Visualizzazione post con etichetta Eggregore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eggregore. Mostra tutti i post

martedì 3 gennaio 2017

L'Unione Martinista

"I poteri divini dell'Azione vivente in noi, tendono niente meno che ad aprire il nostro centro interiore della nostra anima a tutti i "fratelli" passati, presenti e futuri, per stringere, tutti insieme, il Patto col Divino, e finalmente schiuderci tutti i tesori spirituali e naturali sparsi in ogni regione; e restituirci, per così dire, l'Azione delle cose. In questo mondo ci sono tanti uomini senza intelligenza, proprio perché ce n'è sono pochi che lavorano a diventare realmente capaci d'Azione. Con l'irrompere dello Spirito Universale in noi, e con lo slancio del nostro Spirito, che possiamo arrivare ad essere capaci d'Azione. Con questo slancio abbandoniamo ogni principio dei gusci, quelli che ci permettono di manifestare le sue proprietà, slancio che opera in noi quello che il 'soffio' opera negli animali, o quello che l'aria opera nella natura." Louis-Claude de Saint-Martin

In queste parole del Filosofo Incognito intuiamo L’ARCHITRAVE su cui si imposta e progredisce l'Opera Martinista.
Questo è rappresentato dall'eterna UNIONE SPIRITUALE, travalicante il tempo e lo spazio, fra tutti i fratelli e le sorelle. Questa Unione nasce in virtù dell'iniziazione che il martinista riceve dal proprio Iniziatore e che sua volta è stato regolarmente e tradizionalmente elevato al grado di Superiore Incognito Iniziatore.
Eppure, come amo ripetere, l'iniziazione martinista non trova singolarità nella formale accettazione e trasmissione iniziatica. Essa è antecedente a tale apicale momento e al contempo è susseguente ad esso.

E' antecedente in quanto, come nel Nostro Ordine, trova inizio nella "meditazione dei 28 giorni". La quale è necessaria pratica di spogliazione e di riflessione da parte del bussante. Attraverso questo silente strumento esso ha la possibilità, cosa rara al giorno d'oggi, di testare la propria volontà nel sottoporsi ad un lavoro cadenzato lungo il processionare dei giorni della settimana. Al contempo può, in forza delle riflessioni attorno al proprio stato dell'essere, avere chiara misura degli impedimenti, lacci e disfunzionalismi su cui successivamente operare.

Essa è susseguente alla formale iniziazione in quanto attraverso il lavoro rituale individuale (luni-solare) attivamente il fratello scava nella grezza pietra, modella se stesso e si rende catalizzatore di quelle influenze sottili che successivamente, in grado di Superiore Incognito, avrà forza, volontà ed opportunità di canalizzare. Questo, fratelli miei, è un punto essenziale dell’opera martinista. Il rituale di Luna Piena, strumento in uso dal grado di Iniziato Incognito, è chiamato anche di consolidamento eggregorico. In realtà tutto i lavoro dal grado di Associato è di consolidamento eggregorico. Dove il martinista trova sempre maggiore affinità con la forza eggregorica, grazie agli strumenti dell’opera laboriosa. Forza eggregorica che non è solamente la semplice sommatoria delle volontà dei singoli fratelli, ma è anche l’aspetto sensibile di cui si riveste ed agisce, su questo nostro piano, l’influenza spirituale a cui noi ci richiamiamo.

Ecco quindi che l'unione spirituale viene ogni mese ravvivata tramite il rituale di luna piena, ogni giorno edificata grazie al rituale giornaliero di catena. Ecco perché è necessario un regolare progredire lungo la scala martinista e ogni tentativo di affrettare i tempi, altro non è che un vuoto errore che a niente conduce.


L’Opera Martinista si basa su di una regola molto semplice, i nostri strumenti sono cadenzati per la costante ripetizione, in base al volgere delle stagioni, del transito del Sole e della Luna. Questi reali strumenti, per colui che li possiede, danno ritmo ed armonia. Essi creano un connubio fra le forze della natura esterne ed interne all’operatore, ponendo il martinista al centro di uno spazio sacro dove Egli è Maestro e Sacedote di se stesso..

Concludo lasciando ad altri discorrere di formali unioni, di scelta a freddo di rituali, di minimi comun denominatori di riconoscimento.
Purtroppo non ho mai amato i compromessi, non certo nella vita iniziatica. Gli accordi al ribasso sono vantaggiosi per colui o coloro che niente hanno, non certo per coloro che qualcosa possiedono.
Fratelli miei la reale unione deriva dall'effettivo lavoro nella fucina interiore e non da vuote parole che hanno sapore di postume captatio benevolentiae per un pubblico sognante ma non praticante.

Una domanda pongo e nella semplice risposta vi è lo stato dell'arte: "La vostra Opera è favellare, fantasticare o ogni giorno incidere la mente e l'anima attraverso strumenti ? La vostra fratellanza è reale, sentita e riconosciuta durante il rituale giornaliero, oppure siete soli con voi stessi?"

In forza della risposta, saprete se siete o meno nella sostanza martinisti.

Elenandro XI

www.martinismo.net
eremitadaisettenodi@gmail.com

giovedì 6 ottobre 2016

Eggregore e Degenerescenza delle Strutture Iniziatiche



Nel precedente intervento (Eggregori ed Influenza Sottile  http://trilume.blogspot.it/2016/10/eggregore-ed-influenza-sottile.html ) veniva stabilita una linea di demarcazione fra l’Eggregore, frutto di un’operatività orizzontale e leva del lavoro rituale (individuale e di gruppo), e l’influenza sottile risultato di una catalizzazione simbolica e rituale di quanto espresso dal dinamismo della Monade.
In oggetto alla formazione e al decadimento dell’Eggregore, è stato scritto:” Quanto maggiore saranno la coesione dei fratelli e la loro sintonia, quanto maggiore sarà la forza eggregorica. Ovviamente un Eggregore e una fratellanza (essi si rispecchiano) frutto di una frattura, di una scissione, di un tradimento, saranno destinati a disgregarsi a loro volta. In quanto nel mondo sottile, come nel mondo cellulare, tutto mantiene memoria. Nondimeno dobbiamo considerare perniciosa una guida eggregorica affidata ad una maestranza non frutto di reale meritocrazia e spirito di servizio verso la comunità: essa tenderà ad essere incapace nel governo eggregorico. Infine, ed in esso troviamo la ragione della triste fine di tante fratellanze, la modifica dei rituali individuali e collettivi determina un progressivo indebolimento dell’Eggregore. Specie quando essi sono orientati a rimuovere gli elementi operativi qualificativi, in ragione di un’ottusa inclusività  generalizzata. In ognuno di questi casi (disarmonia fraterna, frattura eggregorica, carenza della guida e modifica rituale) avremo un progressivo deterioramento dell’eggregore, che tenderà a perdere vigore e funzione.

Vorrei proporre ulteriori riflessioni in merito a questo punto che ritengo fondamentale, per comprendere lo stato dell’arte di diverse strutture iniziatiche odierne, e il perché della loro decadenza  che spesso tracima in veri drammi individuali e collettivi, mentre altre volte ricorda il lento spegnersi di un cero consunto.


1. Quanto maggiore saranno la coesione dei fratelli e la loro sintonia, quanto maggiore sarà la forza eggregorica.
Vi è il fraintendimento che l’iniziazione rappresenti un “qualcosa” da erogare a prescindere di ogni plausibile considerazione attorno alle qualificazioni spirituali e psicologiche del recipiendario. Non comprendendo che nelle società tradizionali l’iniziazione coincideva non la cerimonia in quanto tale, ma con il superamento della medesima. In quanto colui che era sottoposto all'iniziazione doveva successivamente ricoprire un ruolo reale all'interno della comunità. Ovviamente il cacciatore doveva essere in grado di cacciare, lo sciamano di conoscere le erbe, ecc.. ecc.. Nelle stesse corporazioni di arti e mestieri vi era un apprendistato rigoroso e una valutazione a priori delle reali qualità di colui che doveva essere accolto. Certamente non voglio suggerire, anche se non mi spiacerebbe, che le iniziazioni di oggi raccolgano in se un elemento marcato di “rischio”, ma desidero soffermarmi sull'evidenza che l’assenza di un momento apicale e singolare che stabilisca un prima e un dopo, determina lo svuotamento dell’iniziazione. Dramma che trova esaltazione, ovviamente in negativo, dalla troppa frettolosa scelta dei nuovi fratelli. Scelta che spesso trova ragione non in questioni iniziatiche, ma bensì in meri giochi di illusorio potere o di compensazioni alle frustrazioni della vita contemporanea. La non valutazione dell’aderenza filosofica, spirituale ed operativa del nuovo anello della catena, alla fratellanza già in essere, e quindi all’eggregore che essa esprime, inevitabilmente conduce la medesima al progressivo indebolimento. In quanto la forza di una catena si misura sulla tenuta dell'anello maggiormente debole.  Proprio nelle realtà che hanno la pretesa di essere operative, si dovrebbe considerare gli elementi psicologici e gli orientamenti spirituali del bussante, onde evitare di creare la disarmonia laddove vi è armonia. L’iniziazione non è un precetto medico da adempiere, e neppure iniziare è un dovere riconosciuto dalla Carta Costituzionale. Vi deve essere la capacità di dire di no, come quella di chiedersi dove stiamo indirizzando il nostro cammino.

2. Ovviamente un Eggregore e una fratellanza (essi si rispecchiano) frutto di una frattura, di una scissione, di un tradimento, saranno destinati a disgregarsi a loro volta. In quanto nel mondo sottile, come nel mondo cellulare, tutto mantiene memoria.
Assistiamo spesso alla nascita impetuosa di Obbedienze ed Ordini, le quali sono frutto non tanto di un atto di servizio o della necessità di raccogliere e trasmettere un aspetto particolare della Tradizione, quanto piuttosto di questioni fin troppo umane. Dove fratelli in guisa di qualche danno o interesse leso, decidono di uscire dalla struttura di appartenenza, spesso infrangendo giuramenti, per dare vita alla propria struttura. E’ interessante annotare come nel mondo sottile, così come nel mondo cellulare, tutto mantiene memoria. Trattasi di una legge spirituale meccanica, che  dispiega i suoi effetti con una velocità e una potenza inaudita. Colui che tradisce viene poi tradito, colui che si organizza per essere il noto Re di una tribù finisce a sua volta per subire le malevoli attenzioni di coloro che ha troppo precipitosamente avanzato. Se queste sono le dinamiche umane, facilmente riscontrabili, vorrei soffermarmi sull'assurdità data dall'esistenza di strutture diverse che mantengono eguale ritualità. Quale senso ha, semmai ha un senso, il perseverare nella divisione qualora identici sono gli strumenti, identica la filosofia ed identica la prospettiva ? Tale condizione porta inevitabilmente ad un sovrapporsi degli spettri energetici, ad una confusione frutto della frammentazione eggregorica. Con immancabili conseguenze attorno alla durata e alla genesi di siffatte strutture.

3. dobbiamo considerare perniciosa una guida eggregorica affidata ad una maestranza non frutto di reale meritocrazia e spirito di servizio verso la comunità: essa tenderà ad essere incapace nel governo eggregorico.
La Grande Maestranza di una struttura iniziatica deve essere espressione della più nobile aristocrazia che essa ha saputo partorire. Ovviamente ciò è difficilmente riscontrabile in quelle strutture che sono nate per l’ambizione di singoli, la confusioni di taluni e lo smarrimento di molti. Al contempo è altrettanto improbabile riscontrarla in quelle Grandi Maestranze frutto del mercimonio, del “mercato delle vacche”, di consorterie, di imposizioni quando non di veri e propri atti di ingiustizia e di abuso nei confronti di altri fratelli. Quale aderenza vi potrà mai essere fra esse e le qualificazioni spirituali necessarie, affinchè il governo eggregorico da un lato e l’apicalità atta a raccogliere le influenze sottili sia mantenuta? Se sono gli “affari e il potere” oppure “l’ego del pavone” ad essere le caratteristiche qualitative espresse, cosa mai verrà infuso all'interno della fratellanza ? Se fino a quanto sopra esposto rientra nell'ovvio e nell'evidente, che purtroppo sono elementi fin troppo spesso sottovalutati nel nostro ambiente, mi permetto di scendere, seppur brevemente, nel cuore pulsante del governo eggregorico. Il quale vorrebbe, per essere reale e non casuale, il rispetto di determinate condizioni operative. Esse possono essere brevemente riassunte nell'esistenza di cifre e sigilli atti proprio alla gestione e all’indirizzo delle energie dell’ordine. Ovviamente tale necessità è impossibile da ricercarsi laddove la cagione dell’esistenza non è la ricerca della conoscenza, ma la stagnazione dell’apparenza.

4. La modifica dei rituali individuali e collettivi determina un progressivo indebolimento dell’Eggregore
Esiste un concetto che riassume il rapporto che intercorre fra l’opera individuale e collettiva di un Ordine e il suo Eggregore, esso può essere riassunto in una parola “alimentazione”.  La continua ed identica ripetizione lungo la cadenza luni-solare giornaliera, ad opere dell’assemblea dei fratelli, l’immutato ed originario procedere dei rituali, la coesione amorevole e funzionale dei primi e dei secondi, la logica rispondenza dei rituali con il fine proposto dall’ordine, ed infine l’aderenza spirituale dei fratelli agli tradizione incarnata nell’ordine determinano la sana alimentazione dell’Eggregore. Qualora assistiamo allo stravolgimento rituale, alla confusione fra elementi operativi e la tradizione di riferimento o all'eccesso di materiale umano inerte e privo delle qualifiche spirituali iniziatiche si interrompe quel sano processo di alimentazione dell’Eggregore, e con esso la funzionalità del medesimo.

Ecco quindi, sommariamente, le ragioni “occulte” che portano alla degenerazione delle strutture iniziatiche.


eremitadaisettenodi@gmail.com 

mercoledì 5 ottobre 2016

Eggregore ed Influenza Sottile



“Nella catena degli esseri, sembra esserci una lacuna: l'uomo, anello vivente di questa catena, può osservare e toccare l'anello che è immediatamente sotto di lui, è la scimmia o il gorilla o lo scimpanzé, ma non vede o non tocca l'anello che è  immediatamente sopra di lui. Ecco perché gli antichi saggi hanno immaginato l'uomo invisibile, che essi hanno chiamato angelo o demone; ma essi non hanno pensato che l'invisibile deve essere immateriale, e che l'immateriale è infinito, dal momento che il limite della sostanza è la forma. I poeti lo hanno compreso bene, e hanno donato dei corpi ai loro dèi, dicendo che si nascondevano tra le nuvole, come Gesù Cristo durante l’ascensione; ma le nuvole sono mobili e trasparenti; esse possono nascondere per un momento sul monte Ida le debolezze coniugali  di Giove, ma esse non saprebbero fornire dei corpi che non siano aria, o degli abiti impermeabili.”    (Tratto dal testo gli Eggregori di Eliphas Lévi)


In passato ho scritto molto sul tema qui proposto, ed immagino che presto provvederò a dare sistematizzazione ai miei vari lavori, proprio perché ritengo l’Eggregore quell’elemento, fra gli altri, capace di innescare un effetto moltiplicatore delle forze dei fratelli e dare continuità e stabilità alla struttura iniziatica. La quale, ricordo, ha come finalità primaria quella della preservazione dell’iniziazione da essa detenuta e non le ambizioni, spesso fallaci, dei suoi appartenenti. Il conseguimento di tale finalità passa attraverso l’associazione ad essa di coloro che sono meritevoli, avendo caratteristiche psicologiche e qualità spirituali in sintonia con i fondamentali costitutivi e l’eggregore della stessa struttura. Qualora questi requisiti siano dilettevoli o mancanti la struttura scivolerà inevitabilmente da un piano iniziatico, verso un piano profano.

E’ utile ricordare, prima di procedere oltre, che quanto riportato in queste modeste pagine attorno agli Eggregori, non rientra nel campo dello spirito o dell’iniziazione, bensì in quello dello psichichismo[1] e dell’occultismo[2] . Gli Eggregori e le Forme pensiero attengono ad una serie di meccanismi volontari o, nella maggior parte dei casi, involontari con cui un uomo o un gruppo di uomini dà vita e consapevolezza a delle energie organizzate in forme non materiali. Questa breve premessa è utile onde sgombrare la mente del lettore e il piano di discussione, da tutte quelle false credenze, confusioni, dicerie e mistificazioni causate da una profonda mancanza di pratica e di intuizione da parte di fin troppi cultori dell’esoterismo. Questi confusi tendono ad assegnare all’Eggregore qualità e funzioni che non gli sono proprie, ritenendo che abbia una qualche espressione o genesi divina. Dimenticano che esso è frutto dell’operatività orizzontale ed individuale di tutta la catena iniziatica, di tutta l’assemblea della fratellanza, e non certo una qualche forma di “moto divino”. L’influenza spirituale e l’eggregore sono concetti e realtà ben distinte, che non possono essere confuse onde evitare perniciose mistificazioni.

E’ necessario comprendere che l’iniziazione rappresenta quel momento che permette, potenzialmente, di collocare il fratello lungo una sacra verticale. Attraverso gli strumenti e la docetica propria dell’Ordine Tradizionale che lo ha accolto, egli compierà il tragitto di reintegrazione nelle varie fasi da cui è contraddistinto; che lo condurranno dall’immersione nel caduco quaternario, all’elevazione nell’immutabile mondo della Monade. Ovviamente essendo noi uomini di questo mondo, agendo con gli strumenti di questo mondo, non possiamo che custodire l’iniziazione all’interno di particolari forme[3], le quali permettono ai fratelli, raccolti nel perimetro dell’Ordine, di usufruire e beneficiare delle influenze sottili in esse catalizzate.
Influenze sottili, quelle beneficiate tramite l’iniziazione e i rituali, che non attengono alla sfera degli eggregori; la quale, per quanto importantissima per la vita delle strutture iniziatiche, è comunque prossima ad un piano intermedio fra l’umano e il sovrumano. Le influenze sottili proprie dell’iniziazione e dei rituali hanno come fonte la Monade, il centro pulsante spirituale superiore, che incessantemente irradia i meritevoli. I quali necessitano dei doverosi apparati, forniti dalla struttura iniziatica, per accogliere proficuamente tale dono.

L’Eggregore della struttura deve essere visto come quell’Ente, Consapevole e Strutturato, che ha come principali compiti quelli di “regolatore delle energie” e “vigilante attorno all’integrità della struttura”.
La prima funzione viene assolta attraverso l’azione di collegamento che esso svolge fra l’insieme dei fratelli, di cui gestisce in modo sapiente i singoli apporti e procede alla redistribuzione dei medesimi. Al contempo offre quel contributo complementare, che permette di moltiplicare lo sforzo del singolo proteso lungo la verticale spirituale.
La seconda funzione viene espletata tramite l’allontanamento di quei fratelli che non sono allineati ai fondamentali della struttura, e la protezione, nella misura del suo radicamento, del fratello da eventuali forze perturbatrici.

I fratelli impegnati nella ritualità, giornaliera ed individuale, alimentano anche l’Eggregore, il quale ripartisce, e moltiplica, gli effetti di questa loro opera. Attraverso il saggio impegno delle Grandi Maestranze, qualora in possesso degli adeguati sigilli e cifre formative, esso potrà essere indirizzato verso le varie utilità indicate (terapeutica, benessere dei fratelli, mantenimento dei perimetri della struttura ecc..). Quanto maggiore saranno la coesione dei fratelli e la loro sintonia, quanto maggiore sarà la forza eggregorica. Ovviamente un Eggregore e una fratellanza (essi si rispecchiano) frutto di una frattura, di una scissione, di un tradimento, saranno destinati a disgregarsi a loro volta. In quanto nel mondo sottile, come nel mondo cellulare, tutto mantiene memoria. Nondimeno dobbiamo considerare perniciosa una guida eggregorica affidata ad una maestranza non frutto di reale meritocrazia e spirito di servizio verso la comunità: essa tenderà ad essere incapace nel governo eggregorico. Infine, ed in esso troviamo la ragione della triste fine di tante fratellanze, la modifica dei rituali individuali e collettivi determina un progressivo indebolimento dell’Eggregore. Specie quando essi sono orientati a rimuovere gli elementi operativi qualificativi, in ragione di un’ottusa inclusività  generalizzata. In ognuno di questi casi (disarmonia fraterna, frattura eggregorica, carenza della guida e modifica rituale) avremo un progressivo deterioramento dell’eggregore, che tenderà a perdere vigore e funzione.

Le Influenze sottili, a loro volta, non potranno che essere catalizzate attraverso un’armonica sintonia fra di esse e il vertice della piramide rituale, ed una profonda integrità e sinergia simbolica ed operativa espressa dalla ritualia. La funzione di determinati rituali è quella di creare un “canale”, prima, e di “catalizzare” poi queste influenze. Le quali sono, e rappresentano, l’aspetto benefico e dinamico dell’Essere Supremo ed Immanifesto di cui l’iniziato, nella sua dimensione spirituale, è parte scissa che anela al ricongiungimento.

Elenandro XI






[1] Il termine psichichismo attiene a tutte quelle dinamiche, consapevoli o meno, prodotte dall’uomo tramite l’azione della mente, i moti dell’anima e le irruzione di stati di coscienza alterati. Tali stati, che non hanno la compartecipazione delle influenze sottili, possono comunque determinare delle alterazioni sul piano quaternario.
[2] Inteso come quell’insieme di pratiche ed rudimenti che sottostanno all’attivo impiego della scienza esoterica.
«Con “occulto” intendo riferirmi a quelle particolari pratiche, tecniche e procedure che: a) si fondano su forze misteriose e ben celate, presenti nella natura e nel cosmo pur senza essere misurabili o individuabili con gli strumenti della scienza moderna; b) che comportano, quali conseguenze auspicate oppure realizzate, risultati empirici, tra i quali si possono annoverare la conoscenza del corso pratico degli eventi e l’alterazione degli avvenimenti stessi rispetto allo svolgimento che avrebbero avuto se non ci fosse stato questo particolare intervento. Con “esoterico”, invece, voglio indicare il complesso di quei sistemi di pensiero filosofico-religiosi che costituiscono le fondamenta di quelle pratiche e tecniche occulte cui sopra mi riferivo. Ciò significa che l’esoterismo fa riferimento a rappresentazioni che racchiudono conoscenze di più vasta portata sulla natura e sul cosmo, le riflessioni epistemologiche e ontologiche sulla realtà ultima, le quali tutte insieme compongono quel bagaglio di nozioni che sta alla base di ogni procedimento occulto. Ricorrendo a una analogia, si può affermare che la conoscenza esoterica sta alle pratiche occulte come il complesso delle nozioni della fisica teorica sta alle applicazioni dell’ingegneria.» Edward A. Tiryakian
«La filosofia occulta sembra essere stata la nutrice o madrina di Tutte le religioni, la molla segreta di tutte le forze intellettuali, la chiave di tutte le oscurità divine e la regina assoluta della società, al tempo in cui essa era riservata esclusivamente all’educazione dei sacerdoti e dei re.»Eliphas Lévi
[3] Forme intese come contenitori simbolici e rituali. La cui coesione ed inalterabilità, pena il dissiparsi del potere iniziatico, sono vigilati ed amministrati da una Grande Maestranza che rappresenti l’aristocrazia spirituale dell’Ordine.

martedì 9 aprile 2013

Sugli Eggregori in Generale e su quello Martinista in Particolare - Gastone Ventura


Prima di prendere in esame questo argomento, ho riflettuto a lungo: la questione presenta motivi che lasciano perplesso colui che deve decidere, sulla base delle esperienze personali e degli insegnamenti ricevuti, se si debbano o meno affrontare, in via operativa – anche se elementare – forze poco conosciute che possono creare situazioni abnormi e possono indirizzare verso vie che portano alla controiniziazione. Tuttavia, poiché le nostre cerimonie sono rituali e ogni Rito comporta azioni che determinano la creazione di frequenze e poiché un lavoro di catena o di gruppo o di più gruppi contemporaneamente sarebbe opportuno fosse compiuto nei vari gradi, mi sono deciso ad affrontare questo argomento.
Che cosa è un Eggregore ?
La parola viene dal greco ed indica un “insieme”, un “gruppo” di persone legate da sentimenti, ideali,usi e costumi comuni. Una famiglia è già un potente Eggregore; un Ordine basato su regole ben determinate, dottrine precise seguite da tutti i suoi componenti, regole, credenze, fedi ecc. è un Eggregore possente.
Così come esistono Eggregori che chiameremo fisici (formati cioè da uomini o da esseri viventi), esistono Eggregori spirituali che generalmente derivano da Eggregori fisici. E come esistono Eggregori fisici che professano idee, usi, costumi ritenuti buoni, morali, altruistici, sociali, di elevazione spirituale, di avvicinamento al Creatore, ed altri che seguono indirizzi opposti, esistono Eggregori spirituali “buoni” o “cattivi”, “positivi” o “negativi” a seconda del punto di vista dal quale si osservano.
Ogni Eggregore fisico produce quindi, con le sue azioni, forze invisibili quando di carattere magnetico,
quando di carattere elettrico, quando di carattere vitale, che sono gli Eggregori spirituali prodotti dagli Eggregori fisici. Ad esempio, una folla di fedeli in preghiera è un Eggregore fisico: la sua azione – naturalmente tanto più efficace quanto più sentita 1a preghiera, e tanto più ancora se la preghiera è per tutti una e se è guidata, convogliata da chi ne ha i poteri, verso un determinato obiettivo, produce l’Eggregore spirituale.
Altro esempio: Un campo di battaglia, dove nella lotta a corpo a corpo o all’arma bianca ognuno dei partecipanti dimentica ogni suo ideale, ogni sua ragion d’essere, nel desiderio di uccidere l’avversario o, almeno, di salvare la propria vita spegnendo quella altrui, è un Eggregore fisico. L’azione produce un campo magnetico, o elettromagnetico, o addirittura “vitale” che lentamente si distacca dal piano fisico che lo genera ( sotto forma di vibrazioni con una certa frequenza ) e forma un Eggregore spirituale con caratteristiche di odio, egoismo e di volontà nefasta.
Mi limito a questi due esempi rilevando, poi, che per comporre un Eggregore fisico capace di produrre
un Eggregore spirituale possono bastare anche due persone mentre non c’è alcun limite al loro numero. Tanto più forte è la personalità dei partecipanti all’Eggregore fisico e tanto maggiori sono i poteri di chi lo dirige, tanto più forte risulta l’Eggregore spirituale che se ne distacca ad onde continue, una dietro l’altra, finché l’azione perdura. In proposito consiglio per una più approfondita disamina dell’argomento quanto dice Aurifer (Roberto Ambelain ) nel suo “Gli Eggregori”, riportato da Nebo S.I.I. Nel “Libro dell’Iniziato” alle pag. 17, 18, 20, 21 (la 19 manca per errore di numerazione).
Pur non essendo d’accordo su tutto quello che l’Ambelain dice in proposito, mi pare che il suo saggio sia tra i più completi ed eloquenti finora scritti sull’argomento. Tenterò, qui, di illustrare quanto si riferisce alla creazione ed al comportamento degli Eggregori spirituali secondo quanto risulta dalle mie esperienze e dagli insegnamenti ricevuti. - Gran parte di quanto si riferisce agli EgSugli Eggregori e sulle Catene Occulte
(temi ed appunti dal III° Convento dei Superiori Incogniti – San Leo 1969) Ordine Martinista Riproduzione dal testo originale dattiloscritto, a cura di Arturus S.I.I. 2 gregori si richiama alla teoria dello “spazio” considerato come una serie di “campi intensivi” saturi d’energie sconosciute, “vive”, per cui l’idea dello spazio può confondersi con quella dell’“etere vitale” (il Mana), sostanza impalpabile, invisibile e non percettibile che tuttavia è onnipresente e si insinua ovunque, (più psichica che fisica), distribuita con una maggiore o minore“densità”, (ovvio che tutti i termini qui usati sono soltanto mezzi presi a prestito dalla lingua per esprimersi e non per definire) tanto che un posto o l’altro può esser più favorevole per un determinato vizio o una determinata virtù. In altre parole, questa “sostanza” frutto di vibrazioni, che si può anche concepire come “luce” , si trova distribuita ovunque ma non nella stessa quantità e non con la stessa “densità” o potenza. Ne consegue che può essere, più o meno influenzata, potenziata o diminuita, finanche debellata. (Terre e città sante; luoghi magici che si potenziano con determinati riti o solo con il visitarli; o che si debellano anche con un solo “sacrilegio” che provoca la disgregazione della “sostanza”).
Tradizionalmente, quindi, lo spazio è uno spazio quasi metafisico, vivente, magico, oppure magnetico
o elettromagnetico, dove ogni gesto fatto, ogni segno tracciato, ogni parola pronunciata, ogni “operazione” compiuta, hanno un senso assoluto, incancellabile, decisivo, positivo o negativo.
Qui entra in grado un fattore essenziale. E’ quello della razza o della stirpe, o del grado nella razza e nella stirpe. E’ per questo che negli Ordini costituiti ( che sostituiscono la razza o 1a stirpe ) la scelta di coloro che vi apparterranno deve essere accurata. Le differenze di razza o di stirpe sono annullate con l’Iniziazione o la conquista di un grado. Chi appartiene ad un Ordine Iniziatico – se veramente è stato e non ha prevaricato – appartiene ad una sola ed unica razza, anzi, meglio ad una sola ed unica stirpe. L’ammissione all’Ordine attraverso il Rito iniziatico è una nuova nascita in un unica stirpe: la conquista di un grado nell’Ordine è l’affinamento della stirpe e il suo ricongiungimento ai Mani di quella stirpe. Perciò, in ogni grado c’è un Rito. Non dimenticatelo mai.
Come è facile intuire da queste brevissime e sommarie indicazioni è molto facile commettere un errore
o provocare reazioni diverse da quelle prefissesi. Ed è altrettanto facile “disgregare” commettendo un sacrilegio.
Per questo nei Riti iniziatori, quando l’Iniziazione tenta di ottenere la concentrazione delle “influenze”
(Eggregori) benefiche e propizie al fine di acquistarle (possedere cioè la loro “Gloria”) per poterle in parte trasferire con i suoi gesti e le sue parole sul postulante, il N.V.O. Suggerisce (ed ha sempre preferito) l’Iniziazione diretta, individuale, a quella in gruppo. Un solo gesto sbagliato da parte di uno dei partecipanti al Rito, una sola parola in più detta dall’Iniziatore o dal suo assistente (parola che appartenga a cerimonia di grado più elevato o ad altro Rito, o addirittura estranea al Rito, se non ad esso contraria) può render tutto vano ed anche pericoloso. Perché il Rito è azione.
Non è possibile in cenni come questi, dare un’esatta spiegazione del comportamento degli Eggregori.
Ma, ricordando il detto: “Il modo superiore è mosso da quello inferiore, e questo da quello” (Cfr.
“Tavola di smeraldo” e “Tavola di rubino”) si deve tenere presente che qualsiasi energia di qualunque
specie o carattere, è generata e vincolata da e ad una frequenza e questa ad una ampiezza.
In proposito va detto quanto segue:
1. a) La frequenza di un’energia è rappresentata dal numero di vibrazioni, nell’unità di tempo, della materia o della sostanza che la energia compone. Se la sostanza o la materia, fossero prive di frequenza, l’energia esisterebbe soltanto in potenza.
b) La frequenza di un Eggregore spirituale è data dalla composizione (somma algebrica) delle frequenze dei vari partecipanti all’Eggregore fisico in azione (Atto). Se l’Eggregore fisico è in riposo, le sue vibrazioni producono un “campo eggregorico” che si dilata intorno all’Eggregore fisico ma che non si stacca da lui. Tale campo ha azione diretta sui corpi viventi che si introducono in lui ma questi corpi se nutriti di principi contrari possono anche diminuirne Sugli Eggregori e sulle Catene Occulte
(temi ed appunti dal III° Convento dei Superiori Incogniti – San Leo 1969) Ordine Martinista Riproduzione dal testo originale dattiloscritto, a cura di Arturus S.I.I. 3 la potenza. Quando l’Eggregore fisico entra in azione (dirige, in altre parole, la sua potenza verso un determinato scopo, con il Rito, passando dallo stato di potenza all’atto) il campo eggregorico entra in frequenza e si stacca dal corpo che lo genera in treni d’onda che si propagano e che si sommano gli uni agli altri fino a costituire l’Eggregore spirituale, vivo fino a quando la frequenza datagli non si spegne lentamente per mancanza d’impulsi.
c) La frequenza ha punte massime di ampiezza in un senso e nell’altro.
d) La frequenza è tanto più elevata, e di conseguenza l’Eggregore spirituale tanto più compatto, quanto maggiore è la sincronia dei componenti l’Eggregore fisico.
2. a) L’ampiezza è data dal raggio d’azione del campo eggregorico ed è tanto maggiore quanto maggiore è la compattezza dell’Eggregore fisico.
b) L’ampiezza tende a diminuire (ovverosia si smorza) mano a mano che l’Eggregore spirituale si allontana da quello fisico che lo ha generato.
Tenendo presenti queste indicazioni, si può pensare che un Eggregore, una volta nello “spazio”, abbia
una forma –più o meno- di un circolo o di una elisse e che si trovi ad essere come qualche cosa di più “denso” dell’aria ma nello stesso tempo più impalpabile e invisibile.
Il comportamento degli Eggregori, per esperienze personali, studio e insegnamenti dei nostri Maestri,
dovrebbe essere, grosso modo, il seguente:
1°) L’incontro fra Eggregori della stessa frequenza nello stesso senso e di ampiezza diversa li pone in risonanza, provoca cioè una reazione che si traduce in una energia che rafforza l’ampiezza dell’Eggregore più debole ridonandogli potenza.
2°) L’incontro fra Eggregori della stessa frequenza nello stesso senso e di ampiezza uguale provoca un Eggregore della stessa frequenza con un’ampiezza doppia. E’ questo il caso di cui al precedente n. 1°), quando l’Eggregore più debole, entrato in risonanza con quella più forte, ne acquista la stessa ampiezza. Può tuttavia darsi ( e si verifica quasi sempre) che l’Eggregore più debole entrato in risonanza, non arriva ad acquistare la stessa ampiezza del più forte per mancanza di impulsi da parte di questo (impulsi provenienti dall’Eggregore fisico che lo ha generato).
3°) L’incontro fra Eggregori di frequenza diversa provoca la creazione di un nuovo Eggregore che ha per frequenza la componente delle due frequenze originarie. L’Eggregore che ne risulta può cadere sotto il controllo (con il verificarsi del fenomeno della risonanza) di un Eggregore fisico od anche spirituale della stessa frequenza. Se, poi, la frequenza dell’Eggregore che dovesse controllarlo avesse la stessa ampiezza, lo incamererebbe raddoppiando la sua ampiezza.
Ovviamente i due Eggregori che hanno composto quello nuovo, sono, in ogni caso, perduti per coloro che li hanno generati.
4°) Se il senso della frequenza di due Eggregori della stessa frequenza ma di ampiezza diversa è in opposizione, si genera il fenomeno del “disturbo” che provoca la produzione di un Eggregore della stessa frequenza con un’ampiezza minore. Ciò annulla gli sforzi di chi tenta di potenziare il proprio Eggregore spirituale con continui invii ed impulsi.
5°) Se i due Eggregori di cui al precedente n.4) hanno la stessa ampiezza, si verifica il fenomeno della “interferenza”: si annullano.
6°) Effetti diversi che danno luogo ad Eggregori diversi nella composizione delle frequenze, delle ampiezze e del senso si hanno quando i sensi non sono del tutto opposti ma intermedi. I casi sono molteplici e non è qui il luogo adatto per prenderli in esame. E’ peraltro relativamente facile immaginarli in modo approssimativo.
Sugli Eggregori e sulle Catene Occulte
(temi ed appunti dal III° Convento dei Superiori Incogniti – San Leo 1969) Ordine Martinista Riproduzione dal testo originale dattiloscritto, a cura di Arturus S.I.I. 4 Da quanto detto si può giungere alla conclusione che è molto difficile se non del tutto impossibile mantenere il controllo di un Eggregore spirituale che si è generato, se non si è certi di poter, ogni volta si pone in azione (col Rito) il campo eggregorico, produrre una frequenza tale da produrre la risonanza.
Ma anche se ciò è possibile a mezzo di determinate precauzioni, con la volontà dei componenti l’Eggregore fisico e con la capacità di chi il Rito dirige, può sempre darsi che l’Eggregore spirituale già formato sia stato assorbito, catturato, modificato e annullato da altri Eggregori.
Sulle conseguenze di tutto ciò -senza entrare nel merito delle influenze che già esistono nello “spazio”
per motivi naturali, angelici, demonici o per formazioni derivanti da reazioni fisiche di gruppi animali (e quindi vitali) che possiedono campi magnetici ed elettromagnetici e che producono frequenze (ma sui quali non possiamo qui intrattenere anche perché assai scarse sono le indicazioni che finora si sono avute in materia)- sarebbe necessario fare una lunga dissertazione. Ciò potrà essere argomento di studio da parte dei martinisti che hanno il grado adatto: ed è nostra opinione sia bene che lo studio sia fatto. In linea generale, peraltro, riteniamo che, dopo quanto abbiamo detto, non sia difficile farsene una idea. Nell’antichità i Mani di una famiglia (l’Eggregore base) potevano essere evocati soltanto dal Capo-famiglia che, per la sua nascita (primogenitura) aveva i poteri reali e sacerdotali in seno alla famiglia stessa. Lui solo sapeva come generare la frequenza (attraverso il Rito) per produrre l’Eggregore spirituale che creasse la risonanza con i Mani della famiglia, captandoli ed acquistandone la Gloria. Un errore, o il Rito eseguito da chi non aveva i poteri, provocava il sacrilegio, cioè la perdita dell’Eggregore spirituale in cui vivevano i Mani. Il sacrilegio consisteva, appunto, nell’abbandono dei Mani e nella loro perdita da parte del gruppo familiare. Simili tradizioni si trovano tutt’ora fra i popoli che basano la loro metafisica sul Totem.
E’ certo, peraltro, che un centro eggregorico (ad esempio una Chiesa, un Ordine, una confraternita, un gruppo militare) può stabilire un campo eggregorico molto forte e trattenere l’Eggregore spirituale.
E’ però necessario che l’azione (il passaggio dalla potenza all’atto) si effettui in continuazione? E’ questo il caso di un Santuario, della sede del Capitolo di un Ordine, della Domus di una famiglia, del centro direzionale di una grande comunità industriale o commerciale, di un comando militare.
Basti pensare che la Chiesa ha per secoli continuato a far recitare le stesse preghiere, le stesse formule,
ha insegnato lo stesso Catechismo, ha eseguito le sue funzioni a determinate ore, ha fatto suonare le campane in determinate maniere alla medesima ora; che in una caserma si eseguono sempre gli stessi esercizi militari; tutto è regolato secondo un “ritmo” che sfugge ai borghesi ma che è ben conosciuto dagli ufficiali e dai cosiddetti “sergenti”, tanto vilipesi e derisi: i gesti sono gli stessi, le divise le stesse, i comandi gli stessi, e via dicendo. Con i tempi moderni e il continuo spostamento delle famiglie dalla loro Domus (diaspora delle famiglie), dei centri direzionali, dei comandi militari, e con la smania di modificare tutto in funzione di una pretesa civiltà sociale, restano ancora pochi santuari e qualche altro centro.
Sarebbe perciò opportuno risolvere la situazione come l’ha risolta, nella sua diaspora il popolo ebreo
con la tradizione della Shekinah. Ma per noi occidentali, imbevuti di idee sociali, succubi anche se indirettamente del razionalismo e dell’ateismo, condizionati dalle idee democratiche di uguaglianza, la questione è quanto mai aleatoria. –E’ peraltro compito del Marinista di studiare e applicare
• se possibile – la tradizione di cui sopra.- Su tutto il resto, si può parlare di correnti o di formazioni eggregoriche momentanee, utili come forze indirizzate per un determinato scopo di carattere immediato.
Sugli Eggregori e sulle Catene Occulte
(temi ed appunti dal III° Convento dei Superiori Incogniti – San Leo 1969) Ordine Martinista Riproduzione dal testo originale dattiloscritto, a cura di Arturus S.I.I. 5 Questa lunga premessa era necessaria per prendere in esame le possibilità eggregoriche del Martinismo in Italia e stabilire come e quando si possano eseguire degli esperimenti di catena e di gruppo a fini eggregorici.
Devo dire, miei cari Fratelli, che il N.V.O. Ha attraversato tante e tante traversie in questi ultimi anni,
ragion per cui ritengo difficile, allo stato attuale, che un Rito di catena possa produrre effetti positivi.
La scarsa omogeneità dei componenti dell’Ordine, il difetto di univocità delle idee e delle tendenze scaturite dall’applicazione di riti diversi; l’incertezza finora provocata dalla pluralità delle dottrine ritenute martiniste; le infiltrazioni di carattere umanistico, sociale, politico, religioso ecc. che –per quanto nobili e contingenti- nulla hanno a che vedere con un Ordine esoterico che si interessa di metafisica, anche se possono essere prese in considerazione nella vita esteriore dell’Ordine, ma mai in quella interna, hanno creato tra noi stessi delle diversità che non possono generare altro che frequenze diverse che molto difficilmente possono amalgamarsi in una frequenza unica, con quella ampiezza, senso e direzione necessari per produrre un Eggregore. Che qualche cosa, in ogni caso scaturisce da una nostra catena, ed anche il solo campo eggregorico che noi produciamo sia già un fatto positivo, è certo: ma questo può essere considerato come risultato sperimentale, puramente meccanico. Quale sarà la frequenza che ne sortirà? Essa, per la diversità delle idee dei partecipanti alla catena, potrebbe anche risultare contraria agli scopi ed alle dottrine del Martinismo. Ed allora non avremmo un Eggregore Martinista; potremmo avere un Eggregore prodotto da Martinisti di nome (in quanto appartenenti ad un Ordine Martinista) ma che effettivamente nulla avrebbe di marinista nella realtà metafisica. Potrebbe anche essere un Eggregore che facilmente si lascerebbe “catturare” da un altro Eggregore più forte anche se negativo.
Ho sentito vagamente parlare di Maghi d’Oriente e Maghi di Occidente con accenni a Mao-Tsé- Tung, Ho-ci-min e cose del genere; ho sentito non vagamente ma concitatamente sostenere, anche su opere pubblicate che hanno avuto larga schiera di lettori, teorie sorte ed affermatesi dopo la cosiddetta “comparsa degli spiriti” nella metà del secolo scorso.
Ho pure sentito proporre ambiziosi piani di intromissione dell’Ordine nelle sfere politiche e sociali.
Indubbiamente, tutti coloro che credono, pensano e propongono queste teorie (parlo di coloro che fanno parte del N.V.O., perché degli altri non ci interessa parlare ai fini di un Eggregore martinista) sono in buona fede e meritano rispetto. Ma fuori dal Martinismo, e non nel Martinismo perché sbagliano.
Non mi stancherò mai di sostenere che il Martinismo (e potete credermi, perché quasi quarant’anni di questa attività, svolta a fianco degli ultimi tre Gran Maestri e con i consigli di altri Maestri anche se non si fregiavano di questo titolo, mi permettono di affermarlo) non può e non deve interessarsi di questioni nobilissime finché si vuole ma profane se non come materia di studio a fini esoterici.
Il Martinismo non è una palestra di proposte e risoluzioni umanitarie, non deve risolvere problemi di progresso o di benessere economico o sociale; il Martinismo è un Ordine Iniziatico, ripeto e sottolineo UN ORDINE INIZIATICO che con la iniziazione per gradi annulla le differenze sociali, economiche, razziali, e crea un’aristocrazia di uomini di Desiderio che vogliono e devono raggiungere la tranquillità interiore e tramandare la fiaccola della tradizione. Chi non ha capito questo, chi non si è reso conto del significato dei tre simboli fondamentali del Martinismo (Tritume, Maschera, Mantello) faccia uno sforzo, studi, si applichi per capirlo e vedrà che tutto gli sarà chiaro.
E’ per questo che noi diciamo al Superiore Incognito che si prepara a ricevere i poteri iniziatici: “Ora che ti accingi ad assumere i poteri iniziatici e a diventare guida dei tuoi fratelli, stai per giungere al pieno possesso della maschera e del mantello che hanno fatto di te un Martinista. Se il Sugli Eggregori e sulle Catene Occulte
(temi ed appunti dal III° Convento dei Superiori Incogniti – San Leo 1969) Ordine Martinista Riproduzione dal testo originale dattiloscritto, a cura di Arturus S.I.I. 6 Grande Segreto ti è giunto, la solitudine sarà per te l’UNITA’ che ti amalgamerà a tutti gli Esseri, al TUTTO; ma se non hai capito i nostri Arcani, sarà una terribile condanna che peserà su di te come una maledizione perché la trasmetterai a coloro che in te avranno creduto”.
Io penso che una catena capace di produrre Eggregore si debba fare: è fondamentale che un nostro Eggregore sia lanciato nello spazio. Ma deve essere un Eggregore forte, compatto: gli impulsi che lo rafforzano devono essere continui. Ma deve anche essere un Eggregore privo di scopi profani: in atre parole l’Eggregore di chi, conquistata la tranquillità interiore, sa che le cose di questo mondo, le lotte che ne caratterizzano l’evoluzione o l’involuzione e cioè i problemi economici, sociali, politici, religiosi e via dicendo sono soltanto questioni contingenti e quindi metafisicamente irreali perché non stabili ma variabili, mentre ciò che conta è l’equilibrio, la legge dei contrari che si sostengono l’un l’altro e permettono lo svolgersi delle attività umane così come quelle cosmiche e di quelle universali.
Se, poi, volessimo sfruttare il nostro campo eggregorico per motivi fisici, per scopi benefici, mutalistici
e quindi materiali, legati a problemi profani, allora la questione è più facile: poniamo pure che noi stessi qui riuniti, che con la sola nostra presenza per uno scopo comune formiamo un campo eggregorico, ci concentriamo e ci “incateniamo” per inviare un pensiero, un aiuto, un’onda di forza salutare a qualcuno che ci interessa. Produrremo, con il Rito adatto, un Eggregore generato da Martinisti (perché tali noi siamo o ci riteniamo) ma non l’Eggregore martinista.
Inutile ch’io vi dia suggerimenti e consigli: essi scaturiscono da quanto ho detto: Dottrina martinista;
animo martinista; Riti comuni; volontà comune.
Se non ci sono queste premesse non c’è neppure un Ordine Iniziatico Martinista e di conseguenza, non ci può essere un Eggregore martinista.