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martedì 4 giugno 2013

Meister Eckhart Pensieri, Massime e Aforismi


Prego Iddio che mi liberi di Dio

Per una mente serena, tutto è possibile
Dovrai conoscere Dio direttamente, senza ricorrere ad alcuna immagine e senza attribuirgli sembianza alcuna. Finché l'io ed Egli, vale a dire, Dio e l'anima, non costituiscono un solo qui ed un solo ora, l'Io non può operare, né essere una cosa sola, con Lui.

La gente pensa troppo a ciò che deve fare
e troppo poco a quel che deve essere

Se l'amore di Dio ci è nascosto, noi soli ne abbiamo colpa.
Noi siamo la causa di tutti i nostri ostacoli.
Guardati da te stesso e avrai fatto buona guardia
Dio non cerca il proprio utile;
in tutte le sue opere è puro e libero e le compie per vero amore.
Lo stesso fa l'uomo che è unito a Dio,
e che sta puro e libero in tutte le sue opere,
compiendole solo per onore di Dio,
senza cercare utile proprio. In lui è Dio che opera.

Il giusto non cerca niente con le sue opere.
Sono servi e mercenari quelli che cercano qualcosa con le loro opere,
o che agiscono in vista di qualche perché.
Dunque, se vuoi essere formato e trasformato nella giustizia,
non cercare e non aver di mira nelle tue opere alcun perché,
né nel tempo né nell'eternità,
né ricompensa né beatitudine,
né questo né quello,
perché tali opere sono morte davvero.
Perché tutte le cose siano nostre,
bisogna che accogliamo Dio ugualmente in tutte le cose,
non più in una che in un'altra,
giacché egli è uguale in tutte le cose.

Quando è la pienezza del tempo?
Quando non c'è più il tempo.
La pienezza del tempo è per chi, nel tempo,
ha posto il suo cuore nell'eterno,
e per cui sono morte tutte le cose temporali.

L'amore non vuole essere in nessun altro luogo,
se non dove è eguaglianza e unità.
Fra il signore e il servo non vi è pace,
perché non vi è uguaglianza.
L'uomo e la donna sono diversi l'uno dall'altra,
ma nell'amore sono del tutto uguali.

Se l'amore di Dio ci è nascosto, noi soli ne abbiamo colpa.
Noi siamo la causa di tutti i nostri ostacoli.
Guardati da te stesso e avrai fatto buona guardia

Dio non cerca il proprio utile;
in tutte le sue opere è puro e libero e le compie per vero amore.
Lo stesso fa l'uomo che è unito a Dio,
e che sta puro e libero in tutte le sue opere,
compiendole solo per onore di Dio,
senza cercare utile proprio. In lui è Dio che opera.

Il giusto non cerca niente con le sue opere.
Sono servi e mercenari quelli che cercano qualcosa con le loro opere,
o che agiscono in vista di qualche perché.
Dunque, se vuoi essere formato e trasformato nella giustizia,
non cercare e non aver di mira nelle tue opere alcun perché,
né nel tempo né nell'eternità,
né ricompensa né beatitudine,
né questo né quello,
perché tali opere sono morte davvero.

Perché tutte le cose siano nostre,
bisogna che accogliamo Dio ugualmente in tutte le cose,
non più in una che in un'altra,
giacché egli è uguale in tutte le cose.

Se si domandasse a un uomo vero,
che opera dal suo fondo proprio,
perché compie le sue opere,
questi, per rispondere giustamente,
non direbbe altro che:
"Io opero perché opero."

Se l'uomo si mette in rapporto o prende qualcosa
al di fuori di se stesso, non va bene.
Non si deve considerare Dio come esterno a noi stessi,
ma come nostro proprio essere.

Se vuoi vivere e vuoi che le tue opere vivano,
devi essere morto a tutte le cose e diventato nulla.
Della creatura è proprio far qualcosa a partire da qualcosa,
ma di Dio è proprio far qualcosa a partire dal nulla.
Tuttavia, dunque, nel tuo fondo agisci là:
le opere che compi là sono tutte vive.

L'uomo che si è distaccato da se stesso e da tutte le cose,
che non cerca in niente il suo utile e
che compie tutte le opere senza perché e solo per amore -
un tale uomo è morto al mondo e vive in Dio,
e Dio in lui.

Dio è un permanere nella purezza della propria essenza,
nella quale non vi sono attributi.
Deve andarsene tutto ciò che è contingente.
Egli è puro dimorare in se stesso,
dove non c'è il questo e il quello:
infatti quel che è in Dio è Dio.

Ho detto una volta:
chi cerca il nulla trova il nulla.
Perché si lamenta?
Ha trovato quello che cercava.
Chi cerca e desidera qualcosa,
cerca e desidera il nulla,
e a chi chiede qualcosa,
il nulla viene dato.

Sappi che se cerci in qualche modo il tuo utile,
non troverai mai Dio,
perché non cerchi soltanto lui.
Tu cerchi qualcosa insieme a Dio,
proprio come se facessi di Dio una candela con cui cercare qualcosa
- quando si è trovata la cosa, si getta via la candela.
Quel che cerchi insieme a Dio è il nulla,
qualsiasi cosa sia - utile, ricompensa, interiorità,
o che altro: tu cerchi il nulla, e perciò trovi il nulla.
Che tu trovi il nulla, dipende solo da questo:
che tu cerchi il nulla.

Se Maria non avesse prima generato Dio nello spirito, egli non sarebbe mai nato da lei nel corpo.
Per Dio vale di più essere generato spiritualmente da ogni vergine
- ovvero da ogni anima buona -
che essere nato corporalmente da Maria.

Tutto quello che il Padre ha dato al Figlio suo unigenito
lo ha dato altrettanto pienamente a me,
senza nulla di meno.
Ora potreste chiedermi:
se io ho in questa natura tutto quel che
Cristo può offrire secondo la sua umanità,
perché lo esaltiamo e veneriamo
come nostro Signore e nostro Dio?
Questo accade perché è stato un messaggero di Dio a noi,
e ci ha portato la nostra beatitudine.
Ma la beatitudine che ci ha portato era nostra.

La prima cosa che Dio dona è se stesso.
Se hai Dio, con lui hai tutte le cose.
A volte dico:
chi ha Dio e anche tutte le cose
non ha più di chi ha Dio soltanto.

Chi pensa di ricevere Dio nella interiorità,
nella devozione,
in un dolce rapimento o in una grazia particolare
più che presso il focolare o nella stalla,
non fa altro che prendere Dio,
avvolgergli un mantello intorno al capo
e cacciarlo sotto una panca.
 

Perché chi cerca Dio secondo un modo,
prende il modo e perde Dio,
che nel modo è nascosto.
Ma chi cerca Dio senza modo,
lo prende come è in se stesso;
vive nel Figlio ed è la vita stessa. 


 Dio opera maggiormente in un cuore umile, perché è là che trova la maggiore possibilità di operare, trovandovi la maggiore somiglianza con se stesso.

 L’anima è fatta per un bene così grande ed alto, che essa non può in alcun modo trovare riposo, ed è sempre infelice, finché non giunge, sopra ogni modo, a quel bene eterno che è Dio, per il quale essa è fatta.

 L’occhio nel quale io vedo Dio è lo stesso occhio in cui Dio mi vede.

 L’uomo che si è distaccato da se stesso, è così puro che il mondo non può sopportarlo.

 Non si deve cercare niente, né conoscenza né scienza, né interiorità né devozione né pace, ma soltanto la volontà di Dio.

 Per una mente serena tutto è possibile.

 Quando l’uomo compie buone opere mentre si trova in peccato mortale, non le compie a partire dal peccato mortale, ma piuttosto a partire dal fondo del suo spirito, che è buono in se stesso per natura, anche se egli non si trova nella grazia.

 Se avviene un’opera buona attraverso un uomo, l’uomo si libera con questa opera e diviene più vicino al suo principio di quanto lo fosse prima e pertanto è migliore e più beato.

 Tutto sarebbe donato a chi rinunciasse a se stesso assolutamente, anche per un solo istante.

 Volontà e amore si dirigono verso Dio in quanto è buono e, se non fosse buono, non lo degnerebbero di attenzione.











giovedì 16 maggio 2013

Aforismi di Jakob Böhme

Riportiamo qui alcuni aforismi illuminanti del pensiero mistico di Jakob Böhme, la cui figura molto influenzò Louis Cloude de Saint Martin 



«La nostra conoscenza deve essere completa nell'amore di Cristo (amore divino), in modo da amarci reciprocamente. Senza di ciò, la nostra conoscenza non servirà a nulla. Se non introduco la mia conoscenza, insieme al mio desiderio, nell'amore di Dio, in cui Egli ci ha amato in Cristo, e se non amo il mio prossimo nell'amore di Dio nel Cristo, nell'amore con cui Dio ci ama e con cui egli ci amò sebbene fossimo suoi nemici, non possiedo la luce di Dio dimorante in me stesso».

«Non acquisisco la mia conoscenza dalle lettere e dai libri, ma la posseggo entro me stesso, poiché il cielo e la terra con tutti i loro abitanti, e inoltre Dio stesso, sono nell'uomo».

«Il tuo stesso udito, la tua stessa volontà e la tua stessa vista ti impediscono di vedere e udire Dio. Esercitando la tua volontà, ti separi da quella di Dio e impiegando la tua vista, tu vedi solo entro i tuoi desideri, mentre tali desideri ostruiscono il tuo stesso senso dell'udito, chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ciò ti mette a tal punto in ombra che non puoi scorgere ciò che è supersensoriale e al di là della tua natura umana. Ma se rimani tranquillo, e ti trattiene dal pensare e dal sentire con il tuo sé personale, allora ti verranno rivelati l'udito, la vista e la parola eterni, e Dio vedrà, sentirà e udrà attraverso di te».

«Colui che legge questi scritti e non riesce a comprenderli, non dovrebbe metterli da parte, immaginando che non possano mai essere afferrati. Dovrebbe cercare di mutare la sua volontà ed elevare la propria anima a Dio, chiedendogli la grazia e la comprensione, e quindi potrebbe riprendere la lettura. Troverà allora maggiori verità di quanto aveva potuto fare precedentemente, finché il potere di Dio finalmente si manifesterà in lui ed egli verrà tratto nelle massime profondità, nei fondamenti soprannaturali, cioè nell'unità eterna di Dio. Allora udrà parole di Dio reali ma inesprimibili, che lo condurranno attraverso la radiazione divina della luce celeste, perfino entro le forme più rozze della materia terrestre, e da questa risalirà a Dio; e lo Spirito di Dio investigherà ogni cosa in lui e con lui».

    «Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Le tue cattive qualità si indeboliranno e ti tufferai con la tua volontà nell'Uno dal quale uscisti in principio. Tu giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro  cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio»

« L'Uno, il "Sì", è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del "No". Quest'ultimo è l'antitesi, o l'opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l'opposto in cui l'amore eterno può divenire attivo e percepibile. »

"Il regno di Dio è nella nostra interiorità."

«Non si tratta in nessun modo di distoglierci da noi stessi e di guardare altrove in maniera puramente formale, negando semplicemente "noi-stessi" e tuffandoci in un aldilà vuoto. È impossibile, dunque, immaginare di essere ciò che non siamo. Che cosa potremmo pensare di diverso, se non la nostra stessa morte - e questo con la folle pretesa di considerarla come la nostra vita? "Perdere" se stessi non significa assolutamente trovare se stessi. È impossibile - fortunatamente, per la nostra salvezza - essere in grado di pensare questo e, peggio ancora, di rendere reale il contenuto di un tale pensiero - cioè la negazione e la perdita di noi stessi. Nessun mistico è riuscito ancora in modo puramente formale a distogliersi veramente da se stesso e fissare l'aldilà - meno ancora a uscire da sé e superarsi mediante una negazione pienamente formale del suo io. Chi cerca di guardare nell'aldilà vuoto, ancora una volta, non fa che trovare se stesso, benché pretenda il contrario. Perché possiamo distoglierci veramente da noi stessi e guardare all'aldilà, occorre che il nostro sguardo sia irresistibilmente attratto da un oggetto, che sia uno sguardo materialmente pieno. Occorre, di conseguenza, che ciò che noi riteniamo essere il nostro aldilà non sia il vuoto, il niente, ma qualche cosa, o piuttosto qualcuno... Questo "qualcuno", questo "altro" è Gesù Cristo».


«Dio - ed è l'errore di molti misticismi - non è né oggetto di contemplazione né di meditazione fra tanti altri. Anzi, Dio si sottrae a ogni contemplazione. Perché Dio agisce e lo fa mediante la sua Parola. Parla e vuole farsi ascoltare».

«Il Padre, che governa il primo principio, il fuoco, genera eternamente il Figlio, la luce, mediante le sette forme della natura eterna; e il Figlio, rivelandosi nel secondo principio come luce, per sempre glorifica il Padre. La volontà eterna, il Padre, conduce il Suo cuore, il Suo Figlio Eterno, mediante il fuoco fino al grande trionfo nel suo regno di gioia. Quando il Padre pronuncia la Sua Parola, cioè quando genera il Figlio, il che viene compiuto eternamente e continuamente, tale Parola prima di tutto assume la sua origine nella prima e aspra qualità, dove diviene concepita. Nella seconda o dolce qualità riceve la sua attività; nella terza si muove; nel calore sorge e accende il dolce flusso del potere e del fuoco. Ora tutte le qualità sono fatte ardere dal fuoco acceso, e il fuoco viene alimentato da esse; ma questo fuoco è uno solo e non molti. Questo fuoco è il vero Figlio di Dio Stesso, che continua a nascere dall'eternità all'eternità. Il Padre è il primo di tutti gli esseri concepibili, ma se il secondo principio non divenisse manifesto nella nascita del Figlio, Egli non verrebbe rivelato. Lo Spirito Santo, manifestando Se stesso nel terzo principio, deriva eternamente dal Padre e dal Figlio, e in Lui e con Lui emana lo splendore della maestà di Dio».