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martedì 27 giugno 2017

Il Fratello Senza Giudizio


“L’ostilità di un profano è nociva, ma è peggiore la confusione che deriva dalle colpe e dagli errori di un Fratello senza giudizio.” George Oliver.

Molti, alcuni, qualcuno si scagliano con veemenza contro strutture religiose, istituzioni politiche o l’operato di qualche “pazzo” che per qualche interesse minaccia i nostri sacri perimetri iniziatici. Indubbiamente la confusione, o se preferiamo il polverone, innalzato da tali opere può anche essere notevole, il canglore assorde e il fumo di disturbo alla vista. Tutto ciò, vorrei auspicare, non dovrebbe recare nessun danno all’autentico iniziato. A quel tipo di “uomo” consapevole della scelta compiuta, capace di aver sempre presente a se stesso i motivi per cui è giunto a bussare alle porte di un Tempio e accedere alla Vera Luce dell’Iniziazione. Anzi a ben pensare un Ordine Iniziatico sano avrà solamente da beneficiare da tali “attacchi” esterni. Troverà, esso, motivo di esporre ai suoi confratelli le becere ragioni che hanno portato gli esterni e gli estranei a muovere voci da mercato nei suoi confronti. Potrà evidenziare quanto Tutto è Giusto e Perfetto nel rituale e quanto è Ingiusto e Rozzo nel mondo profano.
Perchè il mondo profano si scaglia contro il mondo iniziatico? Per una serie di motivazioni risibili: necessità di distogliere l’attenzione della plebe da reali problemi, necessità di imputare ad altro i propri fallimenti o inadeguatezze e necessità di trovare attraverso la polemica visibilità. Come è facile intuire, mio buon fratello, tutti elementi che non dovrebbero indurci a preoccupazione ma solamente a compassione e sorriso per queste tristi meccaniche sociali.

Quanto piuttosto mi duole è l’osservare non già quanto è corrotto, e quindi irreparabile, quanto l’azione di corruzione e prevaricazione portata avanti dai cosiddetti “fratelli senza giudizio”. I quali assolutamente inconsapevoli di ciò che un INIZIATO deve rappresentare, privi delle qualificazioni spirituali necessarie e sprovvisti di ogni amore fraterno inevitabilmente, cercando vantaggio, causeranno danno all’interno movimento. Il comportamento grossolano, la vanagloria e l’assenza di ogni discernimento porranno altri fratelli in difficoltà e offriranno un esempio orrido agli occhi di coloro che sono in cerca di un eremo di conoscenza e spiritualità. Quest’ultimi si allontaneranno inorriditi, in quanto, e a ragione, si convinceranno che l’iniziazione è solo apparenza e facciata.
Purtroppo va affermato che un cattivo apprendista e un pessimo associato sono frutto di “errori” di valutazione da parte di coloro che dovevano vigilare, selezionare e separare il grano dalla gramigna. Questi eterni fuori posto dell’iniziazione, vecchi ciurmatori dai mille aneddoti, che sono giunti per stanchezza, inerzia e inganno a presiedere posizioni immeritate, come potevano riconoscere l’inadeguatezza altrui se a loro volta sommamente inadeguati? Anzi il circondarsi di figliocci spirituali mattarelli, capaci di confondere un colpo di ventaglio con la brezza dello Spirito, privi di sestante e direzione nella vita e in definitiva plasmabili come una piccola palla di creta (cretina) non può che arrecar loro soddisfazione, tranquillità ed agio. Così male operando le catene iniziatiche si allungano e giungono ad inevitabile consunzione. La linfa spirituale non scorre, il processo di rettificazione viene sostituito da effimera saccenza e tutto sarà mosso da invidia ed ignoranza.
Doverosamente dobbiamo aggiungere il danno arrecato da coloro che, pur in buona fede, ricoprono un ruolo per cui sono largamente non qualificati. I quali confondo la formazione dei fratelli con un’informazione basata su lezioncine aventi carattere morale o pseudo storico. Crogiolandosi attorno a questi ruoli da maestrina di edmondiana memoria, non comprenderanno, e quindi non faranno comprendere, che l’iniziazione è ricerca individuale, sofferenza nella mente ed erudizione agli strumenti d’opera. In assenza di ciò siamo innanzi ad una toccante e commovente parodia di fratellanza. Assistiamo, in tal caso, ad un isolarsi dalla confusione esterna, non tanto per edificare uno spazio sacro, quanto piuttosto per cercare sollievo e ruolo in un’effimera bolla di sapone.
Il Nostro Venerabile Ordine, ed auspico ogni altri struttura iniziatica degna di tale nome, offre degli strumenti d’Opera. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che questi strumenti siano impiegati dai fratelli e dalle sorelle che intraprendono il percorso di reintegrazione. Noi dobbiamo necessariamente pretendere che i nostri Iniziatori e i nostri Fratelli Maggiori siano i primi a dare esempio attivo e fattivo di tale armonioso e continuo lavoro interiore. Onde evitare che la nostra sia solamente illusione di fratellanza, e che in essa, in mancanza di sostanza, si insinuino i germi della pigrizia, della malevolenza e della profanità. E’ necessario comprendere che non è un Ordine ad essere automaticamente operativo, ma sono i fratelli che ne sono parte a renderlo tale. Ecco quindi che è necessario che gli Iniziatori si interroghino attorno alle qualifiche psicologiche ed iniziatiche del bussante. Si interroghino attorno a come queste persona possa o debba essere inserita all’interno delle nostre catene, nell’ottica di un proficuo lavoro individuale e collettivo. In quanto niente di più errato è il pretendere che il diseguale sia eguale. Così male pensando si commette un doppio errore. Il primo nei confronti del diseguale, il quale sarà costretto a misurarsi con un ambiente a lui estraneo e con strumenti non calibrati sulla sua persona. Il secondo nei confronti dei fratelli presenti, i quali dovranno accollarsi le disarmonie di una persona sprovvista della loro tensione ideale.

Ecco perché è sbagliato sostenere che LA LUCE DEVE ESSERE DATA A CHIUNQUE LA RICHIEDA. Dobbiamo ricordare che compito di un Ordine Iniziato non è trasmettere l’iniziazione, ma è custodire la fiamma iniziatica affinché essa possa essere luce per coloro che muovono fra le tenebre di questo nostro mondo.

Elenandro XI

www.martinismo.net
eremitadaisettenodi@gmail.com

mercoledì 5 ottobre 2016

Eggregore ed Influenza Sottile



“Nella catena degli esseri, sembra esserci una lacuna: l'uomo, anello vivente di questa catena, può osservare e toccare l'anello che è immediatamente sotto di lui, è la scimmia o il gorilla o lo scimpanzé, ma non vede o non tocca l'anello che è  immediatamente sopra di lui. Ecco perché gli antichi saggi hanno immaginato l'uomo invisibile, che essi hanno chiamato angelo o demone; ma essi non hanno pensato che l'invisibile deve essere immateriale, e che l'immateriale è infinito, dal momento che il limite della sostanza è la forma. I poeti lo hanno compreso bene, e hanno donato dei corpi ai loro dèi, dicendo che si nascondevano tra le nuvole, come Gesù Cristo durante l’ascensione; ma le nuvole sono mobili e trasparenti; esse possono nascondere per un momento sul monte Ida le debolezze coniugali  di Giove, ma esse non saprebbero fornire dei corpi che non siano aria, o degli abiti impermeabili.”    (Tratto dal testo gli Eggregori di Eliphas Lévi)


In passato ho scritto molto sul tema qui proposto, ed immagino che presto provvederò a dare sistematizzazione ai miei vari lavori, proprio perché ritengo l’Eggregore quell’elemento, fra gli altri, capace di innescare un effetto moltiplicatore delle forze dei fratelli e dare continuità e stabilità alla struttura iniziatica. La quale, ricordo, ha come finalità primaria quella della preservazione dell’iniziazione da essa detenuta e non le ambizioni, spesso fallaci, dei suoi appartenenti. Il conseguimento di tale finalità passa attraverso l’associazione ad essa di coloro che sono meritevoli, avendo caratteristiche psicologiche e qualità spirituali in sintonia con i fondamentali costitutivi e l’eggregore della stessa struttura. Qualora questi requisiti siano dilettevoli o mancanti la struttura scivolerà inevitabilmente da un piano iniziatico, verso un piano profano.

E’ utile ricordare, prima di procedere oltre, che quanto riportato in queste modeste pagine attorno agli Eggregori, non rientra nel campo dello spirito o dell’iniziazione, bensì in quello dello psichichismo[1] e dell’occultismo[2] . Gli Eggregori e le Forme pensiero attengono ad una serie di meccanismi volontari o, nella maggior parte dei casi, involontari con cui un uomo o un gruppo di uomini dà vita e consapevolezza a delle energie organizzate in forme non materiali. Questa breve premessa è utile onde sgombrare la mente del lettore e il piano di discussione, da tutte quelle false credenze, confusioni, dicerie e mistificazioni causate da una profonda mancanza di pratica e di intuizione da parte di fin troppi cultori dell’esoterismo. Questi confusi tendono ad assegnare all’Eggregore qualità e funzioni che non gli sono proprie, ritenendo che abbia una qualche espressione o genesi divina. Dimenticano che esso è frutto dell’operatività orizzontale ed individuale di tutta la catena iniziatica, di tutta l’assemblea della fratellanza, e non certo una qualche forma di “moto divino”. L’influenza spirituale e l’eggregore sono concetti e realtà ben distinte, che non possono essere confuse onde evitare perniciose mistificazioni.

E’ necessario comprendere che l’iniziazione rappresenta quel momento che permette, potenzialmente, di collocare il fratello lungo una sacra verticale. Attraverso gli strumenti e la docetica propria dell’Ordine Tradizionale che lo ha accolto, egli compierà il tragitto di reintegrazione nelle varie fasi da cui è contraddistinto; che lo condurranno dall’immersione nel caduco quaternario, all’elevazione nell’immutabile mondo della Monade. Ovviamente essendo noi uomini di questo mondo, agendo con gli strumenti di questo mondo, non possiamo che custodire l’iniziazione all’interno di particolari forme[3], le quali permettono ai fratelli, raccolti nel perimetro dell’Ordine, di usufruire e beneficiare delle influenze sottili in esse catalizzate.
Influenze sottili, quelle beneficiate tramite l’iniziazione e i rituali, che non attengono alla sfera degli eggregori; la quale, per quanto importantissima per la vita delle strutture iniziatiche, è comunque prossima ad un piano intermedio fra l’umano e il sovrumano. Le influenze sottili proprie dell’iniziazione e dei rituali hanno come fonte la Monade, il centro pulsante spirituale superiore, che incessantemente irradia i meritevoli. I quali necessitano dei doverosi apparati, forniti dalla struttura iniziatica, per accogliere proficuamente tale dono.

L’Eggregore della struttura deve essere visto come quell’Ente, Consapevole e Strutturato, che ha come principali compiti quelli di “regolatore delle energie” e “vigilante attorno all’integrità della struttura”.
La prima funzione viene assolta attraverso l’azione di collegamento che esso svolge fra l’insieme dei fratelli, di cui gestisce in modo sapiente i singoli apporti e procede alla redistribuzione dei medesimi. Al contempo offre quel contributo complementare, che permette di moltiplicare lo sforzo del singolo proteso lungo la verticale spirituale.
La seconda funzione viene espletata tramite l’allontanamento di quei fratelli che non sono allineati ai fondamentali della struttura, e la protezione, nella misura del suo radicamento, del fratello da eventuali forze perturbatrici.

I fratelli impegnati nella ritualità, giornaliera ed individuale, alimentano anche l’Eggregore, il quale ripartisce, e moltiplica, gli effetti di questa loro opera. Attraverso il saggio impegno delle Grandi Maestranze, qualora in possesso degli adeguati sigilli e cifre formative, esso potrà essere indirizzato verso le varie utilità indicate (terapeutica, benessere dei fratelli, mantenimento dei perimetri della struttura ecc..). Quanto maggiore saranno la coesione dei fratelli e la loro sintonia, quanto maggiore sarà la forza eggregorica. Ovviamente un Eggregore e una fratellanza (essi si rispecchiano) frutto di una frattura, di una scissione, di un tradimento, saranno destinati a disgregarsi a loro volta. In quanto nel mondo sottile, come nel mondo cellulare, tutto mantiene memoria. Nondimeno dobbiamo considerare perniciosa una guida eggregorica affidata ad una maestranza non frutto di reale meritocrazia e spirito di servizio verso la comunità: essa tenderà ad essere incapace nel governo eggregorico. Infine, ed in esso troviamo la ragione della triste fine di tante fratellanze, la modifica dei rituali individuali e collettivi determina un progressivo indebolimento dell’Eggregore. Specie quando essi sono orientati a rimuovere gli elementi operativi qualificativi, in ragione di un’ottusa inclusività  generalizzata. In ognuno di questi casi (disarmonia fraterna, frattura eggregorica, carenza della guida e modifica rituale) avremo un progressivo deterioramento dell’eggregore, che tenderà a perdere vigore e funzione.

Le Influenze sottili, a loro volta, non potranno che essere catalizzate attraverso un’armonica sintonia fra di esse e il vertice della piramide rituale, ed una profonda integrità e sinergia simbolica ed operativa espressa dalla ritualia. La funzione di determinati rituali è quella di creare un “canale”, prima, e di “catalizzare” poi queste influenze. Le quali sono, e rappresentano, l’aspetto benefico e dinamico dell’Essere Supremo ed Immanifesto di cui l’iniziato, nella sua dimensione spirituale, è parte scissa che anela al ricongiungimento.

Elenandro XI






[1] Il termine psichichismo attiene a tutte quelle dinamiche, consapevoli o meno, prodotte dall’uomo tramite l’azione della mente, i moti dell’anima e le irruzione di stati di coscienza alterati. Tali stati, che non hanno la compartecipazione delle influenze sottili, possono comunque determinare delle alterazioni sul piano quaternario.
[2] Inteso come quell’insieme di pratiche ed rudimenti che sottostanno all’attivo impiego della scienza esoterica.
«Con “occulto” intendo riferirmi a quelle particolari pratiche, tecniche e procedure che: a) si fondano su forze misteriose e ben celate, presenti nella natura e nel cosmo pur senza essere misurabili o individuabili con gli strumenti della scienza moderna; b) che comportano, quali conseguenze auspicate oppure realizzate, risultati empirici, tra i quali si possono annoverare la conoscenza del corso pratico degli eventi e l’alterazione degli avvenimenti stessi rispetto allo svolgimento che avrebbero avuto se non ci fosse stato questo particolare intervento. Con “esoterico”, invece, voglio indicare il complesso di quei sistemi di pensiero filosofico-religiosi che costituiscono le fondamenta di quelle pratiche e tecniche occulte cui sopra mi riferivo. Ciò significa che l’esoterismo fa riferimento a rappresentazioni che racchiudono conoscenze di più vasta portata sulla natura e sul cosmo, le riflessioni epistemologiche e ontologiche sulla realtà ultima, le quali tutte insieme compongono quel bagaglio di nozioni che sta alla base di ogni procedimento occulto. Ricorrendo a una analogia, si può affermare che la conoscenza esoterica sta alle pratiche occulte come il complesso delle nozioni della fisica teorica sta alle applicazioni dell’ingegneria.» Edward A. Tiryakian
«La filosofia occulta sembra essere stata la nutrice o madrina di Tutte le religioni, la molla segreta di tutte le forze intellettuali, la chiave di tutte le oscurità divine e la regina assoluta della società, al tempo in cui essa era riservata esclusivamente all’educazione dei sacerdoti e dei re.»Eliphas Lévi
[3] Forme intese come contenitori simbolici e rituali. La cui coesione ed inalterabilità, pena il dissiparsi del potere iniziatico, sono vigilati ed amministrati da una Grande Maestranza che rappresenti l’aristocrazia spirituale dell’Ordine.

mercoledì 17 agosto 2016

Le necessarie domande che il postulante al martinismo si dovrebbe porre.

Per quanto possa essere  impopolare in un mondo come quello moderno, dove la disgregazione di ogni identità è eletta a emblema,  specie  attraverso le pagine pubbliche di un social, dove tutto è ridotto a semplici e neutre affermazioni inclusive, ritengo che un amante della tradizione non possa permanere in un colpevole silenzio attorno a talune verità. A causa della mancanza di lungimiranza di alcuni, alla ricerca di autoreferenzialità, e della mercantile falsità di altri, votati all'effimera affermazione di se stessi, viene alimentata, fatalità, la pia illusione che esiste il Martinismo, così come la Libera Muratoria, quale corpo formalmente e sostanzialmente unico, giammai indiviso e comunque univocamente sano in ogni sua articolazione.  
Da cui discende la comoda, e quindi fasulla, idea che ovunque , e soprattutto da chiunque, si riceva iniziazione essa è valevole e pregante. I banditori di tale triste novella sostengono che la nostra iniziazione derivi da Papus, attestano la fedeltà agli insegnamenti del Filosofo Incognito (Louis Claude de Saint-Martin) e si scagliano, in modo subdolo e pretestuoso, contro i “danni” causati dalle precedenti generazioni (a tal proposito ricordo che la mia età anagrafica mi potrebbe suggerire di assistere in modo silente a questo mortifero macello, ma la tradizione e la divulgazione impongo altre scelte). Rimangono, inoltre, questi personaggi sul vago e sul generalista, attorno all’uomo di desidero, alla reintegrazione, a quanto è bello essere fratelli, e alle origini delle loro iniziazioni. 
Purtroppo esistono delle verità, queste incontrovertibili, che possono essere così riassunte:

1. Un qualsiasi percorso iniziatico tradizionale è tale proprio perché è viatico che deve essere compiuto, attraverso una retti-lineare progressione. La quale non ammette salti quantici, improvvisi balzi di grado, un continuo raccattare, attraverso mercimonio o pietose bugie o abili furbizie, gradi, brevetti e filiazioni. Giungendo all'evidenza di gradi estorti uno ad ordine (o vorrei dire disordine), o di triangolazioni degne più di una partita di carambola che di un cimento iniziatico.
2. Nel martinismo, argomento a me caro, si è conosciuti, non in virtù di qualche picaro brevetto, ma perché riconosciuti per la formazione all'interno di un regolare ordine e per l’opera di cristallina divulgazione. Sarebbe bene chiedere a certi personaggi per quale motivo le porte della grande comunità martinista sono a loro precluse ? Come mai gli unici interlocutori a loro concessi non sono altro che isolati o emarginati par loro ?
3. Possibile che coloro che hanno accumulato espulsioni su espulsioni, da parte di Ordini o Obbedienze tradizionali, oggi si fregiano di roboanti titoli ?
4. Ogni struttura martinista ha una propria docetica e un proprio corpo rituale. I quali sono espressione della particolare sensibilità e lettura del percorso di reintegrazione che l’uomo deve compiere. Tale varianza è accettata ed accettabile, fino a quando rimanere compresa all'interno dell’alveo tradizionale del martinismo. Diventa perniciosa, quando moderni stregoni dal non cristallino passato, frammischiano ad essa elementi in controtendenza sotto il profilo operativo

Sarebbe quindi opportuno che il postulante, che l’uomo di desiderio, prima di volgere il proprio passo verso talune virtuali strutture, si interrogasse attorno al percorso compiuto da coloro che pretendono di possedere le qualifiche reclamizzate o suggerite (la loro formazione è stata lineare all'interno di una struttura tradizionale ? Sono stati espulsi da altre strutture e si perché?). Ancora si dovrebbe interrogare attorno agli strumenti e alla filosofia offerti (sono attinenti con la radice del martinismo, oppure sono espressione di altro?) .



Concludo ricordando come nel nostro rituale giornaliero vi sono due passi, che molto hanno da suggerire attorno vicende sopra menzionate.    

Il primo recita: “ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum….” Possiamo così intercalarlo nel nostro discorso: “I fratelli della comunità martinista italiana, seppur con le sue peculiari caratterizzazioni, mi accoglierebbero se sono componente di questa o di quest’altra struttura?”

Il secondo recita: ” Beatus vir qui non abiit in consilio impiorum et in via peccatorum non stetit et in cathedra pestilentiae non sedit;…..” che possiamo prendere come un monito:”beato il fratello che non presta ascolto a certi mercanti di iniziazioni, che non trova formazione interiore nelle loro false parole e che non siede in mezzo a loro in falsi templi.”
Qualche domanda è sempre utile.


www.martinismo.net 

venerdì 8 aprile 2016

Beatus vir, qui non abiit in consilio impiorum et in via peccatorum non stetit et in cathedra pestilentiae non sedit.

Non di rado capita di udire che il fine di una struttura iniziatica sia quello di “dare la luce”, oppure di accogliere gli “uomini di buona volontà o di desiderio”, e ancora di “raccogliere i fratelli”, oppure altri nobili proponimenti. Vi è molto di celato in queste frasi e brevemente vorrei spendere alcune riflessioni, che spero risulteranno utili malgrado la loro crudezza. 

Nelle parole “dare la luce” vi è una forte componente di arroganza ed automatismo, i quali dovrebbero essere estranei ad ogni contesto iniziatico. Nessuno è in grado di “dare la luce”, al massimo è in grado di “trasmettere” un novero di strumenti e di insegnamenti, che se adeguatamente compresi condurranno l’iniziato ad una serie di rivelazioni interiori e a un progressivo dissipamento delle tenebre che lo avvolgono. E’ tristemente vero che molti, fin troppi, ritengono che il percorso iniziatico sia esperito tramite il semplice conferimento iniziatico. Purtroppo sfugge loro che la reale acquisizione iniziatica è frutto di un’Opera Laboriosa, la quale ha inizio proprio nell'istante seguente alla catartica iniziazione. La quale per essere reale deve rispondere all'evidente requisito di coincidenza fra essa stessa e il ruolo/funzione che si andrà a ricoprire nell'Ordine o nell'Obbedienza. 

La volontà di accogliere tutti coloro che rispondono alla semplice volontà o desiderio di conoscenza nasconde un terribile inganno. Un Ordine realmente iniziatico non può essere aperto a chiunque manifesti un semplice desiderio di apprendere. In quanto l’Ordine deve preservare se stesso e i fratelli in esso armoniosamente raccolti, da coloro, che malgrado l’apparenza, sono privi delle qualifiche necessarie ad operare e ad integrarsi psichicamente ed energeticamente.  In un Ordine come il nostro dove il fratello è chiamato a compiere, in virtù del grado, rituali a carattere teurgico, preghiere, meditazioni, purificazioni, conformarsi ad una regola e accettare una serie di norme non è possibile accogliere colui che è sprovvisto delle adeguate qualificazioni psicologiche e spirituali. 
In questo non vi è discriminazione, ma solamente attenta volontà a 
Queste caratteristiche spirituali vivono nel corpo, nella mente e nel cuore dei fratelli. Qualora questi fratelli siano portatori di istanze, apparenti od occulte, sovversive rispetto all'identità della struttura in cui operano, è questa, e tutta la comunità, a ricevere danno e malanno. Non è il desiderio profano che deve animare colui che si accinge ad essere accolto, bensì la tensione ideale di colui che si riconosce in un’impostazione docetica, spirituale e rituale. 
Purtroppo è da sottolineare come molte strutture tendono ad esimersi a mostrare un proprio “manifesto”, impegnandosi a celare la propria identità e erigere cortine fumose composte da buonismo e superficialità. Non voglio qui scendere nelle motivazioni di tale omertose azioni, che comunque sono riconducibili a questioni fin troppo umane, mi limito solamente ad osservare che in assenza delle adeguate qualificazioni, in chi bussa e in chi apre, tutta l’impalcatura, docetica e rituale, determinerà lo slittamento dell’opera, in una parodia della medesima … sottoposta alla vorace e parassitaria azione del basso psichichismo.

Raccogliere in una comunità fratelli, è ben altro dalle fumose asserzioni che sovente si odono. La fratellanza, quella autentica, non deriva da eguale iniziazione formale, ma da sostanziale opera. Nell'antichità si era fratelli in virtù della nascita da stesso ventre di donna, per il sangue versato  nel comune cimento e per il patto stretto fra uomini che si riconoscono  come fratelli.
Non ho certo la pretesa di far versare sangue, anche perché per taluni sarebbe impossibile, ma  solamente sottolineare come anticamente nella parola fratello vi era un qualcosa di vitale e dinamico, che purtroppo sembra oggi andato in parte perduto.
Sui social si spreca la parola fratello, è un fiorire continuo di fraterni abbracci e uno sperticarsi di attestazioni. Salvo poi riscontrare un viscidume nauseante proprio in coloro che apparentemente più si dimostrano “aperti”,”tolleranti” e “paterni”. Ho l’impressione che il vuoto dell’anima, la solitudine nella vita di tutti i giorni e le frustrazioni del quotidiano, per taluni, trovino linimento in questa vuota fratellanza virtuale.
Vi è altro oltre l’esibizione e il desiderio di essere riconosciuti come qualcosa o qualcuno?
Oppure si comprende che la fratellanza è tale non in virtù dell’iniziazione, ma in forza di un riconoscimento di comune opera, di eguale tensione, e di comune prospettiva ?

Compito di una struttura iniziatica è quello di preservare se stessa e la “luce” che in essa alberga. Tale preservazione avviene attraverso la trasmissione iniziatica a coloro che hanno le adeguate qualifiche, per essere i successivi custodi del tempio. Solamente mantenendo aderenza alla propria radice spirituale tradizionale, che nel Martinismo autentico è il cristianesimo (cosa assai diversa dal cattolicesimo) è possibile preservare la vitalità e raccogliere le pure influenze sottili. Altrimenti, in caso di rescissione dall’autentica e particolare radice spirituale, l’intera struttura diverrà una vuota struttura di carta, nel migliore dei casi, e un guscio energivoro nel peggiore. 

Non possiamo pretendere che un uomo vada contro la propria natura per seguire un percorso spirituale, ma possiamo e dobbiamo pretendere che coloro che seguono un determinato percorso abbiamo in sé quelle caratteristiche che li rendono ad esso idonei. E' deleterio il fanatismo, ma non meno è deleterio l'universalismo. L'uno e l'altro sono il risvolto della stessa medaglia, in quanto l'uno e l'altro si fondano sulla convinzione che tutto va bene per tutti, o che tutti vanno bene per il tutto. Eppure la semplice osservazione delle cose di questo mondo ci insegna che ognuno di noi ha caratteristiche che lo rendono affine verso qualcosa, o refrattario verso altro. Ritengo che ciò sia un sommo bene. In quanto permette, e ha permesso, al martinismo di preservare se stesso dai tanti inquinamenti psichici ed operativi che ha subito nel corso della sua vita.



Laddove autenticamente la S di superiore è intesa come Servitore, e non come arrogante manifestazione di autoritaria (im)potenza.
Laddove chiaramente chi governa l’Ordine ha la capacità di porsi unicamente al servizio del martinismo, senza rispondere ad interessi partigiani, o subire pressioni da terze strutture.
Laddove si comprenda che non sussistono fratture, nella Tradizione, fra la sfera essoterica, quella mesoterica e quella esoterica.
Laddove chi pretende di fare docetica è capace di offrire reali strumenti di armoniosa opera.
Laddove sia chiara la collocazione della Maestranza, senza doppie o terze appartenenze ad altri Ordini Martinisti, con conseguente confusione eggregorica.
Laddove si dimostri di seguire i corretti cicli purificatori, senza covare, come galline gravide, rancore e fin troppo umani desideri di linimento.
Laddove gli strumenti di Opera siano regolarmente detenuti, e non siano il frutto di elemosina ricevuta.
Laddove il rapporto sia realmente iniziatico, e non una sublimazioni di appagamenti emotivi o psicologici.
Laddove non si sia consumato il tradimento ai danni di fratelli.
Laddove non si sventolino rituali, o parti dei medesimi, solamente per il gusto di mostrare ciò che non è fatto.
Laddove la legittimità della struttura non sia ridotta alla successione di qualche santino, ma incarni una reale cagione d’essere.
Laddove i fratelli e le sorelle utilizzino le forme e il linguaggio tradizionalmente consoni.
Laddove la fratellanza si intesa come di Laboriosa Opera, e non di senile e verbosa riproposizione di frustrazioni permutate da altri ambienti. 
Laddove la docetica è un qualcosa di integro a tale ordine, e non copiato da altre istituzioni, o sviluppato in negativo rispetto a quella altrui.  

Solamente quando è presente tutto ciò il martinismo può sperare di vivere e prosperare. In assenza di una sola di queste caratteristiche, è bene e salubre mantenere la più netta separazione, fedeli al monito: Beatus vir, qui non abiit in consilio impiorum et in via peccatorum non stetit et in cathedra pestilentiae non sedit.

Quindi amatissimi fratelli, e carissimi lettori, verificate con accuratezza la presenza di quanto sopra indicato, se vi aggrada e se lo ritenete adeguato al vostro livello dell’Essere, nelle strutture che si offrono a voi. Forse eviterete di cadere in una qualche confusione, che sembra ottenebrare anche taluni oratori, fra ciò che viene professato essere martinismo, e ciò che in realtà non lo è. Oppure fra ciò che è ancora integro e quanto è stato corrotto. 


www.martinismo.net 

sabato 2 aprile 2016

LE QUALIFICAZIONI INIZIATICHE NECESSARIE


articolo pubblicato su Ecce Quam Bonum n°9 
per informazioni o contatti: eremitadaisettenodi@gmail.com

“Ricordo ancora quanto molti anni fa mi trovai, a Roma, innanzi a colui che sarebbe divenuto, per sua sventura, il mio iniziatore. Questi, con il fare sbrigativo e scostante che gli è proprio, mi chiese come mai volevo essere associato al martinismo. La mia risposta fu che stavo cercando il cristianesimo esoterico. Dopo alcune domande, attorno alla mia vita e alla mia professione  fui congedato. Mentre sul treno, mi accingevo a tornare nella mia Toscana ricevetti una telefonata. Era il mio futuro iniziatore che mi convocava la settimana successiva per fornirmi la meditazione dei 28 Giorni. Mi chiesi, infastidito, come mai non mi era stata consegnata in quel nostro primo incontro, ma ben presto imparai che le vie dell’iniziazione sono spesso diverse da come noi le immaginiamo. Dopo la mia iniziazione passai i miei migliori anni di vita martinista da “isolato”, successivamente il servizio nei confronti dell’Ordine mi portò alla responsabilità verso fratelli e sorelle. Devo ammettere che la felicità da quel momento è stata messa a dura prova.“

Vi sono molteplici motivazioni per cui si giunge alle soglie dell’Ordine Martinista. Alcune di queste sono dettate da pulsioni sociali, da necessità di essere accolti, dal bisogno di essere compresi, altre da autentico Desiderio di percorrere una via iniziatica tradizionale. Ovviamente le prime, per quanto umane e comprensibili, sono in se e per se non adeguate e, auspicherei, non ricevibili. Un Superiore Incognito Iniziatore esperto cercherà, per quanto possibile, di portare all’evidenza del bussante la reale motivazione che lo spinge alla soglia del Tempio. Sottilmente cercherà di farlo desistere quand’essa risulta essere inadeguata o insufficiente rispetto al duro cammino che l’iniziazione comporta. Attraverso l’attesa si provvederà a far maturare e sedimentare la domanda, attraverso il rimandare si cercherà di saggiarne la volontà iniziatica, oppure si valuteranno gli adempimenti e gli inadempimenti, nel completare le fasi preparatorie all’associazione.  Amo sempre ricordare che non siamo qui per fare beneficienza, e neppure per sostituirci a qualche gruppo di supporto terapeutico o psicologico, quanto piuttosto per trovare uomini e donne meritevoli di ricevere l’iniziazione martinista, ed essere a loro volta i cuori pulsanti e vivificanti della nostra tradizione. Ecco quindi che dobbiamo valutare colui che desidera divenire nostro fratello, e ciò è fattibile grazie all’analisi delle motivazioni che lo spingono, in quanto sintomi del tipo di uomo che sotto tali agiti si cela.
Norbeto Bobbio ebbe a scrivere:” Il dato di fatto è questo: gli uomini sono tra loro tanto uguali quanto diseguali. Sono uguali per certi aspetti, diseguali per altri. Volendo fare l’esempio più familiare: sono eguali di fronte alla morte perché sono tutti mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di morire perché ognuno muore in modo diverso.”
Parole vere, ed applicabili anche al contesto iniziatico. In quanto nelle nostre Logge operano fratelli che non sono astrattamente iniziati avulsi dalle contingenze del mondo, bensì vivono, come tutti gli altri, in una società che detta tempi e regole.
Ogni uomo è eguale innanzi ai due estremi della vita (nascita e morte), e certamente ogni uomo è degno di rispetto nella sua umana sofferenza ed aspirazione di vita. Al contempo ogni uomo è diverso innanzi alle cose dello spirito. E’ sufficiente osservare la nostra cerchia di amicizie, per scoprire colui che ha sensibilità verso questioni sottili, ed individuare colui che invece è refrattario ad ogni argomento che esula dal fallace tangibile del quotidiano. Così come la vita profana ci insegna che esistono ruoli e funzioni, per uomini dalle diverse attitudini, così la vita iniziatica dovrebbe suggerire che non è possibile concedere tutto a tutti, perché in realtà niente si concede, ma tutto si priva. La via iniziatica non è una via di immediato accrescimento, ma una via inizialmente di spogliazione. Solo quando l’essenza dell’essere sarà porta alla luce, liberandosi dall’involucro psicologico, essa, come un seme, germoglierà: permettendo a quell’unico fiore che noi siamo  di sbocciare.   Siamo sicuri che tutti, coloro che bussano, anelano a ciò?! Oppure hanno la possibilità di conseguire ciò?!
L’insieme di ciò che è richiesto al bussante, o che dovrebbe essergli richiesto, in relazione al tipo di percorso che lo attende, prende il nome di qualificazioni iniziatiche. Ecco quindi che esse non debbono, erroneamente, essere intese come un qualcosa di esterno ed ostativo, ma bensì come quei talenti di evangelica narrazione, che debbono essere debitamente, se posseduti, impegnati. In quanto non vi è dolo nel non possedere le qualificazioni, ma vi è dramma nel dissiparle.
Quali sarebbero le qualificazioni iniziatiche di cui un bussante al martinismo deve essere munito?
Esse si possono suddividere in caratteristiche psicologiche, ed in qualità spirituali.
Fra le prime troviamo la stabilità e l’equilibrio. L’associando deve avere una vita sociale e affettiva solida, non fonte di eccessivi turbamenti, capace di dare quelle giuste soddisfazioni, o almeno che non sia fonte di perniciose devianze o frustrazioni. Anticamente solamente colui che era sposato, ben inserito all’interno del proprio contesto sociale, e non soggetto all’altrui dominio o ricatto, era ammesso all’iniziazione. La libertà dello Spirito certo non è la libertà dalle cose di questo mondo, ma indubbiamente rendendoci schiavi, delle cose di questo mondo, difficilmente potremo aspirare alla prima.  La stabilità, maturata nel quotidiano, comporta quell’equilibrio interiore necessario per permetterci di operare proficuamente con gli strumenti che l’Ordine mette a disposizione. Essi non sono certo vuoti rituali, ma potenti utensili con cui incidere i veli della lusinghiera ignoranza in cui siamo avvolti. Il nostro rituale di loggia recita “Tutto è calmo ed in pace, tutto è giusto e perfetto”, a significare che questo stato di calma interiore, conduce alla pace e al riposo nelle benevoli braccia dello Spirito. Possibile che tutto ciò sia conseguito da colui che in se cova disagi e disordini psicologici? L’esperienza mi porta a dubitarlo. In realtà colui che è instabile nella vita profana, tenderà ad accentuare tale condizione psicologica: giungendo a compromettere se stesso, e la tenuta di tutta la catena.
La terza qualità psicologica o caratteriale è la capacità di attendere. Vi sono Postulanti che richiedono l'Iniziazione e dopo un lasso di tempo incredibilmente breve pretendono di dare lezioni di docetica, oppure pressano per essere passati di grado. Anche in questo caso la via martinista non è, o non dovrebbe essere, per loro. A tali personaggi, che non sanno attendere, che non comprendono come sia necessario farsi coppa, possiamo solamente suggerire di indagare attorno alla propria bramosia. E’ necessario lasciare i metalli, fra cui l'ambizione e l'ego, oltre la soglia del Tempio. E’ necessario, nei primi scalini della piramide rituale, operare al fine di smussare, integrare, separare, ogni elemento grossolano e spurio che contamina la nostra divina natura. Il lavoro rituale martinista, così come io lo intendo, è cadenzato dal severo ritmo della progressione dei giorni, dell’alternanza delle stagioni. Questi tempi non possono essere forzati, queste misure non possono essere alterate. La vetta di una montagna, raggiunta con mezzi non congrui, non è sinonimo di conquista ma di fallimento ed inganno. Ovviamente, tali qualifiche necessarie ed indispensabili, devono essere attentamente valutate da parte di colui che governa ed amministra. Vediamo fin troppi esempi di confusione e mistificazione, proprio in virtù di valutazioni non piene e sagge
La quarta qualità, di questo primo insieme, é la fermezza. Magari il Postulante ha un carattere stabile, é socialmente inserito nel tessuto sociale, ma non é fermo nella sua risoluzione di lavoro interiore. In questo caso, il postulante è volubile, lunatico, incapace di impegnarsi nella operazioni giornaliere corrispondenti al grado che ricopre nella catena martinista. Tale difetto caratteriale lo porterà a trovare sempre nuove scuse per rimandare, o per evitare, i compiti assegnati. Inizialmente agirà la pigrizia, che suggerirà tempi sempre più ristretti da dedicare ai rituali. Successivamente subentrerà lo scetticismo in merito alle operazioni, alla docetica, e alla filosofia del Nostro Venerabile Ordine. Infine compariranno superbia ed orgoglio che lo porteranno a rompere ogni contatto fraterno. Al contempo non è possibile pretendere che un essere umano si impegni in un rituale giornaliero, quando non dispone della capacità e volontà di disciplinarsi. Non possiamo credere, o auspicare, che egli colga il sommo valore della purificazione mensile, quando egli per primo vive costantemente in una situazione di dissolutezza e confusione. Non possiamo certamente ritenere che colui che persevera in una condizione di vita frammentata, possa intraprendere il nostro cammino. Il quale prevede una tendere alla reintegrazione della nostre parti scisse, e non certo alla disgregazione, all’esaltazione, alla allucinata manifestazione dell’ego.
Qualora accada che una persona sprovvista dei requisiti, sopra menzionati, abbandoni il percorso non mi lamento troppo: un albero sano è una pianta che muta la chioma, e indirizza la linfa vitale a quei rami capaci di dare frutto. Il nostro primo proposito è la trasmissione e la salvaguardia della compiuta iniziazione martinista, rispetto ad essa tutto è secondario e funzionale.
Quanto, brevemente, esaminato in precedenza è ascrivibile alle necessarie qualità psicologiche che il bussante deve avere per potersi impegnare su di un cammino iniziatico. Non credendo il sottoscritto ad una sostanziale comparabilità fra i diversi cammini, e ciò per semplice spirito di osservazione e mancanza di asservimento al politicamente corretto che tanto imperversa anche nei nostri ambienti, ritengo necessario che colui che aspira a divenire prima associato, poi iniziato, ed infine adepto di una particolare Gnosi, debba possedere delle peculiari qualificazioni spirituali. Concetto assai poco comprensibile per quei molti dispersi in fugaci e scomposte esternazioni,  in cui di ama parlare di Filosofi di Unità, di eguaglianza a prescindere da mezzi e possibilità, di impegno sociale e di apertura al mondo profano. Ancora le qualificazioni spirituali poco valgono per colui che ritiene che comunque tutto è assimilabile nella forma, per chi, saltando da ambito ad ambito, non cerca la conoscenza in esso raccolta ma un luogo dove depositare le proprie elucubrazioni o cercare ribalta.
Eppure la ragione d’essere di un Ordine Iniziatico o di un’Obbedienza non risiede in ciò che ha in comune con altri Ordini od Obbedienze, ma in ciò che da essi deferisce. In quanto se a fondamento, dell’esistenza stessa di tali strutture, poniamo quanto è inevitabilmente eguale, allora non vi sarebbe motivazione alla molteplicità dei depositi, delle forme, e dei rituali. Ovviamente per alcuni di essi non vi è altro motivo di esistenza che l’ego di taluni, ma avendo io riguardo a quanto è sano e non quanto è malato, ritengo che è nella varietà la ricchezza e non nella mortifera livella della eguaglianza e fratellanza formale. Gli Ordini e le Obbedienze, qualora sani e tradizionali, incarnano aspetti filosofici ed operativi peculiari, in quanto molteplici sono i tipi di uomo a cui si rivolgono. Discende da ciò che le qualificazioni sono necessarie, proprio perché ad ogni percorso corrisponde un tipo d'uomo, ed ad ogni tipo d'uomo corrisponde un percorso. Poniamo che decidiamo di giungere sulla vetta della montagna. Sarà in virtù della nostra capacità, costituzione fisica, e intelligenza che sceglieremo la via a noi maggiormente congeniale. Coloro che ritengono che non sussista qualificazione inevitabilmente procederanno lungo una via che si tramuterà, per loro, in danno e dolore. Fin qui poco male, tutto rientra all’interno di quel rigido meccanismi di causa ed effetto, ma qualora queste persone sono inserite all’interno di una catena, ed esercitano un ruolo che non gli è proprio, allora il dramma si ripercuoterà su molti. Disastro ancora maggiore qualora colui che è inadeguato, a causa di non comprensione o convenienza, si è ritrovato, ed i casi non sono rari, in posizione di governo rispetto ad altri. Un cattivo iniziato sarà, inevitabilmente, un cattivo maestro.
A proposito di questo pregnante argomento propongo un estratto di R. Le Forestier  ("La Massoneria Occultistica nel XVIII secolo e l'Ordine degli Eletti Coen"): "Per quanto fossero importanti le cerimonie delle Operazioni: prosternazioni, incensamenti, invocazioni con preghiere, tuttavia esse non erano del tutto efficaci; erano necessarie, ma non sufficienti. Per convalidare la loro azione  erano indispensabili tre fattori: la virtù mistica dell'operante, un'influenza astrale favorevole ed il concorso della  grazia divina. La virtù mistica dell'adepto, a sua volta, dipendeva da tre  condizioni: dal suo stato di grazia, da una soprannaturale  facoltà conferitagli dall'ordinazione, dalla cooperazione simpatica a distanza dei suoi uguali in iniziazione. La sola  precisione della cerimonia non basta" scriveva Pasqually nel  1768 a Bacon de la Chevalerie " sono necessarie anche l'esattezza della santità di vita [...] (all'adepto che vuole entrare in relazione con gli Spiriti), gli occorre una preparazione spirituale  fatta di preghiera, ritiro ed attesa" (V,229). L'Eletto Coen  doveva osservare una "regola di vita" molto ascetica. Gli  era proibito "per tutta la vita", nutrirsi di sangue, grasso e rognoni di qualsiasi animale, mangiare carne di piccione  domestico (111,76/77). Con estrema moderazione poteva darsi  ai piaceri dei sensi, poiché, per poter giungere al grado supremo, egli doveva astenersi da qualsiasi materia impura soprattutto dalla "fornicazione (relazioni sessuali) che crea  turbamenti all'anima" (11,105)"
Emerge chiaramente che l’iniziato, il reale iniziato, non deve avere una visione “rituale centrica”, non considera il rituale, qualunque esso sia, una sorta di panacea, o grande Totem, in grado di sopperire ad ogni mancanza morale, intellettuale, o spirituale. Egli inizialmente deve considerare la propria condotta di vita, e l’attinenza delle medesima agli impegni rituali che deve compiere. Ecco quindi che emerge il concetto di qualificazione, intenso non tanto come un “tesoretto” di varie qualità inerte e passivo, quanto piuttosto come un’assonanza armonica interiore, con il percorso su cui dobbiamo e possiamo procedere.
Nel martinismo, inteso come realtà operativa, vi è un complesso di rituali di varia prospettiva. Alcuni volti ad esercitare la teurgia, altri in chiave prevalentemente mistica, ed altri, infine, chiaramente sacerdotali. Colui che non ha in se le adeguate caratteristiche spirituali (il silenzio interiore e l’abbandono per il mistico, la capacità di governo interiore per il teurgo, e il sacro fare per il sacerdote) si troverà sicuramente nell’impossibilità di trarre reale giovamento da quanto porrà in essere. Da cui discende il decadimento del rituale in cerimonia, e dell’opera in farsa.
Altresì le qualificazioni, oltre ad essere necessitare per ricoprire un determinato ruolo all’interno di una qualsiasi struttura iniziatica, sono condizione indispensabile e necessaria per essere iniziati. In quanto se è pur vero che all’interno di una struttura sussistono mansioni diverse per tipi diversi di fratelli (esercizio del comando, esercizio amministrativo, esercizio sacerdotale, ecc.. ecc.) vi è comunque una matrice di fondo che unisce i vari fratelli ad essa aderenti. Matrice di fondo comune indispensabile affinchè l’Ordine sia realmente iniziatico, e non una semplice associazione umana, o una pantomina teatrale.
Ecco quindi se il nostro Venerabile Ordine ha come finalità quella di pervenire alla reintegrazione dell’Uomo, bisognerà che ogni singolo fratello sia orientato a tale nobile Opera. Al contempo essendo il nostro un percorso atto a forgiare dei Monaci Guerrieri, si dovrà verificare, nei bussanti, la presenza di quelle qualità ed attitudini psicologiche e spirituali affini con tale forma. Attitudine alla celebrazione e comprensione del sacro, servizio nei confronti dei fratelli, e quella santa virilità atta a difendere il sacro e i fratelli dagli agenti di prevaricazione.
«Finché scorgerai la minima macchia, e la minima sostanza opporrà una barriera ai tuoi sguardi, non abbi riposo perché sia dissipato quest’ostacolo: più penetrerai nelle profondità del tuo essere, più riconoscerai su quali basi riposa l’Opera»
(«Il ministero dell’Uomo-Spirito», Louis-Claude de Saint-Martin)
Come non condividere queste profonde parole del Filosofo Incognito. Le quali ci spingono senza sosta a ricercare il motivo profondo delle nostre azioni, e del basamento della nostra Opera Iniziatica? La quale, come un gigante dai piedi di argilla, crollerà rovinosamente qualora poggi sulla vanagloria, o su di una motivazione estranea all’ordine iniziatico. Quanto sarebbe utile che ognuno di noi incessantemente si chiedesse di cosa deve spogliarsi, per essere adeguato al percorso iniziatico intrapreso.
Purtroppo in alcuni ingenui vi è la credenza che il percorso debba essere comunque offerto, a prescindere dalle qualificazioni richieste. Creando situazioni di profondo sconforto personale, e alle volte tragiche ripercussioni per tutto il movimento martinista. Altri ancora ritengono di godere di un potere tale che possa sopperire ogni mancanza, spirituale o psicologica, dell’associando. In quanto menzionato, l’accorto osservatore, intravedrà l’incipiente ombra della rovina: il crollo della torre.
In conclusione di questo breve intervento riporto le parole, che spero siano per noi tutti fonte di riflessione, di Réne Guénon sulle qualificazioni iniziatiche:” Bisogna ritornare ora alle questioni che si riferiscono alla condizione prima e preliminare dell'iniziazione, vale a dire alle cosiddette « qualificazioni » iniziatiche; in vero, questo soggetto è dl quelli che non è possibile pretendere di trattare in modo completo, ma possiamo almeno apportarvi qualche chiarimento. In primo luogo, deve ben'essere inteso che queste qualificazioni sono esclusivamente del dominio dell'individualità; infatti se non vi fosse da considerane che la personalità o il « Sè », non vi sarebbe alcuna differenza da fare a tal riguardo fra gli esseri, e tutti sarebbero ugualmente qualificati, senza bisogno di fare la minima eccezione; ma la questione si presenta in modo ben diverso per il fatto che l'individualità deve necessariamente esser presa come mezzo ed appoggio della realizzazione iniziatica; in conseguenza, bisogna che essa possegga le attitudini richieste per rappresentare questa parte, ed il caso non è sempre tale. Se si vuole, l'individualità non è che lo strumento dell'essere vero; ma, se questo strumento presenta certi difetti, può essere più o meno completamente inutilizzabile, od anche esserlo del tutto. D'altronde, non v'è da meravigliarsi, volendo soltanto riflettere che, anche nell'ordine delle attività profane (o almeno divenute tali nelle condizioni dell'epoca attuale), ciò che è possibile per uno non lo è per un altro, e così, ad esempio, l'esercizio di tale o di tal'altro mestiere esige certe attitudini speciali, in pari tempo mentali e corporee. In questo caso, la, differenza essenziale è che si tratta di una attività appartenente al dominio individuale, attività che non lo oltrepassa minimanete e sotto alcun rapporto, mentre, in riguardo all'iniziazione, il risultato da raggiungere è invece oltre i limiti dell'individualità; ma, ripetiamolo ancora, quest'ultima deve non di meno essere presa come punto di partenza, e si tratta di una condizione cui è impossibile sottrarsi.”
Tristemente osservo come taluni, che si definiscono iniziati, siano sprovvisti non solo delle qualità iniziatiche necessarie, ma anche e soprattutto delle qualità umane. Per questi il martinismo è divenuto il luogo dove scaricare malumori, frustrazioni, mitomanie, deliri e fantasie maturate in altre istituzioni. Riversando in esso quei liquami che hanno contributo proprio a rendere le strutture di origine delle piante sterili. Ovviamente ciechi nel proprio orgoglio scaricano sugli altri i motivi della propria inadeguatezza e miseria.

Purtroppo è evidente il Tallone d’Achille di queste persone, e si può semplicemente riassumere in un concetto: ”Giunto l’estremo iato della loro vita, rendendosi conto che niente hanno realizzato, altro non hanno da fare che colpire coloro che ancora cercano di procedere rettamente lungo la via.”

ELENANDRO XI S:::I:::I::: 

martedì 5 gennaio 2016

Strane Polemiche attorno alla Natura del Martinismo

30 Dicembre 2015


Nella giornata del 27 Dicembre 2015, tramite una forma non consona alla nostra Tradizione, ed utilizzando non  strumento non idoneo, la figura apicale di una struttura martinista, ha commentato un editoriale del Nostro Venerabile Ordine, apparso su Ecce Quam Bonum 8. Riportiamo qui le parole del fratello Aton, in modo che sia chiara la questione:
" Il Natale è già passato e quindi si può non essere del tutto buoni. Ciò mi consente di assumere una veste meno buona di quella che bisogna usare in periodo natalizio e di esaminare e di rispondere, con tale veste, ad un articolo di enorme spessore pubblicato nel numero 8 della rivista di studi Martinisti "Ecce Quam Bonum" e firmato "eremitadaisettenodi" (Il fratello qui si confonde,eremitadaisettenodi@gmail.com è il mio indirizzo postale. Non essendo la nostra docetica e i nostri strumenti divulgativi nella mani di Associati Digitali, ma della Grande Maestranza) e che si trova pubblicata in qualche parte di questo gruppo. In detto articolo si afferma che il Martinismo è un Ordine Iniziatico Cristiano e che niente è possibile rimuovere dal siffatto trinomio. Molto dotta e completa è la spiegazione del perchè il Martinismo sia un Ordine e del perchè sia anche Esoterico; mi permetto quindi di esprimere la mia opinione solo sulla qualifica "cristiano" attribuita al Martinismo. A mio parere gli Ordini Esoterici non possono dirsi legati ad una determinata religione che, per natura, non può essere che essoterica. La religione non è altro che l'applicazione, in un dato territorio e in una data epoca, delle regole apprese attraverso la pratica esoterica. Il cristianesimo è intriso di regole che, attinte dall'ordine cosmico, vengono adattate al popolo in cui tale religione si è diffusa. La maniera di attingere alle regole del cosmo, ovvero alle regole esoteriche valide per tutto il cosmo, è codificata negli strumenti operativi propri dell'Ordine Esoterico che si sceglie di frequentare, nel nostro caso negli strumenti che il Martinismo mette a disposizione. Ciò non toglie però che strumenti necessariamente diversi, pur essi adatti a conoscere l'ordine cosmico, possano essere posseduti dagli altri Ordini Esoterici comprese le religioni rivelate. Fra le religioni rivelate il cristianesimo, del quale vogliamo occuparci in queste osservazioni, ha una parte esoterica riservata solo ai sacerdoti e, nel caso specifico, inizia con il trasferimento dell'ordine sacro, vera e propria Iniziazione riservata ai sacerdoti cristiani. Consta anche di una parte essoterica, riservata ai "fedeli" ai quali si impartiscono, da parte dei religiosi cristiani, quei sacramenti, quali il battesimo, la cresima, ecc. che non conducono ad alcuna conoscenza diretta ma servono solo a trasformare la massa in "fedeli" cioè in esecutori di ordini impartiti dai sacerdoti cristiani e per la loro salvezza. Gli ordini impartiti ai fedeli dovrebbero esser tratti dalla conoscenza, ottenuta dai sacerdoti, delle regole dell'intero cosmo, adattate al popolo cui sono dirette ed in quel preciso momento storico. Dico dovrebbero in quanto spesso si verifica che dette norme vengono "completate" con altre che le gerarchie cristiane, specie quelle che dalla primitiva religiosità si sono allontanati come per esempio i cattolici, impartiscono solo perchè utili alla diffusione o alla conservazione del potere materiale che l'organizzazione religiosa ha senza dubbio dato loro.  Torniamo adesso a ciò che ha provocato questo intervento; alla etichettatura cristiana dell'Ordine Martinista. Se ammettessimo l'essenza cristiana del Martinismo dovremmo ritenere gli strumenti operativi martinisti tratti da rituali e dalla simbologia cristiana, ovvero dalla parte esoterica della simbologia cristiana. Ma gli strumenti operativi cristiani, cioè gli strumenti che portano alla conoscenza i sacerdoti cristiani, noi non li conosciamo. Conosciamo solo il risultato che, con detti strumenti, le gerarchie cristiane dicono di aver conseguito. Tali strumenti non possono essere conosciuti da chi non è stato iniziato, cioè ha ricevuto l'ordine sacro, al cristianesimo così come gli strumenti martinisti sono conosciuti solo dai Martinisti e gli strumenti Massonici solo dai Massoni. E dico questo in quanto, come tutti coloro che percorrono la via esoterica, mi è stato detto che, tranne gli strumenti di base utili per liberare l'uomo dalle scorie accumulate dopo la nascita, operazione essenziale per giungere alla conoscenza, gli strumenti........si ricevono, e non dagli uomini. Tali strumenti, fra l'altro, sono specifici della via che si percorre. Sarebbe inutile e forse anche dannoso, avvalersi del sincretismo nell'uso di strumenti operativi. Ed allora? Se considerassimo il Martinismo esoterismo cristiano dovremmo ammettere di adoperare solo gli strumenti che i cristiani voglio farci conoscere, ovvero strumenti non operativi, buoni solo ( e non sempre) a pervenire al significato letterale o morale del simbolo. Faremmo cioè come dice Giacomo Tallone; resteremmo fermi al primo passo sulla via iniziatica. Ed allora, più che di Ordine Esoterico Cristiano io mi permetto di definire il Martinismo un Ordine Esoterico che manifesta i suoi benefici influssi su tutti gli uomini, compresi i Cristiani. In sostanza lo rende cosciente del beneficio che la conoscenza ottenuta con strumenti martinisti apporta alla sostanza delle norme relative anche cristiane e si attiene a norme essoteriche cristiane modificate, o meglio adattate, con il frutto della conoscenza esoterica acquisita con strumenti Martinisti. Trascura, naturalmente non condividendole o ritenendole superflue, le norme dai sacerdoti aggiunte per la diffusione o la conservazione del loro potere. mi sia consentito, per finire, aggiungere che mi lasciano molto perplesso due affermazioni contenute nell'articolo della rivista "Ecce Quam Bonum". La prima è relativa al libro sacro. Intanto vi è da dire che non in tutte le Logge Martiniste esso è presente. In ogni caso ritengo di poter dire che se tale libro è presente in una Loggia di un Ordine Esoterico, lo stesso deve richiamare la parte del libro riconducibile all'esoterismo e non quella riconducibile all'essoterismo. Che quest'ultima si diversa per i vari popoli e nei diversi tempi non solo è giusto ma è anche necessario altrimenti avremmo norme valide per orientali, africani, occidentali ecc. E ciò, se si tiene conto della morfologia dell'individuo adatta al luogo in cui vive, sarebbe impossibile. Come sarebbe impossibile se le stesse norme fossero vigenti nelle varie epoche. Ciò che bisogna accuratamente evitare, e ciò il vero Iniziato lo sa fare bene, è ciò che divide fra le varie religioni, ciò che uomini, anche religiosi che non hanno conosciuto, pretendono di imporre ai propri simili solo per favorire il loro potere le proprie necessità. Altra piccola osservazione che credo però sia frutto di un "lapsus calami" dell'estensore dell'articolo nella rivista Ecce Quam Bonum", è opportuno farla in quanto nello stesso articolo si dice che il Martinista non Cristiano non può essere accolto fra le fila dell'Ordine, o almeno del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Non mi permetto di entrare nel merito del criterio di selezione di altri Ordini Martinisti. È solo che questa norma non riesco a comprenderla essendo io un credente e non un religioso"
Terminata l'analisi dell'aspetto formale, che già basterebbe per inquadrare dipinto e pittore, scendiamo adesso nella sostanza della cosa. La quale, tenuto conto dell'evidenza pubblica e social conferita, assume risvolti decisamente perniciosi in quanto gettono grave confusione fra gli associati al N.V.O e sui profani.
La questione che ha dato "uggia" al fratello è inerente alla radice cristiana del martinismo. Cosa in se e per se universalmente acclarata e consolidata (nota1). Chiara anche per lo stesso fratello, che nel lontanissimo 27 Settembre 2014, ebbe a firmare un Protocollo del Martinismo Italianohttp://www.fuocosacro.com/pagine/maestri/protocollo%20fratellanza%20martinista%20italiana.htm . Protocollo che ben conosciamo, essendo stati noi a contribuirne alla forma e alla sostanza del medesimo, mentre altri si sono solamente accodati, dimostrabile tramite documento con data certa.
dove si ribadivano alcuni punti estremamente semplici:
1. l'Ordine Martinista è stato fondato da Papus
2. E' centrale, nel martinismo, la Tradizione Cristiana, senza però escludere (ovviamente se la prima è centrale le altre sono collaterali) ogni altra tradizione religiosa o spirituale.
Sul punto primo, immagino, che il fratello potrebbe dire, in quanto lo ha già detto, che sa bene che il fondatore del moderno Ordine Martinista è stato Papus, ma che gli strumenti sono del Filosofo Incognito e di Martinez. Peccato che per quanto concerne il secondo gli strumenti sono raccolti, in modo variegato ed articolato, nel deposito rituale degli Eletti Cohen, che niente a che confondersi con quello martinista. L’Ordine del Martinez lavora su due piani diversi. La parte esteriore opera nei primi tre gradi della Libera Muratoria Azzurra (apprendista, compagno, e maestro) da cui sono attinti gli elementi ritenuti maggiormente qualificati per le operazioni degli altri gradi. Questi sono poi ammessi ai quattro gradi della Classe del Portico (Apprendista Cohen, Compagno Cohen,  Maestro Cohen, Maestro Speciale Cohen), ed infine alla terza classe detta “Classe del Tempio” (Maestro Eletto Cohen, Grande Maestro Cohen, Grande Architetto, Grande Eletto di Zorobabele). Terminate le classi rituali, chi deteneva determinate qualifiche, accedeva ad una classe segreta detta “Réau-Croix”. Dove l’Adepto, a seguito di complessi riti di purificazione e preghiera che culminavano in un grande rituale teurgico, doveva essere investito dalla Chose (la manifestazione divina) delle chiavi di passo che ne certificassero la preparazione e la finalizzazione spirituale ed iniziatica di tutto il suo percorso massonico e teurgico. Il martinismo lavora su tre gradi, che da un lato non si innestano sopra i gradi della massoneria azzurra, e dall'altro non poggiano su nessun Capitolo o Corpo Rituale. Lo stesso Willermoz, allievo anch'esso di Martinez, diede vita ad un corpo rituale massonico, e non ad una fratellanza o Ordine disgiunto dal perimetro libero muratorio. Oggi, in Francia come in Italia, gruppi qualificati di Eletti Cohen stanno rileggendo e reinterpretando la dottrina del Martinez non tanto in chiave cabalistica, quanto piuttosto gnostica. Del resto i rituali che provengono dal Martinez che tipologia e che natura hanno ? Quale il quadro di riferimento ? Riporto per meglio chiarire due questioni. La prima riconducibile all'esigenza degli Eletti Cohen del Martinez (sposato con rito cattolico romano, e non protestante come qualcuno ha da dire) pretendeva che i suoi "Liberi Muratori Cohen" partecipassero alla funzioni religiose e prendessero l'eucarestia prima di ogni operazione. La seconda relativa alla sostanza della loro ritualità, dove riporto una preghiera in uso in tale Ordine :Nel Nome dell'Eterno: Amen, Amen, Amen, Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo! mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli Spiriti della Creazione che compongono la Tua celeste Corte; ed in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'Universo, per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tua misericordia, rinnovano con ammirevole armonia questo Cantico: "Santo! Santo! Santo il Signore,Dio degli eserciti! I cieli e la terra sono pieni della Tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli!Che nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel Cielo, sulla terra e negli inferi; e che ogni lingua professi che Nostro Signore Gesù-Cristo è nella gloria di Dio suo Padre. Amen!Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà le Tue lodi.O Dio, vieni in mio soccorso; Signore, affrettati a soccorrermi. Sia gloria al Padre, al Figlio ed alloSpirito Santo, com'era in principio, com'è ora e sempre sarà nei secoli dei secoli. Amen.O Verbo Divino! O Gesù! O Salvatore del mondo, mi unisco in quest'ora ed in questo istante a tuttigli spiriti della creazione che compongono la Tua celeste corte; e che in questo momento in cui Tu percorri tutti i cerchi dell'universo per manifestarvi la Tua gloria, la Tua giustizia e la Tuamisericordia, ripetono con ammirevole armonia questo Cantico:SANTO! SANTO! SANTO IL SIGNORE, IL DIO DEGLI ESERCITI: I CIELI E LA TERRA SONO PIENI DELLA TUA GLORIA: OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI." Mi fermo per spirito di fratellanza, non volendo ancora insistere su tali evidenze, per colui che desiderasse ulteriori approfondimenti può visionare questaraccolta di cristianissime preghiere Cohen.
Per quanto riguarda il Filosofo Incognito gli strumenti utilizzati erano la riflessione filosofica e la preghiera. Da ciò chiaramente si desume dalla lettura di Chaptal  (praticamente contemporaneo del Filosofo Incognito). Inoltre invito anche a leggere il Trattato sul Ministero dell'Uomo di Spirito, sempre del Filosofo Incognito, dov'è magistralmente affrontata la questione della differenza fra cristianesimo e cattolicesimo. Inoltre lo stesso Louis Claude de Saint-Martin ebbe notevoli perplessità all'utilizzo del sistema teurgico del Martinez, prediligendo diversa strada. Solamente la persona più sprovveduta, o in malafede, potrebbe sostenere che il Filosofo Incognito non trovasse nella centralità della figura del Cristo, l'elemento necessario ed indispensabile per operare la reintegrazione. Purtroppo il Filosofo Incognito è spesso trascurato proprio da coloro che pretendono di essere martinisti. 
Quindi dobbiamo concludere che nel caso gli strumenti martinisti abbiano radice nel Teurgo di Lione o nel FIlosofo Incognito, questi hanno forma e sostanza cristiana.  Purtroppo queste non sono opinioni, dettate da una volontà di mettersi in evidenza, questa è verità storica, facilmente acquisibile per colui che antepone la Tradizione al proprio Ego. Vogliamo qui offrire alcune biografie, che meglio permettono di comprendere la natura dei due Maestri, al lettore estraneo al nostro perimetro, come a coloro, che pur facendone parte, non sono eruditi nei fondamentali storici del nostro Ordine.
Il fratello fa poi una strana confusione fra Cristianesimo e Religione Cristiana, sostenendo che non ci appartengono gli strumenti della classe sacerdotale. Fermo restando che ormai dall'ottocento tutti hanno ben chiaro, o dovrebbero avere ben chiaro, cosa differenzia una forma spirituale da una forma religiosa (semplicemente diremo che il rapporto fra i due fenomeni è equiparabile alla differenza fra contenuto e contenitore. Comprendo che anche questo è concetto piuttosto difficile da far comprendere agli anticristiani militanti, ai cercatori di patenti e prebende, e a chi sostituisce la docetica con raccolte di affermazioni). Visto che noi ci richiamiamo alla prima e non alla seconda, basti dire che da una semplice lettura dei Vangeli, scaturisce la dimensione di infusione spirituale ed apostolica che noi martinisti richiamiamo. Buffo poi che nel perseverare di tale errore, il fratello, o chi per lui, narra:" a proposito: di quale cristianesimo si parlerebbe? cattolico? ortodosso alla Amadou? protestante alla Martinez? rosacrociano alla Bohme? " A prescindere ancora l'infantile errore fra cristianesimo e cattolicesimo, il fatto che ognuno di questi personaggi che hanno interpretato il martinismo si dichiarassero cristiani, assieme ai due Papus, al Martinez, al Bricaud, al Sacchi, ecc.. ecc.., dovrebbe suggerire che essi riconoscevano nella funzione Archica del Cristianesimo, il vettore e la linfa vitale del martinismo. Ovviamente il fratello, o chi per lui, si chiede a quale cristianesimo ci riferiamo. Ci riferiamo a quel cristianesimo che precede, come ogni forma spirituale precede, ogni forma religiosa. La cui narrazione il Sacrificio, il Dio che diviene Uomo, i suoi simboli e nomi(la croce, il nome del Cristo, INRI, ecc.. ecc..) vivono all'interno dei nostri rituali, e da cui traiamo comunione verticale. Ovviamente questiono difficili da far comprendere a colui o coloro, che offrono chiavi di lettura tese a giustificare a posteriori, la propria vita, o a priori tesi con cui costruirsi palchi di gloria effimera.
Tralasciando però siffatte argomentazioni, che potrebbe risultare indigeste per taluni, la conclusione del fratello è che i nostri strumenti sono  di derivazione ebraica . Buffo non sono cristiani perchè non abbiamo la possibilità di accedere a tali strumenti, ma sono ebraici perchè a tali strumenti accediamo ? Sa il fratello il percorso che dovrebbe fare in ambito ebraico ortodosso solamente per vedere dallo spioncino la Torah? Sai che i sacerdoti nel Tempio ufficiavano lontano dagli occhi del popolo ? No non lo sa, forse qualche grado di altro corpo rituale fa credere ai più di essere Sacerdoti in grado dell'Unità. Provi a spendere tale titolo all'interno di altri consensi iniziatici, e vediamo se questi comprendono tale unità. Comunque  quali sono questi strumenti di derivazione ebraica ?! Mistero..... Mi risulta, invece, che gli strumenti martinisti sono: un rituale giornaliero variamente articolato con Salmi tratti dalla Bibbia in latino. Una purificazione mensile ( con rimandi alla tradizione ermetica rinascimentale e cristiana), un rituale di luna piena (che nel nostro ordine è un percorso di quattro rituali) con una strutturazione ampiamente variegata nella forma, ed infine un solstiziale ed un equinoziale che affondano nella tradizione teurgica salomonica, e nella matrice gnostica eucaristica. Altro non mi è dato di sapere, si vede che il fratello ha dei rituali a noi sconosciuti. Ancora dati esatti sono qui riportati, e non fantastiche affermazioni. Se volessimo procedere lungo la china, sbagliata, imboccata dal fratello attorno alla confusione religiosa, possiamo certamente affermare che alcuni di noi possiedono delle qualificazioni sacerdotali apostoliche, in virtù dei rami collaterali provenienti dalle chiese minori apostoliche ed erranti. Questione questa assai diversa da quella della Chiesa fantasmagorica del Doniel. Tali rami, innestati al tempo del Bricaud, ci permettono in potenza di attivare il patrimonio sacramentale. Ovviamente bisogna avere le qualificazioni formali e sostanziali per poter procedere lungo tale via. Purtroppo, per lui, mentre è evidente la continuità nella forma e nella sostanza del cristianesimo, niente della contiguità spirituale e religiosa dell'ebraismo abbiamo. Dimentica forse l'erudito fratello che proprio nel rituale di loggia, della sua struttura, vi è menzione al fatto che (cito in modo volutamente non sincrono) i nostri rituali niente avranno a che fare con quelli degli ebrei, ecc... ecc... ? (parole del Filosofo Incognito). Cos'è ? Ci dimentichiamo per far polemica, quanto ogni giorno si dovrebbe interpretare a livello rituale? Chiaramente suggeriscano, anche al più ottuso, una verità fondamentale, che lo stesso Louis Claude de Saint-Martin più volte richiama, anche nel suo scritto, PER COLORO CHE LO HANNO LETTO, l'ELEVAZIONE DEL NOME DIVINO. Questa verità è di un tralasciare alle spalle proprio una determinata dimensione rituale e spirituale, e di completarla reintegrandola e trasformandola completamente.
Se quanto sopra non bastasse va ricordata la sua firma in CALCE, sempre nel lontano 17-18 Ottobre 2015, alla bolla di fondazione del N:::V:::O:::: In cui si recita testualmente il SOVRANO ORDINE GNOSTICO MARTINISTA è ORDINE CRISTIANO ED INIZIATICO, senza se, senza ma, senza però. Bolla consultabile a questo indirizzo, che riportiamo privata dei nomi degli 11 firmatari. Dove come secondo nominativo risulta proprio il nostro Caro Fratello. Posso assicurare che nessuna costrizione è stata fatta al fratello in sede di firma, anzi ricordo come gentilmente abbia invitato i suoi fratelli presenti a firmare in retro la bolla. Aveva letto? Avevano letto? Oppure si è lasciato trasportare dall'aria del momento?
Ora il fratello potrà dire che la firma è stata un gesto di cortesia, e sostenere che è opinione che il martinismo sia cristiano. Purtroppo un Ordine Iniziatico non vive di Opinioni, ma di docetica. Al contempo un Ordine che si definisce martinista significa che ha scelto le forme, gli statuti e i regolamenti tipici del martinismo. Infine un iniziato, quando appone la firma "magica" non compie gesti di cortesia, ma gesti di volontà. Ecco forse il problema è proprio questo, un diverso modo di intendere cosa è e cosa non è iniziatico e docetico.
Quanto sopra riportato basterebbe a tratteggiare lo stato delle cose, ma volendo offrire qualche spunto di riflessione ,  mi permetto alcune osservazioni:
Nella sua perseveranza successiva, egli cita le costituzioni di Flamelicus dell'Ordine Martinista. Purtroppo si ignora,o si fa finta di ignorare, che tali costituzioni,variamente poi rivedute dai successivi Gran Maestri di quella Filiazione Martinista, postulano come elemento centrale, in ossequio alla totale convergenza dell'Ordine Martinista Italiano nei confronti del martinismo papusiano, che "L'Ordine Martinista è un Ordine CRISTIANO (che ovviamente NON vuol dire minimamente "cattolico", anche se purtroppo a molti non è ben chiara la difformità fra Forma Spirituale e Forma Religiosa, e per amore di tali persone riporto una breve nota finale(2) ). L'elemento centrale, dell'Opera Martinista, è costituito dal Riparatore (ovvero Nostro Signore Gesù Cristo,visto che è, appunto, con il nome di "Riparatore" che lo appella L.C.d.S.M.). Tale centralità è raccolta nella formula pentagrammatica, o nome pentagrammatico, che vedo ancora essere utilizzato dal caro estensore dell'articolo in oggetto, e di cui rimando a nota margine (3).
La professione di armoniosa risonanza verso il Martinismo papussiano fu poi definitivamente pronunciata nel 1965 allorquando l'Ordine Martinista,nella persona del Suo G.M.O. U.Zasio (Artephius) firmò un Fraterno Trattato di Amicizia con il CRISTIANISSIMO Ordre Martiniste Universel di Philippe Encausse il quale,lo precisiamo,fu chiamato Philippe dal padre (ovvero Papus) in ossequio al mistico e taumaturgo CRISTIANO Maitre Philippe Maestro spirituale non solo di Papus ma anche di Teder,Sedir,Haven,Adam,ovvero i più importanti membri del primo Supremo Consiglio dell'Ordre Martiniste.
Davvero un autogol, di rara perizia, risulta essere la seguente affermazione: "Tutte queste ragioni espresse in breve necessariamente ci portano a sottoscrivere in pieno quanto il Gran Maestro del Martinismo svizzero, Tripet, ebbe a rispondere ad una circolare di Papus (figlio) del 5 aprile 1968 con la quale si obbligavano i Martinisti: 1. alla credenza nella divinità di Gesù Cristo; 2. alla recita del "Pater" nelle riunioni di gruppo. Nella lettera (in risposta a detta circolare) del 14 aprile 1968 il F. Tripet dava una esauriente risposta delle ragioni che lo portavano a non accettare tali imposizioni."Forse coloro che sparano tali notizie,maldestramente ricopiate dagli scritti di Brunelli ignorano che a seguito di tali dichiarazioni il Tripet fu escluso dalla Federazione Martinista di Filiazione Papussiana (che raccoglie circa l'80% dei Martinisti del mondo) e ciò determinò la quasi completa scomparsa del Martinismo in Svizzera! Ignorano i "tifosi"dell'"anticristianesimo martinista" che la maggior parte degli Ordini Martinisti che operano in Italia sono costituiti da 4 gatti e che in Francia l'Ordine Martinista vanta migliaia di affiliati la maggior parte dei quali sono cattolici praticanti e che per il Martinismo francese, "un Ordine Martinista che non sia cristiano NON è un Ordine Martinista". Infine ignorano che la diffidenza di buona parte del Martinismo francese e di molti altri paesi verso il martinismo italiano è proprio dovuto ad alcune derive"pitagorico-pagan-evoliane"di certi ambienti di frangia. Degli eterni fuori posto dell'iniziazione, che vagheggiano il ricollegamento con eggregori morti e sepolti da millenni, che in forza della loro genesi eterodossa ed eterogenea tendono a frammischiare continuamente depositi, concetti, simboli e strumenti. La benchè minima conoscenza della storia recente del martinismo italiano, dovrebbe inoltre invitare a riflettere sul come e sul perchè il successore del Fratello Nebo, al momento di scegliere il nome del nuovo Ordine, lo individuò nel nome dell'Ordine di Philippe Encausse (E CERTO NON PER SVISTA, ATTRIBUENDOSI NOME DI ORDINE MARTINISTA GIA' ESISTENTE E GIA' OPERANTE), ed ancora come mai procedette ad una revisione e sfrondamento dei rituali facenti parte del corpo docetico di tale Ordine ?! Questioni che andrebbero affrontate con maggiore formazione ed attenzione specifica, e non attraverso lo sventolamento di asserzioni di massima atte a raccogliere il plauso di un volgo estraneo alle nostre forme e sostanze.
Del resto nei rituali di loggia del caro fratello non sono fortemente presenti richiami alla sola tradizione ermetico o esoterica cristiana ? Misteri della ragione, la quale può essere bestia più bizzarra della fede. Del resto il caro fratello conclude dicendo che è uomo di credo e non di religione. Belle parole, peccato che non sappiamo a chi si riferisca quando parla di religione. Io preferisco essere uomo di conoscenza e non di credenza (specie quando mal riposta) .
Un fantasioso fratello ha scritto della necessità di ricercare aperture internazionali. Mi permetto di far notare al fratello che in base ai miei rapporti, pregressi e odierni con la realtà martinista internazionale (Romania/Francia/Brasile/Venezuela) sussiste sempre e comunque, nel martinismo regolare, un duplice comun denominatore: l'Ordine Martinista è stato creato da Papus (raccogliendo la forma e la sostanza di un pregresso che trova ed affonda le proprie radici in mistici ed esoteristi cristiani), e l'Ordine Martinista è Ordine Cristiano Iniziatico (come potrà evincere dalla lettura dei manifesti delle varie strutture operanti all'Estero). Concludo con tre osservazioni:
(a) Se la maggioranza delle strutture martiniste concordano su alcuni punti immodificabili attorno alla nostra genesi un motivo ci sarà. E tale motivo non risiede in qualche ottusità generale, ma nella cagione stessa della nostra iniziazione e progressione. Il martinismo non ha fine in un rituale, che qualcuno costantemente mendica, bensì in una radice, che trova amplificazione in un corpo rituale e docetico, tesa ad una progressione. Questa radice è cristiana.
(b) Dove sono finiti i vari assertori di una non centralità della tradizione cristiana del martinismo ? Cosa ci hanno lasciato ? Dove sono le loro strutture? Come sono stati accolti nella tanto ricercata comunità martinista ? Silenzio. Pure i loro figli spirituali hanno provveduto a riformare i loro lasciti, e sfrondarne i depositi.
(c) Volendo e dovendo scegliere come Luce dei Maestri Passati da un lato Martinez, Louis Claude de Saint-Martin, Bohme, Papus padre e Papus figlio, Maitre Philippe, Sacchi, ecc ecc... e le elucubrazioni sospese fra il relativismo di una certa libera muratoria, e la fantasia di una certa teosofia, di cui alcuni sono impregnati, posso assicurare, che nella vita decisione più facile giammai ho preso. Per cui essere definiti da questi confusi maestri "parrocchia di periferia", mi procura un gran sorriso, ed al contempo è indicativo del livello di comprensione delle cose maturato in certi ambiti. Del resto non mi stancherò mai di dirlo. Quando ci indirizziamo verso una struttura iniziatica, sarebbe necessario chiedersi da dove essa nasce. E' portatrice di una reale continuità iniziatica, è espressione di un peculiare e armonico deposito docetico e rituale, oppure è frutto dell'EGO di separazione e frattura, di espulsioni, o genesi capziose ?! Nel caso che niente vi sia di peculiare, o in assenza di reale continuità, forse sarebbe meglio sciogliersi e confluire, se ammessi (ovviamente) verso strutture similari sotto un profilo docetico e rituale. Ovviamente questo non verrà mai fatto... ma anche ciò dovrebbe far suonare un campanello di allarme.
Il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano la nostra non è opinione è docetica. Chiunque abbia diversa idea, è ben libero di esprimerla, ma è pregato di non usare la nostra immagine per dare lustro e risalto alle proprie opinioni. Al contempo il martinismo non è una teosofia ricca o una massoneria ricca: un luogo dove dissertare fra uomini di dubbio. Bensì un luogo di opera per uomini di desiderio. Del resto so bene che anche quanto scritto sarà opportunamente portato a suo vantaggio onde cercare una qualche forma di maestosa autocelebrazione (così come per la questione delle donne al quarto, le quali in molti ordini sono presenti già da prima dell'associazione al martinismo del fratello: quindi difficilmente se ne può prendere merito filosofico o ideologico), ma tanto dovevamo dire. Perchè gli assertori di idea diversa, invece di proporre nei modi e nei tempi, un dialogo docetico con TUTTE le strutture presenti, ricorrono al social per aggredire le altrui posizioni, e poi come vittime corrono a cercare sostegno ? Semplicemente perchè non sono interessati a convergenze, o elaborazioni docetiche, ma solamente al lustro personale, e al plauso occasionale.
Purtroppo a genesi eterogenea, fa seguito una formazione eterodossa.
Note:
(1) il Martinismo è Ordine Iniziatico Cristiano
(2) La forma religiosa rappresenta la contingenza storica e culturale in cui si è incarnato, per rendere divulgabile in forma essoterica un messaggio spirituale che affonda la propria sostanza nella radice metafisica.  La forma spirituale rappresenta l'elemento concettuale e vivificante della forma religiosa: l'elemento metastorico e sottile a cui tramite i nostri RITUALI intendiamo verticalmente ricollegarci. Il concetto è per sua natura uno e metastorico, e le ‘rappresentazioni’ sono i tentativi storici, culturali di rendere sensibile quello che sensibile non è. 
(3)L'elevazione del Nome Divino 

(4) La formula pentagrammatica