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martedì 23 marzo 2021

RIFLESSIONE ATTORNO ALLO STATO DELLE COSE. UNA RISCOSSA TRADIZIONALE


“DA OGGI, LO SPIRITO TRIONFERA’ SUL PANICO E LA LUCE  DELLA CONOSCENZA FENDERA’ LE NEBBIE DELLA PAURA E DELL’IGNORANZA.”

ELENANDRO XI


Amatissimi Fratelli e Sorelle,

Oggi, in questo disgraziato presente, dove tutto è posto in discussione e ogni certezza è frantumata dalla paura e dalla coercizione, dobbiamo necessariamente interrogarci in merito al rapporto esistente fra le Strutture Iniziatiche e il mondo contemporaneo. In altri e semplici termini è doverosa una riflessione in merito all’idoneità del messaggio iniziatico tradizionale, nei confronti della struttura psicologica ed animica dell’Uomo Contemporaneo e delle forze esogene ed endogene che, talvolta come un maglio e talvolta come un folle vasaio, agiscono senza sosta sull’uomo. I corpi rituali del settecento e dell’ottocento, il quadro simbolico e teurgico di riferimento, sono oggi perimetro docetico e filosofico sufficiente per garantire un viatico di risveglio interiore per noi uomini del terzo millennio? Uomini oramai assoggettati a regole, pesi e misure ed imposizioni che niente hanno di “naturale” e ancor di meno di “tradizionale”; uomini che non mirano più alle stelle, che non volgono più lo sguardo ad un futuro radioso di conquiste e successi, ma sono tristemente sprofondati nel liquame di posticci ideali, accecati da un falso percepito dell’Io e nel contagio, quello vero, della confusione e della paura. Uomini non più saldamente raccolti nelle identitarie e tradizionali comunità, dove ognuno aveva un ruolo in base al valore e al merito, ma imprigionati nella più funesta delle reclusioni: quella del falso individualismo e dell’illusorio eterno presente contemporaneo.   

Falso individualismo perché mai come oggi tutto è livellato verso il basso; ed è questo un illusorio eterno presente in quanto tutto, e noi ben lo sappiamo, avrà comunque fine a livello individuale e collettivo. La rovina è il feretro degli umani costrutti, orfani della Luce della Conoscenza. Non possiamo, da tradizionalisti che non si lasciano certamente confondere dal progresso meccanico, che considerare come questa nostra civiltà non sia la soluzione al problema, ma il problema senza soluzione; come questa nostra società non sia la cura dei mali, ma il male privo di cura; come questa nostra cultura non sia la luce della ragione, ma la tenebra dell'ignoranza; come questo nostro tempo non sia degli eccellenti e dei forti, ma della massa mediocre e debole. 

Ritenere che l’azione invasiva delle eggregore di questo mondo, la forza plasmante e modellante dell’ipermodernismo e la disgregazione valoriale non siano colpi ferali alla struttura psicologica, animica e fisica dell’uomo contemporaneo e, al contempo, non siano demoniaci agenti di prevaricazione da cui preservarci è assolutamente errato ed espressione di una debole ragione e di una scolorita iniziazione. Ritenere che quanto sopra esposto, e sotto gli occhi delle menti libere, non sia un acido dissolvente nei confronti dei legami formali iniziatici, non sia un’onda d’urto di inaudita potenza atta a tutto polverizzare, è la risposta dello struzzo e del pavido. 

Certamente non posso che guardare con un certo disprezzo a coloro che hanno la pretesa di occupare, non si sa a quale titolo, ruoli “apicali” e conformarsi allo stato delle cose, tranquillizzare fedeli e fratelli che tutto tornerà alla normalità e suggerire di continuare ad operare con identici mezzi (qualora possibile) in attesa di tempi migliori. Maggior disprezzo è rivolto nei confronti di quanti hanno la pretesa di essere del nostro numero e pavidamente temono questo flagello, senza aver minima coscienza di quanto avverrà. La paura non è qualità dell’iniziato che ben sa che il suo misero transito avrà comunque fine. NIENTE TORNERA’ COME UN TEMPO! Prima il vostro ego deformato e deformante se ne renderà conto e meglio sarà per voi.

Tutte le considerazioni di cui sopra, e altre che verranno, ci pongono innanzi al decisivo quesito:

“Siamo oggi in presenza di un tale divario fra Uomo Tradizionale e il presente degenerato, da rendere inadeguato ogni strumento di Opera Filosofica e Laboriosa?” 

Sicuramente dobbiamo avere il coraggio e l’intelligenza, di contestualizzare ogni deposito iniziatico e la forma che lo raccoglie, all’interno di un ambito forgiato ed influenzato dal tempo che lo ha visto fiorire. Con onestà dobbiamo sottolineare come antropologicamente, psicologicamente e spiritualmente l’uomo dell’oggi, non è certo l’uomo di trecento anni fa. Non solo, ma l’uomo di questo esangue e castrato presente non è certamente l’uomo di due anni orsono. La macina dell’Heimarméne è sempre più possente, sempre più meccanica, sempre più inarrestabile e sempre più inesorabile. Osservando la generazione a noi precedente, ma anche un uomo o una donna che sono separati da noi dal semplice scarto di qualche decennio, non possiamo che riscontrare profonde differenze non solo di prospettiva di vita, di scala di valori morali e religiosi, ma anche, e soprattutto, di percezione individuale e sociale.  

Indubbiamente questa nostra società contemporanea è caratterizzata da una parcellizzazione ossessiva, la quale ci ha condotti ad essere individui meritevoli, sulla carta, di un novero impressionante di diritti soggettivi, anche se in genere non garantiti da reale tutela, e al contempo ci ha scollegato da quella rete collettiva di solidarietà comunitaria, psicologica e spirituale che ha da sempre contraddistinto l’uomo come specie sociale. Tutto ciò evidentemente influisce sulla struttura psichica/energetica/animica umana, e di conseguenza sulle forme iniziatiche che sono anche sommatorie di individui.  Un Ordine, una Loggia e una Catena di Amore e di Forza non sono un qualcosa di scisso rispetto al mondo circostante, ma sono bensì punti di unione fra quanto è disposto sul piano orizzontale e quanto si diffonde dal piano verticale. In questo frangente storico, dove le più elementari regole di unione e di relazione sono poste in discussione e dove i rimedi sono soventi peggiori del male, inevitabilmente le strutture iniziatiche devono o dovrebbero ricalibrare la loro azione, onde preservare il fuoco e l’integrità dei fratelli.

Ogni struttura iniziatica reale è tale perché si collega direttamente ad una forma apparente della Tradizione, e ad una sostanza spirituale che in essa è raccolta . Al contempo le grandi visioni che essa offre, sono il frutto di ideali,  di affreschi metafisici e di imponenti cosmogonie che necessitano di capacità di autentica lettura interiore da parte dell’iniziato. Questo è il risultato non solo di studio e di opera, ma anche di una sensibilità che non può che derivare da un vivere consapevole ed armonioso, dal riconoscersi come membro di una continuità culturale, razziale e spirituale: in altri termini Identità e Consapevolezza della propria identità. Affinché ciò abbia qualità di sostanza è necessaria l’esistenza di adeguate maestranze, capace di operare continuamente al fine di servire il culto, istruire i nuovi adepti e delimitare e proteggere il perimetro del tempio.

Tutto ciò sembra oggi franare inevitabilmente sotto i colpi di una degenerata modernità. Certo possiamo sostenere che ogni epoca ha avuto elementi di antitradizionalità rispetto alla precedente, e ciò è perfettamente ovvio, in quanto in ogni rizoma del tempo umano sussiste un necessario punto di divergenza e fuga che precede la nuova sintesi. Essa, la sintesi, deve però muoversi in un solco, che è ben cadenzato dai tempi e dalle misure dell’Uomo e del Divino, e non certo dalle cieche pretese dei burattinai, consapevoli o inconsapevoli, che pretendono di plasmare il mondo in virtù di distopie, morbose burocrazie, schiavitù finanziarie, tumorali precetti mondialisti, e sincretistiche espressioni religiose e spirituali. La distruzione delle culture autoctone, l’abbattimento dei depositi tradizionali, il livellamento culturale/psicologico porta inevitabilmente l’uomo ad essere scollegato da qualsiasi influsso spirituale, e preda delle Eggregore mortifere ed invasive di questo nostro mondo. Un uomo divelto da ogni collegamento orizzontale e verticale, è solamente un numero livellato verso il basso, indistinto ed indifferenziato, oggetto del consumo e della prevaricazione. 

A ciò si aggiunge la mal opera di coloro che, come topi e termiti, si sono introdotti nei nostri perimetri senza adeguata preparazione, senza adeguato spirito e senza adeguata purificazione. Una empia gramigna che tutto ha infettato con il proprio ego sopraffatto da frustrazioni e desideri fin troppo profani, trascinando nella melma dello psichismo ammantato da pseudo iniziazione schiere di beoti a loro volta in cerca di riscatto da un’esistenza mediocre. Osservando la sciancata fisicità, la deforme moralità e il canovaccio privo di costrutto di fin troppi personaggi che popolano certi palcoscenici sedicenti esoterici, mi sovviene che oramai fin troppo sia stato irrimediabilmente corrotto.

Innanzi a tutto ciò, comprendete fratelli miei che i nostri gruppi, le nostre colline, la nostra catena non sono astrattamente composti da Iniziati che vegetano sotto una campa di vetro, o che per merito del potere della nostra iniziazione sono occultati al mondo dal mantello di Apollonio. 

I nostri iniziati ogni giorno vivono in un mondo antitetico alla nostra scala di valori e necessità. Quanto questo è angosciante ed invasivo, quanto il nostro vorrebbe essere ermetico e ristoratore. Quanto il nostro percorso mira alla rettificazione interiore, quanto il mondo demiurgico quaternario ci contamina con mille istanze, e ci divora con contingenze ed impellenze. Senza adeguata comprensione di tali evidenti dinamiche, i nostri ambiti finiranno per essere a loro volta invasi e contaminati, sradicati dal loro alveo tradizionale, e resi sterili filosoficamente e operativamente. 

Ciò che oggi viviamo non è altro che una progressiva, pianificata e diabolica corrosione che agisce da secoli, tesa a distruggere ogni retaggio storico, ogni simbolo di riconoscimento, ogni patrimonio che collega l’uomo alla sua dimora celeste. Prima l’avvelenamento dei pozzi e adesso l’insabbiamento dei medesimi; in tal modo l’uomo, così come noi lo intendiamo, sta morendo, assetato e appassito, privo della vitale linfa spirituale.

Fratelli Miei, se l’uomo di oggi non ha più consapevolezza della propria esistenza né memoria di ciò che lo rende individuo, come potrà accedere alla Memoria Antica che in esso dimora? La quale è fruibile solamente preservando ed utilizzando determinate chiavi, che immutabilmente sono giunte fino a noi grazie all’occultato traghettamento ad opera delle Culture, delle Filosofie e delle Religioni Tradizionali. Purtroppo queste chiavi sono state oggi spezzate proprio laddove si era fatto sommo voto di preservazione. Coloro che si erano assunti l’impegno innanzi al popolo di tutelarlo e difenderlo, lo stanno svendendo, coloro che pretendono di rappresentare il tramite con il divino, compiono atti scellerati contro l’uomo e la natura, coloro che si erano assunti l’obbligo di rappresentare e tutelare il popolo lo stanno asservendo con l’inganno. Ciò dovrebbe essere evidente anche per il più dormiente di tutti noi.

Le stesse strutture iniziatiche non sono rimaste immuni dal corrotto spirito dei tempi. Riscontriamo come la sovversione abbia agito in esse tramite quattro linee di azione: 

1. Una forte influenza teosofica e massonica illuministica che ha portato ad annacquare prima, e recidere poi, ogni collegamento con la Tradizione. Il simbolo è decaduto a vuoto segno, e la parola sacra si è involgarita a confuso balbettio. E’ bene capire che la Trascendenza di ogni forma religiosa e tradizionale non è relativismo, è bensì comprensione dei meccanismi e delle misure, che permette di liberarsi dal giogo delle forme, e non rifuggire in un vuoto astrattismo. La Trascendenza è una sintesi a posteriori di un’opera realmente compiuta, il relativismo è un pensiero tumorale che ammorba le menti e le anime. Ciò inevitabilmente ha portato alla confusione dei depositi docetici e delle qualità da ricercarsi in un iniziato.

2. L'incapacità di selezionare coloro che bussano alle porte dei Templi. Valutando esclusivamente requisiti meramente formali, riducendo in molti casi tale valutazione ad ambiti di convenienza sociale/politica/economica, con la conseguenza dell'allungamento delle catene iniziatiche e il loro progressivo sfilacciamento.

3. Il coprire posizioni di vertice, di governo delle energie e del potere iniziatico, con figure, o figurine, non qualificate a tale ruolo, che in quanto incapaci di amministrare la docetica e di selezionare le future figure apicali, hanno determinato la rottura delle catene iniziatiche.

4. L'impossibilità di passare dalla fase informativa, spesso ridotta ad un maldestro e maleodorante minestrone, ad una fase formativa. Chi medita, chi prega, che pratica puntualmente, chi studia la meccanica del rituale? Ciò ha determinato lo svuotamento energetico delle catene iniziatiche.

Questo è il dramma odierno, facilmente riscontrabile, facilmente verificabile. Un dramma che ci ha condotto ad una situazione di morbosa proliferazione di ordini, strutture senza dignità e senza storia, senza reale potere nelle maestranze. Di continue transumanze da un ordine all’altro in cerca di facili promozioni, o di illusioni attorno a miracolosi depositi rituali, quando non siamo addirittura in presenza di meri e propri asservimenti economici, o di bassa politica all’interno di quelli che dovrebbero essere luoghi di Tradizione e Rinascimento Umano. Di strutture che niente hanno da dire e ancor meno da opporsi innanzi a quanto sta avvenendo, strutture che falsamente predicano la nobilitazione del fratello o della sorella, che offrono trastulli tanto per impegnare il tempo e far sentire i propri membri come parte di qualcosa, che inorgogliscono i petti di pavoni e annacquano le coscienze e le menti. 

Innanzi a questo quadro, ben evidente per colui che desidera vedere, qual è il ruolo delle Istituzioni ancora sane che pretendono di custodire e tenere viva la fiamma della Sapienza? Cosa offrire a quell’uomo, oggi così diverso, in cerca di uno spazio sacro, di un bastione dove edificare la cittadella divina? 

Ecco carissimi amici ed amatissimi fratelli su cosa è necessario interrogarsi realmente. 

Identità e Funzione nel mondo contemporaneo debbono essere temi reali, e rappresentare la cartina di tornasole fra Istituzioni che veramente operano al fine di una reintegrazione dell’uomo e salvaguardia di una Tradizione Vivente, rispetto a quelle sedicenti istituzioni che preferiscono mostrare ed elargire brevetti, patacche, prebende, e discorrere di qualche ingarbugliata e fantasiosa linea iniziatica. Quando ci presenteremo alla soglia da cui si accede al Tempio Eterno, a poco serviranno le collezioni di pergamene, a molto servirà l’aver Operato Realmente in accordo con la Tradizione e le contingenze della nostra epoca: Tradizione Vivente e Testimonianza Militante.

Il dovere di un Ordine Tradizionale non è solamente quello di passare un novero di insegnamenti, e trasmettere un’iniziazione,  ma è soprattutto quello di rendere entrambi cosa VIVA ED UNICA: di strappare questi concetti dal tempio delle parole e delle asserzioni e, con insensibile volontà, scolpirli nei nostri cuori tramite l’opera che tutto vivifica. 

Nostro compito è quello di trasformare l’iniziato in adepto e l’insegnamento in pratica laboriosa, onde uscire dal mondo delle idee e della separazione, e rendere il nostro Fratello e la nostra Sorella capaci di comprendere e dominare il tutto. Ciò può avvenire solamente se siamo in grado di comunicare attraverso un linguaggio comprensibile per la psiche e l’anima del FRATELLO DI OGGI, e non certo del fratello ottocentesco. Al contempo dobbiamo essere in grado di fornire all’iniziato utili strumenti con cui agire su se stesso e procedere lungo la via della reintegrazione. Strumenti concreti, funzionali, realmente efficaci ed efficienti, che sapientemente considerano il tempo e le forze che si muovono attorno e dentro di noi. Non posso che sorridere innanzi a certi ameni siti internet di sedicenti strutture iniziatiche, che tutto imbellettano e pongono in mostra (corpi rituali massonici e paramassonici, vie di perfezionamento individuale che si aprono a ventaglio, chiese gnostiche, linee iniziatiche che si perdono dietro mille e mille erogazioni spesso prezzolate, pacchetti di iniziazioni ricevute un tanto al chilo). E’ reintegrazione questa che viene offerta? 

Ricordate Fratelli miei tutto quello che viene elargito da altri, da altri ci può essere tolto. Tutto quello che è frutto del nostro lavoro interiore, giammai ci potrà essere rubato. Questa è la legge.

La reintegrazione non è un aspetto filosofico o dialettico ma si connatura in una serie di operazioni e strumenti, e come l’arte insegna ogni operazione ed ogni strumento devono tenere in debito conto le capacità dell’artigiano e le qualità della materia da modellare. Ecco perché, semplicemente, non è possibile oggi pretendere di proseguire lungo tale nobile via senza calibrare gli strumenti in guisa delle esigenze e delle contingenze del nostro mondo. 


Ovviamente ciò non significa che le forme della nostra Tradizione debbano essere relegate in quanto vetuste, oppure che dobbiamo aprire il nostro deposito docetico a sospette ibridazioni o perniciosi inserimenti. La nostra rivoluzionaria risposta alle forze di prevaricazione, giammai così potenti e mortifere, è edificare una cittadella dalla duplice cinta muraria: la prima rappresentata dalla granitica coesione dei nostri rituali individuali e collettivi, la seconda dal lavoro psicologico ed energetico che l’iniziato, sotto l’attenzione dei Superiore Incogniti Iniziatori e su di loro del Grande Maestro, deve compiere assiduamente. 

Queste due cinte si raccolgono, a loro volta attorno alla grande fiamma del CULTO DIVINO, rispetto a cui tutto è servizio. Tutto ciò colloca l’Ordine su di un piano superiore: quello di una guerra spirituale perenne fra le forze delle tenebre e della dissoluzione e le forze della luce e dell’integrazione.

Oggi a maggior ragione dobbiamo essere coesi, dobbiamo essere consapevoli della nostra identità la quale non è certamente legata alle misere contingenze di questo nostro corpo e di questo transito. Essa è espressione, per noi pochi, di un mondo superiore di assoluta ed immutabile verità. Queste certezza non è astratta, non è decantazione di illusione e suggestione innanzi alle cose di questo mondo; in sapienza vi dico che sono quest’ultime ad essere illusione e suggestione in quanto esse sono destinate a perire inesorabilmente, mentre l’esperienza e il ragionamento ci portano ad intravedere come la nostra tradizione, quella gnostica, ha carsicamente attraversato civiltà, tempi e luoghi sopravvivendo a cataclismi umani e stravolgimenti naturali. Essa ancora oggi è presente in noi. 

Ma l’identità non è sufficiente, a tempi di emergenza si risponde con l’audacia e con la forza. Noi possiamo, in quanto siamo un Ordine che si raccoglie attorno ad un’idea Superiore e non risponde alla lettera morta di falsi precetti. Nel marzo 2020 la nostra struttura formale ha prodotto una reattiva risposta agli eventi, dando vita alla figura del fratello “uditore”; è questo un uomo o una donna impegnato lungo un sentiero rituale, fermamente cadenzato, che ancora non ha ricevuto l’iniziazione ma che partecipa anch’egli al servizio del Culto Divino e conseguentemente (questa la giusta processione) alla propria edificazione interiore. Il tempo e la volontà lo porteranno ad essere inserito nel cerchio interno. 

Ancora abbiamo costituito dei “Convivium Filosofici” dove sono raccolti fratelli e sorelle provenienti da altri Ordini, che assumendo alcune integrazioni rituali operano anch’essi alla celebrazione del Culto Divino, pur mantenendo elementi a lori consoni. Queste strutture si vanno ad accompagnare alle Logge/Colline federate (logge sovrane che hanno deciso di federarsi nella nostra comunione eggregorica). 

Se ciò è la forma, vediamo adesso la sostanza. Il lavoro dei Superiori Incogniti Iniziatori è stato completato attraverso l’introduzione dei rituali dei quarti di Luna (crescente e calante), il lavoro dei fratelli è stato rettificato ed integrato attraverso doverose pratiche legate al governo delle energie interiori (pratiche invocative, evocative e cicli di comprensione interiore); al contempo l’Ordine ha aperto finestre rituali verso l’esterno. 

Nessun uomo è un'isola! Grande è questa verità, che ricorda - con poche lapidarie parole - l'interconnessione esistente fra tutti gli esseri umani. Una connessione che se vissuta inconsapevolmente può condurre a grandi rovine, ma se compresa nei suoi aspetti sottili può permettere ad ognuno di noi di protendersi verso il cielo. Crediamo fermamente in ciò e al contempo siamo consapevoli delle gravi limitazioni fisiche di questi strani tempi e del loro corrosivo agire sull'articolata composizione dell'uomo. 

In considerazione di ciò abbiamo deciso di creare dei canali operativi-rituali per permettere a tutti coloro che lo desiderano di poter intraprendere un percorso di silenziosa ed individuale Opera Interiore; oltre ad aver previsto un percorso da "uditore" (uomini e donne che ancora non hanno ricevuto la nostra iniziazione, ma che giornalmente operano ritualmente), l'Ordine pone a disposizione alcune porte di pratica strutturata. Queste sono la “preghiera sul cuore”, la “meditazione dei 28 giorni”, la “terapeutica” e gli “esercizi spirituali”. 

Orbene queste in estrema sintesi le nostre risposte “operative” e “strutturali” innanzi allo stato attuale delle cose. Ognuna di esse intimamente raccolta attorno al servizio del Culto Divino ed ognuna di esse baluardo contro la prevaricazione di questo mondo mortifero. 

Adesso, mi rivolgo a tutti coloro che intendono perseguire un percorso senza più essere ostaggio di sedicenti maestri dalla vuota retorica e dall’illusoria opera, di buffi personaggi che ostentano patenti onde camuffare la vuotezza del proprio animo e di incongrui fra quanto predicato e quanto realmente vissuto. Mi rivolgo a coloro la cui identità tradizionale è forte, che non hanno remora a giudicare quanto è giusto e separarlo dall’ingiusto. Mi rivolgo a coloro che hanno reale desiderio di operare all’interno di un edificio volto alla preservazione della tradizione e al culto dell’Essere. Io vi parlo e vi dico venite a noi e sarete accolti, venite a noi e sarete raccolti in una reale fratellanza d’Opera che trova genesi spirituale nell’Inno al Logos e strumento filosofico/trasmutativo nella formula Pentagrammatica. Venite a noi e il viatico avrà forma, sostanza e senso.


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lunedì 5 ottobre 2020

IL CULTO DIVINO

 

L’Essere è completamente trascendente da questo piano manifestativo, ed è quindi compito dell’uomo tendere ad Esso attraverso una progressione di ascesa che si estende per tutta la vita. Questa ascensione si dispiega in una visione integrale dell’uomo, in quanto essendo esso un composito insieme di materia, psiche e spirito non è possibile coltivare uno dei singoli elementi a discapito o tralasciando gli altri. Il mistero dell’Essere, della creazione e della creatura è raccolto nella Formula Pentagrammatica, la quale è il Sigillo della nostra comunione spirituale, il fulcro della nostra laboriosa Opera e la sintesi della nostra filosofia. Essa è quanto di sensibile dell’Essere trascendente e del suo Regno, al contempo essa è quanto ci permette di procedere verso il Regno dell’Essere trascendente. Questo percorso è chiamato “servizio”, il quale si articola in una forma sacerdotale, così come previsto dai nostri depositi, atta a mantenere viva la fiamma del Culto. L’uomo-sacerdote procede lungo un percorso di risveglio e di riconciliazione, teso a riacquisire coscienza della propria natura spirituale e al contempo a rimuovere ogni frattura esistenza nei suoi corpi (fisico – psichico – spirituale). Tale processo di edificazione interiore è propedeutico al Culto Divino e assume significato di verità solamente se ad esso subordinato.

Così come indicato dai Maestri Passati l’anelito della reintegrazione dell’uomo nelle sue primitive proprietà, virtù e potenza spirituale e divina necessariamente trova sosta intermedia nella riconciliazione. La riconciliazione rappresenta lo ristabilire il rapporto spirituale che lega l’uomo all’Essere. La riconciliazione ha inizio nel mondo sensibile, attraverso una prima presa di coscienza “razionale”. Essa consiste nel riconoscere la limitatezza della mente e del corpo e parimenti l’esistenza di un “qualcosa” che travalica i primi due elementi. Segue la presa di coscienza “intellettuale”. La quale conduce a riconoscere nell’uomo l’esistenza di una radice spirituale ultramondana. La somma delle due prese di coscienza conduce l’uomo lungo un percorso di riconciliazione con la propria radice spirituale, tale percorso si estrinseca attraverso gli strumenti che l’Ordine pone a disposizione. La riconciliazione avviene all’ombra ristoratrice del “Culto Divino”, il quale è perennemente celebrato in Nome, nella Gloria e nella Potenza dell’Essere Immanifesto. Esso è trascendente rispetto al mondo sensibile, in quanto la sua sostanza, essendo perennemente Vera a se stessa, è altro rispetto al mondo transeunte. All’interno del mondo del divenire, frutto dell’errore causato dall’ignoranza e sottoposto alla giurisdizione dei prevaricatori, l’uomo procede lungo un progressivo risveglio interiore dall’esterno verso l’interno. Nel dispiegarsi di questo movimento di riconciliazione, l’uomo entra in contatto con potenze spirituali che lo erudiscono, lo confermano lungo il cammino e testimoniano la sua fattiva Opera Laboriosa. Queste potenze altro non sono che l’espressione dell’Uomo Primordiale che si cela all’interno degli involucri grossolani e che richiama se stesso alla memoria di se stesso. Il risveglio interiore conduce l’uomo alla Conoscenza che è forma e veicolo di reintegrazione, la quale potrà avvenire solamente in seguito alla macerazione degli involucri grossolani, è quindi necessario che in vita l’uomo si liberi dal potere ostativo ed inerziale da essi esercitato. Ecco quindi l’importanza della regola che l’uomo deve osservare in ottemperanza dei cicli luni-solari (sobrietà nella condotta di vita, morigeratezza nel cibo, congruità al percorso intrapreso, espletamento degli impegni rituali, disciplina del corpo e della mente). Più l’uomo si addentra lungo questo percorso e più è sottoposto all’attenzione dei prevaricatori; se la disciplina dei suoi tre corpi non è armonica il sopravanzare dell’uno porterà discapito agli altri e genererà squilibrio e con esso un errore superiore alla naturale ignoranza in cui versa l’uomo.


Il culto è perenne, in quanto in ogni tempo ed in ogni luogo uomini di conoscenza hanno camminato lungo la via della riconciliazione e della reintegrazione. Il suo ricordo giunge nelle sfere del sensibile attraverso la narrazione dell’anima: la mitopoiesi della caduta, del sacrificio e dell’ascesa. Questo deposito filosofico ed operativo si è successivamente raccolto nella tradizione misterica egizia, nello gnosticismo Alessandrino, nella Cabala Cristiana e nell'Alchimia spirituale. Esso trova perfetta rappresentazione del passaggio dalla Formula Tetragrammatica alla Formula Pentagramamtica in forza dell’azione trasmutativa del fuoco spirituale rappresentato dalla Shin.

La comune pratica rituale, l’osservanza della regola che la precede e il riconoscersi nella comune radice spirituale permette ai fratelli di operare in comunione eggregorica, beneficiando in modo retributivo della funzione di protezione e di amplificazione che esso esercita.

Ecco quindi che primario compito dell’Ordine è quello di operare, tramite la propria casta sacerdotale, al fine del mantenimento e la trasmissione del Culto Divino attraverso i rituali e la particolare forma di sigillo che esso trasmette di fratello in fratello tramite i propri Superiori Incogniti Iniziatori. Compito di ogni fratello è quello di servire il Culto Divino e attraverso il confermamento ad esso di procedere lungo la via della riconciliazione.



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giovedì 24 settembre 2020

L'organizzazione della vita iniziatica

Non acquisisco la mia conoscenza dalle lettere e dai libri, ma la posseggo entro me stesso, poiché il cielo e la terra con tutti i loro abitanti, e inoltre Dio stesso, sono nell’uomo. (Jacob Böhme)

 

Nel nostro modo di intendere l’iniziazione, amiamo organizzare la nostra vita iniziatica attorno ad una cadenza di lavori giornalieri, di purificazioni mensili e di rituali che trovano espressione dalla processione del Sole. Lasciamo quindi ad altre strutture festeggiare accadimenti profani come la “Breccia di Porta Pia” avvenuta il 20 Settembre 1870, mentre noi abbiamo preferito raccoglierci attorno ai sottili influssi solari equinoziali. Vorrei solamente ricordare, a coloro che sovente hanno a confondere il perimetro sacro con il torrente profano, a coloro che giocano in guisa del momento e della convenienza ad essere paladini della tradizione e masanielli del popolo, che qualora un’istituzione sedicente iniziatica diviene parte del teatrino della società, essa non solo apre le porte del tempio alla confusione e al relativismo, ma si espone agli inevitabili contraccolpi, alle non benevoli attenzioni e al gioco/giogo di quelle forze che governano il quaternario.

Ritengo che questa malsana commistione fra ciò che dovrebbe essere il ruolo di un’istituzione iniziatica, dove il Grande Maestro ha come bene unico quello dei fratelli che in essa si raccolgono a formare un’autentica comunità d’opera, e le molteplici ibridazioni che nuotano nel torrente degli eventi sia da imputarsi alla perdita del senso di identità che sembra affliggere l’uomo contemporaneo e le istituzioni tutte in cui esso si raccoglie. L’orizzonte sembra essersi ridotto a nient’ altro che alla misera esistenza del singolo e dei punti di riferimento e dei costrutti psicologici che puntellano la sua precaria percezione di sé, al contempo le radici vitali, che davano linfa vitale alle strutture e fecondità ai riti, sembrano essere divelte. Ciò rende queste strutture come mortifere crisalidi, dove malamente deambulano epigoni dei maestri passati e ancora più malamente rimbombano distorti echi.

Solamente riscoprendo l’autentico senso del sacro, abnegandosi completamente ad esso, rinunciando ad ogni velleità personale frutto di un ego comunque misero e sofferente, sarà possibile riscoprire l’autentico senso dell’iniziazione e come esso sia “altro” da ogni istanza che trovi movenza nel mondo profano. Questo senso del sacro nasce dal silenzio interiore, dalla pratica profonda che porta a riconoscere la natura transeunte di quanto ci circonda. Come può l’autentico iniziato trovare dimensione, peso, misura ed individuazione da accadimenti di effimera sostanza e di controversa forma destinati a loro volta a scomparire sotto la macina del tempo? Non può. Inoltre può trovare individuazione, questo nostro iniziato, nella confusione della polarizzazione dialettica? Non può.

Di ben altro pane si deve nutrire e di ben altra dimora necessita l’uomo che desidera realmente reintegrarsi  nelle sue prime proprietà, virtù e potestà.


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lunedì 26 agosto 2019

Il Martinismo non è una Massoneria


Il martinismo, così come noi lo viviamo e pratichiamo, non è una massoneria e non è a monte o a valle di essa. 

Il martinismo non è una massoneria perché la cadenza e la progressione dei lavori è individuale e non collettiva; perché non ha come immediata finalità un avanzamento morale o speculativo dei fratelli; perché il potere dei suoi filosofi e iniziatori non è soggetto alla caducità del tempo e al conferimento da parte di un'assemblea di simili; perché si raccoglie attorno ad un culto sempre presente nell'Opera del fratello; perché la formazione avviene attraverso il rapporto fra iniziato ed iniziatore; perché non è un rito massonico o paramassonico; perché non forma uomini del dubbio, ma uomini del sacro. 

Il martinismo non è a valle della massoneria, in quanto non è passaggio propedeutico per giungere ad essa.

Il martinismo non è a monte della massoneria,in quanto non la sovraintende e non rappresenta un cerchio interno di essa.

Il martinismo è un percorso iniziatico che conduce, l’uomo di autentico desidero, a servire il “Culto Divino” raccolto nella formula pentagrammatica. 

Esiste un reale piano di studi storico/filosofico, prima ancora che esoterico, in quanto è necessario erudire il fratello sui fondamenti su cui è edificata la parte sensibile del nostro Tempio e dei strumenti della nostra Opera.
I lavori cardiaci, teurgici e sacerdotali sono rivolti a questo sacrale compito e la progressione del fratello trova cagione nella sua conformità a tale obiettivo di assoluto servizio. 
Il fratello può chiedere, e deve chiedere, l'avanzamento consapevole che ogni progressione rappresenta un triplice onere che a lui, e solamente a lui, è richiesto: il servizio verso il "Culto Divino", il servizio verso l'Ordine e il servizio verso i fratelli. Questo avanzamento può essere negato qualora si ritenga, da parte di colui o coloro deputati al conferimento, che le qualità iniziatiche necessarie siano assenti o non ancora giunte ad adeguata maturazione.

Questa è la nostra idea e la nostra pratica del Martinismo, consapevoli, che in questo mondo di mezzo, vi sono altre visioni di questo percorso iniziatico. Essendo uomini liberi niente imponiamo ad altri e niente pretendiamo che ci sia imposto nei nostri perimenti. 



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lunedì 28 agosto 2017

CABALA, GNOSTICISMO E MARTINISMO (Le conferenze pubbliche del Convento Martinista 2017)


In data 20, 21 e 22 Ottobre 2017 si terrà a Montecatini Terme il Convento del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Il tema trattato è :

"L'ALBERO DELLA VITA E I SUOI RIFLESSI NEI RITUALI IN GRADO DI ASSOCIATO INCOGNITO"


Nei vari gradi di appartenenza, saranno analizzati gli strumenti e i simboli che compongono il viatico di reintegrazione proposto dal martinismo.

A lato del Convento, riservato ai fratelli e alle sorelle martinisti che si accrediteranno presso la segreteria, sono previste le seguenti pubbliche conferenze ad accesso libero:



Venerdì 20 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di FILIPPO GOTI che parlerà sul tema:

IL MITO GNOSTICO: ABISSI E VETTE DEL RITORNO AL PLEROMA”.

Sabato 21 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di PINO FERRI che parlerà sul tema:

STORIA E METASTORIA DEL MARTINISMO.


Domenica 22 0TTOBRE e.v. alle ore 10.00 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima mattinataLA CABALA DAL MACROCOSMO AL MICROCOSMO”.







Per informazioni: eremitadaisettenodi@gmail.com

venerdì 21 luglio 2017

MARTINISMI E MARTINISTI - Algol S.I.I.



Molte volte in passato si è tentato, in Italia, senza, peraltro, mai riuscirvi, di trovare un punto di coesione fra diversi Ordini Martinisti. Il più noto, sulla spinta di quello che fu stipulato in Francia fra Papus (Encosse) e Aurifer (Ambelain), è stato quello che avvenne, immediatamente dopo, quando, al Convento di Ancona del 1962, l’Ordine Martinista e l’Ordine Martinista degli Eletti Cohen, nelle persone, rispettivamente, di Artephius (Zasio) e Nebo (Brunelli), sottoscrissero un protocollo, dei princìpi da rispettare, per la riunione dei due Ordini. Un secondo tentativo fu espletato, nel 1983, fra Libertus (Comin) G.M. dell’Ordine Martinista Antico e Tradizionale, successore di Nebo, e Vergilius (Caracciolo) G.M. dell’Ordine Martinista, successore di Aldebaran. Entrambi i tentativi fallirono, ufficialmente, per diversità insanabili di impostazione: una visione mistica, quella di Aldebaran (Ventura), successore di Artephius (Zasio), ed una teurgica, quella degli Eletti Cohen di cui era G.M. Nebo (Brunelli).
Quello che sta accadendo, all’indomani del Convento di Ancona, ripropone una certa riflessione, anche se molta acqua è passata sotto i ponti e, fortunatamente, oggi tutti sembrano pervasi dalla opportunità, se non dalla necessità, di creare un qualche cosa di comune che superi le diverse visioni di impostazione tradizionale, per riconoscersi in alcuni principi comuni a tutti i Martinismi di qualsiasi scuola.
Vi sono diversi modi di disporsi, per approcciarsi al mondo iniziatico. L’atteggiamento di coloro che vi si avvicinano con un atteggiamento completamente passivo e che reputano principalmente gratificante sentirsi parte integrante di un circolo, di una associazione, iniziatica, parainiziatica, esoterica o paraesoterica che sia.
Prendere parte, alle vicende dell’associazione, gli consente di sentirsi partecipi di un mondo esclusivo e misterioso, e ciò è sufficiente a farli sentire realizzati. Costoro realizzano il proprio obiettivo, nel far parte del mondo iniziatico, con il porsi in attesa, nella convinzione che otterranno la propria affermazione personale confidando nel destino, rivelando, in ciò, un atteggiamento completamente passivo.
Poi ci sono quelli che, sono convinti di dover fare qualcosa, sanno che, per ottenere una trasmutazione di se stessi, debbono costruire qualcosa. Costoro, avendo chiaro lo scopo, per cui hanno cercato l’appartenenza al mondo dell’iniziazione, pensano di raggiungerlo facendo ricorso alle più svariate tecniche che, al di la delle singole particolarità, possono essere identificate, nella loro generalità, secondo l’accezione più comune, usata dagli studiosi di esoterismo, come tecniche attive o passive.
Di questi, tuttavia, soltanto una piccola parte prende coscienza di come si deve attivare. Nasce allora, nell’affrontare il problema del come attivarsi, la necessità di considerare che non esistono particolari tecniche. In realtà, non esistono tecniche che possono essere definite attive o passive; ma, piuttosto, dobbiamo soltanto considerare che esistono, semplicemente, due atteggiamenti, uno è l’atteggiamento completamente passivo, l’altro è l’atteggiamento attivo, che dovrebbe essere favorito e dinamizzato.
Qualsiasi tecnica, si voglia seguire, sia essa una tecnica passiva od attiva, assume una valenza attiva, soltanto in forza della attività che si pone nel dinamizzarla e nel renderla viva, tanto da farla diventare operante.
Tuttavia, forse, è bene chiarire che tutte le dispute, sulla attività o sulla passività delle tecniche o degli atteggiamenti, come tutte le diatribe, su quale sia la scuola di pensiero più valida, se la corrente mistica, o la corrente solare, sono dispute, tanto ridicole quanto inutili.
Anche in relazione alla tecnica più attiva di questo mondo, come anche in relazione all’atteggiamento più attivo, fintanto che si continua a dissertare, su quale tecnica di realizzazione privilegiare in un futuro, che non si sa bene quando, e se, verrà, si resta sempre in un atteggiamento passivo.
Allora, è, forse, il caso di chiarire che tutte le tecniche di realizzazione, qualsiasi tecnica, diventa attiva, quando viene applicata, ed è inesorabilmente passiva quando non si utilizza.
Anche un atteggiamento attivo, relativo ad una tecnica tradizionale, se non è seguito da una consapevole attuazione, resta a livello di una mera espressione filosofica. E dunque, siccome, di queste discussioni, si sente sempre parlare, diremo, per coloro che vogliono approfondire il problema, dal punto di vista filosofico, che ci sono interi libri scritti, a questo proposito, cui è possibile rifarsi.
Ed allora, schierarsi per l’attività o per la passività o dibattere sulla via attiva, via passiva, via solare, via mistica, via umida, come si voglia chiamarla, non serve a niente. È l’attività del comportamento che, rendendole indistinguibili, determina la identificazione delle vie.
Tutto diventa attivo, quando lo si applica concretamente. Anche la contemplazione del proprio ombelico può essere attiva, se è realmente perseguita con continuità e serietà. Se non ci si applica concretamente, si otterrà soltanto una contemplazione di tipo orientale, che porta, tutt’al più, alla concentrazione.
Né si può fare discorso diverso, anche in relazione al massimo concetto dell’attività, rappresentata proprio dall’atteggiamento alla teurgia. Del tutto inutili si presentano le discussioni, sulla natura stessa della reintegrazione, di cui parla Martinez de Pasquallis; non vale certo la pena discutere, se dobbiamo integrarci o se dobbiamo reintegrarci, su cui si dividono molte scuole di pensiero. Per taluni non possiamo parlare di reintegrazione perché non è mai esistita una caduta, mentre altri naturalmente dicono l’opposto
Che cosa volete che importi, a colui che desidera veramente progredire, nel cammino della propria reintegrazione od integrazione, stabilire se siamo caduti da uno stato edenico primitivo ovvero se sorgiamo con la terra e vediamo maturare, piano piano, dentro di noi, il fiore d’oro.
In realtà il problema è uno solo. Quello della costruzione della propria personalità, del proprio Sé o della rivelazione del proprio Sé, già esistente.
Ma, dico! Per stabilire se costruirlo, ovvero per farlo risplendere se c’è già, c’è forse bisogno di discutere? C’è, soltanto, da operare una decantazione delle cose che opprimono o che impediscono la manifestazione di questo Sé, e basta.
E però, quando uno ha capito che deve assolutamente fare qualcosa, se vuole avviarsi verso la sua integrazione - o verso la sua reintegrazione, non importa – deve, anche, assolutamente, stabilire dei punti fermi da cui partire.
Prima, dobbiamo metterci di fronte allo specchio e studiare il nostro essere, qual è, in questo momento, e quale dovrebbe essere. Qual è il nostro essere, con i nostri misteri, i nostri istinti, i nostri desideri; tutta la nostra personalità, tutta insieme, così come è, e come dovrebbe essere, secondo modelli ideali, che ci siamo creati, facendo riferimento a coloro che ci hanno preceduto, o che si sono affacciati nella nostra vita.
Il secondo punto è studiare com’è il mondo in cui noi siamo - e ci accorgeremo, magari, che il mondo non è che una semplice rappresentazione - e poi stabilire quali sono i rapporti tra noi e il mondo, tra il microcosmo ed il macrocosmo.
È chiaro che ognuno di noi ambisce a divenire qualcosa di diverso da quello che è attualmente. Si debbono, quindi, studiare i mezzi per trasformarci, da come siamo a come desideriamo diventare; per studiare questi mezzi, bisogna cominciare con il valutare noi stessi, dove siamo in questo momento.
Si capisce, così, che gli atteggiamenti, da tenere, sono l’uno in funzione dell’altro; il momento della attività passiva non si disgiunge da quella attiva. È abbastanza noto che esiste un legame segreto, che ci unisce al mondo, che lega il microcosmo al macrocosmo.
Quando vogliamo intraprendere un iter iniziatico, quale esso sia, dobbiamo prendere coscienza di tre basi fondamentali: noi stessi, quali siamo; ciò che ci circonda ed i rapporti che intercorrono, tra noi e quello che ci circonda.
Superare la soglia dell’evidente, immergersi nell’esame delle nostre emozioni, fino alla contemplazione della soglia, in cui si fissano i pensieri, fino ad arrivare a riconoscere le varie forze che ci animano. Prendere coscienza delle forze che animano l’universo, la natura e la consistenza della manifestazione, per giungere ad una conferma, più o meno consapevole, che le forze, che ci animano, sono analoghe a quelle che pervadono la manifestazione.
Questo percorso, se effettivamente intrapreso, è, in linea di principio, lo stesso, sia che si affronti con una tecnica meditativa, sia che si affronti ricorrendo ad una qualunque tecnica teurgica.
La conseguenza è che si manifesta, come del tutto inutile, stabilire quale delle due vie sia migliore, e che non ha senso voler convincere qualcuno, sulla prevalenza dell’una sull’altra. Quello che conta è operare secondo la Tradizione.
Solo così potremo lavorare proficuamente per la nostra reintegrazione e, secondo l’indirizzo di Martinez de Pasquallis, per la reintegrazione di tutti gli esseri nelle loro primitive proprietà, virtù e potenza spirituali e divine.

Algol Superiore Incognito Iniziatore e decano del martinismo italiano

pubblicato sulla rivista martinista "ECCE QUAM BONUM"


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martedì 18 luglio 2017

La Costituzione di un Ordine Martinista





Distrattamente ho letto in questi giorni delle "buffe" osservazioni attorno al modo di costituire un Ordine Martinista. Le quali  sarebbero trascurabili se proferite da un "profano", ma essendo una divagazione da parte di un SII, di altra struttura, segnano fortemente il livello di impreparazione, che serpeggia in taluni.

Lo strabordante personaggio affermava, rivolgendosi a un profano e dimostrando così la propria statura ideale e morale, che un tale Ordine si era "autocostituito". 

Ora è bene precisare quanto segue: "ogni Ordine Martinista è autocostituito". 

Prendiamo ad esempio la notoria spaccatura che si è verificata nel 1923 fra il martinismo francese, al cui governo vi era Bricaud, e il martinismo italiano. Questa spaccatura legata ad una serie di innovazioni iniziatiche introdotte dal Grande Maestro Bricaud, portò la quasi totalità dei martinisti italiani, fino a quel momento governati dalla Francia, a staccarsi. Tale azione condusse i medesimi a costituire un nuovo Ordine Martinista, che nelle loro intenzioni doveva raccogliere la legittima docetica del Papus. 

In Italia, a seguito di ciò, si ebbe, per un numero imprecisato di anni, un delegato magistrale facente riferimento a Bricaud e un "nuovo" Ordine Martinista Italiano. Ordine che noi di radice Brunelliana chiamiamo di Venezia.

Sempre citando la storia, che è sana Maestra e non come le curiosità che sono insane pettegole, come non ricordare alla morte del Papus la costituzione dei seguenti Ordini Martinisti:

–  Ordine Martinista Tradizionale: Martines, Saint-Martin, La Noue, Hannequin, Le Touche, Desbarolles, Boisse de Mortemart, A. Chaboseau, Papus, Michelet, Jean Chaboseau (ultimo Gran Maestro che sciolse l’Ordine nel 1947),
–  Ordine Martinista di Lione: Martines, Saint-Martin, Chaptal, Bernois(??), Delaage, Papus, Teder, Bricaud, Chevillon.
–  Ordine Martinista Martinesista: come al precedente e da Chevillon e Dupont.
–  Ordine Martinista e Sinarchico: come quello di Lione fino a Teder, e poi a Blanchard.
–  Ordine Martinista Rettificato: come l’O.M.T. fino ad A. Chaboseau dopo Papus, e da questi a Boucher, Fusiller e Aurifer (R. Ambelain).
–  Ordine Martinista degli Eletti Cohen: Martines, Bacon de la Chevalerie, J.B. Willermoz (con agganci alla Stretta Osservanza ed ai Cavalieri Beneficenti della Città santa), Lagrèze, Aurifer.
– Ordine Martinista propriamente detto: discendenze dirette da Papus e suo figlio Philippe (con accordi del 1952 e 1958 e successivi con Dupont, Aurifer e Hermete (Ivan Mosca).

Tornando in Italia, chi mi conosce sa che non amo molto parlare di quanto accade oltre i nostri confini, dobbiamo ricordare come nel 1971 il Maestro Francesco Brunelli, uscendo dall'Ordine Martinista di Venezia assieme ad altri fratelli, costituì l'Ordine Martinista di Lingua Italica che poi prese il nome di Ordine Martinista Antico e Tradizionale (OMAT ancora oggi esistente). Da tale Ordine, per motivi non sempre lineari, sono gemmati (attraverso costituzione) molteplici altre strutture. Fra cui cito a memoria: OMEC, OMU, UNIONE MARTINISTA, ecc.. ecc...

Avendo ampiamente dimostrato, con la storia e non le barzellette, come tutti gli Ordini Martinisti presenti in Italia siano autocostituiti, vediamo adesso quali sono, o sarebbero, i requisiti per fondare un Ordine Martinista. 



Vorrebbe la Tradizione Martinista che fossero necessaria almeno TRE Superiori Incogni Iniziatori per costituire/fondare un Ordine Martinista. Quello che la nostra Tradizione omette esplicitamente, in quanto essendo essa Pura è Ingenua rispetto alle cose degli Uomini, è quanto segue: La fondazione di un Ordine Martinista dovrebbe avvenire in forza di reali motivazioni iniziatiche e docetiche, e non per il semplice trastullo di qualche isolato/scontento/ambizioso, che in virtù di impuntature varie secta l'Eggregore Martinsita. 

Ora, vorrei ben sperare come l'attuale panorama italiano, sia caratterizzato da strutture che hanno questi due semplici requisiti. Celiando posso affermare che formalmente tutto è spesso, non sempre, rispettato, ma sostanzialmente qualche osservazione si potrebbe pure avanzare attorno a situazioni di assoluta "MANCANZA DI OPPORTUNITA'". 

Nelle quali qualche frettoloso Iniziatore, che aveva prestato solenne giuramento al proprio Magistero, ha elevato al quarto due suoi fidati secondi ed assieme a loro ha costituito il proprio Ordine. Il quale è specularmente eguale, sotto il profilo docetico e rituale, rispetto a quello da cui si è "fratturato". Purtroppo coloro che causano siffatte azioni, hanno ben presto la dovuta ricompensa. La quale è spesso rappresentata dalla confusione generata proprio dall'impuntatura stessa (ad esempio: esco perchè un mio secondo non viene fatto terzo ? Questo novello terzo elevato quarto troverà modo di uscire, confondere e fare altrettanto).

Venendo adesso alla storia del Sovrano Ordine Gnostico Martinista, esso si costituisce il 26 Ottobre 2015 attraverso la sottoscrizione di una bolla di fondazione da parte di 11, cifra magica, Superiori Incogniti Iniziatori di varie linee italiane e non italiane. Alcuni di essi trovano posto nel nostro Supremo Consiglio, altri per spirito di fratellanza, e condividendo la bolla, posero di buon grado la loro firma alla bolla o consegnarono delega. Attualmente, che io sappia, solamente il Nostro Ordine nasce attraverso la sottoscrizione di una bolla fondativa, capace di raccogliere le diverse anime del martinismo. 

Auspico una maggiore capacità da parte di taluni di erudirsi, specie quando questi hanno, non si sa in forza di quali conquiste, compiti formativi.


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domenica 9 luglio 2017

Lettera ai Grandi Maestri: Le quattro criticità

Il 28 Aprile 2017, a seguito dì attenta analisi attorno allo stato dei nostri perimetri, il Sovrano Ordine Gnostico Martinista ha inviato la lettera che segue ai vari Grandi Maestri del martinismo italiano. In questa lettera venivano evidenziate quattro criticità tali da compromettere la trasmissione dell'iniziazione martinista. 

A tale lettera hanno risposto solamente due Ordini. 

Abbiamo, in virtù di tale fatto, ritenuto necessario investire l'intera fratellanza con queste modeste riflessioni. Le quali hanno come unico obiettivo quello di preservare la "Casa Comune", fin troppo funestata da passati rancori.



Amatissimo Fratello, 

Perdona questo modo non tradizionale attraverso cui ti contatto e perdona anche il disturbo che forse ti arrecherò con questa mia missiva. Ritengo, ma ciò che è importante ai miei occhi può non esserlo ai tuoi, che sia utile a livello di Grandi Maestri mantenere, specie in tempi confusi come quelli attuali, una qualche forma di dialogo. 

Il cuore di questa mia lettera è per esporti alcune riflessioni, attorno al panorama in cui i Nostri Venerabili Ordini sono necessariamente chiamati ad operare, onde preservare la testimonianza e la trasmissione dell’iniziazione martinista. Vi sono quattro fattori potenzialmente disastrosi per l’intero Nostro Movimento, ed essi devono essere oggetto delle nostre preoccupazioni e dialoghi, onde non dissipare l’integrità iniziatica e tradizionale del “martinismo italiano”. 

1. Il primo elemento è dato dall'irruzione massiccia, nel panorama virtuale e sul territorio, di strutture martiniste o sedicenti tali. Queste strutture si avvolgano di pittoresche linee iniziatiche della più esotica provenienza e fornite dai ben noti mercanti dell’iniziazione. Attraverso composite strutturazioni rituali, che niente hanno a che vedere con i nostri sacri perimetri, gettano confusione attorno a quella via di Conoscenza e Purificazione rappresenta dal martinismo. Purtroppo tale stato di cose è aggravato dal fenomeno social ed internet, su cui tornerò nei prossimi punti, che tutto mortalmente livella. 

2. Il secondo elemento è dato da una certa confusione, sempre in ambito social e internet, fra martinismo e Libera Muratoria. Ovviamente le difformità fra queste due Nobili Scuole di Formazione è per Noi ben chiara, purtroppo non lo è per molti. I quali, sovente, sono gettati in confusione proprio da comportamenti non lineari, a livello divulgativo, di certi personaggi. I quali, per me in modo incomprensibile, godono di un qualche richiamo nei nostri perimetri. Ho la sensazione, grazie alla presenza territoriale del Mio Ordine, che taluni utilizzino il martinismo, come una sorta di reclutamento ed avviamento alla Libera Muratoria; oppure come un luogo dove raccogliere Fratelli Liberi Muratori per finalità estranee alle nostre Prospettive Spirituali ed Iniziatiche. 

3. La presenza di sedicenti fratelli che, a corrente alternata, gettono discredito su tale Ordine o tale Grande Maestro. Fratelli dal percorso iniziatico non lineare, che hanno varcato la soglia di più Ordini, fino poi a dare vita a strutture, nominalmente e sostanzialmente, fuori da ogni REGOLARITA’ martinista e associativa profana. 

4. L’incapacità di impedire l’accesso ai perimetri dei nostri Templi a soggetti evidentemente disturbati e inadeguati, per qualifiche spirituali e psicologiche, al lavoro interiore che proponiamo. 
Ben comprendo, come per taluni, la necessità di dare sostanza alla propria Loggia sia impellente. Desidero però attestare, sapendo di avere la tua fraterna comprensione, che il martinismo non trova apparenza nei numeri, ma essenza nella qualità dei suoi devoti. Possibile che persone espulse da una struttura, o che ben sappiamo avere profondi disturbi psicologici, o instabilità profana siano accolte, a modo di TRANSUMANZA INIZIATICA, in altri ORDINI?! Mi chiedo cosa avverrà nel momento in cui tali individui, per l’ennesima volta si scaglieranno contro la Nuova, o Vecchia Casa? Quando metteranno alla berlina il proprio Iniziatore o Grande Maestro? Come sta accadendo in questo momento, e come è già accaduto, nei confronti di un Nostro Pari (che incidentalmente non è il sottoscritto)?! 

Amatissimo Fratello, ritengo che certi ragionamenti siano prerogativa solamente di coloro che, essendo al Governo di Ordini, abbiano sviluppato quelle determinate caratteristiche psicologiche e spirituali di Servizio per i Fratelli e Amore per la Nostra Via; ovviamente tutto ciò nel rispetto dell’autonomia docetica, rituale ed organizzativa delle Varie Strutture. Purtroppo, Amato Fratello, dobbiamo ben comprendere come il danno arrecato ad Uno di Noi o ad Un Ordine, inevitabilmente si ripercuote su tutte le altre strutture. Al contempo la perniciosa percezione, spesso frutto di disonesta divulgazione, attorno al martinismo, può causare un nocumento a tutta la fraterna collegialità. Infine ritengo, concludendo, profondamente deleterio, e miope, dare spazio e voce a personaggi ambigui e anarcoidi, che per loro intrinseca NATURA, ben conosciuti dagli annali dei Nostri Ordini, sono più portati al Danno che all’Amore. Nutro la speranza che sia possibile assieme alla Tua Amata Persona, come con agli Altri Grandi Maestri che dimostrino sensibilità a questo mio scritto, di prevedere azioni concrete o almeno concertazione per salvaguardare il deposito e i perimetri del Martinismo Italiano. 

Ti Saluto Innanzi alle Nostre Sacre Luci. Elenandro XI Grande Maestro Sovrano Ordine Gnostico Martinista


domenica 11 giugno 2017

Sovrano Ordine Gnostico Martinista e Ordine Esoterico Martinista




11 Giugno 2017,

Il Sovrano Ordine Gnostico Martinista e l'Ordine Esoterico Martinista, nel quadro di una maggiore collaborazione volta all'accrescimento filosofico e spirituale dei fratelli impegnati lungo la difficile via della Reintegrazione, hanno sottoscritto una rinnovata lettera di amicizia.

E' importante ricordare, e questo messaggio vuole orientare verso tale direzione, che la pratica spirituale non dipende da chissà quali, e chissà come raccolti, corpi rituali fantasiosi. Essa trova unico fondamento nella disciplina, nella volontà e nell'intuizione del fratello e della sorella.



Riconoscendo come l’azione di governo e divulgazione delle reciproche strutture e persone sia rivolta ad una sana formazione intellettuale e spirituale dei fratelli e delle sorelle.

Avendo ben chiara quella necessaria distinzione che separa il retto agire per il benessere e l’accrescimento del movimento martinista, dal malsano intellettualismo.

Comprendendo la necessaria e utile differenziazione docetica nel rispetto della tradizione operativa Martinista che ogni reale struttura deve possedere e proporre, onde evitare inutili duplicazioni animate solamente dal protagonismo e dell’orgoglio.

Verificando la fattiva amicizia e la collaborazione che ha da sempre costituito il rapporto fra i due Grandi Maestri.

Auspicando una sempre maggiore integrazione e sinergia iniziatica e divulgativa.

Rinnovano oggi il rapporto di laboriosa opera iniziatica tesa alla reintegrazione della collettività dei fratelli martinisti.





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