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venerdì 19 agosto 2016

Gli Eletti Mercanti

La pretesa di alcuni di utilizzare il martinismo come un luogo dove raccogliere materiale umano da indirizzare verso altre strutture, in genere fittizie o irragionevoli, rappresenta uno dei sintomi della confusione che agita tante comparse del panorama esoterico italiano e mondiale. Una perniciosa confusione che nasce proprio dal fraintendimento di cosa sono e cosa non sono l’iniziazione e la tradizione; e di come esse non sono al servizio degli uomini, ma sono gli uomini al loro servizio. Solamente la pratica assidua porta alla conoscenza dei reali meccanismi che governano un percorso iniziatico. La quale può essere compiuta esclusivamente all'interno di una struttura regolare, dove è possibile trovare la giusta armonia che separa la benevola influenza sottile da quanto è psichico e fin troppo umano. Occorrono anni per maturare l’adeguata comprensione del significato simbolico, filosofico ed operativo dei gradi; ed occorrono le giuste doti per trasmettere tali insegnamenti. La trasmissione iniziatica non è obbligo sancito dalla carta costituzionale e neppure è prescrizione medica. Essa comporta spirito di sacrificio, l’adeguata capacità di valutare e l’armonico equilibrio dell’iniziatore. Essa, quando reale, è preclusa a colui che non ha rispettato i dettami di cui sopra; e non possiamo che guardare con un certo sospetto a coloro che transitano, dando luogo a quel fenomeno della transumanza iniziatica, da un ordine all'altro e da un corpo rituale all'altro. 
Al contempo, proprio in forza della comprensione del duro lavoro necessario, è altrettanto sospetto quanto taluni propongono in merito alla sovrapposizioni di corpi rituali individuali fra loro difformi, dando vita a malevoli piramidi operative. Posso ben comprendere la complementarità di un rito individuale giornaliero con un rito collettivo a cadenza mensile o bisettimanale; rimango perplesso innanzi all'accatastamento  artificioso di un rito individuale su rito individuale.

Del resto osservando quelle sane realtà mariniste tradizionali, che dispiace dirlo non sono poi molte, esse sono depositarie di un patrimonio docetico e rituale (individuale e collettivo), sapientemente distillato dai Maestri Passati ed armonizzato, con le esigenze dell’iniziato contemporaneo, delle operose Grandi Maestranze.  Al fratello e alla sorella sono forniti strumenti aventi natura cardiaca, teurgica e sacerdotale; all'interno di una prospettiva di reintegrazione dell’uomo nell'uomo e dell’uomo nel divino.
Le spogliazioni cadenzate dal regime delle purificazioni e dalle necessarie meditazioni. Il progressivo contatto con le influenze sottili, in virtù dei rituali teurgici minori e maggiori. Il totale abbattimento della dimensione individuale, attraverso il Servizio (questo il vero significato della S di superiore) verso la comunità dei fratelli “TUTTI”, e l’abnegazione verso il divino. Non dovrebbero rappresentare già un viatico lungo una vita, se correttamente inteso e praticato ?
Fratelli miei nella mia pratica martinista non posso che soffermarmi attorno ad alcuni numeri, che ben rendono l’idea dell’impegno a cui sono sottoposti i devoti praticanti della nostra via. Essi si riassumono in 352 rituali giornalieri annui, 13 rituali di purificazione in luna nera, 13 rituali di luna piena variamente articolati, due rituali equinoziali, due rituali solstiziali, la conduzione dei lavori di loggia nei suoi vari gradi e relative iniziazioni, la riproposizione continua della meditazione dei 28 giorni e i rituali eucaristici quando previsti.  
Può essere che innanzi a questo appartato formidabile, che trova sintesi operativa nella figura del Superiore Incognito, capace di raccogliere ogni stilla della tradizione operativa occidentale, qualcosa sia mancante o inadeguato ? Orbene niente impedisce sicuramente al Superiore Incognito di integrare, in Stretta Osservanza dei pesi e delle misure che governano il nostro sistema rituale, la “pratica”  e la “docetica” di cui è stato investito.  Rimango però, permettetemi, leggermente perplesso da coloro che suggeriscono come questa pratica debba trovare sbocco rituale in qualcosa di altro, e con fare furbesco esprimono giudizi sprezzanti proprio sul martinismo. 
Questo fratelli miei, e attenti lettori, non rappresenta che il comportamento del basso mercante di strada, che millanta qualità che la propria mercanzia non ha e dileggia quanto altro potrebbe distogliere l’attenzione dell’incauto acquirente.
Del resto mi si permetta di osservare che certi “Eletti” corpi rituali trovano oggi possibilità di essere incarnati da taluni, grazie ad ardite speculazioni risalenti a neppure 70 anni fa. In quanto, è sempre bene ricordarlo, personaggi come Martinez de Pasqually non diedero nessuna indicazione formale e sostanziale di successione. Non vi è traccia di una continuità, gli stessi rituali sono andati perduti, le chiavi di passo non sussistono e la ricostruzione di tale corpo rituale è stata arbitraria ….. trovando essa fondamento forzoso nelle opere di Willermoz, di Louis Claude de Saint-Marintin  o in qualche artistico fondo editoriale.      
Eppure quando parli con taluni di questi personaggi, in mille porti approdati, non di rado udiamo parole come “errore storico del martinismo” o “incompletezza del nostro metodo”. Mi domando è forse un metodo corretto dispensare gradi a profusione, senza adeguata valutazione e formazione del postulante, solamente perché c’è da innalzare templi e anelare strambe costruzioni rituali ? E’ forse una verità storica considerare il risveglio di un Ordine tramite fantasiose contiguità iniziatiche ?
Ben ci ricordiamo dei danni causati da questi personaggi all'interno del panorama esoterico italiano. Dei loro inabissamenti repentini e ancora più repentine riemersioni. Ancora ci ricordiamo di taluni di loro prima di essere illuminati sulla Via di Damasco, oppure degli innumerevoli progetti abortiti.


Purtroppo quanto essi dimenticano è che esiste una moneta molta rara. Questa è l’autorevolezza, la quale non potrà mai essere sostituita da colorati pezzi di carta che tentano di celare percorsi apicali coperti nel volgere di pochi anni. Le iniziazioni reali si conquistano sul campo del duro lavoro interiore e non attraverso piaggerie, questue e mercanteggi. 

www.martinismo.net

martedì 5 gennaio 2016

Strane Polemiche attorno alla Natura del Martinismo

30 Dicembre 2015


Nella giornata del 27 Dicembre 2015, tramite una forma non consona alla nostra Tradizione, ed utilizzando non  strumento non idoneo, la figura apicale di una struttura martinista, ha commentato un editoriale del Nostro Venerabile Ordine, apparso su Ecce Quam Bonum 8. Riportiamo qui le parole del fratello Aton, in modo che sia chiara la questione:
" Il Natale è già passato e quindi si può non essere del tutto buoni. Ciò mi consente di assumere una veste meno buona di quella che bisogna usare in periodo natalizio e di esaminare e di rispondere, con tale veste, ad un articolo di enorme spessore pubblicato nel numero 8 della rivista di studi Martinisti "Ecce Quam Bonum" e firmato "eremitadaisettenodi" (Il fratello qui si confonde,eremitadaisettenodi@gmail.com è il mio indirizzo postale. Non essendo la nostra docetica e i nostri strumenti divulgativi nella mani di Associati Digitali, ma della Grande Maestranza) e che si trova pubblicata in qualche parte di questo gruppo. In detto articolo si afferma che il Martinismo è un Ordine Iniziatico Cristiano e che niente è possibile rimuovere dal siffatto trinomio. Molto dotta e completa è la spiegazione del perchè il Martinismo sia un Ordine e del perchè sia anche Esoterico; mi permetto quindi di esprimere la mia opinione solo sulla qualifica "cristiano" attribuita al Martinismo. A mio parere gli Ordini Esoterici non possono dirsi legati ad una determinata religione che, per natura, non può essere che essoterica. La religione non è altro che l'applicazione, in un dato territorio e in una data epoca, delle regole apprese attraverso la pratica esoterica. Il cristianesimo è intriso di regole che, attinte dall'ordine cosmico, vengono adattate al popolo in cui tale religione si è diffusa. La maniera di attingere alle regole del cosmo, ovvero alle regole esoteriche valide per tutto il cosmo, è codificata negli strumenti operativi propri dell'Ordine Esoterico che si sceglie di frequentare, nel nostro caso negli strumenti che il Martinismo mette a disposizione. Ciò non toglie però che strumenti necessariamente diversi, pur essi adatti a conoscere l'ordine cosmico, possano essere posseduti dagli altri Ordini Esoterici comprese le religioni rivelate. Fra le religioni rivelate il cristianesimo, del quale vogliamo occuparci in queste osservazioni, ha una parte esoterica riservata solo ai sacerdoti e, nel caso specifico, inizia con il trasferimento dell'ordine sacro, vera e propria Iniziazione riservata ai sacerdoti cristiani. Consta anche di una parte essoterica, riservata ai "fedeli" ai quali si impartiscono, da parte dei religiosi cristiani, quei sacramenti, quali il battesimo, la cresima, ecc. che non conducono ad alcuna conoscenza diretta ma servono solo a trasformare la massa in "fedeli" cioè in esecutori di ordini impartiti dai sacerdoti cristiani e per la loro salvezza. Gli ordini impartiti ai fedeli dovrebbero esser tratti dalla conoscenza, ottenuta dai sacerdoti, delle regole dell'intero cosmo, adattate al popolo cui sono dirette ed in quel preciso momento storico. Dico dovrebbero in quanto spesso si verifica che dette norme vengono "completate" con altre che le gerarchie cristiane, specie quelle che dalla primitiva religiosità si sono allontanati come per esempio i cattolici, impartiscono solo perchè utili alla diffusione o alla conservazione del potere materiale che l'organizzazione religiosa ha senza dubbio dato loro.  Torniamo adesso a ciò che ha provocato questo intervento; alla etichettatura cristiana dell'Ordine Martinista. Se ammettessimo l'essenza cristiana del Martinismo dovremmo ritenere gli strumenti operativi martinisti tratti da rituali e dalla simbologia cristiana, ovvero dalla parte esoterica della simbologia cristiana. Ma gli strumenti operativi cristiani, cioè gli strumenti che portano alla conoscenza i sacerdoti cristiani, noi non li conosciamo. Conosciamo solo il risultato che, con detti strumenti, le gerarchie cristiane dicono di aver conseguito. Tali strumenti non possono essere conosciuti da chi non è stato iniziato, cioè ha ricevuto l'ordine sacro, al cristianesimo così come gli strumenti martinisti sono conosciuti solo dai Martinisti e gli strumenti Massonici solo dai Massoni. E dico questo in quanto, come tutti coloro che percorrono la via esoterica, mi è stato detto che, tranne gli strumenti di base utili per liberare l'uomo dalle scorie accumulate dopo la nascita, operazione essenziale per giungere alla conoscenza, gli strumenti........si ricevono, e non dagli uomini. Tali strumenti, fra l'altro, sono specifici della via che si percorre. Sarebbe inutile e forse anche dannoso, avvalersi del sincretismo nell'uso di strumenti operativi. Ed allora? Se considerassimo il Martinismo esoterismo cristiano dovremmo ammettere di adoperare solo gli strumenti che i cristiani voglio farci conoscere, ovvero strumenti non operativi, buoni solo ( e non sempre) a pervenire al significato letterale o morale del simbolo. Faremmo cioè come dice Giacomo Tallone; resteremmo fermi al primo passo sulla via iniziatica. Ed allora, più che di Ordine Esoterico Cristiano io mi permetto di definire il Martinismo un Ordine Esoterico che manifesta i suoi benefici influssi su tutti gli uomini, compresi i Cristiani. In sostanza lo rende cosciente del beneficio che la conoscenza ottenuta con strumenti martinisti apporta alla sostanza delle norme relative anche cristiane e si attiene a norme essoteriche cristiane modificate, o meglio adattate, con il frutto della conoscenza esoterica acquisita con strumenti Martinisti. Trascura, naturalmente non condividendole o ritenendole superflue, le norme dai sacerdoti aggiunte per la diffusione o la conservazione del loro potere. mi sia consentito, per finire, aggiungere che mi lasciano molto perplesso due affermazioni contenute nell'articolo della rivista "Ecce Quam Bonum". La prima è relativa al libro sacro. Intanto vi è da dire che non in tutte le Logge Martiniste esso è presente. In ogni caso ritengo di poter dire che se tale libro è presente in una Loggia di un Ordine Esoterico, lo stesso deve richiamare la parte del libro riconducibile all'esoterismo e non quella riconducibile all'essoterismo. Che quest'ultima si diversa per i vari popoli e nei diversi tempi non solo è giusto ma è anche necessario altrimenti avremmo norme valide per orientali, africani, occidentali ecc. E ciò, se si tiene conto della morfologia dell'individuo adatta al luogo in cui vive, sarebbe impossibile. Come sarebbe impossibile se le stesse norme fossero vigenti nelle varie epoche. Ciò che bisogna accuratamente evitare, e ciò il vero Iniziato lo sa fare bene, è ciò che divide fra le varie religioni, ciò che uomini, anche religiosi che non hanno conosciuto, pretendono di imporre ai propri simili solo per favorire il loro potere le proprie necessità. Altra piccola osservazione che credo però sia frutto di un "lapsus calami" dell'estensore dell'articolo nella rivista Ecce Quam Bonum", è opportuno farla in quanto nello stesso articolo si dice che il Martinista non Cristiano non può essere accolto fra le fila dell'Ordine, o almeno del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Non mi permetto di entrare nel merito del criterio di selezione di altri Ordini Martinisti. È solo che questa norma non riesco a comprenderla essendo io un credente e non un religioso"
Terminata l'analisi dell'aspetto formale, che già basterebbe per inquadrare dipinto e pittore, scendiamo adesso nella sostanza della cosa. La quale, tenuto conto dell'evidenza pubblica e social conferita, assume risvolti decisamente perniciosi in quanto gettono grave confusione fra gli associati al N.V.O e sui profani.
La questione che ha dato "uggia" al fratello è inerente alla radice cristiana del martinismo. Cosa in se e per se universalmente acclarata e consolidata (nota1). Chiara anche per lo stesso fratello, che nel lontanissimo 27 Settembre 2014, ebbe a firmare un Protocollo del Martinismo Italianohttp://www.fuocosacro.com/pagine/maestri/protocollo%20fratellanza%20martinista%20italiana.htm . Protocollo che ben conosciamo, essendo stati noi a contribuirne alla forma e alla sostanza del medesimo, mentre altri si sono solamente accodati, dimostrabile tramite documento con data certa.
dove si ribadivano alcuni punti estremamente semplici:
1. l'Ordine Martinista è stato fondato da Papus
2. E' centrale, nel martinismo, la Tradizione Cristiana, senza però escludere (ovviamente se la prima è centrale le altre sono collaterali) ogni altra tradizione religiosa o spirituale.
Sul punto primo, immagino, che il fratello potrebbe dire, in quanto lo ha già detto, che sa bene che il fondatore del moderno Ordine Martinista è stato Papus, ma che gli strumenti sono del Filosofo Incognito e di Martinez. Peccato che per quanto concerne il secondo gli strumenti sono raccolti, in modo variegato ed articolato, nel deposito rituale degli Eletti Cohen, che niente a che confondersi con quello martinista. L’Ordine del Martinez lavora su due piani diversi. La parte esteriore opera nei primi tre gradi della Libera Muratoria Azzurra (apprendista, compagno, e maestro) da cui sono attinti gli elementi ritenuti maggiormente qualificati per le operazioni degli altri gradi. Questi sono poi ammessi ai quattro gradi della Classe del Portico (Apprendista Cohen, Compagno Cohen,  Maestro Cohen, Maestro Speciale Cohen), ed infine alla terza classe detta “Classe del Tempio” (Maestro Eletto Cohen, Grande Maestro Cohen, Grande Architetto, Grande Eletto di Zorobabele). Terminate le classi rituali, chi deteneva determinate qualifiche, accedeva ad una classe segreta detta “Réau-Croix”. Dove l’Adepto, a seguito di complessi riti di purificazione e preghiera che culminavano in un grande rituale teurgico, doveva essere investito dalla Chose (la manifestazione divina) delle chiavi di passo che ne certificassero la preparazione e la finalizzazione spirituale ed iniziatica di tutto il suo percorso massonico e teurgico. Il martinismo lavora su tre gradi, che da un lato non si innestano sopra i gradi della massoneria azzurra, e dall'altro non poggiano su nessun Capitolo o Corpo Rituale. Lo stesso Willermoz, allievo anch'esso di Martinez, diede vita ad un corpo rituale massonico, e non ad una fratellanza o Ordine disgiunto dal perimetro libero muratorio. Oggi, in Francia come in Italia, gruppi qualificati di Eletti Cohen stanno rileggendo e reinterpretando la dottrina del Martinez non tanto in chiave cabalistica, quanto piuttosto gnostica. Del resto i rituali che provengono dal Martinez che tipologia e che natura hanno ? Quale il quadro di riferimento ? Riporto per meglio chiarire due questioni. La prima riconducibile all'esigenza degli Eletti Cohen del Martinez (sposato con rito cattolico romano, e non protestante come qualcuno ha da dire) pretendeva che i suoi "Liberi Muratori Cohen" partecipassero alla funzioni religiose e prendessero l'eucarestia prima di ogni operazione. La seconda relativa alla sostanza della loro ritualità, dove riporto una preghiera in uso in tale Ordine :Nel Nome dell'Eterno: Amen, Amen, Amen, Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo! mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli Spiriti della Creazione che compongono la Tua celeste Corte; ed in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'Universo, per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tua misericordia, rinnovano con ammirevole armonia questo Cantico: "Santo! Santo! Santo il Signore,Dio degli eserciti! I cieli e la terra sono pieni della Tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli!Che nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel Cielo, sulla terra e negli inferi; e che ogni lingua professi che Nostro Signore Gesù-Cristo è nella gloria di Dio suo Padre. Amen!Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà le Tue lodi.O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, affrettati a soccorrermi. Sia gloria al Padre, al Figlio ed alloSpirito Santo, com'era in principio, com'è ora e sempre sarà nei secoli dei secoli. Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo, mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli spiriti della creazione che compongono la Tua celeste corte; e che in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'universo per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tuamisericordia, ripetono con ammirevole armonia questo Cantico:SANTO! SANTO! SANTO IL SIGNORE, IL DIO DEGLI ESERCITI: I CIELI E LA TERRA SONO PIENI DELLA TUA GLORIA: OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI." Mi fermo per spirito di fratellanza, non volendo ancora insistere su tali evidenze, per colui che desiderasse ulteriori approfondimenti può visionare questaraccolta di cristianissime preghiere Cohen.
Per quanto riguarda il Filosofo Incognito gli strumenti utilizzati erano la riflessione filosofica e la preghiera. Da ciò chiaramente si desume dalla lettura di Chaptal  (praticamente contemporaneo del Filosofo Incognito). Inoltre invito anche a leggere il Trattato sul Ministero dell'Uomo di Spirito, sempre del Filosofo Incognito, dov'è magistralmente affrontata la questione della differenza fra cristianesimo e cattolicesimo. Inoltre lo stesso Louis Claude de Saint-Martin ebbe notevoli perplessità all'utilizzo del sistema teurgico del Martinez, prediligendo diversa strada. Solamente la persona più sprovveduta, o in malafede, potrebbe sostenere che il Filosofo Incognito non trovasse nella centralità della figura del Cristo, l'elemento necessario ed indispensabile per operare la reintegrazione. Purtroppo il Filosofo Incognito è spesso trascurato proprio da coloro che pretendono di essere martinisti. 
Quindi dobbiamo concludere che nel caso gli strumenti martinisti abbiano radice nel Teurgo di Lione o nel FIlosofo Incognito, questi hanno forma e sostanza cristiana.  Purtroppo queste non sono opinioni, dettate da una volontà di mettersi in evidenza, questa è verità storica, facilmente acquisibile per colui che antepone la Tradizione al proprio Ego. Vogliamo qui offrire alcune biografie, che meglio permettono di comprendere la natura dei due Maestri, al lettore estraneo al nostro perimetro, come a coloro, che pur facendone parte, non sono eruditi nei fondamentali storici del nostro Ordine.
Il fratello fa poi una strana confusione fra Cristianesimo e Religione Cristiana, sostenendo che non ci appartengono gli strumenti della classe sacerdotale. Fermo restando che ormai dall'ottocento tutti hanno ben chiaro, o dovrebbero avere ben chiaro, cosa differenzia una forma spirituale da una forma religiosa (semplicemente diremo che il rapporto fra i due fenomeni è equiparabile alla differenza fra contenuto e contenitore. Comprendo che anche questo è concetto piuttosto difficile da far comprendere agli anticristiani militanti, ai cercatori di patenti e prebende, e a chi sostituisce la docetica con raccolte di affermazioni). Visto che noi ci richiamiamo alla prima e non alla seconda, basti dire che da una semplice lettura dei Vangeli, scaturisce la dimensione di infusione spirituale ed apostolica che noi martinisti richiamiamo. Buffo poi che nel perseverare di tale errore, il fratello, o chi per lui, narra:" a proposito: di quale cristianesimo si parlerebbe? cattolico? ortodosso alla Amadou? protestante alla Martinez? rosacrociano alla Bohme? " A prescindere ancora l'infantile errore fra cristianesimo e cattolicesimo, il fatto che ognuno di questi personaggi che hanno interpretato il martinismo si dichiarassero cristiani, assieme ai due Papus, al Martinez, al Bricaud, al Sacchi, ecc.. ecc.., dovrebbe suggerire che essi riconoscevano nella funzione Archica del Cristianesimo, il vettore e la linfa vitale del martinismo. Ovviamente il fratello, o chi per lui, si chiede a quale cristianesimo ci riferiamo. Ci riferiamo a quel cristianesimo che precede, come ogni forma spirituale precede, ogni forma religiosa. La cui narrazione il Sacrificio, il Dio che diviene Uomo, i suoi simboli e nomi(la croce, il nome del Cristo, INRI, ecc.. ecc..) vivono all'interno dei nostri rituali, e da cui traiamo comunione verticale. Ovviamente questiono difficili da far comprendere a colui o coloro, che offrono chiavi di lettura tese a giustificare a posteriori, la propria vita, o a priori tesi con cui costruirsi palchi di gloria effimera.
Tralasciando però siffatte argomentazioni, che potrebbe risultare indigeste per taluni, la conclusione del fratello è che i nostri strumenti sono  di derivazione ebraica . Buffo non sono cristiani perchè non abbiamo la possibilità di accedere a tali strumenti, ma sono ebraici perchè a tali strumenti accediamo ? Sa il fratello il percorso che dovrebbe fare in ambito ebraico ortodosso solamente per vedere dallo spioncino la Torah? Sai che i sacerdoti nel Tempio ufficiavano lontano dagli occhi del popolo ? No non lo sa, forse qualche grado di altro corpo rituale fa credere ai più di essere Sacerdoti in grado dell'Unità. Provi a spendere tale titolo all'interno di altri consensi iniziatici, e vediamo se questi comprendono tale unità. Comunque  quali sono questi strumenti di derivazione ebraica ?! Mistero..... Mi risulta, invece, che gli strumenti martinisti sono: un rituale giornaliero variamente articolato con Salmi tratti dalla Bibbia in latino. Una purificazione mensile ( con rimandi alla tradizione ermetica rinascimentale e cristiana), un rituale di luna piena (che nel nostro ordine è un percorso di quattro rituali) con una strutturazione ampiamente variegata nella forma, ed infine un solstiziale ed un equinoziale che affondano nella tradizione teurgica salomonica, e nella matrice gnostica eucaristica. Altro non mi è dato di sapere, si vede che il fratello ha dei rituali a noi sconosciuti. Ancora dati esatti sono qui riportati, e non fantastiche affermazioni. Se volessimo procedere lungo la china, sbagliata, imboccata dal fratello attorno alla confusione religiosa, possiamo certamente affermare che alcuni di noi possiedono delle qualificazioni sacerdotali apostoliche, in virtù dei rami collaterali provenienti dalle chiese minori apostoliche ed erranti. Questione questa assai diversa da quella della Chiesa fantasmagorica del Doniel. Tali rami, innestati al tempo del Bricaud, ci permettono in potenza di attivare il patrimonio sacramentale. Ovviamente bisogna avere le qualificazioni formali e sostanziali per poter procedere lungo tale via. Purtroppo, per lui, mentre è evidente la continuità nella forma e nella sostanza del cristianesimo, niente della contiguità spirituale e religiosa dell'ebraismo abbiamo. Dimentica forse l'erudito fratello che proprio nel rituale di loggia, della sua struttura, vi è menzione al fatto che (cito in modo volutamente non sincrono) i nostri rituali niente avranno a che fare con quelli degli ebrei, ecc... ecc... ? (parole del Filosofo Incognito). Cos'è ? Ci dimentichiamo per far polemica, quanto ogni giorno si dovrebbe interpretare a livello rituale? Chiaramente suggeriscano, anche al più ottuso, una verità fondamentale, che lo stesso Louis Claude de Saint-Martin più volte richiama, anche nel suo scritto, PER COLORO CHE LO HANNO LETTO, l'ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO. Questa verità è di un tralasciare alle spalle proprio una determinata dimensione rituale e spirituale, e di completarla reintegrandola e trasformandola completamente.
Se quanto sopra non bastasse va ricordata la sua firma in CALCE, sempre nel lontano 17-18 Ottobre 2015, alla bolla di fondazione del N:::V:::O:::: In cui si recita testualmente il SOVRANO ORDINE GNOSTICO MARTINISTA è ORDINE CRISTIANO ED INIZIATICO, senza se, senza ma, senza però. Bolla consultabile a questo indirizzo, che riportiamo privata dei nomi degli 11 firmatari. Dove come secondo nominativo risulta proprio il nostro Caro Fratello. Posso assicurare che nessuna costrizione è stata fatta al fratello in sede di firma, anzi ricordo come gentilmente abbia invitato i suoi fratelli presenti a firmare in retro la bolla. Aveva letto? Avevano letto? Oppure si è lasciato trasportare dall'aria del momento?
Ora il fratello potrà dire che la firma è stata un gesto di cortesia, e sostenere che è opinione che il martinismo sia cristiano. Purtroppo un Ordine Iniziatico non vive di Opinioni, ma di docetica. Al contempo un Ordine che si definisce martinista significa che ha scelto le forme, gli statuti e i regolamenti tipici del martinismo. Infine un iniziato, quando appone la firma "magica" non compie gesti di cortesia, ma gesti di volontà. Ecco forse il problema è proprio questo, un diverso modo di intendere cosa è e cosa non è iniziatico e docetico.
Quanto sopra riportato basterebbe a tratteggiare lo stato delle cose, ma volendo offrire qualche spunto di riflessione ,  mi permetto alcune osservazioni:
Nella sua perseveranza successiva, egli cita le costituzioni di Flamelicus dell'Ordine Martinista. Purtroppo si ignora,o si fa finta di ignorare, che tali costituzioni,variamente poi rivedute dai successivi Gran Maestri di quella Filiazione Martinista, postulano come elemento centrale, in ossequio alla totale convergenza dell'Ordine Martinista Italiano nei confronti del martinismo papusiano, che "L'Ordine Martinista è un Ordine CRISTIANO (che ovviamente NON vuol dire minimamente "cattolico", anche se purtroppo a molti non è ben chiara la difformità fra Forma Spirituale e Forma Religiosa, e per amore di tali persone riporto una breve nota finale(2) ). L'elemento centrale, dell'Opera Martinista, è costituito dal Riparatore (ovvero Nostro Signore Gesù Cristo,visto che è, appunto, con il nome di "Riparatore" che lo appella L.C.d.S.M.). Tale centralità è raccolta nella formula pentagrammatica, o nome pentagrammatico, che vedo ancora essere utilizzato dal caro estensore dell'articolo in oggetto, e di cui rimando a nota margine (3).
La professione di armoniosa risonanza verso il Martinismo papussiano fu poi definitivamente pronunciata nel 1965 allorquando l'Ordine Martinista,nella persona del Suo G.M.O. U.Zasio (Artephius) firmò un Fraterno Trattato di Amicizia con il CRISTIANISSIMO Ordre Martiniste Universel di Philippe Encausse il quale,lo precisiamo,fu chiamato Philippe dal padre (ovvero Papus) in ossequio al mistico e taumaturgo CRISTIANO Maitre Philippe Maestro spirituale non solo di Papus ma anche di Teder,Sedir,Haven,Adam,ovvero i più importanti membri del primo Supremo Consiglio dell'Ordre Martiniste.
Davvero un autogol, di rara perizia, risulta essere la seguente affermazione: "Tutte queste ragioni espresse in breve necessariamente ci portano a sottoscrivere in pieno quanto il Gran Maestro del Martinismo svizzero, Tripet, ebbe a rispondere ad una circolare di Papus (figlio) del 5 aprile 1968 con la quale si obbligavano i Martinisti: 1. alla credenza nella divinità di Gesù Cristo; 2. alla recita del "Pater" nelle riunioni di gruppo. Nella lettera (in risposta a detta circolare) del 14 aprile 1968 il F. Tripet dava una esauriente risposta delle ragioni che lo portavano a non accettare tali imposizioni."Forse coloro che sparano tali notizie,maldestramente ricopiate dagli scritti di Brunelli ignorano che a seguito di tali dichiarazioni il Tripet fu escluso dalla Federazione Martinista di Filiazione Papussiana (che raccoglie circa l'80% dei Martinisti del mondo) e ciò determinò la quasi completa scomparsa del Martinismo in Svizzera! Ignorano i "tifosi"dell'"anticristianesimo martinista" che la maggior parte degli Ordini Martinisti che operano in Italia sono costituiti da 4 gatti e che in Francia l'Ordine Martinista vanta migliaia di affiliati la maggior parte dei quali sono cattolici praticanti e che per il Martinismo francese, "un Ordine Martinista che non sia cristiano NON è un Ordine Martinista". Infine ignorano che la diffidenza di buona parte del Martinismo francese e di molti altri paesi verso il martinismo italiano è proprio dovuto ad alcune derive"pitagorico-pagan-evoliane"di certi ambienti di frangia. Degli eterni fuori posto dell'iniziazione, che vagheggiano il ricollegamento con eggregori morti e sepolti da millenni, che in forza della loro genesi eterodossa ed eterogenea tendono a frammischiare continuamente depositi, concetti, simboli e strumenti. La benchè minima conoscenza della storia recente del martinismo italiano, dovrebbe inoltre invitare a riflettere sul come e sul perchè il successore del Fratello Nebo, al momento di scegliere il nome del nuovo Ordine, lo individuò nel nome dell'Ordine di Philippe Encausse (E CERTO NON PER SVISTA, ATTRIBUENDOSI NOME DI ORDINE MARTINISTA GIA' ESISTENTE E GIA' OPERANTE), ed ancora come mai procedette ad una revisione e sfrondamento dei rituali facenti parte del corpo docetico di tale Ordine ?! Questioni che andrebbero affrontate con maggiore formazione ed attenzione specifica, e non attraverso lo sventolamento di asserzioni di massima atte a raccogliere il plauso di un volgo estraneo alle nostre forme e sostanze.
Del resto nei rituali di loggia del caro fratello non sono fortemente presenti richiami alla sola tradizione ermetico o esoterica cristiana ? Misteri della ragione, la quale può essere bestia più bizzarra della fede. Del resto il caro fratello conclude dicendo che è uomo di credo e non di religione. Belle parole, peccato che non sappiamo a chi si riferisca quando parla di religione. Io preferisco essere uomo di conoscenza e non di credenza (specie quando mal riposta) .
Un fantasioso fratello ha scritto della necessità di ricercare aperture internazionali. Mi permetto di far notare al fratello che in base ai miei rapporti, pregressi e odierni con la realtà martinista internazionale (Romania/Francia/Brasile/Venezuela) sussiste sempre e comunque, nel martinismo regolare, un duplice comun denominatore: l'Ordine Martinista è stato creato da Papus (raccogliendo la forma e la sostanza di un pregresso che trova ed affonda le proprie radici in mistici ed esoteristi cristiani), e l'Ordine Martinista è Ordine Cristiano Iniziatico (come potrà evincere dalla lettura dei manifesti delle varie strutture operanti all'Estero). Concludo con tre osservazioni:
(a) Se la maggioranza delle strutture martiniste concordano su alcuni punti immodificabili attorno alla nostra genesi un motivo ci sarà. E tale motivo non risiede in qualche ottusità generale, ma nella cagione stessa della nostra iniziazione e progressione. Il martinismo non ha fine in un rituale, che qualcuno costantemente mendica, bensì in una radice, che trova amplificazione in un corpo rituale e docetico, tesa ad una progressione. Questa radice è cristiana.
(b) Dove sono finiti i vari assertori di una non centralità della tradizione cristiana del martinismo ? Cosa ci hanno lasciato ? Dove sono le loro strutture? Come sono stati accolti nella tanto ricercata comunità martinista ? Silenzio. Pure i loro figli spirituali hanno provveduto a riformare i loro lasciti, e sfrondarne i depositi.
(c) Volendo e dovendo scegliere come Luce dei Maestri Passati da un lato Martinez, Louis Claude de Saint-Martin, Bohme, Papus padre e Papus figlio, Maitre Philippe, Sacchi, ecc ecc... e le elucubrazioni sospese fra il relativismo di una certa libera muratoria, e la fantasia di una certa teosofia, di cui alcuni sono impregnati, posso assicurare, che nella vita decisione più facile giammai ho preso. Per cui essere definiti da questi confusi maestri "parrocchia di periferia", mi procura un gran sorriso, ed al contempo è indicativo del livello di comprensione delle cose maturato in certi ambiti. Del resto non mi stancherò mai di dirlo. Quando ci indirizziamo verso una struttura iniziatica, sarebbe necessario chiedersi da dove essa nasce. E' portatrice di una reale continuità iniziatica, è espressione di un peculiare e armonico deposito docetico e rituale, oppure è frutto dell'EGO di separazione e frattura, di espulsioni, o genesi capziose ?! Nel caso che niente vi sia di peculiare, o in assenza di reale continuità, forse sarebbe meglio sciogliersi e confluire, se ammessi (ovviamente) verso strutture similari sotto un profilo docetico e rituale. Ovviamente questo non verrà mai fatto... ma anche ciò dovrebbe far suonare un campanello di allarme.
Il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano la nostra non è opinione è docetica. Chiunque abbia diversa idea, è ben libero di esprimerla, ma è pregato di non usare la nostra immagine per dare lustro e risalto alle proprie opinioni. Al contempo il martinismo non è una teosofia ricca o una massoneria ricca: un luogo dove dissertare fra uomini di dubbio. Bensì un luogo di opera per uomini di desiderio. Del resto so bene che anche quanto scritto sarà opportunamente portato a suo vantaggio onde cercare una qualche forma di maestosa autocelebrazione (così come per la questione delle donne al quarto, le quali in molti ordini sono presenti già da prima dell'associazione al martinismo del fratello: quindi difficilmente se ne può prendere merito filosofico o ideologico), ma tanto dovevamo dire. Perchè gli assertori di idea diversa, invece di proporre nei modi e nei tempi, un dialogo docetico con TUTTE le strutture presenti, ricorrono al social per aggredire le altrui posizioni, e poi come vittime corrono a cercare sostegno ? Semplicemente perchè non sono interessati a convergenze, o elaborazioni docetiche, ma solamente al lustro personale, e al plauso occasionale.
Purtroppo a genesi eterogenea, fa seguito una formazione eterodossa.
Note:
(1) il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano
(2) La forma religiosa rappresenta la contingenza storica e culturale in cui si è incarnato, per rendere divulgabile in forma essoterica un messaggio spirituale che affonda la propria sostanza nella radice metafisica.  La forma spirituale rappresenta l'elemento concettuale e vivificante della forma religiosa: l'elemento metastorico e sottile a cui tramite i nostri RITUALI intendiamo verticalmente ricollegarci. Il concetto è per sua natura uno e metastorico, e le ‘rappresentazioni’ sono i tentativi storici, culturali di rendere sensibile quello che sensibile non è. 
(3)L'elevazione del Nome Divino 

(4) La formula pentagrammatica

mercoledì 12 febbraio 2014

Lo "Scongiuro del Mezzodì" Eletti Cohen




Riportiamo qui di seguito lo scongiuro rivolto dagli adepti degli Eletti Cohen alla forze Infernali, in preparazione del Rituale Equinoziale. Lo scongiuro è pubblico e tratto da René Le Forestier La Franc Maçonnerie occultiste au XVIII° siecle & l’ Ordre des Elus Cohen.


".....(omissis).......le Operazioni di cui la corrispondenza fa quasi esclusivamente menzione a partire dal 1770, sono chiamate dagli adepti " Lavori d’Equinozio. La loro gestazione fu molto lunga perché essi non furono messi in pratica che dopo due anni. I lavori d’Equinozio durano tre giorni. L’operazione del primo giorno cominciava con lo "scongiuro del mezzodì"(cioè delle potenze infernali). Siccome è una delle rare preghiere che ci facciano conoscere i documenti autentici, ecco il testo:

"Io ti scongiuro Satana, Belzebù, Baran,

Leviatan. A voi tutti esseri formidabili,

esseri di iniquità, di confusione e di

abominazione, a voi tutta prontezza, terrore e

fremiti, pronti alla mia voce ed al mio

comando, a voi tutti grandi e possenti demoni

delle quattro regioni universali ed a voi tutti,

legioni demoniache, spiriti sottili di

confusione e di persecuzione, ascoltate la mia voce, tremate

quand’essa si farà intendere presso voi tutti in

generale, senza precisazione ed in particolare

in ciascuna delle vostre operazioni maledette;

io vi comando per mezzo di colui che ha

pronunciato la pena di morte eterna contro di

voi, aderenti seduttori dei Minori Spirituali

Divini. A te direttamente, Satana, invio la mia

scomunica, ti lego e ti fisso nella regione

formidabile nel nome dell’altissimo, Dio

Eterno Vendicatore e Remuneratore, VAUR

decimo nome che il Creatore ha creato

sottoponibile al potere del suo Essere Minore,

per aver potenza ed autorità su te e tutti quelli

che sono sotto la tua dominazione diabolica,

che per questo stesso nome tre volte santo ( io)

t’arresti e t’ annienti negli abissi delle tenebre

e della privazione spirituale, superiore 10,

maggiore 7, inferiore 3, e minore spirituale

divino 43, che il mio pensiero si operi(agisca)

su di te, Satana, per la mia onnipotenza e per

quella di coloro che mi circondano, che il

Creatore ha assoggettato spiritualmente per

essere il mio appoggio, la mia guida ed il mio

scudo invincibile, per te e per ciascuno dei tuoi

aderenti contro i quali io protesto per

l’eternità e comando, Satana, per le quattro

potenze divine, Vahaban 10, Vakiel 10, Damiel

10, Aray 10, e per quella dei quattro capi

divini spirituali regionali , Diaphas 8,

Diamayn 7, Memaiaiy 3, Hali 4, che tu sia

dall’ Eterno contenuta dai limiti che ti fisso,

che tu sia spogliato per sempre da qualsiasi

potere e corrispondenza con me, che ogni

operazione da parte tua nei miei confronti non

possa arrivare che per essere confusa ed

annientata, da me e secondo il mio potere su di

te e su i tuoi, i tuoi simili ed uguali in forza e

potere demoniaco, che io confino e fisso nella

regione meridionale per la tua più gran

vergogna e per quella di tutto il tuo empio

cuore; che sia così come io l’ho concepita e

come la potenza dell’Uomo-Dio della Terra

l’ha pronunciata. Amen."


martedì 23 luglio 2013

LE OPERAZIONI E LA TEURGIA DEGLI ELETTI COHEN (tratto da Il Martinismo e L'Ordine Martinista di F.Brunello)


LE OPERAZIONI E LA T EURGIA DEGLI ELETTI COHEN

Su questo assunto vi sono molti miti e vi sono molte incomprensioni dovute sia alla
ignoranza dei problemi posti, sia alla favola che esista una formula o qualche cosa di
simile di natura «magica» che permetta di ottenere mari e monti per mezzo del suo uso.
Questo atteggiamento che si ritrova dovunque, lo abbiamo sofferto nel passato e lo soffriamo
tutt'ora nell'ambito delle organizzazioni Martiniste. Lo stesso Martinez ne fu — sotto certi
aspetti — vittima.
Ed è appunto per sfrondare immediatamente il campo ai malintesi che occorre
affermare energicamente che il Martinismo in tutte le sue epoche di manifestazione ha
sempre proposto un piano di ascesa e di reintegrazione che dura tutta la vita e non soluzioni
mirifiche dai risultati completamente transitori o sperimentazioni magiche che lasciano si
e no un pallido ricordo di esse senza incidere in profondità nell'operatore.
Senza questa chiave le operazioni martineziste restano oscure ed incomprensibili,
comunque inaccessibili ed inutili ai candidati fruitori, i quali prendono il mezzo per il
fine, il supporto per la Via che mena allo scopo: la Reintegrazione, la quale non si
raggiunge con riti o cerimonie fini a se stesse, trasformandosi ipso fatto in episodi
carnevaleschi quando l'isterismo non determini manifestazioni che potrebbero definirsi
demoniache anche se i tapini le attribuiscono ai più grandi dei del loro mondo magico
ed allucinatorio.
Innanzi tutto Martinez, afferma che le operazioni alle quali si dedicano gli Eletti
Cohen sono assimilabili al vero culto del divino il cui fine ultimo è quello di produrre «i
frutti spirituali».
Vediamo dunque l'iter proposto dalla Dottrina segreta di Martinez.
1. La «riconciliazione» non può che essere lo stato preparatorio ed obbligatorio
della «rigenerazione», vale a dire la reintegrazione «nelle primitive proprietà,
virtù e potenze spirituali» di cui era in possesso Adamo.
2. La «riconciliazione» comincia qui sulla terra «nel cerchio sensibile» per terminare
dopo la morte, nel «cerchio intelletto».
3. Pervenuto al «cerchio razionale o maggiore», sede degli Spiriti Settenari, ha
termine il suo lavoro avendo conseguito lo stato iniziale dell'Adamo innocente,
ove attende la «fine dei tempi» in cui avverrà la reintegrazione nello stato
divino all'atto del riassorbimento finale dei mondi.
4. Nel corso di questo suo iter egli entra in contatto con «potenze spirituali»
sempre più elevate che gli confermano la validità del suo lavoro ed il suo
progredire mediante la loro manifestazione sensibile su questo piano
quaternario, i famosi «passi», specie di geroglifici luminosi apparenti
all'operatore.
5. Il contatto può avvenire con l'intervento di tre elementi che sono:
a. il consenso ed il concorso del Creatore;
b. l'intervento di uno Spirito Maggiore o intermedio;
c. l'azione esercitata dalla volontà dell'operatore sull'essere invocato. Come si vede
la «tecnica» andava molto al di là della semplice manualità in quanto,
perch'essa potesse dare dei frutti, occorreva quella famosa «polvere del
pirimpimpin» ben nota in magia.
L'azione esercitata dalla volontà dell'operatore richiedeva necessariamente certe
«virtù» dipendenti da queste tre condizioni:
a. dal suo stato di grazia;
b. da una facoltà soprannaturale che gli veniva conferita per mezzo della
iniziazione;
c. dalla cooperazione « simpatica » a distanza dei suoi eguali nella iniziazione.
«La precisione delle cerimonie — scriveva Martinez de Pasqually — non è da sola
sufficiente, necessita una esattezza ed una santità di vita all'adepto che vuole entrare in
relazione con gli Spiriti e gli necessita una preparazione spirituale fatta per mezzo della
preghiera, del ritiro e dell'attesa».
L'Eletto Cohen doveva osservare una regola di vita a carattere ascetico. I piaceri dei
sensi dovevano essere contenuti al massimo. L'alimentazione abituale richiedeva
l'abolizione del sangue, del grasso e delle interiora degli animali. L'uso dell'alcool era
assai limitato. Erano inoltre prescritti dei periodi di digiuno e di ritiro dalla vita profana
che dovevano essere scrupolosamente osservati.
Le tradizionali regole del «silenzio», della purificazione fisica e psichica, dei digiuni
periodici erano quindi strettamente prescritte ovviamente come supporti per il
raggiungimento di uno stato magico che trovava la sua massima espressione nel corso
delle operazioni, la riuscita delle quali — riassumendo — richiedeva:
a. purezza fisica e psichica;
b. possesso della ordinazione;
c. osservanza scrupolosa del rituale;
d. concorso del Maestro e dei pari in ordine;
e. influenza degli astri e dei numeri, calcolo del periodo astrologico favorevole;
f. l'intervento della Grazia divina.
Lo stesso Martinez dice «quand'anche noi ci troviamo nelle miglinori disposizioni,
quando tutte le cerimonie si svolgono con la più grande regolarità, la Chose può conservare il
suo velo per noi...».
Robert Ambelain (che fu il nostro Iniziatore nell'Ordine degli E.C.) così scriveva nel
suo libro Le Martinisme. «Lo scopo delle operazioni del culto è di consentire all'uomo
due cose:
a. all'uomo-individuo di reintegrarsi nell'Uomo-Archetipo;
b. all'Uomo-Archetipo, di riconquistare (una volta ricostituito) un Dominio da cui le
entità decadute lo avevano privato (facendolo decadere con sua propria
colpa) e di rientrare in possesso della sua "natura gloriosa" ».
Il paragrafo a) è correlativo di un regime materiale (purificazione dell'aura umana
materiale con l'astinenza da certi alimenti nella nutrizione troppo grossolani o animali)
e di un regime morale (purificazione dell'aura umana spirituale, con il rigetto di tali o
tal'altri difetti, lo sviluppo di certe qualità, conoscenze, la sparizione di abitudini nocive
ecc...).
Il paragrafo b) è correlativo di una lotta, di un realissimo combattimento iperfisico,
contro le Entità rivali, per mezzo delle Operazioni teurgiche.
Ora in un combattimento iperfisico di questo genere, come l'uomo potrebbe affidare
la cura di vegliare intorno ai suoi cerchi di protezione a delle entità extraumane che egli
giustamente mira a spodestare da questo «Dominio»?
Che cosa è precisamente questo Dominio? La Cabala, come la Sacra Scrittura lo
menziona: il Regno, in ebraico Malkuth.
...Il Regno o Malkuth è conosciuto dai cabalisti quale dominio proprio dell'uomo. In
esso si riflettono ciascuna delle altre sephirot o sfere... Dunque l'intero albero cabalistico
(immagine del famoso frutteto... del giardino dell'Eden e i due alberi quello della Vita
Eterna e quello della Scienza del Bene e del Male), quest'albero cabalistico deve avere il
suo riflesso microcosmico in Malkuth e così tutte le sfere metafisiche... che sfuggono
all'uomo. Il solo dominio che gli è aperto è Malkuth, piano che gli è proprio, dove lo
Spazio è identico alla sua Essenza, dove il Contenente è in pari tempo il contenuto, dove
si realizza allora la decisione divina che vuole che l'Uomo sia l'immagine di Dio...
In origine l'Uomo-Archetipo occupa, governa ed amministra Malkuth. Dopo la
caduta, Malkuth, oscurato ed ottenebrato in parte dalla prepotenza che vi hanno presa i
«Guardiani Ribelli», diventa allora la sua prigione, la sua ganga melmosa. Malkuth
ridiventerà il regno luminoso ed armonioso dove Adam-Kadmon regnerà nuovamente
(è la divisa «scozzese» assai conosciuta «Ordo ab Chao...»), per continuarvi il suo
compito eterno. In un caso come nell'altro, Malkuth resta la pietra, prima grezza, poi
sgrossata, poi levigata, l'unica Grande Opera Filosofale degna di un Adepto.
Ora se le potenze negative, avendo trionfato su Adamo, sono i Reggenti di Malkuth
durante la caduta di Adamo Kadmon, è equo ammettere che dopo la sua Reintegrazione
nella primitiva natura i Reggenti saranno dei riflessi microcosmici dell'Adamo Kadmon,
cioè le cellule costitutive più sublimate, più purificate dell'Uomo-Archetipo, cellule che
avranno preso il posto delle Potenze negative infine scacciate dal Regno...».
Si è fatta a parer nostro discreta confusione tra le istruzioni per le ordinazioni ai
diversi gradi dell'Ordine e le istruzioni per le operazioni, queste seconde tutte riservate
ai Reau+ ed ai Grandi Architetti.
A giustificare i confusionari diremo che le ordinazioni o iniziazioni erano anch'esse
chiamate «operazioni», in realtà solo quella dei REAU+ era una vera e propria
operazione magica.
Sotto questo aspetto diamone un elenco:
1. Operazioni di ordinazione.
1. Invocazione giornaliera o lavoro giornaliero dei Reau+.
2. Invocazione dei tre giorni (lunare).
3. Operazioni equinoziali e solstiziali. Le tecniche comportavano tre elementi
distinti:
a. gli esorcismi, destinati a stroncare l'azione demoniaca nel cosmo, ad ostacolare
la loro azione sugli uomini, a distruggere il loro potere sull'Operatore e i suoi
discepoli, ad ottenere la fine o la limitazione di certi flagelli, ad annullare le
operazioni di Magia Nera;
b. gli scongiuri, destinati a stabilire un contatto con il Mondo Angelico e con la
«Comunione dei Santi». Tra questi ultimi l'Operatore si sceglie dei «patroni»
particolari e, nel mondo Angelico dei Guardiani e delle Guide;
c. le preghiere, rivolte a Dio per ottenere la sua Grazia e la sua Misericordia, in
vista della Reintegrazione. Esse sono integrate nei rituali di scongiuro che
precedono e sono destinati a canalizzarle e ad amplificarle.
Accanto a ciò devesi porre la conoscenza dell'Astrologia e la sua pratica per i
necessari calcoli delle posizioni degli astri, la conoscenza delle analogie e delle sue
pratiche applicazioni in ordine a strumenti, colori, vesti ecc..., le tecniche per la
costruzione dei cerchi operatori i cui elementi variano in rapporto allo scopo delle
operazioni, ai tempi, ed ai supporti impiegati.
Il Culto Divino — quello segreto rivelato da Martinez — secondo la suddivisione del
Le Forestier, ripresa dall'Ambelain ed ormai classica, poteva suddividersi in dieci parti,
che sono, seguendo Ambelain (Alchimia Spirituale), le seguenti:
1. Culto di espiazione. L'uomo manifesta il suo pentimento, tanto delle proprie
colpe, quanto della caduta del prototipo iniziale, l'Adamo Primo, corego del
coro delle Anime Preesistenti. Ne deriva una ascesi ed un rituale penitenziale
(Sephira: Malkuth).
2. Culto di grazia particolare generale. Operazioni che consistono nel sostituirsi
all'insieme dell’Umanità terrestre del momento, ed a farla partecipare ai frutti
dell'Operazione individuale (Sephira: Jesod).
3. Culto Operatorio contro i demoni. Autori della degradazione all'inizio dei tempi,
essi tendono a mantenere e ad aggregare il loro giogo su tutta l'Umanità.
Con degli esorcismi (le celebri operazioni Equinoziali) il Cohen li combatte e li
respinge fuori dell'aura terrestre (Sephira: Hod).
4. Culto di Prevaricazione e di Conservazione. E’ il seguito della precedente. Questa
operazione consiste nel combattere e nel punire i seguaci della magia nera e
della stregoneria e soprattutto nel punire gli spiriti decaduti che ne sono i
collaboratori (Sephira: Netzaa).
5. Culto contro la guerra. Se l'omicidio è il più grave dei crimini, l'omicidio
collettivo è evidentemente ancora più grave. Il Cohen lotta contro le Potenze
di odio tra le Nazioni e tenta di sviare la loro azione... (Sephira: Tiphereth).
6. Culto di opposizione ai nemici della legge divina. Operazione teurgica che ha per
scopo la lotta contro le azioni umane che tendono a diffondere l'ateismo, il
satanismo, il luciferismo, sotto le loro forme egualmente umane (Sephira:
Geburah).
7. Culto per ottenere la discesa dello Spirito Santo. Operazione che ha per scopo la
infusione dello Spirito Santo e dei suoi doni (Sephira: Hesed).
8. Culto di rafforzamento della Fede e della Perseveranza nella virtù spirituale e divina.
Operazione che ha per scopo la comprensione dei Misteri Divini, comprensione
che permette all'emulo di rafforzare la sua fede in modo assoluto e definitivo
(Sephira Binah).
9. Culto per fissare in se lo Spirito Riconciliatore divino. È la accoglienza totale dello
Spirito Santo, la discesa delle «lingue di fuoco» della Pentecoste,
l'illuminazione finale, con i privilegi che essa comporta (Sephira Hochma).
10.Culto di dedica annuale di tutte le Operazioni al Creatore. Questa parte comprende
l'insieme delle consacrazioni, delle benedizioni eccetera...».
Fin qui Robert Ambelain. Tuttavia, a nostro giudizio, non ci sentiamo di sottoscrivere
globalmente il commento a questa suddivisione. Che Martinez abbia ricreato un «culto»
con caratteri particolari è una verità che traspare dalle sue istruzioni segrete e dalla sua
«Reintegrazione», ma la stessa ordinazione di REAU+ con il sacrificio cruento
dell'agnello ci sembra assai lontana (anche se magicamente corretta) da una
interpretazione moralistica ed assai... cristiana. Ma Ambelain scriveva nell'epoca —
assai breve — delle sue riscoperte cristiane.
La verità è che i «culti» elencati si intersecano variabilmente tra di loro come
vedremo in breve.
Abbiamo accennato che solo i Grandi Architetti o Grandi Maestri Cohen o
Apprendisti Reau+ (terz'ultimo grado della scala) in un certo qual senso eseguivano
delle operazioni preparatorie a quelle riservate esclusivamente ai REAU+ (ultimo grado
della scala). Essi infatti avevano i poteri e le funzioni degli esorcisti. Si legge che
«operano il mercoledì ed il sabato di ciascuna settimana, tutti i mesi dell'anno ed in tutte le
circostanze pericolose quando il caso lo richiede» «imponendo le loro mani a squadra su tutte le
cose che sono oggetto delle loro operazioni» cioè esorcizzando oggetti o persone per mezzo
della imposizione delle mani. Inoltre essi sono tenuti a servire il loro Potentissimo
Maestro «sei giorni per i due equinozi, dodici giorni per i due solstizi, quattordici giorni per la
perfetta operazione dei due equinozi, quattordici giorni per quelle dei due solstizi». I Grandi
Architetti quindi lavoravano alle operazioni equinoziali e solstiziali solo nella fase
preparatoria sapendo combattere gli spiriti perversi, ma nulla conoscendo dell'arte di
chiamare quelli positivi, «perché non sono altro che degli esseri temporali (prigionieri cioè
del quaternario) e non potranno ottenere la potenza necessaria se non divenendo esseri
spirituali». Era per questo richiesto uno stage di sette anni.
Le operazioni dei REAU+, oltre quella di ordinazione erano:
1. La invocazione giornaliera che consisteva:
a) tracciamento del cerchio con al centro la W ed un geroglifico di un protettore;
b) accensione del cero della presenza che si poneva sopra la W;
c) invocazione al proprio « angelo ».
2. Operazione (lunare) o dei tre giorni. Nel primo quarto della luna crescente:
d) tracciamento del cerchio con la W e dei segni di «geni» positivi (a scelta
dell'operatore);
e) incensamento del cerchio con la seguente miscela di profumi: zafferano,
incenso maschio, fiori di zolfo, grani di papavero bianco e nero. chiodi di garofano,
cannella bianca in bastoni, lacrime di mastice, di sandracea, di noce moscata;
f) accensione del cero di presenza e messa in situ;
g) invocazioni e scongiuri.
3. Operazioni equinoziali e solstiziali (I° tipo).
a. Preparazione:
1. Regime alimentare ecc... come già detto. L'operazione veniva
ripetuta per tre sere consecutive con la sola variante
dell'orientamento del pentacolo di difesa.
2. Tutte le mattine recita dell'Ufficio dello Spirito Santo.
3. Inizio ore 22.
4. Preambolo: recita dei sette salmi penitenziali e delle litanie.
5. Tracciamento del cerchio operatorio ad est (a quarto di cer chio in
quanto le operazioni venivano eseguite in gruppi di quattro
contemporaneamente). Tracciamento del cerchio di ritirata ad ovest.
6. Piazzamento di 8 candele.
7. A mezzanotte:
· Assunzione della posizione del «morto vivente» (allungato a terra
ed avambracci incrociati tra di loro, per sorreggere la fronte) per 6
minuti.
· Accensione del «fuoco» e delle candele.
· Assunzione della posizione in ginocchio nel «cerchio di ritirata».
· Pronuncia dei nomi sacri scritti nei cerchi operatori.
· Richiesta di grazia.
· Richiesta del segno o del «passo». Fumigazioni ed incensamento.
Estinzione delle luci salvo una.
· Recita delle invocazioni.
· Attesa del segno sino alle due e mezzo del mattino.
8. Cancellazione dei cerchi e dei geroglifici accompagnate da
invocazioni e scongiuri.
4. Operazioni equinoziali e solstiziali (II° tipo).
a. Come al N. 3;
b. come al N. 3 b/1, b/2;
c. recita dello scongiuro del Mezzogiorno ripetuto 4 volte per Satana,
Belzebuth, Baran e Leviatan;
d. invocazione speciale;
e. invocazione dei tre giorni (il terzo giorno veniva al suo posto detto «Il
Grande Scongiuro del Serpente»;
f. tracciamento del cerchio operatorio composto di un quarto di cerchio
all'angolo Est contenente il Grande Cerchio di Comunicazione; del Cerchio di
ritirata all'angolo Ovest e di sette piccoli cerchi. Nei cerchi si scrivevano i
nomi divini, delle potenze planetarie, dei geni protettori ecc...;
g. piazzamento di nove candele;
h. recita dei sette salmi di David;
i. sette prosternazioni ed accensione delle candele;
j. accensione dei profumi ed incensamenti (28 volte);
k. spegnimento delle candele dei cerchi piccoli e pronuncia dei nomi
rispettivi;
l. piazzamento nel cerchio di comunicazione ed invocazione dei quattro
rettori delle regioni celesti;
m. invocazione;
n. piazzamento nel Cerchio di ritirata ed osservazione dei passi n;
o. cancellazione di ogni segno, invocazioni, scongiuri ed abbandono del
luogo operatorio.
Queste — salvo alcune varianti — le operazioni teurgiche dei Cohen o meglio
dei Reau+. Ovviamente qui abbiamo dato semplicemente una traccia e
praticamente abbiamo taciuto tutti i dettagli poiché la struttura delle presenti note
esula dalla operatività Cohen in senso estensivo.
Aggiungeremo solo che il piano operatorio (i cerchi operatori cioè) erano per
quest'ultimo tipo di operazioni, lo schema dell'universo immateriale ove il teurgo si
accingeva ad entrare per mezzo della sua aspirazione, delle sue preghiere e della sua
preparazione rituale. La comparsa dei «passi», al termine del lavoro teurgico
rappresentava la manifestazione della presenza della «potenza» con la quale il
mondo «spirituale» rispondeva al celebrante.
Ci è giocoforza, a questo punto, sottolineare ancora una volta che il Cristo di
Martinez ed il suo cristianesimo non erano che una vernice atta a rendere accettabile la
sua dottrina segreta nell'ambiente massonico in cui svolgeva il suo servizio.
Il Cristo di Martinez, non ha niente a che vedere con il Cristo dei cristiani,
perché in realtà è UNO DEI NUMEROSI AVATAR DEL RICONCILIATORE, Spirito
emanato a diverse riprese dal cerchio della Divinità che per compiere la sua missione
ogni volta animava un corpo di materia apparente. La prova evidente di ciò, la prova
che con la parola Cristo Martinez intendeva il Riconciliatore (qualunque abito esso
avesse vestito o vestisse in futuro) e non il Gesù storico, si ha nel fatto ch'esso fa
parte di una schiera di eguali, di Uomini-Dio, che comincia con Enoc ed include Noè,
Melkisedek, Giuseppe, Mosè, David, Salomone, Zorobabele.
Una lampante dimostrazione dell'essere il cristianesimo di Martinez una vernice, ci
viene dal fatto che operativamente ai nomi dei Geni e degli Angeli della tradizione
magica, sostituisce quelli dei Patriarchi, degli Apostoli, dei Santi e dei soli Angeli
ammessi dalla Chiesa, per esempio il Quaternario vede al posto dei 4 angeli i 4
evangelisti, il settenario vede al posto dei sette pianeti con i rispettivi angeli i sette
vescovi delle sette chiese della Apocalisse, i geni delle dodici costellazioni sono
sostituiti dai dodici Apostoli e perfino i 360 geni dei giorni solari sono sostituiti da
365 santi e così via...

giovedì 30 maggio 2013

Quatre de Chiffre ed Eletti Cohen - Elenandro



Vi sicuramente una forte corrispondenza grafica, fra un simbolo di riconoscimento spirituale ed iniziatico del Martinez de Pasqually, il primo Grande Maestro degli Eletti Cohen e il complesso simbolico, su cui anche Guenon ha scritto, e conosciuto come Quatre de Chiffre.

Di seguito i simboli:

(Quatre de Chiffre)


(chiave di passo del Martinez)

Nell'operatività teurgica degli Eletti Cohen lo ritroviamo presente nella consacrazione del Reau-Croix, che ricordiamo essere il più alto grado di questo complesso sistema iniziatico, che opera attraverso influenze angeliche, e per esperienza diretta posso assicurare che la valenza operativa di tale simbolo è decisamente marcata.

Il Quatre de Chiffre, di cui a breve affronteremo in modo più sistematico la genesi e le sue valenze in vari ambiti dello scibile iniziatico, appare in contesti quali la teurgia, l'alchimia, le antiche coorporazioni dei mestieri e delle arti, fino alla mistica cristiana. Pare affondare le radici fino alla croce di Costantino




Attorno all'importanza della chiave simbolica in oggetto è possibile consultare anche l'articolo:
Quatre de Chiffre - Rene Guénon




domenica 26 maggio 2013

Piano Operativo del Rituale dei Nomi degli Eletti Cohen - Elenandro

Quanto vediamo nell'immagine è la disposizione del piano operativo in relazione al rituale dei nomi divini degli Eletti Cohen. Il rituale tradizionalmente viene compiuto nella notte di luna nuova, in un luogo debitamente purificato e consacrato, preferibilmente deputo all'arte teurgica.

Ogni strumento, così come gli indumenti del teurgo, devono essere stati in precedenza consacrati, e la purificazione dell'ambiente deve avvenire tramite appositi rituali di bando, oltre mediante l'utilizzo del suono e delle fumigazioni.

E' consigliabile operare nel momento in cui la potenza sovrano dall'ora coincide con la potenza sovrana giornaliera, sempre ovviamente all'interno della fase di Luna Nuova.


mercoledì 17 aprile 2013

L’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell’Universo - Ovidio La Pera

Il Martinismo è un sistema iniziatico che si richiama agli insegnamenti ed alle dottrine di Martinès de Pasqually (1727-1774), Jean- Baptiste Willermoz (1730-1824) e Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803), tutti e tre operanti in Francia, in ambito massonico. In effetti il vero fondatore fu Martinès de Pasqually, uno tra i personaggi che maggiormente hanno incuriosito l’Europa alla fine del XVIII° secolo, ma allo stesso tempo dei meno conosciuti e dei più misteriosi. Coinvolto nei diversi sistemi degli «alti gradi» della massoneria
settecentesca, egli, in possesso di una bolla o patente massonica ereditaria che suo padre aveva avuto da Carlo Eduardo Stuart, nel 1738, che gli consentiva di iniziare “a vista” massoni e fondare Logge e Capitoli, e in seguito riconosciuta valida anche in Francia, creò nel 1754 circa, l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen [1] dell’Universo; cioè un sistema in cui dopo i tre classici gradi di apprendista, compagno e maestro, si inseriscono una classe del “Portico”, una del “Tempio” ed una “Segreta”, corrispondente al grado di Rosa-croce.
Ma già fin dalla classe del Portico vengono introdotti i primi fondamenti della dottrina di Martinès, e cioè della “Reintegrazione” di ogni essere in senso universale. Questa dottrina è derivante forse dalla religiosità marrana, da cui egli probabilmente discende, o da quella degli ebrei sefarditi, nonché da reminiscenze di certi gruppi gnostici o da lontani echi della tradizione esoterica islamica; ma anche, da insegnamenti di impronta cabalistica.
La sua rigenerazione dopo la caduta di Adamo passa attraverso la faticosa ascesi che permette di raggiungere un “Sacerdozio Cohen“, durante il quale egli impara ad avere il dominio di se stesso e, preparato nel silenzio, con la preghiera, il digiuno, ed altre particolari pratiche, ottiene in determinati giorni la rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il termine “Chose“, ossia la Cosa. E ciò era possibile in quanto, secondo uno dei principi di Martinès, ogni uomo è nato profeta e, per conseguenza, egli è obbligato a coltivare in lui il dono della visione e perciò della conoscenza, cultura questa alla quale doveva servire la sua scuola.
Quest’Ordine degli Eletti Cohen ebbe il suo massimo sviluppo dopo il 1770; molte furono le Logge all’obbedienza della Gran Loggia di Francia che vi aderirono; Bordeaux ne fu uno dei maggiori centri, ma altre se ne ebbero a Montpellier, ad Avignone, a Foix, a Libourne, a La
Rochelle, a Eu, a Parigi ed in altre località ancora. A Parigi aveva pure la sua sede il Tribunale Sovrano e cioè il supremo organo amministrativo, formato da vari Rosa-Croce con l’appellativo di Sovrani giudici, tra cui Bacon de La Chevalerie e J.-B. Willermoz ed altri.
Nel 1772 Martinès, per una complessa questione ereditaria, parte per San Domingo, dove per i due anni successivi cerca di completare le istruzioni per l’Ordine. Qui però muore nel 1774. E dopo varie successioni, verificatosi l’attenuarsi delle “manifestazioni” nell’operatività delle Logge a seguito della scomparsa dal piano fisico del Maestro, viene presa la decisione di chiudere lavori e Templi, consegnando gli archivi all’Ordine dei Filaleti. [2].
Dal Martinismo di Pasqually, o meglio dal Martinezzismo , si distingue il sistema di Willermoz che, allievo di Martinès come Louis- Claude de Saint-Martin, riconduce le idee del maestro in un ambito più rigorosamente massonico, seppure con una forte accentuazione cristianeggiante, dando luogo all’Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa o Rito Scozzese Rettificato. Per quanto riguarda Louis-Claude de Saint-Martin, dopo aver avuto i primi gradi massonici a partire dal 1765, nell’autunno del 1768 è ricevuto da Martinès tra gli Eletti Cohen col grado di Commendatore d’Oriente e nel 1772 è ordinato Rosa-Croce. [3]
Presto diviene il segretario di Martinès e collaborerà alla stesura del Trattato sulla Reintegrazione degli Esseri, opera fondamentale e primaria della tradizione martinista del suo maestro, che poco e male conosceva la lingua francese. Dopo la morte di Martinès, Saint-Martin
seguirà a Lione l’amico Willermoz partecipando all’educazione e formazione dei componenti le logge di Willermoz, e scrivendo in questo periodo, oltre alla sua famosa opera Degli Errori e della Verità varie opere contenenti istruzioni di carattere massonico.
Saint-Martin però, avendo maturato, ancora vivente Martinès, l’intenzione di abbandonare i cerimoniali teurgici, si distaccherà, fermo restando il concetto di Reintegrazione, dagli insegnamenti ricevuti dal maestro e al di là di ogni iter iniziatico che prevede la manifestazione esteriore delle forze angeliche ultraterrene, prevista dalla ritualità degli Eletti Cohen, si dedicherà alla solitaria ricerca di una via interiore che possa permettere al divino di manifestarsi nell’uomo come scintilla all’interno del sé che anela a trasformarsi in fuoco.
Lasciata Lione e l’amico Willermoz, Saint-Martin comincia il suo percorso personale ed individuale viaggiando a lungo in Italia, in Inghilterra, in Germania dove conoscerà, grazie all’amica Carlotta de Boecklin gli scritti di colui che sarà il suo secondo grande maestro:
Jacob Böhme, scritti che gli rivelarono quanto, nei documenti di Martinès, aveva soltanto intravisto.
Molte sono le opere che Saint-Martin scriverà durante la sua vita e da esse emerge che lo spiritualismo, di cui la via gli era stata prima aperta da Martinès de Pasqually e poi appianata da Jacob Böhme non è più la “scienza degli spiriti”, ma quella di Dio; e a differenza dei mistici che si uniscono attraverso la contemplazione al loro Principio, non è, per Saint-Martin, solamente la facoltà affettiva che conosce in sé il proprio principio divino, ma la facoltà intellettuale, attraverso un’operazione attiva che è il germe della conoscenza.
Sempre dalle sue opere si evidenzia come le tre facoltà animiche dell’uomo, Pensare, Sentire e Volere siano lo strumento attraverso il quale l’Uomo di desiderio (così lo chiama Saint-Martin) può penetrare nei suoi più intimi recessi per conoscere se stesso, ovvero il suo io, così come con i suoi sensi egli perviene alla conoscenza della sua corporeità.
Queste tre facoltà devono però necessariamente essere educate affinché possano riacquistare, come dice Saint-Martin, i “diritti della loro destinazione originale”, e pertanto essere poste nella condizione di riacquistare quella verginità necessaria perché la concezione e la nascita del “nuovo uomo” possa avvenire in noi sostituendo così l’uomo antico.
Vi è perché ciò possa avvenire una grande difficoltà, a causa della perenne contraddizione in cui l’uomo vive: egli infatti evita di essere l’io che sostanzialmente è, pur facendo uso delle forze del proprio io per le sue necessità esistenziali. Ma se guardando ciò che esiste, egli non sa darsi una spiegazione; se osservando le proprie idee, i propri pensieri che produce muovendosi incontro alle cose per conoscerle, sente che essi giungono da una zona ignota; egli deve sapere che questa zona ignota può essere scoperta.
Essa è nell’uomo e sta a lui giungervi indagando in se stesso, compiendo cioè la vera opera al nero della tradizione ermetica, senza paura di superare con la forza del volere e la bellezza del pensare, i limiti del pensiero stesso, per aprirsi, una volta pervenuto al sentire del cuore a ciò che è oltre i limiti, bruciando al fuoco ridestato nell’Atanor le scorie della sua personalità, del sé
individuato, volendo donarsi oltre esso per amore del proprio essere, che è essere il mondo, le cose, gli altri, il proprio io, la Saggezza fluente, la Luce, la Vita, il Logos solare, l’Amore, per adempiere così il suo ministero.
Saint-Martin esponendo nelle sue opere le necessità dell’uomo di desiderio ci espone in più occasioni le sue perplessità, oltre che per la via teurgia, anche per tutte le altre vie tradizionali quali l’ermetismo, la cabala, l’alchimia, ed altre ancora, che vari circoli nel suo tempo praticavano, al fine di stabilire un rapporto tra l’uomo, Dio e l’universo.
Da quanto finora detto vediamo che la via che Saint-Martin indica è in alternativa alle antiche vie; in una lettera all’amico Kirchberger del 19 giugno 1797, egli afferma di avere da molto tempo abbandonato: «quelle iniziazioni attraverso cui era passato nella sua prima scuola… per darsi alla sola che sia secondo il suo cuore».
Nel suo romanzo “Il Coccodrillo“, scritto tra il 1791 e l’agosto del 1792, Saint-Martin ci dà una perfetta immagine della nuova via e del modo di operare. Nel Canto 81 l’autore ci narra come ad Eleazar, personaggio principale di tutta la storia e che simbolicamente raffigura il suo primo maestro Martinès de Pasqually, venga sottratta dai cattivi geni del Coccodrillo la sua polvere magica ottenuta dalla radice, dal fusto e dalle foglie della “viola doppia”, ossia dalla pansée o viola del pensiero, e con la quale era sempre riuscito a sconfiggere il male, per cui, privatone, viene a perdere la sua “forza elementale”; ma gli rimane il “desiderio” intorno al quale ruota tutta l’azione.
Privato perciò dei poteri che gli conferiva la polvere della “viola doppia”, il desiderio denudato da ogni egoismo lo eleva al grado di un’altissima “concentrazione” da cui domina i suoi nemici, essendo così rientrato in possesso delle forze delle sue tre facoltà dell’anima, ossia del pensare, del sentire e del volere. In questo modo ci viene rivelato che queste tre facoltà sono il vero modello delle tre sostanze che compongono la polvere; ma che,  come Saint-Martin afferma, «l’effluvio dei suoi desideri, fortificato dalla “concentrazione” è più attivo ancora della polvere salina racchiusa nella scatola». Ecco allora il nuovo prodigio, all’uomo antico, Eleazar, subentra l’uomo nuovo, l’uomo del pensiero, ovvero, simbolicamente, L. C. de Saint-Martin stesso, cioè l’uomo che aveva abbandonato le antiche iniziazioni per quella secondo il suo cuore…; e che pertanto sostituiva le vie antiche, ormai prive di poteri, con la via nuova, la via dei tempi moderni, ovvero la via del pensiero puro, del pensiero vivente.
Quest’ultima affermazione “secondo il suo cuore” ha indotto molti a considerare la sua via, in quanto cardiaca, una via umida; niente di più sbagliato, poiché dalla descrizione fatta risulta che si tratta di una via cardiaca secca, giacché essa mediante la “concentrazione”, “passa per la testa” dovendo, con le forze delle facoltà dell’anima pervenire all’elevazione del pensiero.
In tutte le sue opere L.C. de Saint-Martin ha sempre insistito sulla necessità dell’elevazione del pensiero per conquistare lo spirito, ed infatti ha sempre provato una forte ripugnanza a conquistarlo con delle “operazioni fisiche” e ciò è provato dal fatto che ancor prima della morte del suo primo maestro, per il quale conserverà sempre una grande venerazione avendogli egli aperto “la carriera“, ossia l’accesso alle verità sovrannaturali, egli riprenderà la sua libertà per darsi “alla sola via che sia veramente secondo il suo cuore“.
Parlando del pensiero nella sua opera “Degli Errori e della Verità“, cap. “Delle affinità degli esseri pensanti”, l’autore afferma quanto segue:
«Quando l’uomo al contrario, cessando di fissare gli occhi sugli esseri sensibili e corporei, li riconduce sul suo proprio essere, e nell’intento di conoscerlo fa uso con cura della sua facoltà intellettuale, la sua vista acquista un’estensione immensa, concepisce e tocca, per così dire, dei raggi di luce che sente essere fuori di lui, ma di cui sente pure tutta l’analogia con se stesso; delle idee nuove discendono in lui, ma è sorpreso, ammirandole, di non trovarle estranee. Ora, vi vedrebbe egli tanti rapporti con se stesso, se la loro sorgente e la sua non fossero simili? Si troverebbe così bene e così soddisfatto alla vista dei barlumi di verità che gli si trasmettono, se il loro principio ed il suo non avessero la stessa essenza? È questo che ci fa riconoscere che, essendo il pensiero dell’uomo simile a quello dell’Essere Primo e a quello della causa attiva ed intelligente, deve esservi stato tra essi una corrispondenza perfetta fin dal
momento dell’esistenza dell’uomo».
Ma come operare per pervenire a questo pensiero che ci accomuna all’essere primo? la chiave sta nell’uso che si fa del ternario pensiero, volontà e azione a cui spesso fa riferimento il nostro filosofo; con la “concentrazione”, in effetti, si sviluppa l’azione generata dalla volontà e dal pensiero che si muovono incontro all’oggetto del sentire nella zona cardiaca, determinando la possibilità da parte nostra di varcare quella soglia del mentale che ci separa dal mondo dell’intuizione, del pensiero puro, del pensiero vivente. (Incidentalmente faccio notare che la parola intuizione viene da intuire, che a sua volta deriva dal latino inter ire cioè andare dentro, ovvero essere nella cosa e pertanto essere nella verità.
Da ciò la differenza che vi è tra l’iniziato e lo scienziato, il primo, varcando la soglia del mentale entra direttamente nel mondo della conoscenza, il secondo invece, giunto sul limite della soglia coglie qualche bagliore del mondo dell’intuizione, ma come se ne fosse spaventato si ritrae al di qua della soglia stessa e cerca di verificare mediante il pensiero razionale la giustezza dell’intuizione colta).
Come vediamo si ripete l’eterno conflitto tra pensiero razionale e pensiero vivente come se i due tipi di pensiero si annullassero a vicenda. Non dimentichiamo la battaglia condotta da L.C. de Saint-Martin contro la scienza del suo tempo che già allora minacciava con il materialismo che portava con sé, ogni forma di rapporto con il mondo divino. Oggi noi che viviamo totalmente in un mondo reso artificiale dal pensiero razionale e in un tempo scandito da congegni elettronici, avvertiamo in modo particolare la necessità di ristabilire quell’equilibrio dato dal mondo dello spirito a queste due forme di pensiero. Non a caso nell’albero sefirotico della tradizione Cabalistica, le forze che agiscono sulla testa, Chokmah, ovvero la saggezza o piano dell’intuizione e Binah cioè intelligenza o piano della razionalità, nate nell’universo ed ivi diffuse, si equilibrano in essa, una proveniente da destra ed una da sinistra, creando la base del triangolo che ha per vertice Keter ovvero ciò che per gli antichi era l’incarnazione di tutto ciò che doveva discendere negli uomini dal mondo spirituale.
Per concludere, una volta rigenerato il pensiero attraverso la concentrazione e la meditazione, l’uomo di desiderio potrà operare su di sé quel risveglio che gli farà ritrovare il più sublime dei suoi diritti che consiste, come dice il nostro filosofo, nel far uscire Dio dalla sua propria contemplazione, realizzando così quanto egli stesso afferma nel cantico 202 della sua opera “L’Uomo di desiderio“:
«Non è affatto all’uomo debole che la gloria del Signore è promessa; prima di goderne bisogna che il pensiero dell’uomo abbia riacquistato la sua elevazione. Perché è nel pensiero dell’uomo che si trova la gloria del Signore. I cieli l’annunciano pure questa gloria, e Davide ce l’ha detto nei suoi cantici; ma essi non fanno che annunciarla, mentre il pensiero dell’uomo la giustifica, la prova e la dimostra. Un giorno i cieli, la terra e l’universo cesseranno di essere e non potranno più annunciare la gloria di Dio. Quando questo giorno sarà giunto il pensiero dell’uomo potrà ancora giustificarla, provarla, dimostrarla, e ciò per la durata di tutte le eternità.
Pensate che, se voi non abbandonaste un pensiero puro e vero che fosse stato condotto ad un fine vivo ed efficace, vi ristabilireste, in modo impercettibile ai sensi, nella vostra legge e diverreste fin da quaggiù i rappresentanti del vostro Dio».
Vorrei far notare qui, a voi tutti, l’estrema importanza di quest’ultimo passo, in quanto esso ci dice chiaramente quanto sia rilevante operare mediante il pensiero vivente nel vivere di tutti i giorni, perché solo così si diverrebbe capaci di far vivere nel cuore di ogni uomo quella forza che ci renderebbe artefici del regno di Dio in Terra, compiendo in questo modo il proprio Ministero.
Per completare il quadro relativo al Martinismo, ricordiamo che dopo la chiusura dei lavori e dei templi avvenuta nel 1780 ad opera di Sebastiano de Las Casas, ultimo successore di Martinès, continuò a circolare in Europa per tutto il XIX° secolo, ma particolarmente in Francia, Germania e Russia il termine Martinista, col quale venivano indicati gli amici e i seguaci del pensiero di L. C. de Saint-Martin.
Soltanto alla fine del secolo e precisamente nel 1891, Gérard Encausse detto Papus ed Augustin Chaboseau in virtù di una pretesa catena iniziatica (non provata) che li legava a Saint-Martin fondano il cosiddetto “Ordine Martinista”. Dopo la morte di Papus avvenuta nel 1916, si succedono vari Gran Maestri tra cui Jean Bricaud (1881-1934) che stabilì la non ammissione all’Ordine per i non massoni e per le donne.
Questa norma è poi decaduta. Attualmente L’Ordine Martinista è diffuso in tutto il mondo, ed ogni Ordine è sovrano ed indipendente; in genere quasi tutti hanno un indirizzo che segue tendenzialmente la linea di Saint-Martin, qualcun altro ha forse una maggiore propensione
per il Martinezismo.
Note
[1] Dal vocabolo ebraico cohanim che significa sacerdoti.
[2] L’Ordine dei Filateti, presieduto da Savalette de Lange costituiva un gruppo massonico dedicato alla storia ed alla archiviazione di tutto ciò che riguardava l’esoterismo della sua epoca.
[3] Per distinguere il Martinismo moderno dovuto all’insegnamento di Louis-Claude de Saint-Martin da quello di Martinès, quest’ultimo è stato chiamato Martinezzismo.

martedì 16 aprile 2013

Magia Cabalistica degli Eletti Cohen 22° Angelo - Elenandro

Da Compiersi in Luna Crescente, durante l'Ora Magica proprizia.

1. Alba
2. Incensiere
3. Libro dei Passi
4. Sandali
5. Acqua Benedetta
6. Cerchio Operativo

Segue la parte Operativa

lunedì 15 aprile 2013

Eletti Cohen e Martinisti - Francesco Brunelli

Debbo premettere che controvoglia mi accingo a scrivere questa replica all’articolo di Aldebaran S.I.I. pubblicato nel n. 6 di Conoscenza del 1971 per un motivo assai evidente, determinato dalla diffidenza — direi così — di chiarire in un giornale (che per quanto diffuso in cerchi ristretti è pur sempre un giornale «profano») dei fatti estremamente riservati quali quelli iniziatici.
Tuttavia poiché Aldebaran non è in grado di discernere ciò che è dovuto a Dio e ciò che è dovuto a Cesare, cercherò di dire (... senza dire) le cose che debbono esser dette, ben conscio che non io ho scelto questo piano che una certa riservatezza ed un certo buon gusto avrebbero fatto escludere a priori.
Aldebaran parte da un articolo pubblicato da F.B. sulla Rivista Massonica del mese di settembre 1971, e non avendo capito il perché quell’articolo fu pubblicato in quella forma (e nessuno del resto lo autorizzava a capire) lo critica facendo una lezione su come si deve scrivere la storia. Nessuno ovviamente gli contrasta la «cattedra» di storico che si è autoappioppato (ognuno si può ritenere ciò che desidera, purché non danneggi la collettività in cui vive) tuttavia è bene precisare che la storia e la ricerca storica del mondo profano differiscono alquanto dalla storia e dalla ricerca del mondo iniziatico. Vorrei aggiungere per gli eventuali sprovveduti lettori, che esiste qualche differenza sostanziale tra i due mondi per cui se le tecniche e la prassi del mondo profano possono essere adottate ed applicate nel mondo iniziatico esse sono valide sino ad un certo punto e cioè sino alle frange profane di quell’altro mondo. E se è vero il contrario, come Aldebaran sembra credere, allora i due mondi sono eguali e lui stesso, che non trascura di titolarsi da iniziato, in sostanza ne è fuori.
Che sia fuori dalle cose di cui vuol discutere, questo è chiaro, Aldebaran non è mai stato un Cohen, né lo è, né lo sarà mai. Tuttavia con la sua mentalità profana, possedendo dei documenti (che poi sono sparsi nella letteratura iniziatica ed accessibile quindi a tutti) ha la pretesa di discutere su un Ordine cui non appartiene, non solo, ma ha la pretesa di correggere e di insegnare agli altri partendo da documenti di cui non conosce né le motivazioni che li hanno causati, né gli effetti ch’essi hanno determinato. Potremmo commentare il suo scritto con le sue stesse parole: «Si tratta di semplice nozionismo esatto (per la parte che un profano al di fuori dell’Ordine può conoscere), ma assolutamente bastante per dare un’idea generale».
E se il possesso di quattro cartoni (che come lui scrive mi sono stati dati in copia fotostatica) che nulla hanno a che vedere con la ritualità Cohen (e questo lo posso attestare io e non lui — che non è Cohen —) gli danno la possibilità di autoconferirsi il diritto di giudicare di fatti ed eventi che esulano dal suo campo e dal suo mondo, sia ben chiaro che si tratta di un autoconferimento che non dovrebbe debordare nel mondo profano a meno che questo debordamento non sia artatamente condotto per intorbidare delle acque a scopi particolari su cui non desidero indagare, tanto questi scopi e questi metodi sono lontani dalla prassi iniziatica.
Ci sono tuttavia delle cose da dover puntualizzare perché altri «storici» non ricadano in errori, ricalcando gli orrori scritti da Aldebaran nell’articolo citato. Ovviamente, e per quanto premesso, e per non occupare tutto lo spazio della rivista che mi ospita, debbo limitarmi alle cose fondamentali.
Dall’articolo si trae l’impressione che gli Eletti Cohen in Italia vivessero da lungo tempo coperti dal manto della cosiddetta Grande Montagna veneziana. (Qui uno «storico» direbbe che non è documentata l’esistenza di una montagna nella laguna veneta!).
In effetti a Venezia non esisteva niente di Cohen e quando dico niente intendo proprio ciò che la parola significa. Su cosa si basa Aldebaran per scrivere (pag. 29) e far capire che Ambelain avrebbe dovuto andare a cercare lumi a Venezia quando scrive «da chi fu concessa l’autorizzazione di scegliere i Cohen tra i Martinisti?»... «Ma quest’Ordine (quello Martinista di Venezia) non fu interpellato anche se aveva dichiarato, sulla base delle sue sperimentazioni, di avere pretese (nientemeno!) sulla filiazione massonica Cohen». Su cosa si basa Aldebaran quando rimprovera ad Ambelain (sempre pag. 29 di Conoscenza) il diritto di veicolare i Cohen sul Martinismo?
Semplicemente sul fatto che (anche se carnevale è passato, i lettori possono egualmente ridere... o piangere se credono) sulla carta intestata dell’Ordine Martinista (di Venezia) era scritto «ORDINE MARTINISTA O (che a casa mia significa oppure) DEGLI ELETTI COHEN»!
L’enormità della cosa balza anche agli occhi profani. I predecessori di Aldebaran, in base alla propria conoscenza (!?!?!) dei fatti iniziatici, avevano fatto stampare una carta intestata simile, che è stata utilizzata sino al Convento di Ancona del 1962 ove io stesso imposi la cessazione di un simile scempio. Per loro il Martinismo e la tradizione Martinista (fatta rivivere da Papus che è il creatore del Martinismo contemporaneo) si poteva confondere, oppure era la stessa cosa del Martinezismo della dottrina cioè e della teurgia di Martinez de Pasqually, il creatore degli Eletti Cohen!
Ed è bene che altro non precisiamo, perché come scrive lo stesso Aldebaran, «siamo Martinisti e come tali legati alla Tolleranza». Ma se altro dovremmo precisare è che nella trasmissione iniziatica in uso a Venezia NULLA c’è di Martinezismo, anzi esiste la repulsione per il Martinezismo e la Teurgia. (E ciò è ampiamente documentabile).
E su queste basi: a) quattro cartoni che non si riferiscono alla teurgia Cohen, ma ad operazioni di magia «classica»; b) carta intestata sbagliata; il nostro Amico, basa le sue pretese e si erige a giudice di uno dei miei Maestri, Robert Ambelain! Che il lettore — anche se profano — giudichi.

La seconda puntualizzazione concerne il Convento di Ancona.
Esso era stato preceduto da numerosi tentativi eseguiti da me per dar forza e vigore al Martinismo in Italia. Debbo confessare che solo una forza d’animo particolare mi aveva animato in quegli anni. L’esoterismo in Italia, come ebbe a dirmi il De Conca, nell’immediato dopoguerra e per molti anni ancora, assomigliava ad un carnevale.... Il De Conca si era tratto in disparte ed in disparte rimase sino alla sua dipartita nelle Valli Celesti, ma era allora, più di me, in grado di giudicare.
Dopo una serie di approcci, dopo incontri con personalità interessanti più la psicopatologia che la iniziazione, giunsi a riprendere dei contatti con Venezia da cui sembrava provenire un’alta spiritualità. (E lo spirito c’era, ma mi sia concesso di non dire «quale» spirito).
Bene dopo lunghe trattative si giunse a stampare un invito per un Convento ove si sarebbero incontrati i Martinisti italiani per giungere ad una fusione. Il testo dell’invito a stampa lo riproduco di seguito.
L’invito si noti bene era fatto a nome dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen.

«In una riunione del Gran Collegio dei Superiori Incogniti dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen in Italia, avvenuta nel mese di marzo 1962 allo scopo di esaminare i rapporti intercorrenti tra i Martinisti Italiani ed i passi compiuti per addivenire ad una unificazione è stato formulato il seguente ordine del giorno: “Il Gran Collegio dei SS.II. d’Italia, preso atto dei favorevoli sviluppi del processo di unificazione del Martinismo anche in Italia, propone la organizzazione di un CONVENTO da tenersi in una città italiana nel periodo della luna piena del Sagittario (10, 11, 12 dicembre 1962) allo scopo di addivenire ad una fusione di tutti i gruppi italiani in una unica famiglia e pone all’ordine del giorno i seguenti argomenti:
Parte I omissis
Parte II omissis
Parte III (riservata ai soli SS.II.)
a) rafforzamento della catena del Nostro Ordine allo Eggregoro tradizionale per mezzo di un unico rituale operativo, simbolico, liturgico, teurgico da stabilirsi dopo lo studio dei rituali in uso presso i vari Ordini;
b) nomina di una o più commissioni per la attuazione del postulato del comma a), parte III.
Parte IV Nomina del Gran Maestro del Martinismo (unificato) e sua istallazione.
Seguono disposizioni organizzative ecc... ”».

È ben evidente che l’Ordine Martinista (Venezia) o degli Eletti Cohen come si chiamava e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen si presentarono ad Ancona in piena parità. I Martinisti degli Eletti Cohen, per i soli gradi della tradizione papusiana diedero il riconoscimento ai martinisti di Venezia di essere l’unico ramo italiano sopravvissuto agli eventi bellici e quindi (per i soli gradi papusiani) venne stabilito di creare un solo Ordine Martinista (un nuovo Ordine Martinista che cambiava denominazione, costituzioni e rituali mediante una unificazione delle vesti della unica essenza tradizionale, sia ben chiaro) in cui non vi fossero discriminazioni di sorta. Ed invece Artephius firmò nel modo detto da Aldebaran. Bene... che cosa si sarebbe dovuto fare? Aldebaran successivamente, con il pretesto di regolarizzare i documenti degli Iniziatori provenienti non da Venezia, sostituì tali documenti... e via di seguito sino ad accampare l’assurda pretesa di governare l’Ordine da Sovrano munito di poteri personali ed assoluti. (Bologna, luglio 1971).
Per tale ragione i membri del disciolto Gran Collegio dei SS.II. dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, riunitisi a Perugia il 15-9-1971, stabilivano quanto segue:

«Il Gran Collegio dei SS.II. d’Italia, sotto la presidenza del F:: NEBO Gran Maestro dell’Ordine Interiore e Gran Maestro Sostituto dell’Ordine (atto n. 14/62 del 4-11-1962 del S.C. dei SS.II.) su unanime richiesta dei SS.II. italiani si è risvegliato pro tempore (nota bene), onde esaminare la situazione attuale del Martinismo in Italia.
«Considerati i risultati della riunione del G.C. dei SS.II. del 18-7-1971 tenutasi nella città di Bologna ove è emersa la volontà di imprimere un orientamento antitradizionale al Martinismo Italiano attraverso modifiche sostanziali dei Regolamenti e delle Costituzioni quali furono approvati dal compianto Gran Maestro Artephius in applicazione al protocollo di unificazione degli Ordini Martinisti stipulato in Ancona nel 1962, la cui osservanza dallo stesso fu raccomandata in un punto di morte;
«Considerati gli atti, le ingiunzioni ed il contenuto di lettere pervenute ai SS.II.II. tendenti alla instaurazione di forme e di metodiche lesive dei poteri dei SS.II. stessi ed aventi come effetto lo sfaldamento rapido del Martinismo in Italia (come si sta verificando — nota —);
«Considerato altresì lo stato generale di disorientamento e di disagio emergente da nove anni di convivenza in un Ordine che non aveva conseguito lo scopo fondamentale di raggiungere una reale unione nelle opere e negli intenti;
«Udita l’unanime richiesta dei SS.II.II. presenti alla riunione informativa tenutasi a Roma il 12-9-1971 (e che ha determinato il risveglio di questo Collegio), constatato altresì il contenuto delle deleghe e delle richieste pressanti e delle indicazioni emergenti dalla corrispondenza recentemente intercorsa tra i membri di questo Collegio ed i SS.II.II. italiani forzatamente assenti alla riunione di Roma;
stabilisce quanto segue:
1) Il protocollo di unificazione degli Ordini Martinisti Italiani firmato ad Ancona l’11-12-1962, viene denunciato con effetto immediato.
2) In forza di tale denuncia l’O.M. degli E.C. viene risvegliato in Italia, tale risveglio è limitato al circolo esterno comprendenti i gradi dall’1 al 4.
3 ) omissis
4 ) omissis
5 ) omissis
6) Stabilisce di convocare al più presto il Gran Consiglio dei SS.II.II. sotto forma di Convento onde:
a] valutare globalmente gli effetti derivanti dalla denuncia del protocollo di unificazione degli Ordini Martinisti in Italia;
b} procedere al reinserimento dell’Ordine nell’ambito del Martinismo mondiale dal quale ne era avulso;
e) procedere al rinnovo delle cariche dell’Ordine che all’atto della convocazione del Congresso si presenteranno dimissionarie;
d) provvedere ad ogni altra decisione in merito agli statuti, ai regolamenti e ad ogni altro problema che si dovesse presentare.
fir.to:
Nebo REAU †, S.I.I. Gran Maestro
Sirius S.I.I., Gran Cancelliere
Lucius REAU †, S.I.I. Gran Segretario».

Convocato il Convento, il Gran Collegio dei SS.II. dell’Ordine Martinista degli Eletti Cohen emanava la seguente dichiarazione il 31-X-1971 da Roma.

«Il Gran Collegio dei SS.II. d’Italia, sotto la presidenza del G.M. Nebo REAU †; considerato che il risveglio dell’Ordine avvenne pro tempore a far data dal 15-9-1971 con il limitato scopo della denuncia del protocollo di Ancona dell’11-12-1962 e della convocazione dei SS.II.II. della propria filiazione affinché insieme ad altri di altre filiazioni si riunissero in Convento per decidere sul futuro del Martinismo italiano, ritiene esaurito il proprio scopo con la odierna tornata a Roma ove i SS.II.II. ricostituiranno l’Ordine Martinista secondo l’antica tradizione.
Il Gran Collegio dei SS.II.II. d’Italia dell’O.M. degli E.C. riprenderà la propria attività nel seno dell’Ordine Martinista e con le funzioni che il Convento assegnerà ai suoi componenti, tuttavia prima di porre in sonno nuovamente questo G. Collegio, essi riconfermano di fronte ai Martinisti italiani il loro impegno e la loro vocazione di salvaguardia e di difesa della tradizione e della iniziazione contro ogni tentativo presente o futuro di prevaricazione, di degenerazione, di disgregamento sempre proveniente dalle forze mai sopite della controiniziazione. E ciò a gloria di IOD HE SCHIN VAU HE, Grande Architetto dell’Universo ed in unione con i Maestri Passati». ― Seguono le firme ed i sigilli personali dei membri del Gran Collegio dei SS.II.II..

Il convento riunitosi lo stesso giorno a Roma, sotto la presidenza del Fratello Melchior S.I.I. decano dei Martinisti italiani, provvedeva alla ricostituzione dell’Ordine Martinista in Italia, al ripristino delle tradizioni Martiniste ed alla nomina del nuovo Gran Maestro con funzioni di Presidente, nella persona del Fratello ALOYSIUS. Nello stesso giorno le organizzazioni iniziatiche occidentali di tradizione, la ROSA+CROCE KABBALISTICA e la ECCLESIA GNOSTICA APOSTOLICA UNIVERSALE, facevano pervenire le loro felicitazioni ed il loro augurio. Il giorno successivo venivano riorganizzati i CAVALIERI DEL TEMPIO, C.B.C.S. a difesa del TEMPIO DELLA INIZIAZIONE!
Concludo, che una conclusione si impone poiché lo spazio di già occupato non mi consente di abusare della Rivista «Conoscenza», con la sola puntualizzazione di tre punti che ritengo fondamentali per chiarire alcune affermazioni del nostro Aldebaran pubblicate nel n. 6-1971 di questa Rivista. Agli altri punti, se vi saranno interrogativi personali, potrò rispondere privatamente.
In primo luogo contesto ad Aldebaran la facoltà di erigersi a «storico» dei Cohen sulla base di una documentazione del tutto insufficiente e di «pezze» giustificative che nulla giustificano se non la sua presunzione di parlare iniziaticamente pur essendo fuori del mondo iniziatico di cui vuol scrivere.
In secondo luogo contesto ad Aldebaran la facoltà ed il potere di giudicare l’opera di Ambelain nella sua qualità di Sovrano Gran Maestro degli Eletti Cohen dell’Universo e di accaparrarsi titoli in questo campo basandosi sul possesso di una carta intestata in modo errato.
In terzo luogo contesto ad Aldebaran di occuparsi del Martinismo in Italia se non per la limitata porzione che gli compete (e di cui sia io che i miei Fratelli gli abbiamo attribuito potestà al momento della imposizione su di lui delle nostre mani) e ciò in virtù dei poteri in possesso di qualsiasi S.I.I. secondo la tradizione secolare. E sempre invocando tali poteri, gli contesto la facoltà di giudicare la prassi seguita per la denuncia del patto di Ancona ed il ristabilimento del Martinismo di tradizione nel paese che temporaneamente ci ospita.
Ciò sia sufficiente. Chi sa avrà tutto compreso, chi non sa avrà compreso quanto è sufficiente per lui.