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lunedì 26 agosto 2019

Il Martinismo non è una Massoneria


Il martinismo, così come noi lo viviamo e pratichiamo, non è una massoneria e non è a monte o a valle di essa. 

Il martinismo non è una massoneria perché la cadenza e la progressione dei lavori è individuale e non collettiva; perché non ha come immediata finalità un avanzamento morale o speculativo dei fratelli; perché il potere dei suoi filosofi e iniziatori non è soggetto alla caducità del tempo e al conferimento da parte di un'assemblea di simili; perché si raccoglie attorno ad un culto sempre presente nell'Opera del fratello; perché la formazione avviene attraverso il rapporto fra iniziato ed iniziatore; perché non è un rito massonico o paramassonico; perché non forma uomini del dubbio, ma uomini del sacro. 

Il martinismo non è a valle della massoneria, in quanto non è passaggio propedeutico per giungere ad essa.

Il martinismo non è a monte della massoneria,in quanto non la sovraintende e non rappresenta un cerchio interno di essa.

Il martinismo è un percorso iniziatico che conduce, l’uomo di autentico desidero, a servire il “Culto Divino” raccolto nella formula pentagrammatica. 

Esiste un reale piano di studi storico/filosofico, prima ancora che esoterico, in quanto è necessario erudire il fratello sui fondamenti su cui è edificata la parte sensibile del nostro Tempio e dei strumenti della nostra Opera.
I lavori cardiaci, teurgici e sacerdotali sono rivolti a questo sacrale compito e la progressione del fratello trova cagione nella sua conformità a tale obiettivo di assoluto servizio. 
Il fratello può chiedere, e deve chiedere, l'avanzamento consapevole che ogni progressione rappresenta un triplice onere che a lui, e solamente a lui, è richiesto: il servizio verso il "Culto Divino", il servizio verso l'Ordine e il servizio verso i fratelli. Questo avanzamento può essere negato qualora si ritenga, da parte di colui o coloro deputati al conferimento, che le qualità iniziatiche necessarie siano assenti o non ancora giunte ad adeguata maturazione.

Questa è la nostra idea e la nostra pratica del Martinismo, consapevoli, che in questo mondo di mezzo, vi sono altre visioni di questo percorso iniziatico. Essendo uomini liberi niente imponiamo ad altri e niente pretendiamo che ci sia imposto nei nostri perimenti. 



www.martinismo.net

lunedì 4 aprile 2016

La Maschera e il Gremibiule (Martinismo e Libera Muratoria) di Immanuel I:::I:::

articolo pubblicato su Ecce Quam Bonum n°9 
per informazioni o contatti: eremitadaisettenodi@gmail.com

PREMESSE NECESSARIE

Il rapporto tra Martinismo e Massoneria è un argomento ampiamente discusso e variegato nel quale le opinioni e le scuole di pensiero inevitabilmente divergono, attenendoci però ai dati storici e ai dati di fatto, è chiaro che entrambe sono istituzioni iniziatiche con origini differenti, metodi differenti, strumenti differenti. La Massoneria ha una storia dibattuta: la nascita ufficiale dell'istituzione come la conosciamo oggi risale all’inizio del XVIII secolo, sebbene le origini e i passaggi che portarono dalla fase operativa a quella speculativa non sono chiari né definitivi. Sulla nascita del Martinismo come fratellanza iniziatica organizzata in “Ordini” invece le cose stanno diversamente, tutto è più chiaro e ben documentato. Al limite minor chiarezza esiste su ciò che ha portato alcuni uomini vissuti tra il XIX e il XX secolo a creare un sistema noto appunto come Martinismo, ma ciò che abbiamo è più che sufficiente per non cercare risposte nel mito. La storia ci dice che Martinismo e Massoneria hanno intessuto rapporti abbastanza stretti, buona parte dei Maestri Passati infatti ebbero a che fare in varia misura con la Libera Muratoria e i precursori del Martinismo, Martinez De Pasqually e Willermoz, sfruttarono la Massoneria per innestare in essa altri sistemi, seppur diversi. Al di là poi dei tanti maldestri tentativi di agganciare l’una e l’altro, non si può negare che evidentemente diversi massoni sono anche martinisti, quindi una reciproca attrazione tra i due sistemi deve pur esserci.
Se escludiamo tutte quelle variabili effimere che portano un massone a cercare il martinismo, ciò che rimane è veramente degno di nota? Ritengo di sì. Il breve studio filosofico che segue verte su alcuni punti di aggancio che possono rivelarsi proficui per percorrere entrambe le strade senza ritenerle complementari o gerarchicamente ordinate, ma bisogna precisare che le mie argomentazioni non sono da ritenere programmatiche né puramente speculative. Esse trovano un senso compiuto per chi cerca di percorrere entrambe le vie contemporaneamente con profondità e coerenza, conoscendo i contenuti, le tecniche, gli strumenti e i rispettivi perimetri. Non è necessario per un martinista essere massone, né per un massone divenire martinista. Il Martinismo non è una sorta di somma accademia di perfezionamento della Massoneria, né la Massoneria può dirsi il “ginnasio” del Martinismo, entrambe le vie possiedono la propria autonomia e conducono a obiettivi differenti con strumenti differenti, sebbene alcuni elementi possano essere proficuamente equiparati e reciprocamente sfruttati. Questo scritto si rivolge dunque in primis a tutti quei Fratelli Liberi Muratori che abbiano scelto la dura strada del Martinismo, essi solo, forti della loro esperienza collettiva all’interno di un’Officina massonica e di un arduo e solitario lavoro rituale cadenzato nella catena martinista, possono cogliere alcune cose non scritte e comprendere lo sforzo che anima il proprio lavoro. A chi invece percorre l’una o l’altra via ma non entrambe queste parole comunque si rivolgono, ma in una misura differente. Senza nulla togliere all’acume di ciascuno, un percorso può essere compreso a tutto tondo solo da chi lo percorre.

MASSONERIA vs MARTINISMO

Il breve e lacunoso studio che segue si incentra su quelli che possono essere i punti d’aggancio tra pratica della Libera Muratoria e del Martinismo, prendendo in esame in particolare il primo grado in entrambi i sistemi. La domanda che sorregge la riflessione si può porre in questi termini: quali tipi di affinità sussistono tra il grado di Apprendista nella Massoneria e il grado di Associato nel Martinismo? A mio modo di vedere la duplice appartenenza può essere vissuta proficuamente se, e solo se, si percepiscono le autentiche dimensioni dei due sentieri che nel primo grado delle rispettive scale vengono delineate nelle loro basi. Prima di procedere con i parallelismi è utile indicare le differenze sostanziali tra pratica massonica e pratica martinista, non perché tali differenze indichino incompatibilità, quanto piuttosto perché delineano precisamente il terreno sul quale ci si muove ed evitano che si cada nel classico errore di considerare un sistema propedeutico o perfezionante l’altro. Intendiamoci, in qualche modo il massone che pratichi il Martinismo troverà sempre che una cosa completa l’altra, ma rimane una questione di esperienza individuale che non può essere sistematizzata. Innanzitutto si diventa martinisti per mano di un Iniziatore, il quale è sempre tale e in qualsiasi momento ha la facoltà di associare chi vuole, senza passare per meccanismi di voto. Esiste un riconoscimento dell’Iniziatore il quale riveste tale facoltà in quanto a sua volta ha ottenuto il potere di iniziare da un altro Iniziatore e via dicendo: per i dettagli sul meccanismo rimando ad altri scritti che meglio approfondiscono l’argomento. Nella Massoneria, quanto meno in quella “regolare”, non esiste un iniziatore nel senso proprio del termine, piuttosto esistono Fratelli con il grado di Maestro che, a seguito di meccanismi di delega collettivi, detengono provvisoriamente, per l’arco del loro mandato, la facoltà di iniziare profani alla Libera Muratoria; tali Fratelli sono detti Maestri Venerabili e contestualmente alla facoltà di iniziare detengono il potere di presiedere e rappresentare la propria Loggia; terminato il mandato perdono la facoltà di iniziatori. Nessun Ex Maestro Venerabile, e in generale nessun Maestro, può iniziare un profano all’Arte Muratoria se non è il Maestro Venerabile in carica della Loggia in cui viene accolto il profano, mentre un Iniziatore martinista, genericamente parlando, possiede tale facoltà, inoltre, almeno questo vale nel SOGM, un Iniziatore non corrisponde necessariamente con il Filosofo, ovvero con chi presiede una Loggia. Questa prima differenza delinea già uno spartiacque netto tra Massoneria e Martinismo e permette di intuire quanto siano differenti i concetti di iniziazione nell’uno e nell’altro sistema, più specificatamente nel Martinismo al primo grado si parla di associazione, mentre in Massoneria si parla di iniziazione solamente per il primo grado, mentre per i successivi si parla rispettivamente di “aumento di paga” ed “elevazione”, facendo così capire che l’iniziazione massonica coincide con il momento in cui, dopo aver visto la Luce, il profano viene accolto dalla collettività dell’Ordine come Libero Muratore. Un’altra pregnante differenza tra le due vie è la dimensione del lavoro, che in Massoneria è prettamente collettiva, mentre nel Martinismo è individuale; a volte questa differenza è proprio ciò che spinge alcuni massoni a cercare nel Martinismo una dimensione maggiormente profonda nel lavoro individuale che permetterebbe di colmare le lacune legate al lavoro collettivo. Ora, sebbene l’impulso iniziale di questa scelta possa essere salutare, non bisognerebbe cadere nell’errore di sottovalutare la dimensione collettiva, perché se il massone disprezza il lavoro comune farebbe bene a porsi in sonno. La pratica della Libera Muratoria avviene in una dimensione esclusivamente collettiva, in cui i lavori della propria Officina debbono essere frequentati e in maniera proficua, non solo perché i Regolamenti prescrivono ciò in maniera vincolante, ma anche perché se ciò non avviene decade completamente il senso dell’appartenenza massonica. E’ nella cadenza costante delle Tornate di Loggia che la Massoneria si vivifica come sistema di crescita tradizionale, la partecipazione meditata alla ritualità è un elemento fondante che consente al Fratello di evolvere nel tempo e di entrare nel cuore dell'Arte Muratoria. Separati la Squadra e il Compasso e chiuso il Libro Sacro, il Fratello torna ad operare nel mondo profano cercando di influenzarlo, irradiando le più elevate virtù massoniche, ma di fatto il lavoro massonico vero e proprio termina lì. Non esiste, al di là dello studio individuale che viene lasciato interamente alla discrezionalità del soggetto, una ritualità o una serie di pratiche che permettano ad un massone di "operare" in qualche modo la Libera Muratoria, questo almeno è ciò che avviene nella Massoneria regolare, autentica e tradizionale. L'appartenenza martinista invece pare fondarsi proprio sulla costante ripetizione della pratica individuale, nella forma della ritualità che viene consegnata all'Associato e nei gradi seguenti. Il martinista vive una dimensione collettiva su un piano sottile innanzitutto, solo successivamente, in misura minore e senza obbligo alcuno vive anche una dimensione collettiva fisica che si esplica nelle riunioni di Loggia o di Gruppo, laddove ci sia questa possibilità. La crescita di un martinista viene resa possibile dalla vivificazione dei carismi iniziatici ricevuti personalmente dal proprio Iniziatore solo attraverso una integerrima pratica della ritualità quotidiana e mensile, all'interno della quale si viene a conoscere in misura molto profonda la dimensione collettiva intesa come appartenenza alla catena eggregorica della quale il Fratello/Sorella diventa, con il progredire dei suoi lavori, anello sempre più temprato. E' fondamentale cogliere questi due aspetti perché parlano molto dell'identità delle due Fratellanze e permettono di meglio apprezzarne i punti di contatto.

L’APPRENDISTA E L’ASSOCIATO

Ritorniamo alla domanda iniziale: quali tipi di affinità sussistono tra il grado di Apprendista Libero Muratore e il grado di Associato Incognito? Per fornire spunti parziali di riflessione ritengo opportuno partire dall'analisi di alcuni aspetti rituali e simbolici del primo grado della Massoneria Azzurra che paragonerò ad altri aspetti propri del grado di Associato Incognito, ma sempre tenendo bene a mente che non esiste una propedeuticità di qualche tipo, semmai il Martinismo opera in una dimensione maggiormente verticalizzata. Il grado di Apprendista racchiude nel proprio simbolismo il seme e le basi di tutta l’Arte massonica, ecco perché si tende a lavorare per lo più in primo grado nelle Logge. Il rituale di iniziazione ricorda ad ogni Fratello il lungo iter passato per potersi avvicinare all'Istituzione, le attese e le molte interviste affrontate in fase di tegolatura, fino al fatidico momento in cui l'attesa snervante cessa e di colpo ci si ritrova catapultati in un nuovo mondo. Ogni volta che si assiste all'iniziazione di un profano si ritorna a quei momenti e si rimette in discussione il proprio essere massoni, specialmente rammentando il momento probabilmente più drammatico dell'iniziazione massonica: il Gabinetto di Riflessione. Nell'economia del simbolismo rituale la permanenza nel Gabinetto (che nella ritualità di famiglia Scozzese è riccamente decorato di simboli) è probabilmente il momento più vicino all'intimità e alla solitudine di un Associato Incognito perché in quei lunghi minuti che separano il profano dal dramma rituale che verrà, il candidato all'iniziazione rimane solo con se stesso nell'oscurità a riflettere sulle proprie scelte, paradigmizzate dalle tre domande del testamento. Il Gabinetto di Riflessione rappresenta il primo dei quattro viaggi simbolici che il profano compie durante la propria iniziazione. I successivi tre viaggi avvengono nel Tempio, bendati, ma il primo avviene nel profondo delle proprie paure, nelle viscere dell'elemento Terra e da il via alla radicale opera di purificazione dalle scorie della profanità per predisporre il recipiendario alla visione della Luce. La purificazione con gli elementi nella ritualità massonica è simbolica, ma per un Associato Incognito avviene costantemente nell'arco di tutta la sua vita martinista. Anche l'Associato, seppure in maniera differente, compie i quattro viaggi e le quattro purificazioni degli elementi nel rituale di associazione, ma mensilmente, in luna nuova, continua l'opera di purificazione che non è solo simbolica ma effettiva; esiste un certo parallelismo nei processi di creazione di un Apprendista e di un Associato: l'Associato vive la propria "tegolatura" come un confronto con sé stesso e i propri peccati nella Meditazione dei 28 giorni, viene consacrato dal proprio Iniziatore che lo associa all'Eggregore e compie successivamente la purificazione degli Elementi, è come se alcuni elementi simbolici del percorso muratorio venissero resi operativi, espandendoli e ripetendoli ciclicamente. Questo ancora una volta dimostra come il percorso massonico avvenga in una dimensione orizzontale e geometrica, come ci ricorda molto bene Arturo Reghini, mentre il percorso del Martinismo è finalizzato alla verticalizzazione dell'esperienza iniziatica. Il rituale di iniziazione all'apprendistato massonico prosegue, dopo le prove legate ai viaggi elementali, dopo il giuramento sulla coppa delle libagioni che scava uno spartiacque invalicabile tra la profanità e l'iniziazione (elemento presente anche nella ritualità associativa del Martinismo), con la tanto attesa visione della Luce. Il profano viene sbendato e poco dopo le luci del Tempio si accendono e i futuri Fratelli mostrano il loro volto. Dopo la Promessa Solenne l'iniziando viene condotto al cospetto del Maestro Venerabile che, con la spada fiammeggiante e il maglietto, inizia il profano alla Libera Muratoria e lo crea Apprendista. Ho già scritto in merito alla profonda differenza che sussiste tra il potere iniziatico delegato di un Maestro Venerabile in una Loggia massonica e il potere iniziatico effettivo e personale di un Superiore Incognito Iniziatore. Non starò a insistere tuttavia sul fatto che l'iniziazione massonica sia virtuale rispetto a quella martinista, in realtà sono due cose diverse, ognuna finalizzata al proprio scopo, quindi un confronto diventa plausibile esclusivamente sotto gli auspici dello spirito che anima il presente lavoro, in cui ci immaginiamo un massone, nello specifico Apprendista, che cerca di vivere con coerenza la sua vita massonica e la sua vita martinista. Ritorna ancora una volta l'idea di un piano orizzontale della Massoneria, in cui viene data la Luce, simboleggiata da una serie di simboli (le Tre Luci al centro della scacchiera e dietro all'Ara, il Triangolo luminoso dietro al Maestro Venerabile, i due Luminari ai lati del Triangolo) per il tramite un sistema corporativo di delega iniziatica con l'ausilio di un altro simbolo, la spada fiammeggiante. Come “riceve la Luce” un Associato al Martinismo? L’innesto di un individuo nella catena martinista riverbera come un’onda e abbraccia la lunga catena che va dai Maestri passati, conosciuti e sconosciuti, passando per tutti gli anelli attivi fino a ritornare al nuovo arrivato, il nuovo Associato Incognito, che non la riceve vedendo i suoi nuovi Fratelli e Sorelle e i simboli, bensì si vela al mondo profano per ricevere il carisma della Vera Luce e per apprestarsi a divenire ricettacolo del Fuoco dello Spirito e Luce egli stesso. E’ un dinamismo che possiede un momento angolare diverso, non mi viene in mente null’altro se non la verticalità in rapporto all’orizzontalità.
La vita in Loggia di un nuovo Apprendista è caratterizzata dal silenzio, la regola impone infatti, senza eccezione alcuna, che gli Apprendisti non abbiano diritto di parola in Officina durante i Lavori, ovvero quando la Squadra è sovrapposta al Compasso. Il silenzio dell’Apprendista viene vissuto come la ricerca dell’autocontrollo finalizzato alla riflessione profonda in seguito all’ascolto, solo tacendo (il Silenzio è uno dei voti ermetici) egli può udire la voce della sua coscienza e imparare a spogliarsi dei metalli e a lavorare la Pietra Grezza. L’Associato Incognito ha già superato la soglia nel silenzio, nel senso che già è entrato nel profondo della sua coscienza e si è confrontato coi suoi demoni, rivestito dei simboli comuni a tutti i gradi del Martinismo egli è pronto, col beneficio della protezione eggregorica e col carisma trasmessogli dal suo Iniziatore, a navigare nell’immenso mare del silenzio iniziatico, cullato dal salmodiare dell’opera cardiaca. Il lavoro operativo dell’Associato è cardiaco, per lo più, e nella preghiera si rende liquido il muro che separa il suono dal non suono e si entra nel suono del cuore, preceduto dal silenzio della mente. L’Apprendista impara la disciplina orizzontale del silenzio, osservando il movimento dei Luminari e degli astri nella mappa geografica del cosmo che è il Tempio; dalla posizione della sua Colonna tace e impara l’alfabeto dei simboli che parlano al cuore, egli infatti “non sa né leggere né scrivere”, egli sgrossa a fatica la Pietra Grezza e cerca di trovare un senso ed una geometria nelle mappe del macrocosmo, fino a che non si accorgerà di essere il burattinaio di se stesso e allora si troverà d’improvviso al centro delle Tre Luci. Nel centro della scacchiera, dove i sentieri della Luce convergono, l’Associato che sia anche Apprendista Sgrossatore di Pietre, non si limita ad osservare il macrocosmo attorno a sé, ma realizza di essere il riflesso di quel macrocosmo e si identifica col Quadro della sua Camera innalzando sopra di sé lo sguardo. Egli allora scopre che il soffitto della Loggia si apre sull’infinito cielo stellato e lì, nel silenzio della sua condizione, chiama a sé la Luce dall’alto per trasportarla in basso e poi trasmetterla in ogni direzione. E’ nella consapevolezza della verticalità che l’Associato impara il rito della Croce detta cabalistica. Ma si badi bene, e lo ripeto per l’ennesima volta, che questo non significa suggerire un nesso di causa ed effetto tra lavoro muratorio e lavoro martinista, questo può accadere se si percorrono le due vie, ma può benissimo accadere anche se ne viene percorsa una delle due o nessuna.

L’OFFICINA, IL TEMPIO, IL QUADRO

Il percorso dell’Apprendista deve necessariamente svolgersi nel luogo fisico denominato Loggia, decorato secondo la simbologia tradizionale della Libera Muratoria. E’ qui che si compiono i rituali codificati e accettati dalla Comunione massonica. Codesti rituali possono essere posti in atto solamente nelle occasioni collettivamente condivise e ratificate dalla Comunione e non ne esiste una controparte individuale. Sarebbe quantomeno bizzarro scoprire che un massone a casa propria ha allestito un tempietto massonico nel quale compie gli “architettonici” lavori in solitudine, magari adattando i rituali di Loggia ad una pratica solitaria, eppure tali aberrazioni esistono, anche se evidentemente si tratta di patetici fraintendimenti. Sebbene la Loggia massonica possa essere concepita come itinerante e provvisoria, a partire dal tracciamento e cancellazione del Quadro di Loggia, generalmente il Tempio esiste fisicamente ed è fisso, al di fuori di esso esiste solo la mente creativa del massone che si sforza di penetrare nella meditazione e nella speculazione i simboli, “con atti di pensiero e umori cerebrali”, per citare Franco Battiato. Nel caso del Martinismo il luogo fisico della ritualità collettiva sembrerebbe molto meno fisso e codificato. Una riunione rituale martinista da più l’idea evocata da Gesù nel Vangelo di Matteo: “Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”[1]. Esistono ovviamente delle consuetudini e delle regole, dei simboli fissi, ma il percorso del martinista si esplica anche solo tenendo presente questa simbologia senza viverla fisicamente nella dimensione collettiva. Ogni martinista possiede il suo Oratorio, che si tratti di una stanza o di una mensola, ma soprattutto fin dal grado di Associato sa esattamente come entrare nell’Oratorio interiore per connettersi all’ininterrotta catena iniziatica; ciò avviene attraverso una ritualità quotidiana che manca completamente nella via massonica. Va detto e ripetuto che un adeguato bilanciamento tra i due modi di praticare non può che essere un arricchimento per colui che si riconosca martinista e nella Fratellanza dei Liberi Muratori. Sebbene alcuni elementi della Loggia martinista in grado di Associato siano paragonabili ad elementi della Loggia massonica in Camera di Apprendista, nondimeno anche in questo caso esistono dimensioni differenti che marcano gli opportuni e reciproci perimetri. Nel Tempio massonico ricorre una geometria sofisticata che combina il tre e il quattro. Al centro del Quadrilungo, comunemente noto anche come pavimento a scacchi, si trovano i Tre Pilastri di Saggezza, Forza e Bellezza, riverberati dall’Oriente e dalle statue di Ercole e Minerva, resi operativi dai dignitari conosciuti come le “Luci” (Maestro Venerabile e Sorveglianti) e condensati nelle tre luci dietro all’Ara. Nel Tempio Martinista predomina maggiormente il numero 4, in riferimento alla quadruplicità della manifestazione e al Tetragramma, che vela o meglio in sé contiene il numero 5, ma va detto che il numero 3 nel grado di Apprendista, pur dominando sotto tutti i punti di vista, cela il numero 4 (i Tre Viaggi dell’Apprendista, ad esempio, sono in realtà quattro se consideriamo il viaggio della Terra nel Gabinetto di Riflessione, mentre il ricorrere del numero 3 è sempre fisicamente orientato in un contesto quadrangolare). Le Tre Luci e il numero 3 nel Tempio martinista si ritrovano nel Trilume e nei Tre tappetini “alchemici”, oltre che nei tre simboli principali del Martinismo: maschera, mantello, cordone. Nel Tempio massonico tutto è espanso architettonicamente, come ad esempio le due Colonne, tradizionalmente una bianca e una rossa, sormontate dalla melagrana e dal globo terrestre, recanti le lettere J e B su cui non mi dilungo perché ogni spiegazione è ampiamente disponibile presso varie fonti di pubblico dominio. Al centro del Quadrilungo però, tra i Tre Pilastri e in definitiva al centro fisico della Loggia, trova posto il cosiddetto Quadro di Loggia, il quale viene tracciato o appoggiato in un dato momento del Rituale di Apertura dei Lavori del grado e cancellato o rimosso nella Chiusura rituale dal Maestro delle Cerimonie. Ritengo che un punto significativo di aggancio tra Massoneria e Martinismo sia proprio la presenza del Quadro che anticamente (e anche oggi in diverse Officine) veniva tracciato in maniera stilizzata con un certo diagramma, mentre per lo più odiernamente consiste in un vero e proprio quadro che riporta dipinti i simboli architettonici principali del grado (c’è un Quadro diverso per ogni grado), quasi si trattasse di un Tempio condensato in un’immagine. Il Quadro assume in un certo senso la funzione di mandala e di sigillo evocativo e a mio modo di vedere risuona con il Tempio fisico del Martinismo. Il seggio-altare del Filosofo o dell’Iniziatore riporta in sé tutti gli elementi del Tempio stesso: le Colonne sono ai lati dell’altare o su di esso, sono una bianca e una nera, e alla loro base riportano i rispettivi simboli: i tre tappetini alchemici, la spada cruciforme da un lato, la maschera-mantello-cordone dall’altro. Tra di essi si trova il Libro Sacro, cioè il Vangelo di San Giovanni aperto all’incipit, lo stesso delle Logge Azzurre dei Liberi Muratori, denominate anche Logge di San Giovanni, sovrapposto ad esso vi è il Pentacolo martinista nel grado appropriato, proprio come nella Loggia massonica si trovano Squadra e Compasso accuratamente sovrapposti, dietro si trova il Trilume, insieme al Cero dei Maestri Passati. Se questi elementi, con le dovute differenze esteriori, vengono espansi nel Tempio Massonico e poi condensati nel Quadro di Loggia, nel Tempio martinista si trovano già saldamente condensati all’Oriente per divenire Quadro sempre presente, come se i lavori martinisti fossero “tracciati” a mo’ di sigillo e chiave d’accesso al regno dello Spirito, e in effetti così è, anche in virtù dell’invocazione del Nome che tutto infiamma e che non si ritrova nel rituale massonico. La preghiera e di conseguenza la fase cardiaca purtroppo sono venute a mancare nell’evoluzione rituale della Massoneria. Non mancano interessanti esempi a tal proposito, come la ritualità Emulation e la ritualità delle Logge Azzurre Rettificate, ma l’invocazione rimane piuttosto distante dal lavoro sullo Spirito. Non dimentichiamo che molti elementi della ritualità collettiva martinista hanno subito una pesante influenza strutturale massonica, a questo si devono determinate somiglianza, ma non si tratta di una caratteristica esecrabile se ponderata con i pesi adeguati, al contrario dimostra come, nonostante le molte e radicali differenze tra le due Fratellanze, esiste qualcosa di comune a cui entrambe hanno attinto. Una pratica in particolare a mio avviso denota una forte comunanza operativa, forse anzi si tratta dell’unico elemento operativo comune, ovvero la Catena d’Unione. Nella Loggia Massonica essa è simboleggiata dal cordone intervallato dai nodi d’amore che circonda l’intero perimetro interno del Tempio e come rituale viene posta in essere prima della chiusura dei Lavori, come avviene nella ritualità martinista, per altro con modalità fisiche simili. Ricordo ancora una volta che la Catena d’Unione per il martinista diventa una pratica costante che travalica la dimensione fisica e momentanea del rituale.

IL GREMBIULE E IL MANTELLO

In questa disamina non possono mancare cenni all’abbigliamento rituale delle due tradizioni; è l’elemento che forse più porta a riflettere, spesso compiendo arbitrari accostamenti che però si rivelano poco plausibili, come quello tra Maschera e cappuccio. La Maschera del martinista, presente ai piedi di una delle due Colonne del Tempio e indossata in determinati contesti rituali, indica l’abbandono della propria personalità profana per divenire “Incogniti”, Sconosciuti, come ci ha insegnato il nostro Venerabile Maestro Passato Louis-Claude De Saint Martin; questo atteggiamento favorisce la spoliazione dai “metalli” che appesantiscono la nostra profanità al fine di ascendere e trascendere l’orizzonte visibile degli eventi di questo mondo; in tal senso la Maschera diviene anche “lente” che permette di vedere le cose al di là dei punti di vista. Il cappuccio massonico invece ha principalmente una funzione strumentale legata alla necessità di non svelare l’identità profana dei Fratelli all’iniziando cui la Luce viene data gradualmente. Quando nel rituale di iniziazione il profano è bendato i Fratelli sono a volto scoperto, ma non appena gli viene tolta la benda si trova circondato da massoni incappucciati, i quali si tolgono il cappuccio “al terzo colpo” del maglietto del Maestro Venerabile, segno che la Luce scaturisce pienamente e liberamente a beneficio dell’iniziando che è in grado finalmente, in virtù della Luce che viene dall’Oriente, di rileggere il mondo con gli occhi della Fratellanza. E’ importante sottolineare che in un consesso massonico l’identità profana non viene cancellata o celata, piuttosto viene rettificata e sublimata, illuminata dalle virtù muratorie; il massone concorre direttamente a portare un raggio di Luce nel mondo poiché sa utilizzare gli strumenti del mestiere con i quali egli misura se stesso e il mondo, sgrossa, livella, circoscrive, costruisce. Il massone nella Loggia e nell’Obbedienza viene conosciuto col proprio nome profano, non assume uno ieronimo. Nella catena martinista, all’atto dell’associazione, si assume un nome iniziatico che rimane per sempre la propria “maschera” e che, insieme alla maschera vera e propria, pur celando, non nasconde ciò che non deve essere visto, ma oscura ciò che ai fini del lavoro iniziatico è illusorio; si tratta di una differenza sottile ma pregnante, senza contare che comunque benda e cappuccio massonici mantengono un utilizzo circoscritto ad un dato frangente rituale per poi scomparire, mentre la maschera trova posto addirittura sull’altare e tra i simboli fondamentali del Martinismo. Il mantello del martinista, come quello dell’Eremita dei Tarocchi, protegge dalle influenze esterne e completa il compito isolante della maschera, in questo senso è decisamente più affine al paramento massonico per eccellenza, il Grembiule, il quale ha una valenza protettiva essendo strumento da lavoro e va sempre indossato, insieme ai Guanti, durante i Lavori architettonici; in particolare l’Apprendista indossa il Grembiule con la bavetta rialzata, per indicare la maggiore protezione cui deve essere soggetto durante il suo lavoro caratterizzato dall’inesperienza; un surplus di protezione che viene garantito anche all’Associato diligente che ancora non è pienamente agganciato alla catena ma ne è associato. Inoltre il Grembiule dell’Apprendista, così indossato, raffigura la sagoma della Pietra Cubica a Punta (che unisce il Quadrato al Triangolo), prefigurando successivi segreti del mestiere. La “divisa” martinista è caratterizzata dall’Alba e dal Cordone, di diversi colori a seconda del grado, quello da Associato è nero. Analogamente il Grembiule varia nel colore e nelle decorazioni a seconda del grado; l’Apprendista ha un Grembiule bianco. Potrei azzardare dunque che il Grembiule racchiude in sé le funzioni del Mantello e del Cordone martinista, mentre i guanti, simbolo di purezza, si avvicinano alle accezioni dell’Alba; il complesso relativo alle capacità simboliche dell’Apprendista, all’ordine del suo grado e all’obbligo del silenzio possono essere in certa misura paragonate all’uso della Maschera e del Cordone; ovviamente non è possibile redigere una tabella esatta di corrispondenze ma solo evocare analogie che si arricchiscono col lavoro meditativo. Non bisogna inoltre dimenticare che il martinista si avvale di propri strumenti del mestiere che in grado di Associato sono il Pentacolo, il Vangelo di Giovanni e il Lume individuale, ma lascio ai Fratelli e Sorelle ulteriori riflessioni in merito a possibili analogie con gli strumenti del mestiere a disposizione dell’Apprendista, in quanto se è vero che gli strumenti massonici derivano dai tradizionali strumenti dei mastri tagliapietre operativi, è altrettanto vero che il martinista, fin dal grado di Associato, si avvale di strumenti che non è possibile citare in questa sede, non per desiderio di segretezza, ma per necessità di non impoverire la forza di tali strumenti e lasciarli velati sotto il Mantello legato dal Cordone.


CONCLUSIONI

La storia del Martinismo ha purtroppo offerto, e continua ad offrire, tristi esempi di come i famosi cavoli a merenda siano sempre fuori luogo, e la storia della Massoneria non è certo da meno. Quando queste due venerabili e rispettabili Fratellanze si incontrano, emergono spesso più ombre che luci. Molti dei Maestri Passati del Martinismo hanno tentato improbabili connubi docetici e operativi con la Massoneria, più spesso tralasciando la vera Massoneria, che è quella Azzurra e Simbolica, per addentrarsi in un arcobaleno di gradi di perfezionamento senza capo né coda. E’ facile scambiare i ruoli e pretendere di innestare elementi estranei negli alti gradi di certa Massoneria, salvo dimenticare che la Libera Muratoria non prevede in alcun modo la pratica della preghiera, della terugia e del sacerdozio. Forse alcuni caratteri di queste funzioni vengono esplorati a livello speculativo, ma la Massoneria non ha come scopo il perseguimento e la pratica di queste strade, mentre il Martinismo va in questa direzione, sebbene ogni singolo martinista sia libero di scegliere in quale direzione andare in base alle proprie attitudini. Nulla vieta che un Associato rimanga tale per il resto dei suoi giorni se nel grado trova la sua quadratura, mentre un Apprendista Massone è destinato prima o poi a fare, massonicamente parlando, carriera, si tratta di un meccanismo inevitabile. Nelle parole parole di certi Maestri Passati invece è rimasto un tesoro che denota la ponderatezza di chi ha saputo vivere dimensioni differenti integrandole nella propria esperienza individuale. Questo è il duro lavoro che un martinista e massone dovrebbe fare, misurare l’orizzonte del macrocosmo per sgrossarlo fino a trovare il microcosmo e al tempo stesso scrutare le immense altitudini e i più profondi abissi dentro di sé affidandosi a Dio e al Riparatore. La Tradizione ci insegna che edifici troppo alti e stretti, troppo verticali, sono destinati a crollare come la Torre dei Tarocchi, mentre il fumo dell’incenso sale verso Dio ed è a lui gradito. Insomma, ogni cosa al suo posto.

A tutti gli Associati Incogniti che hanno l’onore di essere anche Artigiani Liberi e di Buoni Costumi, auguro di trovare sempre la strada tra i quadrati bianchi e neri che porta alla Tavola da Disegno. E’ lì che si fa notte e si rompono gli indugi e la bussola impazzisce, è lì che inizia la scalata.. nell’Abisso.




[1] Mt XVIII, 20

venerdì 1 aprile 2016

Specificità del Sovrano Ordine Gnostico Martinista ed Osservazioni.

articolo pubblicato su Ecce Quam Bonum n°9 

per informazioni o contatti: eremitadaisettenodi@gmail.com


Equinozio di primavera, 2016 e.v.
Abbiamo avuto più volte modo di soffermarci, in nostri precedenti interventi, sulla natura del rapporto iniziatico martinista e sulle diverse realtà martiniste presenti oggigiorno. Si veda, da ultimo, il libro Martinismo e Via Martinista, curato da Filippo Goti e reperibile su www.lulu.com.
Allo stesso tempo abbiamo ribadito con forza, a scanso di equivoci che certamente non ci connotano, che ogni realtà martinista differisce dalle altre in virtù delle linee iniziatiche detenute, della trasmissione rituale di cui è stata investita e di cui è punto di irradiazione, del governo eggregorico della Grande Maestranza e dei rapporti e deleghe che legano i vari S::: I::: I::: ad essa. È stato altresì detto, a conferma di quanto appena sottolineato, che il Martinismo non ha come obiettivo quello di fare identico meraviglioso fiore da ogni seme, ma permette che da ogni diverso seme, splenda il miglior fiore possibile. Credo che quanto esposto sia rispettoso nei confronti delle differenti realtà martiniste, prese nelle loro precipue specificità.
Per il Sovrano Ordine Gnostico Martinista una connotazione che poco è stata esplicitata riguarda la componente della Grande Maestranza che si distingue per l’essere completamente avulsa da altre organizzazioni esoteriche, sia pure iniziatiche, a cui il N::: V::: O:::, anche solo a livello potenziale, possa essere asservito. Infatti, è notorio come oggi, così come in passato, la gran parte degli Ordini martinisti faccia riferimento a delle Grandi Maestranze che detengono, e hanno in attività, altri Ordini iniziatici, siano essi massonici, egizi, teurgici, templari, chiese gnostiche e così a seguire. Assolutamente nulla da eccepire, stiamo semplicemente esponendo alcune caratteristiche delle diverse realtà martiniste. Al contempo, abbiamo membri delle Grandi Maestranze facenti parte, loro stessi, di organizzazioni esoteriche iniziatiche, delle più svariate (si veda l’elenco appena tracciato). Assolutamente nulla da eccepire, siamo nell’alveo delle libere scelte personali, tutte rispettabilissime. La nostra Gran Maestranza, composta dal Sovrano Gran Maestro e da due Gran Maestri Aggiunti, quindi è un ulteriore elemento di caratterizzazione del N::: V::: O:::, rispetto ad altre realtà martiniste, in quanto non è in alcun modo coinvolta, e oseremmo dire compromessa, anche con riferimento ai singoli componenti, in altre strutture iniziatiche.
Solo per "tranquillizzare" qualche animo esigente, abituato forse a "menar il can per l'aia", i componenti della Gran Maestranza del N::: V::: O::: hanno alle spalle venti anni di Martinismo ciascuno e di cui il percorso iniziatico, fin dal grado di associato, è facilmente tracciabile. Solo con l'intento di informare i nostri associati, ovviamente, gli appartenenti alla Gran Maestranza fin dal grado di associato hanno fatto parte di un Ordine martinista regolare italiano e hanno ricevuto l'iniziazione, ai diversi gradi martinisti, da iniziatori italiani, ben conosciuti, del medesimo Ordine. Quindi, non hanno seguito la ormai consolidata prassi della "transumanza iniziatica", pratica premiante secondo cui per accaparrarsi un passaggio occorre cambiare Ordine, tantomeno sono stati iniziati da fantomatici iniziatori, semmai stranieri, sconosciuti alla gran parte delle strutture martiniste regolari, sia nazionali sia estere. E questo diventa, sicuramente, un ulteriore carattere distintivo del nostro Ordine e della nostra Gran Maestranza, rispetto ad altre realtà martiniste.
Letti da coloro che si ergono a giudici, solo per non essere giudicati, i delineati tratti identitari possono essere visti non come una nota di merito. Invece, corre l'obbligo di rasserenare i nostri associati che in proposito è stata operata una scelta meditata e mirata, quella cioè di essere solo martinisti, fieri di esserlo, al fine di offrire un perimetro operativo ben delimitato, che pur nella sua specificità è esente da apporti strumentali incerti e da novazioni rituali provenienti da altre realtà iniziatiche, si tratta, quindi, di un corpo rituale che consente, sempre nell'alveo della tradizione, che da ogni diverso seme, splenda il miglior fiore possibile.
Ora una nota personale. All'indomani del completamento delle precisazioni sopra riportate, non ho potuto fare a meno di soffermarmi su un articolo, apparso in occasione dell'equinozio, che contrasta con uno dei principi identitari del N::: V::: O::: ovvero il principio cristiano. Già in altra circostanza era stata affrontata la vexata quaestio, ma evidentemente non è stata compresa o non si è voluto comprendere.
È regola comunemente accettata che quando si discute e non si condividono le stesse idee non debba mai venir meno è il rispetto reciproco. Nel caso specifico, non dovrebbe, meglio, non deve, venir meno il rispetto per gli Ordini rappresentati, il rispetto per le cariche ricoperte, ma soprattutto non deve venir meno il rispetto dell'uomo per l'uomo. Si potrà obiettare che questa sia una condotta di "altri tempi", di persone di "una certa età", di persone d'onore. È vero, verissimo, ma ciò che lascia basiti è che le invettive a cui mi riferisco, puramente gratuite, provengono proprio da persona di "una certa età", di "altri tempi" e che, fina a prova contraria, devo e dobbiamo ritenere persona d'onore, persona che dovrebbe aver maturato una forma di saggezza d'animo che va ben oltre il titolo meramente onorifico di "saggissimo". Ciò che preoccupa, in quanto scritto da persona d'onore, è il livore immotivato che connota l'intero intervento. Quasi parafrasando Shakespeare, chi ha scritto fa notare che un tempo fu "amico, fedele e giusto" verso chi oggi addita: ma lui è uomo d’onore!
Quando non si hanno elementi sufficientemente validi per sostenere le proprie argomentazioni, alcuni finiscono per inveire sull'interlocutore, per offenderlo ledendone la dignità. Ma se l'ignaro interlocutore è un iniziato? Semplice: o è un satanista, intento a svolgere chissà quali nefandezze o è un emissario di qualche organizzazione catto-clericale, di taxilliana memoria, infiltrato per distruggere l'Eggregoro. O l'una o l'altra. Ma andiamo oltre.
Si teorizza, quasi come una shari’ah, che l'Ordine martinista non possa essere cristiano e chi sostiene il contrario non può che essere un emissario catto-clericale. In tal senso mi sento chiamato in causa, in quanto facente parte di un Ordine martinista e della sua Grande Maestranza, connotati da principi cristiani. Ma allo stesso tempo, penso a tutti quegli Ordini martinisti che utilizzano le meditazioni del Sedir, i salmi penitenziali, a coloro che prendono a modello Maitre Philippe, a chi si richiama ad una cavalleria cristiana, per non parlare di quelli ad indirizzo Cohen alle prese con l'Officio dello Spirito Santo. Penso ad Ordini martinisti la cui Gran Maestranza è parte di chiese gnostiche o di ordini templari, mi sovviene il Ventura, il Brunelli e il Cannizzo. Stando quindi alla perplessità dell’autore dell’articolo, mi sorge un dubbio: Saremmo tutti esponenti di sette catto-clericali, in quanto cristiani?
Nel momento in cui scrivo, apprendo di quanto la intemperanza, la cecità mentale e il fanatismo stia colpendo il popolo belga. Ricordo cosa un martinista (?) – di cui certamente i più ricordano l'Ordine di appartenenza– abbia scritto su Facebook all’indomani degli attacchi a Parigi, inneggiando all’azione terroristica appena portata a termine, invettiva ricusata con fermezza e severità tali da far segnalare e eliminare il post.

Faccio parte di una generazione che ancora porta rispetto per persone di "una certa età", in quanto ritengo che da queste si abbia solo e tanto da imparare, ma mi creda, dal suo articolo, carico di acredine e rabbia, mi è davvero difficile riuscire ad imparare qualcosa.

venerdì 4 settembre 2015

TRADIZIONE E UOMO CONTEMPORANEO


Hotel Mirò*** - Hotel Service S.r.l. Viale Bicchierai N°82 - Montecatini Terme - PT - 51016


Programma
Apertura dei lavori alle ore 10.00 di Domenica 18 Ottobre 2015.
Filippo Goti
"Introduzione"

Fiammetta Iovine
“Una tradizione non tradizionale: Massimiliano Palombara, Francesco Maria Santinelli e gli "Argonauti" tra Seicento e Settecento”

Alessandro Orlandi
"Tradizione e Iniziazione nel XXI secolo"

Antonio Urzì Brancati
“Libera Muratoria ed Uomo del Terzo Millennio”

Vittorio Vanni
"Il Martinismo nel XXI Secolo"

Antonio D’Alonzo
"Attualità del significato simbolico dell'alchimia per l'uomo contemporaneo in Jung"

Per informazioni ed accreditamenti: filippogoti@gmail.com 
Gli atti della conferenza saranno pubblicati gratuitamente suwww.fuocosacro.com e www.martinismo.net, saranno inoltre raccolti in una versione con approfondimenti ed ampliamenti e pubblicati in forma cartacea.

lunedì 22 luglio 2013

Lex Aurea 48



E' disponibile il nuvo numero della rivista digitale Lex Aurea. L'indirizzo internet dove potete trovarla, gratuitamente ed in formato pdf, è il seguente:

link della pagine con i vari numeri: http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea.htm
link diretto: http://www.fuocosacro.com/pagine/lexaurea/lexaurea48.pdf

Rubriche:

La Cattedrale Gotica p.2.
Il Mito Gnostico
Mundus Imanginalis
Il Centro Vacuo della Contemporaneità
Lo Zodiaco Alchemico p.4
Perseo e Medusa
Sulla Massoneria
La Purificazione
La Narrazione Mitologica
La Pietra Eraclea in Aion di C.G.Jung


Approfondimenti e Contributi

Catechismo della Stella Fiammeggiante
Appunti sull’Operatività Muratoria

per informazioni o collaborazioni:

lexaurea@fuocosacro.com
fuocosacroinforma@fuocosacro.com

sabato 29 giugno 2013

A Proposito dei Costruttori del Medioevo di René Guénon


A Proposito dei Costruttori del Medioevo
 Da Studi sulla Massoneria ed il Compagnonnaggio 
René Guénon


Un articolo di Armand Bédarride, apparso nel numero di maggio 1929 de Le Symbolisme, e del quale abbiamo già parlato nelle nostre recensioni delle riviste, ci sembra possa dar luogo ad alcune utili riflessioni. Questo articolo, intitolato Les Idées des nos Précurseurs, tratta delle corporazioni del Medioevo, viste come le trasmettitrici del loro spirito e delle loro tradizioni alla Massoneria moderna.
Innanzi tutto, notiamo che la distinzione fra "Massoneria operativa" e "Massoneria speculativa" ci sembra debba essere intesa in un senso del tutto diverso da quello che ordinariamente le viene attribuito. In effetti, molto spesso ci si immagina che i Massoni "operativi" fossero solo dei semplici operai o artigiani, e niente di più, e si pensa che il simbolismo, nei suoi significati più o meno profondi, sia sopraggiunto solo tardivamente, in seguito all'ammissione nelle organizzazioni corporative di persone estranee all'arte del costruire. Questo, comunque, non è il caso di Bédarride, il quale invece cita un gran numero d'esempi, in particolare nei monumenti religiosi, di figure il cui carattere simbolico è incontestabile; in particolare egli parla delle due colonne della cattedrale di Würtzbourg, "che provano - dice - che i Massoni costruttori del XIV secolo praticavano un simbolismo filosofico", il che è esatto, ma, è ovvio, solo a condizione che lo si intenda nel senso di "filosofia ermetica" e non secondo l'accezione corrente; poiché allora si tratterebbe semplicemente della filosofia profana, la quale, fra l'altro, non ha mai fatto uso di un simbolismo qualunque. Gli esempi si potrebbero moltiplicare indefinitamente: la stessa pianta delle cattedrali è eminentemente simbolica, come abbiamo avuto modo di sottolineare in altre occasioni; e occorre aggiungere che, fra i simboli usati nel Medioevo, oltre a quelli di cui i Massoni moderni hanno conservato il ricordo, pur non comprendendone più il significato, ce ne sono molti altri di cui essi non hanno la minima idea1.
Secondo noi, occorre andare in qualche modo contro l'opinione corrente e considerare la "Massoneria speculativa", sotto molti aspetti, come una degenerazione della "Massoneria operativa". In effetti, quest'ultima era veramente completa nel suo ordine, dal momento che possedeva insieme la teoria e la pratica corrispondente; e questa sua denominazione, sotto questo aspetto, può essere intesa come un'allusione alle "operazioni" dell'"arte sacra", di cui la costruzione secondo le regole tradizionali era una delle applicazioni. Quanto alla "Massoneria speculativa", che d'altronde è nata nel momento in cui le corporazioni di costruttori erano in piena decadenza, la sua denominazione indica molto chiaramente che essa è limitata alla "speculazione" pura e semplice, vale a dire ad una teoria senza alcuna realizzazione; e certamente sarebbe un errore dei più strani se si volesse considerare un tal fatto come un "progresso". Se si fosse trattato solo di un impoverimento, il male non sarebbe poi così grande com'è in realtà, ma, come abbiamo detto più volte, all'inizio del XVIII secolo si è verificata in più una vera deviazione al momento della costituzione della Gran Loggia d'Inghilterra, la quale fu il punto di partenza di tutta la Massoneria moderna. Per il momento non insisteremo oltre, ma teniamo a sottolineare che, se si vuol comprendere veramente lo spirito dei costruttori del Medioevo, queste osservazioni sono del tutto essenziali; diversamente ci se ne fa un'idea falsa o, quanto meno, molto incompleta.
Un'altra idea che è altrettanto importante rettificare, è quella secondo la quale l'impiego di forme simboliche sarebbe stato semplicemente imposto da ragioni di prudenza. Che, talvolta, queste ragioni siano esistite non lo contestiamo, ma si tratta solo dell'aspetto più esteriore e meno interessante della questione; lo abbiamo già detto a proposito di Dante e dei "Fedeli d'Amore"2, e lo possiamo ripetere per ciò che riguarda le corporazioni dei costruttori, tanto più che han dovuto esserci dei legami molto stretti fra tutte queste organizzazioni, molto diverse in apparenza, ma tutte partecipi delle stesse conoscenze tradizionali3. Ora, il simbolismo è precisamente il modo d'espressione normale delle conoscenze di questo tipo, ed è questa la sua vera ragion d'essere, in tutti i tempi ed in tutti i paesi, anche lì ove non vi è proprio nulla da dissimulare; e questo, molto semplicemente, perché vi sono delle cose che, per loro stessa natura, non possono esprimersi altrimenti che sotto tale forma.
L'errore di cui si tratta, che si commette troppo spesso e di cui ritroviamo in un certo modo l'eco nell'articolo di Bédarride, ci sembra avere due cause principali: la prima è che, generalmente, si conosce molto male in che cosa consistesse il Cattolicesimo del Medioevo. Non bisogna dimenticare che, come vi è un esoterismo musulmano, all'epoca vi era anche un esoterismo cattolico, vale a dire un esoterismo che aveva il suo punto d'appoggio nei simboli e nei riti della religione cattolica e che si sovrapponeva a questa senza opporvisi in alcun modo; non c'è dubbio che certi ordini religiosi furono ben lontani dall'essere estranei a tale esoterismo. Se la tendenza della maggior parte dei Cattolici attuali è di negare l'esistenza di queste cose, ciò prova solamente che essi non sono meglio informati, a proposito, del resto dei nostri contemporanei.
La seconda causa dell'errore in questione consiste nel fatto di immaginare che ciò che si nasconde sotto i simboli siano quasi unicamente delle concezioni sociali o politiche4, in realtà si tratta di ben altro. Le concezioni di questo genere, agli occhi di coloro che possedevano certe conoscenze, potevano avere solo un'importanza parecchio secondaria, quella di una possibile applicazione fra tante altre; e aggiungiamo anche che ovunque hanno finito con l'occupare uno spazio troppo grande e col diventare predominanti, esse sono state invariabilmente una causa di degenerazione e di deviazione5. E non è esattamente questo che ha fatto perdere alla Massoneria moderna la comprensione di ciò che essa conserva ancora dell'antico simbolismo e delle tradizioni di cui sembra essere, bisogna ben dirlo, malgrado tutte le sue insufficienze, l'unica erede nel mondo occidentale? Se ci si obietta che, a riprova delle preoccupazioni sociali dei costruttori, esistono le figure satiriche e più o meno licenziose che si riscontrano talvolta nelle loro opere, è facile rispondere: queste figure sono destinate, soprattutto, a confondere i profani, i quali si fermano all'apparenza e non riescono a cogliere quello che di più profondo esse dissimulano. D'altronde, si tratta di qualcosa che è ben lungi dall'essere specifico dei costruttori; certi scrittori, come Boccaccio e Rabelais soprattutto, e molti altri ancora, hanno adottato la stessa finzione ed hanno usato lo stesso procedimento. C'è da credere che questo stratagemma sia ben riuscito, poiché ancora oggi, e senza dubbio più che mai oggi, i profani continuano a cascarci.
Se si vuole andare in fondo alla questione, occorre vedere nel simbolismo dei costruttori l'espressione di alcune scienze tradizionali, che si riallacciano a quello che, in maniera generale, si può indicare col nome di "ermetismo". Ora, dal momento che noi parliamo qui di "scienze", attenzione a non pensare che si tratti di qualcosa di paragonabile alla scienza profana, la sola conosciuta da quasi tutti i moderni; e sembra che una tale assimilazione traspaia anche in Bédarride, il quale parla di "forma mutevole delle conoscenze positive della scienza", il che si adatta propriamente ed esclusivamente alla scienza profana; e che, prendendo alla lettera delle immagini puramente simboliche, crede di scoprirvi delle idee "evoluzioniste" ed anche "trasformiste", idee che sono in totale contraddizione con ogni dato tradizionale. Già in molti nostri lavori abbiamo sviluppato a lungo la distinzione essenziale fra la scienza sacra o tradizionale e la scienza profana, e quindi non pensiamo di ripetere qui tutte quelle considerazioni, non di meno abbiamo ritenuto opportuno richiamare una volta di più l'attenzione su questo punto capitale.
E concludiamo in breve: non è senza ragione che Giano, presso i Romani, fosse insieme il dio dell'iniziazione ai misteri e il dio delle corporazioni di artigiani; e non è parimenti senza ragione che i costruttori del Medioevo conservassero le due feste solstiziali dello stesso Giano, feste divenute, col Cristianesimo, quelle dei due San Giovanni, d'inverno e d'estate; e quando si conosca il nesso esistente fra San Giovanni e l'aspetto esoterico del Cristianesimo, non si comprende immediatamente che in effetti si tratta sempre della stessa iniziazione ai misteri, pur celata sotto un nuovo adattamento richiesto dalle circostanze e dalle "leggi cicliche"?

Note
* A propos des constructeurs du Moyen Age, pubblicato ne Le Voile d'Isis, gennaio 1927.
1. Ultimamente, abbiamo avuto modo di rilevare, nella cattedrale di Strasburgo e in altri edifici dell'Alsazia, un gran numero di marchi di tagliatori di pietra, i quali risalgono ad epoche diverse, dal XII secolo fino all'inizio del XVII secolo; fra questi marchi ve ne sono alcuni molto curiosi, in particolare abbiamo ritrovato lo swastika, al quale allude Bédarride, in una delle torrette del campanile di Strasburgo.
2. Si veda Le Voile d'Isis, febbraio 1929. (Si tratta dell'art. Il Linguaggio Segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore, oggi raccolto, come capp. IV e V, in Considerazioni sull'Esoterismo Cristiano, Arktos, Carmagnola - n.d.t.).
3. I Compagnoni del "Rito di Salomone" hanno conservato fino ad oggi il ricordo del loro legame con l'Ordine del Tempio.
4. Questo modo di vedere le cose è, in gran parte, quello di Aroux e di Rossetti per ciò che riguarda l'interpretazione di Dante, e lo si riscontra anche in molti passi della Storia della Magia di éliphas Levi.
5. In merito, è molto eloquente l'esempio di certe organizzazioni musulmane, in cui le preoccupazioni politiche hanno soffocato, in qualche modo, la originaria spiritualità.

giovedì 11 aprile 2013

Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo - Elenandro

Era il 1754 quando Martinez de Pasqually diede vita all'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo.  Un ordine, in quanto era diviso per gradi, iniziatico, in quando ad ogni grado corrispondeva un'iniziazione, formalmente massonico, ma estremamente operativo attraverso lo strumento della teurgia cabalistica.
  Martinez diede vita ad un sistema iniziatico di 10 gradi, i quali corrispondevano ad una della sephirot dell'Albero Cabalistico.

Massoneria azzurra:
1° grado - Apprendista (Malkûth: regno)
2° grado - Compagno (Jesôd: fondamento)
3° grado - Maestro (Hôd: maestà)
4° grado - Apprendista Cohen (Nezach: eternità)

Classe del Portico:
5° grado - Compagno Cohen (Tiferet: pietà)
6° grado - Maestro Cohen (Gevurah: giustizia)
7° grado - Maestro Particolare (Chesod: amore)

Classe del Tempio:
8° grado - Gran Maestro Eletto Cohen (Binah: intelligenza)
9° grado - Cavaliere d'Oriente (Chokhmah: sapienza)

Classe segreta:
10° grado - Reau-Croix (Keter: corona eccelsa).

Le prime tre classi comprendevano i gradi trasmessi da uomo ad uomo attraverso delle regolari iniziazioni di loggia, a cui l'adepto si preparava attraverso studi, purificazioni, preghiere e operazioni teurgiche.

Durante l'ultima iniziazione  non interveniva l'azione iniziatica del Maestro, ma bensì  la potenza angelica che discendeva sull'iniziato.

martedì 9 aprile 2013

MARTINEZISMO WILLERMOZISMO MARTINISMO MASSONERIA - Papus


INTRODUZIONE

 
Tanti errori sono stati commessi nei riguardi del movimento martinista, tante calunnie sono state proferite sulle sue creature e il suo vero carattere, che si rende opportuno riprendere alcuni punti della sua storia e mettere in chiaro la reale situazione ch'esso occupa oggi di fronte alle diverse società collegate ad un simbolismo qualsiasi. Per permettere ad ogni membro martinista, come ad ogni ricercatore imparziale, di distruggere per sempre le calunnie più o meno interessate sparse sull'Ordine, ci accingiamo ad esporre assai imparzialmente i differenti aspetti che presenta e che possono racchiudersi in tre grandi periodi:
1 - Il Martinismo di Martinez de Pasqually
2 - Il Willermozismo di J. B. Willermoz
3 - Il Martinismo contemporaneo
Gli illuminati - Swedenborg - Martinez e Willermoz
Gli Illuminati Cristiani - La Rosa-Croce
E' impossibile rendersi conto chiaramente del carattere reale del Martinismo in ogni epoca, se per prima cosa non si stabilisce la capitale differenza che separa le società d'Illuminati dalle società di massoni.
La società d'Illuminati è legata all'invisibile da uno o più capi. Il suo principio di esistenza e di durata ha dunque la sua origine in un piano superumano e il suo governo avviene dall'alto in basso, con l'obbligo, per i membri della Fratellanza, di obbedire ai capi, allorché sono entrati nel cerchio interiore, o di abbandonare questo cerchio interiore.
 
La società dei massoni non è per nulla legata all'invisibile. Il suo principio di esistenza e di durata ha origine dai suoi membri e soltanto dai suoi membri; tutto il suo governo si svolge dal basso verso l'alto con selezioni successive per elezione.
Ne segue che quest'ultima forma di fratellanza non può produrre per fortificare la sua esistenza che le carte e i documenti amministrativi comuni ad ogni società profana; mentre gli Ordini Illuministici si riferiscono sempre al Principio invisibile che li dirige.
 
La vita privata, le opere pubbliche e il carattere dei capi della maggior parte delle Fratellanze d'Illuminati mostrano che questo Principio invisibile appartiene al Piano Divino, e che non ha nulla a che fare con Satana o i demoni, come cercano di insinuare i clericali allarmati dal progresso di questa Società. La Fratellanza d'Illuminati più nota, anteriore a Swedenborg e la sola di cui si possa parlare al mondo profano, è quella dei Fratelli Illuminati della Rosa+Croce, la costituzione e la chiave della quale saranno rese note fra parecchio tempo. Sono i membri di questa Fratellanza che hanno deciso la creazione di società simboliche, raccomandate di conservare i rudimenti dell'iniziazione ermetica e che hanno pure dato origine ai diversi riti della massoneria. Dunque non vi può essere confusione tra l'Illuminismo o centro superiore di studi ermetici e la massoneria o centro inferiore di conservazione riservato ai principianti. Solamente entrando nelle Fratellanza di Illuminati i massoni possono ottenere la conoscenza pratica di questa luce, dopo di che essi progrediscono di grado in grado.
SWEDENBORG
Agli sforzi incessanti dei Fratelli Illuminati della Rosa+Croce, l'invisibile recò un contributo considerevole con l'illuminazione di Swedenborg, il celebre sapiente svedese.
 
La missione realizzatrice di Swedenborg consistette soprattutto nella costituzione di una Cavalleria laica del Cristo, incaricata di difendere l'idea cristiana nella sua primitiva purezza e di attenuare nell'invisibile i deplorevoli effetti delle concussioni, degli accaparramenti di fortuna e di tutti i procedimenti cari al "Principe di questo Mondo", messi in opera dai Gesuiti, con il pretesto del Cristianesimo.
Swedenborg suddivise la sua opera di realizzazione in tre sezioni:
1° - La sezione degli insegnamenti costituita dai suoi libri e dal racconto delle sue visioni.
2° - La sezione religiosa costituita dall'applicazione rituale dei suoi insegnamenti.
3° - La sezione incaricata della tradizione simbolica e pratica, costituita dai gradi iniziatici del Rito swedenborghiano.
Per il momento c'interessa solo quest'ultima.
 
Era suddivisa in tre sezioni secondarie: la prima elementare e massonica, la seconda elevava il recipiendario sino all'Illuminismo e la terza attiva.
 
La prima sezione comprendeva i gradi di: apprendista, compagno, maestro e maestro eletto.
La seconda sezione comprendeva i gradi di: apprendista cohen, compagno cohen, maestro cohen.
La terza sezione comprendeva i gradi di: 1° maestro cohen delegato alla realizzazione elementare o apprendista Rosa+Croce; 2° cavaliere Rosa+Croce commendatore; 3° Rosa+Croce Illuminato o Kadosch (maestro grande architetto).
 
Si rileverà che gli scrittori massoni e fra gli altri il Ragon, non hanno avuto, sull'Illuminismo, che informazioni di seconda mano e che non hanno potuto dare le informazioni che diamo adesso, né vedere la chiave del passaggio da una sezione all'altra con lo sdoppiamento del grado superiore di ogni sezione.
Inoltre si osserverà che il solo vero creatore degli alti gradi è Swedenborg e che questi gradi si allacciano esclusivamente all'Illuminismo e sono stati gerarchizzati e costituiti direttamente dagli Invisibili.
Più tardi, certi falsi massoni cercheranno di appropriarsi dei gradi dell'Illuminismo e non perverranno che a mettere in mostra la loro ignoranza.
Infatti, il possesso del grado di Fratello Illuminato della Rosa+Croce non consiste nella proprietà di una pergamena e di un collare. Esso si prova solo con il possesso di poteri spirituali attivi che la pergamena e il collare non possono che indicare.
Ora, fra gli Iniziati di Swedenborg, uno di coloro ai quali l'Invisibile prestò in modo particolare la sua incessante assistenza, vi fu un uomo dotato di grandi capacità di realizzazioni in tutti i piani: Martinez de Pasqually che ricevette l'iniziazione dal Maestro a Londra e venne incaricato di diffonderla in Francia.
IL MARTINEZISMO
Grazie alle stesse lettere di Martinez, abbiamo potuto fissare l'esatta ortografia del suo nome, finora storpiato dai critici; grazie anche agli archivi che possediamo e all'appoggio incessante dell'Invisibile, se noi potremo dimostrare che Martinez non ha mai avuto l'idea di ricondurre la massoneria a "principi essenziali" che egli disprezzò sempre, da buon illuminato che era. Martinez ha passato metà della sua vita a combattere i nefasti effetti della propaganda senza fede di quei pedanti delle Logge che, abbandonando la via segnata dai Superiori Incogniti, hanno voluto farsi perni dell'Universo e sostituire l'azione del Cristo con la loro e i consigli dell'Invisibile con i risultati degli scrutini emessi dalla moltitudine. Dunque, in che cosa consisteva il Martinezismo?
 
Nell'acquisizione, con la purezza corporale, animica e spirituale dei poteri che permettono all'uomo di entrare in relazione con gli esseri invisibili, quelli che le chiese chiamano angeli, e di pervenire così, non solo alla reintegrazione personale dell'operatore, ma anche a quella di tutti i suoi discepoli di buona volontà. Martinez accoglieva nella sala delle sedute coloro che gli chiedevano la luce. Tracciava i cerchi rituali, scriveva le parole sacre, pregava umilmente e con fervore agendo sempre in nome del Cristo, così come ne hanno fatto testimonianza tutti coloro che hanno assistito alle sue operazioni e come attestano anche tutti i suoi scritti.
 
Allora gli esseri invisibili apparivano, sempre in piena luce. Questi esseri agivano e parlavano: impartivano insegnamenti elevati, invitavano alla preghiera e al raccoglimento, e ciò senza medium in trance, senza estasi né allucinazioni morbose.
 
Quando l'operazione era terminata e gli esseri congedati, Martinez dava ai suoi discepoli il mezzo d'arrivare a ottenere, da soli, i medesimi risultati. Solamente dopo che essi avevano ottenuto, da soli, l'assistenza dell'Invisibile, Martinez dava loro il grado di Rosa+Croce, come lo dimostrano, con evidenza, le sue lettere.
 
L'iniziazione di Willermoz, che durò più di dieci anni, quella di Claude de Saint-Martin e degli altri ci insegnano che il Martinezismo era consacrato a cosa diversa dalla pratica della massoneria simbolica e che occorre non essere mai stati ammessi alla soglia di un centro reale d'Illuminismo per confondere i discorsi dei venerabili con i lavori attivi dei Rosa+Croce Martinisti.
 
Martinez vuole innovare così poco che conserva integralmente i nomi dati ai gradi dagli Invisibili e trasmessi da Swedenborg. Dunque sarebbe più logico dire Swedenborghismo adattato anziché Martinezismo.
Ma Martinez considera talmente la massoneria come una scuola d'istruzione elementare e inferiore che il "suo" Maestro Cohen dice: Sono stato ricevuto Maestro Cohen passando dal triangolo ai cerchi. Il che vuol dire, traducendo i simboli: "sono stato ricevuto maestro illuminato passando dalla massoneria alla pratica dell'Illuminismo". Ugualmente la domanda all'apprendista Cohen: Quali sono i differenti segni, parole e toccamenti convenzionali degli Eletti Massoni Apocrifi?
 
Ed egli risponde: Per l'apprendista Jachin, la parola di passo Tubalkain; per il compagno Booz, la parola di passo Shibbolet; per il maestro Makbenak, la parola di passo Giblin.
 
Dunque, era necessario possedere non tre, ma almeno sette gradi della massoneria ordinaria per diventare Cohen. La lettura, anche superficiale, del catechismo è sufficiente a questo grado.
Martinez cercò di sviluppare ogni membro del suo Ordine con il lavoro personale lasciandogli tutta la libertà e responsabilità dei suoi atti. Selezionò con la massima cura ciascuno dei suoi membri e non conferì i gradi che a una reale aristocrazia dell'intelligenza. Infine ammetteva le donne con gli stessi diritti degli uomini e con le stesse garanzie.
Gli iniziati, una volta preparati, si riunivano tra loro per aiutarsi a vicenda e queste riunioni erano tenute nelle epoche astronomiche determinate a questo fine. Così si costituì la Cavalleria del Cristo, cavalleria laica, tollerante, che si discostava dalle pratiche abituali dei diversi cleri.
 
Proseguimento individuale della reintegrazione con il Cristo, gruppo di sforzi spirituali per aiutare i più deboli e i principianti: tale era, riassumendo, il ruolo del Martinezismo.
 
Rievochiamo ora la sua situazione in Francia.
Il Martinezismo reclutò i suoi discepoli sia per azione diretta, come avvenne per Claude de Saint-Martin, sia più frequentemente tra gli uomini già titolari di alti gradi massonici.
Nel 1754, Martinez si trovava in presenza di:
 
1° - da una parte, della massoneria venuta dall'Inghilterra e costituente la Grande Loggia Inglese di Francia (dal 1743) che presto doveva diventare la Grande Loggia di Francia (1756) e dare origine agli intrighi del maestro di danza Lacorne. Questa massoneria elementare e costituita dai tre gradi azzurri (apprendista, compagno, maestro) era senza pretese e formava un eccellente centro di selezione.
2° - accanto a questa Loggia Inglese esisteva, con il nome di Capitolo di Clermont, un gruppo che praticava il sistema templare che Ramsay aveva, nel 1728, aggiunto alla massoneria con i gradi di: scozzese, novizio, cavaliere del Tempio, ecc.
Qui è necessaria una breve spiegazione. Uno dei più attivi rappresentanti dell'iniziazione templare era stato Fènelon il quale, durante i suoi studi di cabala, era entrato in relazione con parecchi cabalisti ed ermetisti. Quando, dopo la lotta con Bossuet, Fènelon fu costretto a fuggire il mondo e a ritirarsi in penosa inattività, organizzò con cura un piano d'azione che presto o tardi doveva assicurargli la rivincita. Il cavaliere di Ramsay venne iniziato da Fènelon e incaricato di eseguire il piano con l'appoggio dei templari che avrebbero assicurato nello stesso tempo la loro vendetta. Il cavaliere di Bonneville, nel 1754, aveva fondato il Capitolo di Clermont con i gradi templari e perseguiva uno scopo politico ed una rivoluzione sanguinosa che Martinez non poteva approvare, nè alcun vero Cavaliere del Cristo, non solo Martinez, ma anche i discepoli di tutti i gradi del suo Ordine, come Saint-Martin e Willermoz, combatteranno energicamente il rito templare che in parte raggiungerà lo scopo nel 1789 e nel 1793 facendo ghigliottinare la maggior parte dei capi del Martinismo. Ma non anticipiamo.
3° - oltre a queste due correnti, c'erano ancora in Francia altri rappresentanti dell'Illuminismo. Innanzi tutto citiamo Pernety che tradusse Il Cielo e l'Inferno di Swedenborg e che doveva costituire il sistema degli Illuminati di Avignone (1766) ed avere una parte importante nella costituzione dei Filaleti (1773). Allo stesso centro occorre allacciare l'opera di Chastenier (benedettino), il quale, nel 1767, a Londra gettò le prime basi del rito degli Illuminati Teosofi che brillò particolarmente a partire dal 1783
L'Illuminismo in tal modo crea parecchi gruppi uniti tra loro da un comune fine e da guide invisibili venute dal medesimo centro e che in seguito si riuniranno tutti sul piano fisico.
In questa azione l'opera più feconda spetta a Martinez, poiché a lui sono stati dati dal cielo quei "poteri attivi" che i suoi discepoli ricorderanno con ammirazione e rispetto.
 
Dal punto di vista amministrativo, il Martinezismo seguirà esattamente i gradi di Swedenborg, come constateremo nella lettera di Martinez del 16 Giugno 1760.
 
Il titolo di Maestro Grande Architetto riassume infatti i tre gradi della terza sezione.
Sotto l'autorità d'un Tribunale Sovrano si costituiranno le Logge e i gruppi di provincia, di cui si potranno seguire la nascita e l'evoluzione nelle sue lettere che abbiamo pubblicate.
IL WILLERMOZISMO
Fra i discepoli di Martinez, due meritano in modo particolare la nostra attenzione per le loro opere realizzatrici, sono: Willermoz di Lione e Claude de Saint-Martin. Occupiamoci subito del primo.
Jean Baptiste Willermoz, negoziante lionese, era massone quando cominciò la corrispondenza iniziatica con Martinez. Abituato alla gerarchia massonica, ai gruppi e alle Logge, egli concentrerà la sua opera di realizzazione verso questo scopo e tenderà sempre a costituire riunioni e Logge d'Illuminati, mentre Saint-Martin concentrerà i suoi sforzi soprattutto verso lo sviluppo individuale. Ma l'opera capitale di Willermoz sarà l'organizzazione dei congressi massonici o Conventi, che permisero ai Martinisti di smascherare, in anticipo, l'opera fatale dei templari e che presentarono il Martinismo con il suo vero carattere di Università integrale e imparziale della Scienza Ermetica.
 
Quando Martinez cominciò la sua iniziazione, Willermoz era venerabile regolare della Loggia La Perfetta Amicizia di Lione, posto che occupò dal 1752 al 1763. Questa Loggia dipendeva dalla Grande Loggia di Francia. Nel 1760, una prima selezione era stata operata e tutti i membri detentori del grado di Maestro avevano costituito una Grande Loggia dei Maestri di Lione con Willermoz Gran Maestro. Nel 1765 fu operata una nuova selezione con la creazione di un Capitolo dei Cavalieri dell'Aquila Nera, sotto la direzione del Dott. Jacques Willermoz, fratello minore del precedente.
Nello stesso tempo, Jean Baptiste Willermoz lasciava la presidenza della Loggia dei Maestri che era posta sotto la direzione del F:: Sellonf, per mettersi a capo della Loggia degli Eletti Cohen, formata dai migliori elementi del Capitolo.
 
Sellonf, il Dott. Willermoz e J. B. Willermoz formavano il Consiglio Segreto che dirigeva tutti i fratelli di Lione. Occupiamoci prima di quanto avveniva nelle Logge dei Cohen e poi parleremo dei Conventi.
Risulta formalmente dai documenti attualmente custoditi dal Supremo Consiglio Martinista e provenienti direttamente da Willermoz che le sedute, riservate ai membri in grado di giustificare il loro titolo d'Illuminati, erano consacrati alla preghiera collettiva ed alle operazioni che permettevano la comunicazione diretta con l'Invisibile. Possediamo tutti i particolari concernenti la modalità di questa comunicazione, ma devono essere riservati esclusivamente al Comitato direttivo del Supremo Consiglio. Ciò che dobbiamo rivelare e che getterà una grande luce su molti punti è che gli iniziati chiamavano l'essere invisibile il "Filosofo Incognito"; che è lui che ha dettato, in parte, il libro "Degli Errori e della Verità" e che Claude de Saint-Martin non ha assunto per sè questo pseudonimo che più tardi e per ordine. Diamo le prove di questa affermazione nel nostro volume su Saint-Martin. Ma ciò che teniamo ad affermare fin d'ora, è che la spiritualità più grande, la sottomissione più completa alle volontà del Cielo e le preghiere più ardenti a N. S. Gesù Cristo non hanno mai cessato di precedere, accompagnare e terminare le sedute presiedute da Willermoz. Dopo di che, se i clericali vogliono vedere il diavolo peloso e cornuto in ogni influenza invisibile e sono sempre disposti a confondere tutti ciò che è superumano con le influenze inferiori, ciò li riguarda e noi non possiamo che deplorare un tal partito preso che apre la porta a tutte le mistificazioni e a tutti gli scherni. Il Willermozismo, come il Martinezismo e il Martinismo, è sempre stato esclusivamente cristiano, ma mai clericale e giustamente. Esso dà a Cesare quello che è di Cesare e a Cristo quello che è di Cristo; ma non vende Cristo a Cesare.
L'"Agente" o "Filosofo Incognito" aveva dettato 166 quaderni di istruzioni, dei quali Saint-Martin aveva preso conoscenza e ne aveva copiato alcuni di propria mano. Di questi quaderni circa 80 furono distrutti nei primi mesi del 1790 dall'Agente stesso, che volle evitare di farli cadere nelle mani degli inviati di Robespierre che compirono sforzi inauditi per impossessarsene.
I CONVENTI
Il 12 Agosto 1778 Willermoz annunciava la preparazione del Convento delle Gallie che si tenne a Lione dal 25 Novembre al 27 Dicembre. Lo scopo di questo Convento era di epurare il sistema scozzese distruggendo i cattivi germi che vi avevano introdotti i templari. Da questa riunione uscì la prima condanna, sotto l'influenza degli Illuminati di ogni Paese, del sistema di vendetta sanguinosa che si preparava in silenzio in certe Logge. Il risultato dei lavori di questo Convento è contenuto nel Nuovo Codice delle Logge Rettificate di Francia che si trova nel nostro archivio ed è stato pubblicato nel 1779.
Per comprendere la necessità di questo sforzo verso l'unione non dobbiamo dimenticare che il mondo massonico era in piena anarchia. Il Grande Oriente di Francia era nato nel 1772 dall'usurpazione della Grande Loggia di Francia da parte di Lacorne e dei suoi, diretti di nascosto dai templari i quali, dopo aver fondato il Capitolo di Clermont, si erano trasformati nel 1760 in consiglio degli Imperatori d'Oriente e d'Occidente, poi in Cavalieri d'Oriente (1762) e infine erano entrati nel Grande Oriente al seguito di Lacorne. A cagione della loro influenza il sistema delle Logge venne modificato profondamente; dappertutto il regime parlamentare con elezioni successive di tutti gli ufficiali sostituì l'antica unità e l'autorità gerarchica. Nella confusione causata da questa rivoluzione, intervennero i Martinisti per portare a tutti la conciliazione. Da ciò il primo Convento del 1778 e i suoi sforzi per impedire le dissipazioni finanziarie che avvenivano dappertutto.
Incoraggiato da questo primo successo, J. B. Willermoz convocò il 9 Settembre 1780 "tutte le Grandi Logge dell'Europa al Convento di Wilhelmsbad, nei pressi di Hanau" (Ragon, Pag. 162). Il Convento ebbe inizio martedì 16 Luglio 1782 sotto la presidenza di Ferdinando di Brunswick, uno dei capi dell'Illuminismo internazionale. Da questo Convento sorse l'Ordine dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa di Gerusalemme ed una nuova condanna del sistema templare.
 
Così il Willermozismo tende sempre al raggruppamento delle Fratellanze iniziatiche, alla costituzione di collettività di iniziati dirette dai centri collegati all'Illuminismo. Si è creduto a torto che Willermoz avesse abbandonato le idee dei suoi maestri; ciò vuol dire conoscere male il suo carattere. Sempre, sino alla morte, egli ha voluto stabilire la massoneria su solide basi dandole per fine la pratica delle virtù per i suoi membri e della carità verso gli altri; ma ha anche sempre mirato a fare delle Logge e dei Capitoli un centro di selezione per i gruppi d'Illuminati. La prima parte della sua opera era palese, la seconda occulta; ecco perché le persone poco informate vedono Willermoz diversamente dal suo vero carattere. Dopo la tormenta rivoluzionaria, dopo che suo fratello fu ghigliottinato con tutti i suoi iniziati e che egli stesso a stento riuscì a sfuggire alla stessa sorte, è ancora lui che ristabilisce in Francia la Massoneria Spiritualista, grazie ai Rituali che aveva potuto salvare dal disastro.
 
Tale fu l'opera di questo Martinista, al quale dedicheremo un intero volume, se Dio lo vorrà.
SAINT-MARTIN E IL MARTINISMO - SAINT-MARTIN E LA MASSONERIA
Se non si conosceva neppure il modo di scrivere il nome di Martinez, se non si sapeva di più circa l'opera reale di Willermoz prima dell'apparizione delle lettere di de Pasqually che abbiamo pubblicate, al contrario si è scritto molto, e cose strane, su Claude de Saint-Martin.
Le critiche, le analisi, le supposizioni ed anche le calunnie fatte a questo proposito si basano unicamente sulle Opere e sulle lettere exoteriche del Filosofo Incognito. La sua corrispondenza d'Iniziato, indirizzata al collega Willermoz, dimostra gli errori commessi dai critici e, in particolare, da Matter. E' vero che non si poteva estrarre di più dai documenti attualmente conosciuti, soprattutto quando non si ha alcuna idea delle possibilità che offre l'Illuminismo a questo riguardo. Così attenderemo, per pubblicare queste lettere, che nuove inesattezze siano state prodotte sul conto del grande realizzatore Martinista, in maniera da distruggere in una sola volta molte ingenuità e molte leggende. Se Willermoz fu soprattutto incaricato del gruppo degli elementi Martinisti e dell'azione in Francia, Claude de Saint-Martin ricevette la missione di creare la iniziazione individuale e di portare la sua azione più lontano possibile. A questo scopo gli fu concesso di studiare gli insegnamenti dell'Agente Incognito e possediamo, nell'archivio dell'Ordine, parecchi quaderni copiati e annotati da Saint-Martin. Come abbiamo detto prima, il libro Degli Errori e della Verità è dovuto quasi interamente a questa origine invisibile e in questo occorre vedere la causa dell'emozione provocata, nei centri d'iniziazione, dall'apparizione di questo libro, emozione che i critici cercano di spiegare con tanta pena. Questo punto, come molti altri, verrà chiarito quando sarà necessario.
Oltre agli studi relativi all'Illuminismo, iniziati accanto a Martinez e continuati con Willermoz, Saint-Martin si occupò attivamente d'ermetismo pratico e un poco d'alchimia. Aveva a Lione un laboratorio attrezzato a tale scopo.
 
Ma lasciamo la sua vita che ricostruiremo più tardi, ed occupiamoci solamente della sua opera dal punto di vista che ci interessa.
 
Dovendo spingere la sua azione in lontananza, Claude de Saint-Martin era costretto a compiere certe riforme nel Martinezismo. Così gli autori classici della massoneria hanno dato il nome del grande realizzatore al suo adattamento e designano con il nome di Martinismo il movimento sorto da Claude de Saint-Martin. E' divertente vedere certi critici, che ci asterremo dal qualificare, sforzarsi di far credere che Saint-Martin non fondò mai un Ordine. Dobbiamo veramente ritenere i lettori male informati per osar sostenere ingenuamente tale assurdità. E' l'Ordine di Saint-Martin che penetrato in Russia sotto il regno della Grande Caterina, ottenne un tal successo al punto che venne recitata a corte una commedia interamente dedicata al Martinismo che si voleva mettere in ridicolo. All'Ordine di Saint-Martin si ricollegano le iniziazioni individuali di cui si parla nelle memorie della baronessa d'Oberkierch; infine l'autore classico della massoneria, il positivista Ragon, che non è tenero con i Riti degli Illuminati, descrive alle pagine 167 e 168 della sua Ortodossia Massonica i cambiamenti operati da Saint-Martin per costituire il Martinismo.
L'INIZIAZIONE MARTINISTA SUO CARATTERE - ALTA SPIRITUALITA'
"La sola iniziazione che predico e cerco con tutto l'ardore della mia anima è quella con la quale possiamo entrare nel cuore di Dio e far entrare il cuore di Dio in noi, per compiervi un matrimonio indissolubile, che ci renda l'amico, il fratello e la sposa del nostro Divino Riparatore. Non c'è altro mistero per arrivare a questa Santa Iniziazione che affondare sempre più nelle profondità del nostro essere e di non cedere, finché non siamo giunti ad estrarne la vivente e vivificante radice; perché allora tutti i frutti che dovremo portare, secondo la nostra specie, si produrranno naturalmente in noi e fuori di noi, come capita alle piante terrestri, perché sono aderenti alla propria radice e non cessano di succhiarne il succo".
Fuoco - Sofferenza
"Quando soffriamo per le nostre opere false e infette, il fuoco è corrosivo e bruciante e tuttavia deve esserlo meno di quello che serve da fonte a queste false opere; così ho detto, più per sentimento che per raziocinio (nell'Uomo di Desiderio), che la penitenza è più dolce del peccato. Quando soffriamo per gli altri uomini, il fuoco è ancora più affine all'olio e alla luce; così, sebbene ci strazi l'anima e ci inondi di lacrime, non si passa per queste prove senza ricavarne deliziose consolazioni e sostanze più nutrienti".
Carattere essenzialmente Cristiano del Martinismo
I clericali hanno fatto, in ogni epoca, tutti gli sforzi per conservare solo per loro la possibilità di comunicare con il piano Divino. Secondo le loro pretese, ogni comunicazione che non deriva dalla loro influenza è dovuta sia a Satana che ad altri demoni. Essi hanno spinto la calunnia al punto di pretendere che i Martinisti non fossero Cristiani e che non servivano Cristo, ma non so quale diavolo, celato sotto il suo nome.
 
Ecco la risposta di Claude da Saint-Martin a queste sciocchezze:
....."Ma aggiungo che gli elementi misti sono il mezzo che Cristo doveva assumere per arrivare fino a noi, invece noi dobbiamo spezzare, attraversare questi elementi per arrivare fino a Lui, fintanto che riposeremo su questi elementi, saremo arretrati. Tuttavia, poiché credo di parlare ad un uomo misurato, calmo e discreto, non vi nasconderò che, nella scuola per la quale sono passato, più di venticinque anni fa, le "comunicazioni" di ogni genere erano numerose e frequenti, e ne ho avuto la mia parte come molti altri che, in questa parte, tutti i segni del Riparatore erano capiti. Ora, voi non ignorate più che il Riparatore e la causa attiva sono la stessa cosa.
JOD-HE-VAU-HE
Credo che la parola sia sempre stata comunicata direttamente sin dall'inizio delle cose. Essa ha parlato direttamente a Adamo, ai suoi figli e successori, a Noè, Abramo, Mosè, ai profeti, ecc. sino al tempo di Gesù Cristo. Ha parlato con il gran nome, e voleva trasmetterlo direttamente, e per pronunciare il quale, secondo la legge levitica, il gran prete si chiudeva solo nel Santo dei Santi; e che, secondo alcune tradizioni, portava dei campanelli attaccati al fondo della veste per coprirne la pronuncia alle orecchie di coloro che restavano nelle altre cinte.
JOD-HE-SHIN-VAU-HE
Quando il Cristo è venuto, ha reso la pronuncia di questa parola più centrale e più interiore, poiché il gran nome che queste quattro lettere esprimevano è l'esplosione quaternaria o il segnale cruciale di ogni vita; mentre Gesù Cristo portando dall'alto la SHIN degli ebrei, o la lettera S, ha unito il Santo ternario con il gran nome quaternario, di cui tre è il principio. Ora, se il quaternario doveva trovare in noi la propria fonte nelle ordinazioni antiche, a maggior ragione il nome di Cristo deve pure attendere da lui esclusivamente tutta l'efficacia e la luce. Perciò ci ha detto di chiuderci nella nostra stanza, quando vorremo pregare; mentre nell'antica legge, occorreva assolutamente andare a pregare nel Tempio di Gerusalemme; e qui vi rimanderò ai trattatelli del vostro amico sulla penitenza, la santa preghiera, il vero abbandono, intitolati "Der Weg zu Christ"; vi vedrete, ad ogni passo, se tutti i mezzi umani non sono scomparsi e se è possibile che qualcosa vi sia trasmessa veramente, se lo spirito non si crea in noi, come si crea eternamente nel principio della natura universale dove si trova in permanenza l'immagine da cui abbiamo estratto la nostra origine e che è servita da quadro al "Mensebwerdung". Senza dubbio c'è una grande virtù in questa vera pronuncia, tanto centrale che orale, di questo gran nome e di quello di Gesù Cristo che ne è il fiore. La vibrazione della nostra aria elementare è cosa molto secondaria nell'operazione con cui questi nomi rendono sensibili le cose che non lo sono. La loro virtù sta nel fare oggi e in ogni momento ciò che hanno fatto all'inizio delle cose per dare origine ad esse; e poiché esse hanno prodotto ogni cosa prima che esistesse l'aria, senza dubbio sono ancora al di sopra dell'aria, quando adempiono le stesse funzioni; e non è impossibile a questa divina parola farsi sentire, anche da un sordo e in un luogo privo d'aria, come non è difficile alla luce spirituale rendersi sensibile ai nostri occhi anche fisici, quand'anche fossimo ciechi e sprofondati nella prigione più tenebrosa. Quando gli uomini fanno sentire le parole fuori del loro vero posto e che consegnano per ignoranza, imprudenza o empietà, alle regioni esteriori o a disposizione degli uomini del torrente, esse conservano sempre senza dubbio la loro virtù, ma ne trattengono sempre in quantità, perché non si adattano alle combinazioni umane; perciò questi tesori tanto rispettabili non hanno fatto altro che provare diminuzione passando per le mani dell'uomo; senza contare che non han cessato d'essere sostituiti da ingredienti o nulli o pericolosi, che, producendo pure degli effetti, hanno finito per riempire di idoli il mondo intero, perché è il Tempio del vero Dio, che è al centro della parola".
 
Non termineremo questo estratto senza far notare che l'Ordine è debitore a Saint-Martin stesso, non solo del sigillo, ma anche del nome mistico del Cristo (Jod-He-Shin-Vau-He), che orna tutti i documenti ufficiali del Martinismo.
 
Ci vuole proprio la malafede d'un clericale per pretendere che questo sacro nome si riferisca ad altra persona che non a N. S. Gesù Cristo, il Verbo Divino Creatore.
 
Antonini che nel suo libro Dottrina del Male pretende che la Shin ebraica satanizza tutte le parole dove entra, dimostra semplicemente d'essere incapace di comprendere alcunché di simbolismo.
Il Martinismo è Cristiano, ma il suo spirito è nettamente anticlericale
"L'ignoranza e l'ipocrisia dei preti sono una delle cause principali dei mali che hanno afflitto l'Europa da alcuni secoli ad oggi.
 
Non tengo conto della pretesa trasmissione della Chiesa di Roma, sebbene alcuni dei suoi membri possano trasmettere qualcosa, sia per virtù personale, sia per la fede dei fedeli, sia per una particolare volontà del bene".
La Pratica - Gli esseri astrali
Come ogni Illuminato, Saint-Martin insiste sul pericolo delle comunicazioni con gli astrali.
 
Testimone questo estratto della corrispondenza dei due amici:
"Non si potrebbero chiamare i tre regni che la vostra scuola designava - 'naturale, spirituale e divino' - 'naturale, astrale e divino'?
Tutte queste manifestazioni che vengono dopo una iniziazione, non sarebbero del regno astrale e dal momento in cui si è messo piede in questo campo, non si entra in società con gli esseri che l'abitano, di cui la maggior parte, se mi è concesso, in simile argomento, di servirmi d'una espressione triviale, sono di cattiva compagnia? Non si entra in società con esseri che possono tormentare fino all'eccesso l'operatore che vive tra questa folla, al punto di suscitargli la disperazione e da ispirargli il suicidio, testimone Schropfer e il conte di Cagliostro!
Senza dubbio resteranno agli iniziati dei mezzi più o meno efficaci per proteggersi dalle visioni; ma generalmente, mi pare che questa situazione che sta al di fuori dell'ordine stabilito dalla Provvidenza possa avere piuttosto conseguenze funeste che favorevoli per il nostro avanzamento".
Saint-Martin e Cagliostro
Ciò ci induce a dimostrare con quanto sospetto l'Illuminato francese considerasse l'inviato dei fratelli Templari di Germania. Nessuno meglio di Saint-Martin poteva giudicare della realtà di certi fatti prodotti da Cagliostro, delle influenze elevate che a volte si manifestavano; ma pure delle detestabili entità che, in altri momenti, non mancavano di impadronirsi dello spirito e delle anime degli assistenti.
Cagliostro
Venni a sapere che il loro maestro, malgrado l'abiezione del suo stato morale, aveva operato con la parola e che aveva anche trasmesso ai suoi discepoli la cognizione per operare allo stesso modo durante la sua essenza. Un esempio di questo genere che ho appreso un paio d'anni fa, è quello che accadde alla consacrazione della Loggia massonica egiziana di Lione, il 26 luglio 556, secondo il loro calcolo, che mi sembra sbagliato. I lavori durarono tre giorni, le preghiere cinquantaquattro ore; c'erano ventisette membri riuniti. Nel tempo in cui i membri pregarono l'Eterno di manifestare la sua approvazione con un segno visibile, e che il maestro era al centro delle sue cerimonie, il Riparatore apparve e benedisse i membri dell'assemblea. Era disceso in una nuvola azzurra che serviva da veicolo a questa apparizione; a poco a poco si elevò sopra questa nuvola che, dal momento del suo abbassamento dal cielo alla terra, aveva acquistato uno splendore così abbagliante che una giovane presente non poté sostenerne la luminosità. I due grandi profeti e il legislatore d'Israele diedero segni di approvazione e di bontà. Chi potrebbe mettere in dubbio il fervore e la pietà di ventisette membri? Tuttavia, chi era il fondatore della Loggia e l'organizzatore, sebbene assente dalle cerimonie? Cagliostro!
Questa parola basta per far vedere che l'errore e le forme adottate possono essere la conseguenza della buona fede e delle intenzioni religiose di ventisette membri riuniti.
Martinismo e Materialismo
L'opera pericolosa di Cagliostro non fu la sola che Saint- Martin si sia sforzato di combattere. Compì pure ogni sforzo per lottare contro i progressi dei "filosofi" (così erano chiamati) che si sforzavano di affrettare la rivoluzione diffondendo in tutta l'Europa i principi dell'ateismo e del materialismo. Erano i Templari che conducevano questo movimento perfettamente organizzato e che gli estratti di Kirchberger ci rivelano."Attualmente l'incredulità si è formata un club molto bene organizzato. E' un grande albero che dà ombra ad una parte considerevole della Germania, che dà cattivi frutti e che spinge le radici sino alla Svizzera. Gli avversari della religione cristiana hanno le loro affiliazioni, i loro osservatori e la loro corrispondenza assai bene avviata; in ogni dipartimento hanno un provinciale che dirige gli agenti subalterni; posseggono i principali giornali tedeschi; questi giornali sono la lettura favorita del clero a cui non piace più studiare; in questi giornali essi lodano gli scritti che la pensano come loro e maltrattano gli altri; se uno scrittore vuole protestare contro questo dispotismo farà fatica a trovare un libraio che voglia incaricarsi del suo manoscritto. Ecco i mezzi per la parte letteraria; ma ve ne sono ancora molti altri per consolidare la loro potenza e umiliare i sostenitori della buona causa. Se c'è un posto qualsiasi della pubblica istruzione o se un signore ha bisogno di un istruttore per i suoi figli, essi hanno tre o quattro persone pronte che fanno presentare contemporaneamente per vie diverse; e sono quasi sempre sicuri di riuscire. Ecco come è composta l'Università di Gottinga, la più celebre e frequentata della Germania e dove noi mandiamo i nostri figli a studiare.
Brigano pure per mettere i loro affiliati negli uffici dei ministri, alle corti di Germania; ne hanno nei dicasteri e nei consigli dei principi.
Un altro grande mezzo che usano è quello di Basilio.....la calunnia. Questo mezzo è per essi tanto più facile in quanto la maggior parte degli ecclesiastici protestanti sono purtroppo i loro agenti più zelanti; e poiché questa classe ha mille modi per immischiarsi dappertutto, essi possono a loro piacimento far diffondere notizie che colpiscono, prima che si possa aver avuto conoscenza della cosa e il tempo per difendersi. Questa coalizione mostruosa è costata trentacinque anni di lavoro al suo capo, che è un vecchio letterato di Berlino e nello stesso tempo uno dei più celebri librai della Germania. Egli dirige, dal 1765, il primo giornale di quel Paese: si chiama Federico Nicolai. La "Biblioteca Germanica" si è impadronita, per mezzo dei suoi agenti, dello spirito della "Gazzetta letteraria di Iena", che è fatta molto bene e si vende nei paesi in cui è conosciuta la lingua tedesca. Nicolai, inoltre, influenza il "Giornale di Berlino" e il "Museo tedesco", due opere assai stimate. L'organizzazione politica e le società affiliate furono costituite dopo che i giornali ebbero sufficientemente diffuso il loro veleno. Hanno camminato lentamente, a passo sicuro; e, attualmente, i loro progressi sono così spaventosi e la loro influenza così enorme da non potervi essere più nessuno sforzo in grado di resistere; non c'è che la Provvidenza che abbia il potere di liberarci da questa peste.
All'inizio, la marcia dei Nicolaisti era assai guardinga; associavano le migliori menti della Germania alla loro Biblioteca Universale; gli articoli scientifici erano ammirevoli e le relazioni delle opere teologiche occupavano sempre una parte considerevole di ogni volume. Queste relazioni erano composte con tanta sapienza che i nostri professori in Svizzera le raccomandavano nei discorsi pubblici ai nostri giovani ecclesiastici. Ma a poco a poco essi insinuavano il veleno, sebbene con grande cura. Questo veleno venne rafforzato con abilità. Ma alla fine, gettarono la maschera e, in due dei loro giornali affiliati, questi scellerati osarono paragonare il nostro Divino Maestro al celebre impostore tartaro. Questi orrori circolavano tra noi, senza che nessuno, in tutta la Svizzera, desse il minimo segno di malumore. Allora nel 1790, presi la penna e in un giornale politico, che aveva una pagina di miscellanea, risvegliai l'indignazione pubblica contro questi "illuminati", aufklarer, o esploratori, come si chiamavano. Insistetti sull'atrocità e sulla profonda stupidità di questa bestemmia.
In questo momento, queste persone fanno meno male con gli scritti che con le affiliazioni, gli intrighi e gli accaparramenti di posti; in maniera che la maggior parte del loro clero, in Svizzera, è corrotto sino al midollo delle ossa. Da parte mia, faccio il possibile per ritardare almeno la marcia di questa gente. Talvolta riesco, talaltra i miei sforzi sono impotenti, perché essi sono molto scaltri, e il loro numero si chiama legione".
Saint-Martin e la Massoneria
Se il Willermozismo si appoggiava, per il reclutamento dei quadri inferiori, sulla massoneria, non era lo stesso per il movimento individuale di Saint-Martin. Questi non ricercava che la qualità senza mai preoccuparsi del numero ed ha sempre nutrito un disprezzo misto di pietà per i piccoli intrighi, le piccole cabule e le meschinerie delle logge massoniche.
 
Certi massoni, per i quali un collare costituisce l'erudizione, si sono immaginati che Saint-Martin professasse per il suo maestro e per la sua opera lo stesso distacco che ostentava per le logge inferiori. E' un errore derivato dalla confusione dell'Illuminismo con la massoneria. Per dimostrare a quali ingenui errori possono arrivare coloro che giudicano senza seri documenti, diamo un estratto della corrispondenza inedita di Saint-Martin, in merito a questa questione:
"Prego di presentare e di far accettare le mie dimissioni dall'ordine interiore, e di volermi far cancellare da tutti i registri e le liste massoniche in cui posso essere stato iscritto dal 1785; le mie occupazioni non mi consentono di seguire ormai questa carriera, non lo tedierò con un racconto particolareggiato delle ragioni che mi costringono. Egli sa bene che togliendo il mio nome dai registri non si farà alcun torto poiché non gli servo; sa del resto che il mio animo non vi è mai stato iscritto; ora non è essere legati, l'esserlo in figura. Lo saremo sempre, come cohen, lo saremo anche con l'iniziazione......" (Lettera inedita di Saint Martin a Willermoz, indirizzata da Strasburgo il 4 Luglio 1790).
Opinioni sul Martinismo
"Il numero dei Massoni Martinisti che si sono opposti ai progressi dell'anarchia sorpassa di molto il numero di coloro che li hanno favoriti. Nel 1789, il venerabile di una loggia martinista del Delfinato, apprendendo che alcuni briganti si erano riuniti a dei coltivatori ingannati dai falsi ordini del re, per saccheggiare e incendiare le case dei nobili nelle campagne, fece tutti gli sforzi possibili per far cessare i saccheggi. Cercò di infondere agli altri il suo zelo per la conservazione dei diritti di proprietà. Non si limitò a contribuire agli ordini severi che vennero dati contro gli incendiari e i ladri; egli stesso guidò la forza armata, combatté con essa e dimostrò sempre tanta intraprendenza nelle azioni quanta purezza nei principi."