deposito rituale degli Eletti Cohen, che niente a che confondersi con quello martinista. L’Ordine del Martinez lavora su due piani diversi. La parte esteriore opera nei primi tre gradi della Libera Muratoria Azzurra (apprendista, compagno, e maestro) da cui sono attinti gli elementi ritenuti maggiormente qualificati per le operazioni degli altri gradi. Questi sono poi ammessi ai quattro gradi della Classe del Portico (Apprendista Cohen, Compagno Cohen,  Maestro Cohen, Maestro Speciale Cohen), ed infine alla terza classe detta “Classe del Tempio” (Maestro Eletto Cohen, Grande Maestro Cohen, Grande Architetto, Grande Eletto di Zorobabele). Terminate le classi rituali, chi deteneva determinate qualifiche, accedeva ad una classe segreta detta “Réau-Croix”. Dove l’Adepto, a seguito di complessi riti di purificazione e preghiera che culminavano in un grande rituale teurgico, doveva essere investito dalla Chose (la manifestazione divina) delle chiavi di passo che ne certificassero la preparazione e la finalizzazione spirituale ed iniziatica di tutto il suo percorso massonico e teurgico. Il martinismo lavora su tre gradi, che da un lato non si innestano sopra i gradi della massoneria azzurra, e dall'altro non poggiano su nessun Capitolo o Corpo Rituale. Lo stesso Willermoz, allievo anch'esso di Martinez, diede vita ad un corpo rituale massonico, e non ad una fratellanza o Ordine disgiunto dal perimetro libero muratorio. Oggi, in Francia come in Italia, gruppi qualificati di Eletti Cohen stanno rileggendo e reinterpretando la dottrina del Martinez non tanto in chiave cabalistica, quanto piuttosto gnostica. Del resto i rituali che provengono dal Martinez che tipologia e che natura hanno ? Quale il quadro di riferimento ? Riporto per meglio chiarire due questioni. La prima riconducibile all'esigenza degli Eletti Cohen del Martinez (sposato con rito cattolico romano, e non protestante come qualcuno ha da dire) pretendeva che i suoi "Liberi Muratori Cohen" partecipassero alla funzioni religiose e prendessero l'eucarestia prima di ogni operazione. La seconda relativa alla sostanza della loro ritualità, dove riporto una preghiera in uso in tale Ordine :Nel Nome dell'Eterno: Amen, Amen, Amen, Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo! mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli Spiriti della Creazione che compongono la Tua celeste Corte; ed in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'Universo, per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tua misericordia, rinnovano con ammirevole armonia questo Cantico: "Santo! Santo! Santo il Signore,Dio degli eserciti! I cieli e la terra sono pieni della Tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli!Che nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel Cielo, sulla terra e negli inferi; e che ogni lingua professi che Nostro Signore Gesù-Cristo è nella gloria di Dio suo Padre. Amen!Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà le Tue lodi.O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, affrettati a soccorrermi. Sia gloria al Padre, al Figlio ed alloSpirito Santo, com'era in principio, com'è ora e sempre sarà nei secoli dei secoli. Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo, mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli spiriti della creazione che compongono la Tua celeste corte; e che in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'universo per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tuamisericordia, ripetono con ammirevole armonia questo Cantico:SANTO! SANTO! SANTO IL SIGNORE, IL DIO DEGLI ESERCITI: I CIELI E LA TERRA SONO PIENI DELLA TUA GLORIA: OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI." Mi fermo per spirito di fratellanza, non volendo ancora insistere su tali evidenze, per colui che desiderasse ulteriori approfondimenti può visionare questaraccolta di cristianissime preghiere Cohen.
Per quanto riguarda il Filosofo Incognito gli strumenti utilizzati erano la riflessione filosofica e la preghiera. Da ciò chiaramente si desume dalla lettura di Chaptal  (praticamente contemporaneo del Filosofo Incognito). Inoltre invito anche a leggere il Trattato sul Ministero dell'Uomo di Spirito, sempre del Filosofo Incognito, dov'è magistralmente affrontata la questione della differenza fra cristianesimo e cattolicesimo. Inoltre lo stesso Louis Claude de Saint-Martin ebbe notevoli perplessità all'utilizzo del sistema teurgico del Martinez, prediligendo diversa strada. Solamente la persona più sprovveduta, o in malafede, potrebbe sostenere che il Filosofo Incognito non trovasse nella centralità della figura del Cristo, l'elemento necessario ed indispensabile per operare la reintegrazione. Purtroppo il Filosofo Incognito è spesso trascurato proprio da coloro che pretendono di essere martinisti. 
Quindi dobbiamo concludere che nel caso gli strumenti martinisti abbiano radice nel Teurgo di Lione o nel FIlosofo Incognito, questi hanno forma e sostanza cristiana.  Purtroppo queste non sono opinioni, dettate da una volontà di mettersi in evidenza, questa è verità storica, facilmente acquisibile per colui che antepone la Tradizione al proprio Ego. Vogliamo qui offrire alcune biografie, che meglio permettono di comprendere la natura dei due Maestri, al lettore estraneo al nostro perimetro, come a coloro, che pur facendone parte, non sono eruditi nei fondamentali storici del nostro Ordine.
Il fratello fa poi una strana confusione fra Cristianesimo e Religione Cristiana, sostenendo che non ci appartengono gli strumenti della classe sacerdotale. Fermo restando che ormai dall'ottocento tutti hanno ben chiaro, o dovrebbero avere ben chiaro, cosa differenzia una forma spirituale da una forma religiosa (semplicemente diremo che il rapporto fra i due fenomeni è equiparabile alla differenza fra contenuto e contenitore. Comprendo che anche questo è concetto piuttosto difficile da far comprendere agli anticristiani militanti, ai cercatori di patenti e prebende, e a chi sostituisce la docetica con raccolte di affermazioni). Visto che noi ci richiamiamo alla prima e non alla seconda, basti dire che da una semplice lettura dei Vangeli, scaturisce la dimensione di infusione spirituale ed apostolica che noi martinisti richiamiamo. Buffo poi che nel perseverare di tale errore, il fratello, o chi per lui, narra:" a proposito: di quale cristianesimo si parlerebbe? cattolico? ortodosso alla Amadou? protestante alla Martinez? rosacrociano alla Bohme? " A prescindere ancora l'infantile errore fra cristianesimo e cattolicesimo, il fatto che ognuno di questi personaggi che hanno interpretato il martinismo si dichiarassero cristiani, assieme ai due Papus, al Martinez, al Bricaud, al Sacchi, ecc.. ecc.., dovrebbe suggerire che essi riconoscevano nella funzione Archica del Cristianesimo, il vettore e la linfa vitale del martinismo. Ovviamente il fratello, o chi per lui, si chiede a quale cristianesimo ci riferiamo. Ci riferiamo a quel cristianesimo che precede, come ogni forma spirituale precede, ogni forma religiosa. La cui narrazione il Sacrificio, il Dio che diviene Uomo, i suoi simboli e nomi(la croce, il nome del Cristo, INRI, ecc.. ecc..) vivono all'interno dei nostri rituali, e da cui traiamo comunione verticale. Ovviamente questiono difficili da far comprendere a colui o coloro, che offrono chiavi di lettura tese a giustificare a posteriori, la propria vita, o a priori tesi con cui costruirsi palchi di gloria effimera.
Tralasciando però siffatte argomentazioni, che potrebbe risultare indigeste per taluni, la conclusione del fratello è che i nostri strumenti sono  di derivazione ebraica . Buffo non sono cristiani perchè non abbiamo la possibilità di accedere a tali strumenti, ma sono ebraici perchè a tali strumenti accediamo ? Sa il fratello il percorso che dovrebbe fare in ambito ebraico ortodosso solamente per vedere dallo spioncino la Torah? Sai che i sacerdoti nel Tempio ufficiavano lontano dagli occhi del popolo ? No non lo sa, forse qualche grado di altro corpo rituale fa credere ai più di essere Sacerdoti in grado dell'Unità. Provi a spendere tale titolo all'interno di altri consensi iniziatici, e vediamo se questi comprendono tale unità. Comunque  quali sono questi strumenti di derivazione ebraica ?! Mistero..... Mi risulta, invece, che gli strumenti martinisti sono: un rituale giornaliero variamente articolato con Salmi tratti dalla Bibbia in latino. Una purificazione mensile ( con rimandi alla tradizione ermetica rinascimentale e cristiana), un rituale di luna piena (che nel nostro ordine è un percorso di quattro rituali) con una strutturazione ampiamente variegata nella forma, ed infine un solstiziale ed un equinoziale che affondano nella tradizione teurgica salomonica, e nella matrice gnostica eucaristica. Altro non mi è dato di sapere, si vede che il fratello ha dei rituali a noi sconosciuti. Ancora dati esatti sono qui riportati, e non fantastiche affermazioni. Se volessimo procedere lungo la china, sbagliata, imboccata dal fratello attorno alla confusione religiosa, possiamo certamente affermare che alcuni di noi possiedono delle qualificazioni sacerdotali apostoliche, in virtù dei rami collaterali provenienti dalle chiese minori apostoliche ed erranti. Questione questa assai diversa da quella della Chiesa fantasmagorica del Doniel. Tali rami, innestati al tempo del Bricaud, ci permettono in potenza di attivare il patrimonio sacramentale. Ovviamente bisogna avere le qualificazioni formali e sostanziali per poter procedere lungo tale via. Purtroppo, per lui, mentre è evidente la continuità nella forma e nella sostanza del cristianesimo, niente della contiguità spirituale e religiosa dell'ebraismo abbiamo. Dimentica forse l'erudito fratello che proprio nel rituale di loggia, della sua struttura, vi è menzione al fatto che (cito in modo volutamente non sincrono) i nostri rituali niente avranno a che fare con quelli degli ebrei, ecc... ecc... ? (parole del Filosofo Incognito). Cos'è ? Ci dimentichiamo per far polemica, quanto ogni giorno si dovrebbe interpretare a livello rituale? Chiaramente suggeriscano, anche al più ottuso, una verità fondamentale, che lo stesso Louis Claude de Saint-Martin più volte richiama, anche nel suo scritto, PER COLORO CHE LO HANNO LETTO, l'ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO. Questa verità è di un tralasciare alle spalle proprio una determinata dimensione rituale e spirituale, e di completarla reintegrandola e trasformandola completamente.
Se quanto sopra non bastasse va ricordata la sua firma in CALCE, sempre nel lontano 17-18 Ottobre 2015, alla bolla di fondazione del N:::V:::O:::: In cui si recita testualmente il SOVRANO ORDINE GNOSTICO MARTINISTA è ORDINE CRISTIANO ED INIZIATICO, senza se, senza ma, senza però. Bolla consultabile a questo indirizzo, che riportiamo privata dei nomi degli 11 firmatari. Dove come secondo nominativo risulta proprio il nostro Caro Fratello. Posso assicurare che nessuna costrizione è stata fatta al fratello in sede di firma, anzi ricordo come gentilmente abbia invitato i suoi fratelli presenti a firmare in retro la bolla. Aveva letto? Avevano letto? Oppure si è lasciato trasportare dall'aria del momento?
Ora il fratello potrà dire che la firma è stata un gesto di cortesia, e sostenere che è opinione che il martinismo sia cristiano. Purtroppo un Ordine Iniziatico non vive di Opinioni, ma di docetica. Al contempo un Ordine che si definisce martinista significa che ha scelto le forme, gli statuti e i regolamenti tipici del martinismo. Infine un iniziato, quando appone la firma "magica" non compie gesti di cortesia, ma gesti di volontà. Ecco forse il problema è proprio questo, un diverso modo di intendere cosa è e cosa non è iniziatico e docetico.
Quanto sopra riportato basterebbe a tratteggiare lo stato delle cose, ma volendo offrire qualche spunto di riflessione ,  mi permetto alcune osservazioni:
Nella sua perseveranza successiva, egli cita le costituzioni di Flamelicus dell'Ordine Martinista. Purtroppo si ignora,o si fa finta di ignorare, che tali costituzioni,variamente poi rivedute dai successivi Gran Maestri di quella Filiazione Martinista, postulano come elemento centrale, in ossequio alla totale convergenza dell'Ordine Martinista Italiano nei confronti del martinismo papusiano, che "L'Ordine Martinista è un Ordine CRISTIANO (che ovviamente NON vuol dire minimamente "cattolico", anche se purtroppo a molti non è ben chiara la difformità fra Forma Spirituale e Forma Religiosa, e per amore di tali persone riporto una breve nota finale(2) ). L'elemento centrale, dell'Opera Martinista, è costituito dal Riparatore (ovvero Nostro Signore Gesù Cristo,visto che è, appunto, con il nome di "Riparatore" che lo appella L.C.d.S.M.). Tale centralità è raccolta nella formula pentagrammatica, o nome pentagrammatico, che vedo ancora essere utilizzato dal caro estensore dell'articolo in oggetto, e di cui rimando a nota margine (3).
La professione di armoniosa risonanza verso il Martinismo papussiano fu poi definitivamente pronunciata nel 1965 allorquando l'Ordine Martinista,nella persona del Suo G.M.O. U.Zasio (Artephius) firmò un Fraterno Trattato di Amicizia con il CRISTIANISSIMO Ordre Martiniste Universel di Philippe Encausse il quale,lo precisiamo,fu chiamato Philippe dal padre (ovvero Papus) in ossequio al mistico e taumaturgo CRISTIANO Maitre Philippe Maestro spirituale non solo di Papus ma anche di Teder,Sedir,Haven,Adam,ovvero i più importanti membri del primo Supremo Consiglio dell'Ordre Martiniste.
Davvero un autogol, di rara perizia, risulta essere la seguente affermazione: "Tutte queste ragioni espresse in breve necessariamente ci portano a sottoscrivere in pieno quanto il Gran Maestro del Martinismo svizzero, Tripet, ebbe a rispondere ad una circolare di Papus (figlio) del 5 aprile 1968 con la quale si obbligavano i Martinisti: 1. alla credenza nella divinità di Gesù Cristo; 2. alla recita del "Pater" nelle riunioni di gruppo. Nella lettera (in risposta a detta circolare) del 14 aprile 1968 il F. Tripet dava una esauriente risposta delle ragioni che lo portavano a non accettare tali imposizioni."Forse coloro che sparano tali notizie,maldestramente ricopiate dagli scritti di Brunelli ignorano che a seguito di tali dichiarazioni il Tripet fu escluso dalla Federazione Martinista di Filiazione Papussiana (che raccoglie circa l'80% dei Martinisti del mondo) e ciò determinò la quasi completa scomparsa del Martinismo in Svizzera! Ignorano i "tifosi"dell'"anticristianesimo martinista" che la maggior parte degli Ordini Martinisti che operano in Italia sono costituiti da 4 gatti e che in Francia l'Ordine Martinista vanta migliaia di affiliati la maggior parte dei quali sono cattolici praticanti e che per il Martinismo francese, "un Ordine Martinista che non sia cristiano NON è un Ordine Martinista". Infine ignorano che la diffidenza di buona parte del Martinismo francese e di molti altri paesi verso il martinismo italiano è proprio dovuto ad alcune derive"pitagorico-pagan-evoliane"di certi ambienti di frangia. Degli eterni fuori posto dell'iniziazione, che vagheggiano il ricollegamento con eggregori morti e sepolti da millenni, che in forza della loro genesi eterodossa ed eterogenea tendono a frammischiare continuamente depositi, concetti, simboli e strumenti. La benchè minima conoscenza della storia recente del martinismo italiano, dovrebbe inoltre invitare a riflettere sul come e sul perchè il successore del Fratello Nebo, al momento di scegliere il nome del nuovo Ordine, lo individuò nel nome dell'Ordine di Philippe Encausse (E CERTO NON PER SVISTA, ATTRIBUENDOSI NOME DI ORDINE MARTINISTA GIA' ESISTENTE E GIA' OPERANTE), ed ancora come mai procedette ad una revisione e sfrondamento dei rituali facenti parte del corpo docetico di tale Ordine ?! Questioni che andrebbero affrontate con maggiore formazione ed attenzione specifica, e non attraverso lo sventolamento di asserzioni di massima atte a raccogliere il plauso di un volgo estraneo alle nostre forme e sostanze.
Del resto nei rituali di loggia del caro fratello non sono fortemente presenti richiami alla sola tradizione ermetico o esoterica cristiana ? Misteri della ragione, la quale può essere bestia più bizzarra della fede. Del resto il caro fratello conclude dicendo che è uomo di credo e non di religione. Belle parole, peccato che non sappiamo a chi si riferisca quando parla di religione. Io preferisco essere uomo di conoscenza e non di credenza (specie quando mal riposta) .
Un fantasioso fratello ha scritto della necessità di ricercare aperture internazionali. Mi permetto di far notare al fratello che in base ai miei rapporti, pregressi e odierni con la realtà martinista internazionale (Romania/Francia/Brasile/Venezuela) sussiste sempre e comunque, nel martinismo regolare, un duplice comun denominatore: l'Ordine Martinista è stato creato da Papus (raccogliendo la forma e la sostanza di un pregresso che trova ed affonda le proprie radici in mistici ed esoteristi cristiani), e l'Ordine Martinista è Ordine Cristiano Iniziatico (come potrà evincere dalla lettura dei manifesti delle varie strutture operanti all'Estero). Concludo con tre osservazioni:
(a) Se la maggioranza delle strutture martiniste concordano su alcuni punti immodificabili attorno alla nostra genesi un motivo ci sarà. E tale motivo non risiede in qualche ottusità generale, ma nella cagione stessa della nostra iniziazione e progressione. Il martinismo non ha fine in un rituale, che qualcuno costantemente mendica, bensì in una radice, che trova amplificazione in un corpo rituale e docetico, tesa ad una progressione. Questa radice è cristiana.
(b) Dove sono finiti i vari assertori di una non centralità della tradizione cristiana del martinismo ? Cosa ci hanno lasciato ? Dove sono le loro strutture? Come sono stati accolti nella tanto ricercata comunità martinista ? Silenzio. Pure i loro figli spirituali hanno provveduto a riformare i loro lasciti, e sfrondarne i depositi.
(c) Volendo e dovendo scegliere come Luce dei Maestri Passati da un lato Martinez, Louis Claude de Saint-Martin, Bohme, Papus padre e Papus figlio, Maitre Philippe, Sacchi, ecc ecc... e le elucubrazioni sospese fra il relativismo di una certa libera muratoria, e la fantasia di una certa teosofia, di cui alcuni sono impregnati, posso assicurare, che nella vita decisione più facile giammai ho preso. Per cui essere definiti da questi confusi maestri "parrocchia di periferia", mi procura un gran sorriso, ed al contempo è indicativo del livello di comprensione delle cose maturato in certi ambiti. Del resto non mi stancherò mai di dirlo. Quando ci indirizziamo verso una struttura iniziatica, sarebbe necessario chiedersi da dove essa nasce. E' portatrice di una reale continuità iniziatica, è espressione di un peculiare e armonico deposito docetico e rituale, oppure è frutto dell'EGO di separazione e frattura, di espulsioni, o genesi capziose ?! Nel caso che niente vi sia di peculiare, o in assenza di reale continuità, forse sarebbe meglio sciogliersi e confluire, se ammessi (ovviamente) verso strutture similari sotto un profilo docetico e rituale. Ovviamente questo non verrà mai fatto... ma anche ciò dovrebbe far suonare un campanello di allarme.
Il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano la nostra non è opinione è docetica. Chiunque abbia diversa idea, è ben libero di esprimerla, ma è pregato di non usare la nostra immagine per dare lustro e risalto alle proprie opinioni. Al contempo il martinismo non è una teosofia ricca o una massoneria ricca: un luogo dove dissertare fra uomini di dubbio. Bensì un luogo di opera per uomini di desiderio. Del resto so bene che anche quanto scritto sarà opportunamente portato a suo vantaggio onde cercare una qualche forma di maestosa autocelebrazione (così come per la questione delle donne al quarto, le quali in molti ordini sono presenti già da prima dell'associazione al martinismo del fratello: quindi difficilmente se ne può prendere merito filosofico o ideologico), ma tanto dovevamo dire. Perchè gli assertori di idea diversa, invece di proporre nei modi e nei tempi, un dialogo docetico con TUTTE le strutture presenti, ricorrono al social per aggredire le altrui posizioni, e poi come vittime corrono a cercare sostegno ? Semplicemente perchè non sono interessati a convergenze, o elaborazioni docetiche, ma solamente al lustro personale, e al plauso occasionale.
Purtroppo a genesi eterogenea, fa seguito una formazione eterodossa.
Note:
(1) il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano
(2) La forma religiosa rappresenta la contingenza storica e culturale in cui si è incarnato, per rendere divulgabile in forma essoterica un messaggio spirituale che affonda la propria sostanza nella radice metafisica.  La forma spirituale rappresenta l'elemento concettuale e vivificante della forma religiosa: l'elemento metastorico e sottile a cui tramite i nostri RITUALI intendiamo verticalmente ricollegarci. Il concetto è per sua natura uno e metastorico, e le ‘rappresentazioni’ sono i tentativi storici, culturali di rendere sensibile quello che sensibile non è. 
(3)L'elevazione del Nome Divino 

(4) La formula pentagrammatica

martedì 29 settembre 2015

Orazione a San Michele Arcangelo

In Nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti.
Princeps gloriosissime caelestis militiae, sancte Michael Archangele, defende nos in proelio et colluctatione, quae nobis adversus principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiae, in caelestibus.
Veni in auxilium hominum, quos Deus creavit inexterminabiles, et ad imaginem similitudinis suae fecit, et a tyrannide diaboli emit pretio magno. Proeliare hodie cum beatorum Angelorum exercitu proelia Domini, sicut pugnasti contra ducem superbiae Luciferum, et angelos eius apostaticos: et non valuerunt, neque locus inventus est eorum amplius in coelo. Sed proiectus est draco ille magnus, serpens antiquus, qui vocatur diabolus et satanas, qui seducit universum orbem; et proiectus est in terram, et angeli eius cum illo missi sunt.
En antiquus inimicus et homicida vehementer erectus est. Transfiguratus in angelum lucis, cum tota malignorum spirituum caterva late circuit et invadit terram, ut in ea deleat nomen Dei et Christi eius, animasque ad aeternae gloriae coronam destinatas furetur, mactet ac perdat in sempiternum interitum.
Virus nequitiae suae, tamquam flumen immundissimum, draco maleficus transfundit in homines depravatos mente et corruptos corde; spiritum mendacii, impietatis et blasphemiae; halitumque mortiferum luxuriae, vitiorum omnium et iniquitatum.
Ecclesiam, Agni immaculati sponsam, faverrimi hostes repleverunt amaritudinibus, inebriarunt absinthio; ad omnia desiderabilia eius impias miserunt manus. Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suae; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant.
Adesto itaque, Dux invictissime, populo Dei contra irrumpentes spirituales nequitias, et fac victoriam.
Te custodem et patronum sancta veneratur Ecclesia; te gloriatur defensore adversus terrestrium et infernorum nefarias potestates; tibi tradidit Dominus animas redemptorum in superna felicitate locandas. Deprecare Deum pacis, ut conterat satanam sub pedibus nostris, ne ultra valeat captivos tenere homines, et Ecclesiae nocere.
Offer nostras preces in conspectu Altissimi, ut cito anticipent nos misericordiae Domini, et apprehendas draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus et satanas, ac ligatum mittas in abyssum, ut non seducat amplius gentes.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo .
Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.
Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l’armata degli Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell’orgoglio lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e ormai non v’è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che tende trappole a tutti. Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati respinti con lui.
Ora ecco che, questo antico nemico, questo vecchio omicida, si erge di nuovo con una rinnovata rabbia. Trasfiguratosi in angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l’orda degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della gloria eterna, per trascinarle nell'eterna morte.
Il veleno delle sue perversioni, come un immenso fiume d’immondizia, cola da questo dragone malefico e si trasfonde in uomini di mente e spirito depravato e dal cuore corrotto; egli versa su di loro il suo spirito di menzogna, di empietà e di bestemmia ed invia loro il mortifero alito di lussuria, di tutti i vizi e di tutte le iniquità.
La Chiesa, questa Sposa dell’Agnello Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più desiderabili. Laddove c’è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge.
Pertanto, o mai sconfitto Duce, venite incontro al popolo di Dio contro questa irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele. Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.
Presentate all’Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi. Solo così non sedurrà più le anime.


martedì 17 febbraio 2015

"Invocazione Cabbalistica di Salomone"

        

Potenze del Regno,SIATE SOTTO IL MIO PIEDE SINISTRO e nella mia mano destra;
Gloria ed Eternità,toccate le mie due spalle e menatemi nelle vie della vittoria;
Misericordia e Giustizia,siate equilibrio e splendore della mia vita;
Intelligenza e Saggezza,datemi la Corona,
spiriti di Malchuth,
conducetemi fra le due colonne su cui poggia tutto
l'edificio del tempio;
angeli di Netsah e di Hod ponetemi sulla pietra cubica di Jesod.
O Ghedulael!O Gheburael!O Tiferet!...
Binael,sii il mio amore;Ruach Hochamel,sii la mia luce;sii quello che sei e che sarai o Keteriel!
Ischim,assistetemi nel nome di Sadday!
Cherubim,siate la mia forza in nome di Adonai.
Beni-Elohim siate miei fratelli nel nome del figlio e per le virtù di Zebaoth.
Elohim,combattete per me in nome del TETRAGRAMMATON.
Malachim,proteggetemi nel nome di IEUVE.
Seraphim,epurate il mio amore nel nome di Eluch.
Hasmalim,rischiaratemi con gli splendori di Eloi e di Scekinah.
Aralim,operate:Ofonim,girate e splendete.
Haioth a Kadosh,gridate,parlate,ruggite,muggite:
Kadosh,Kadosh,Kadosh,Shadday,Adonay,Jotchavah,
Eieazereie.
Allelu-ja,Allelu-ja,Allelu-ja,AMEN

www.martinismo.net

lunedì 24 marzo 2014

PREGHIERA DELL'ARDENTE AMORE DI DIO JAKOB BÖHME

O tu, Iddio santo, che dimori nella Luce a cui nessuno può giungere se non l'amore del tuo Figlio Gesù Cristo, l'amore che per pura grazia versasti per suo mezzo all'umanità, con cui tu amasti noi poveri uomini prima ancora della creazione del mondo e per cui tu ci liberasti dall'angoscia e dal potere della morte; tu ci offri questo amore attraverso tuo figlio Gesù Cristo, nell'ardente fiammeggiare del tuo spirito, noi ti preghiamo, concedilo a noi.
Io povero uomo indegno, mi riconosco senza meriti per tali benefici; ma poiché tu hai rivelato il tuo amore nella nostra umanità che tu hai assunto, e chiami a te i miseri peccatori perduti, e ti sei fatto carne, per cercarli nelle loro stesse colpe e nella loro miseria e liberarli dal peccato e renderli beati, come dice la tua parola; ecco io vengo a te, o Padre pieno di amore, chiamato dalla tua parola e prendo la tua parola e la tua verità nel mio cuore, nell'anima mia e la stringo a me come tuo dono, e ti prego, o fiammante amore di Dio, donato a noi, povere anime assetate, in Gesù Cristo, accendi anche la mia povera anima con questo amore, perché io riceva nuova vita e nuovo volere e sia fatto libero dal carcere della tua ira e dalla vendetta della morte.
O ardente amore di Dio, che infrangesti nella nostra Umanità la morte e distruggesti l'Abisso e ci conducesti attraverso la morte alla vittoria in Cristo, tu che scendesti sulla bocca e nel cuore degli Apostoli in fiamma splendente, e infiammasti tutti i tuoi Santi, e compisti per opera loro i tuoi miracoli, tu che ami e sorreggi il mondo intero e tutte le creature, a te io vengo e in te tutto io mi abbandono.
O divina fonte infinita, sgorga nel profondo mio spirito, accendi anche in me il fuoco del tuo amore, perché il mio spirito arda tutto del tuo amore, e in esso io ti riconosca e ti lodi.
O santità infinita, per i meriti del nostro Salvatore Gesù Cristo, per il suo sangue e la sua morte, io mi volgo a Te, mi getto nella tua fiamma. Per la sua resurrezione e la sua ascensione io elevo il mio volere a Te e lo abbandono interamente in Te, perché tu faccia di lui ciò che tu vuoi. Liberalo dal falso piacere, spezzagli le catene, perché egli aspiri solo a Te.
O forza santa di Dio, che stai nel cielo e sulla terra, e sei tanto vicina ad ogni cosa, versati anche in me, perché io rinasca nuovamente in Te, ed in Te rinverdisca e produca buoni frutti, come un tralcio della vite del mio Salvatore Gesù Cristo, a tua lode ed eterna potenza.
O porta di santità di Dio, risplendi nel tuo tempio del mio spirito, perché io cammini nel tuo amore, e in ogni tempo ti celebri, e ti serva in Santità e in giustizia, come tu vuoi, perché tu sei l'unico Dio, Padre, Figlio e Santo Spirito, lodato e celebrato nell'eternità. Amen.
 
 

venerdì 21 marzo 2014

I SETTE SALMI PENITENZIALI


A seguire i sette salmi penitenziali il cui utilizzo è consigliato all'interno di un processo di purificazione e spoliazione, necessario prima di poter porre in essere ogni altra forma di operatività luni-solare.
PSALMUS 6 – 1° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. Fidibus. Super octavam. PSALMUS. David.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me.
3 Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum;
sana me, Domine, quoniam conturbata sunt ossa mea.
4 Et anima mea turbata est valde,
sed tu, Domine, usquequo?
5 Convertere, Domine, eripe animam meam;
salvum me fac propter misericordiam tuam.
6 Quoniam non est in morte, qui memor sit tui;
in inferno autem quis confitebitur tibi?
7 Laboravi in gemitu meo,
lavabam per singulas noctes lectum meum;
lacrimis meis stratum meum rigabam.
8 Turbatus est a maerore oculus meus,
inveteravi inter omnes inimicos meos.
9 Discedite a me, omnes, qui operamini iniquitatem,
quoniam exaudivit Dominus vocem fletus mei.
10 Exaudivit Dominus deprecationem meam,
Dominus orationem meam suscepit.
11 Erubescant et conturbentur vehementer omnes inimici mei;
convertantur et erubescant valde velociter.
PSALMUS 32 (31) – 2° Salmo penitenziale
1 David. Maskil.
Beatus, cui remissa est iniquitas,
et obtectum est peccatum.
2 Beatus vir, cui non imputavit Dominus delictum,
nec est in spiritu eius dolus.
3 Quoniam tacui, inveteraverunt ossa mea,
dum rugirem tota die.
4 Quoniam die ac nocte gravata est super me manus tua,
immutatus est vigor meus in ardoribus aestatis.
5 Peccatum meum cognitum tibi feci
et delictum meum non abscondi.
Dixi: " Confitebor adversum me iniquitatem meam Domino ".
Et tu remisisti impietatem peccati mei.
6 Propter hoc orabit ad te omnis sanctus in tempore opportuno.
Et in diluvio aquarum multarum
ad eum non approximabunt.
7 Tu es refugium meum, a tribulatione conservabis me;
exsultationibus salutis circumdabis me.
8 Intellectum tibi dabo et instruam te in via, qua gradieris;
firmabo super te oculos meos.
9 Nolite fieri sicut equus et mulus,
quibus non est intellectus;
in camo et freno si accedis ad constringendum,
non approximant ad te.
10 Multi dolores impii,
sperantem autem in Domino misericordia circumdabit.
11 Laetamini in Domino et exsultate, iusti;
et gloriamini, omnes recti corde.
PSALMUS 38 (37) – 3° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David. Ad commemorandum.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me,
3 quoniam sagittae tuae infixae sunt mihi,
et descendit super me manus tua.
4 Non est sanitas in carne mea a facie indignationis tuae,
non est pax ossibus meis a facie peccatorum meorum.
5 Quoniam iniquitates meae supergressae sunt caput meum
et sicut onus grave gravant me nimis. -
6 Putruerunt et corrupti sunt livores mei
a facie insipientiae meae.
7 Inclinatus sum et incurvatus nimis;
tota die contristatus ingrediebar.
8 Quoniam lumbi mei impleti sunt ardoribus,
et non est sanitas in carne mea.
9 Afflictus sum et humiliatus sum nimis,
rugiebam a gemitu cordis mei.
10 Domine, ante te omne desiderium meum,
et gemitus meus a te non est absconditus.
11 Palpitavit cor meum, dereliquit me virtus mea,
et lumen oculorum meorum, et ipsum non est mecum.
12 Amici mei et proximi mei
procul a plaga mea steterunt,
et propinqui mei de longe steterunt.
13 Et laqueos posuerunt, qui quaerebant animam meam;
et, qui requirebant mala mihi, locuti sunt insidias
et dolos tota die meditabantur.
14 Ego autem tamquam surdus non audiebam
et sicut mutus non aperiens os suum;
15 et factus sum sicut homo non audiens
et non habens in ore suo redargutiones.
16 Quoniam in te, Domine, speravi,
tu exaudies, Domine Deus meus.
17 Quia dixi: "Ne quando supergaudeant mihi;
dum commoventur pedes mei,
magnificantur super me ".
18 Quoniam ego in lapsum paratus sum,
et dolor meus in conspectu meo semper.
19 Quoniam iniquitatem meam annuntiabo
et sollicitus sum de peccato meo.
20 Inimici autem mei vivunt et confirmati sunt;
et multiplicati sunt, qui oderunt me inique.
21 Retribuentes mala pro bonis detrahebant mihi,
pro eo quod sequebar bonitatem.
22 Ne derelinquas me, Domine;
Deus meus, ne discesseris a me.
23 Festina in adiutorium meum,
Domine, salus mea.
PSALMUS 51 (50) – 4° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. PSALMUS. David,
2 cum venit ad eum Nathan propheta,
postquam cum Bethsabee peccavit.
3 Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam;
et secundum multitudinem miserationum tuarum
dele iniquitatem meam.
4 Amplius lava me ab iniquitate mea
et a peccato meo munda me.
5 Quoniam iniquitatem meam ego cognosco,
et peccatum meum contra me est semper.
6 Tibi, tibi soli peccavi et malum coram te feci,
ut iustus inveniaris in sententia tua et aequus in iudicio tuo.
7 Ecce enim in iniquitate generatus sum,
et in peccato concepit me mater mea.
8 Ecce enim veritatem in corde dilexisti
et in occulto sapientiam manifestasti mihi.
9 Asperges me hyssopo, et mundabor;
lavabis me, et super nivem dealbabor.
10 Audire me facies gaudium et laetitiam,
et exsultabunt ossa, quae contrivisti.
11 Averte faciem tuam a peccatis meis
et omnes iniquitates meas dele.
12 Cor mundum crea in me, Deus,
et spiritum firmum innova in visceribus meis.
13 Ne proicias me a facie tua
et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
14 Redde mihi laetitiam salutaris tui
et spiritu promptissimo confirma me.
15 Docebo iniquos vias tuas,
et impii ad te convertentur.
16 Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae,
et exsultabit lingua mea iustitiam tuam.
17 Domine, labia mea aperies,
et os meum annuntiabit laudem tuam.
18 Non enim sacrificio delectaris;
holocaustum, si offeram, non placebit.
19 Sacrificium Deo spiritus contribulatus;
cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.
20 Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion,
ut aedificentur muri Ierusalem.
21 Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes et holocausta;
tunc imponent super altare tuum vitulos.
PSALMUS 102 (101) – 5° Salmo penitenziale
1 Preces afflicti, qui defessus
angorem suum ante Dominum profundit.
2 Domine, exaudi orationem meam,
et clamor meus ad te veniat.
3 Non abscondas faciem tuam a me;
in quacumque die tribulor,
inclina ad me aurem tuam.
In quacumque die invocavero te,
velociter exaudi me.
4 Quia defecerunt sicut fumus dies mei,
et ossa mea sicut cremium aruerunt.
5 Percussum est ut fenum et aruit cor meum,
etenim oblitus sum comedere panem meum.
6 A voce gemitus mei
adhaesit os meum carni meae.
7 Similis factus sum pellicano solitudinis,
factus sum sicut nycticorax in ruinis.
8 Vigilavi et factus sum sicut passer solitarius in tecto.
9 Tota die exprobrabant mihi inimici mei,
exardescentes in me per me iurabant.
10 Quia cinerem tamquam panem manducabam
et potum meum cum fletu miscebam,
11 a facie irae et increpationis tuae,
quia elevans allisisti me.
12 Dies mei sicut umbra declinaverunt,
et ego sicut fenum arui.
13 Tu autem, Domine, in aeternum permanes,
et memoriale tuum in generationem et generationem.
14 Tu exsurgens misereberis Sion,
quia tempus miserendi eius,
quia venit tempus,
15 quoniam placuerunt servis tuis lapides eius,
et pulveris eius miserentur.
16 Et timebunt gentes nomen tuum, Domine,
et omnes reges terrae gloriam tuam,
17 quia aedificavit Dominus Sion
et apparuit in gloria sua.
18 Respexit in orationem inopum
et non sprevit precem eorum.
19 Scribantur haec pro generatione altera,
et populus, qui creabitur, laudabit Dominum.
20 Quia prospexit de excelso sanctuario suo,
Dominus de caelo in terram aspexit,
21 ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret filios mortis;
22 ut annuntient in Sion nomen Domini
et laudem eius in Ierusalem,
23 cum congregati fuerint populi in unum
et regna, ut serviant Domino.
24 Humiliavit in via virtutem meam,
abbreviavit dies meos.
Dicam: " Deus meus,
25 ne auferas me in dimidio dierum meorum;
in generationem et generationem sunt anni tui.
26 Initio terram fundasti;
et opera manuum tuarum sunt caeli.
27 Ipsi peribunt, tu autem permanes;
et omnes sicut vestimentum veterascent,
et sicut opertorium mutabis eos, et mutabuntur.
28 Tu autem idem ipse es, et anni tui non deficient.
29 Filii servorum tuorum habitabunt,
et semen eorum in conspectu tuo firmabitur ".
 
 
PSALMUS 130 (129) – 6° Salmo penitenziale
1 Canticum ascensionum.
De profundis clamavi ad te, Domine;
2 Domine, exaudi vocem meam.
Fiant aures tuae intendentes
in vocem deprecationis meae.
3 Si iniquitates observaveris, Domine,
Domine, quis sustinebit?
4 Quia apud te propitiatio est,
ut timeamus te.
5 Sustinui te, Domine,
sustinuit anima mea in verbo eius;
speravit 6 anima mea in Domino
magis quam custodes auroram.
Magis quam custodes auroram
7 speret Israel in Domino,
quia apud Dominum misericordia,
et copiosa apud eum redemptio.
8 Et ipse redimet Israel
ex omnibus iniquitatibus eius.
 
PSALMUS 143 (142) – 7° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David.
Domine, exaudi orationem meam, auribus percipe obsecrationem meam in veritate tua;
exaudi me in tua iustitia.
2 Et non intres in iudicium cum servo tuo,
quia non iustificabitur in conspectu tuo omnis vivens.
3 Quia persecutus est inimicus animam meam,
contrivit in terra vitam meam,
collocavit me in obscuris sicut mortuos a saeculo.
4 Et anxiatus est in me spiritus meus,
in medio mei obriguit cor meum.
5 Memor fui dierum antiquorum,
meditatus sum in omnibus operibus tuis,
in factis manuum tuarum recogitabam.
6 Expandi manus meas ad te,
anima mea sicut terra sine aqua tibi.
7 Velociter exaudi me, Domine;
defecit spiritus meus.
Non abscondas faciem tuam a me,
ne similis fiam descendentibus in lacum.
8 Auditam fac mihi mane misericordiam tuam,
quia in te speravi.
Notam fac mihi viam, in qua ambulem,
quia ad te levavi animam meam.
9 Eripe me de inimicis meis,
Domine, ad te confugi.
10 Doce me facere voluntatem tuam,
quia Deus meus es tu.
Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam;
11 propter nomen tuum, Domine, vivificabis me.
In iustitia tua educes de tribulatione animam meam
12 et in misericordia tua disperdes inimicos meos;
et perdes omnes, qui tribulant animam meam,
quoniam ego servus tuus sum.