Visualizzazione post con etichetta pitagorismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pitagorismo. Mostra tutti i post

sabato 1 giugno 2013

La Tetraktys e il quadrato di quattro - Rene Guénon

Nel corso dei nostri studi, siamo stati condotti a diverse riprese a fare allusione alla Tetraktys pitagorica, e ne abbiamo indicato allora la formula numerica: 1+2+3+4 = 10, mostrando la relazione che unisce direttamente il denario al quaternario. È nota d'altronde l'importanza tutta particolare che vi attribuivano i Pitagorici, e che si traduceva segnatamente nel fatto che essi prestavano giuramento «per la santa Tetraktys»; è forse passata più inosservata l'altra formula di giuramento, che era «per il quadrato di quattro»; vi è fra le due un rapporto evidente, giacché il numero quattro è, si potrebbe dire, la loro base comune. Si potrebbe dedurne, fra le altre conseguenze, che la dottrina pitagorica doveva presentarsi con un carattere più «cosmologico» che puramente metafisico, il che non costituisce d'altronde un caso eccezionale quando si è in presenza di tradizioni occidentali, dal momento che abbiamo già avuto l'occasione di fare un'analoga osservazione per quel che concerne l'ermetismo. Il motivo di questa deduzione, che può a prima vista sembrare strana a chi non è abituato all'uso del simbolismo numerico, è che il quaternario è sempre e dovunque considerato propriamente il numero della manifestazione universale; esso segna dunque, a tale riguardo, il punto di partenza stesso della «cosmologia», mentre i numeri che lo precedono, cioè l'unità, il binario e il ternario, si riferiscono
strettamente all’“ontologia»; l'evidenziazione più particolare del quaternario corrisponde quindi proprio per ciò a quella del punto di vista «cosmologico» medesimo.
All'inizio dei “Rasail Ikhwan Eç-çafa”, i quattro termini del quaternario fondamentale sono così enumerati: 1° il Principio, designato come “El-Bari”, il «Creatore» (il che indica che non si tratta del Principio supremo, ma solo dell'Essere, in quanto principio primo della manifestazione, che d'altronde è effettivamente l'Unità metafisica); 2° lo Spirito universale; 3° l'Anima universale; 4°
la “Hylè” primordiale. Non svilupperemo ora i diversi punti di vista dai quali questi termini potrebbero esser considerati; si potrebbe in particolare farli corrispondere rispettivamente ai quattro «mondi» della Cabala ebraica, che hanno pure il loro esatto equivalente nell'esoterismo islamico. Quel che importa per il momento, è che il quaternario così costituito sia ritenuto presupposto
dalla manifestazione, nel senso che la presenza di tutti i suoi termini è necessaria allo sviluppo completo delle possibilità che essa comporta; e, si aggiunge, per questo nell'ordine delle cose manifestate si ritrova sempre in special modo il segno (si potrebbe dire quasi il «sigillo”) del quaternario: donde, per esempio, i quattro elementi (l'Etere non vi è infatti annoverato, trattandosi
soltanto degli elementi «differenziati»), i quattro punti cardinali (o le quattro regioni dello spazio che vi corrispondono, con i quattro «pilastri» del mondo), le quattro fasi in cui si divide naturalmente ogni ciclo (le età della vita umana, le stagioni nel ciclo annuale, le fasi lunari in quello mensile, ecc.), e così di seguito; si potrebbe in tal modo trovare una moltitudine indefinita di applicazioni del quaternario, legate tutte fra loro, d'altronde, da rigorose corrispondenze analogiche, poiché non sono, in fondo, che altrettanti aspetti più o meno speciali di uno stesso «schema» generale della manifestazione.
Tale «schema», sotto la sua forma geometrica, è uno dei simboli più diffusi, uno di quelli che sono veramente comuni a tutte le tradizioni: è il cerchio diviso in quattro parti uguali da una croce formata da due diametri ortogonali; e si può subito notare che questa figura esprime precisamente la relazione del quaternario col denario, com'è espressa, sotto forma numerica, dalla formula che abbiamo ricordato all'inizio. Infatti, il quaternario è rappresentato geometricamente dal quadrato, se lo si considera sotto il profilo «statico», ma se lo si considera sotto quello «dinamico» come in questo caso, lo è dalla croce; essa, ruotando intorno al suo centro, genera la circonferenza, che, con il centro, rappresenta il denario, il quale è, come abbiamo detto prima, il ciclo numerico completo. Questo viene appunto chiamato «circolatura del quadrante», rappresentazione geometrica di ciò che
esprime aritmeticamente la formula 1+2+3+4 = 10; inversamente, il problema ermetico della «quadratura del cerchio» (espressione di solito così mal compresa) non è altro se non ciò che rappresenta la divisione quaternaria del cerchio, che si suppone
dato, con due diametri ortogonali, e si esprimerà numericamente con la stessa formula, scritta però in senso inverso: 10 = 1+2+3+4, per mostrare che l'intero sviluppo della manifestazione è così ricondotto al quaternario fondamentale.
Detto questo, ritorniamo al rapporto fra la Tetraktys e il quadrato di quattro: i numeri 10 e 16 occupano lo stesso posto, il quarto, rispettivamente nella serie dei numeri triangolari e in quella dei numeri quadrati. È noto che i numeri triangolari sono i numeri ottenuti facendo la somma dei numeri interi consecutivi dall'unità fino a ciascuno dei termini successivi della serie; l'unità stessa è il primo numero triangolare, come pure il primo numero quadrato, poiché, essendo il principio e l'origine della serie dei numeri interi, essa deve esserlo ugualmente di ogni altra serie che ne è derivata. Il secondo numero triangolare è 1+2 = 3, il che mostra d'altronde che, dal momento in cui l'unità ha prodotto il binario mediante la propria polarizzazione, si ha immediatamente per ciò stesso il ternario; e la sua rappresentazione geometrica è evidente: 1 corrisponde al vertice del triangolo, 2 agli estremi della
base, e il triangolo medesimo, nel suo complesso, è naturalmente la figura del numero 3. Se si considerano poi indipendentemente i tre termini del ternario, la loro somma dà il terzo numero triangolare: 1+2+3 = 6; essendo questo numero senario il doppio del ternario, si può dire che esso implica un nuovo ternario, riflesso del primo, come nel ben noto simbolo del «sigillo di Salomone
»; ma ciò potrebbe dar luogo ad altre considerazioni che sarebbero fuori del nostro argomento. Continuando la serie, si ha, per il quarto numero triangolare, 1+2+3+4 = 10, cioè la Tetraktys; e si vede così, come abbiamo già spiegato, che il quaternario contiene in certo modo tutti i numeri, giacché contiene il denario, donde la formula del Tao-te-King da noi precedentemente citata:
«uno ha prodotto due, due ha prodotto tre, tre ha prodotto tutti i numeri», il che equivale ancora a dire che tutta la manifestazione è come avvolta nel quaternario, o, inversamente, che esso costituisce la base completa del suo sviluppo integrale.
La Tetraktys, in quanto numero triangolare, era naturalmente rappresentata da un simbolo che nel suo complesso era di forma ternaria, mentre ciascun lato esterno comprendeva quattro elementi; e tale simbolo si componeva in tutto di dieci elementi, raffigurati da altrettanti punti, nove dei quali si trovavano così sul perimetro del triangolo e uno al suo centro. Si osserverà che si ritrova in questa disposizione, malgrado la differenza delle forme geometriche, l'equivalente di quel che abbiamo indicato a proposito della rappresentazione del denario con il cerchio, poiché, anche qui, 1 corrisponde al centro e 9 alla circonferenza. Osserviamo pure incidentalmente, a tal riguardo, che proprio perché 9, e non 10, è il numero della circonferenza, la divisione di questa si effettua normalmente secondo i multipli di 9 (90 gradi per il quadrante, e quindi 360 per l'intera circonferenza), il che si trova d'altra parte in relazione diretta con tutta la questione dei «numeri ciclici».
Il quadrato di quattro è, geometricamente parlando, un quadrato i cui lati comprendono quattro elementi, come quelli del triangolo di cui abbiamo appena parlato; se si considerano misurati i lati stessi dal numero di questi elementi, ne risulta che i lati del triangolo e quelli del quadrato saranno uguali. Si potranno allora riunire le due figure facendo coincidere la base del triangolo con il lato superiore del quadrato, come nel seguente tracciato (in cui, per maggior chiarezza, abbiamo segnato i punti non sui lati stessi, ma all'interno delle figure, il che permette di contare distintamente quelli che appartengono rispettivamente al triangolo e al quadrato); e l'insieme così ottenuto dà luogo ancora a parecchie importanti osservazioni. Anzitutto, se si considerano soltanto il triangolo e il quadrato come tali, quest'insieme è una rappresentazione geometrica del settenario, in quanto somma del ternario e del quaternario: 3+4 = 7; si può dire, più precisamente, secondo la disposizione stessa della figura, che questo settenario è formato dall'unione di un ternario superiore e di un quaternario inferiore, il che è suscettibile di varie applicazioni. Per limitarci a quel che ci interessa qui in modo particolare, basterà dire che, nella corrispondenza fra i numeri triangolari e i numeri quadrati, i primi devono esser riferiti a un ambito più elevato dei secondi, donde si può inferire che, nel simbolismo pitagorico, la Tetraktys doveva avere un ruolo superiore a quello del quadrato di quattro; e, di fatto, tutto ciò che se ne conosce sembra proprio indicare che era realmente così.
Ora, c'è qualcos'altro di più singolare, e che, per quanto si riferisca a una diversa forma tradizionale, non può certo esser ritenuto una semplice «coincidenza»: i due numeri 10 e 16, contenuti rispettivamente nel triangolo e nel quadrato hanno per somma 26; ora, il numero 26 è il valore numerico totale delle lettere che formano il tetragramma ebraico “iod-hé-vau-hé”. Inoltre, 10 è il valore della prima lettera “iod” e 16 è quello dell'insieme delle altre tre lettere “hé-vau-hé”; questa divisione del tetragramma è perfettamente normale, e la corrispondenza delle sue due parti è anch'essa molto significativa: la Tetraktys si identifica così allo “iod” nel triangolo, mentre il resto del tetragramma si inscrive nel quadrato posto al di sotto di quello.
D'altra parte, il triangolo e il quadrato contengono entrambi quattro file di punti; occorre notare, benché la cosa abbia in fondo solo un'importanza secondaria, e unicamente per sottolineare ancora una volta le concordanze di diverse scienze tradizionali, che le quattro file di punti si ritrovano nelle figure della geomanzia, figure che d'altronde, per le combinazioni quaternarie di 1 e 2, sono 16 = 4^2 ; e la geomanzia, come indica il suo nome, è in speciale relazione con la terra, simboleggiata, nella tradizione estremo-orientale, dalla forma quadrata.
Infine, se si considerano le forme solide corrispondenti, nella geometria tridimensionale, alle figure piane in questione, al quadrato corrisponde un cubo, e al triangolo una piramide quadrangolare avente per base la faccia superiore del cubo; l'insieme forma quella che il simbolismo massonico designa come «pietra cubica a punta», e che, nell'interpretazione ermetica, è considerata una figura della «pietra filosofale». Vi sono ancora altre osservazioni da fare su quest'ultimo simbolo; ma, poiché esse non hanno più alcun rapporto con il problema della Tetraktys, sarà preferibile esaminarle separatamente.

martedì 9 aprile 2013

Iniziazione Martinista ed Esperienza Storica - Carlo Gentile


Un particolare riflesso della iniziativa martinista consiste nell'armonizzarsi delle varie possibili forme spirituali in una coesistenza di reciproca illuminante comprensione. Siffatta tendenza, rispondente al tono materno della iniziazione Jonica come dice il Gorel-Porciatti (« II Martinismo e la sua essenza) si esplica in termini esteriori di definizione, quale formula di alleanza universale: socialità religiosa. politica, 'umanitaria dilatata al massimo ; conclusione della vita nella pace, insomma. A questa estrinsecazione exoterica si ricollega un problema delicatissimo, del rapporto cioè tra la esperienza storica e quella iniziatica. Una precisa distinzione a priori elimina qualsiasi interpretazione a rovescio che al programma martinista,in esame superficiale, il profano può attribuire. Infatti il mondo è assillato nei secoli dal desiderio di armonia. I sospiri delle generazioni racchiudono un desiderio sempre uguale: trovare la formula che rendevano l'urto delle mentalità, e chiarisca ogni problema in modo da convincere i viventi e quanti verranno. Eppure, parallelamente a tale desiderio, si fa strada di continuo, il fallimento i di ogni unità filosofica, religiosa, politica; onde il ripresentarsi degli stessi problemi in veste di dilemmi sempre nuovi. E' una esperienza questa, essenziale per lo spirito di occidente il quale. ha perduto da molti secoli l'abito unitario su base giuridico sociale del mondo romano, e quello di natura religiosa tentato dalla Chiesa nel Medioevo. Nel quadro della consapevolezza storica attuale, una formula unica della vita si concepisce, o come aspirazione ad un vago eclettismo tratto dai dogmi e dai miti degli spiriti diversi, o come concezione nuova, superiore alle altre ed a queste capace di sostituirsi.
La fisionomia apparentemente antistorica del Martinismo risulta evidente alla mentalità profana, poiché il Martinismo, non contento di ripercorrere il motivo dell'associazione degli uomini dì buona volontà - (caratteristica ben nota delle fratellanze di ispirazione iniziatica) - postula una trasvalutazione dei sistemi e dei credi, per poterli avvicinare e congiungere, ed implica quindi in una adattazione di idee in seno alle coscienze dei suoi seguaci, uomini di tutte le fedi. Cerchiamo allora di ristabilire a posteriori il principio esoterico della solidarietà universale ; perché si veda che essa non è confondibile con alcuna generica aspirazione irenistica di natura utopica,ma indica interno "nel riflesso interno" la consapevolezza di un'opera perennemente in atto. E partiamo dall'esperienza storica ch' è, malgrado le conclusioni di talune scuole filosofiche, essenzialmente relativistica, ossia « dissociativa». L idealismo, desideroso di raccogliere in una formula di necessità razionale e cosmica, le discordanze psicologiche degli uomini — dal panlogismo dello Hegel alla circolarltà dello spirito di Croce — esaurisce il mondo del reale e della storia nella scoperta di legami razionali tra le pagine di un libro scompaginato ab aeterno. Ma non dice perché quelle pagine contengano formulazioni cozzanti e destinate sempre a venire superate, senza che in una di esse ai possa scoprire una'idea conclusiva. Non dice perché la razionalità cosmica debba "farsi" nel dramma della contingenza e della empiria, per rivelarsi a se stessa. Perciò lo scetticismo vede a buon diritto nella storia, la ripetizione di determinati momenti psicologici. Ed infatti, l'uomo del secolo XX, posto dinanzi a certe situazioni ricorrenti nei tempi, rivela in se l'uomo dei millenni .trascorsi; onde si può dire che la barbarie è eterna, e di essa si trasmutano soltanto le forme destinate a raccogliere volta per volta l'impeto 'biologico mascherato di ragione e di idealità. Si comprende allora l'origine psicologica di ogni pessimismo per l'umano progresso. La guerra, sanzione ricorrente della irrazionalità primitiva, offre .la giustificazione sperimentale delle più amare meditazioni. Alla fine di ogni tempesta mondiale, lo storico — si veda ad esempio lo Epilogo, del Fisher (Storia di Europa. III) — potrebbe pronunziare lo stesso giudizio che suggella un libro veramente " vivo " della nostra epoca : " La sola cosa che conta è portare sempre più lontano un filo di paglia, sempre per respirare o per chiedersi il perché " (R. Gary, Formiche a Stalingrado, trad. ital. Mondadori). E' lò stesso pensiero ironizzante di Giuseppe Rensi : essere questo non il campo dell'umana "evoluzione, ma soltanto il mondo che sta. Naturalmente la certezza che una morale e un credo sono irraggiungibili, condiziona storicamente il naufragio "fisico"della coscienza individuale, ben più tremendo di quello teoretico di Hartmann: il suicidio ; dal greco Egesia a Carlo Michelstaedter, la cui morte apparve inserzione di un motivo drammatico nel mondo della placida cultura, come l'annunzio il Papini (24 cervelli). Per apprendere l'unità della vita bisogna .uscire dal "modo di interpretazione proprio delle ideologie e dei sistemi. E' indubbio che l`iniziazione occidentale abbia tratto dinanzi agli spiriti la convinzione di leggi di armonia.
Il Pitagorismo, con le sue analogie filosofiche di assonanze numeriche immanenti al mondo fisico ed al complesso dei principi costituenti la vita degli individili, ne è testimonianza ; ed in relazione a queste premesse si svolge la formula programmatica del Martinismo. Partecipi della continua vicenda umana che si articola attimo per attimo sotto i nostri occhi, in quanto inseriti nel piano fisico, " reale" come si dice, della esistenza, noi tutti sentiamo, perfino nel turbinio delle guerre e delle rivoluzioni, richiami continui all'amore universale ; alla conclusione definitiva di ogni problema. Nella politica in ispecie, l'azione pratica si informa alla fede nella bontà delle formule, nella automatica aderenza fra un sistema e le contingenze della storia. II dogmatismo politico assume talvolta aspetti tipicamente antistorici nella pretesa di risolvere situazioni relative a determinati ambienti,in esclusiva funzione di stili di vita fucinati in luoghi ed in atmosfere psicologiche del tutto diverse. Basta pensare all'amara requisitoria di Vincenzo Cuoco sulla rivoluzione «passiva» del 1799. Ogni sistema di filosofia si pone come "la filosofia" ; ogni rivelazione religiosa vede in se stessa "la religione", ogni credo politico interpreta tutta la realtà di una funzione di una ideologia. Ed i sistemi, le rivelazioni, le ideologie, hanno la loro visione armonica, pacifica, umanitaria delle cose- Le polemiche tra filosofi e filosofi, tra teologi e teologi, " tra politici e politici, svolgono frequentemente il te ma della malafede. Ma non è così. In sede di critica, non è il caso particolare -dell'uomo in malafede la determinante di un atteggiamento di pensiero. Tutti i credi, parlano di pace ed aspirano a concludere la lotta secolare per l'esistenza ed il dissidio delle umane ricerche. E man mano che questi credi, religiosi o politici che siano, si spiritualizzano, man mano cioè che si liberano dalla interpretazione più intollerante delle psicologie elementari, essi assurgono ad alta poesia e a commoventi sogni di universale amore. Perciò tutti ; i sistemi sembrano veri nelle loro formulazioni umanitarie, e da tal punto di vista ogni nuova idea accoglierà proseliti ; ed ugualmente ogni sistema apparirà fallace, quando altri pensatori saranno riusciti ad articolare in funzione dialettica degli errori del primo, un nuovo modo di intendere la vita. Questo circolo chiuso, che è fonte degli scetticismi e delle negazioni, si spiega nella sua necessità, solo impadronendosi delle ragioni intime della vita, e quindi inziaticamente. Le considerazioni che abbiamo fatte fin qui servono ormai sufficientemente ad isolare in chiarezza un principio essenziale. L'essere non è comprensibile nella sua integrale unità da parte dell'uomo, dato che questi, riassumendo le forze del mondo inferiore ed aprendo la via alla manifestazione di una vita più alta, segna dinamicamente un momento della teofania. Pure, lo individuo ripete nel proprio consistere relativo le linee essenziali della vita intera ; la ricerca umana di una formula che riassorba la fluttuazione empirica dei movimenti irrazionali,si uniforma allora ad un bisogno naturale di universalità. Questo ispira i voli dell'anima protesa alla esperienza mistica di «vivere di Dio», l'apostolato dei fondatori e dei riformatori delle religioni, inchiodati al tormento di scoprire la parola decisiva per la soddisfazione di ogni anima, gli slanci rivoluzionari degli innovatori sociali, e le meditazioni lucide ed aeree del pensiero filosofico. il tentativo di porre la nostra personalità ad immagine del mondo, di risolvere in noi gli interrogativi dei secoli, è un errore di prospettiva assurto a legge del moto psicologico nel tempo. Noi non siamo abitante parte del piano fisico. La verità essenziale dell`iniziazione è appunto il riconoscimento di un pluralismo immanente alla personalità. Esso è stato variamente interpretato da mistici e da filosofi, ed ha alimentato tutti i sistemi,dalle testimonianze dei santi, i quali in contraddizione all'empirismo moderno negatore di una sostanza spirituale. Sul pluralismo si impernia qualslasi morale, poiché la morale è sempre distinzione di essere e dover essere. Una traduzione in termini d'arte di questo principio che l'occultismo professò da secoli, è forse la concezione pirandelliana della psicologia, specie se si pensi al tormentato problema del Lazzaro. La coscienza viene meno nella morte apparente, ma l'oasi oscura non può essere soluzione di continuità nella vita, poiché chi è stato morto, continua a vivere. I! giovane .prete che al padre divenuto incredulo, dice : Hai vissuto in Dio , testimonia in fondo che questa coscienza non è se non una coscienza, cioè uno degli aloni di luce più o meno opachi. più o meno vividi, costituenti l'umano Sé. E` chiaro dunque che l'uomo partecipa a piani diversi ed è risultante di principi diversi. Bisogna vivere nella Mente, dice in conclusione l`Ermetismo.Ma per giungere alla trasformazione urge rendersi conto che quella parte di spiritualità legata al piano fisico, alla « realtà » di tutti i giorni, è prigioniera della necessità. Perciò i suoi tentativi di mondo, avranno sempre bisogno di integrazione. Chi pretende estinguere la sete con l'acqua fisica, tornerà sempre a bere, spiega Gesù alla Samaritana. Occorre un'altra acqua che appaghi ogni desiderio. Ecco perche la spiritualità .martinista. parte dal fondamentale desiderio della reintegrazione dell'uomo nella sua divina essenza. Siffatta reintegrazione si mantiene immune dal cristallizzarsi del virtuosismo individuale che distingue la maggior parte dei sistemi della Yoga. a Tutte queste conoscenze tecniche — dice il Sedir — non commuovono il centro eterno del nostro essere (Yoghe - trad. di M. Levi, pag. 98-Atanor).
La spiritualità martinista possiede l'universalità dell'amore, Ìn quanto si compie per l'umanità i presente e futura — (l'Evangelo a tutte le creature") — senza essere "di tutti.", (senza cioè esaurirsi — dimenticando il concetto ermetico del simbolo primordiale — nel modo antiiniziatìco usato dal Cristianesimo storico per interpretare ciò che Gesù vietò di dare ai non mondi). II mistero della vita è racchiuso nella filosofia dei tré punti sui quali si articola il pensiero di C. Saint Martin. Dio, l'Uomo e l'Universo, sono forme inscindibili, rivelantisi reciprocamente in organica sintesi. L'oggettività o la natura non si può concepire fuori della raffigurazione individuale: la coscienza dell'individuo, il pensiero definito nella relatività storica; è l'unica raffigurazione accessibile alla ricerca. Ma è pure chiaro che non è dato confondere l'Umanità '(l'Adamo celeste — II Figliuolo dell'uomo), con la umanità legata al piano fisico, quella che Platone indicava quale branco di schiavi incatenati nella caverna. Bisogna sciogliere l'uomo dalla servitù 'delle raffigurazioni, e dargli il possesso delle ragioni interne della vita. Il culto della Mente, la contemplazione delle Idee, la nascita del Cristo, rientrano in questa arte che è trasformazione, separazione, isolamento di sostanze, elevazione infine. In tal modo l'esperienza attiva della universalità, inconfondibile con tutte le contingenti aspirazioni all'universale, realizza l'eterna integrale consapevolezza di sè del Grande Architetto dell'Universo. Perciò il Martinismo richiede il culto dell'Amore come una condizione essenziale della rinascita del vero Io; onde l'affratellamento dei suoi membri nella catena occulta.
Per lo stesso motivo l'Iniziazione Martinista non è avulsa dalla dolorosa quotidiana realtà dell'esistenza terrena. Anche in relazione ad un aspetto inconfondibile della spiritualità latina e mediterranea, rivelata in pieno dalla Scuola Italica, il Martinismo non sovrappone, nello studio dei problemi religiosi e sociali, un sistema ad altri sistemi, ne vuole rinchiudersi nell'egoismo di un punto di vista già formulato, preponendolo ad altri. E' sintomatico il fatto che Pitagora rappresenti nella storia dei suoi tempi, non un determinato orientantamento politico, ma l'esigenza di perfezionare moralmente, di nutrire dì universalità insomma, nella sua scuola, quanti dovevano poi darsi alla vita sociale. In ogni ideologia,sistema, o credo, vi e un tentativo di adeguamento dell'anima individuale al mistero del tutto di tutti i paesi e di tutti i riti, trae la sua piccola verità, la sua delle ombre e dalla perenne traduzione luciferica del mito dell'universale. Contro la pretesa appesantisce di forze barontiche dell'io empirico (la cui volontà il moto celeste) ; ridurre il mondo sotto il proprio angolo visuale —si erige dal tempo,oltre il tempo pò, il monumento della spiritualità iniziatica. E poiché tutta la luce dev'essere riscattata, la Piramide confluenza di tutti i riti e di tutte le fedi. Nello stesso modo il senverse parti della esistenza del mondo, a vincere i settarismi, gli odi e le intolleranze. Come dal - basso le forze tendono a con- , chiuderai nella suprema chiarez za del Punto, così dalla fonte unica " della luce, la saggezza ovunque discende. Ogni pietra dell'edificio è, secondo l'espressione biblica, « vivente », poiché si pone in rapporto di mutua comprensione spirituale con tutte le altre. Cosi nel suo aspetto più vicino al piano delle ombre e delle luci, ove si susseguono i drammi del l'intolleranza e le di sfatte del materialismo, il Martinismo appare scuola di elevazione superiore del pensiero. Per esso, che da un lato è rivolto allo Impenetrabile Convento presieduto dal mistero della Morte e del Trionfo, e dall'altro, a tutte le manifestazioni iniziatiche costruttive, nelle loro ramificazioni e specializzazioni, è aperta una via all'avvenire del mondo.Il dramma della umanità terrena, incomprensibile affatto fino a quando l'egoismo ispira la ricerca, diviene più chiaro, e si pro fila nella sua vera essenza di riflesso del dramma cosmico.Allora l'uomo, divenuto Eletto Cohen, ossia ministro dell'Unico Vero, interpreta realmente, nella intimità animica, il dolore e l'amore di tutti i pensieri e di tutte- le. fedi. Egli è dunque partecipe di una vita che lo rende un Amico di Dio».
N.d.R. Per concessione dell' Autore, siamo lieti di pubblicare l'Articolo di cui sopra, tratto dal suo volume: "L'umanità, il divino ed il mondo"in corso di stampa (Ardenza - Napoli)