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lunedì 28 agosto 2017

CABALA, GNOSTICISMO E MARTINISMO (Le conferenze pubbliche del Convento Martinista 2017)


In data 20, 21 e 22 Ottobre 2017 si terrà a Montecatini Terme il Convento del Sovrano Ordine Gnostico Martinista. Il tema trattato è :

"L'ALBERO DELLA VITA E I SUOI RIFLESSI NEI RITUALI IN GRADO DI ASSOCIATO INCOGNITO"


Nei vari gradi di appartenenza, saranno analizzati gli strumenti e i simboli che compongono il viatico di reintegrazione proposto dal martinismo.

A lato del Convento, riservato ai fratelli e alle sorelle martinisti che si accrediteranno presso la segreteria, sono previste le seguenti pubbliche conferenze ad accesso libero:



Venerdì 20 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di FILIPPO GOTI che parlerà sul tema:

IL MITO GNOSTICO: ABISSI E VETTE DEL RITORNO AL PLEROMA”.

Sabato 21 0TTOBRE e.v. alle ore 21,15 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima serata in compagnia di PINO FERRI che parlerà sul tema:

STORIA E METASTORIA DEL MARTINISMO.


Domenica 22 0TTOBRE e.v. alle ore 10.00 PRESSO L'HOTEL MIRO' a Montecatini Terme, viale Bicchierai 82, la nostra Associazione ha il piacere di proporvi un’interessantissima mattinataLA CABALA DAL MACROCOSMO AL MICROCOSMO”.







Per informazioni: eremitadaisettenodi@gmail.com

martedì 27 giugno 2017

EVOCAZIONE - INVOCAZIONE



Amato Fratello purtroppo viviamo in un contesto culturale e sociale dove il potere della parola, la sua capacità di declinazione in guisa del contesto in cui viene scandita, si è oramai quasi del tutto perduto. Sia in ambito religioso, che in ambito iniziatico, quella che un tempo era la Parola Sacra sembra essere stata sostituita da inutile e soffocante verbosità. Dove al vibrare della parola divina capace di portare mutamento in virtù della sua rivelazione, si è sostituita una cacofonia di pensieri, di espressioni che non sottintendono al sacro, bensì all’ego di chi le pronuncia o a questioni che trovano radice nella morale, e nello spirito dei tempi.
Eppure non sempre è stato così, la stessa cultura popolare rimanda, nei suoi proverbi ed espressioni, ad un tempo, non tanto remoto, dove le persone impegnavano se stesse in virtù di una parola, nei testi religiosi troviamo come il nome di Dio poteva scatenare tempeste, distruzioni o essere balsamo per gli uomini. Ancora nei testi iniziatici di ogni tradizione troviamo il potere di certe parole, in grado di agire sul piano manifestativo e sull’uomo stesso. Parole necessarie per accedere ai sacri templi, per scandire i tempi e gli effetti dei rituali e per porre il Magister in comunione, e attraverso di lui tutti i fratelli, con la manifestazione divina.
Tutte le tradizioni rimandano alla parola, al verbo, al suono, come il momento in cui ha avuto germoglio e luce la creazione delle cose tutte. Del resto riflettiamo come in assenza di parola, di suono, i nostri pensieri rimangono celati al mondo. Certo alle volte sarebbe bene sposare con maggior convincimento la regola del silenzio, onde preservare la parola stessa dal degrado e dall’eccesso.
Riflettiamo su come sussista un altro elemento fondamentale che associato alla parola le dona valore di imperio, di semplice enunciazione, o di altro che andremo a vedere. Questo elemento è la volontà che implica sempre un grado di consapevolezza, in quanto chi non è consapevole di ciò che è e di ciò che desidera non ha volontà, e la volontà stessa è misura della consapevolezza di noi stessi, e delle cose tutte.
In virtù di quanto sopra detto la preghiera, che come ho sottolineato è elemento neutro, può assumere, in relazione all‘inflessione dell‘operatore, carattere devozionale, invocativo o evocativo.
Attorno all’aspetto devozionale è possibile affermare che è in genere l’aspetto che i più colgono nell’atto dell’atto di pregare. Dove l’uomo cerca attraverso la preghiera soluzione ad uno stato d’animo o di bisogno in cui versa. Richiedendo, in modo interessato, l’aiuto e il conforto divino, riconoscendo alla preghiera stessa funzione di corretto strumento di collegamento fra se stesso e il sacro. Evidentemente il fedele riconosce l’esistenza di una Potenza esterna con cui è capace di comunicare e che al contempo è in grado di dare soluzione alla sua afflizione. Questo è l’atto devozionale compiutamente inteso. Personalmente provo enorme tristezza per certi grassi affabulatori di cose esoteriche ed iniziatiche, che non hanno di meglio da fare, invece di misurare i propri insuccessi, che denigrare coloro che ardentemente ed umilmente pregano. Incapaci di comprendere che forse la signora anziana che tutte le mattine con devozione recita il rosario, è assai più vicina alla tradizione che loro con le astrazioni fetide nelle quali sono immersi.
Terminata la breve disanima sotto l’aspetto devozionale, affrontiamo adesso i due aspetti della preghiera che maggiormente rientrano nella nostra sfera di interesse. Benchè identica sia la radice, invocazione ed evocazione sono atti e fatti, aventi natura che attiene a sfere diverse sia dell‘agire che delle capacità dell‘adepto.  Ovviamente la preghiera, minimo comun denominatore ad entrambi, qui intesa e posta in opera, non riveste quel significato devozionale che abbiamo in precedenza visto, ma bensì di attivo e consapevole dialogo e comunione con il divino che vive in noi. Un dialogo teso alla manifestazione nella Potenza-Intelligenza interpellata tramite un’irruzione diretta su questo piano o l’influsso ed attribuzione di una sua qualità.  
La parola invocazione deriva dal latino, e il suo significato è un rafforzamento della parola vocare che esprime il concetto di chiamare a sé. Ecco quindi che invocare ha come significato quello di chiamare con forza e volontà a noi un qualcosa. Nella ritualità cristiana, rappresenta un genere di preghiera che si recita durante il canone della messa. In tale occasione si richiede l‘assistenza della divinità, nelle forme di potenza, saggezza e benevolenza, affinchè essa sia favorevole al nostro operato. L‘uomo si rimette quindi ad una qualità o funzione del divino, o ad una intercessione di una potenza minore, che sia da tramite con una maggiore, oppure che permetta il passo in regioni altrimenti precluse. Troviamo l’invocazione in numerosi rituali di loggia o individuali, dove si richiede la benedizione divina sui fratelli e le sorelle, a conclusione del rituale. In genere lo stesso rituale è congegnato in modo da rappresentare un percorso di riconoscimento e purificazione, in modo da poter essere degni di raccogliere l’influsso superiore.
Riporto, a titolo di esempio, due invocazioni presenti nella rituali degli Eletti Cohen[1]:

1. O Saggezza, che è uscita dalla bocca dell'Altissimo; che giunge con forza da un'estremità all'altra, e che dispone di tutte le cose con meravigliosa dolcezza, vieni ad insegnarci la strada della Verità. 2. O Capo della casa d'Israele, che sei apparso a Mosé sotto le apparenze di un roveto ardente; e che gli hai dato la fede sul monte Sinai, vieni a dispiegare la potenza del tuo braccio, per liberarci. 3. O virgulto di Jesse, o Tu che sei esposto come oggetto di ammirazione all'attenzione di tutti i popoli! Tu, che sarai visto con stupore e silenzio dai Re; e che riceverai le preghiere ed i voti delle Nazioni; vieni a liberarci, e non tardare oltre! 4. O chiave di Davide, o scettro della casa d'Israele! O Tu, che apri e che chiudi tale sorta di porta, che quando tu la apri, nessuno la può chiudere; e quando la chiudi, nessuno la può aprire; vieni a liberare dei prigionieri e porre in libertà i prigionieri che si trovano nelle tenebre. 5. O Oriente! O splendore della luce eterna! O Sole di giustizia! Vieni ad illuminare coloro che si trovano nelle tenebre e nell'ombra della morte! 6. O Re di gloria! O Desiderato dalle nazioni! O pietra angolare che unisce insieme le due nature; vieni a salvare l'uomo che è stato formato dal limo della terra. 7. O nostro Re e nostro legislatore! O attesa e Salvatore delle Nazioni! Vieni o Dio nostro Signore, vieni a salvarci. 8. O Croce di Gesù-Cristo mia unica speranza! Fa che in questo cuore elementare una fede ferma, una speranza incrollabile ed una carità ardente mi preparino al godimento delle Tue ineffabili dolcezze. Amen. Amen. Amen. Amen.
Invocazione del Santo Nome di Gesù-Cristo O Gesù, sii l'oggetto di tutta la mia tenerezza! Gesù, sii il mio sapere, la mia forza e la mia saggezza! Gesù, sii il mio soccorso, la mia difesa ed il mio re! Gesù, sii la mia grandezza, il mio esempio e la mia legge! Gesù, sii la mia speranza! Gesù, sii la mia condivisione! Gesù, sii il mio tesoro, la mia pace, la mia eredità! Gesù, sii la mia dolcezza, il mio sapore ed i miei desideri! Gesù, sii il mio riposo, la mia fortuna, i miei piaceri! Gesù, sii nel mio cuore! Gesù, sii la mia bocca! Gesù, sii il mio sentiero! Gesù, guida i miei passi! Gesù, sii me, Gesù, il giorno del mio trapasso! Amen. Amen. Amen. Amen.

La parola evocazione deriva anch‘essa dal latino e significa chiamare fuori. Essa fa direttamente riferimento a quei rituali dove venivano “direttamente“ invocate le divinità, creando quindi un passaggio fra il nostro piano manifestativo e piani più sottili ed incorporei. Attraverso l’evocazione si richiede non tanto un influsso superiore, quanto piuttosto la presenta dell’entità con cui si intende operare. All’interno della liturgia cattolica possiamo vedere nel messale eucaristico tale atto, dove in virtù del potere del rituale il vino e il pane divengono il sangue e il corpo del Cristo. I quali successivamente verranno assimilati dal sacerdote e dai fedeli.
Riportiamo a titolo di esempio due preghiere evocative presenti all’interno dei rituali del Sovrano Ordine Gnostico Martinista.
Ego sacerdos sum in aeternum secundum ordinem Melchisedech.

Veni Eon Christe hoc in mundo, Dux noster es

Come è possibile notare l’operatore/sacerdote, in forza di un suo reale potere, chiede la manifestazione su questo piano della Potenza invocata. Oppure è Egli stesso il luogo dove essa si manifesta. Nel primo caso egli svolge funzione di canalizzatore e nel secondo caso di catalizzatore.

A rafforzare quanto sopra indicata, desidero riportare questa pregnante frase estratta dai testi dei nostri maestri gnostici alessandrini:

“«Per la salvezza dell’Uomo Originario mandami, Padre.  In possesso dei sigilli io scenderò,  attraverso gli Eoni mi aprirò la via,  aprirò tutti i misteri,  renderò manifeste le forme dei falsi dèi,  i segreti della Via sacra, conosciuti come Gnosi, io trasmetterò.»

Siamo innanzi ad una invocazione? Ad una preghiera? Ad una evocazione? Oppure questo breve e pregnante scritto raccoglie ognuno di questi elementi dando forza e vitalità all’intento magico in esso raccolto? L’orante (l’Eone Cristo) prega il Padre (Il Dio Occulto degli Gnostici) di essere inviato sulla Terra (nel mondo di luce ed ombra governanto dagli arconti), al fine di salvare l’Uomo Originario (lo gnostico) dall’azione degli spiriti di prevaricazione. Tale proposito salvifico trova attuazione nel possesso dei sigilli, dei nomi dei falsi dei e della conoscenza (che nello gnosticismo è forma e veicolo di salvezza). Siamo quindi in presenza, in poche righe, di una perfetta composizione di ogni espressione legata alla preghiera.

E’ sempre utile ricordare come qualsiasi rituale tradizionale è composto dalla progressione di queste tre inflessioni della preghiera. In quanto l’operatore inizialmente darà vita ad una preghiera tesa alla soppressione del pensiero passivo e reattivo, in modo che possa affiorare il pensiero del Sé che dimora nelle nostre profondità. Successivamente, adegutamente purificato[2], egli invocherà attributi divini di perfezione o l’amorevole influsso divino nei confronti dei fratelli. Infine, debitamente purificato e resosi canale del divino, egli ne acquisirà personalmente qualità o cercherà l’irruzione del medesimo all’interno del perimetro manifestativo. Nel Martinismo, ad esempio, l’irruzione divina nel quaternario inferiore è rappresentata dall’Ignea Shin. Essa è lo Spirito che tutto purifica e vivifica. Rossa gemma incastonata nella nigredo dei quattro elementi inferiori.
Caro Fratello il nostro sussistere in questa effimera manifestazione e la sottomissione alla sua legge, non comprende interamente la nostra natura. La quale oscilla su più piani, e come una rete sinaptica si estende in un intreccio di relazioni sottili e multidimensionali. Partendo quindi dal presupposto che tutto è dentro di noi e che quanto è posto al nostro interno si estende ben oltre i limiti della nostra carnalità e della nostra mente, possiamo richiamare, per assonanza e volontà, quelle forze e potenze in grado di estendere il loro influsso sul nostro lavoro interiore. Ovviamente tutto ciò deve accadere in accordo con la tradizione di riferimento, cercando di evitare dannosi sincretismi in grado di rendere sterile il nostro lavoro. Invocazione ed Evocazione assumono quindi un nuovo significato che è quello di far emergere alla nostra presenza, alla nostra vigile attenzione, in forme immaginifiche, poteri ed attributi ad esse associate, enti che sussistono negli strati più profondi del nostro essere. Enti che compongono la nostra variegata e composita struttura psichica ed animica, e che senza adeguati strumenti, fra cui la preghiera, non ne riusciamo a percepire presenza, intelligenza e vitalità. In un iniziato, in una persona integrata e presente a se stessa, chi comanda e chi ubbidisce si ritrovano in un medesimo soggetto. Ecco quindi che gli elementi divini o demoniaci non sono altro che aspetti scissori, o particolari, o settari di noi stessi, e tramite la nostra attiva azione cerchiamo di ottenere benefico influsso dai primi, reintegrazione dei secondi, ed infine composizione in un Uno Assoluto di ognuno di essi. Ecco quindi come nel nostro lavoro giornaliero qualora dobbiamo agire per contrastare un particolare aspetto della nostra natura, che riteniamo disfunzionale è necessario invocare quella manifestazione divina che grazie al proprio influsso è in grado di contenere ed annullare la manifestazione di tale elemento. Oppure ricorreremo all‘evocazione qualora dobbiamo agire non tanto sulla manifestazione dell’elemento, quanto piuttosto sulla propria radice. In alcune scuole iniziatiche sono insegnate particolari tecniche di mantralizzazione da associare durante il lavoro interiore, per dissolvere determinate strutture scissorie o disfunzionali interiori. Tutto ciò ha però sempre fondamento nella preghiera, nelle sue varie inflessioni (devozionale, evocativa, invocativa) e nella consapevolezza di chi la pone in essere. E’ con la preghiera che entriamo in contatto con le varie articolazioni del nostro essere.

Elenandro XI S:::I:::I:::



[1] L’ ordine dei cavalieri massoni eletti cohen dell'universo fu fondato da Martinez de Pasqually (1727-1774), dove ai consueti gradi di apprendista-compagno-maestro venivano innestate ulteriori classi di grado. Le quali dovevano portare l’iniziato ad essere coadiuvatore dell’opera divina attraverso lo strumento teurgico. Erano necessari, per conseguire tale mirabile risultato, periodi di profonda purificazione, preghiera e meditazione. In quanto ciò che è impuro genererà sempre impurità.
[2] Purificato significa essere reso netto. La radice di puro (pyr) è identica a quella di fuoco. Il fuoco riduce tutto all’essenza di ciò che è, oltre ogni apparenza.


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domenica 5 febbraio 2017

Convento Nazionale Montecatini Terme 2016. Saluto di Chiusura Lavori



Amati Fratelli,

Quello che stiamo vivendo in queste ore è il secondo Convento Nazionale del Nostro Venerabile Ordine, non desidero qui ricapitolare la nostra storia, che del resto, a differenza di quella di altri, è ben consultabile pubblicamente e non risente di approssimative e contingenti modifiche. Bensì riassumere gli elementi salienti di questo nostro anno di servizio fraterno e amore per la divulgazione; e tracciare le linee guida, così come emerse dalla riunione della Grande Maestranza e del Collegio dei Superiori Incogniti e Superiori Incogniti Iniziatori.
Nelle riunioni di Luglio ed Ottobre 2015 della Grande Maestranza fu deliberato che il Nostro Ordine perseguisse una via dedicata al consolidamento interiore, alla revisione dell’apparato docetico e rituale e al contatto con strutture mariniste extranazionali. Questo anche in relazione al momento di confusione che sembrava vivere il martinismo italiano: cambiamenti nella composizione dei vertici di alcune strutture, progressivo sfaldamento di altre, una eccessiva difformità di impostazioni operative e filosofiche e l’irruzione di realtà spurie ed evidentemente portatrici di elementi volti alla sovversione dei nostri sacri depositi.
Inoltre, dopo gli incresciosi fatti del 27 Dicembre 2015, su cui desidero neppure spendere una parola, siamo pervenuti alla considerazione che il Convento del Nostro Venerabile Ordine non fosse più occasione di invito ufficiale di altre strutture, ma principalmente uno momento aggregativo e di riflessione speculare per tutta l’assemblea dei nostri fratelli. Del resto, come potete anche vedere dal numero dei fratelli convenuti, non abbiamo la necessità di intrupparci o rimpinguare le nostre fila ad uso di qualche scatto fotografico divulgativo per la gioia di qualche tronfio ego e per le illusioni di una oziosa ed ottusa massa. Noi siamo ciò che siamo, e la nostra storia, la sostanza della nostra fondazione, i chiari valori tradizionali a cui ci riferiamo e che incarniamo non ci permettono di scendere a compromessi. In quanto la via iniziatica non è un’approssimazione per difetto, un quieto vivere, o un’ipocrita convenienza. Non possiamo certamente spartire, oggi che abbiamo questa profonda consapevolezza, i nostri perimetri con “espulsi per giusta causa”, con personaggi che negano le radici cristiane del martinismo e vagheggiano di strane genesi, con i delatori che accoltellano alla schiena i fratelli, con i soliti noti che giocano a rubamazzetto e dall’avanzamento iniziatico fin troppo facile ed infine con chi usa surrettiziamente il martinismo per perseguire i propri fini particolari dettati da un ego fin troppo malato. Innanzi  a tutto ciò preferisco dedicarmi ad altro, e lasciare che ognuno persegua la propria via: del resto la legittimità di un ordine deriva dalla sua opera tradizionale e non dall’illusione di numeri e relazioni spesso fittizie. NON SIC IMPI, NON SIC.
Innanzi a tali evidenze fu deciso di privilegiare l’aspetto divulgativo diffuso, piuttosto che procedere lungo la via dei contatti evidenti con altre strutture. A seguito di tali direttive abbiamo, nel corso dell’anno, proposto all’attenzione del pubblico testi quali “I SETTE GIARDINI MISTICI”, “HEPTAMERON”, “EGGREGORI di Eliphas Lèvi” e molti altri, riscontrando un crescente interesse nei confronti del nostro ordine e una sempre maggiore attenzione verso le tematiche tradizionali.
Ciò ha avuto effetti positivi per il nostro Ordine, il quale non più attardato da relazioni e politiche varie, ha potuto dedicarsi al crescita spirituale dei fratelli e alla manifestazione della sua particolarità filosofica ed operativa. Si sono aggiunte a noi le logge Mikael e Bethel all’oriente di Catania, dell’Ordine Martinista Bereshit a noi federato e sulla via della completa integrazione, sono nati i gruppi di Imperia, Mantova, Firenze, Pistoia e Benevento e prossimale altri se ne aggiungeranno. Tutto ciò a prescindere del de prufundus che ci era riservato dalle solite cassandre, incapaci di comprendere come la via iniziatica non è frutto di alleanze e prospettive fin troppo umane, ma bensì della assoluta volontà e dell’intima capacità di essere custodi di una fiamma viva di servizio verso i fratelli e soprattutto di opera interiore. Concetti questi, fratelli miei, fin troppo oscuri per molti.
Al contempo abbiamo costruito alcune semplici ma fraterne relazioni con Ordini del Belgio, della Francia e dell’America Latina, che spero siano portatori di un crescente capacità di dialogo con tutte quelle realtà veramente accomunate dall’amore per questa nostra via di perfezionamento e reintegrazione.
Se quanto sopra esposto è stato, sommariamente, l’affresco dell’anno appena trascorso in ottemperanza al mandato magistrale di cui sono stato investito, è giunto adesso il momento di segnare l’indirizzo che il nostro Ordine prenderà nel corso del prossimo anno.
Il 24 Giugno 2016 è stata costituita tradizionalmente la “FRATERNITAS GNOSTICA DEL SACRO NOME”, la quale raccoglie la piena tradizione, e su ciò vi è la mia assoluta garanzia, gnostica-cristiana. Essa non vuole essere un semplice orpello attraverso cui attirare i soliti confusi della spiritualità, non sarà gingillo con cui fare contenti annoiati fratelli  e neppure uno strumento, sempre in voga, con cui legare a doppi filo fratelli. Bensì essa offrirà, sia ai fratelli del nostro ordine, così come a profani del nostro ordine un percorso di formazione spirituale e filosofica legata ai precetti della tradizione gnostica alessandrina: con strumenti adeguati. Proprio per questo, e a differenza di altri, il suo disvelamento sarà progressivo.  Attualmente il primo nucleo di questo fulcro spirituale è a Mantova e seguito dal fratello Immanuel, che ha la nostra piena fiducia.
Nel corso del 2017 provvederemo ad orientare il lavoro filosofico del Nostro Ordine verso lo studio e l’approfondimento della prospettiva gnostica. La quale, è bene ricordarlo, rappresenta la “chiave di lettura” dei nostri simboli e rituali. E’ indubbio che Papus, Louis Claude de Sant-Martin, Martinez erano degli esoteristi ed iniziatici cristiani, è altrettanto indubbio che la lettura critica del Trattato della Reintegrazione degli Esseri, delle Opere del Filosofo Incognito e della vita del Papus rimandano ad un patrimonio di conoscenze che affonda le proprie radici nel fertile terreno della gnosi alessandrina. Si prenda ad esempio la funzione reintegrazione e redentrice della Shin che discende nel ferreo e nero quaternario (nome tetra grammatico), la via di reintegrazione individuale e posta fuori da ogni perimetro religioso, l’esistenza degli agenti di prevaricazione e la loro arcontica funzione, la centralità del fuoco e della luce, il simbolismo della maschera (la nuova ed antica identità), del cordone (con cui viene legata la natura inferiore a quella superiore) e dell’alba (che rappresenta il corpo sottile che dobbiamo costruire) ecc. Sarà quindi cura dei fratelli maggiori e dei filosofi orientare i fratelli verso lo studio dello gnosticismo e del cristianesimo esoterico. Noi provvederemo a fornire i supporti e le linee.
La nostra opera di divulgazione continuerà con nuove pubblicazioni di inediti e riedizioni dei lavori dei Maestri Passati.  In quanto è necessario aumentare il fuoco ristoratore e benefico della cultura. Fratelli miei solamente attraverso l’acquisizione di adeguata formazione ed informazione sarete in grado di separare le ombre interiori e le illusioni esteriori.  Sarà mia premura costituire un gruppo di fratelli che avranno come compito di segnalare e procedere alla traduzione delle opere dei maestri passati, e di eventuali inediti in Italia.
Al contempo verrà costituita una segreteria permanente di fratelli che avranno come compito quello di mantenere i contatti assidui e costanti con le realtà mariniste non italiane.
Per quanto riguarda la mia persona nel 2017 visiterò ognuna delle circoscrizioni in cui è suddiviso il nostro Ordine, e prego i fratelli e le sorelle Filosofi Incogniti di consultarsi nel volgere di breve tempo in modo da organizzare i miei viaggi e permanenze. Avete la mia agenda a vostra completa disposizione.
Nei giorni  20-21-22 Ottobre 2017, sempre a Montecatini Terme e sempre in questo luogo, si svolgerà il nostro terzo Convento Nazionale che avrà come argomento: “ L’Albero della Vita e il suo Riflesso nel Lavoro dell’Associato Incognito “
Infine la linea del raccoglimento interiore del Nostro Ordine non cambierà, in quanto ognuna delle nostre energie sarà dedicata alla sana e proficua crescita dei fratelli e delle sorelle.  Niente ha più valore di tutto ciò, niente può essere barattato con essa.
Concludo con le sacre parole della nostra bolla fondativa: ”tradizione vivente, testimonianza militante”

Amati fratelli che la reintegrazione sia l’apice della nostra piramide.


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Convento Nazionale Montecatini Terme 2016. Saluto di Apertura



Amati Fratelli, vi ringrazio di aver trovato il tempo e il modo di formare questa nostra assemblea di giusti e volonterosi viandanti lungo le vie dello spirito.

Come ben sapete il tema del nostro convento è dedicato agli Strumenti e all’Opera Martinista.
Carissimi fratelli, è necessario comprendere che quello che da reale significato alla vostra iniziazione non è tanto un colorato brevetto o un novero di, più o meno, erudite dissertazioni, quanto il lavoro intimo inteso come consapevole momento di scoperta, di riflessione ed di integrazione interiore. In assenza della nostra pratica luni-solare, cadenzata dal ritmo giornaliero, la vostra condizione non sarebbe dissimile da quella di una molteplicità di altre degnissime persone che hanno come passatempo il discorrere di esoterismo, simbolismo ed amenità similari. La sostanza, la linfa vitale, che anima la vostra natura di iniziati è il frutto della pratica, del vostro personale impegno e del vostro sofferto lavoro. Il quale non ha come obiettivo il benessere qui ed adesso, lasciamo queste illusioni ai tanti mistificatori che appestano l’ambiente della spiritualità, bensì la seconda rinascita: liberi da tutto ciò che contingente, mortifero, impermalente. Molti di voi non hanno ancora maturato la piena consapevolezza dell’Ordine di cui sono anello, e neppure di come la parola “martinismo” non significhi necessariamente, e non lo significa, che ovunque e comunque la nostra impostazione operativa è egualmente presente. Vi prego di non stupirvi, ma sono ben poche le realtà mariniste che possiamo definire operative, e sono ancora meno quelle dove vi è posta costante attenzione attorno agli strumenti di lavoro interiore e la loro attualità alle necessità dell’iniziato di oggi.

Amatissimi, un martinismo privato della costante opera dei fratelli, articolata su di un piano che raccoglie necessariamente strumenti cardiaci-teurgici-sacerdotali, altro non è che uno sterile ibrido: dalla forma sospesa fra una teosofia ricca e una massoneria povera. Sarebbe quindi opportuno che i fratelli e i bussanti, sempre si interrogassero su questo necessario aspetto; onde comprendere dove dirigere il proprio passo, i secondi, e la collimazione, i primi, fra quanto annunciato e quanto realizzato. Ognuno di noi è responsabile delle proprie opere e soprattutto delle proprie scelte. La nostra scelta è stata quella di operare, in modo che non vi sia frattura fra IDEA e AZIONE. Che la prima non sia mai frutto di sterili intellettualismi, che la seconda non sia mai espressione di un cieco agire, questo è l’augurio che sento di rivolgere ad ognuno di noi.

Brevemente possiamo affermare che l’opera martinista nel Nostro Venerabile Ordine si sviluppa attraverso un insieme di strumenti prevalentemente individuali. I quali sono ritualmente e tradizionalmente trasmessi al fratello durante le varie iniziazioni che scandiscono il cammino volto alla reintegrazione. Abbiamo quindi:

Il grado di Associato Incognito, nel quale il fratello ancora non ha un posto fisso nella Catena Eggregorica. Questo grado è prevalentemente cardiaco e il lavoro è cadenzato su di un piano lunare incompleto. Viene testata, attraverso un lavoro continuo e monotono, la capacità del fratello di attenersi alle regole, agli impegni morali e alla condotta rituale dell’Ordine. Le poche prescrizioni alimentari e di comportamento, sono un suggerimento a riflettere attentamente se proseguire lungo la via, o porsi in meditazione. Al contempo in questa fase l’Iniziatore ha modo di valutare il Desiderio e la Volontà di colui che dovrebbe compiere i successivi passi rituali. Gli strumenti caratteristici di questo grado, nel Nostro Venerabile Ordine, sono: il rituale giornaliero, la preghiera, la meditazione, la purificazione, lavori atti ad una presa di coscienza interiore, pratiche di visualizzazione e introduzione all’uso dei salmi e delle parole di potere.
Il grado di Iniziato Incognito unisce sapientemente elementi cardiaci e teurgici. Il fratello che oramai trova collocazione nella catena di forza e di amore, è ammesso a lavorare nella pienezza del piano lunare. Ciò si concretizza con un rituale in Luna Piena, chiamato anche di consolidamento eggregorico. Tale rituale presenta delle difformità formali da Ordine ad Ordine, e non sempre ha eguale connotazione e valenza magica.  Quanto trasmesso, a livello rituale, nel primo grado non viene ovviamente abbandonato, ma trova completezza, diversificazione ed esaltazione.
Il fratello  elevato a Superiore Incognito, è depositario dell’intero corpo rituale dell’Ordine, ad eccezione di quanto previsto e disposto dalla Grande Maestranza. In questo grado il suo percorso di martinista trova completezza e al piano di lavoro lunare si aggiunge quello solare. Questo è rappresentato dai rituali maggiori, o solari, che sono posti in essere durante gli Equinozi e i Solstizi. Agli elementi cardiaci e teurgici, si aggiunge l’elemento sacerdotale. Il quale dona verticalità all’opera del fratello. Ecco quindi, ma era facilmente intuibile, che solamente colui che consegue il grado di Superiore Incognito può completamente definirsi martinista, e questo non tanto in virtù del disvelamento di qualche segreto iniziatico, ma solamente per il conferimento degli strumenti che sanciscono la nascita, se saprà operare armoniosamente, di un nuovo adepto. Nel Nostro Venerabile Ordine, a taluni fratelli Superiori Incogniti, è data facoltà e possibilità di amministrare il rito eucaristico.
Ecco quindi che nel grado di associato il fratello dissoda/libera dalla gramigna evidente/ed ara il terreno preparandolo alla semina. Nel grado di iniziato procede alla semina, seguendo la giusta cadenza lunare e beneficiando dell’influenza del benefico astro. Nel grado si superiore il fratello, amministrando sapientemente ciò che è secco e ciò che è umido, ricerca la maturazione del raccolto.
Ovviamente nessun strumento ha validità, per quanto complesso, se l’operatore è sprovvisto delle necessarie qualificazioni psicologiche e iniziatiche, o se non lo impiega con talento e volontà. L’inverso è come pretendere che uno scalpello e un mazzuolo, per loro autonome forza, cesellino il marmo e diano alla luce un’Opera di Maestria e Genio. Fratelli miei non potete certamente attendervi che altri compiono quanto voi stessi dovete porre in atto, e al contempo non potete pensare che l’iniziazione sia un singolarità taumaturgica atta a risanare per sua sponte ciò che voi stessi avete lacerato ed oltraggiato.
Amati fratelli l'unica vera sintesi è a posteriori della pratica, giammai a priori di essa e giammai frutti di sterili intellettualismi. Dovete intimamente comprendere non siete qui per percorrere un sentiero altrui, ma per trovare il vostro fra gli infiniti possibili. Tale mirabile obiettivo è conseguito alla attraverso la pratica. Essa permette di trasmutare ogni accadimento della nostra vita, in un'esperienza profonda, capace di riverberarsi sul nostro modo di percepire il Reale


Amati Fratelli Vi Auguro un Proficuo Lavoro Interiore.


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giovedì 22 dicembre 2016

Cenni di Teurgia

« Affrettati, è necessario, verso la luce e i raggi del Padre: di là ti fu inviata l'anima, rivestita di intenso intuire » (Oracoli caldaici, frammento 115)

La Teurgia esercita, oggi come ieri, indubbiamente un enorme potere di fascinazione nei confronti di molti cultori di cose esoteriche e di iniziati alla tradizione occidentale. Una semplice visita in una qualche libreria dotata di settore esoterico, permette di entrare in contatto con una mole consistente, specie rispetto a qualche anno addietro, di testi dedicati alla magia cerimoniale, alla ritualità e alla teurgia. Al contempo è difficile non considerare come oggi sistemi iniziatici rituali quali gli Eletti Cohen[1] e il Martinismo-Martinezista[2] stanno conoscendo una rinnovata capacità di attrarre uomini, desiderosi di cimentarsi lungo la via del perfezionamento interiore, anche attraverso lo strumento teurgico.

L’aver aggiunto la parola “anche” non è da parte mia un qualche vezzo letterario, in genere sono incapace di virtuosismo, quanto piuttosto sottolineare che se da un lato la teurgia è un mezzo e non un fine, dall’altro il giungere ad operare tramite essa necessita di operazioni preliminari che non è possibile eludere o posticipare.[3]

Mi si permetta di soffermarmi ulteriormente su questi punti, che ritengo fondamentali e la mancanza di comprensione, dei medesimi, foriera di danno ed illusione.
Nelle strutture tradizionali l’unico obiettivo reale è pervenire alla reintegrazione dell’iniziato nelle sue originarie qualità e condizioni spirituali. Uno stato pressoché divino dal quale la prevaricazione, l’errore, l’inganno, la mistificazione e il desiderio di potenza lo fecero decadere: precipitandolo nella condizione di creatura che aspira all'elevazione.

A tale riguardo Robert Amadou: “l'oggetto è la reintegrazione universale, alla quale l'uomo deve lavorare per la conoscenza dell'origine, dello stato presente e del destino di tutte le cose, ciascuna nel suo ordine; e principalmente della sua origine, del suo stato presente e della sua destinazione. Poiché l'uomo è l'agente della reintegrazione universale. È una seconda ragione, unita a quella che fornisce una carità ordinata, per l'uomo lavorare alla reintegrazione dell'uomo, per me lavorare alla mia reintegrazione. Reciprocamente, servendo, servo me stesso; dividendo il male, che è legione, io avanzo”.

Attraverso varie pratiche, diversamente articolate e composte, è possibile riguadagnare l’accesso a quel tempio imperituro da cui la prevaricazione ci ha esclusi. L’uomo quindi non è autonomamente in grado di ricollocarsi all’interno di un mondo spirituale superiore, ma necessita di un lungo percorso di rettificazione e di adeguati strumenti per conseguire detto risultato. La Teurgia, assieme alla meditazione, alla preghiera, alle purificazioni, ai rituali collettivi ed individuali è uno di questi strumenti. Strumenti, è utile ricordarlo, che saranno maggiormente efficaci, in forza della loro lineare trasmissione e della loro coesione operativa.

Ecco quindi, che correttamente, la Teurgia, almeno in ambito tradizionale, non rappresenta qualcosa di scisso o un’operazione comunque alla portata di tutti. Bensì essa è uno dei tanti strumenti posti a disposizione dell’iniziato, attraverso i quali dovrà, se ne sarà capace, pervenire alla realizzazione dell’Opera Interiore. La quale necessariamente passa attraverso le fasi di individuazione[4], rettificazione[5], trasmutazione[6] e reintegrazione[7].
Un Maestro Passato del Martinismo, Francesco Brunelli, soleva ripetere che il Mago è colui che inizia l’opera senza strumenti e la termina senza strumenti. In queste parole vi è un verità fondamentale. L’iniziato è colui che è posto su di un sentiero dall’azione di altri uomini, i quali lo forniscono dei necessari strumenti operativi e filosofici per cimentarsi lungo il duro cammino interiore. Successivamente questi, se apprenderà i misteri che sottintendono all’intera Opera, provvederà a disfarsi di tali strumenti, in quanto egli li avrà interiorizzati e ne avrà forgiati di nuovi.
Tutto quanto ho fino a qui scritto, è solamente per indicare come da un lato la Teurgia è parte, giammai scissa, di un insieme più ampio, e dall’altro che è necessario esperire un percorso per comprendere debitamente gli strumenti e il loro particolare e congeniale modo d’uso.
Scorciatoie non sono ammesse, e bene farebbe colui che bussa ad essere maggiormente interessato alla sostanza del luogo, ove il suo incedere lo ha condotto.

Ovviamente l’idea di poter controllare, modificare, plasmare, evocare ed invocare influssi superiori operando in accordo con il volere Divino o degli Dei, da sempre solletica il genio e l’ambizione di molti. Bisogna però interrogarsi attorno all'esistenza delle reali qualità dell’operatore atte per ottenere siffatti mirabolanti risultati. La semplice osservazione del numero non esiguo di libri di teurgia esistenti e la massa tumultuosa di aspiranti teurghi; e lo svegliarmi tutti i giorni in un mondo sempre eguale, mi porta a considerare che in definitiva la maggior parte dei sogni e dei propositi rimane nel mondo crepuscolare delle illusioni. Le quali, illusioni, attengono proprio a quando di più incompatibile sussiste nei confronti dell’opera iniziatica.
Ebbene, anni di pratica e di umane relazioni e valutazioni, mi hanno portato a considerare che molti, per motivi di spendibilità sociale e di ipocrisia nei confronti di se stessi, si raccontano di voler cimentarsi nella Teurgia o nell’Alta Magia Cerimoniale, quando il loro ambire rientrerebbe, a maggior ragione e cognizione di causa, nel perimetro degli atti e dei fatti governati dalla cosiddetta bassa magia. Questi, ipocritamente, preferiscono celarsi dietro la più nobile arte della Teurgia, invece che ammettere che il loro fare non è guidato dal desiderio di un benedicente influsso spirituale, ma bensì dal proprio ego frustrato e desideroso di appagamento.

Certo in entrambi i casi, Teurgia e Bassa Magia, sono necessarie delle identiche qualità da parte del praticante. Del resto tutto su questo piano ha minimamente bisogno di forma e di energia per poter esercitare influsso ed esistenza, ma quello che realmente scandisce la differenza fra le due arti è la prospettiva dell’Operatore. In un caso volta a beneficiare di quelle influenze superiori atte a condurlo al complimento della Grande Opera o coadiuvare il divino in vista della reintegrazione universale. Nel secondo caso invece ad agire per il proprio esclusivo vantaggio, a prescindere di quanto rientra nel nostro giusto avere. Ecco quindi che la Teurgia, qualora condotta con fini egoistici ed utilitaristici, altro non è che sostanzialmente bassa magia: con l’aggravante della codarda e non giustificabile ipocrisia dell’operatore.



[1] Martinez de Pasqually nel 1754 diede vita all'Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti Cohen dell'Universo. Un ordine, quello del Martinez, strutturato in un sistema iniziatico che trovava fondamento nella piramide nei gradi azzurri della massoneria (apprendista, compagno e maestro) su cui poi si innestavano altri tre gruppi di gradi:Classe del PorticoClasse del Tempio e Classe segreta. A ragione di tale articolazione iniziatica vi era la volontà del teurgo Martinez di far corrispondere una sephirot per ogni grado o scalini iniziatico:
Massoneria azzurra:
1° grado - Apprendista (Malkûth: regno)
2° grado - Compagno (Jesôd: fondamento)
3° grado - Maestro (Hôd: maestà)
4° grado - Apprendista Cohen (Nezach: eternità)
Classe del Portico:
5° grado - Compagno Cohen (Tiferet: pietà)
6° grado - Maestro Cohen (Gevurah: giustizia)
7° grado - Maestro Particolare (Chesod: amore)
Classe del Tempio:
8° grado - Gran Maestro Eletto Cohen (Binah: intelligenza)
9° grado - Cavaliere d'Oriente (Chokhmah: sapienza)
Classe segreta:
10° grado - Reau-Croix (Keter: corona eccelsa)

[2] Si consulti al riguardo il sito www.martinismo.net . La tradizione martinista-martinezista, che ancora vive in alcuni ordini martinisti regolari, dispone una piramide operativa a carattere rituale individuale: elementi teurgici, cardiaci e sacerdotali compongono gli strumenti forniti per realizzazione dell’Opera.
[3] Per questo è sempre da guardare con enorme sospetto colui che non attende e non opera nei tempi e nei modi necessari, ma pretende, piuttosto, conferimenti ed avanzamenti solamente dettati dall’effimera gloria. Egli è un falso iniziato e sarà quindi un falso maestro.
[4] Attraverso la fase dell’Individuazione si prende coscienza del nostro stato individuale, e non raffrontabile con quello altrui.
[5] In questa fase si procede alla rimozione degli elementi incompatibili con il nostro desidero di reintegrazione. Successivamente si procede alla purificazione degli elementi compatibili.
[6] Gli elementi purificati sono sottoposti ad un’azione, tramite l’elemento fuoco e le acque corrosive, atta a trasmutarli sostanzialmente in elementi sottili.
[7] La conclusiva opera attraverso cui si giunge alla reintegrazione dell’Uomo nell’Uomo e dell’Uomo nel Divino.


www.martinismo.net