IL MARTINISMO IN FRANCIA DOPO LA MORTE DI PAPUS
Alla morte di Papus la successione rimase aperta non avendo egli indicatone alcuno. Fu nominato Detré e ciò mentre Bricaud aveva già lasciato a Lione, mentre Papus si trovava al fronte come maggiore medico, il movimento martinista-gnostico a lui caro, reclutando i massoni. Come ha scritto Chevillon che fu successore di Bricaud, questi, con l’appoggio di Teder che aveva convinto Papus a “sostenere il Martinismo con la Gnosi”, si trovò da allora attivamente “ mêlé” alla direzione dell’Ordine. Morto Teder due anni dopo (nel 1918) anch’egli senza aver indicato un successore (Bricaud asserì senza prove di aver avuto la successione verbale), il Patriarca gnostico ereditò il Gran Magistero.
È in questo periodo che iniziano le scissioni già cominciate dopo la morte di Papus, e che i potentati stranieri non riconoscono più il Gran Magistero francese proprio a causa del fatto che i Gran Maestri si moltiplicano. Si giunge così all’aberrazione già detta, cioè all’intervento di una società americana autoproclamantesi superiore alle altre, che “riconosce” e “manda” senza averne alcun diritto ma trovando persone che sottoscrivono quando in buona fede e quando per riceverne “riconoscimenti”… sui quali è meglio tacere che pronunciarsi.
Scriveva Jean Chaboseau, figlio di Augustin, che fu Gran Maestro di uno di questi numerosi Ordini Martinisti, forse il maggiormente legittimo, (quello detto Tradizionale) e che, peraltro, lo sciolse dichiarandolo irregolare come tutti gli altri sorti dalla scissione: “Dopo la morte di Papus non esiste più alcuna continuità per la presidenza dell’Ordine Martinista; Papus non aveva designato un successore e se certi membri elessero Teder, una gran parte non l’accettò. Victor Blanchard, allora segretario generale, che aveva firmato la successione di Teder come secondo Gran Maestro, rifiutò di seguire la sua organizzazione, veramente nuova, tanto per i riti che per la composizione e gli obblighi che imponeva ai suoi membri. A sua volta egli costituì un Ordine Martinista di cui fu riconosciuto Gran Maestro. Teder avrebbe designato Bricaud – ma altre persone pretendono che si sia proclamato egli stesso – e Bricaud ebbe per successore Chevillon. Assassinato questi, l’Ordine Martinista alla nuova maniera (dato che le tendenze massoniche si erano accentuate ed un’ibrida fusione si era costituita con varie organizzazioni) ebbe per continuatori i fratelli Dupont e Dabeauvais. Oggi, non si sa esattamente di chi essi siano i successori, malgrado le loro affermazioni di sole regolarità martiniste”.
Lo stesso Jean Chaboseau (pare sia stato aspramente criticato da Robert Ambelain per questa messa a punto) scriveva, nel 1945: “Alla morte di Papus si assiste ad una fioritura di membri del Supremo Consiglio Martinista che si proclamarono Gran Maestri, e si fecero riconoscere da frazioni di membri. Chi pubblica un rituale, chi intende mantenere il sistema delle libere iniziazioni, infine, non si accontenta della tradizione vecchia di un quarto di secolo ma vi apporta tali modifiche che si assiste veramente alla nascita di un nuovo Ordine. Riprendendo per suo conto le affermazioni di Papus, e pretendendo di essere il legittimo successore, costui pretende anche la filiazione regolare da Martines de Pasqually attraverso Iniziatori Liberi, che gliel’avrebbero trasmessa. Chiude, poi, l’Ordine così rinnovato, ai non massoni, esigendo dei gradi massonici per l’ammissione, escludendo le donne, fabbricando un rituale”.
È chiaro che Chaboseau intende parlare di Bricaud il quale, per la realtà storica, era stato ricevuto martinista soltanto nel 1901 per opera di Papus e Superiore Incognito nel 1903, e Martines de Pasqually non c’entrava per nulla.
Questa la realtà. Sorgono così l’Ordine Martinista (di Lione) con Gran Maestro Bricaud; l’Ordine Martinista e Sinarchico con Gran Maestro Blanchard; l’Ordine Martinista Tradizionale con Gran Maestro Augustin Chaboseau (padre di Jean); l’Ordine Martinista Rettificato con Gran Maestro Boucher; l’Ordine Martinista Martinesista con Gran Maestro Dupont, tanto per citare solo i principali sorti in Francia nell’arco fra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda, e senza citare le scissioni americane, svizzere, olandesi, belghe e sudamericane. Di quelle italiane parleremo poi.
Cominciano ovviamente le polemiche e le ricerche di “riconoscimenti” anche da parte di organizzazioni che non posseggono alcun potere tradizionale, e tutti si rincorrono nella costruzione di genealogie che partono da Martines de Pasqually o dai suoi diretti successori (ne sorgono a diecine) ma che si riallacciano, tutte, rivendicandole, alla contemporanea discendenza da Papus. Tutti si richiamano ad organizzazioni estinte da almeno un secolo o due (ovviamente per apparire ancora più autentici di Papus) però sono tutti legittimi successori di Gérard Encausse!!!
Soltanto a titolo di curiosità, perché non è possibile ad uno storico che si ritenga obiettivo e non voglia avallare fantasiose per quanto nobili (almeno nelle intenzioni) e giustificabili invenzioni presentare ciò come credibile, riportiamo qui le principali genealogie apparse in quell’epoca e dopo l’ultima guerra e che tuttora circolano come autentiche. Resta invece ferma la realtà storica che il
capostipite del Martinismo moderno, inteso come Ordine organizzato, così come è concepito ed organizzato, con le sue nomenclature da tutti adottate, è Papus e che la sua successione non può essere che unica se si vuol rispettare la tradizione.
Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus,Teder, Bricaud, Chevillon.
Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe
(con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).
È da tener presente che tutti coloro che appartenevano alle diaspore di Papus e di A. Chaboseau, fino alla morte di Papus avevano sempre riconosciuta come legittima ed unica valida discendenza quella facente capo a lui (e da lui indicata fino agli Intimi di Saint-Martin) e convalidata dallo scambio di iniziazioni avvenuto nel 1888 tra lui ed Augustin Chaboseau. Genealogia che si può tracciare così:
Saint.Martin Saint-Martin
Chaptal La Noue
Barnois (??) Hannequin
Delaage La Touche
Desbarolles
Boisse de Mortemart
Papus A. Chaboseau
Papus - A. Chaboseau
A. Chaboseau - Papus
P a p u s
Alla morte di Papus tutti si ritrovano a rivendicare genealogie che risalgono addirittura a Martines de Pasqually e, contemporaneamente rivendicano l’iniziazione di Papus o della sua diaspora. Tutti, salvo Augustin Chaboseau che rivendica una discendenza diretta da Saint-Martin attraverso l’iniziazione ricevuta da sua zia Amélie de Boisse-Mortemart, e da Papus attraverso le scambiate iniziazioni.
Mentre rivediamo questi appunti (tracciati nel 1960) la gran parte degli Ordini fioriti dal tronco papusiano non esistono più o conducono vita stentata in Europa, mentre alcuni hanno preso piede e forza in America latina e negli Stati Uniti ma con indirizzo eterogeneo. Attualmente l’unico Martinismo che dovrebbe esistere in Francia è quello facente capo a Philippe Encausse che ha forti
propaggini in numerosissimi paesi. Segue un indirizzo mistico richiamandosi oltre che alla tradizione papusiana all’opera e all’indirizzo del Maestro Philippe (Maître Philippe di Lione).
Ed è quello che nel 1960, appunto, noi prevedevamo, augurandoci che tutto confluisse, almeno in Europa verso un unico indirizzo o anche su indirizzi non precisi ma simili, in una catena d’unione anche filiforme ma reale. Ecco quanto scrivevamo: “Attualmente dovrebbero esistere in Francia, vivendo piuttosto isolati e con un modesto numero di adepti l’Ordine Martinista, detto di Papus, che rivendicherebbe la sua discendenza da quello Tradizionale sciolto nel 1947 da Jean Chaboseau. Ne è Gran Maestro il figlio di Papus, Philippe Encausse, che conserva l’importantissimo archivio del padre. L’Ordine sarebbe stato “risvegliato” nel 1952; L’Ordine
Martinista Martinesista, che si ricollega ad una trasmissione fra Chevillon e Dupont (pare della Chiesa gnostica). Ne è Gran Maestro lo stesso Dupont; l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, Gran Maestro Robert Ambelain (Aurifer) “risvegliato” nel 1942 da Georges Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi – a loro avviso – di Jean-Baptiste Willermoz, attraverso la successione dei Cavalieri Beneficenti della Città Santa (Aurifer dixit). Quale che sia la loro legittimità, è tuttavia certo che sul piano dell’iniziazione martinista individuale tutti sono in regola, per cui in base alla regolamentazione stabilita nel 1891, dal Supremo Consiglio presieduto da Papus, non vi può esser dubbio sulla validità di ognuno di questi gruppi. Una cosa è l’iniziazione, un’altra l’organizzazione: questa è una distinzione sulla quale non vi possono essere dubbi. Ma è per lo meno riprovevole che ogni tanto ci sia qualcuno che abbia l’uzza di proclamarsi il Gran Maestro di questa o quella “sezione” martinista, commettendo, in definitiva, un attentato al mantenimento della catena iniziatica e ciò, purtroppo, porta danno anno anche alla iniziazione. Comunque ogni gruppo martinista purché sia iniziaticamente legittimo (e cioè che ogni suo membro abbia avuto regolari e tradizionali iniziazioni tramite chi ne aveva i poteri) si può organizzare come meglio vuole purché – come disgraziatamente succede – non si creino nuovi rituali e non vi si introducano elementi estranei anche se ritenuti – e chi può dirlo? – più vicini ad una presente ortodossia, tale perché riferentesi a sistemi e nomenclature sulle quali non si hanno né si potranno avere precise documentazioni, come del resto ci sembra di aver obiettivamente dimostrato. A nostro avviso sarebbe preferibile che, almeno teoricamente o su un piano di relazioni anche filiformi, tutto facesse capo ad un solo organo direttivo e disciplinare. Non entriamo nel merito perché il nostro compito dev’essere quello imparziale di storici. Ma se ci è peraltro permesso una parola di speranza, essa è quella che si possa ritornare, in un tempo non lontano, a quell’unione che per tanti anni rappresentò l’autentica catena di pensiero e di forza che Papus ed i suoi Martinisti si erano preposti”.
La situazione creatasi in Francia alla fine del secondo conflitto mondiale era quella che abbiamo esposto. Vari gruppi i cui capi – come diceva Jean Chaboseau – “oggi non si sa esattamente di chi siano i successori” rivendicavano Gran Magisteri di genere diverso. Fa testo, in proposito, una frase di Umberto Gorel Porciatti, che dopo aver tentato di prendere contatti in Francia con qualcuno, affermava che la confusione era tale e tanta da non capirci niente e quel poco che pareva ci fosse non dava alcun affidamento.
Il 4 aprile 1942 (scrive Robert Ambelain nel suo “Le Martinisme” pubblicato a Parigi, nel 1946 da Niclaus) un Superiore Incognito, Aurifer (cioè lo stesso Ambelain), dopo aver iniziato secondo la tradizione dei Liberi Iniziatori di Louis-Claude de Saint-Martin due altri occultisti (detto, pagina 162) formò un triangolo martinista che aveva per scopo “di risvegliare la tradizione
dell’Ordine degli Eletti Cohen, e di riprendere tutti i suoi lavori, compresi quelli teurgici”. Al triangolo fu imposto il nome di Bethelios che, secondo Ambelain avrebbe significato, oltre che “Betel, in ebraico la Casa divina”, anche “Beth, la luna e Hé (Helios), il Sole”.
Da questo inizio sarebbe sorto mediante la trasmissione ottenuta al “centro del Cerchio segreto di due nomi e dello Schin e circondato da otto nomi e otto lumi” (ibid. pag, 166) il potere sui diritti e doveri e sulle cariche “dei Cavalieri Eletti Cohen e Reau-Croix”. Non è il caso di discutere sulla legittimità di tale trasmissione dei poteri e gradi di un Ordine posto in sonno nel 1778 da Sebastiano de Las Casas successore di Martines de Pasqually, il quale Las Casas avrebbe dato ordine di consegnare i documenti ai Filateti di Savalette de Langes. Ma, rifacendoci sempre all’Ambelain (opera citata, pag, 149) dobbiamo constatare che “l’insegnamento occulto di Martines conseguentemente trasmesso nella corrente del XIX° secolo, da una parte attraverso gli areopaghi cabalistici composti di Eletti Cohen che non si erano conformati all’ordine di deposito degli archivi nelle mani dei Filateti e, dall’altra per qualche massone del Rito scozzese rettificato detentore delle istruzioni segrete di J.B. Willermoz e Cavaliere beneficente della Città Santa; infine per i Superiori Incogniti affiliati alla scuola di Louis-Claude de Saint-Martin, Questi ultimi diffusero in Francia, Germania, Danimarca e soprattutto in Russia la dottrina del Filosofo sconosciuto.
Erano questi i famosi iniziatori liberi che trasmettevano il “sacramento” dell’Ordine sotto la loro personale responsabilità, e senza dipendere da alcun gruppo. Ma lo stesso Ambelain, qualche anno dopo cambiò opinione. Nel marzo 1948 in un opuscolo da lui definito “complementare” a “Le Martinisme”, intitolato “Le Martinisme contemporain et ses véritables origines” concludeva: “Noi abbiamo dunque eliminato successivamente: a) – La filiazione di L.C. de Saint-Martin; b) – la filiazione di J.B. Willermoz, di cui nessuna testimonianza o documento storico ci sono pervenuti. Peggio ancora, non abbiamo incontrato tra questi che delle conclusioni contrarie. Ciò è grave per gli Ordini martinisti i quali, organizzazioni non massoniche, non possiedono più da allora, alcuna filiazione. Ecco il problema: che rimane del movimento lasciato da Martines de Pasqually e dove si può trovare una filiazione ritualistica indiscutibile ed ininterrotta? La risposta è precisa: in seno al regime scozzese rettificato”. Ambelain, dopo aver indicato sommariamente i documenti studiati, affermava: “Che il martinismo teorico sia ignorato dalla maggior parte dei massoni del regime scozzese rettificato; che quello pratico (cioè teurgico) lo sia egualmente dagli alti dignitari dell’Ordine interiore (scudieri o cavalieri beneficenti della Città Santa) è altrettanto indiscutibile.
Non è men vero che i martinisti contemporanei desiderosi di riattaccarsi realmente, nel senso iniziatico della parola, al vero martinismo storico, dovranno recarsi a ricevere la “luce” nel seno delle logge scozzesi rettificate. Ambelain, insomma, Gran Maestro dell’Ordine “risvegliato” appunto il 4 aprile 1942 con le operazioni di cui abbiamo detto, praticamente dichiarava che l’Ordine non esisteva per mancanza di filiazione ed esprimeva chiaramente la sua vocazione massonica. Ma dopo qualche tempo, la sua opinione cambiava ancora. Il 2 ottobre 1958, data questa che ha un’importanza storica in quanto è l’anniversario della morte di Papus, e contemporaneamente ha importanza cronachistica per i reciproci riconoscimenti fra gli Ordini Martinisti francesi e la creazione di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti, Robert Ambelain pubblicava, sotto il suo nome iniziatico di Aurifer, un quaderno ciclostilato dal titolo: “Il martinismo contemporaneo e la sua filiazione”, nella cui prefazione scriveva: “in unaplaquette pubblicata nel 1948 ed intitolata “Il Martinismo contemporaneo e le sue veritiere origini” abbiamo tentato di dimostrare che la filiazione martinista attribuita a L.C. de Saint-Martin era, storicamente, più che dubbia. Crediamo di esserci pervenuti e, oggi, è ancora senza alcuna esitazione che ne rivendichiamo, in gran parte, le argomentazioni. Tuttavia, c’è un punto che la continuazione dei nostri studi e delle nostre ricerche storiche in materia di illuminismo ci ha permesso di studiare più particolareggiatamente e che è necessario a sua volta precisare, si tratta di quello dei rapporti fra la Massoneria rettificata e gli Eletti Cohen, nelle similitudini fra i Cavalieri beneficenti della Città Santa e dei dignitari del secondo Ordine”. Secondo il testo del quaderno, l’Ordine degli Eletti Cohen sarebbe stato perpetuato da Willermoz, nell’Ordine interiore della Stretta Osservanza (C.B.C.S.) i cui due gradi interiori
sarebbero stati in possesso per via di obbedienza massonica regolare alla massoneria scozzese rettificata la quale, peraltro, non possiederebbe i gradi segreti dell’Ordine interiore (Professi e Gran Professi) e, di conseguenza, le mancherebbe la trasmissione del martinismo di tradizione. Ma i Professi e i Gran Professi (sempre secondo l’Ambelain che con questi continui ripensamenti stava
ponendo in atto quanto vedremo poi) sono degli affiliati che hanno pronunciato dei voti in una religione e, alla sua origine, l’Ordine interiore di Willermoz era aperto soltanto ai cristiani. Ed ecco la soluzione data da Ambelain a questa sua nuova “scoperta”: “È dunque la Chiesa gnostica che può, perché incontestabilmente detentrice della filiazione apostolica, dare ai Cavalieri beneficenti della Città Santa la possibilità di ristabilire questa professione, scomparsa ai nostri giorni”. E concludeva: “Noi pensiamo dunque, che se la regolarità massonica amministrativa manca (e ciò si può facilmente ammettere) all’organizzazione martinista operativa moderna, ricreata nel 1943, essa possiede almeno una filiazione iniziatica regolare e incontestabile, che può provare, dopo J.B. Willermoz e prima di lui da M. de Pasqually, lungo il canale dei C.B.C.S. e possiede, in più, per i poteri d’ordine conferiti ad alcuni suoi alti dignitari della Chiesa gnostica, cioè di ordinare, in virtù della successione apostolica, altrettanto regolarmente di coloro che lo furono nel XVIII° secolo, e di farne dei Teurghi perché, non dobbiamo dimenticarci che questa successione (la gnostica) unisce il sacerdozio secondo Melkisedec a quello secondo Aronne” (E scusate se è poco. Nota di Aldebaran).
Di conseguenza, lungo un discorso di questo genere – nel quale si intrometteva la Chiesa gnostica della quale Ambelain rivendicava il Patriarcato proclamandosene il Primate, cioè il Papa – i neo templari della Stretta Osservanza sarebbero stati dei martinisti grazie a Willermoz, ed oggi quelli irregolari dal 1945 (risvegliati dallo stesso Ambelain, a suo dire) lo divenivano grazie ad Aronne e a Melkisedec.
Senza voler per questo, da parte nostra, calcare la mano in merito all’ignoranza in questioni martiniste degli Scudieri e Cavalieri beneficenti della Città Santa (come affermava lo stesso Ambelain nel suo “Le Martinisme contemporain…”) e alla già negata filiazione martinista di Willermoz. Restava, invece, perentoriamente negata quella di Saint-Martin del quale, però, Aurifer
e cioè Ambelain) traeva i suoi poteri di libero iniziatore, in virtù dei quali era sorto nell’aprile del 1942 il famoso triangolo Bethelios dal quale discendeva tutta la faccenda.
Qui è necessario inquadrare queste “rettifiche” di Ambelain nelle contingenze di quel periodo del 1958: si era alle porte della costituzione, in Francia, di una Camera di direzione degli Ordini Martinisti (pare che la promozione provenisse proprio dall’Ambelain) e, di conseguenza, si trattava di presentarsi come meglio si poteva per conquistare un posto di rilievo e, forse, quello di rilievo maggiore. Così, con l’ultima precisazione, il triangolo Bethelios passava in seconda linea e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen (di cui Aurifer si era proclamato Gran Maestro) risultava risvegliato, con lo studio dei documenti fatto in più riprese, il che è saggio, da Georgess Lagrèze e Camille Savoir, successori legittimi di J.B. Willermoz l’uno la successione dei C.B.C.S., con le nuove investiture, però, dei Professi e Gran Professi da parte della Chiesa gnostica del Patriarca Jean II (cioè Ambelain). Il gioco era fatto. Tuttavia, parrebbe che Lagrèze non fosse completamente d’accordo (almeno se si deve prestar fede a Jean Chaboseau) se nel 1945 fu proprio Lagrèze a convincere Augustin Chaboseau a risvegliare l’Ordine Martinista Tradizionale di cui era Gran Maestro fin dal 1939. Se non andiamo errati, proprio nel 1958, il giorno anniversario della morte di Papus, o qualche giorno intorno, fu costituita a Parigi la già citata Camera di Direzione degli Ordini Martinisti, nella quale entrarono a far parte lo stesso Ambelain come Gran Maestro dell’Ordine Martinista degli E.C., Philippe Encausse come Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale
(risvegliato nel 1951) e Henry Dupont quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista Martinesista che si ricollegava ad una discendenza che Dupont affermava risalire direttamente a Chevillon. Successivamente, morto Dupont, Encausse ereditò la successione martinesista e così, nella Camera di Direzione rimasero lui e Ambelain. Nel 1962, infine, la Camera decise la fusione dei due Ordini e
ne risultò l’Ordine Martinista composto dei primi quattro gradi (linea cosiddetta cardiaca) con Gran Maestro Encausse, e dei gradi Cohen (linea teurgica) con Sovrano Gran Commendatore Ambelain. Si era praticamente giunti, contro ogni tradizione martinista al Grand’Oriente martinista e al Supremo Consiglio Cohen, rito dei Martinisti.
Tale particolare formazione martinista ebbe i suoi rituali altrettanto particolari che, tuttavia – almeno per quanto appare dai documenti in nostro possesso e che in parte riproduciamo – furono ritenuti poco martinisti da una gran parte degli appartenenti ai primi tre gradi.
Non si conoscono, poi – almeno da parte nostra – i motivi per i quali Robert Ambelain (Aurifer Sup, Incognito) il 29 giugno 1967 abdicò dalla carica di Sovrano Gran Commendatore (Cerchio interiore: Cohen) in favore di Hermete Sup. Incognito (Ivan Mosca) fin allora suo sostituto. Quali ne siano stati i motivi non ha qui alcuna importanza. Importante è che tale abdicazione sia avvenuta regolarmente come risulta da una lettera circolare dello stesso Ambelain, in data 21 luglio 1967, in cui si dice: “Firmo per l’ultima volta come Aurifer, Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine Martinista. Da tale fatto la promozione del Molto Rispettabile Fratello
Ivan Mosca diviene effettiva ed egli assume la responsabilità di Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine che raggruppa gli Eletti Cohen”.
In conseguenza di questa nuova situazione e delle fondamentali differenze esistenti fra le vie impropriamente dette cardiaca e operativa, Philippe Encausse ed Ivan Mosca decisero, a far data dal 14 agosto 1967, di sopprimere l’ibrida unione posta in atto nel 1962 ridando così alle due vie la loro libertà come Ordine Martinista (non massonico come risulta dalla sua stessa natura oltre che dai suoi Costituti nonché dalle dottrine di Louis-Claude de Saint-Martin e dalle regole enunciate da
Papus, suo fondatore) e come ordine massonico dei Cavalieri Eletti Cohen dell’Universo. Di qui una revisione dei rituali del 1962 ed una circolare di Philippe Encausse, in data 5 aprile 1968, in cui egli quale Gran Maestro dell’Ordine Martinista affermava che: “l’appartenenza all’Ordine Martinista e la qualità di martinista implicano la credenza nella divinità di N.S. Gesù Cristo”.
Indubbiamente tale affermazione era un po’ troppo perentoria, forzando essa la libertà religiosa dei martinisti. Ma, a ben osservare, se la Chiesa gnostica – come si andava affermando in Francia – era la chiesa ufficiale del Martinismo, la divinità del Cristo (cioè dell’Inviato di Dio, dell’Unto, del Messaggero, del Salvatore) era indubbia e dogmatica. Visto, poi, che il Cristo dei
cristiani si identifica con Gesù (e il Martinismo tale identificazione confermava identificando il Pentagrammato – Iod, Hé, Schin, Vau, Hé – che, erroneamente si ritiene debba pronunciarsi Jeshouàh, che significherebbe Gesù, mentre non è pronunciabile), l’affermazione si poteva anche ritenere più che legittima almeno da parte del Gran Maestro.
Non la ritenne legittima Robert Ambelain, non si sa con quale diritto dato che aveva dimissionato dalle sue cariche da quasi un anno. Con una sua circolare – del tutto noncurante che Hermete ed Encausse, in piena sovranità, avessero dichiarato decaduto il protocollo del 1962 e che i due Ordini, diversi per spirito, nomenclatura, tipo di Iniziazione, caratteristiche associative, avessero ripreso la loro libertà di azione e che, di conseguenza i rituali del 1962 non avevano più alcuna ragione di esistere – Ambelain, indirizzandosi “A tous les Grands-Maitres, Grands Officiers, Maitres des Loges, Frères et Soeurs, des divers Ordres Martinistes Nationaux, aussi bien qu’aux Martinistes de l’initiation Libre, et démeurés indépendents” riproduceva parte (gli articoli 12 e 14) dei protocolli del ’62 e affermava fra l’altro:
che l’Ordine degli Eletti Cohen, come si poteva facilmente constatare, aveva fatto importanti concessioni senza essere in grado di controllare la reciprocità;
che, visto che la maggioranza dei membri del Supremo Consiglio aveva continuamente svolto una campagna contro il Marinismo operativo e la teurgia martinista, qualificando e lasciando qualificare nei suoi gruppi, tanto a Parigi che in provincia, questi studi e operazioni, di satanismo e di magia nera (…);
che in questa maniera, e durante cinque anni detto Supremo Consiglio aveva deliberatamente violato l’impegno preso il 28 ottobre 1972;
per questi motivi, egli, Ambelain, decideva di creare in Francia con tutte le estensioni all’estero, l’Ordine martinista Iniziatico, dichiarando testualmente: “… le quel rassemblera désormais tous les Martinistes et Impétrants éventuels désireux de rejoindre, étudier, continuer, l’oeuvre de la pléiade dont Papus fut le conducteur incontesté”
Come si vede, dopo 26 anni (dal 1962 al 1968) e dopo aver scoperto e riscoperto discendenze e controdiscendenze, aver modificato e adottato vecchi e nuovi rituali, Robert Ambelain si accorgeva che la fonte del Martinismo era la libera iniziazione (e cioè la regola di Saint-Martin) e che la guida incontestata dell’ordine e quindi colui che lo aveva fondato, era stato Gérard Encausse, detto Papus.
Lasciamo perdere, perché non si tratta più di storia ma di polemica (e anche grossolana) la presa di posizione del 2 maggio 1968 dal gruppo “Eliphas Levi” di Parigi, e la lettera dello stesso Ambelain indirizzata il 26 giugno 1968 al Presidente ed ai componenti del Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista a Parigi (a noi inviata in copia “bien affectueusement”). Non possiamo, peraltro, passar sotto silenzio – senza per questo emetter giudizi – che il cosiddetto ordine Martinista Iniziatico ha cessato – almeno in Francia – la sua attività essendo stato sciolto il 26 agosto 1974 con lettera del “Molto Illustre fratello Robert Ambelain” dalla quale risulta anche che tale Ordine continuerebbe “a perpetuare – sotto la guida di un nuovo Gran Maestro che risiederebbe
nell’America del Sud – la filiazione martinista russa”.
Non sappiamo quanti aderenti raggruppasse questa associazione sorta da un ritorno di fiamma di Aurifer e denominata “Ordine Marinista Iniziatico” quasicché gli altri non lo fossero: un gruppo, tuttavia, ne era stato il primo nucleo e, probabilmente, l’unico. Si tratta di quello al quale abbiamo già accennato, l’”Eliphas Levi” di Parigi, presieduto dalla signora Cristiane Buisset e composto, all’epoca – cioè nel 1968 – di altre sei o sette persone.
Non è però improbabile che tale gruppo, o alcuni suoi componenti, abbiano dato la loro adesione, o siano addirittura i fondatori di un nuovo Ordine che è sorto il 24 luglio 1974 a Parigi, con sede in Boulevard Bassières 31: l’Ordine Martinista Martinesista indipendente (!!!).
Note
19 Arturo Reghini, in “Atanor” nr. 4, aprile 1924, affermava che “Teder si fece eleggere all’unanimità da un Comitato direttivo che comprendeva tre membri di cui uno era lo stesso Teder”.
20 Il verbo mêler francese si presta a parecchie interpretazioni, la più frequente e generale è quella di “mischiare”, mescolare, ma si usa anche come “intrigare”, avviluppare, imbrogliare, arruffare, e “ficcare il naso”. Non abbiamo volute tradurre il termine usato da Chevillon (che certo voleva dire “a far parte indiretta”, ma che, certo, si è espresso in modo piuttosto ambiguo).
21 Sempre Arturo Reghini, nello stesso numero di Atanor del 1924, riferendo sulla successione di Teder scriveva: “Due anni dopo lo stesso Gran Maestro (Teder) moriva a sua volta in un ospedale di Clermont Ferrand, dove il signor Bricaud, come per caso, si trovava allora mobilitato in qualità di infermiere, il che gli permise di raccogliere la sua successione e di aggiungere un nuovo titolo a tutti quelli di cui già si fregiava”.
22 Le critiche di Ambelain non potevano mancare ma bisogna dargli atto ch’egli ha pubblicato le lettere di Jean Chaboseau, per intero (pagine da 172 a 175) nel suo “Le Martinisme”, Niclaus, Paris, 1946.
23 L’Ordine dei Cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, fondato da Martines non ha mai dato l’iniziazione diretta. In quanto Ordine massonico la trasmissione doveva essere effettuata per cooptazione, in nome dell’associazione.
24 Quando, dopo la costituzione dell’Ordine Martinista e Sinarchico da parte di Blanchard si parlò di prendere in esame un eventuale incontro fra i vecchi martinisti contrari alle linee assunte da Bricaud e lo stesso Blanchard, Augustin Chaboseau che doveva ricostituire l’Ordine di Papus (Martinismo tradizionale) nel 1931, rifiutò con la seguente frase: “Comment reconnaitrais-je Blanchard pour “Grand.Maître”, moi qui ai initié Papus en 1888?”. Tuttavia anche questa frase di Chaboseau non risponde esattamente al vero perché egli e Papus si scambiarono reciprocamente le iniziazioni ricevute.
25 Questo è anche il caso di Philippe Encausse. Attuale Gran Maestro del Martinismo in Francia, che rivendica l’iniziazione diretta da suo padre (imposizione delle mani).
26 Come Gruppo, ma, ovviamente, non come Ordine.
27 Lettera di Umberto Gorel Porciatti a Artephius (Archivio Ordine Martinista, Fondo Convento di Napoli.
28 A proposito della Chiesa gnostica cfr. G. Ventura: I Riti massonici di Misraïm e Memphis, capitolo III della seconda parte: “Dalle Piramidi alla Chiesa gnostica” e cap, I della terza parte, “Dalla Chiesa gnostica all’ateismo?
29 Le sottolineature sono di Aldebaran.
30 Come si vedrà poi, Ambelain abdicherà la Chiesa gnostica ed affermerà che il Cristianesimo ha fatto il suo tempo e così anche il Martinismo. Non si capisce come mai un uomo che si proclamerà – si vedrà poi – l’iniziatore di “tutti” i martinisti (non si sa su quali basi) possa aver cambiato tanto e continuamente di opinioni. E perché?
31 Lettera di J. Chaboseau, Gran Maestro dell’Ordine Martinista Tradizionale (datata settembre 1947) con la quale poneva in sonno l’Ordine e dava le dimissioni da Gran Maestro. Apud: Ph. Encausse: “Sciences Occultes” Ocia Paris, 1949, pag, 76.
32 R. Ambelain, con la stessa data, come Jean III (cioè Patriarca della Chiesa gnostica) abdicò al patriarcato in favore del vescovo André Mau…., primate della France Contée, che assume il nome di T. Andreas.
33 Con la stessa data del 14 agosto 1968, Ivan Mosca, firmando Hermete, avvalendosi dei suoi poteri poneva in sonno l’Ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, scioglieva il Sovrano tribunale dell’Ordine ed il suo segretariato generale, aboliva tutte le cariche e funzioni gerarchiche e amministrative da lui concesse o dal suo predecessore R. Ambelain, bloccava tutti i lavori collettivi, annunciava lo studio di tutti i documenti posseduti e la convocazione avvenire di un Convento mondiale dopo che una speciale Commissione avrà emesso parere favorevole e che sarà stata verificata la presenza dell’Energia Primaria nei cerchi sacri ecc. ecc. (cfr.: “L’Initiation” n° 4, ott.-nov.- dic. 1968, pagine 230-231, e Archivio Ordine Martinista, Fondo Scissione 1971).
34 Precisiamo che i martinisti italiani non hanno mai riconosciuto alcuna chiesa ufficiale del Martinismo.
35 In effetti i cinque segni Jod Hé Schin Vau Hé non si leggono Gesù bensì (ammettendo che si possano leggere) Giosué. Gesù si scrive Jod Schin Vau e si legge Jeshua.
36 A scanso di equivoci si tratta dell’Ordine martinista scaturito dall’unione dell’Ordine Martinista Tradizionale e dall’Ordine Martinista Martinesista (facenti capo a Ph. Encausse) con l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen fondato da Ambelain, e dall’ordine dei cavalieri massoni eletti Cohen dell’Universo.
37 Circolare del 29 aprile 1968 firmata da Ambelain come Gran Maestro della R+C kabbalistica (??) e da G. Buisset, come Gran Maestro Aggiunto dell’Ordine Martinista iniziatico (sic!).
38 Non si capisce perché tale campagna sia stata tollerata per cinque anni (dal 1962 al ’67) senza che R. Ambelain, allora Sovrano Gran Commendatore dell’Ordine, intervenisse.
39 Lettere circolari sono pervenute anche al Gran Magistero italiano, inviate dallo stesso Aurifer, e sono conservate nell’Archivio dell’Ordine sulla Grande Montagna.
40 Cfr.: “L’Initiation” nr. 3 (luglio-agosto-settembre 1974) rubrica “Informations martinistes et autres”.
41 Vedi nota nr. 8 e anche “Bollettino dell’Ordine Martinista nr. 12 (ott.-nov.-dic. 1974) rubrica documenti, pagine 5, 6, 7. Vedi anche Journal Officiel (Francia) del 13/X/74, dichiarazione alla Sottoprefettura di Mantes-la Joilie: “L’Associazione Ordre Martiniste Initiatique, decide la sua cessazione”.
42 Cfr. Réponse du Groupe E. Levi à la circulaire du 5 avril 1968, au président de la Chambre de direction (Arch. Ordine Martinista, Fondo Francia).
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mercoledì 8 maggio 2013
mercoledì 1 maggio 2013
NOTE STORICHE SUL MARTINISMO - Aldebaran
NOTE STORICHE SUL MARTINISMO
di Aldebaran
Nota
della Redazione: Riteniamo di far cosa grata ai martinisti italiani
pubblicando il Quaderno per il grado di Associato, pubblicato nel 1960
ed esaurito nel 1968. L’autore lo ha riveduto e completato sulla base
degli avvenimenti verificatisi dal 1968 ad oggi e delle nuove
documentazioni storiche scaturite dalle ricerche di vari studiosi. Come è
noto il Quaderno fa parte del materiale di istruzione per il grado di
probazione.
PREMESSE
L’equilibrio
delle forze, la legge dei contrari, sta alla base del nostro credo,
così com’è rappresentato dal simbolo dei due triangoli in opposizione
che sta al centro del pentacolo universale del Martinismo. Ciò significa
che non si può essere buoni martinisti se non si tiene nel debito conto
il fatto certo che l’uomo è formato di spirito e di materia, che lo
spirito contempera la materia impedendo all’uomo di essere un bruto, e
che la materia trattiene lo spirito il quale tende a sottrarsi
alle leggi della materia alle quali l’Uomo, in quanto composto, appunto, di spirito e di materia, soggiace.
Su questa legge dell’equilibrio, che è sinonimo di obiettività, abbiamo tentato di stendere queste note storiche, spesso facendoci forza per non cedere alle tentazioni polemiche: i dati sono stati raccolti da pubblicazioni e documentazioni di provenienza assolutamente tradizionale, seppure anche di contraria tendenza; chi sa sceverare il vero dal non vero, la realtà dalla leggenda, la tradizione reale da quella derivata da motivi contingenti, molte volte giustificabili, riesce quasi
sempre – purché ricordi sempre il pentacolo martinista – ad individuare la verità. Ciò perché nessun martinista, ortodosso o eterodosso può mai dimenticare, anche se in preda allo spirito polemico, o succubo di motivi contingenti, che una è la tradizione sulla quale poggia tutta la sua fede.
Secondo fonti incontrollabili ma raccolte cento e più anni fa dai Maestri di Papus e da lui ritenute valide, nel 1720 lo svedese Emanuele Swedenborg, che si può considerare il padre di tutto l’Illuminismo del XVIII° secolo, inventore – fra l’altro – della pompa pneumatica a mercurio, sarebbe riuscito a coordinare i gradi della revisionata massoneria operativa coi preesistenti gradi di alcune Logge di perfezione (gradi riservati agli “accettati”) e con quelli derivati dalle società alchemiche ed ermetiche facenti capo al venerando Ordine dell’Aurea Rosa Croce, costituendo in tal modo un sistema massonico-illuministico composto di dieci gradi in tre sezioni, l’ultima delle quali costituiva il cosiddetto Tempio interiore
alle leggi della materia alle quali l’Uomo, in quanto composto, appunto, di spirito e di materia, soggiace.
Su questa legge dell’equilibrio, che è sinonimo di obiettività, abbiamo tentato di stendere queste note storiche, spesso facendoci forza per non cedere alle tentazioni polemiche: i dati sono stati raccolti da pubblicazioni e documentazioni di provenienza assolutamente tradizionale, seppure anche di contraria tendenza; chi sa sceverare il vero dal non vero, la realtà dalla leggenda, la tradizione reale da quella derivata da motivi contingenti, molte volte giustificabili, riesce quasi
sempre – purché ricordi sempre il pentacolo martinista – ad individuare la verità. Ciò perché nessun martinista, ortodosso o eterodosso può mai dimenticare, anche se in preda allo spirito polemico, o succubo di motivi contingenti, che una è la tradizione sulla quale poggia tutta la sua fede.
Secondo fonti incontrollabili ma raccolte cento e più anni fa dai Maestri di Papus e da lui ritenute valide, nel 1720 lo svedese Emanuele Swedenborg, che si può considerare il padre di tutto l’Illuminismo del XVIII° secolo, inventore – fra l’altro – della pompa pneumatica a mercurio, sarebbe riuscito a coordinare i gradi della revisionata massoneria operativa coi preesistenti gradi di alcune Logge di perfezione (gradi riservati agli “accettati”) e con quelli derivati dalle società alchemiche ed ermetiche facenti capo al venerando Ordine dell’Aurea Rosa Croce, costituendo in tal modo un sistema massonico-illuministico composto di dieci gradi in tre sezioni, l’ultima delle quali costituiva il cosiddetto Tempio interiore
- sezione (massonica) con i gradi di Apprendista, Compagno, Maestro e Maestro Eletto (dall’1 al 4);
- sezione (illuministica) o sezione dei Cohens, Compagno Cohen, Maestro Cohen (dal 5 al 7);
- sezione (attiva) o sezione dei Rosa Croce, con altri tre gradi: Primo Maestro Cohen (Grande Architetto apprendista Rosa Croce); Cavaliere Rosa Croce; Kaddosh o Rosa Croce Illuminato.
Le
tre sezioni avrebbero seguito una dottrina basata fondamentalmente sui
temi cari a Swedenborg: la prima avrebbe studiato la Genesi (creazione e
caduta dell’uomo); la seconda, con carattere sacerdotale, si sarebbe
dedicata allo studio delle scienze occulte; la terza, alla quale
potevano essere ammessi soltanto coloro che dalla dottrina teurgia
potevano passare alla realizzazione pratica, sarebbe stata riservata
allo sviluppo ed all’esercizio dei poteri psichici supernormali.
In
questo sistema, secondo il parere dei maestri dell’Ottocento sarebbero
stati presenti tutti gli elementi ed i valori, sia essoterici che
esoterici, esteriori ed interiori, visibili ed intelliggibili, di quanto
le varie organizzazioni massoniche si proponevano di realizzare, ed
appare chiaro che esso copre tutte le strade che le varie branche del
moderno Martinismo abbiano preso in esame proponendosi di realizzare la
reintegrazione individuale o quella universale. Le attuali strutture –
infatti – degli ordini martinisti (e, meglio, di quelli sedicenti tali) oggi esistenti, non fanno che ripetere, semplificato e modificato, il sistema che Swedenborg avrebbe creato nel 1720.:
infatti – degli ordini martinisti (e, meglio, di quelli sedicenti tali) oggi esistenti, non fanno che ripetere, semplificato e modificato, il sistema che Swedenborg avrebbe creato nel 1720.:
MARTINEZISMO + MARTINISMO + WILLERMOZISMO
Accettando tale versione sarebbe storicamente errato far risalire il primo richiamo ai Cohen a Martines de Pasqually, dato che la gerarchia e addirittura le nomenclature sono pressoché le stesse di quelle di Swedenborg anche se lo scopo sia stato – così si sostiene, non si può dire con quanta obiettività – piuttosto diverso. La teosofia di Pasqually avrebbe mirato a procurare ai suoi adepti il diretto contatto, e cosciente, con gli esseri del mondo divino, e con questo contatto creare i
presupposti per la reintegrazione dell’essere umano al suo stato anteriore a quello della Caduta. Si sarebbe trattato di teurgia nelle sue forme interiori, da non confondersi con le evocazioni ed i comandi alle forze dell’invisibile, che rientrerebbero nella cosiddetta “magia cerimoniale”.
Accettando tale versione sarebbe storicamente errato far risalire il primo richiamo ai Cohen a Martines de Pasqually, dato che la gerarchia e addirittura le nomenclature sono pressoché le stesse di quelle di Swedenborg anche se lo scopo sia stato – così si sostiene, non si può dire con quanta obiettività – piuttosto diverso. La teosofia di Pasqually avrebbe mirato a procurare ai suoi adepti il diretto contatto, e cosciente, con gli esseri del mondo divino, e con questo contatto creare i
presupposti per la reintegrazione dell’essere umano al suo stato anteriore a quello della Caduta. Si sarebbe trattato di teurgia nelle sue forme interiori, da non confondersi con le evocazioni ed i comandi alle forze dell’invisibile, che rientrerebbero nella cosiddetta “magia cerimoniale”.
La preghiera, la meditazione, nonché
l’esercizio della carità erano parti integranti della regola che
prevedeva determinate pratiche riservate ai gradi più elevati, pratiche
definite “verifica della presenza dell’energia prima nei nostri cerchi
sacri” nel corso delle operazioni di quei gradi.
In merito a questo sistema massonico, noto sotto il nome di ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, definito impropriamente martinismo, sarebbe più appropriato, anche se si potrebbe parlare di branca dello swedenborghismo, definirlo martinesismo come qualche storico lo ha chiamato indicando con tale parola la massoneria fondata dal Martinez, derivandola dal nome del fondatore.
Secondo Papus (dottor Gérard Encausse di cui parleremo a lungo più avanti) una prima modifica essenziale dell’Ordine degli Eletti Cohen (martinesista) sarebbe stata effettuata nel 1773 o 74 da Louis-Claude de Saint-Martin uno degli allievi preferiti di Martines (che nel 1771 aveva assunto la segreteria dell’Ordine e, praticamente, si interessava di tutta la corrispondenza) fra i quali erano anche Bacon de la Chevalerie, sostituto di Pasqually nel 1767 secondo Ambelain, e Jean
Baptiste Willermoz, negoziante lionese, massone di ogni tendenza e rito. L’Ordine dei Cohen sarebbe stato così modificato:
In merito a questo sistema massonico, noto sotto il nome di ordine dei cavalieri massoni Eletti Cohen dell’Universo, definito impropriamente martinismo, sarebbe più appropriato, anche se si potrebbe parlare di branca dello swedenborghismo, definirlo martinesismo come qualche storico lo ha chiamato indicando con tale parola la massoneria fondata dal Martinez, derivandola dal nome del fondatore.
Secondo Papus (dottor Gérard Encausse di cui parleremo a lungo più avanti) una prima modifica essenziale dell’Ordine degli Eletti Cohen (martinesista) sarebbe stata effettuata nel 1773 o 74 da Louis-Claude de Saint-Martin uno degli allievi preferiti di Martines (che nel 1771 aveva assunto la segreteria dell’Ordine e, praticamente, si interessava di tutta la corrispondenza) fra i quali erano anche Bacon de la Chevalerie, sostituto di Pasqually nel 1767 secondo Ambelain, e Jean
Baptiste Willermoz, negoziante lionese, massone di ogni tendenza e rito. L’Ordine dei Cohen sarebbe stato così modificato:
- sezione (o Tempio) 1-3 gradi massonici universali; 4 Maestro anziano; 5 Eletto; 6 Grande Architetto; 7 Muratore del segreto;
- sezione (o Tempio) 8 Principe di Gerusalemme; 9 Cavaliere di Palestina; 10 Kaddosh, o Perfetto.
Si
sarebbe trattato di un rito mistico-teosofico che sarebbe stato seguito
dalla Loggia “Les chevaliers bienfaisants” di Lione dove, poi, il
sistema sarebbe stato nuovamente rimaneggiato nel 1782 assumendo il nome
di Rito scozzese riformato di Saint-Martin, con una nomenclatura di
soli sette gradi: 1-3 gradi massonici universali; 4 Maestro perfetto; 5
Eletto; 6 Scozzese; 7 Saggio.
Si tratta sempre di ordini che accoppiano i sistemi massonici (primi tre gradi) a quelli teosofici, con gradi che effettuano operazioni cosiddette teurgiche. Ed è opportuno ricordare come i gradi teosofici e magici (o teurgici) seguano sempre i gradi massonici universali ragion per cui si potrebbe affermare che un massone del 3° grado aveva la porta aperta per accedere ai cosiddetti templi interiori, anche se non aveva avuto l’iniziazione massonica direttamente nell’Ordine. Di tal
considerazione è da tener conto per comprendere certe posizioni assunte nel nostro secolo da alcuni capi martinisti. Saint-Martin, iniziato al martinismo da tale Balzac, raggiunto il grado di Cohen, abbandonò l’esercito dove ricopriva il grado di luogotenente, e divenne – come già accennato – segretario di Martines a Bordeaux. Il 17 aprile 1772 fu iniziato al supremo grado di R+C, due settimane prima della partenza di Martines per Port-au-Prince, dove si recava a raccogliere un’eredità della moglie e dove morirà, due anni dopo, nel settembre del 1774.
Dalle opere di Saint-Martin (Des erreurs et de la vérité, 1775; Tableau naturel des Rapports qui existent entre Dieu, l’homme et l’Univers, 1782; L’homme de Désir, 1790; Ecce Homo, 1792;
Le Nouvel Homme, 1792, fra gli altri) si può agevolmente seguire il turbamento e la catarsi che si succedono nel suo animo. Saint-Martin – è chiaro – ha dei dubbi, e forti, sulle teorie teurgiche di Martines e su quelle spiritiche e contemporaneamente esteriorizzanti di Willermoz, e sta allontanandosi dalla massoneria, pur non potendosi dimenticare di essere massone. Si tratta, in sostanza, di massone mistico, che riprende il sistema delle iniziazioni rituali e dirette, a catena, “La sola iniziazione che io predico… è quella col cui mezzo possiamo entrare nel cuore di Dio e Dio può entrare nel nostro cuore”. Circa le evocazioni teurgiche il suo parere, dopo la “vittoria” cantata da Willermoz nel 1785 (29 aprile) quando “la cosa” o “l’agente sconosciuto” si manifestò in una seduta nel gruppo willermoziano (sembrerebbe che il “contatto” si sia avuto grazie all’intervento della canonichessa Maria Luisa di Monspey, detta Madame Vallière, che avrebbe in qualche modo fatto la parte del medium) è il seguente: “Une voie particulière s’est ouverte à Lyon en 1785. J’y fus appelé pour partager la récolte. Au milieu des nombreuses richesses qu’elle offrait, elle renfermait aussi de la fausse monnaie, et l’on a fini par s’en dégoûter ». E, poi : « Credo che questi tentativi che sono fuori dell’ordine stabilito dalla Provvidenza, possano avere delle conseguenze più funeste che favorevoli al nostro miglioramento ».
La linea da seguire quindi – secondo Saint-Martin, il Filosofo Sconosciuto – è quella individuale, non più quella collettiva. Scrive il barone di Gleichen nei suoi “Ricordi” parlando, appunto, di Saint-Martin: “Aveva delle reticenze insopportabili; si fermava sul più bello al momento in cui sembrava sul punto di rivelare uno dei suoi segreti. Egli ubbidiva ad una voce interiore che gli proibiva di rivelarli. Il suo gran principio era che, nel campo dello spirito, non si deve turbare la marcia dell’uomo. Si affaticava più ad allontanare i suoi discepoli che a cercarli, ritenendosi responsabile degli abusi che essi avrebbero potuto fare di ciò che egli insegnava”. Non va dimenticato che a questa trasformazione di Saint-Martin ha contribuito essenzialmente la sua conoscenza dell’opera di Jacob Böhme, il famoso teosofo tedesco.
È da qui, dall’iniziazione individuale svolta da Saint-Martin, trasmissione diretta, personale, fra “sconosciuti”, che il martinesismo di Pasqually si modificò nel martinismo di Saint-Martin e che a questi fu dato l’appellativo di “Filosofo sconosciuto”, ignoto, che lo indicherà come il ripristinatore della tradizione classica della trasmissione iniziatica da maestro ad allievo, o gruppo di allievi che, a loro volta, trasmetteranno quanto hanno appreso a nuovi allievi in modo che la “verità” non vada perduta.
Questo sistema trovò immediata rispondenza in Russia dove, peraltro, si organizzò in associazioni fin dal 1785.
Jean-Baptiste Willermoz, invece, come si è accennato univa alla passione per le operazioni “teurgiche” quella per le sciarpe massoniche e per gli altisonanti appellativi che le accompagnano.
La sua iniziazione al neo-templarismo tedesco del barone von Hund altrimenti noto come Ordine della Stretta Osservanza templare, lo portò ad interessarsi principalmente di questioni di ordine pratico, amministrativo ed anche politico. I suoi contatti con il Grande Oriente di Francia, costituito nel 1773 e tendente a sottrarre le logge massoniche francesi all’influenza della Grande Loggia d’Inghilterra, ai gruppi “scozzesi” ed alla stessa Stretta Osservanza, la quale ultima si andava imponendo in Europa, lo spinsero a studiare e porre in atto un piano che potesse esautorare la supremazia anglosassone e tedesca, accentrando in Francia, su motivi pseudo umanitari e sociali, la supremazia delle associazioni segrete a carattere speculativo.
Era il tempo degli enciclopedisti, origine di lieviti politici e sociali: la preminenza della nobiltà e del clero e, spessissimo di principi regnanti o di loro rappresentanti nelle logge massoniche, tendeva ad essere sostituita dai rappresentanti della borghesia, avvocati e medici imbevuti di teorie sociali e di errate interpretazioni del periodo classico, culla – a loro avviso – del naturalismo anche estetico e della democrazia.
Indubbiamente Willermoz (ricchissimo negoziante) agiva in perfetta buona fede, ma la sua collusione a Wilhemsbad col barone Knigger, deus ex-machina della Società degli Illuminati di Baviera (la prima associazione a carattere comunista), fondata nel 1775 da Adamo Weishaupt ed alla quale si vuole abbiano appartenuto alcuni dei futuri capi della rivoluzione francese, dimostra com’egli sia rimasto vittima della sua stessa esasperata volontà di sottrarre la Francia occultista alla
supremazia straniera, e delle sue smisurate ambizioni.
Willermoz che, con Saint-Martin, aveva dato grande impulso all’Ordine degli Eletti Cohen di Martines, volle impossessarsi della Stretta Osservanza, asservendola al martinezismo. Al Convento di Lione, nel 1778, da lui convocato, furono gettate le basi per l’affermazione del grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, nono grado dei Cohen nella Loggia di Lione.
Quali siano state le conseguenze di questa “missione Martinesista” (che qualcuno insiste a chiamare martinista) portata da Willermoz in seno alla Stretta Osservanza, apparirà chiaro quando il neo-templarismo (o, meglio, pseudo templarismo) tedesco sarà travolto, in Francia, alla vigilia della rivoluzione, e ne resteranno soltanto alcuni riti rimaneggiati come, ad esempio, il cosiddetto rito scozzese rettificato, di cui dovremo riparlare.
Non è il caso, in un saggio di modestissima mole come queste “Note”, di entrar nel merito o nell’analisi di argomenti che porterebbero assai lontano, con risultati tutt’altro coerenti con quella obiettività che ci siamo proposta sul pieno rispetto del simbolismo dei triangoli contrapposti. Resta comunque sufficientemente chiaro, da quanto sommariamente sopra esposto, che tre sono i filoni dai quali può discendere, più o meno legittimamente, il Martinismo contemporaneo se ci si vuol perdere, appunto, nella selva delle discendenze quanto mai arbitrariamente documentate; Martinesismo (Eletti Cohen di Martines de Pasqually, ordine massonico sorto sulla pretesa nomenclatura swedenborghiana grazie alla patente concessa da Carlo Edoardo Stuart al padre di Martines); Martinismo sulla base degli insegnamenti di Saint-Martin e della restaurata tradizione classica della trasmissione iniziatica diretta, personale, alla quale, poi, tutte le associazioni martiniste più o meno legittime si richiameranno per dimostrare la loro regolarità; Willermosismo, miscuglio di massoneria pseudo-templare e di martinesismo degli Eletti Cohen che, col grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, aveva modificato il neo-templarismo tedesco nella cosiddetta Massoneria di rito scozzese rettificato.
Come vedremo più avanti, di questi tre filoni, l’unico che abbia effettivamente conservato il suo afflato cristiano, che sta alla base dell’autentico martinismo, è quello di Louis-Claude de Saint-Martin, pur ammettendo che negli altri, e particolarmente nel willermosismo, esiste una notevole ed importante funzione di carattere organizzativo, derivata dagli agganci alla massoneria. Funzione che tuttavia, tende a caratterizzare massonicamente i gruppi che al willermosismo si ispirano. Appare poi evidente che, con l’avvento della rivoluzione, gli ordini massonici ed illuministi sono dispersi.
Storicamente è assai difficile provare che cosa sia accaduto in quel periodo in Francia: Martines era già morto a San Domingo; Saint-Martin, ormai completamente abbandonate le logge massoniche, sempre più si isolava nello studio del Böhme; Willermoz, morto nel 1824, sparisce dalla circolazione con l’autoscioglimento del Grande Oriente di Francia nel 1793.
La ripresa – salvo l’apparire di alcune logge giacobine ai tempi del Direttorio – è del 1801 con l’avvento del Rito scozzese antico accettato che, in America, aveva rimaneggiato la nomenclatura del cosiddetto Rito di perfezione o di Heredom in 25 gradi, seguito dalla Loggia degli Imperatori d’Oriente e di Occidente, sorta dal Capitolo di Clermont, aggiungendovi altri sei gradi fra cui quello di cui era stato insignito come incarico ispettivo (Grande Ispettore generale, al quale fu aggiunto il titolo di Sovrano) Stefano Morin, dagli stessi Imperatori, quando egli partì per la Luisiana, pare nel 1762. Nel 1801 il conte de Grasse Tilly, ufficiale francese rientrato da Port au Prince, dopo la rivolta degli indigeni, in possesso di una patente del Supremo Consiglio di Charleston, eresse a Parigi il primo Supremo Consiglio europeo del Rito.
È qui che si pone un interrogativo: quanti autentici martinisti parteciparono alla riorganizzazione dello Scozzesismo? In proposito, pur senza prove e senza logiche connessioni, alcuni autori, fra cui alcuni capi martinisti moderni, sostengono la connessione dello Scozzesismo col Martinismo. Il Soro, ad esempio ed il Porciatti.
A nostro avviso, nonostante il parere contrario di Arturo Reghini sulla questione pitagorica, noi riteniamo – e ci basiamo su dati di fatto e non su motivi di simpatia o, peggio, di “spirito di corpo” (massonico) – che la riorganizzazione della massoneria durante il periodo in cui gli eserciti repubblicani invasero l’Europa, sia proprio da accreditarsi ai martinisti del rito egiziano detto Arcana Arcanorum (o Scala di Napoli) in quali raccolsero in un Ordine massonico denominato
“Antico e primitivo rito di Misraïm seu Aegypti” i 66 gradi “scozzesi” (alti gradi) noti in Europa, ponendoli sopra i tre gradi universali ed aggiungendo ad essi due serie di gradi, una definita mistica con quattro classi, ed una con tre classi, di cui l’ultima, comprendeva i gradi di Napoli, kabbalistici e martinisti.
L’Ordine, probabilmente sorto a Napoli ad opera del Cavaliere d’Aquino, fratello del principe di Caramanica Gran Maestro della massoneria napoletana, appare a Venezia ai tempi di Foscolo (1796-97) poi a Milano; nuovamente a Venezia nel 1801 e poi in Francia ad opera dei fratelli Bedarride che, tuttavia, ritennero opportuno sostituire i quattro rituali dell’Arcana Arcanorum con altri quattro rituali più semplici e che risultavano soltanto kabbalistici.
Non è possibile, qui, prendere maggiormente in esame questa ipotesi ma è certo che passano circa una sessantina e più anni prima che si risenta parlare di Martinismo: si deve giungere al dottor Gérard Encausse (Papus) nato a Corona (Spagna) il 13 luglio 1865, morto a Parigi nel 1916, e all’anno 1888, quando, per un insieme di circostanze che fanno capo alla costituzione, in Francia, dell’Ordine kabbalistico della Rosa Croce, la regola e le trasmissioni secondo Saint-Martin riapparvero con la giustificazione della necessità di “un vivaio” di persone altamente qualificate che potesse procurare gli esaminandi per i gradi della Rosa Croce suddette. Anche a questo proposito si potrebbe scrivere un intero volume di ipotesi più o meno esatte e qualcuna anche abbastanza documentata come quella, ad esempio, della necessità di ricomparsa del martinismo secondo Saint-Martin per combattere il disfacimento delle associazioni massoniche in generale ed anche,
purtroppo, dei riti ortodossi di Misraïm e di Memphis, i quali, in seguito alla continua guerra subita da parte delle conventicole massoniche più forti (Grande Oriente e Gran Loggia scozzese) erano caduti in mano a persone scarsamente qualificate o si erano posti “in sonno” in attesa di tempi migliori.
Prima di passare a sintetizzare la storia del Martinismo moderno, così come noi lo conosciamo ed alle cui dottrine, sistema e scopi ci atteniamo, al quale oggi è necessario richiamarsi (e tutti lo fanno) al fine di poter stabilire una propria reale legittima filiazione, ci sembra opportuno ricordare, con Jean Chaboseau (figlio di Augustin Chaboseau che si scambiò, nel 1888, le iniziazioni di Louis-Claude de Saint-Martin, con Papus) che “l’Ordine fondato da Martines de Pasqually disparve ufficialmente ed ufficiosamente al Convento di Wilhelmsbad e che, composto di massoni, aveva uno scopo ed un metodo di lavoro del tutto particolari. Saint-Martin non ha mai continuato quest’Ordine che, d’altronde, non esisteva come ordine martinista. Come, del resto, lo avrebbe potuto fare lui, che aveva dato le dimissioni da tutte le società massoniche con la nota lettera del 4 luglio 1790, e che cominciò a propagare il suo sistema personale soltanto tre anni dopo, nel 1793? Quanto a Willermoz, preoccupato della massoneria speculativa, consacrò la sua attività, dopo la morte di Martines, alla massoneria scozzese rettificata, regime scozzese dissidente ma sempre massonico”.
Resta dunque, e soltanto, il metodo ritenuto “nuovo” ma invece vecchio quanto il mondo e quindi tradizionale, della trasmissione diretta, che nulla ha a che fare con i Cohens, ma forse, con la Società dei Filosofi Ignoti alla quale si vorrebbe – e chi lo può dimostrare? – abbiano appartenuto Khunrath, Gitchel, Salzmann, Böhme e sulla quale – almeno si ritiene – Saint-Martin plasmerà il gruppo che passa sotto il nome di “Società degli Intimi di Saint-Martin”, come è comprovato da una lettera del professor Koëster, del 1795. Ne consegue che la stessa targa impressa nel 1897, relativa all’Ordine Martinista – l’unico, cioè quello di Papus suo fondatore – targa che proclama la continuità dell’Ordine da Martines de Pasqually, attraverso Saint-Martin e Willermoz, fino a Papus, altro non è che un documento quanto mai incerto e, probabilmente, di pura fantasia, impugnato dal nobile desiderio di giustificare l’organizzazione di un Ordine fin allora inesistente come organismo amministrativo e burocratico, col richiamo di più antiche formazioni illuministe.
NoteSi tratta sempre di ordini che accoppiano i sistemi massonici (primi tre gradi) a quelli teosofici, con gradi che effettuano operazioni cosiddette teurgiche. Ed è opportuno ricordare come i gradi teosofici e magici (o teurgici) seguano sempre i gradi massonici universali ragion per cui si potrebbe affermare che un massone del 3° grado aveva la porta aperta per accedere ai cosiddetti templi interiori, anche se non aveva avuto l’iniziazione massonica direttamente nell’Ordine. Di tal
considerazione è da tener conto per comprendere certe posizioni assunte nel nostro secolo da alcuni capi martinisti. Saint-Martin, iniziato al martinismo da tale Balzac, raggiunto il grado di Cohen, abbandonò l’esercito dove ricopriva il grado di luogotenente, e divenne – come già accennato – segretario di Martines a Bordeaux. Il 17 aprile 1772 fu iniziato al supremo grado di R+C, due settimane prima della partenza di Martines per Port-au-Prince, dove si recava a raccogliere un’eredità della moglie e dove morirà, due anni dopo, nel settembre del 1774.
Dalle opere di Saint-Martin (Des erreurs et de la vérité, 1775; Tableau naturel des Rapports qui existent entre Dieu, l’homme et l’Univers, 1782; L’homme de Désir, 1790; Ecce Homo, 1792;
Le Nouvel Homme, 1792, fra gli altri) si può agevolmente seguire il turbamento e la catarsi che si succedono nel suo animo. Saint-Martin – è chiaro – ha dei dubbi, e forti, sulle teorie teurgiche di Martines e su quelle spiritiche e contemporaneamente esteriorizzanti di Willermoz, e sta allontanandosi dalla massoneria, pur non potendosi dimenticare di essere massone. Si tratta, in sostanza, di massone mistico, che riprende il sistema delle iniziazioni rituali e dirette, a catena, “La sola iniziazione che io predico… è quella col cui mezzo possiamo entrare nel cuore di Dio e Dio può entrare nel nostro cuore”. Circa le evocazioni teurgiche il suo parere, dopo la “vittoria” cantata da Willermoz nel 1785 (29 aprile) quando “la cosa” o “l’agente sconosciuto” si manifestò in una seduta nel gruppo willermoziano (sembrerebbe che il “contatto” si sia avuto grazie all’intervento della canonichessa Maria Luisa di Monspey, detta Madame Vallière, che avrebbe in qualche modo fatto la parte del medium) è il seguente: “Une voie particulière s’est ouverte à Lyon en 1785. J’y fus appelé pour partager la récolte. Au milieu des nombreuses richesses qu’elle offrait, elle renfermait aussi de la fausse monnaie, et l’on a fini par s’en dégoûter ». E, poi : « Credo che questi tentativi che sono fuori dell’ordine stabilito dalla Provvidenza, possano avere delle conseguenze più funeste che favorevoli al nostro miglioramento ».
La linea da seguire quindi – secondo Saint-Martin, il Filosofo Sconosciuto – è quella individuale, non più quella collettiva. Scrive il barone di Gleichen nei suoi “Ricordi” parlando, appunto, di Saint-Martin: “Aveva delle reticenze insopportabili; si fermava sul più bello al momento in cui sembrava sul punto di rivelare uno dei suoi segreti. Egli ubbidiva ad una voce interiore che gli proibiva di rivelarli. Il suo gran principio era che, nel campo dello spirito, non si deve turbare la marcia dell’uomo. Si affaticava più ad allontanare i suoi discepoli che a cercarli, ritenendosi responsabile degli abusi che essi avrebbero potuto fare di ciò che egli insegnava”. Non va dimenticato che a questa trasformazione di Saint-Martin ha contribuito essenzialmente la sua conoscenza dell’opera di Jacob Böhme, il famoso teosofo tedesco.
È da qui, dall’iniziazione individuale svolta da Saint-Martin, trasmissione diretta, personale, fra “sconosciuti”, che il martinesismo di Pasqually si modificò nel martinismo di Saint-Martin e che a questi fu dato l’appellativo di “Filosofo sconosciuto”, ignoto, che lo indicherà come il ripristinatore della tradizione classica della trasmissione iniziatica da maestro ad allievo, o gruppo di allievi che, a loro volta, trasmetteranno quanto hanno appreso a nuovi allievi in modo che la “verità” non vada perduta.
Questo sistema trovò immediata rispondenza in Russia dove, peraltro, si organizzò in associazioni fin dal 1785.
Jean-Baptiste Willermoz, invece, come si è accennato univa alla passione per le operazioni “teurgiche” quella per le sciarpe massoniche e per gli altisonanti appellativi che le accompagnano.
La sua iniziazione al neo-templarismo tedesco del barone von Hund altrimenti noto come Ordine della Stretta Osservanza templare, lo portò ad interessarsi principalmente di questioni di ordine pratico, amministrativo ed anche politico. I suoi contatti con il Grande Oriente di Francia, costituito nel 1773 e tendente a sottrarre le logge massoniche francesi all’influenza della Grande Loggia d’Inghilterra, ai gruppi “scozzesi” ed alla stessa Stretta Osservanza, la quale ultima si andava imponendo in Europa, lo spinsero a studiare e porre in atto un piano che potesse esautorare la supremazia anglosassone e tedesca, accentrando in Francia, su motivi pseudo umanitari e sociali, la supremazia delle associazioni segrete a carattere speculativo.
Era il tempo degli enciclopedisti, origine di lieviti politici e sociali: la preminenza della nobiltà e del clero e, spessissimo di principi regnanti o di loro rappresentanti nelle logge massoniche, tendeva ad essere sostituita dai rappresentanti della borghesia, avvocati e medici imbevuti di teorie sociali e di errate interpretazioni del periodo classico, culla – a loro avviso – del naturalismo anche estetico e della democrazia.
Indubbiamente Willermoz (ricchissimo negoziante) agiva in perfetta buona fede, ma la sua collusione a Wilhemsbad col barone Knigger, deus ex-machina della Società degli Illuminati di Baviera (la prima associazione a carattere comunista), fondata nel 1775 da Adamo Weishaupt ed alla quale si vuole abbiano appartenuto alcuni dei futuri capi della rivoluzione francese, dimostra com’egli sia rimasto vittima della sua stessa esasperata volontà di sottrarre la Francia occultista alla
supremazia straniera, e delle sue smisurate ambizioni.
Willermoz che, con Saint-Martin, aveva dato grande impulso all’Ordine degli Eletti Cohen di Martines, volle impossessarsi della Stretta Osservanza, asservendola al martinezismo. Al Convento di Lione, nel 1778, da lui convocato, furono gettate le basi per l’affermazione del grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, nono grado dei Cohen nella Loggia di Lione.
Quali siano state le conseguenze di questa “missione Martinesista” (che qualcuno insiste a chiamare martinista) portata da Willermoz in seno alla Stretta Osservanza, apparirà chiaro quando il neo-templarismo (o, meglio, pseudo templarismo) tedesco sarà travolto, in Francia, alla vigilia della rivoluzione, e ne resteranno soltanto alcuni riti rimaneggiati come, ad esempio, il cosiddetto rito scozzese rettificato, di cui dovremo riparlare.
Non è il caso, in un saggio di modestissima mole come queste “Note”, di entrar nel merito o nell’analisi di argomenti che porterebbero assai lontano, con risultati tutt’altro coerenti con quella obiettività che ci siamo proposta sul pieno rispetto del simbolismo dei triangoli contrapposti. Resta comunque sufficientemente chiaro, da quanto sommariamente sopra esposto, che tre sono i filoni dai quali può discendere, più o meno legittimamente, il Martinismo contemporaneo se ci si vuol perdere, appunto, nella selva delle discendenze quanto mai arbitrariamente documentate; Martinesismo (Eletti Cohen di Martines de Pasqually, ordine massonico sorto sulla pretesa nomenclatura swedenborghiana grazie alla patente concessa da Carlo Edoardo Stuart al padre di Martines); Martinismo sulla base degli insegnamenti di Saint-Martin e della restaurata tradizione classica della trasmissione iniziatica diretta, personale, alla quale, poi, tutte le associazioni martiniste più o meno legittime si richiameranno per dimostrare la loro regolarità; Willermosismo, miscuglio di massoneria pseudo-templare e di martinesismo degli Eletti Cohen che, col grado di Cavaliere beneficente della Città Santa, aveva modificato il neo-templarismo tedesco nella cosiddetta Massoneria di rito scozzese rettificato.
Come vedremo più avanti, di questi tre filoni, l’unico che abbia effettivamente conservato il suo afflato cristiano, che sta alla base dell’autentico martinismo, è quello di Louis-Claude de Saint-Martin, pur ammettendo che negli altri, e particolarmente nel willermosismo, esiste una notevole ed importante funzione di carattere organizzativo, derivata dagli agganci alla massoneria. Funzione che tuttavia, tende a caratterizzare massonicamente i gruppi che al willermosismo si ispirano. Appare poi evidente che, con l’avvento della rivoluzione, gli ordini massonici ed illuministi sono dispersi.
Storicamente è assai difficile provare che cosa sia accaduto in quel periodo in Francia: Martines era già morto a San Domingo; Saint-Martin, ormai completamente abbandonate le logge massoniche, sempre più si isolava nello studio del Böhme; Willermoz, morto nel 1824, sparisce dalla circolazione con l’autoscioglimento del Grande Oriente di Francia nel 1793.
La ripresa – salvo l’apparire di alcune logge giacobine ai tempi del Direttorio – è del 1801 con l’avvento del Rito scozzese antico accettato che, in America, aveva rimaneggiato la nomenclatura del cosiddetto Rito di perfezione o di Heredom in 25 gradi, seguito dalla Loggia degli Imperatori d’Oriente e di Occidente, sorta dal Capitolo di Clermont, aggiungendovi altri sei gradi fra cui quello di cui era stato insignito come incarico ispettivo (Grande Ispettore generale, al quale fu aggiunto il titolo di Sovrano) Stefano Morin, dagli stessi Imperatori, quando egli partì per la Luisiana, pare nel 1762. Nel 1801 il conte de Grasse Tilly, ufficiale francese rientrato da Port au Prince, dopo la rivolta degli indigeni, in possesso di una patente del Supremo Consiglio di Charleston, eresse a Parigi il primo Supremo Consiglio europeo del Rito.
È qui che si pone un interrogativo: quanti autentici martinisti parteciparono alla riorganizzazione dello Scozzesismo? In proposito, pur senza prove e senza logiche connessioni, alcuni autori, fra cui alcuni capi martinisti moderni, sostengono la connessione dello Scozzesismo col Martinismo. Il Soro, ad esempio ed il Porciatti.
A nostro avviso, nonostante il parere contrario di Arturo Reghini sulla questione pitagorica, noi riteniamo – e ci basiamo su dati di fatto e non su motivi di simpatia o, peggio, di “spirito di corpo” (massonico) – che la riorganizzazione della massoneria durante il periodo in cui gli eserciti repubblicani invasero l’Europa, sia proprio da accreditarsi ai martinisti del rito egiziano detto Arcana Arcanorum (o Scala di Napoli) in quali raccolsero in un Ordine massonico denominato
“Antico e primitivo rito di Misraïm seu Aegypti” i 66 gradi “scozzesi” (alti gradi) noti in Europa, ponendoli sopra i tre gradi universali ed aggiungendo ad essi due serie di gradi, una definita mistica con quattro classi, ed una con tre classi, di cui l’ultima, comprendeva i gradi di Napoli, kabbalistici e martinisti.
L’Ordine, probabilmente sorto a Napoli ad opera del Cavaliere d’Aquino, fratello del principe di Caramanica Gran Maestro della massoneria napoletana, appare a Venezia ai tempi di Foscolo (1796-97) poi a Milano; nuovamente a Venezia nel 1801 e poi in Francia ad opera dei fratelli Bedarride che, tuttavia, ritennero opportuno sostituire i quattro rituali dell’Arcana Arcanorum con altri quattro rituali più semplici e che risultavano soltanto kabbalistici.
Non è possibile, qui, prendere maggiormente in esame questa ipotesi ma è certo che passano circa una sessantina e più anni prima che si risenta parlare di Martinismo: si deve giungere al dottor Gérard Encausse (Papus) nato a Corona (Spagna) il 13 luglio 1865, morto a Parigi nel 1916, e all’anno 1888, quando, per un insieme di circostanze che fanno capo alla costituzione, in Francia, dell’Ordine kabbalistico della Rosa Croce, la regola e le trasmissioni secondo Saint-Martin riapparvero con la giustificazione della necessità di “un vivaio” di persone altamente qualificate che potesse procurare gli esaminandi per i gradi della Rosa Croce suddette. Anche a questo proposito si potrebbe scrivere un intero volume di ipotesi più o meno esatte e qualcuna anche abbastanza documentata come quella, ad esempio, della necessità di ricomparsa del martinismo secondo Saint-Martin per combattere il disfacimento delle associazioni massoniche in generale ed anche,
purtroppo, dei riti ortodossi di Misraïm e di Memphis, i quali, in seguito alla continua guerra subita da parte delle conventicole massoniche più forti (Grande Oriente e Gran Loggia scozzese) erano caduti in mano a persone scarsamente qualificate o si erano posti “in sonno” in attesa di tempi migliori.
Prima di passare a sintetizzare la storia del Martinismo moderno, così come noi lo conosciamo ed alle cui dottrine, sistema e scopi ci atteniamo, al quale oggi è necessario richiamarsi (e tutti lo fanno) al fine di poter stabilire una propria reale legittima filiazione, ci sembra opportuno ricordare, con Jean Chaboseau (figlio di Augustin Chaboseau che si scambiò, nel 1888, le iniziazioni di Louis-Claude de Saint-Martin, con Papus) che “l’Ordine fondato da Martines de Pasqually disparve ufficialmente ed ufficiosamente al Convento di Wilhelmsbad e che, composto di massoni, aveva uno scopo ed un metodo di lavoro del tutto particolari. Saint-Martin non ha mai continuato quest’Ordine che, d’altronde, non esisteva come ordine martinista. Come, del resto, lo avrebbe potuto fare lui, che aveva dato le dimissioni da tutte le società massoniche con la nota lettera del 4 luglio 1790, e che cominciò a propagare il suo sistema personale soltanto tre anni dopo, nel 1793? Quanto a Willermoz, preoccupato della massoneria speculativa, consacrò la sua attività, dopo la morte di Martines, alla massoneria scozzese rettificata, regime scozzese dissidente ma sempre massonico”.
Resta dunque, e soltanto, il metodo ritenuto “nuovo” ma invece vecchio quanto il mondo e quindi tradizionale, della trasmissione diretta, che nulla ha a che fare con i Cohens, ma forse, con la Società dei Filosofi Ignoti alla quale si vorrebbe – e chi lo può dimostrare? – abbiano appartenuto Khunrath, Gitchel, Salzmann, Böhme e sulla quale – almeno si ritiene – Saint-Martin plasmerà il gruppo che passa sotto il nome di “Società degli Intimi di Saint-Martin”, come è comprovato da una lettera del professor Koëster, del 1795. Ne consegue che la stessa targa impressa nel 1897, relativa all’Ordine Martinista – l’unico, cioè quello di Papus suo fondatore – targa che proclama la continuità dell’Ordine da Martines de Pasqually, attraverso Saint-Martin e Willermoz, fino a Papus, altro non è che un documento quanto mai incerto e, probabilmente, di pura fantasia, impugnato dal nobile desiderio di giustificare l’organizzazione di un Ordine fin allora inesistente come organismo amministrativo e burocratico, col richiamo di più antiche formazioni illuministe.
1
Nato a Stoccolma nel 1688 e morto nel 1772, fu ingegnere reale di Carlo
XII ° di Svezia. Dichiarò l’origine solare dei pianeti prima del
Buffon. Astronomo ed astrologo di fama internazionale fu anche rinomato
come veggente. Si interessò di teosofie lasciando numerosi scritti.
2 Queste notizie sono riportate da varie fonti ma, evidentemente, non sono certe, ma fanno parte ella “mitologia” massonica.
3 Analogamente, quasi tutti i sistemi massonici ed illuministici ebbero poi, i loro Templi interiori, dai neo templari agli pseudo templari; dai vari “riti” sorti in Francia nel corso del secolo XVIII°, all’Ordine di Misraïm-Memphis col suo Tempio Mistico, anticamere dell’ultimo grado.
4 Martines avrebbe presentato alla Gran Loggia di Francia una patente che il pretendente d’Inghilterra Carlo Edoardo Stuart avrebbe rilasciato a suo padre nel 1738 (è del 1737 la comparsa in Francia del cav. De Ramsay, agente del
pretendente Stuart che recluta adepti in una massoneria “scozzese” con gradi templari). Secondo l’atto di nozze della vedova di Pasqually, Margherite Collas con il capitano di vascello Jean Dolabarats, ella risulta vedova del “nobile Jacques de Lyoron Latour de Lacaze Joachim dom Martines Pasqualy. Non si sa bene come sia saltato fuori questo cognome: Martines risulta battezzato e professante la religione cattolica ma, secondo Robert Amadou, suo padre, dal nome incerto, era nato ad Alicante nel 1761 ed era un ebreo sposatosi con una cattolica, Suzanne Dumas de Rainau a Bordeaux.
5 Tale modifica non è provata da alcun documento. Tuttavia durante la permanenza di Martines a Port-au-Prince,
Saint-Martin, come segretario generale dell’Ordine ne aveva si può dire, la direzione. Con la morte di Martines e la messa in sonno dell’Ordine degli Eletti Cohen, Willermoz ne continuò in parte i lavori assieme a Saint-Martin, a Lione, nella Loggia “Les chevaliers bienfaisant” della Stretta Osservanza templare.
6 L’atto di morte di Martines, ritrovato al Ministero delle Colonie francesi dice: “Oggi ventuno settembre
millesettecentosettantaquattro à stato sepolto nel cimitero il corpo di M. Joachim Dom Martinez de Pascali Delatour scudiero, nativo della parrocchia di Nôtre-Dame della città e diocesi di Grenoble di circa 48 anni, sposato a Bordeaux con la signorina Colla”.
7 Martinesismo, da Martines; Martinismo, da Martin.
8 Sulla questione del Martinismo in Russia, sulla quale in questi ultimi anni si sono fatte speculazioni, vale la pena di allungarsi con una nota particolareggiata. Le teorie di Saint-Martin, non ancora completamente liberate dalle influenze massoniche e dalle esperienze martiniste, furono portate in Russia dal principe Kourakine, diplomatico russo a Parigi che aveva conosciuto Saint-Martin legandosi con lui in fraterna amicizia. Secondo la cosiddetta “Tradizione Novikov” (mss. del XVIII° e XIX° secolo esistenti al Museo Pouchkine (già Alessandro III°) di Mosca) Nicola Novikov, ex ufficiale della Guardia, che aveva partecipato al colpo di stato che portò sul trono Caterina IIa, avrebbe avuto la trasmissione diretta da Kourakine intorno al 1780, ed avrebbe fondato un gruppo importante che, con alterne vicende, si sarebbe affiancato alla massoneria seguendone le sorti nel 1791 quando Novikov sarebbe stato processato e rinchiuso nella fortezza di Scliselburgo l’anno successivo. Nel 1803 il martinismo russo, capeggiato da tale Labzine, avrebbe ripreso la tradizione di Novikov separandosi dalla massoneria. Dopo il secondo viaggio di Papus in Russia (1905) e l’istituzione di un Supremo Consiglio Martinista per la Russia di cui fu Delegato generale il dottor Czynski Czeslav
(Punar Bhava) il martinismo russo si interessò principalmente di occultismo, spiritismo e “scienze” del genere. Nel 1922 un gruppo di rifugiati a Parigi, sotto la direzione di Serge Marcotoune, avrebbe ottenuto da Jean Bricaud la conferma della sua appartenenza al Supremo Consiglio Martinista d’Ukraina.
9 Verso il 1750 il barone Karl Gotthel von Hund, signore di Altengroktau e di Lips, iniziato in massoneria nel Capitolo di Clermont, in Francia, aveva fondato L’Ordine della Stretta Osservanza templare rimettendo in piedi l’organizzazione
del Tempio con le sue nove province storiche.
10 Al Convento di Wilhelmsbad (1782) furono convocate tutte le potenze massoniche europee che seguivano in
qualche modo il cosiddetto sistema “scozzese” o degli alti gradi. A conclusione del Convento il grado di Cavaliere beneficente della Città Santa fu accettato “come il punto di comunicazione fra l’ordine esterno e l’ordine interiore della Stretta Osservanza”. Willermoz aveva ottenuto quanto desiderava.
11 È assolutamente falso che Saint-Martin, già ufficiale del Re, nobile di nascita, mistico cristiano, sia andato a far la guardia al Tempio durante la prigionia dei Sovrani. Ed è pure falso quanto afferma Louis Blanc nella sua “Storia della
rivoluzione” che il trinomio Liberté, Fraternité, Égalité, sia stato inventato da Saint-Martin. In proposito vale la pena di citare questo breve brano di A. Franck tratto dalla “Filosofia mistica in Francia nel XVIII° secolo”: “Un uomo che, sotto il regime del Terrore, era assorbito da tali letture (Böhme) non era certo pericoloso per la rivoluzione. Ciò nonostante Saint-Martin faceva ombra alle autorità di allora. Un mandato di comparizione fu spiccato contro di lui, ed egli fu sul punto di comparire davanti al tribunale rivoluzionario, come dire salire sul patibolo, quando la caduta di Robespierre e la reazione termidoriana giunsero in tempo a salvarlo”.
12 “Il Gran libro della Natura” dove si sostiene che il Martinismo è il complemento del Rito Scozzese; il “Martinismo e la sua essenza” dove si dice che il Martinismo se non proprio un duplicato dello Scozzesismo ad esso ha sottratto
qualcosa.
2 Queste notizie sono riportate da varie fonti ma, evidentemente, non sono certe, ma fanno parte ella “mitologia” massonica.
3 Analogamente, quasi tutti i sistemi massonici ed illuministici ebbero poi, i loro Templi interiori, dai neo templari agli pseudo templari; dai vari “riti” sorti in Francia nel corso del secolo XVIII°, all’Ordine di Misraïm-Memphis col suo Tempio Mistico, anticamere dell’ultimo grado.
4 Martines avrebbe presentato alla Gran Loggia di Francia una patente che il pretendente d’Inghilterra Carlo Edoardo Stuart avrebbe rilasciato a suo padre nel 1738 (è del 1737 la comparsa in Francia del cav. De Ramsay, agente del
pretendente Stuart che recluta adepti in una massoneria “scozzese” con gradi templari). Secondo l’atto di nozze della vedova di Pasqually, Margherite Collas con il capitano di vascello Jean Dolabarats, ella risulta vedova del “nobile Jacques de Lyoron Latour de Lacaze Joachim dom Martines Pasqualy. Non si sa bene come sia saltato fuori questo cognome: Martines risulta battezzato e professante la religione cattolica ma, secondo Robert Amadou, suo padre, dal nome incerto, era nato ad Alicante nel 1761 ed era un ebreo sposatosi con una cattolica, Suzanne Dumas de Rainau a Bordeaux.
5 Tale modifica non è provata da alcun documento. Tuttavia durante la permanenza di Martines a Port-au-Prince,
Saint-Martin, come segretario generale dell’Ordine ne aveva si può dire, la direzione. Con la morte di Martines e la messa in sonno dell’Ordine degli Eletti Cohen, Willermoz ne continuò in parte i lavori assieme a Saint-Martin, a Lione, nella Loggia “Les chevaliers bienfaisant” della Stretta Osservanza templare.
6 L’atto di morte di Martines, ritrovato al Ministero delle Colonie francesi dice: “Oggi ventuno settembre
millesettecentosettantaquattro à stato sepolto nel cimitero il corpo di M. Joachim Dom Martinez de Pascali Delatour scudiero, nativo della parrocchia di Nôtre-Dame della città e diocesi di Grenoble di circa 48 anni, sposato a Bordeaux con la signorina Colla”.
7 Martinesismo, da Martines; Martinismo, da Martin.
8 Sulla questione del Martinismo in Russia, sulla quale in questi ultimi anni si sono fatte speculazioni, vale la pena di allungarsi con una nota particolareggiata. Le teorie di Saint-Martin, non ancora completamente liberate dalle influenze massoniche e dalle esperienze martiniste, furono portate in Russia dal principe Kourakine, diplomatico russo a Parigi che aveva conosciuto Saint-Martin legandosi con lui in fraterna amicizia. Secondo la cosiddetta “Tradizione Novikov” (mss. del XVIII° e XIX° secolo esistenti al Museo Pouchkine (già Alessandro III°) di Mosca) Nicola Novikov, ex ufficiale della Guardia, che aveva partecipato al colpo di stato che portò sul trono Caterina IIa, avrebbe avuto la trasmissione diretta da Kourakine intorno al 1780, ed avrebbe fondato un gruppo importante che, con alterne vicende, si sarebbe affiancato alla massoneria seguendone le sorti nel 1791 quando Novikov sarebbe stato processato e rinchiuso nella fortezza di Scliselburgo l’anno successivo. Nel 1803 il martinismo russo, capeggiato da tale Labzine, avrebbe ripreso la tradizione di Novikov separandosi dalla massoneria. Dopo il secondo viaggio di Papus in Russia (1905) e l’istituzione di un Supremo Consiglio Martinista per la Russia di cui fu Delegato generale il dottor Czynski Czeslav
(Punar Bhava) il martinismo russo si interessò principalmente di occultismo, spiritismo e “scienze” del genere. Nel 1922 un gruppo di rifugiati a Parigi, sotto la direzione di Serge Marcotoune, avrebbe ottenuto da Jean Bricaud la conferma della sua appartenenza al Supremo Consiglio Martinista d’Ukraina.
9 Verso il 1750 il barone Karl Gotthel von Hund, signore di Altengroktau e di Lips, iniziato in massoneria nel Capitolo di Clermont, in Francia, aveva fondato L’Ordine della Stretta Osservanza templare rimettendo in piedi l’organizzazione
del Tempio con le sue nove province storiche.
10 Al Convento di Wilhelmsbad (1782) furono convocate tutte le potenze massoniche europee che seguivano in
qualche modo il cosiddetto sistema “scozzese” o degli alti gradi. A conclusione del Convento il grado di Cavaliere beneficente della Città Santa fu accettato “come il punto di comunicazione fra l’ordine esterno e l’ordine interiore della Stretta Osservanza”. Willermoz aveva ottenuto quanto desiderava.
11 È assolutamente falso che Saint-Martin, già ufficiale del Re, nobile di nascita, mistico cristiano, sia andato a far la guardia al Tempio durante la prigionia dei Sovrani. Ed è pure falso quanto afferma Louis Blanc nella sua “Storia della
rivoluzione” che il trinomio Liberté, Fraternité, Égalité, sia stato inventato da Saint-Martin. In proposito vale la pena di citare questo breve brano di A. Franck tratto dalla “Filosofia mistica in Francia nel XVIII° secolo”: “Un uomo che, sotto il regime del Terrore, era assorbito da tali letture (Böhme) non era certo pericoloso per la rivoluzione. Ciò nonostante Saint-Martin faceva ombra alle autorità di allora. Un mandato di comparizione fu spiccato contro di lui, ed egli fu sul punto di comparire davanti al tribunale rivoluzionario, come dire salire sul patibolo, quando la caduta di Robespierre e la reazione termidoriana giunsero in tempo a salvarlo”.
12 “Il Gran libro della Natura” dove si sostiene che il Martinismo è il complemento del Rito Scozzese; il “Martinismo e la sua essenza” dove si dice che il Martinismo se non proprio un duplicato dello Scozzesismo ad esso ha sottratto
qualcosa.
martedì 9 aprile 2013
Il Martinismo - Ovidio La Pera
Il Martinismo
è un sistema iniziatico che si richiama agli insegnamenti ed alle
dottrine di Martinès de Pasqually (1727-1774), Jean-Baptiste Wi
lllermoz (1730-1824) e Louis-Claude de Saint-Martin (1743-1803),
tutti e tre operanti in Francia, in ambito massonico. In effetti il
vero fondatore fu Martinès de P a s q u a l l y, uno tra i
personaggi che maggiormente hanno incuriosito l’Europa alla fine del
XVIII° secolo, ma allo stesso tempo dei meno conosciuti e dei più
misteriosi. Coinvolto nei diversi sistemi degli “alti gradi” della
Massoneria settecentesca, egli, in possesso di una bolla o patente
massonica ereditaria che suo padre aveva avuto da Carlo Eduardo
Stuart, nel 1738, che gli consentiva di iniziare “a vista” massoni e
fondare Logge e Capitoli, e in seguito riconosciuta valida anche in
Francia, creò nel 1754 circa, l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti
Cohen (dal vocabolo ebraico cohanim che significa
“sacerdoti”)dell’Universo; cioè un sistema in cui dopo i tre
classici gradi di Apprendista, Compagno e Maestro, si inseriscono
una classe del “Portico”, una del “ Tempio” ed una “Segreta”,
corrispondente al grado di Rosa-Croce. Ma già fin dalla classe del
Portico vengono introdotti i primi fondamenti della dottrina di
Martinès, e cioè della Reintegrazione di ogni essere in senso
universale. Questa dottrina è derivante forse dalla religiosità
marrana, da cui egli probabilmente discende, o da quella degli ebrei
sefarditi, nonché da reminiscenze di certi gruppi gnostici o da
lontani echi della tradizione esoterica islamica; ma anche, da
insegnamenti di impronta cabalistica. Con operazioni di tipo
teurgico sempre più complesse e via via più segrete nell’avanzare
dei gradi, e comunque il tutto espresso attraverso una terminologia
cristiana, questa dottrina veniva impartita all’adepto a cui
spettava il compito di apprendere quale fu la sua origine e qual è
la sua destinazione e quali sono le vie comuni della sua caduta e
della sua risalita. La sua rigenerazione dopo la caduta di Adamo
passa attraverso la faticosa ascesi che permette di raggiungere un
Sacerdozio Cohen, durante il quale egli impara ad avere il dominio
di se stesso e, preparato nel silenzio, con la preghiera, il digiuno
ed altre particolari pratiche, ottiene in determinati giorni la
rivelazione soprannaturale di ciò che Martinès indicava con il
termine C h o s e, ossia la “Cosa”. E ciò era possibile in quanto,
secondo uno dei princìpi di Martinès, ogni uomo è nato profeta e,
per conseguenza, egli è obbligato a coltivare in sè il dono della
visione e perciò della conoscenza, cultura questa alla quale doveva
servire la sua scuola. Quest’Ordine degli Eletti Cohen ebbe il
suo massimo sviluppo dopo il 1770; molte furono le Logge
all’obbedienza della Gran Loggia di Francia che vi aderirono;
Bordeaux ne fu uno dei maggiori centri, ma altre se ne ebbero a
Montpellier, ad Av i g n one, a Foix, a Libourne, a La Rochelle, a
Eu, a Parigi ed in altre località ancora. A P a r i g i
aveva pure la sua sede il Tribunale Sovrano e cioè il supremo organo
amministrativo, formato da vari Rosa-Croce con l’appellativo di
Sovrani giudici, tra cui Bacon de La Chevalerie e J.B. Willermoz ed
altri. Nel 1772 Martinès, per una complessa questione ereditaria,
parte per San Domingo, dove per i due anni successivi cerca di
completare le istruzioni per l’Ordine. Qui però muore nel 1774. E
dopo varie successioni, verificatosi l’attenuarsi delle
“manifestazioni” nell’operatività delle Logge a seguito della
scomparsa dal piano fisico del Maestro, viene presa la decisione di
chiudere lavori e Templi, consegnando gli archivi all’Ordine dei
Filaleti ( L’Ordine dei Filateti, presieduto da Savalette de Lange
costituiva un gruppo massonico dedicato alla storia ed alla
archiviazione di tutto ciò che riguardava l’esoterismo della sua
epoca). Dal Martinismo di Pasqually, o meglio dal Martinezismo, si
distingue il sistema di Willermoz che, allievo di Martinès come
Louis-Claude de Saint-Martin, riconduce le idee del maestro in un
ambito più rigorosamente massonico, seppure con una forte
accentuazione cristianeggiante, dando luogo all’Ordine dei Cavalieri
Beneficenti della Città Santa o Rito Scozzese Rettificato. Per
quanto riguarda Louis-Claude de Saint- Martin, dopo aver avuto i
primi gradi massonici a partire dal 1765, nell’autunno del 1768 è
ricevuto da Martinès tra gli Eletti Cohen col grado di Commendatore
d’Oriente e nel 1772 è ordinato Rosa-Croce. Presto diviene il
segretario di Martinès e collaborerà alla stesura del Trattato sulla
Reintegrazione degli Esseri, opera fondamentale e primaria della
tradizione martinista del suo maestro, che poco e male conosceva la
lingua francese. Dopo la morte di Martinès, Saint-Martin seguirà a
Lione l’amico Willermoz partecipando all’educazione e formazione dei
componenti le logge di Willermoz, e scrivendo in questo periodo,
oltre alla sua famosa opera Degli Errori e della Verità varie opere
contenenti istruzioni di carattere massonico. Saint-Martin però,
avendo maturato, ancora vivente Martinès, l’intenzione di
abbandonare i cerimoniali teurgici, si distaccherà, fermo restando
il concetto di Reintegrazione, dagli insegnamenti ricevuti dal
maestro e al di là di ogni i t e r iniziatico che prevede la
manifestazione esteriore delle forze angeliche ultraterrene,
prevista dalla ritualità degli Eletti Cohen, si dedicherà alla
solitaria ricerca di una via interiore che possa permettere al
divino di manifestarsi nell’uomo come scintilla all’interno del sé
che anela a trasformarsi in fuoco. Lasciata Lione e l’amico Wi l l e
r m o z , Saint-Martin comincia il suo percorso personale ed
individuale viaggiando a lungo in Italia, in Inghilterra, in
Germania dove conoscerà, grazie all’amica Carlotta de Boecklin gli
scritti di colui che sarà il suo secondo grande maestro: Jacob Böhme,
scritti che gli rivelarono quanto, nei documenti di Martinès, aveva
soltanto intravisto. Molte sono le opere che Saint-Martin scriverà
durante la sua vita e da esse emerge che lo spiritualismo, di cui la
via gli era stata prima aperta da Martinès de Pasqually e poi
appianata da Jacob Böhme non è più la “scienza degli spiriti”, ma
quella di Dio; e a differenza dei mistici che si uniscono attraverso
la contemplazione al loro Principio, non è, per Saint-Martin,
solamente la facoltà affettiva che conosce in sé il proprio
principio divino, ma la facoltà intellettuale, attraverso
un’operazione attiva che è il germe della conoscenza.
Per distinguere il Martinismo moderno dovuto
all’insegnamento di Louis-Claude de Saint-Martin da quello di
Martinès, quest’ultimo è stato chiamato Martinezismo. Sempre dalle
sue opere si evidenzia come le tre facoltà animiche dell’uomo,
Pensare, Sentire e Volere siano lo strumento attraverso il quale
“l’Uomo di desiderio” (così lo chiama Saint-Martin) può penetrare
nei suoi più intimi recessi per conoscere se stesso, ovvero il suo
io, così come con i suoi sensi egli perviene alla conoscenza della
sua corporeità. Queste tre facoltà devono però necessariamente
essere educate affinché possano riacquistare, come dice Saint-Martin,
i “diritti della loro destinazione originale”, e pertanto essere
poste nella condizione di riacquistare quella verginità necessaria
perché la concezione e la nascita del “nuovo uomo” possa avvenire in
noi sostituendo così l’uomo antico. Vi è perché ciò possa avvenire
una grande difficoltà, a causa della perenne contraddizione in cui
l’uomo vive: egli infatti evita di essere l’io che sostanzialmente
è, pur facendo uso delle forze del proprio io per le sue necessità
esistenziali. Ma se guardando ciò che esiste, egli non sa darsi una
spiegazione; se osservando le proprie idee, i propri pensieri che
produce muovendosi incontro alle cose per conoscerle, sente che essi
giungono da una zona ignota, egli deve sapere che questa zona ignota
può essere scoperta. Essa è nell’uomo e sta a lui giungervi
indagando in se stesso, compiendo cioè la vera opera al nero della
tradizione ermetica, senza paura di superare con la forza del volere
e la bellezza del pensare, i limiti del pensiero stesso, per
aprirsi, una volta pervenuto al sentire del cuore a ciò che è oltre
i limiti, bruciando al fuoco ridestato nell’Atanor le scorie della
sua personalità, del sé individuato, volendo donarsi oltre esso per
amore del proprio essere, che è essere il mondo, le cose, gli altri,
il proprio io, la Saggezza fluente, la Luce, la Vita, il Logos
solare, l’Amore, per adempiere così il suo ministero. Saint-Martin
esponendo nelle sue opere le necessità dell’uomo di desiderio ci
espone in più occasioni le sue perplessità, oltre che per la via
teurgica , anche per tutte le altre vie tradizionali quali
l’ermetismo, la cabala, l’alchimia, ed altre ancora, che vari
circoli nel suo tempo praticavano, al fine di stabilire un rapporto
tra l’uomo, Dio e l’universo. Da quanto finora detto vediamo che la
via che Saint-Martin indica è in alternativa alle antiche vie; in
una lettera all’amico Kirchberger del 19 giugno 1797, egli afferma
di avere da molto tempo abbandonato quelle iniziazioni attraverso
cui era passato nella sua prima scuola […] per darsi alla sola che
sia secondo il suo cuore. Nel suo romanzo Il Coccodrillo, scritto
tra il 1791 e l’agosto del 1792, Saint-Martin ci dà una perfetta
immagine della nuova via e del modo di operare. Nel Canto 81
l’autore ci narra come ad Eleazar, personaggio principale di tutta
la storia e che simbolicamente raffigura il suo primo maestro
Martinès de P a s q u a l l y, venga sottratta dai cattivi geni
del Coccodrillo la sua polvere magica ottenuta dalla radice, dal
fusto e dalle foglie della “viola doppia”, ossia dalla pansée o
viola del pensiero, e con la quale era sempre riuscito a sconfiggere
il male, per cui, privatone, viene a perdere la sua “forza
elementale”; ma gli rimane il “desiderio” intorno al quale ruota
tutta l’azione. Privato perciò dei poteri che gli conferiva la
polvere della “viola doppia”, il desiderio denudato da ogni egoismo
lo eleva al grado di un’altissima concentrazione da cui domina i
suoi nemici, essendo così rientrato in possesso delle forze delle
sue tre facoltà dell’anima, ossia del pensare, del sentire e del
volere. In questo modo ci viene rivelato che queste tre facoltà sono
il vero modello delle tre sostanze che compongono la polvere; ma
che, come Saint-Martin afferma , l’effluvio dei suoi desideri,
fortificato dalla “concentrazione” è più attivo ancora della polvere
salina racchiusa nella scatola. Ecco allora il nuovo prodigio,
all’uomo antico, E l e a z a r, subentra l’uomo nuovo, l’uomo del
pensiero, ovvero, simbolicamente, L.C. de Saint-Martin stesso, cioè
l’uomo che aveva abbandonato le antiche iniziazioni per quella
secondo il suo cuore …; e che pertanto sostituiva le vie antiche,
ormai prive di poteri, con la via nuova, la via dei tempi moderni,
ovvero la via del pensiero puro, del pensiero vivente. Quest’ultima
affermazione secondo il suo cuore ha indotto molti a considerare la
sua via, in quanto cardiaca, una via umida; niente di più sbagliato,
poiché dalla descrizione fatta risulta che si tratta di una via
cardiaca secca, giacché essa mediante la “concentrazione”, passa per
la testa dovendo, con le forze delle facoltà dell’anima pervenire
all’elevazione del pensiero. In tutte le sue opere L.C. de
Saint-Martin ha sempre insistito sulla necessità dell’elevazione del
pensiero per conquistare lo spirito, ed infatti ha sempre provato
una forte ripugnanza a conquistarlo con delle “operazioni fisiche” e
ciò è provato dal fatto che ancor prima della morte del suo primo
maestro, per il quale conserverà sempre una grande venerazione
avendogli egli aperto la carriera, ossia l’accesso alle verità
sovrannaturali, egli riprenderà la sua libertà per darsi alla sola
via che sia vera - mente secondo il suo cuore. Parlando del pensiero
nella sua opera Degli Errori e della Verità, cap. “Delle affinità
degli esseri pensanti”, l’autore afferma quanto segue: Quando l’uomo
al contrario, cessando di fissare gli occhi sugli esseri sensibili e
corporei, li riconduce sul suo proprio essere, e nell’intento di
conoscerlo fa uso con cura della sua facoltà intellettuale, la sua
vista acquista un’estensione immensa, concepisce e tocca, per così
dire, dei raggi di luce che sente essere fuori di lui, ma di cui
sente pure tutta l’analogia con se stesso; delle idee nuove
discendono in lui, ma è sorpreso, ammirandole, di non trovarle
estranee. Ora, vi vedrebbe egli tanti rapporti con se stesso, se la
loro sorgente e la sua non fossero simili? Si troverebbe così bene e
così soddisfatto alla vista dei barlumi di verità che gli si
trasmettono, se il loro principio ed il suo non avessero la stessa
essenza? È questo che ci fa riconoscere che, essendo il pensiero
dell’uomo simile a quello dell’Essere Primo e a quello della causa
attiva ed intelligente, deve esservi stato tra essi una
corrispondenza perfetta fin dal momento dell’esistenza dell’uomo. Ma
come operare per pervenire a questo pensiero che ci accomuna
all’essere primo? La chiave sta nell’uso che si fa del ternario
pensiero, volontà e azione a cui spesso fa riferimento il nostro
filosofo; con la concentrazione, in effetti, si sviluppa l’azione
generata dalla volontà e dal pensiero che si muovono incontro
all’oggetto del sentire nella zona cardiaca, determinando la
possibilità da parte nostra di varcare quella soglia del mentale che
ci separa dal mondo dell’ intuizione,del pensiero puro, del pensiero
vivente. (Incidentalmente faccio notare che la parola intuizione
viene da intuire, che a sua volta deriva dal latino inter ire cioè
andare dentro, ovvero essere nella cosa e pertanto essere nella
verità. Da ciò la differenza che vi è tra l’iniziato e lo
scienziato, il primo, varcando la soglia del mentale entra
direttamente nel mondo della conoscenza, il secondo invece, giunto
sul limite della soglia coglie qualche bagliore del mondo
dell’intuizione, ma come se ne fosse spaventato si ritrae al di qua
della soglia stessa e cerca di verificare mediante il pensiero
razionale la giustezza dell’intuizione colta). Come vediamo si
ripete l’eterno conflitto tra pensiero razionale e pensiero vivente
come se i due tipi di pensiero si annullassero a vicenda. Non
dimentichiamo la battaglia condotta da L.C. de Saint-Martin contro
la scienza del suo tempo che già allora minacciava con il
materialismo che portava con sé, ogni forma di rapporto con il mondo
divino. Oggi noi che viviamo totalmente in un mondo reso artificiale
dal pensiero razionale e in un tempo scandito da congegni
elettronici, avvertiamo in modo particolare la necessità di
ristabilire quell’equilibrio dato dal mondo dello spirito a queste
due forme di pensiero. Non a caso nell’albero sefirotico della
tradizione cabalistica, le forze che agiscono sulla testa, Chokmah,
ovvero la saggezza o piano dell’intuizione e Binah cioè intelligenza
o piano della razionalità, nate nell’universo ed ivi diffuse, si
equilibrano in essa, una proveniente da destra ed una da sinistra,
creando la base del triangolo che ha per vertice Keter ovvero ciò
che per gli antichi era l’incarnazione di tutto ciò che doveva
discendere negli uomini dal mondo spirituale. Per concludere, una
volta rigenerato il pensiero attraverso la concentrazione e la
meditazione, l’uomo di desiderio potrà operare su di sé quel
risveglio che gli farà ritrovare il più sublime dei suoi diritti che
consiste, come dice il nostro filosofo, nel far uscire Dio dalla sua
propria contemplazione, realizzando così quanto egli stesso afferma
nel cantico 202 della sua opera L’Uomo di desiderio: Non è affatto
all’uomo debole che la gloria del Signore è promessa; prima di
goderne bisogna che il pensiero dell’uomo abbia riacquistato la sua
elevazione. Perché è nel pensiero dell’uomo che si trova la gloria
del Signore. I cieli l’annunciano pure questa gloria, e Davide ce
l’ha detto nei suoi cantici; ma essi non fanno che annunciarla,
mentre il pensiero dell’uomo la giustifica, la prova e la dimostra.
Un giorno i cieli, la terra e l’universo cesseranno di essere e non
potranno più annunciare la gloria di Dio. Quando questo giorno sarà
giunto il pensiero dell’uomo potrà ancora giustificarla, provarla,
dimostrarla, e ciò per la durata di tutte le eternità. Pensate che,
se voi non abbandonaste un pensiero puro e vero che fosse stato
condotto ad un fine vivo ed efficace, vi ristabilireste, in modo
impercettibile ai sensi, nella vostra legge e diverreste fin da
quaggiù i rappresentanti del vostro Dio. Vorrei far notare qui, a
voi tutti, l’estrema importanza di quest’ultimo passo, in quanto
esso ci dice chiaramente quanto sia rilevante operare mediante il
pensiero vivente nel vivere di tutti i giorni, perché solo così si
diverrebbe capaci di far vivere nel cuore di ogni uomo quella forza
che ci renderebbe artefici del regno di Dio in Terra, compiendo in
questo modo il proprio Ministero. Per completare il quadro relativo
al Martinismo, ricordiamo che dopo la chiusura dei lavori e dei
templi avvenuta nel 1780 ad opera di Sebastiano de Las Casas, ultimo
successore di Martinès, continuò a circolare in Europa per tutto il
XIX° secolo, ma particolarmente in Francia, Germania e Russia il
termine Martinista, col quale venivano indicati gli amici e i
seguaci del pensiero di L.C. de Saint-Martin. Soltanto alla fine del
secolo e precisamente nel 1891, Gérard Encausse detto Papus ed
Augustin Chaboseau in virtù di una pretesa catena iniziatica
(non provata) che li legava a Saint-Martin fondano il cosiddetto
“Ordine Martinista”. Dopo la morte di Papus avvenuta nel 1916, si
succedono vari Gran Maestri tra cui Jean Bricaud (1881-1934) che
stabilì la non ammissione all’Ordine per i non massoni e per le
donne. Questa norma è poi decaduta. Attualmente l’Ordine Martinista
è diffuso in tutto il mondo, ed ogni Ordine è sovrano ed
indipendente; in genere quasi tutti hanno un indirizzo che segue
tendenzialmente la linea di Saint-Martin, qualcun altro ha forse una
maggiore propensione per il Martinezismo. Alla Gloria del Grande
Architetto dell’Universo.
Il Martinismo e la Sua Essenza - Umberto Gorel Porciatti - Rama S.I.I
«Il Martinismo
visse oscuramente, lontano dalle convulsioni della società, almeno
nel cerchio esterno, assorbito nella contemplazione dei grandi
misteri della Natura, fin quando il movimento universale verso
l'idealismo addusse ovunque una testimonianza eloquente in favore
dell'opinione affacciata dagli osservatori sinceri, e cioè: che il
materialismo è incapace di corrispondere agli imperiosi bisogni
dello studioso; che il clericalismo è odioso all'uomo che ha dei
veri sentimenti religiosi; che ad un cuor puro ripugna la lotta
indegna fra una filosofia impotente ed una teologia corrotta, e
domanda che entrambe siano una buona volta sepolte sotto il sovrano
disdegno dell'uomo.
«Oggi migliaia di
uomini e di donne cercano un rifugio nella Saggezza degli Antichi,
nella Scienza di quei tempi che non conobbero né persecuzione
religiosa, né intolleranza scientifica — di quei tempi in cui la
saggezza di un iniziato ai Misteri Egiziani, la ricchezza di un
adoratore di Moloch e l'abilità di un settario di Mithra lavoravano
nella più sublime armonia alla costruzione di un Tempio eretto al
Dio di Israele, tempio nel quale una idolatra, la bella regina di
Saba, ed un altro idolatra, Alessandro il Grande, vennero ad adorare
il Santo dei Santi.
«Di fronte a
questo ritorno fatale verso la Saggezza Antica che ha prodotto Rama,
Krishna, Ermete, Mosè, Pitagora, Platone e Gesù, il Martinismo,
depositario di sacre Tradizioni, esce dalla sua volontaria oscurità
ed apre i suoi santuari di scienza agli Uomini del Desiderio capaci
di comprendere i suoi simboli, incoraggiando quello che è animoso,
sconsigliando colui che è debole, sin quando la speciale selezione
dei Superiori Incogniti sia completa; allora, il Martinismo chiuderà
le sue Assemblèe e tornerà al suo sonno secolare».
Tessier
Luigi Claude de
Saint Martin, durante il suo periodo di guarnigione a Bordeaux
(1766-1771) fu affiliato alla Loggia Massonica degli Eletti Scozzesi
alla quale apparteneva pure Martinez de Pasqually, cabalista,
teurgista ed occultista, a cui, come detto, devesi il sistema degli
Eletti Cohens.
Dopo la morte del
Pasqually, abbandonata la divisa militare, Saint Martin effettuò un
viaggio in Italia e dopo si stabilì a Parigi ove raccolse un
cenacolo che fu detto «degli Uomini del Desiderio» poiché gli adepti
si dedicavano con tutte le loro forze alla ricerca della Verità.
Da questo cenacolo
nacque l'Ordine Martinista che assunse la caratteristica di catena
esoterica formata fra gli adepti dei quali era richiesta
l'attitudine naturale, la possibilità intellettuale e la volontà di
«conoscere» e di elevarsi interiormente a profitto dell'umanità.
All'affermarsi ed al rapido diffondersi dell'Ordine contribuì
potentemente l'opera di G. B. Willermoz che fu del Maestro il più
attivo collaboratore; dalla Francia l'Ordine, che già aveva assunto
la forma di ramificazione illuministica del Rito Scozzese, si
diffuse in Europa ed in America; nel 1887 fu riorganizzato e gli fu
impresso un carattere più «intimo», tale da legare tutti gli
aderenti con un vincolo spirituale intimamente sentito, vincolo
animico più che comunanza di indirizzo del pensiero.
L'Italia, per
quella idealità cavalleresca e mistica che sta nel fondo della
nostra razza, ove è fusa ad una particolare genialità, non soltanto
accolse il Martinismo ma gli conferì delle espressioni particolari e
ne sviluppò il concetto.
Già nel 1924
l'Ordine italiano assunse caratteristica autonomia procedendo alla
formazione di un suo Supremo Consiglio a reggere il quale fu
chiamato l'avv. A. Sacchi (Sinesius), coadiuvato da un certo numero
di Gr. Maestri Regionali alla cui opera coraggiosa si deve la
conservazione dell'Ordine durante tutto il periodo dittatoriale
subito dal nostro Paese.
Alla base dell'adeptato
Martinista è la più ampia libertà di pensiero e di coscienza, la più
completa indipendenza in fatto di religione, ma un vincolo potente
lega tutti gli aderenti all'Ordine, di cui l'abnegazione profonda
che è necessaria per esservi accolti, educata e potenziata, nonché
la progressiva catarsi che adduce alla rinascita spirituale
risvegliando in noi il «divin bambino» determina in effetto una
coesione così intima contro cui qualsiasi azione è praticamente
inoperante.
Di quale forza di
coesione sia capace un assieme costituito da oneste persone per le
quali lo spirito di fratellanza è una seconda coscienza, e l'adeptato
prescelto è sentito in tutta la sua bellezza, ne abbiamo la prova
nel recente periodo di persecuzione di tutte le collettività che
direttamente od indirettamente avversavano le forme dittatoriali.
Disposto per
l'annientamento di tutte le associazioni a carattere indipendente,
la maggioranza delle comunità più note si disciolse non soltanto
apparentemente ma pure sostanzialmente poiché ad esse mancava quel
cemento costituito dalla reciproca fiducia e dalla forza di un
ideale compreso tanto profondamente da ammettere anche il sacrificio
personale; di esse rimasero solo dei singoli, il più delle volte
isolati, che furono quelli che, con il ritorno delle possibilità di
azione, levarono alta l'antica fiaccola, cercando con essa di
illuminare gli spiriti e pervenire ad una effettiva fratellanza che
non venga meno quando più se ne fa sentire il bisogno.
La maggior parte
delle collettività mancò al proprio compito quando tanto utile ne
sarebbe stata l'azione; ma non fu così dell'Ordine Martinista che
continuò silenzioso nell'opera sua, orientata, per la necessità del
momento, principalmente alla rivalorizzazione della dignità umana;
il suo lavoro fu prudente, tranquillo ed efficace tanto da
preoccupare i dominatori. Chi scrive lo fa con competenza in merito,
e, per non dire che di cose vedute, e vissute, si riferisce ad una
serie di circolari che ha sottocchio, circolari «riservatissime» in
cui le Autorità di allora richiamano l'attenzione dei dipendenti ad
una accurata vigilanza su certe «Società di Mutuo Soccorso a
carattere Massonico, illuministico, ecc.». Sono circolari che vanno
dal gennaio 1928 al dicembre 1938; quella del 10 settembre 1929 ha
per «oggetto» l'«Ordine Martinista» ed in essa sono i nomi di Aldo
Lavagnini, Alessandro Sacchi, Adolfo Banti, nomi sacri al Martinismo
Italiano e di cui il ricordo è vivo in tutti.
E che dire poi
dell'attuale Sovrano Gran Maestro Generale miracolosamente sfuggito
ad una persecuzione che molto ricorda quella dei Templari, che oltre
alle pene fisiche cui fu sottoposto ebbe a subire del lancinante
dolore di veder cadere nobili Fratelli cui si sarebbe volentieri
sostituito?
Vi è tanto quanto
basta a porre in evidenza, per chi non lo senta, tutta la potenza
fascinatrice di un Ordine!
L'Ordine
Martinista ha assunto oggi in Italia una caratteristica sua,
perfettamente aderente ai suoi principi fondamentali, e ciò grazie
all'opera del suo attuale Sovrano Gran Maestro Generale che non è
secondo a nessuno in fatto di speciale competenza e di
raffinatissima sensibilità.
Esso comporta due
sezioni: quella exoterica comprendente gli «Associati», quella
esoterica che in tre gradi affronta l'erta iniziatica.
Molto opportuna la
prima sezione che, mentre dà modo al postulante di ambientarsi,
permette di meglio conoscerlo rendendosi conto se sia utile avviarlo
verso quelle mète che non sono di tutti oppure se sia più
conveniente di dissuadervelo.
Ai tre gradi
iniziatici ne fanno seguito altri sei che sono prevalentemente
amministrativi.
Alla «valle»
massonica, il Martinismo sostituisce la «collina»; nessuna
pretensione in ciò, né uno sciocco desiderio di differenziazione, ma
piuttosto l'intendimento di precisare che ad una «Accademia» non si
può pervenire che dopo aver superato un non facile cammino; se la
Massoneria esige che gli aspiranti ad essi siano «uomini liberi e di
buoni costumi», il Martinismo chiede, oltre a ciò, che essi siano
dotati di buon volere, siano «uomini del Desiderio» il che implica
qualcosa di più e quasi comincia laddove la Massoneria ha già
cominciato. Nel Martinismo, poi, possono progredire (come del resto
anche in Massoneria che a tale scopo si divide nel Rito Scozzese, in
Massoneria Operativa ed in Massoneria Speculativa) soltanto coloro
che dispongono di particolari doti e di una certa cultura specifica,
a cui, l'Ordine Italiano, per iniziativa del suo attuale Sovrano,
provvede con speciali corsi facoltativi e gratuiti.
Non deve
sorprendere che la «graduatoria» Martinista sia tanto semplificata;
essa si inspira alla forma più nota della progressione iniziatica
egizia, cioè quella primitiva, ed afferma vigorosamente il concetto
del ternario. Si riallaccia pure alla primitiva forma Massonica,
essa pure in tre gradi, la quale, nel suo concetto originario,
intendeva pervenire alla integrale catarsi dell'Iniziando,
determinare la «morte» del Profano, e, per essa, vedere nascere
l'Iniziato.
D'altra parte il
numero dei gradi in una gerarchia di valori spirituali ha una
importanza assai meschina poiché qualunque gerarchia altro non è che
una forma di riconoscimento di valori personali, una valorizzazione,
destinata a stabilire delle distinzioni più adatte a dei profani che
non a degli Iniziati, il cui valore intrinseco assume delle forme
penetrative, suggestive, che, secondo la loro stessa potenza,
costituiscono una effettiva graduatoria. Questi tre gradi vanno
perciò intesi più come sezioni che come gradi veri e propri; i primi
due, specialmente, destinati a completare fa preparazione e le
cognizioni assolutamente necessarie al volenteroso cui si affaccia
lo sconfinato panorama del «Superiore Incognito».
Un Ordine
Iniziatico inspirato alla dottrina di Ermete ed alla Cabala, denso
di concetto quale è il Martinismo non poteva mancare di simboli
espressivi, di quelle espressioni sintetiche del pensiero che sole
possono trasmettere magicamente tutta l'anima di un concetto; esso
infatti ne ha di tre specie: mobili, grafici ed individuali.
Per un particolare
rispetto al buon volere del suo ideatore, il Martinismo italiano ha
conservati intatti i simboli originari per quanto esso sia dominato
non tanto dallo scopo di fare rivivere la tradizione quanto da
quello ben più importante di «animare» la tradizione. È per questo
che esso ha conservato anche quello costituito dal Sacro Tetragramma
nel cui centro si è innestata la «scin» ebraica; non si è inteso con
questo di avvalorare un errore glossologico che risale alla prima
metà del 15° secolo, pare a Joannis Reuclin, quando scarsa era la
conoscenza dell'ebraico (errore ribadito da Cornelio Agrippa, da
Kircher ed altri molti), ma semplicemente per conservare
l'allusione, anche se scorretta, della incarnazione del ternario (la
scin è 21a lettera dell'alfabeto ebraico e vale 300) nel quaternario
del Gran Nome, e su di ciò richiamare l'attenzione dell'Iniziando e
portarlo al desiderio di approfondire la sconosciuta legge del
settenario, legge che impera in modo stupefacente in tutti i campi
della Vita.
Appartengono ai
simboli mobili, i parati, le luminarie, le colonne, l'arco; e quelli
grafici la croce, il cerchio, il pentagramma, il Pentacolo
universale; ai personali, la maschera ed il mantello.
In tutte le scuole
iniziatiche lo studio del simbolo rappresenta una delle parti più
importanti poiché esso rappresenta, come dice Oswald Wirth, «una
finestra sull'infinito» e saremmo tentati di farne oggetto di
qualche nostra breve considerazione se non ci trattenesse il
carattere che abbiamo voluto dare a queste note, di rapido esame
generale che molto tocca e nulla svolge, in modo da obbligare a
pensare, a penetrare, a contribuire con apporto pensativo alla
stabilizzazione del proprio volere. Ma per quanto chi scrive queste
righe non si senta capace di spaziare oltre i limiti di un cerchio
di determinato sviluppo, si ripromette, se altri non lo farà prima e
meglio, di farne oggetto di una breve monografia a parte.
Estratto da:
IL MARTINISMO E
LA SUA ESSENZA
DI UMBERTO GOREL PORCIATTI – RAMA
S.I.I.
Casa Editrice Ardenza - Napoli
1946
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