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giovedì 17 novembre 2016

Papus Mistico Cristiano (Traduzione di Francesco S:::I:::)

Arriviamo ai giorni ove la Chiesa visibile riprende le sue forze spirituali nella Comunione della Chiesa Invisibile del Cristo, ove la pietà dei vivi depone un fiore sulla tomba dei morti sulla Terra… Che anch'io mi sono permesso di far fiorire,ricordando un grande illuminato dimenticato:  Papus. Che il suo Spirito, sempre a noi vicino,prosegua il suo cammino ed accolga questo omaggio con il sorriso indulgente che un tempo ci donava,ad ogni nostra domanda,con un bagliore del suo profondo sguardo,a noi ardenti ricercatori della verità.
E qual più bel fiore potrei offrirgli, se non quello che gli offro nel far rivivere per un istante, a tutti quelli che lui aiutò e che guardano ancora nel profondo dei loro stessi ricordi, al vero amore che la nostra guida aveva per il Signore Gesù? Il Cristo è diventato per la gran parte dei più vecchi allievi di Papus, il fine definitivo dei loro sforzi ,ma , molti sembrano aver dimenticato che è lui a mostrare per primo il divino splendore del Crocifisso. È per questo che io sono felice di rendere al mio Maestro questo pubblico omaggio e di piacere agli occhi dei lettori della Psyché. Questi due o tre passaggi dove Papus lascia intravedere a tutti che l’occulto lo condusse alla mistica e quanto profondamente egli comprese, che solo in Gesù  c’è la Vera Luce, e nel suo Amore la Sola Via. Un pensiero tenero, uno slancio di riconoscenza, caro amico sconosciuto, e lo Spirito di Papus ne sarà fortificato.
Papus ci disse:
“la prima via dell’illuminazione è la più rara: è quella che bisogna seguire fino dal momento in cui  l’Invisibile agisce direttamente sull’essere per sua propria scelta, senza che gli venga chiesto o che lo si attenda. Il caso di Swedenborg e quello di Giovanna d’Arco sono tipici di questo fatto straordinario. Dopo il primo choc, che stabilisce i rapporti tra i due piani, la comunicazione avviene semplicemente, ma sempre sotto la diretta guida dell’Invisibile e senza che il soggetto perda, anche per un secondo, il controllo delle sue facoltà.
L’altra via dell’illuminazione è più facile, in quanto questa può essere seguita con metodo, ossia solo sotto la direzione dei maestri viventi. Quando diciamo più facile dovremmo aggiungere “inizialmente” poiché , come tutta la via mistica, essa è piena di prove, d’umiliazioni, di sacrifici costanti che all’inizio scoraggiano anche i più zelanti. La storia degli amici di Gitchel è,sotto questo punto di vista,illuminante. Questo gruppo era formato da 20 persone Gitchel compreso, prima di decidere  di fare di tutto per seguire questa via,ma nell’affrontare le prime prove,che portarono perdita di soldi, di salute e di speranze, diciannove lasciarono; solo Gitchel restò ed arrivò alla fine. 
Molte fraternità iniziatiche conducono i loro membri verso questa via. Si comincia con la purificazione corporale per mezzo di un regime, in generale vegetariano, e con la forza mentale. Qui vi è questo piccolo debutto con il pericolo che il nostro egoismo faccia si che il soggetto creda di essere il “più puro” di tutti e non vuole sporcare la sua “ purezza” con delle frequentazioni astrali o fisiche di cattivo gusto. Gli sfortunati che hanno queste idee si disorientano, lasciano il piano cardiaco di Carità e Amore per il piano mentale farcito d’orgoglio. Così facendo vengono condotti nel soggiorno astrale ove il serpente Pantheo l’illude facilmente. Per un soggetto così,che è uscito dalla via cardiaca , la ginnastica astrale è tutto, la preghiera e il piano di personalità divina non esistono affatto; poiché il suo orgoglio lo porta a negare tutto quello che non percepisce. È un debuttante che bisogna comprendere ed aiutare se possibile, senza giudicarlo, poiché è vietato giudicarlo se non si vuole essere giudicati noi stessi. Se si è superato questo primo passo e se si superano le illusioni del serpente astrale, lo si deve al soccorso di una potenza invisibile del piano divino; chiamiamola : angelo guardiano, ricevitore di luce o inviato dalla vergine celeste. Questo importa poco; il solo fatto è interessante. La nozione della sua umiltà reale, fortificata dalla nozione esatta degli altri esseri non demonizzati come noi, spinge il soggetto a gettarsi “ verso la preghiera ardente” nelle braccia del Riparatore che è tutto, poiché lui non fa nulla per trascinare  o sparlare dei suoi poveri fratelli e non li giudica e non li condanna. Allora si sviluppa sia l’audizione diretta del cuore, sia la visione diretta per mezzo della ghiandola pineale e i suoi annessi,sia il tocco a distanza attraverso i centri del plesso solare; tutte facoltà sconosciute dai nostri fisiologisti “del torrente” come diceva Saint Martin.”
“l’essere così sviluppato non teme di perdere la sua purezza in mezzo agli impuri. Così come il Cristo ha mostrato la via, vivendo in mezzo ai sofferenti ed agli umili come l’illuminato cristiano si mescola ai malati, ai disperati ed ai poveri.  Ed è con lo sforzo costante verso la divisione di quello che gli è stato donato con chi non ha niente,che si fortificano le sue aspirazioni e i suoi meriti ed allo stesso tempo anche le sue facoltà. Allora la percezione delle personalità divine divengono più acute, gli avvertimenti sono costanti e il soggetto può abbandonarsi senza temere alla direzione del Padre che gli dona la vita, del Figlio che gli dona il processo intellettuale con il Verbo e con l’Amore dello Spirito che lo illumina.” (Papus: vita di Louis Claude de Saint-Martin)
(…) «  come  riprendere la lettura per l’imitazione , del Vangelo o anche dei libri di morale buddista, come pervenire alle certezze quando vi sono dei fatti così positivi rispetto ai fatti occulti; come infine aprire il proprio essere morale alla preghiera e alle influenze dell’Altissimo, quando ci si crede qualcuno o quando ci si sente al “centro dell’Universo”? Non vi è che una sola via: l’umiltà ! Il ritorno al piano di comunione universale.dove la pietra, la pianta e tutte le modalità dell’anima del mondo si uniscono nello stesso e totale ringraziamento. Cessate di credervi qualcuno; abbiate il sentimento che, davanti all’immensa potenza dell’Altissimo, siete appena una piccola cosa. Fraternizzate con chi su tutti i livelli,non è alla vostra altezza. Seguite i poveri di cuore,i poveri di spirito o di corpo, fate loro capire che le prove alle quali veniamo sottoposti dobbiamo benedirle e non odiarle, la vostra libera ragione , la vostra orgogliosa volontà si piegherà con benevolenza, senza perdere nulla della sua qualità,così facendo la vita del cuore si sveglierà in voi. Allora, i fatti si cancellano davanti alle idee che rivelano e traducono. Le divisioni delle religioni e delle sette spariranno nell’amore universale dei peccatori e dei deboli e l’anima, circondata dall’estasi e dall’infinito, crea, poco a poco, queste basi terrestri sulle quali deve esercitare la sua attività. Così l’illuminato diviene un solitario, un mistico; è la via di Swedenborg e di Claude de Saint-Martin, è la la strada che indicano i cavalieri spirituali di cui il Martinismo è un esempio.
Ma l’essere umano è completo solo con l’unione delle anime gemelle separate all’atto dell’incarnazione fisica; così l’Essere spirituale nasce nell’uomo,con tutto il suo splendore solo grazie ad un nuovo e più considerevole sforzo e l’uomo realizza l’unione del cervello e del cuore, del fatto e della legge per sviluppare l’unità del principio.
Questa scienza illuminata dalla fede, questa fede coagulata dalla Scienza, bisogna consacrarla in favore dei deboli e degli oppressi, e l’azione spirituale, più ancora della naturale, devono ora essere il fine di colui che aspira alle sofferenze coscienti del terzo stadio.
Rimanendo sempre sconosciuto, egli deve salvare quelle stesse persone che lo scherniscono e lo calunniano, deve evitare loro il dolore e prenderlo su sé stesso. Non deve mai arrogarsi il diritto di fare sfoggio dei suoi poteri reali, egli non può dire di essere superiore agli altri uomini,anche al più ignorante ed al pegior peccatore degli uomini, poiché egli è nel piano dove tutta la superiorità è sparita davanti alla necessità della devozione universale.
Questa è anche la via indicata dall’ordine degli illuminati della Rosa-Croce; è la via dei Pneumatici  ed è la strada che Gesù rivela a chi lo vuole seguire. Non si raggiunge mai il sentiero dei maestri,quello della vita e della sofferenza con il corpo astrale; solo il corpo spirituale può arrivarci.

www.martinismo.net

lunedì 24 marzo 2014

PREGHIERA DELL'ARDENTE AMORE DI DIO JAKOB BÖHME

O tu, Iddio santo, che dimori nella Luce a cui nessuno può giungere se non l'amore del tuo Figlio Gesù Cristo, l'amore che per pura grazia versasti per suo mezzo all'umanità, con cui tu amasti noi poveri uomini prima ancora della creazione del mondo e per cui tu ci liberasti dall'angoscia e dal potere della morte; tu ci offri questo amore attraverso tuo figlio Gesù Cristo, nell'ardente fiammeggiare del tuo spirito, noi ti preghiamo, concedilo a noi.
Io povero uomo indegno, mi riconosco senza meriti per tali benefici; ma poiché tu hai rivelato il tuo amore nella nostra umanità che tu hai assunto, e chiami a te i miseri peccatori perduti, e ti sei fatto carne, per cercarli nelle loro stesse colpe e nella loro miseria e liberarli dal peccato e renderli beati, come dice la tua parola; ecco io vengo a te, o Padre pieno di amore, chiamato dalla tua parola e prendo la tua parola e la tua verità nel mio cuore, nell'anima mia e la stringo a me come tuo dono, e ti prego, o fiammante amore di Dio, donato a noi, povere anime assetate, in Gesù Cristo, accendi anche la mia povera anima con questo amore, perché io riceva nuova vita e nuovo volere e sia fatto libero dal carcere della tua ira e dalla vendetta della morte.
O ardente amore di Dio, che infrangesti nella nostra Umanità la morte e distruggesti l'Abisso e ci conducesti attraverso la morte alla vittoria in Cristo, tu che scendesti sulla bocca e nel cuore degli Apostoli in fiamma splendente, e infiammasti tutti i tuoi Santi, e compisti per opera loro i tuoi miracoli, tu che ami e sorreggi il mondo intero e tutte le creature, a te io vengo e in te tutto io mi abbandono.
O divina fonte infinita, sgorga nel profondo mio spirito, accendi anche in me il fuoco del tuo amore, perché il mio spirito arda tutto del tuo amore, e in esso io ti riconosca e ti lodi.
O santità infinita, per i meriti del nostro Salvatore Gesù Cristo, per il suo sangue e la sua morte, io mi volgo a Te, mi getto nella tua fiamma. Per la sua resurrezione e la sua ascensione io elevo il mio volere a Te e lo abbandono interamente in Te, perché tu faccia di lui ciò che tu vuoi. Liberalo dal falso piacere, spezzagli le catene, perché egli aspiri solo a Te.
O forza santa di Dio, che stai nel cielo e sulla terra, e sei tanto vicina ad ogni cosa, versati anche in me, perché io rinasca nuovamente in Te, ed in Te rinverdisca e produca buoni frutti, come un tralcio della vite del mio Salvatore Gesù Cristo, a tua lode ed eterna potenza.
O porta di santità di Dio, risplendi nel tuo tempio del mio spirito, perché io cammini nel tuo amore, e in ogni tempo ti celebri, e ti serva in Santità e in giustizia, come tu vuoi, perché tu sei l'unico Dio, Padre, Figlio e Santo Spirito, lodato e celebrato nell'eternità. Amen.
 
 

venerdì 21 marzo 2014

I SETTE SALMI PENITENZIALI


A seguire i sette salmi penitenziali il cui utilizzo è consigliato all'interno di un processo di purificazione e spoliazione, necessario prima di poter porre in essere ogni altra forma di operatività luni-solare.
PSALMUS 6 – 1° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. Fidibus. Super octavam. PSALMUS. David.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me.
3 Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum;
sana me, Domine, quoniam conturbata sunt ossa mea.
4 Et anima mea turbata est valde,
sed tu, Domine, usquequo?
5 Convertere, Domine, eripe animam meam;
salvum me fac propter misericordiam tuam.
6 Quoniam non est in morte, qui memor sit tui;
in inferno autem quis confitebitur tibi?
7 Laboravi in gemitu meo,
lavabam per singulas noctes lectum meum;
lacrimis meis stratum meum rigabam.
8 Turbatus est a maerore oculus meus,
inveteravi inter omnes inimicos meos.
9 Discedite a me, omnes, qui operamini iniquitatem,
quoniam exaudivit Dominus vocem fletus mei.
10 Exaudivit Dominus deprecationem meam,
Dominus orationem meam suscepit.
11 Erubescant et conturbentur vehementer omnes inimici mei;
convertantur et erubescant valde velociter.
PSALMUS 32 (31) – 2° Salmo penitenziale
1 David. Maskil.
Beatus, cui remissa est iniquitas,
et obtectum est peccatum.
2 Beatus vir, cui non imputavit Dominus delictum,
nec est in spiritu eius dolus.
3 Quoniam tacui, inveteraverunt ossa mea,
dum rugirem tota die.
4 Quoniam die ac nocte gravata est super me manus tua,
immutatus est vigor meus in ardoribus aestatis.
5 Peccatum meum cognitum tibi feci
et delictum meum non abscondi.
Dixi: " Confitebor adversum me iniquitatem meam Domino ".
Et tu remisisti impietatem peccati mei.
6 Propter hoc orabit ad te omnis sanctus in tempore opportuno.
Et in diluvio aquarum multarum
ad eum non approximabunt.
7 Tu es refugium meum, a tribulatione conservabis me;
exsultationibus salutis circumdabis me.
8 Intellectum tibi dabo et instruam te in via, qua gradieris;
firmabo super te oculos meos.
9 Nolite fieri sicut equus et mulus,
quibus non est intellectus;
in camo et freno si accedis ad constringendum,
non approximant ad te.
10 Multi dolores impii,
sperantem autem in Domino misericordia circumdabit.
11 Laetamini in Domino et exsultate, iusti;
et gloriamini, omnes recti corde.
PSALMUS 38 (37) – 3° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David. Ad commemorandum.
2 Domine, ne in furore tuo arguas me
neque in ira tua corripias me,
3 quoniam sagittae tuae infixae sunt mihi,
et descendit super me manus tua.
4 Non est sanitas in carne mea a facie indignationis tuae,
non est pax ossibus meis a facie peccatorum meorum.
5 Quoniam iniquitates meae supergressae sunt caput meum
et sicut onus grave gravant me nimis. -
6 Putruerunt et corrupti sunt livores mei
a facie insipientiae meae.
7 Inclinatus sum et incurvatus nimis;
tota die contristatus ingrediebar.
8 Quoniam lumbi mei impleti sunt ardoribus,
et non est sanitas in carne mea.
9 Afflictus sum et humiliatus sum nimis,
rugiebam a gemitu cordis mei.
10 Domine, ante te omne desiderium meum,
et gemitus meus a te non est absconditus.
11 Palpitavit cor meum, dereliquit me virtus mea,
et lumen oculorum meorum, et ipsum non est mecum.
12 Amici mei et proximi mei
procul a plaga mea steterunt,
et propinqui mei de longe steterunt.
13 Et laqueos posuerunt, qui quaerebant animam meam;
et, qui requirebant mala mihi, locuti sunt insidias
et dolos tota die meditabantur.
14 Ego autem tamquam surdus non audiebam
et sicut mutus non aperiens os suum;
15 et factus sum sicut homo non audiens
et non habens in ore suo redargutiones.
16 Quoniam in te, Domine, speravi,
tu exaudies, Domine Deus meus.
17 Quia dixi: "Ne quando supergaudeant mihi;
dum commoventur pedes mei,
magnificantur super me ".
18 Quoniam ego in lapsum paratus sum,
et dolor meus in conspectu meo semper.
19 Quoniam iniquitatem meam annuntiabo
et sollicitus sum de peccato meo.
20 Inimici autem mei vivunt et confirmati sunt;
et multiplicati sunt, qui oderunt me inique.
21 Retribuentes mala pro bonis detrahebant mihi,
pro eo quod sequebar bonitatem.
22 Ne derelinquas me, Domine;
Deus meus, ne discesseris a me.
23 Festina in adiutorium meum,
Domine, salus mea.
PSALMUS 51 (50) – 4° Salmo penitenziale
1 Magistro chori. PSALMUS. David,
2 cum venit ad eum Nathan propheta,
postquam cum Bethsabee peccavit.
3 Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam;
et secundum multitudinem miserationum tuarum
dele iniquitatem meam.
4 Amplius lava me ab iniquitate mea
et a peccato meo munda me.
5 Quoniam iniquitatem meam ego cognosco,
et peccatum meum contra me est semper.
6 Tibi, tibi soli peccavi et malum coram te feci,
ut iustus inveniaris in sententia tua et aequus in iudicio tuo.
7 Ecce enim in iniquitate generatus sum,
et in peccato concepit me mater mea.
8 Ecce enim veritatem in corde dilexisti
et in occulto sapientiam manifestasti mihi.
9 Asperges me hyssopo, et mundabor;
lavabis me, et super nivem dealbabor.
10 Audire me facies gaudium et laetitiam,
et exsultabunt ossa, quae contrivisti.
11 Averte faciem tuam a peccatis meis
et omnes iniquitates meas dele.
12 Cor mundum crea in me, Deus,
et spiritum firmum innova in visceribus meis.
13 Ne proicias me a facie tua
et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.
14 Redde mihi laetitiam salutaris tui
et spiritu promptissimo confirma me.
15 Docebo iniquos vias tuas,
et impii ad te convertentur.
16 Libera me de sanguinibus, Deus, Deus salutis meae,
et exsultabit lingua mea iustitiam tuam.
17 Domine, labia mea aperies,
et os meum annuntiabit laudem tuam.
18 Non enim sacrificio delectaris;
holocaustum, si offeram, non placebit.
19 Sacrificium Deo spiritus contribulatus;
cor contritum et humiliatum, Deus, non despicies.
20 Benigne fac, Domine, in bona voluntate tua Sion,
ut aedificentur muri Ierusalem.
21 Tunc acceptabis sacrificium iustitiae, oblationes et holocausta;
tunc imponent super altare tuum vitulos.
PSALMUS 102 (101) – 5° Salmo penitenziale
1 Preces afflicti, qui defessus
angorem suum ante Dominum profundit.
2 Domine, exaudi orationem meam,
et clamor meus ad te veniat.
3 Non abscondas faciem tuam a me;
in quacumque die tribulor,
inclina ad me aurem tuam.
In quacumque die invocavero te,
velociter exaudi me.
4 Quia defecerunt sicut fumus dies mei,
et ossa mea sicut cremium aruerunt.
5 Percussum est ut fenum et aruit cor meum,
etenim oblitus sum comedere panem meum.
6 A voce gemitus mei
adhaesit os meum carni meae.
7 Similis factus sum pellicano solitudinis,
factus sum sicut nycticorax in ruinis.
8 Vigilavi et factus sum sicut passer solitarius in tecto.
9 Tota die exprobrabant mihi inimici mei,
exardescentes in me per me iurabant.
10 Quia cinerem tamquam panem manducabam
et potum meum cum fletu miscebam,
11 a facie irae et increpationis tuae,
quia elevans allisisti me.
12 Dies mei sicut umbra declinaverunt,
et ego sicut fenum arui.
13 Tu autem, Domine, in aeternum permanes,
et memoriale tuum in generationem et generationem.
14 Tu exsurgens misereberis Sion,
quia tempus miserendi eius,
quia venit tempus,
15 quoniam placuerunt servis tuis lapides eius,
et pulveris eius miserentur.
16 Et timebunt gentes nomen tuum, Domine,
et omnes reges terrae gloriam tuam,
17 quia aedificavit Dominus Sion
et apparuit in gloria sua.
18 Respexit in orationem inopum
et non sprevit precem eorum.
19 Scribantur haec pro generatione altera,
et populus, qui creabitur, laudabit Dominum.
20 Quia prospexit de excelso sanctuario suo,
Dominus de caelo in terram aspexit,
21 ut audiret gemitus compeditorum, ut solveret filios mortis;
22 ut annuntient in Sion nomen Domini
et laudem eius in Ierusalem,
23 cum congregati fuerint populi in unum
et regna, ut serviant Domino.
24 Humiliavit in via virtutem meam,
abbreviavit dies meos.
Dicam: " Deus meus,
25 ne auferas me in dimidio dierum meorum;
in generationem et generationem sunt anni tui.
26 Initio terram fundasti;
et opera manuum tuarum sunt caeli.
27 Ipsi peribunt, tu autem permanes;
et omnes sicut vestimentum veterascent,
et sicut opertorium mutabis eos, et mutabuntur.
28 Tu autem idem ipse es, et anni tui non deficient.
29 Filii servorum tuorum habitabunt,
et semen eorum in conspectu tuo firmabitur ".
 
 
PSALMUS 130 (129) – 6° Salmo penitenziale
1 Canticum ascensionum.
De profundis clamavi ad te, Domine;
2 Domine, exaudi vocem meam.
Fiant aures tuae intendentes
in vocem deprecationis meae.
3 Si iniquitates observaveris, Domine,
Domine, quis sustinebit?
4 Quia apud te propitiatio est,
ut timeamus te.
5 Sustinui te, Domine,
sustinuit anima mea in verbo eius;
speravit 6 anima mea in Domino
magis quam custodes auroram.
Magis quam custodes auroram
7 speret Israel in Domino,
quia apud Dominum misericordia,
et copiosa apud eum redemptio.
8 Et ipse redimet Israel
ex omnibus iniquitatibus eius.
 
PSALMUS 143 (142) – 7° Salmo penitenziale
1 PSALMUS. David.
Domine, exaudi orationem meam, auribus percipe obsecrationem meam in veritate tua;
exaudi me in tua iustitia.
2 Et non intres in iudicium cum servo tuo,
quia non iustificabitur in conspectu tuo omnis vivens.
3 Quia persecutus est inimicus animam meam,
contrivit in terra vitam meam,
collocavit me in obscuris sicut mortuos a saeculo.
4 Et anxiatus est in me spiritus meus,
in medio mei obriguit cor meum.
5 Memor fui dierum antiquorum,
meditatus sum in omnibus operibus tuis,
in factis manuum tuarum recogitabam.
6 Expandi manus meas ad te,
anima mea sicut terra sine aqua tibi.
7 Velociter exaudi me, Domine;
defecit spiritus meus.
Non abscondas faciem tuam a me,
ne similis fiam descendentibus in lacum.
8 Auditam fac mihi mane misericordiam tuam,
quia in te speravi.
Notam fac mihi viam, in qua ambulem,
quia ad te levavi animam meam.
9 Eripe me de inimicis meis,
Domine, ad te confugi.
10 Doce me facere voluntatem tuam,
quia Deus meus es tu.
Spiritus tuus bonus deducet me in terram rectam;
11 propter nomen tuum, Domine, vivificabis me.
In iustitia tua educes de tribulatione animam meam
12 et in misericordia tua disperdes inimicos meos;
et perdes omnes, qui tribulant animam meam,
quoniam ego servus tuus sum.
 
 


martedì 13 agosto 2013

PAPUS MISTICO CRISTIANO - di Phaneg

Arriviamo ai giorni ove la Chiesa visibile riprende le sue forze spirituali nella Comunione della Chiesa Invisibile del Cristo, ove la pietà dei vivi depone un fiore sulla tomba dei morti alla Terra… Che mi sia permesso di far fiorire, anch’io, il ricordo di un grande dimenticato: il dottor Papus. Che il suo Spirito , sempre vicino a noi, seguendo il suo cammino, accolga questo omaggio, con il sorriso indulgente che metteva una tempo un bagliore nel suo profondo sguardo a ognuna delle nostre domande d’ardenti ricercatori della Verità.

E qual più bel fiore potrò offrirgli che far rivivere per un istante, per tutti quelli che egli aiutò e che guardano ancora, nel fondo dei loro stessi ricordi, il vero amore che la nostra guida aveva per il Signore Gesù? Il Cristo è diventato per la gran parte dei più vecchi allievi di Papus, il fine definitivo dei loro sforzi, ma molti sembrano aver dimenticato che è lui che mostra loro per primo il divino splendore del Crocifisso. È per questo che io sono felice di rendere al mio Maestro questo omaggio pubblico e di piacere agli occhi dei lettori di Psyché. Questi due o tre passaggi dove Papus lascia intravedere a tutti che l’occulto lo condusse alla mistica e quanto profondamente egli comprese, che in Gesù solo si trova la Vera Luce, e nel suo Amore la Sola Via. Un pensiero tenero, uno slancio di riconoscenza, caro amico sconosciuto, e lo Spirito di Papus ne sarà fortificato. Papus ci disse:
“la prima via dell’illuminazione è la più rara: è quella che è seguita fino che l’Invisibile agisce direttamente sull’essere di sua scelta, senza che colui lo domandi o lo attenda. Il caso di Swedenborg e quello di Giovanna d’Arco sono tipici a questo soggetto. Dopo il primo choc stabilente i rapporti tra i due piani, la comunicazione si fa semplicemente, ma sempre sotto la direzione dell’Invisibile e senza che il soggetto perda, anche per un secondo, il controllo delle sue facoltà.
L’altra via dell’illuminazione è più facile, in quanto questa può essere seguita con metodo, sia solo, sia sotto la direzione dei maestri viventi. Quando diciamo più facile noi dovremmo aggiungere “d’accesso” poiché, come tutta la via mistica, essa è riempita di prove, d’umiliazioni, di sacrifici costanti che scoraggiano anche i più zelanti all’inizio. La storia degli amici di Gitchel è luminosa a questo punto di vista. Loro erano venti prima di decidere di fare di tutto per seguire questa via e, alle prime prove di rovina dei soldi, di salute e di perdita di speranze, diciannove lasciarono; Gitchel restò solo e arrivò alla fine.
Molte fraternità iniziatiche conducono i loro membri verso questa via. Si comincia per la purificazione corporale a mezzo del regime, in generale vegetariano, e la forza mentale. Là vi è questo piccolo debutto con il pericolo di egoismo che fa si che il soggetto si creda “più puro” che gli altri umani e a non voler insudiciare la sua “purezza” con delle frequentazioni astrali o fisiche di cattivo titolo. Gli sfortunati che si lanciano in queste idee si disorbitano, lasciano il piano cardiaco di Carità e Amore per il piano mentale farcito d’orgoglio e sono condotti nel soggiorno astrale ove il serpente Pantheo l’illude a sua facilità. Per un soggetto così uscito dalla via cardiaca, la ginnastica astrale è tutto, la preghiera e il piano di personalità divina non esistono affatto; poiché il suo orgoglio porta a negare tutto quello che non percepisce. È un debuttante che bisogna piangere e aiutare se possibile, senza giudicarlo, poiché è vietato giudicarlo se non si vuole esserlo noi stessi. Se si è superato questo primo passo e se si trionfa delle illusioni del serpente astrale, ciò non può essere che per il soccorso di una potenza invisibile del piano divino; chiamiamola: angelo guardiano, ricevitore di luce, inviato dalla vergine celeste o anche altrimenti. Questo importa poco; il fatto solo è interessante. La nozione della sua umiltà reale, fortificata dalla nozione esatta degli altri esseri non demonizzati come noi, spinge il soggetto a gettarsi “verso la preghiera ardente” nelle braccia del Riparatore che è tutto, poiché lui non fa nulla per trascinare e per non sparlare dei suoi poveri fratelli né a giudicarli; ancora meno a condannarli. Allora si sviluppa sia l’audizione diretta per il cuore, sia la visione diretta per la ghiandola pineale e i suoi annessi,sia il tocco a distanza per i centri del plesso solare; tutte le facoltà sconosciute dei nostri fisiologisti “del torrente” come diceva Saint Martin.”
“l’essere così sviluppato non teme di perdere la sua purezza in mezzo agli impuri. Così come il Cristo ha mostrato la via vivendo in mezzo i sofferenti e gli umili, come l’illuminato cristiano si mescola ai malati, ai disperati e ai poveri. Ed è per lo sforzo costante verso la divisione di quello che gli si è donato con quelli che non hanno niente, che si fortificano le sue aspirazioni e i suoi meriti, allo stesso tempo anche le sue facoltà. Allora la percezione delle personalità divine divengono più acute, gli avvertimenti sono costanti e il soggetto può abbandonarsi senza temere alla direzione del Padre che gli dona la vita, del Figlio che gli dona il processo intellettuale per il Verbo e per l’Amore, e dello Spirito che l’illlumina.” (Papus: vita di Louis Claude de Saint-Martin)
(…) “come riprendere la lettura dell’imitazione, del Vangelo o anche dei libri di morale buddista, come pervenire alla certezza quando vi sono là dei fatti così positivi che i fatti occulti; come infine aprire il suo essere morale alla preghiera e alle influenze dell’Alto, quando si crede qualcuno, quando ci si è fatti “centro nell’Universo”? Non vi è che una sola via: l’umiltà e il ritorno al piano di comunione universale dove la pietra, la pianta e tutte le modalità dell’anima del mondo si uniscono nello stesso e totale ringraziamento. Cessate di credervi qualcuno; abbiate il sentimento che, davanti l’immensa potenza dell’Alto, voi siete appena qualche cosa; fraternizzate con gli inferiori che soffrono, andate dietro i poveri di cuore, di spirito o di corpo, fate loro capire di benedire le prove e non più a odiare e lentamente, la vostra libera ragione , la vostra orgogliosa volontà s’inclineranno con benevolenza senza perdere nulla delle loro qualità, e la vita di cuore si sveglierà in voi. Allora, i fatti si cancellano davanti le idee che rivelano e che traducono: le divisioni delle religioni e delle sette spariranno nell’amore universale dei peccatori e dei deboli e l’anima, circondata per l’estasi e l’infinito, fa poco a poco queste basi terrestri sulle quali deve esercitare la sua attività. L’illuminato diviene un solitario, un mistico; è la via di Swedenborg e di Claude de Saint-Martin, è la strada che indicano i cavalieri spirituali di cui il Martinismo è un esempio.
Ma l’essere umano non è completo che per l’unione delle anime sorelle separate durante l’incarnazione fisica; così l’Essere spirituale non nasce nell’uomo in tutto il suo splendore che per un nuovo e più considerevole sforzo, l’uomo realizza l’unione del cervello e del cuore, del fatto e della legge per sviluppare l’unità del principio.
Questa scienza illuminata per la fede, questa fede coagulata per la Scienza, bisogna consacrarle all’elezione dei deboli e degli oppressi, e l’azione spirituale, più ancora che naturale, devono ora essere il fine di colui che aspira alle sofferenze coscienti del terzo stadio.
Sempre sconosciuto, egli deve salvare questi stessi che lo scherniscono e lo ingiuriano, egli deve evitare loro il dolore e prenderlo su di lui al bisogno. E mai si arroghi il diritto di fare sfoggio dei suoi poteri reali, egli non può dire che egli è superiore agli altri uomini, al più ignorante e al più peccatore degli uomini, poiché egli è nel piano dove tutta la superiorità è sparita davanti la necessità della devozione universale.
È la via indicata nell’ordine degli illuminati della Rosa-Croce; è la via del pneumatico ed è la strada che Gesù rivela a quelli che vogliono seguirlo. Non si raggiunge mai il sentiero dei maestri della vita e della sofferenza con il corpo astrale; solo il corpo spirituale è capace di arrivarvi.

martedì 4 giugno 2013

Meister Eckhart Pensieri, Massime e Aforismi


Prego Iddio che mi liberi di Dio

Per una mente serena, tutto è possibile
Dovrai conoscere Dio direttamente, senza ricorrere ad alcuna immagine e senza attribuirgli sembianza alcuna. Finché l'io ed Egli, vale a dire, Dio e l'anima, non costituiscono un solo qui ed un solo ora, l'Io non può operare, né essere una cosa sola, con Lui.

La gente pensa troppo a ciò che deve fare
e troppo poco a quel che deve essere

Se l'amore di Dio ci è nascosto, noi soli ne abbiamo colpa.
Noi siamo la causa di tutti i nostri ostacoli.
Guardati da te stesso e avrai fatto buona guardia
Dio non cerca il proprio utile;
in tutte le sue opere è puro e libero e le compie per vero amore.
Lo stesso fa l'uomo che è unito a Dio,
e che sta puro e libero in tutte le sue opere,
compiendole solo per onore di Dio,
senza cercare utile proprio. In lui è Dio che opera.

Il giusto non cerca niente con le sue opere.
Sono servi e mercenari quelli che cercano qualcosa con le loro opere,
o che agiscono in vista di qualche perché.
Dunque, se vuoi essere formato e trasformato nella giustizia,
non cercare e non aver di mira nelle tue opere alcun perché,
né nel tempo né nell'eternità,
né ricompensa né beatitudine,
né questo né quello,
perché tali opere sono morte davvero.
Perché tutte le cose siano nostre,
bisogna che accogliamo Dio ugualmente in tutte le cose,
non più in una che in un'altra,
giacché egli è uguale in tutte le cose.

Quando è la pienezza del tempo?
Quando non c'è più il tempo.
La pienezza del tempo è per chi, nel tempo,
ha posto il suo cuore nell'eterno,
e per cui sono morte tutte le cose temporali.

L'amore non vuole essere in nessun altro luogo,
se non dove è eguaglianza e unità.
Fra il signore e il servo non vi è pace,
perché non vi è uguaglianza.
L'uomo e la donna sono diversi l'uno dall'altra,
ma nell'amore sono del tutto uguali.

Se l'amore di Dio ci è nascosto, noi soli ne abbiamo colpa.
Noi siamo la causa di tutti i nostri ostacoli.
Guardati da te stesso e avrai fatto buona guardia

Dio non cerca il proprio utile;
in tutte le sue opere è puro e libero e le compie per vero amore.
Lo stesso fa l'uomo che è unito a Dio,
e che sta puro e libero in tutte le sue opere,
compiendole solo per onore di Dio,
senza cercare utile proprio. In lui è Dio che opera.

Il giusto non cerca niente con le sue opere.
Sono servi e mercenari quelli che cercano qualcosa con le loro opere,
o che agiscono in vista di qualche perché.
Dunque, se vuoi essere formato e trasformato nella giustizia,
non cercare e non aver di mira nelle tue opere alcun perché,
né nel tempo né nell'eternità,
né ricompensa né beatitudine,
né questo né quello,
perché tali opere sono morte davvero.

Perché tutte le cose siano nostre,
bisogna che accogliamo Dio ugualmente in tutte le cose,
non più in una che in un'altra,
giacché egli è uguale in tutte le cose.

Se si domandasse a un uomo vero,
che opera dal suo fondo proprio,
perché compie le sue opere,
questi, per rispondere giustamente,
non direbbe altro che:
"Io opero perché opero."

Se l'uomo si mette in rapporto o prende qualcosa
al di fuori di se stesso, non va bene.
Non si deve considerare Dio come esterno a noi stessi,
ma come nostro proprio essere.

Se vuoi vivere e vuoi che le tue opere vivano,
devi essere morto a tutte le cose e diventato nulla.
Della creatura è proprio far qualcosa a partire da qualcosa,
ma di Dio è proprio far qualcosa a partire dal nulla.
Tuttavia, dunque, nel tuo fondo agisci là:
le opere che compi là sono tutte vive.

L'uomo che si è distaccato da se stesso e da tutte le cose,
che non cerca in niente il suo utile e
che compie tutte le opere senza perché e solo per amore -
un tale uomo è morto al mondo e vive in Dio,
e Dio in lui.

Dio è un permanere nella purezza della propria essenza,
nella quale non vi sono attributi.
Deve andarsene tutto ciò che è contingente.
Egli è puro dimorare in se stesso,
dove non c'è il questo e il quello:
infatti quel che è in Dio è Dio.

Ho detto una volta:
chi cerca il nulla trova il nulla.
Perché si lamenta?
Ha trovato quello che cercava.
Chi cerca e desidera qualcosa,
cerca e desidera il nulla,
e a chi chiede qualcosa,
il nulla viene dato.

Sappi che se cerci in qualche modo il tuo utile,
non troverai mai Dio,
perché non cerchi soltanto lui.
Tu cerchi qualcosa insieme a Dio,
proprio come se facessi di Dio una candela con cui cercare qualcosa
- quando si è trovata la cosa, si getta via la candela.
Quel che cerchi insieme a Dio è il nulla,
qualsiasi cosa sia - utile, ricompensa, interiorità,
o che altro: tu cerchi il nulla, e perciò trovi il nulla.
Che tu trovi il nulla, dipende solo da questo:
che tu cerchi il nulla.

Se Maria non avesse prima generato Dio nello spirito, egli non sarebbe mai nato da lei nel corpo.
Per Dio vale di più essere generato spiritualmente da ogni vergine
- ovvero da ogni anima buona -
che essere nato corporalmente da Maria.

Tutto quello che il Padre ha dato al Figlio suo unigenito
lo ha dato altrettanto pienamente a me,
senza nulla di meno.
Ora potreste chiedermi:
se io ho in questa natura tutto quel che
Cristo può offrire secondo la sua umanità,
perché lo esaltiamo e veneriamo
come nostro Signore e nostro Dio?
Questo accade perché è stato un messaggero di Dio a noi,
e ci ha portato la nostra beatitudine.
Ma la beatitudine che ci ha portato era nostra.

La prima cosa che Dio dona è se stesso.
Se hai Dio, con lui hai tutte le cose.
A volte dico:
chi ha Dio e anche tutte le cose
non ha più di chi ha Dio soltanto.

Chi pensa di ricevere Dio nella interiorità,
nella devozione,
in un dolce rapimento o in una grazia particolare
più che presso il focolare o nella stalla,
non fa altro che prendere Dio,
avvolgergli un mantello intorno al capo
e cacciarlo sotto una panca.
 

Perché chi cerca Dio secondo un modo,
prende il modo e perde Dio,
che nel modo è nascosto.
Ma chi cerca Dio senza modo,
lo prende come è in se stesso;
vive nel Figlio ed è la vita stessa. 


 Dio opera maggiormente in un cuore umile, perché è là che trova la maggiore possibilità di operare, trovandovi la maggiore somiglianza con se stesso.

 L’anima è fatta per un bene così grande ed alto, che essa non può in alcun modo trovare riposo, ed è sempre infelice, finché non giunge, sopra ogni modo, a quel bene eterno che è Dio, per il quale essa è fatta.

 L’occhio nel quale io vedo Dio è lo stesso occhio in cui Dio mi vede.

 L’uomo che si è distaccato da se stesso, è così puro che il mondo non può sopportarlo.

 Non si deve cercare niente, né conoscenza né scienza, né interiorità né devozione né pace, ma soltanto la volontà di Dio.

 Per una mente serena tutto è possibile.

 Quando l’uomo compie buone opere mentre si trova in peccato mortale, non le compie a partire dal peccato mortale, ma piuttosto a partire dal fondo del suo spirito, che è buono in se stesso per natura, anche se egli non si trova nella grazia.

 Se avviene un’opera buona attraverso un uomo, l’uomo si libera con questa opera e diviene più vicino al suo principio di quanto lo fosse prima e pertanto è migliore e più beato.

 Tutto sarebbe donato a chi rinunciasse a se stesso assolutamente, anche per un solo istante.

 Volontà e amore si dirigono verso Dio in quanto è buono e, se non fosse buono, non lo degnerebbero di attenzione.











martedì 21 maggio 2013

Martinismo e Cristianesimo - Elenandro

A chi mi chiede se a parer mio se il martinista debba essere cristiano, rispondo che il martinista può solamente essere cristiano. Colui che confonde il cristianesimo con il cattolicesimo, farebbe bene a dedicarsi maggiormente allo studio della storia e delle religioni, invece di cimentarsi con l'esoterismo e l'iniziazione, in quanto non si può ambire al cielo senza salde radici nella cultura e nella tradizione. 

Il Martinismo, così come gli Eletti Cohen, nasce come espressione della forma spirituale cristiana, e ogni devianza da tale radice, così come ogni teosofica inclusione, comporta inevitabilmente lo scollamento fra il martinismo e la fonte spirituale che rende viva tale forma d'Opera e percorso Inizatico. 

La verità di tutto ciò è evidente sia nella storia dei Padri del Martinismo, sia negli strumenti che il martinista usa per conseguire l'Opera di Reintegrazione dell'Uomo nell'Uomo, e dell'Uomo nel Divino.

Lo sfaldamento attuale è da attribuirsi all'assoluta di mancanza di identità di troppi che amano fregiarsi del titolo di martinisti, essendolo solo formalmente e non sostanzialmente. Per questo la grande confusione attorno agli strumenti, alle energie, alla via teurgica e cardiaca, elementi per loro natura inefficaci o limitatamente efficaci, ma pur sempre alla stretta sfera psichica, se non animati dal fuoco pneumatico che solamente la continuità ideale e spirituale con la forma tradizionale può conferire.

Le radici del martinismo affondano nella Cabala Cristiana, nella Teurgia dei Nomi Divini, nella mistica cristiana di Bohme, nella preghiera, nelle purificazioni, nell'opera giornaliera all'interno di un perimetro culturale ed energetico esclusivamente cristiano. 

Il resto è deriva moderna e postmoderna, atta a creare stati di illusione di essere in virtù di un titolo formale, che noi non riconosciamo essere di per se bastante a qualificare il martinista.

giovedì 16 maggio 2013

Aforismi di Jakob Böhme

Riportiamo qui alcuni aforismi illuminanti del pensiero mistico di Jakob Böhme, la cui figura molto influenzò Louis Cloude de Saint Martin 



«La nostra conoscenza deve essere completa nell'amore di Cristo (amore divino), in modo da amarci reciprocamente. Senza di ciò, la nostra conoscenza non servirà a nulla. Se non introduco la mia conoscenza, insieme al mio desiderio, nell'amore di Dio, in cui Egli ci ha amato in Cristo, e se non amo il mio prossimo nell'amore di Dio nel Cristo, nell'amore con cui Dio ci ama e con cui egli ci amò sebbene fossimo suoi nemici, non possiedo la luce di Dio dimorante in me stesso».

«Non acquisisco la mia conoscenza dalle lettere e dai libri, ma la posseggo entro me stesso, poiché il cielo e la terra con tutti i loro abitanti, e inoltre Dio stesso, sono nell'uomo».

«Il tuo stesso udito, la tua stessa volontà e la tua stessa vista ti impediscono di vedere e udire Dio. Esercitando la tua volontà, ti separi da quella di Dio e impiegando la tua vista, tu vedi solo entro i tuoi desideri, mentre tali desideri ostruiscono il tuo stesso senso dell'udito, chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ciò ti mette a tal punto in ombra che non puoi scorgere ciò che è supersensoriale e al di là della tua natura umana. Ma se rimani tranquillo, e ti trattiene dal pensare e dal sentire con il tuo sé personale, allora ti verranno rivelati l'udito, la vista e la parola eterni, e Dio vedrà, sentirà e udrà attraverso di te».

«Colui che legge questi scritti e non riesce a comprenderli, non dovrebbe metterli da parte, immaginando che non possano mai essere afferrati. Dovrebbe cercare di mutare la sua volontà ed elevare la propria anima a Dio, chiedendogli la grazia e la comprensione, e quindi potrebbe riprendere la lettura. Troverà allora maggiori verità di quanto aveva potuto fare precedentemente, finché il potere di Dio finalmente si manifesterà in lui ed egli verrà tratto nelle massime profondità, nei fondamenti soprannaturali, cioè nell'unità eterna di Dio. Allora udrà parole di Dio reali ma inesprimibili, che lo condurranno attraverso la radiazione divina della luce celeste, perfino entro le forme più rozze della materia terrestre, e da questa risalirà a Dio; e lo Spirito di Dio investigherà ogni cosa in lui e con lui».

    «Non devi fare nulla, ma abbandonare la tua volontà alla propria disposizione. Le tue cattive qualità si indeboliranno e ti tufferai con la tua volontà nell'Uno dal quale uscisti in principio. Tu giaci prigioniera delle creature: abbandona la tua stessa volontà e morranno in te le creature e le loro  cattive inclinazioni, che ti trattengono perché tu non vada a Dio»

« L'Uno, il "Sì", è puro potere, è la vita e la verità di Dio, o Dio stesso. Dio però sarebbe inconoscibile a Se stesso e in Lui non vi sarebbe alcuna gioia o percezione, se non fosse per la presenza del "No". Quest'ultimo è l'antitesi, o l'opposto, del positivo o verità; esso consente che questa divenga manifesta, e ciò è possibile solo perché è l'opposto in cui l'amore eterno può divenire attivo e percepibile. »

"Il regno di Dio è nella nostra interiorità."

«Non si tratta in nessun modo di distoglierci da noi stessi e di guardare altrove in maniera puramente formale, negando semplicemente "noi-stessi" e tuffandoci in un aldilà vuoto. È impossibile, dunque, immaginare di essere ciò che non siamo. Che cosa potremmo pensare di diverso, se non la nostra stessa morte - e questo con la folle pretesa di considerarla come la nostra vita? "Perdere" se stessi non significa assolutamente trovare se stessi. È impossibile - fortunatamente, per la nostra salvezza - essere in grado di pensare questo e, peggio ancora, di rendere reale il contenuto di un tale pensiero - cioè la negazione e la perdita di noi stessi. Nessun mistico è riuscito ancora in modo puramente formale a distogliersi veramente da se stesso e fissare l'aldilà - meno ancora a uscire da sé e superarsi mediante una negazione pienamente formale del suo io. Chi cerca di guardare nell'aldilà vuoto, ancora una volta, non fa che trovare se stesso, benché pretenda il contrario. Perché possiamo distoglierci veramente da noi stessi e guardare all'aldilà, occorre che il nostro sguardo sia irresistibilmente attratto da un oggetto, che sia uno sguardo materialmente pieno. Occorre, di conseguenza, che ciò che noi riteniamo essere il nostro aldilà non sia il vuoto, il niente, ma qualche cosa, o piuttosto qualcuno... Questo "qualcuno", questo "altro" è Gesù Cristo».


«Dio - ed è l'errore di molti misticismi - non è né oggetto di contemplazione né di meditazione fra tanti altri. Anzi, Dio si sottrae a ogni contemplazione. Perché Dio agisce e lo fa mediante la sua Parola. Parla e vuole farsi ascoltare».

«Il Padre, che governa il primo principio, il fuoco, genera eternamente il Figlio, la luce, mediante le sette forme della natura eterna; e il Figlio, rivelandosi nel secondo principio come luce, per sempre glorifica il Padre. La volontà eterna, il Padre, conduce il Suo cuore, il Suo Figlio Eterno, mediante il fuoco fino al grande trionfo nel suo regno di gioia. Quando il Padre pronuncia la Sua Parola, cioè quando genera il Figlio, il che viene compiuto eternamente e continuamente, tale Parola prima di tutto assume la sua origine nella prima e aspra qualità, dove diviene concepita. Nella seconda o dolce qualità riceve la sua attività; nella terza si muove; nel calore sorge e accende il dolce flusso del potere e del fuoco. Ora tutte le qualità sono fatte ardere dal fuoco acceso, e il fuoco viene alimentato da esse; ma questo fuoco è uno solo e non molti. Questo fuoco è il vero Figlio di Dio Stesso, che continua a nascere dall'eternità all'eternità. Il Padre è il primo di tutti gli esseri concepibili, ma se il secondo principio non divenisse manifesto nella nascita del Figlio, Egli non verrebbe rivelato. Lo Spirito Santo, manifestando Se stesso nel terzo principio, deriva eternamente dal Padre e dal Figlio, e in Lui e con Lui emana lo splendore della maestà di Dio».