mercoledì 21 settembre 2016

PAPUS E IL MARTINISMO - 16 Ottobre 2016 a Montecatini Terme


“PAPUS E IL MARTINISMO”
Pubblica conferenza organizzata dal Sovrano Ordine Gnostico Martinista nel centenario del passaggio all’Oriente Eterno di Gérard Encausse

Domenica 16 Ottobre 2016, ore 9.30
 presso l’Hotel Mirò in viale Bicchierai 82 Montecatini Terme.
Ingresso Libero


lunedì 12 settembre 2016

IL TRE PER DUE DELL’INIZIAZIONE



Non sic impii non sic; sed tamquam pulvis quem proicit ventus a facie terrae.

Per quanto spiacevole possa essere, e vi assicuro che per me che ho speso una vita intera in ambito divulgativo lo è sicuramente, è assolutamente necessario sottolineare alcune drammatiche infestazioni che inquinano, oltre ogni misura, l’ambiente martinista. Le quali potrebbero essere annoverate, senza timore di essere smentiti, innanzi a quella che è un’autentica sovversione del rapporto iniziatico, che sfocia nella più nera contro-iniziazione
.
La volontà di taluni isolati, di dare effimero lustro finale ad una vita iniziatica di profonde incongruenze, trascina nel più profondo stupore coloro che da sempre intendono il percorso iniziatico come un processo di spogliazione e di testimonianza. Basato sui giusti tempi di maturazione, su di una progressione effettiva e sull'appartenenza ad una sana famiglia iniziatica.
Purtroppo siamo arrivati all'assurdo di telefonate da parte di taluni, su cui molto si potrebbe parlare, dove si offrono gradi e logge ad interlocutori mai incontrati, mai conosciuti, a cui viene richiesto di aderire ad una certa struttura.
Siamo forse in presenza della guerra di sconti di fine stagione fra il club mediterranee e il club alpitour ? Oppure, pensando ad altri, che offrono pacchetti completi che vanno dal martinismo, agli eletti cohen e alla chiesa gnostica si vuole imitare i 3per2 del Conad ?

Ricordo con un certo sorriso, perchè amo dire le cose in faccia, uno di questi Grandi Maestri gabbato con la propria stessa moneta, innanzi ad un personaggio che sosteneva di essere un certo grado e di potersi portare dietro un congruo numero di persone. Senza porre tempo al controllo dei documenti, e delle qualifiche spirituali ed iniziatiche, il personaggio fu prontamente elevato. Salvo scoprire che era un semplice associato. La vergogna non dovrebbe suggerire di desistere da certi comportamenti ? L’esperienza non dovrebbe comandare la prudenza ? L’errore grave e il danno che da esso se ne ricava non dovrebbe portare ad abbandonare certi comportamenti ?
No... assolutamente. A dimostrazione di quanto alcuni ambiti del nostri perimetri sono profondamente inquinati. A dimostrazione di come il bussante dovrebbe CHIEDERSI DOVE STA BUSSANDO ?

Ancora come non biasimare coloro, che collezionando una sfilza impressionante di espulsioni e di ammonimenti, dopo aver raccolto in modo prezzolato, e grazie a carambole, brevetti e patenti attuano una commistione continua fra i nostri insegnamenti e quelli di scellerati personaggi? Ma guardandosi allo specchio non provano schifo per la loro meschina azione. Come hanno la pretesa di sentirsi chiamare Maestro o Filosofo, quando tale ruolo è stato assunto con i più biechi mercanteggi?

Oltre a tutto ciò vi è chi, fomentato da una senile fecondità, pur di piazzare bandierine su qualche immaginaria cartina geografica, offre avanzamenti al quarto grado (Superiore Incognito Iniziatore) a persone che non solo sono componenti di altre strutture, ma, per rendere maggiormente allettante l’offerta, concede loro la possibilità di rimanere “coperti” all'interno della struttura originaria. Gongolandosi, con pochi intimi, di aperture di colline e logge e pregando però che sia mantenuto l’Interiore ed Ordinato silenzio, onde “serrare” tali informazioni. Mi chiedo, umilmente, quale coesione eggregorica possa portare tutto ciò, in quale confusione rituale possa sfociare, ed in ultima analisi a cosa o a chi giova ? Certamente non agli associati, i quali, è bene che lo sappiano, sono e saranno esclusi dalla comunità martinista in quanto non figli spirituali di padri incogninti, ma figli spirituali di padri sconosciuti. 

  
Del resto mi interrogo se è giammai possibile che provenga qualche buon frutto, da una pianta che annovera nel suo tracciato evidenti irregolarità, espulsioni, scissioni e commistioni fra difformi corpi rituali ? 
E’ possibile che gli eterni fuori posto dell’iniziazione, i soliti bastian contrari che niente avendo realizzato auspicano il crollo di ogni struttura, abbiano possibilità di formare e di informare ?
Permettetemi ancora una volta di ricordare che l’iniziazione presuppone il collegarsi a determinati energie sottili e di operare all’interno di un dato campo eggregorico. Nel caso, evidenza riscontrabile in fin troppi ambiti, l’iniziatore e la struttura siano divelti dalla storia della nostra tradizione non vi sarà nessun collegamento sottile. Nel caso, evidenza riscontrabile in fin troppo ambiti, l’iniziatore e la struttura siano mossi solamente da EGO ed EFFIMERA VANAGLORIA e non da AMOREVOLE SERVIZIO il legato eggregorico sarà malsano e pernicioso.

Diffidate da chi troppo velocemente apre le porte del tempio. Diffidate da chi promette avanzamenti prematuri. Diffidate da chi non antepone il lavoro interiore a lustrini e patenti.


E’ il vostro tempo, è la vostra sanità mentale, che sono in gioco.

ps: speriamo con questo nostro articolo di non aver turbato nessuno...

www.martinismo.net

venerdì 2 settembre 2016

Il Martinismo è una Libera Associazione di Uomini


Fondamentalmente è possibile affermare che il martinismo è una libera associazione di uomini e donne che si riconoscono attorno ad un ideale di reintegrazione spirituale, e perseguono questo obiettivo tramite gli strumenti e gli insegnamenti propri della struttura in cui operano. Questo ideale, seppur in forme e contenuti peculiari, è presente in ogni tradizione e cultura iniziatica; ed assume nel martinismo veste simbolica, esoterica, ed operativa cristiana. In quanto il martinismo è Ordine Cristiano Iniziatico ed è quindi nei suoi simboli, narrazioni, miti, e corrente spirituale che trova impianto, fisionomia e linfa vitale la propria docetica e ritualità.
La struttura martinista, sia essa un Ordine, oppure costituita dalla loggia del singolo Iniziatore, ha come finalità quella di trasmettere la forma e la sostanza dell’iniziazione martinista. La quale si sviluppa, a seguito di un rituale associativo, attraverso un duplice binario: la formazione filosofica ed operativa dell’iniziato alla via della reintegrazione dell’uomo nell’uomo e dell’uomo nel divino. Ben comprendo che sussistono strutture, per me poco comprensibili, dove la formazione martinista è ridotta a studio di testi, oppure, e peggio ancora, all'abbeverarsi delle narrazioni, ampie, di taluni filosofi, che confondono l’Oriente con un luogo di perenne logorroica conferenza. Ritengo, pur tuttavia, che elemento peculiare dell’iniziazione martinista sia il procedere oltre la fase meramente informativa, lungo una via di formazione rituale e di serio lavoro interiore.

A proposito della funzione dell’Ordine Martinista, scrive Nebo (Francesco Brunelli): “Voglio concludere che lo studio approfondito dei rituali di iniziazione e delle tecniche note mi fanno affermare che l'Ordine conferisce ai suoi membri: - una iniziazione oggettiva caratterizzata dall'introduzione dell'Uomo di desiderio in un nuovo mondo ed in una nuova dimensione mediante la creazione del legamento iniziatico che termina con la trasmissione del Sacramento dell'Ordine e con la potestà sacrale di poterlo a sua volta conferire. La possibilità di una iniziazione soggettiva, realizzantesi cioè in virtù del lavoro e delle applicazioni pratiche dell'iniziato che lo porta sino alla soglia dell'Adeptato, sino cioè alla soglia della realizzazione ultima. Qui finisce la missione dell'Ordine Martinista. Tale missione si estrinseca mediante:
a) la trasmissione fisica da Iniziatore ad Iniziando delle energie eggregoriche, che avviene durante i differenti riti di Iniziazione (il legamento); b) la trasmissione di una dottrina che è quella contenuta nei rituali e che deve essere sviluppata da ciascuno mediante una ricerca, uno studio ed una applicazione costante; c) il simbolismo che rinserra parte della dottrina e parte delle tecniche, prima tra queste la introspezione, la purificazione, la meditazione ecc… ; d) i riti di catena (che possono essere variati in ogni momento senza pertanto comportare una variazione nella sostanza e nello scopo dei riti di catena stessi) con l'inevitabile effetto traente dell'Eggregoro e la rivelazione degli Arcani; e) i riti individuali trasmutatori dopo la rivelazione. Questa è la nostra risposta alla domanda: "Dove porta il Martinismo?"


L’accesso al martinismo avviene tramite una regolare e tradizionale iniziazione conferita da un Superiore Incognito Iniziatore. Essa si esprime in una rituale associazione solitaria o all’interno di una loggia, ma sempre rispettando la forma consona ai riti e simboli propri del Nostro Venerabile Ordine. Nel martinismo non vi sono, o non vi dovrebbero essere, pregiudiziali legate al sesso, alla razza, all’orientamento politico, o spirituale. Salvo ovviamente verificare, e tale gravoso compito dovrebbe essere svolto da colui che accoglie nella catena fraterna, oltreché dallo stesso postulante, che non sussistano degli elementi, nella vita profana e animica dell’aspirante fratello, conflittuali con il desiderio di reintegrazione, e con l’insieme dei valori espressi e raccolti dalla struttura di riferimento. Sarebbe quindi, visto il numero non esiguo di organizzazioni martiniste, auspicabile che il bussante provvedesse a chiedere, semmai esiste, il manifesto della realtà di cui intende divenire parte integrante della catena. Sarebbe, al contempo, doveroso che colui che ha la facoltà di accogliere il bussante, si chiedesse cosa spinge il passo di quest’ultimo: è desiderio di conoscenza, o è desiderio di apparenza? Tali consigli, che mi permetto di dare, sono rivolti ad evitare tristi situazioni che inevitabilmente si verificheranno qualora qualità ed aspettative non trovino adeguata corrispondenza. Seppur è vero che l’Uomo di reale Desiderio procederà comunque lungo la via della reintegrazione, è altrettanto vero che non tutti i percorsi possono risultare congeniali a determinate caratteristiche, oppure essere necessari e reali viatici per la meta intravista.

È bene sottolineare che quando parliamo di desiderio qui non è inteso come un movimento dettato dalle emozioni, o da irrazionali e istintuali pulsioni di possesso o di apparenza. Quanto piuttosto da una tensione ideale di tutto l’essere verso un processo di profonda trasformazione interiore. La quale procede attraverso la comprensione di ciò che siamo, la raccolta delle energie interiori, il beneficiare degli influssi spirituali necessari per avanzare, spesso in modo non lineare, lungo la via della separazione di ciò che è autentico da ciò che è superfluo, dalla riorganizzazione attorno ad un nuovo centro di gravitazione interiore, e successivamente della comunione con il divino che in noi alberga. Ecco quindi che condotte di vita deleterie, idee disgreganti, pulsioni distruttive, confusione della mente, squilibrio dell’anima e le dipendenze del corpo, non possono che portare ad un’incompatibilità con il nostro percorso che necessita di autonomia ed equilibrio. In presenza di questi elementi ostativi l’incaponirsi nell’associare e nel procedere lungo la via della reintegrazione, condurrà inevitabilmente a forzatura e a malessere in colui che vorrebbe avanzare, ma che non può farlo in quanto disarmonico con la nostra fratellanza, e i nostri strumenti.

www.martinismo.net

martedì 30 agosto 2016

Ricordi da Associato Incognito

Questa mattina ho ricevuto la telefonata di una carissima sorella. Purtroppo le vicende della vita hanno portato i nostri rapporti ad essere sporadici, ma non per questo, la “vera” fratellanza tutto unisce, essi si sono dissipati.
Commossa ha ringraziato per l’attuale numero di Ecce Quam Bonum, interamente dedicato al lavoro dell’associato incognito. Nel parlare, la sorella, si rammaricava come una parte del martinismo abbia perduto la propria vocazione al lavoro interiore per scivolare in una paramassoneria. Assieme abbiamo rievocato, lasciando riemergere i ricordi, fratelli comuni oramai passati oltre al Velo del tempo e della materia, ma sempre realmente PRESENTI IN MEZZO A NOI.
Mi ha colpito quando ha affermato, in quanto seppur con parole diverse ha espresso mia identica convinzione, che il momento più bello della sua vita martinsita è stato quando era Associata Incognita. Una fase in cui il fratello, la sorella, ha come unico compito quello di formarsi alla filosofia e agli strumenti dell’Opera. Un momento di intima crescita, sgravato da ogni fardello dovuto alla guida, alla burocrazia e dai vezzi dell’ambiente.Poi il cammino, inevitabilmente, prosegue, alcuni saranno chiamati a formare nuovi fratelli ed aggiungere un nuovo anello all’antica catena, altri ad esercitare un potere di governo e servizio all’interno della struttura. La passione iniziale si trasforma in profondo sentimento, e l’ideale, che tutto anima, deve tradursi anche in fatti ed azioni, non sempre piacevoli: non esiste Giustizia senza Forza, e non esiste Forza senza Giustiza; così insegna la Croce Cabalistica.
Non posso che guardare con lontana nostalgia i miei primi congressi: incontrare fratelli da tutta Italia, ascoltare le loro storie, i primi incerti passi in loggia durante l’ingresso solenne, il rimanere appresso al mio iniziatore come un pulcino (e l’essere scalciato via con rudezza dal medesimo), l’immagine del Grande Maestro che apriva i lavori, le dinamiche dei gruppi di lavoro e i suggerimenti offerti dai fratelli anziani.
Ricordo tutto questo, come parte integrante della mia vita. La quale non potrebbe essere ciò che è in loro assenza, senza l’amore di chi mi ha fatto, così come lui, martinista. Per me, forse questo è il mio limite, è irrinunciabile l’esoterismo, così come sono irrinunciabili la “fratellanza d’opera”, ben diversa da certi vuoti formalismi, e il severo servizio alla comunità.
Ecco perchè mi permetto di ammonire i fratelli attorno ad una semplice verità: Il martinismo è percorso individuale, ma perdere i rari momenti di fraterna ritualità e convivialità è un terribile danno che vi arrecate.
La sorella, ricordando la comune radice iniziatica, chiedeva se poteva partecipare ai nostri lavori. La risposta era scontata.

Un Congresso, un Convento, martinista è aperto a tutti i veri fratelli, altrimenti le notre formule rituali sarebbero vuote e stanche parole.
Vi saluto innanzi alle nostre Sante Luci.


Elenandro XI

 ECCE QUAM BONUM 11
ECCE QUAM BONUM 11
http://www.martinismo.net/eccequambonum%2011.pdf




lunedì 29 agosto 2016

LA PREGHIERA CONSAPEVOLE

Dobbiamo adesso chiederci quale prospettiva dare alla preghiera, se vogliamo che questa non rimanga una semplice, per quanto legittima, espressione di un rapporto devozionale fra noi e qualcosa di esterno a noi.

La risposta è quella di rendere noi stessi consapevoli delle enormi potenzialità operative che ha questo sublime strumento. Solamente cambiando il nostro tratto di unione percettivo-cognitivo, possiamo modificare lo spazio circostante e gli strumenti che ci permettono di relazionarci con esso. Questa rivoluzione interiore ruota attorno alla grande verità che è Sacro ciò che rendiamo Sacro, e che solamente noi siamo i sacerdoti di noi stessi e del divino che in noi dimora. E' una questione di consapevolezza interiore, che si ripercuote come un'onda irresistibile su ogni nostro pensiero ed azione.

Dobbiamo interrompere il processo attributivo rivolto verso l'esterno, che vede da parte nostra consegnare ad una divinità antropomorfa qualità e possibilità che sono insite nella nostra natura spirituale.
Dobbiamo recedere dal pensiero ostativo  che ci sussurra che non siamo in grado di edificare in noi stessi un luogo sacro, ed essere in tale modo sacerdoti in eterno.
Dobbiamo vincere l'inerzia che ci impedisce di sperimentare, di svegliare ed affinare le qualità sacrali insite in ognuno di noi.
Dobbiamo convincerci che siamo, per Essere realmente.

Compiuta tale rivoluzione interiore ci renderemo conto che la preghiera è anche, ed è sopratutto, uno strumento che agendo congiuntamente su mente e corpo, conduce alla realizzazione di nuovi stati dell'Essere. I quali risulteranno liberi da quelle costrizioni, da quelle ristrettezze e vincoli propri del mondo quaternario reattivo. Attraverso la preghiera consapevole la nostra mente crolla nella ripetizione, dalle profondità interiori emerge un novello pensiero. Il quale avrà caratteristiche di immediatezza ed attività. Esso non subirà nessun condizionamento dal mondo circostante e non suggerirà nessun compromesso fra ciò che è buono e ciò che è utile. Esso è il Logos Divino che riecheggia in tutta la figliolanza spirituale.

Nelle lame degli arcani maggiori  è la carta degli Amanti che simboleggia la preghiera. In essa l'iniziato è immobile in una buca, che rappresenta l'ostacolo che si apre innanzi ed improvviso lungo il cammino. Egli è immobile, apparentemente incapace di compiere un passo, di riprendere il sentiero iniziatico.  Alla sua destra e alla sua sinistra troviamo due figure femminili diversamente adornate. Una di esse rappresenta il desiderio materiale, che lega alle cose di questo mondo, l'altra simboleggia  ciò che è sacro, che libera da questo nostro angusto contenitore. Tale condizione per l'uomo profano si traduce nelle scelte fra ciò che conduce ad una qualche, in genere effimera utilità, e quanto permette di valicare la soglia dell'imperitura sacralità. Per l'iniziato, tale scena, rappresenta  anche il dovere di scegliere fra il potere fine a se stesso, che deriva dalla comprensione dei meccanismi sottili che tutto determinano, e il lavoro di perfezionamento interiore. Una scelta spesso non chiara, dove l’eventuale confusione è sicuramente determinata dall'assenza di quelle doverose purificazioni interiori, le quali sono la premessa per ogni Opera Reale.
L'iniziato, innanzi a tale scelta, prega, e se è giusto il suo intendimento un angelo discenderà dal cielo per preservarlo da ciò che è fatuo e ingannevole. Ecco quindi che  la preghiera rappresenta il primo ed ultimo rifugio per colui che comprendere il potere che in essa si cela. Per colui che conosce le concatenazioni fra ciò che è evidente e ciò che è celato, ed è in grado di superare ogni apparente dualismo fra l'orante e colui che viene orato.
L'importanza della preghiera è nota in numerosi rituali di iniziazione: 
"E tu quando sarai fra Scilla e Cariddi cosa farai? Pregherai ed un angelo inviato dal signore scenderà su di te". Purtroppo colui che accede a tale evento apicale della propria vita, spesso non pone la dovuta attenzione ai moniti che gli sono rivolti, e neppure sedimenta, perduto in altre congetture, interiormente quanto ha vissuto.
 Oltremodo la preghiera è resa viva dagli insegnamenti di tutti i veri maestri, che suggeriscono di ardere sovente in essa, per determinare la sottrazione di noi stessi al mondo impuro e prevaricatore che ci circonda.
Solamente comprendendo che la preghiera è un vero e proprio atto magico, possiamo godere di tutti i benefici che questo strumento è in grado di offrirci.  Per ottenere tale risultato dobbiamo affrancarci da quanto instillato in noi dalla nostra pigrizia e dalla cultura in cui siamo immersi. Una formazione che  vuole la preghiera un freddo omaggio ad una realtà intangibile e posta fuori di noi, e al contempo ridurre l'orante a soggetto passivo, statico e piatto, completamente privo di genio e volontà rispetto all'azione del preghiera. L'iniziato deve superare il dualismo separativo fra chi prega e chi è il beneficiario della preghiera, e diventare cosa unica con essa.
Attraverso la preghiera ognuno degli elementi del quaternario trova composizione armonica l'uno con l'altro, sviluppando una sinergia in grado di annullare ogni peso e misura legati al nostro piano spazio temporale.  L'orante (elemento terra)  da forma al proprio desiderio (elemento acqua) in pensiero (elemento fuoco), per mezzo della preghiera (elemento aria). Nel caso in cui le purificazioni sono state adempiute, e il pensiero creativo è sorretto da un desiderio puro e da una volontà sacra, il fuoco pneumatico non tarderà ad investire l'operatore, coronando di successo l'Opera prefissata. Ovviamente ognuno degli elementi di questa alchemica composizione deve essere stato in precedenza rettificato, sottoposto ad interrogativo e giudizio, in quanto il crollo della Torre è sempre in agguato, e l'ombra è tanto maggiore quanto più forte è la luce. 
Nel nostro caso l’ombra è rappresenta dalle pieghe della nostra poliedrica composizione psicologica, dove il favore personale, il desiderio di apparire e l'essere in virtù di ciò che compiamo, sono i tre baratri capaci di far sprofondare nelle tenebre ogni nostra azione.
Tale verità ci è narrata dalla tradizione, quando racconta di mistici e santi che combattano furiosamente contro Satana e i demoni. All'interno delle loro celle di preghiera e meditazione, nelle stesse chiese, nei campi e nei giardini uomini e donne devoti affrontano l'avversario in una battaglia i cui confini si perdono fra il fisico e la psiche.
Cos'altro è questo abile e potente duellante se non la nostra ombra, nelle sue infinite sfumature e propaggini ? E' pur vero che dobbiamo temere l'avversario, nelle sue infinite forme, ma è però doveroso ricordarsi che il successo non ci è mai precluso a priori in nessuna prova, in quanto ognuna di esse nasce da noi stessi.  Ecco quindi che il combattimento spirituale è il necessario valico da superare, in quanto solo attraverso di esso saremo in grado di comprendere quanto ancora vi è da rettificare e purificare in noi al fine di essere sacerdoti del vero e della conoscenza. Il praticante deve essere in grado di alimentare le proprie impressioni, il proprio centro intellettivo, con pensieri, suoni ed immagini sacri ed elevati. In grado di sostituire, di svelenire, la massa putrida di quanto comunemente invade la nostra mente, grazie ai messaggi pubblicitari, la televisione, l'irruzione del mediocre e del miserevole  quotidiano. La preghiera è un prodotto della nostra azione magica e di noi stessi, e noi siamo costituiti da ciò che elaboriamo a seguito dell'alimentazione. Quest'ultima, in un'ottica integrale dell'individuo, investe ogni elemento che dall'esterno di noi viene assimilato. Così come poniamo attenzione a quanto nutre il nostro fisico, noi che ambiamo a comprendere i sottili meccanismi che tutto animano, dobbiamo porre egualmente attenzione a quanto sfama il nostro intelletto e le nostre emozioni.
La preghiera consapevole stessa diviene alimento, in quanto essa nutrirà il nostro corpo lunare di elementi sacri ed immaginifici, in grado di poter avviare il processo di fioritura dei nostri centri sottili. L'armonica che essa sviluppa nella sua costante ripetizione, come al contempo il carico di immagini e la narrazione mitologica e spirituale in essa contenuto, sono effettivi elementi di potere in grado di modificare la struttura del nostro intero essere. La prima agisce inesorabilmente sul corpo fisico, grazie al potere vibratorio del suono, i secondi invece si radicano nella nostra mente contribuendo a fornire la base associativa per il logos divino.


Ovviamente questo edificio sacro deve trovare fondamenta solide e non improvvisate. Queste sono rappresentate dalla giusta tecnica della nota interiore, così come da una intera vita governata dalla ricerca del perfezionamento interiore. L'improvvisazione, e lo sporadicità nell'azione, la caduta di tono, sono elementi ostativi, al pari della mancanza delle purificazioni necessarie. 

Elenandro XI Superiore Incognito Iniziatore 

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